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Scintilla UNES11

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LAVORATORI ri

Dirigenti e lavoratori

In questi ultimi tempi la Direzione Generale col favore di transitorie condizioni oggettive, sta sviluppando un preordinato piano di offensive contro i lavoratori che certamente non si risolverà a suo favore.

Esecutori materiali di questa sua volontà sono i dirigenti i quali, da parte loro, non credono di opporsi a questo ingrato compito per il loro rapporto di impiego che li tiene legati al datore di lavoro.

Ne deriva, perciò, che all'interno di ogni azienda si sviluppano determinati rapporti tra lavoratore e dirigente, rapporti che cercheremo di esaminare brevemente per renderci conto in che modo essi influiscono nella vita dell'Azienda.

E' opinione comune, mosto diffusa, che tra lavoratore e dirigente debba necessariamente esistere un abisso in quanto l'ultimo, nell'adempimento della sua mansione, dovrebbe agire nel senso di curare esclusivamente gli interessi dell'Azienda, anche se diò portasse all'inosservanza degli obblighi derivanti dal Contratto di Lavoro, con conseguente danno materiale e morale per il dipendente.

Questo concetto, certamente errato perchè nella vita moderna associata il dirigente ha una responsabilità di compiti più vasta, li raggruppa in due distinte categorie: coloro che svolgono esclusivamente una funzione di porta ordini della Direzione Generale e quindi non esitano a sacrificare e maltrattare il personale disinteressandosi dei suoi problemi; e coloro invece che, avendo a cuore le sorti del proprio Esercizio, approfittano di ogni occasione per stringere legami profondi di solidarietà con chiunque lavori alle sue dipendenze, convinti della necessità di questa indispensabile collaborazione.

E' alla prima categoria di dirigenti che ci rivolgiamo, in quanto le continue prese di posizione contro i lavoratori la fanno ritenere essere quella «predominante».

Le conquiste della lotta parti-

giana, la guerra di Liberazione, l'avvento della Repubblica e la Costituzione Repubblicana hanno annullato ormai per sempre l'assolutismo padronale nelle aziende: il volerlo ripristinare è e rimarrà una illusione per quei dirigenti che, sovente, fanno ricorso alla minaccia anche «velata» del licenziamento e del trasferimento per intimorire il lavoratore e disporre di lui come meglio loro aggrada.

Altri provvedimenti dall'aspetto innocente, ma per se stessi abbastanza eloquenti, vengono escogitati per completare questa loro c•-era e alcune lettere in nostro possesso documentano le nostre asserzioni.

E' certo che, per attuare qua. ste ingiustizie che si riflettono negativamente sul personale, non è richiesto molto coraggio n-1l'attuale regime demo-cristiano, ma sarà compito dell'organizzazione sindacale rintuzzarle come e;. conviene.

Sarà bene invece che anche il dirigente non limiti la sua attività a quella di procuratore del datore di lavoro ma si adoperi a

mantenere onorata e rispettosa la sua funzione di dirigente e di tecnico, mantenendo all'interno dell'azienda una posizione tale che non crei contrasti fra i lavoratori, senza far ricorso a quelle forme di dispotismo che non potranno mai essere accettate e che offendono chiunque abbia a cuore la democrazia.

Per concludere, noi invitiamo tutti coloro che nell'ambito aziendale svolgono funzioni di dirigenza a desistere dal loro atteggiamento ostile verso i lavoratori ed a smetterla con l'eccessiva zelanteria in cambio della quale credono di ottenere chissà quali favori dalla Direzione Generale.

Imparino a comprendere i lavoratori, a rispettare i -loro organismi che li rappresentano, e concorreranno in tal modo a mantenere dei buoni rapporti in uno spirito di collaborazione e di recipro,:a comprensione.

Solo a questa condizione sarà possibile ottenere un regolare svolgimento delle attività aziendali: questo esige il rispetto reciproco, che non è fatto di inti• midazioni nè di ipocrisie, ed è del resto premessa a quella concordia necessaria al buon funzionamento dell'Azienda.

Chiediamochel'auineoloride POiribUZIONI

venga

L'indennità di contingenza per il prossimo bimestre febbraiomarzo, aumenterà di un punto.

Viene confermata così la gravità degli aumenti intervenuti nel' costo della vita in questi ultimi mesi e la giustezza della rivendicazione avanzata dai lavoratori per un aumento generale dei salari e degli stipendi.

Questa notizia rivela indirettamente quanto sia errata la posizione della CISL sul problema nazionale della rivalutazione delle retribuzioni che crede di risolvere imponendo una diminuzione dei prezzi.

Vorremmo davvero sapere chi dovrebbe farsi promotore di questa imposizione verso i grandi monopolisti. Il governo dovrebbe avere questa forza, diciamo « dovrebbe », ma come possiamo pretendere' un'azione del genere quando esso stesso rappresenta il

comitato d'affari di questa gente?

E dovrebbero allora i lavoratori continuare essi soli à sopportare il grave disagio economico derivante dalla politica del

riarmo?

Di qui la richiesta di miglioramenti salariali avanzata dalla C.G.I.L. legata, e questo è molto importante tener presente, alla difesa delle nostre industrie con l'attuazione del Piano del Lavoro.

E' chiaro che questa richiesta di miglioramenti salariali non va intesa come adeguamento al rialzo del costo della vita, essendoci in questo caso a sopperire (seppure in parte) la scala mobile, ne tanto meno nel rapporto tra salari e prezzi, ma va intesa bensì nell'esigenza fondamentale di elevare il tenore di vita dei lavoratori che nella migliore delle ipotesi è al di sotto del minimo di circa il 50%.

Anche la FIDAE, al Consiglio nazionale di Torino, approvava tale richiesta e nella mozione conc",usiva affermava la necessità di «aumentare il livello produttivo del nostro paese ed_ adeguare i salari n più reali esigenze di vita ».

Ma gli industriali italiani, la cui « tirchieria » è stata riconosciuta pedino dai cosiddetti «sindacalisti» americani che sono venuti in Italia a finanziar e le organizzazioni scissioniste, non intendono discutere le richieste dei lavoratori giudicandole, niente di meno, sovvertitrici dell'ordine economica!

Ma la realtà è un'altra: nonostante i loro scandalosi profitti realizzati in questi ultimi anni sulle fatiche dei lavoratori, non intendono rinunciare di una lira per aumentare le insufficienti retribuzioni.

(continua in 2. pag.)

ALLE REGGIANE 1940 dipendenti 1948 » 1950 » • 1951 » 12.000 6.000 4.800 chiusura O.T.O. MELA RA - SPEZIA 1940 dipendenti 1948 1950 1951 3.400 2.500 1.900 chiusura

LAVORATORI

I

INTILL
DEI LAVORATORI DELL' UNES ANCONA Leggete, diffondete, sostenete il vostro notiziario aziendale « La Scintilla NOTIZIARIO
FRUTTI DI UNA POLITICA
Uniamoci
Anno IV — N. i • Nuova - Serio 28 Gennaio 1952
Tutte le fabbriche italiane sono minacciate dalla stessa fine: dalla Breda di Sesto S. Giovanni di Savona, dalla Magona di Piombino alla Bufala di Napoli.
per far cambiare questa politica!
attinto dai superprofitti

Fate vivere i vostri figli

Voi, che siete sopravvissuti in morte città, abbiate finalmente di voi stessi pietà!

O voi sventurati, nuove guerre non fate, come se molte non fossero sta le passate: io vi prego, abbiate di voi stessi pietà!

Voi uomini, la cazzuola prendete, non il coltello; perchè ora sareste al riparo d'un tetto, se non aveste solo puntato sul coltello; perchè si sta meglio al riparo d'un tetto: io vi prego, la cazzuola prendete, non il coltello!

Che ne OMR

i nostri "liberini„ aziendali?

L'aumento del 13 degli stipendi agli statali è stato respinto per soli 5 voti, grazie al tradimento dei deputati della C.I.S.L. e dei socialdemocratici che si sono vergognosamente allontanati dall'aula al momento del voto.

Lo spoglio ha dato il seguente risultato : su 428 votanti si sono avuti 5 astenuti, 206 voti favorevoli alla proposta Di Vittorio e 217 contrari.

Poichè la maggioranza necessaria era di 212 voti, la proposta dell'On. Di Vittorio è risultata respinta per soli 5 voti di maggioranza.

Gli statali e tutti i lavoratori sappiano giudicare da che parte si trovano i difensori e i traditori dei loro interessi.

Da Pescara

Il compagno di lavoro Passeri Luciano, collocato a riposo per raggiunti limiti di età, ha voluto offrire a tutti i suoi colleghi un rinfresco d'addio nella sala del

CREDENE

D' IMORTALASE?

Hai saputo l'ultima novità? La disposiziò c'ha dato la D. G. de fà cuntrulà impianti interni de luce e riscaldamento a, tuti i dipendenti del'Unese?

Nun me dirai davero?!!.. questa è cada bela e bona!

Avrà dato a chi due l'ordine de cuntrulà, pure le prese de curente drentu i gabineti e a dumandà per cusa serve? Nun ce poso crede!,. No, no, è imposibile I... sana tropo aloral... Perebi, i cuntrulori hane fatti questu?

ro; bambini, perchè vi sia evitata la guerra, pregate i vostri genitori che abbiano saggezza: dite forte che non volete vivere tra le rovine, che quanto essi patirono, non volete patire: voi bambini, perchè vi sia evitata la guerra ! Voi madri, voi che avete il potere di sopportare una guerra o di non sopportarla, io vi prego, fate vivere i vostri bambini, che non debbano rimproverare a voi e nascita e morte: voi madri, fate i ivere i vostri bambini! B.

Circolo aziendale. In tale circostanza l'operaio Giansante, quale suo più vecchio compagno di lavoro, ha sentito il bisogno di far rivivere ai presenti i numerosi anni passati insieme mettendo in evidenza la bontà e la rettitudine dell'amico Passeri.

Chiediamo

aumenti salariali

(continuazione dalla I. pag.)

Quanto sopra vale in panicolar modo per i monopoli elettrici, i cui profitti, continuamente in ascesa, non vengono affatto investiti nella costruzione di nuove centrali idroelettriche od in altre opere produttive che potrebbero portare un beneficio al paese.

Restringendo il nostro esame alla Unes, abbiamo questi dati: nel 1949 i profitti realizzati assommano a 295,2 milioni di lire che nel 1950 salgono a 440,5 realizzando un sopraprofitto di 145,3 milioni di lire. Orbene gli elettrici con la loro richiesta di aumentare del 15 per cento il minimo delle loro retribuzioni base, non vogliono affatto creare l'inflazione, ma desiderano che una parte di questo sopraprofitto venga ad essi concesso essendo il frutto del loro lavoro.

Se si calcolano a circa 1800 i dipendenti della Unes e considerando tutti questi lavoratori inquadrati nella categoria B-1 (cosa molto lontana dalla realtà, ma che prendiamo a base per ri-

cavarne una media ponderale molto approssimativa) il cui minimo di paga base è di L. 29400 avremo che la richiesta di un aumento salariale del 15 per cento comporterebbe una somma complessiva annua di 103 milioni che inciderebbe nei profitti del 1950 nella misura del 23 per cento.

Infatti rimangono sempre 337 milioni da impiegare per il miglioramento degli impianti di trasporto e distribuzione dell'energia elettrica e sopratutto per adeguare il personale alle esigenze dei vari servizi.

Come è chiaramente dimostrato è lungi dai lavoratori l'idea inflazionistica e sovvertitrice dell'ordine economico.

Con la richiesta di un aumento del 15 per cento siamo ancora ben lontani dal raggiungere le 60 mila lire mensili riconosciute dal governo come minimo necessario ad una famiglia tipo per vivere decentemente.

Ma noi sappiamo che un aumento delle nostre retribuzioni ci permetterebbe di acquistate maggiori beni di consumo e quindi far lavorare le industrie e le fabbriche in crisi.

Ecco perchè tutti i commercianti e gli artigiani vedono nella nostra lotta per l'aumento delle retribuzioni una speranza di vita anche per loro

Lavoratori elettrici, troviamoci tutti uniti e solidali con la C.G. LL. nella richiesta di migliori condizioni di vita e per ottenere una parte di quei profitti intascati dagli industriali, frutto del nostro lavoro.

E', già! proprio cuscì. Te so' dì che te "guardene solo i cuntatori.. Te guardene l'impianto metro per metro, te dighene (se vedene na presa de curente) cusa ce tachi, quante stufe ciai, de quanti chilovatori ene, po' te girene jnterutori; puntene el muso, come cani da cacia, 'nte la girela del cuntatore e.... pare che jè dispiace se gira! se po per caso in cul momento ndase via la curente, alora aprete Naltre do ore jè ce volene; e se te ce capita nte l'ora de pranzo?..,. Mancu te viene la vuluntà de uftlie da beve o de dije favorite!.. Per quanto intipatighi ene, l'hane saputi sceje be' ntel mazu! Anzi che campene e lasciene campà custoro!... mancu pel... ordini ene ordini!!! Ma cusa credene d'imurtalase?!?! se n'acurgerane un giorno che bela ricompensa sarà riservata anche per loro! C'el zapremo dì.

M'adesu che semo chi, soli soli, e che nisciuno ce sente... Perchè nun Phane fatu nel '43, nel '44 nel '45 stu bel lavoru?

Alora no!.. se cagavene adotti per paura de perde i loro capitali; e chi è stati, se non nialtri tuti a salvaje le centrali, le dighe, le cabine ecc. ecc.? A c'hi tempi c'iavevene ben'altro da pensà de mandà a fa i cuntroli, se giravene i cuntatori i cbilovati che cunsumavene; ma sa quanto iene fregava a loro de ste cose!... Ce davene 'nvece certe bistecche ala mensa che parevene batelarde, facevene su' ridenti le cantatine, le partite a tre sete! 'Nte ricordi?

- Ma adeso i tempi ene cambiati!.., Sci... va bé... ma nialtri semo sempre quelif... c'hel sapjene!....; sempre pronti a fà el nostro duvere, a difende el nostra. lavoro e a fa rispetà i nostr idiriti e no a ese sfututi, porseruitati e moralmenve ofesi de fronte al'opinione publica facendoce pasà per disonesti e ladri! E se ho fatu stu sfogu è perchè stavolta hane voluto colpì l'onestà la 'dignità, el decoro de tuti queli de l'Unese e sana ora de fala finita de sfote cuscì!

Preghiamo vivamente i lavoratori ai quali vengono inviate di farci pervenire con cortese

le copie del Notiziario sollecitudine la somma ricavata dalla vendita delle stesse. Un particolare sollecito agli amici di Rieti, Tagliacoszo,Arcevia, L'Aquila. •

Pag. 2 I.A SCINTILLA
28 Gennaio 1952

Supersfruttamento del personale e trasferimenti ancora all'ordine del giorno

Verso la smobilitazione dell'Officina riparazioni? - La squadra di Ancona ridotta a funzionare con soli ventuno operai.

Spesso si suol paragonare la nostra Patria ad una grande famiglia che per risollevarsi da tante tragiche, recenti sventure ha bisogno dell'aiuto di tutti i suoi membri nella faticosa ascesa verso la sua rinascita morale e materiale.

Vi siete mai chiesti quale sia il contributo della classe dirigente italiana, dei grandi monopolisti, di coloro, insomma, che hanno in mano, sfortunatamente per noi, le redini del Paese?

E' una domanda che vale la pena di porsi.

Un grave problema sovrasta tutti, quello di milioni di preziose braccia italiane in cerca di l -voro, ma non si fa nulla per dare ad esso una soluzione ne si curano del suo aspetto umano e sociale i dirigenti dei nostri maggiori complessi industriali.

Questi signori che si autodefiniscono veri e grandi patrioti spesso preferiscono « ridimensionare » le loro Aziende quando non le chiudono addirittura anzichè dar lavoro alla grande massa di disoccupàti, di sfruttarne l'intelligenza, la tecnica e la capacità produttiva nell'interesse e per il bene del paese.

Le Aziende elettriche le più floride fra le Aziende industriali italiane di fronte al problema sociale delta disoccupazione anzichè aprire le porte a giovani lavoratori, hanno preferito scegliere la via del « ridimensionamento » ed essendo questo l'indirizzo generale imposto dai grandi azionisti, anche la nostra Società si è voluta allineare in questa «patriottica » opera e tutti noi possiamo constatarne le conseguenze deleterie.

Quasi per rispondere al nostro precedente articolo nel quale denunciavamo una riduzione del 17 per cento del personale della Sede dell'Esercizio di Ancona, altri cinque trasferimenti sono stati decisi, altri cinque lavoratori che lasciano la Sede di Ancona.

Tre di essi prestavano la loro opera all'officina riparazioni e il loro trasferimento fa supporre che la Direzione Generale abbia in animo di ridurre ancora la già ridotta attività lavorativa svolta nell'officina medesima.

Cosa veramente delittuosa se attuata se si tiene presente che oltre a chiudere una fonte di lavoro sono state necessarie somme considerevoli per rimetterne in efficienza il fabbricato e per dotare l'officina stessa delle necessarie macchine utensili.

Perchè rinunciare a sfruttarne al massimo la sua capacità di lavoro, non servirsi cioè, nell'interesse stesso della Società, della unica officina riparaziOni esistente in tutta !a Unes?

Gli altri due operai lavorano in squadra e come i colleghi che li hanno preceduti, hanno avuto la comunicazione del trasferimento solo un giorno prima.

Questo è un metodo vergognoso di trattare il personale e i nostri dirigenti mostrano di averlo bene -imparato alla scuola della Direzione Generale.

E questo lo dobbiamo dire, noi che abbiamo veduto piangere le mogli di alcuni di questi lavoratori che da un giorno all'altro si sono trovate così improvvisamente a dover superare difficoltà immense d'ogni natura.

Chissà che un giorno non saranno i lavoratori, come avvenne, se non erriamo, in una non molto lontana Assemblea Generale del 1946, a proporre essi qualche trasferimento in quelle stesse località ove ora vengono destinati gli operai della squadra di Ancona, se squadra si può ancora chiamare.

Ci viene un sospetto, che questi provvedimenti e la forma con la quale vengono comunicati abbiano un sapore di misure disciplinarie.

Ma per quali manchevolezze commesse, se i lavoratori trasfe-

riti sono tutti degli ottimi e sopratutto onesti operai?

La favola del personale esuberante non attacca più e per convincersene basta interessarsi al lavoro che svolgono due noti appaltatori nell'ambito dell'Esercizio di Ancona, costretti, dal gran lavoro loro affidato dalla Società. ad assumere altri operai alle proprie dipendenze a quelle condizioni « capestro » che nessuno impedisce loro di imporre.

Si tenga presente che un'altra decina di lavoratori dei Settori non figura più negli organici del personale dell'Esercizio di Ancona perchè in questi ultimi mesi trasferiti o collocati a riposo ed alcuni altri deceduti.

Numerosi altri per raggiunti limiti di età saranno collocati a riposo entro il corrente anno e quindi nuove assunzioni s'impongono richieste anche dalla necessità stessa di rinvigorire con nuove energie l'organico di Ancona come quello di ogni Esercizio del : la UNES.

RI VALUTARE

l'indennità di mensa

Apprendiamo che tra le organizzazioni sindacali dei lavoratori elettrici della regione VenetoAdriatica e le competenti organizzazioni dei datori di lavoro è stato stipulato un accordo per lo aumento dell'indennità di mensa con decorrenza dal 1. settembre 1951.

Poichè l'indennità suddetta corrisposta ai lavoratori della Unes è da tempo rimasta immutata. perchè le nostre organizzazioni sindacali regionali di categoria non avanzano una richiesta per estendere l'aumento di detta indennità a tutti i lavoratori della Unes?

PREFERENZA

nelle assunzioni

Circola la voce che nella eventualità di nuove assunzioni di lavoratori, saranno prese in particolare considerazione le domande di coloro che hanno conseguito il diploma di perito elettrotecnico. Sembra infatti che l'Azienda intenda servirsi d'ora in avanti di lavoratori diplomati, onde migliòrare le qualità del suo personale, ma ci teniamo a precisare che i figli dei lavoratori licenziati o deceduti, con o senza diploma, dovranno sempre avere la preferenza nelle assunzioni.

Frequentare di NOlabiblioteca

Senz'altro si potrà avere un maggiore interessamento dei Soci verso la biblioteca e quindi un suo maggiore sviluppo quando il Comitato del Circolo riuscirà a riservare a questa importante attività più attenzione nel senso di dare una migliore e più rispondente sistemazione alla sala di lettura e attraverso iniziative atte a popolarizzare e a divulgare fra i Soci le opere acquistate.

Non è detto che in attesa di questa sistemazione il lettore debba disinteressarsi dal frequentare la biblioteca, ne possiamo essere d'accordo con coloro che ritengono la lettura troppo gravosa dopo una giornata di lavoro. Noi che vediamo come viene impiegato il tempo al termine delle ore lavorative possiamo affermare che la lettura di un li-

Noí chiediamo alla Direzione Generale di non far traboccare il vaso già colmo, di non esasperare i lavoratori ma affrontare questo problema assieme ai Rappresentanti dei nostri organismi sindacali e sarà questo un suo modesto contributo alla rinascita materiale e morale di quella famiglia di cui all'inizio parlavamo. bro non rappresenterebbe per nessuno un sacrificio e pensiamo che questa « diserzione » sia da attribuire al fatto che non tutti afferrano in pieno il significato esatto della necessità di migliorare la nostra cultura e quella dei nostri figli.

Ogni lavoratore dovrebbe riservare a questa lettura una parte anche piccola delle sue ore libere; dobbiamo leggere di più anche quando ci troviamo nelle nostre case, con o senza sacrificio, seduti su una dura sedia come in una comoda poltrona, sia che ci troviamo in una cucinjl disadorna che in un accogliente salotto e certamente, dopo aver letto un libro, qualche cosa rimarrà nella nostra mente e ci aiuterà a comprendere meglio il significato delle lotte che condu-.

Esiste in merito una dichiarazione a verbale nel nostro Contratto di Lavoro che dice testualmente: « I Rappresentanti delle Aziende dichiarano che terranno conto della richiesta loro avanzata perchè le Aziende medesime tengano particolarmente presenti, nelle assunzioni, i familiari a carico di loro ex lavoratori deceduti, o licenziati per anzianità di servizio o per sopravvenuta inabilità al lavoro ».

Pertanto raccomandiamo alle nostre Commissioni Interne che quanto sopra venga fatto valere e di richiedere alle Direzioni locali, visto che ci tengono tanto alla « qualità » dei loro dipendenti, l'istituzione in ogni Esercizio di corsi professionali, come più volte suggerito e come previsto anche questo nel Contratto di Lavoro che in merito dice: « La Feniel assicura che le Aziende — come sempre hanno fatto — (vorremmo sapere dove e quando n. d. r.) cureranno l'elevamento culturale professionale dei propri lavoratori, istituendo appositi corsi o concorrendo al funzionamento di esistenti scuole ».

ciamo per il nostro riscatto sociale.

La biblioteca del nostro Circolo è fornita di circa 500 volumi che vi attendono e ricordate che siete sempre ben attesi.

LA SCINTILLA Pa g. 3 28 Gennaio 1952

Chi è libero?

Il licenziamento di Battista Santhià, direttore dei servizi sociali della FIAT, reccntemerne decretato dall'ing. Valletta, è un episodio che riveste senza dubbio un'importanza politica d'eccezione, e per la persona del colpito, e per la brutale franchezza nella motivazione del licenzi 3mento. Licenziare Santhià dalla F.I.A.T., dare « gli otto giorni » a questo operaio, che riassume nella sua nobile vita tutte le lotte degli operai torinesi, è una dichiarazione di guerra da parte del monopolio F.I.A.T.: è tentativo di riaffermare quella dittatura padronale nella fabbrica della quale gli Agnelli e i Valletta « godettero » sotto il fascismo e che nostalgicamente rimpiangono. La motivazione del licenziamento rende esplicito tale proposito, giacchè la F.I.A.T. dichiara — con una franchezza che disgusta — che intende licenziare Santhià non perchè non fa bene il suo lavoro (anzi, si riconosce che lo ha fatto sempre benissimo), ma perchè è un dirigente dal Partito comunista italiano. Si nega cioè esplicitamente, brutalmente, a un dipendente dell'azienda il diritto di occuparsi di politica: uno dei fondamentali diritti del cittadino, sanciti dalla Costituzione. (E' lontano ormai, e sembra idillico, il tempo in cui si coprivano ipocritamente con argomenti falsi i motivi inconfessabili delle soperchierie dei potenti! L'anticomunismo è come il sangue del drago della leggenda tedesca: chi lo assapora non è più capace di tacere il suo pensiero più riposto, per quanto vile e indegno possa essere).

Eccezionale, abbiamo detto, la importanza politica dell'episodio Santhià-Valletta. Esso investe una questione di principio, e impegna i lavoratori e i democratici in una battaglia che va molto al di là dell'episodio. Ma non eccezionale, purtroppo, il caso in sé. Chi è a contatto con i giovani tecnici, ingegneri, architetti, chimiei. sa bene le enormi, e quarlche volta insormontabili difficoltà che incontra il giovane laureato, anche se tecnicamente eccellente, ad esser assunto nella fabbrica o nel cantiere, per il solo fatto di essere comunista o socialista. E' noto a tutti, che il giovane tecnico comunista o socialista viene assunto — per solito — quando la sua opinione politica è sconosciuta ai dirigenti e ai padroni dell'industria. E quando « viene fuori », il padrone o il suo agente fanno di tutto per eliminare il « sovversivo »: e

quando ciò è impossibile per la resistenza delle organizzazioni dei lavoratori, allora si tenta di relegarlo nei posti di minore importanza e peggio retribuiti, e state certi che la sua carriera . sarà dieci e cento volte più difficile di quella del cosiddetto « benpensante ».

L'episodio Santhià-Valletta perta con l'asprezza alla luce l'orientamento e il costume dei monopolisti e dei capitani di industria, e con asprezza riconduce ai suoi termini reali il problema delle libertà. Crella fragorosamente, dall'empireo dei concetti puri, l'idolo di una Libertà al disopra delle classi e delle loro lotte, per tutti uguale a tutti comune. La « libertà d'impresa » del monopolio FIAT si oppone brutalmente alla libertà d'opinione politica dei suoi dipendenti, Così come la « libertà del lavoro », il libero mercato' della merce forza di lavoro, caro ai capitalisti, tenta soffocare la libertà di associazione e di sciopero degli operai.

La libertà di Valletta non è la libertà di Santhià: la libertà di Valletta è la ditta'ura dei monopoli, è la fine della libertà eli operai. Non è esatto parlare genericamente di « regimi di Libertà » e di « regimi illiberali ». Un regime sociale è definito non dalla libertà o dalla illibertà per

questa o quella classe. « Da noi. come tutti possono vedere » (e come accadeva sot,to il fascismo)

«il presidente della Confederar;one degli industriali e i magneti suoi pari posseggono infinite libertà. Sono liberi di gestire come vogliono i loro miliardi, di investirli in opere produttive e dare quindi lavoro oppure astenersi dal farlo, di accumulare o di sperperare. La loro personalità può espandersi in tutte le direzioni, liberamente: possono comandare a " folle iutiere, chiudere fabbriche, ridurre orari...; possono comprarsi giornali e riviste di grande tiratura, e a mezzo di essi creare una opinione pubblica secondo i loro gusti e interessi. Se ciò loro conviene, sono anche liberi di imporre salari e prezzi che rovinino il popolo e l'economia nazionale » (Togliatti).

Prudenza

Ci viene riferits• che un so ffi= a della Cooperativa Costruzioni Case fra i lavoratori Unes di Pesaro, abbia tenacemente sostenuto la necessità di costruire f ngressi separati fra operai ed impiegati. Noi ci permettiamo di suggerire la costruzione di altri due ingressi distinti, uno per k donne e l'altro per gli uomini, come d'altra parte è in us secondo la tradizione, fra le famiglie borghesi di religione mussztlman T.

Siamo certi che la nostra proposta sarà presa in considerazione.,

Il Fesso deI Mese

« Solo la CISL può documentare di aver mantenute le promesse e di aver realizzato qualcosa per il benessere dei lavoratori ». (da « Conquiste del Lav-ro »). FIGARO

sivamente sulla forza della loro organizzazione sindacale e sulla loro unità così come hanno fatto per il passato con le loro agitazioni e minaocie di sciopero nazionale che sole hanno permesso di far progredire le trattative in corso. Questa è la situazione così come si presenta oggi.

IIreiereoduni non si id Più?

Lo scetticismo regna fra i lavoratori elettrici e dilaga come una malattia epidemica. Arduo è divenuto il compito per coloro che si sforzano di combatterlo ridare fiducia a chi ha perso la speranza di veder presto risolto il problema delle Pensioni.

Cosa possono ancora dire ai lavoratori, che già non sia stato loro ripetuto tante altre volte durante quattro anni di trattative?

Ma cosa è successo, dunque, dopo il 26 Settembre u. s. quando tutto sembrava ridursi ormai a questione di giorni?

Ce lo dice il giornale FIDAE:

« Dopo tre mesi che è stato raggiunto l'accordo, il progetto delle pensioni è ancora per i corridoi del Ministero ».

Dire ora quando sarà possibile avere l'approvazione ufficiale del relativo disegno di legge da parte del Ministero del Lavoro, è cosa ben difficile perchè di altro genere sono le preoccupazioni assillanti del nostro governo.

Di fronte al problema del riar-

E' la libertà di tipo americano, quella libertà che faceva già dire trent'anni fa ad Antonio Gramsci: « Negli U.S.A., se legalmente (entro certi limiti), non manca la libertà politica, essa manca di fatto per la pressione economica anche per l'aperta violenza privata». Ma la nostra Costituzione è nata proprio dalla critica più radicale — la critica delle armi dell'insurrezione — contro la « libertà » dei monopolisti, cioè contro la dittatura dei monopoli: contro di essa ha affermato le libertà popolari, ha affermato in modo esplicito la fine del regime dei monopoli. Per le libertà Rlemocratiche e popolari, contro la dittatura dei monopoli, il popolo italiano saprà battersi oggi come sette anni fa. mo non importa ad esso se la nostra industria va in fallimento. se la disoccupazione aumenta, se il Polesine rimane allagato; come si può pretendere che rivolga la sua attenzione e dia il benestare al nostro « Fondo di Previdenza »?

Si pensi poi che il Ministro del Lavoro, ex sindacalista democristiano Rubinacci, partecipando all'Assemblea annuale della Confindustria non si è accontentato solo di applaudire calorosamente al reazionario e antisociale discorso del Presidente della Confindustria, Angelo Costa. ma ha sentito il bisogno di dichiararsi « comnletamente d'accordo con il carattere di solidarietà. Cui gli industriali intendono ispirare la loro azione »!

Dal momento che grandi industriali e governanti italiani si àbbracciano pubblicamente, si deve quindi concludere che ancora una volta, gli Elettrici per risolvere i loro problemi dovranno fare assegnamento esclu-

Gli Elettrici conquisteranno il loro « Fondo Pensioni », ne siamo convinti, ma è necessario arrivare al più presto possibile a questa conclusione, a qualsiasi costo.

I nostri pensionati aspettano da lungo tempo ed i!cuni n-n possono andare più avanti con l'acconto mensile, sui trentesimi di liquidazione corrisposto loro dall'Azienda e sempre in ansietà per l'incerto domani.

Occorre perciò che tutti gli Elettrici si mettano in movimento per smuovere i funzionari e il Ministro del Lavoro e, perchè no?, anche i dirigenti della nostra Federazione che si fanno troppo spesso ingannare per la loro buona fede.

Facciamo sentire, ognuno di noi, la nostra protesta per queste manovre dilazionatrici; da ogni Comitato Direttivo Provinciale, da ogni Assemblea Generale, da tutte le Commissioni Interne partano ordini del giorno o telegrammi con i girali sia sollecitata al Ministro del Lavoro la comunicazione dell'approvazione del disegno di legge per il riconoscimento ufficiale del nostro progetto Pensioni.

L A SCINTILLA 28 Gennaio 1952 Pag. 4
onlrorth
Autoriu. del Presidente del Tribunale di Ancona 29-11-0 Direttore Responsabile: CORINALDESI GHERARDO Tipografia Artigiana A. Spoltore - Via Oberdan, SA-Ancona

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