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Scintilla UNES11

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Anno IV — N. i • Nuova

- Serio

28 Gennaio 1952

LAVORATORI ri

NOTIZIARIO

Leggete, diffondete, sostenete il vostro notiziario aziendale « La Scintilla

INTILL

DEI LAVORATORI DELL' UNES

ANCONA

Dirigenti e lavoratori In questi ultimi tempi la Direzione Generale col favore di transitorie condizioni oggettive, sta sviluppando un preordinato piano di offensive contro i lavoratori che certamente non si risolverà a suo favore. Esecutori materiali di questa sua volontà sono i dirigenti i quali, da parte loro, non credono di opporsi a questo ingrato compito per il loro rapporto di impiego che li tiene legati al datore di lavoro. Ne deriva, perciò, che all'interno di ogni azienda si sviluppano determinati rapporti tra lavoratore e dirigente, rapporti che cercheremo di esaminare brevemente per renderci conto in che modo essi influiscono nella vita dell'Azienda. E' opinione comune, mosto diffusa, che tra lavoratore e dirigente debba necessariamente esistere un abisso in quanto l'ultimo, nell'adempimento della sua mansione, dovrebbe agire nel senso di curare esclusivamente gli interessi dell'Azienda, anche se diò portasse all'inosservanza degli obblighi derivanti dal Contratto di Lavoro, con conseguente danno materiale e morale per il dipendente. Questo concetto, certamente errato perchè nella vita moderna associata il dirigente ha una responsabilità di compiti più vasta, li raggruppa in due distinte categorie: coloro che svolgono esclusivamente una funzione di porta ordini della Direzione Generale e quindi non esitano a sacrificare e maltrattare il personale disinteressandosi dei suoi problemi; e coloro invece che, avendo a cuore le sorti del proprio Esercizio, approfittano di ogni occasione per stringere legami profondi di solidarietà con chiunque lavori alle sue dipendenze, convinti della necessità di questa indispensabile collaborazione. E' alla prima categoria di dirigenti che ci rivolgiamo, in quanto le continue prese di posizione contro i lavoratori la fanno ritenere essere quella «predominante». Le conquiste della lotta parti-

giana, la guerra di Liberazione, l'avvento della Repubblica e la Costituzione Repubblicana hanno annullato ormai per sempre l'assolutismo padronale nelle aziende: il volerlo ripristinare è e rimarrà una illusione per quei dirigenti che, sovente, fanno ricorso alla minaccia anche «velata» del licenziamento e del trasferimento per intimorire il lavoratore e disporre di lui come meglio loro aggrada. Altri provvedimenti dall'aspetto innocente, ma per se stessi abescobastanza eloquenti, vengono completare questa loro gitati per c•-era e alcune lettere in nostro possesso documentano le nostre asserzioni. qua. E' certo che, per attuare ste ingiustizie che si riflettono negativamente sul personale, non è richiesto molto coraggio n-1l'attuale regime demo-cristiano, ma sarà compito dell'organizzazione sindacale rintuzzarle come e;. conviene. Sarà bene invece che anche il dirigente non limiti la sua attività a quella di procuratore del datore di lavoro ma si adoperi a

mantenere onorata e rispettosa la sua funzione di dirigente e di tecnico, mantenendo all'interno dell'azienda una posizione tale che non crei contrasti fra i lavoratori, senza far ricorso a quelle forme di dispotismo che non potranno mai essere accettate e che offendono chiunque abbia a cuore la democrazia. Per concludere, noi invitiamo tutti coloro che nell'ambito aziendale svolgono funzioni di dirigenza a desistere dal loro atteggiamento ostile verso i lavoratori ed a smetterla con l'eccessiva zelanteria in cambio della quale credono di ottenere chissà quali favori dalla Direzione Generale. Imparino a comprendere i lavoratori, a rispettare i -loro organismi che li rappresentano, e concorreranno in tal modo a mantenere dei buoni rapporti in uno spirito di collaborazione e di recipro,:a comprensione. Solo a questa condizione sarà possibile ottenere un regolare svolgimento delle attività aziendali: questo esige il rispetto reciproco, che non è fatto di inti• midazioni nè di ipocrisie, ed è del resto premessa a quella concordia necessaria al buon funzionamento dell'Azienda.

Chiediamo che l'auineolo ride POiribUZIONI venga attinto dai superprofitti L'indennità di contingenza per il prossimo bimestre febbraiomarzo, aumenterà di un punto. Viene confermata così la gravità degli aumenti intervenuti nel' costo della vita in questi ultimi mesi e la giustezza della rivendicazione avanzata dai lavoratori per un aumento generale dei salari e degli stipendi. Questa notizia rivela indirettamente quanto sia errata la posizione della CISL sul problema nazionale della rivalutazione delle retribuzioni che crede di risolvere imponendo una diminuzione dei prezzi. Vorremmo davvero sapere chi dovrebbe farsi promotore di questa imposizione verso i grandi monopolisti. Il governo dovrebbe avere questa forza, diciamo « dovrebbe », ma come possiamo pretendere' un'azione del genere quando esso stesso rappresenta il

comitato d'affari di questa gente? E dovrebbero allora i lavoratori continuare essi soli à sopportare il grave disagio economico derivante dalla politica del

riarmo? Di qui la richiesta di miglioramenti salariali avanzata dalla C.G.I.L. legata, e questo è molto importante tener presente, alla difesa delle nostre industrie con l'attuazione del Piano del Lavoro. E' chiaro che questa richiesta di miglioramenti salariali non va intesa come adeguamento al rialzo del costo della vita, essendoci in questo caso a sopperire (seppure in parte) la scala mobile, ne tanto meno nel rapporto tra salari e prezzi, ma va intesa bensì nell'esigenza fondamentale di elevare il tenore di vita dei lavoratori che nella migliore delle ipotesi è al di sotto del minimo di circa il 50%. Anche la FIDAE, al Consiglio nazionale di Torino, approvava tale richiesta e nella mozione conc",usiva affermava la necessità di «aumentare il livello produttivo del nostro paese ed_ adeguare i salari n più reali esigenze di vita ». Ma gli industriali italiani, la cui « tirchieria » è stata riconosciuta pedino dai cosiddetti «sindacalisti» americani che sono vee le ornuti in Italia a finanziar ganizzazioni scissioniste, non intendono discutere le richieste dei lavoratori giudicandole, niente di meno, sovvertitrici dell'ordine economica! Ma la realtà è un'altra: nonostante i loro scandalosi profitti realizzati in questi ultimi anni sulle fatiche dei lavoratori, non intendono rinunciare di una lira per aumentare le insufficienti retribuzioni. (continua in 2. pag.)

FRUTTI DI UNA POLITICA ALLE REGGIANE 1940 dipendenti » 1948 » 1950 » 1951

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O.T.O. MELA RA - SPEZIA 1940 dipendenti 1948 1950 1951

12.000 6.000 4.800 chiusura 3.400 2.500 1.900 chiusura

Tutte le fabbriche italiane sono minacciate dalla stessa fine: di Savona, dalla dalla Breda di Sesto S. Giovanni Magona di Piombino alla Bufala di Napoli.

LAVORATORI I Uniamoci per far cambiare questa politica!


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