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Sindacato Innocenti7

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il Sindacato

Giornalino unitario del consiglio di fabbrica della " Innocenti „

Presentazione

Il Consiglio di Fabbrica della INNOCENTI, decidendo di dar vita a questo giornalino unitario si assume un'altro preciso impegno con tutti i lavoratori dell'azienda: dare una maggiore informazione sulle iniziative e sulla problematica sindacale, promuovere una maggiore partecipazione dei lavoratori attorno all'attività e alle discussioni che avvengono in consiglio.

Dopo l'accordo del mese di luglio erano rimasti in sospeso i problemi del cottimo e delle qualifiche che uniti ai problemi che ulteriormente sono sorti quali quelli della riorganizzazione aziendale e della concentrazione, quello dei doppi turni all'auto, quelli dello orario di lavoro e delle condizioni amibentali formano l'oggetto della trattativa in un prossimo futuro.

Il Consiglio di fabbrica dovrà affrontare questi impegnativi compiti all'insegna dell'unità voluta e costruita dai lavoratori durante le

lotte.

Il giornale dovrà essere la tribuna di tutti i lavoratori e chiede quindi agli stessi di essere letto e discusso, chiede inoltre una partecipazione reale con suggerimenti, critiche, note ed articoli, chiede infine ad ogni lavoratore un contributo economico per

coprire le spese di stampa.

Dipende quindi da tutti, e non soltanto dal Consiglio di Fabbrica o da un gruppo di volonterosi compagni, consolidare questo strumento e farne una voce viva e tempestiva sui problemi di reparto, aziendali e generali, farne un veicolo potente dell'unità dei lavoratori.

Il Consiglio di Fabbrica

1970
ottobre

E UNITA SINDACALE

Alla luce dei risultati conseguiti dai vari studiosi contemporanei di sociologia industriale e sulla scorta dell'esperienza e dell'orientamento dei movimenti sindacali dei paesi industrialmentè più avanzati, emerge con chiarezza il significato in generale del sindacato e più in particolare di « lotta di classe ».

Mentre in passato marxisti, anarchici, cattolici e alcuni teorici anglosassoni intendevano il sindacato in senso strumentale, cioè come mezzo per conseguire una generale trasformazione sociale subordinando i desideri, le ambizioni e gli interessi reali dei lavoratori ad un determinato disegno ideologico, oggi il sindacato è di fatto una istituzione che opera per la tutela del mondo del lavoro.

L'azione sindacale non è solo forza che collabora all'equilibrio sociale e quindi operante in funzione dell'integrazione del sistema — come vorrebbero i padroni o come sostengono tutti i vari rivoluzionari che pretendono farci

scuola — ma è anche una forza che contetsa, che agisce sul piano competitivo e che quindi favorisce i mutamenti e la dinamica dell'equilibrio della società. In sintesi il sindacato svolge un ruolo integrativo assieme- a un ruolo conflittuale.•

Ed è questo rùolo conflittuale che viene negato dal padronato — timoroso di perdere i propri privilegi — o esaltato e strumentalizzato — per fini che certamente non rispondono alle reali esigenze operaie — dai vari gruppi che si dichiarano rivoluzionari. L'atteggiamento conflittuale dei gruppi e dei soggetti coinvolti nel processo industriale nasce dai modelli educativi, dai fattori culturali e motivazionali che dominano la società industriale contemporanea. In essa i consumi sono divenuti un imperativo morale, si può dire che vi si produce il consumo. Ma i lavoratori non vengono renumerati a sufficienza per soddisfare i bisogni che in buona misura vengono imposti loro dalla società stessa.

La società industriale produce una cultura che esalta la competizione sia individuale che di gruppo; essa presuppone che gli individui desiderino più di quanto hanno, esalta gli sforzi c•he si compiono a difesa di particolari interessi più che stimolare quelli rivolti in difesa di interessi comuni.

In questo contesto l'agitazione dei lavoratori risulta espressione della società contemporanea, la cui più marcata caratteristica è data dalla insicurezza generale, dalla confusione di valori, dalla incertezza ideologica, morale e culturale.

Il lavoratore è quello Cie si sente più estraniato da questa società, che .non gli appartiene, che non può controllare e giustificare. Ed ecco allora i lavoratori ricercare taluni mutamenti e opporsi ad altri imposti loro dai padroni, spinti dalle insoddisfacenti condizioni di lavoro e di vita: col risultato di gruppi in conflitto.

Sono state chiaramente individuate le funzioni positive del conflitto industriale in una società libera. Esse sono sostanzialmente quattro (*):

« 1) evidenzia i motivi che dividono i gruppi contrastanti, ponendo la competizione su un terreno reale;

costringe le parti in conflitto a chiarire le reciproube posizioni e a giustificarle di fronte alle pressioni della opinione pubblica e del potere politico;

il diretto conflitto tra ì gruppi facilita la pronta soluzione dello stesso, in quanto in una libera società il conflitto aperto necessita di una rapida composizione;

il conflitto aperto aiuta la stabilità della struttura sociale poiché permette di identificare i gruppi di potere ». Ecco perché il conflitto industriale, o più semplicemente la lotta di classe, è un processo istituzionalizzata, vale a dire una par-

LOTTA
CLASSE
DI

fe vitale per il normale funzionamento della società, non una forza che contrasta o- che minaccia la sua stabilità.

Pìù che mai validi risultano gli assunti di Dubin (*) il quale sostiene che la società democratica trova una sua naturale espressione nel conflitto industriale e che il disordine dello sciopero ha per scopo di stabilire una nuova base per l'ordine.

Siccome abbiamo usato il termine classe, che taluni — anche lavoratori — sottovalutano o rifiutano, ci pare utile ricordare loro che le classi non le hanno inventate i sindacalisti né, tantomeno, ì comunisti o i socialisti: esse sono il prodotto della società industriale. Basta riflettere su una elementare considerazione: il salario è un costo per gli imprenditori, mentre per i lavoratori è il reddito e perciò la vita stessa. Da questa essenziale e incomponibile antitesi risulta evidente che i detentori del potere economico e quindi politico e culturale si tro-

vano su una barricata opposta a quella degli operai; sono cioè riuniti in tira classe ben evidenziata in contrapposizione al mondo del lavoro che non detiene questo potere.

ife' questa prospettiva assume allora significato e valore particolare il processo unitario in atto: il riconoscersi del mondo del lavoro italiand'un unica classe omogenea .— in quanti> avente eguali problemi e esigenze e perciò in• divisibile da pseudo-problemi culturali - o etici — strumenti usati da altre classi per mantenerlo diviso e quindi al loro giogo.

Il giornale unitario di fabbrica è il nostro primo passo concreto che si inserisce in questo contesto.

Noi riteniamo di dover incentrare i nostri sforzi su questo periodico essendo arcinota l'importanza del ruolo giocato dalla cultura e dai suoi strumenti di informazione e di formazione — tra cui primeggia sempre la stampa — nell'opera di liberazione del mon-

do del lavoro. Ci proponiamo, assieme a tutti i compagni della Innocenti, di contribuire alla crescita della cultura operaia. Una cultura rispecchiante la nostra psicologia, le nostre attese, le nostre soddisfazioni, e le ansie, le frustrazioni, le fatiche e i dolori che comporta la condizione operaia. Una cultura che ci liberi dalla soggezione verso le altre classi, che ci permetta di superare la nostra condizione di inferiorità, annullando tutto cò che di negativo c'è nell'essere lavoratore.

Ognuno di noi, col proprio bagaglio etico e politico, senza rinunce ma anche senza false contrapposizioni, partecipando e usan. do gli strumenti democratici che possediamo deve contribuire a questa costruzione così ricca di fecondi sviluppi.

(*) KORNHAUSER, DUBIN, ROSS, INDUSTRIAL CONFLIC in G. BAGIONI, Il problema del lavoro operaio, Franco Angeli Editore.

Bozza di proposte per il Regolamento del consiglio di fabbrica

In data 26 settembre 1970 il Consiglio di fabbrica della Innocenti si è riunito per discutere il problema relativo al Regolamento come deciso nella precedente riunione.

Dopo un ampio dibattito sul tema, sono emerse le indicazioni che riportiamo qui di seguito sotto forma di proposta come « Bozza di Regolamento ».'Resta inteso che ogni lavoratore, ogni delegato o rappresentante sindacale e, in generale tutte le maestranze sono in diritto di segnalare proposte, variazioni e suggerimenti nel merito in modo da permettere la formulazione di un « Regolamento >> che risponda alle effettive esigenze di tutti i lavoratori.

Bozza di Regolamento

1) Funzioni del Consiglio di Fabbrica e sua composizione.

Il Consiglio di fabbrica è un organismo unitario sindacale: è composto dai delegati di reparto e di ufficio diretta espressione dei lavoratori, dai rappresentanti sindacali e dai membri di Commissione Interna.

Le sue funzioni sono essenzialmente:

ricerca, analisi ed elaborazione delle piattaforme rivendicative aziendali;

deve operare collegialmente e promuovere tutte le iniziative necessarie per una azione coordinata con tutti gli organismi aziendali (C.I. - S.A.S. - F.I.A. M.L.I. ecc.);

quale agente contrattuale aziendale delibera circa le rappresentanze alle trattative e a tutto quanto attiene alle questioni sindacali interne;

deve valutare e discutere tutte le questioni portate dai singoli delegati;

promuove e mantiene regolari contatti con le Organizzazioni

Sindacali anche al fine di verificare l'affermarsi ed il consolidarsi dell'idea unitaria di cui è portatore.

Segreteria di Coordinamento

Il Consiglio di fabbrica nel corso della prima riunione ha eletto una Segreteria che ha il preciso compito di coordinare l'attività del Consiglio stesso oltre all'impegno di rendere operative tutte le decisioni che il Consiglio assume in sede deliberante.

La Segreteria provvede inoltre alla convocazione del Consiglio con decisione propria e quando viene richiesto dalle Organizzazioni Sindacali, dalla Commissione Interna e da alrheno 1/4 dei componenti del Consiglio. Su tali convocazioni deve informare preventivamente gli interessati circa l'ordine del giorno.

Le riunioni del Consiglio sono presiedute dalla Segreteria, salvo decisione contraria del Consiglio stesso.

La Segreteria di Coordinamento è composta da n. 11 delegati e precisamente: Sartirana, Delmati, Rudelli, Seghizzi, Casiraghi, D'Alfonso, De Gradi, Perego, Fontana, Bernardi, Oriani.

In relazione alla delibera del Cons;glio circa il giornale unitario di fabbrica, la Segreteria ha nominato un « gruppo di redazione » composto da: Visconte, Castoldi e Oriani.

considerato she lo Statuto dei Lavoratori (art. 19) tutela complessivamente le rappresentanze Sindacali aziendali è necessario riconfermare la decisa volontà del Consiglio di fabbrica di intraprendere tutte le iniziative che portino al riconoscimento e per ottenere le ore di permesso per tutti i delegati.

In base all'art. 27 dello Statuto dei Lavoratori saranno fatte le necessarie richieste perché la, Di-

rezione metta a disposizione del Consiglio di fabbrica una sede idonea per le riunioni.

I lavoratori sono in diritto di assistere ai lavori del Consiglio di Fabbrica.

Sostituzione Delegati

In relazione al fatto che diversi delegati si dimettano dall'azienda dall'incarico oppure vengono revocati, si propone la nomina di nuovi delegati mediante elezione. A tale elezione possono partecipare solo i lavoratori dei reparti degli uffici interessati.

N.B. Le segnalazioni e le eventuali proposte sul Regolamento devono essere inviate alla Segreteria di Coordinamento presso l'ufficio della Commissione Interna.

Orario di lavoro

Difendiamo la conquista delle 40 ore

E indubbio che una delle più significative vittorie riportate nell'ultimo contratto di lavoro è la conquista delle quaranta ore settimanali.

Però affinché questa importante conquista resti tale, e i lavoratori godano dei benefici che essa comporta, è necessario che il risultato che abbiamo raggiunto sia difeso dagli attacchi che la Direzione della Innocenti porta alla regolamentazione dell'istituto dell'orario di lavoro ricorrendo in modo massiccio ed indiscriminato alle ore straordinarie.

tarlo anche voi, così come pretendete che facciano i lavoratori, non vi pare?

Noi non possiamo infatti accettare il principio di rinunciare alle conquiste ottenute con la lotta al prezzo di grandi sacrifici, per far passare l'anacronistica linea politica della Innocenti e della Confindustria.

Il rispetto del contratto di lavoro in materia di orario e di straordinari non è una posizione astratta.

Siamo contro il ricorso indiscriminato al lavoro straordinario per-

armonico con la piena occupazione attraverso l'industrializzazione del meridione ed il ritorno in patria dei nostri fratelli emigrati all'estero. La Innocenti deve mettersi in condizione di rispettare l'orario di lavoro contrattuale e per far questo è necessario che faccia nuovi investimenti ed assuma nuovi lavoratori.

Pertanto, da parte dei lavoratori, è necessario che essi prendano coscienza di questo stato anormale di cose respingendo in modo energico i tentativi della Dirèzione di violare ulteriormente il contratto, gli straordinari servono solo al padrone e non risolvono i problemi dei lavoratori che si ritrovano alla fin fine stanchi ed ammalati.

Battersi contro la regola fissa degli straordinari imposta dalla Di_ rezione vuol dire difendere quanto abbiamo faticosamente conquistato e vivere una vita da uomini e non trasformarsi in schiavi di questa società che, mentre chiede a noi solo sacrifici, in nome della salvezza della patria e della lira, lascia impuniti i ricchi che speculano sulla vita dei lavoratori accumulando enormi ricchezze che poi esportano in altri paesi impiegando là i loro capitali che sono il frutto dei sacrifici dei lavoratori.

Per la Direzione della Innocenti la frase scritta sul contratto di lavoro che » lo straordinario deve avere carattere di eccezionalità » è nei fatti sostituita con la normale consuetudine di far fare lo straordinario in blocco, e avvalendosi della benevola autorizzazione concessagli dall'Ispettorato del Lavoro, fa sistematicamente ricorso a questo metodo di sfruttamento dell'uomo imponendo allo stesso maggiori sacrifici.

E nò signori della Direzione: il contratto di lavoro dovete rispet-

ché l'uomo non è soltanto produttore di beni ma ha diritto anche a una vita sociale ed a un salario adeguato a mantenere la propria famiglia.

Siamo contro al regime degli straordinari perché esso nasconde una struttura industriale arretrata che alla lunga non regge e che comunque fa pagare ai lavoratori costi enormi in infortuni a volte anche mortali, in malattie professionali, in malattie croniche, e perché vogliamo che lo sviluppo del nostro paese proceda in modo

ENELLA FABBR

Il consiglio di fabbrica

Forse molti di noi non sanno ancora cosa significhi « Consiglio di fabbrica », il suo compito e la sua responsabilità. Per prima cosa il consiglio di fabbrica, composto dai Delegati Sindacali, di Reparto della Commissione Interna è patrimonio di tutti i Lavoratori della fabbrica senza alcuna distinzione di categoria, di colore politico o sindacale, anche se questo ultimo è ancora diviso. Ma se ancora il nome del sindacato non è uno solo, a mio avviso uno solo è lo scopo di questa unità dei Lavoratori. Le esigenze, i bisogni i diritti dei lavoratori sono unici3O.anche se gli stessi sono di colore politico e sindacale diversi, non cambia nulla. Diverse possono essere le richieste, in base alle mansioni del singolo lavoratore o del gruppo di reparto o del settore. Il consiglio di fabbrica è un organismo autonomo e non appartiene a nessuna corrente politica sindacale, ma è una conquista di tutti i lavoratori, acquistata a caro prezzo, con sacrifici morali materiali, non solo con la perdita del salario, ma tal volta, con la perdita della stessa vita. Perciò, nessuno può o si deve permettere di farlo proprio per specularci sopra a fine o utili personali o di gruppi: ognuno si deve adoperare all'organizzazione, al funzionamento, alla crescita di questo organismo, il solo valido come sindacato in fabbrica che il contratto di tutta la categoria ha sancito a livello nazionale. I lavoratori che ne fanno parte, sono stati eletti democraticamente e dove non è avvenuto questo, deve avvenire. -Devono essere scelti col consenso di tutti i lavoratori che operano nei singoli settori, reparti. uffici.

Tali uomini devono essere disponibili e all'altezza del compito, ricordiamo che nessuno al mondo, in nessuna materia è nato professore. Tutti devono imparare, ma per far questo occorre volontà. I componenti il consiglio di fabbrica devono avere la fiducia di tutti i compagni che li hanno eletti, e devono assumersi anche la respon-

sabilità su tutto ciò che compete la funzionalità del Consiglio di fronte a chiunque. Devono essere nei limiti del possibile, salvo impedimenti giustificati, presenti alle riunioni, in qualsiasi momento il caso lo richieda, senza però rimetterci di tasca propria economicamente in modo che nessuno dei presenti alle riunioni del Consiglio, in qualsiasi ora del giorno, subisca la minima perdita sul suo salario.

A mio avviso ci può essere una via non difficile e quindi realizzabile, cioè quando il Consiglio di fabbrica sarà messo in condizioni di funzionare e assolvere alle sue

mansioni, molte di queste, oggi ancora assolte dalla Commissione Interna e dei membri distaccati della stessa, passeranno al Consiglio.

Quindi tutte, o in parte, le ore destinate ai membri distaccati della Commissione Interna passeranno al consiglio di fabbrica che integrandole con quelle dei delegati sindacali, creerebbe una disponibilità di ore che potrebbe coprire il fabbisogno per le riunioni.

Questa non è una mia imposizione, ma il mio modesto pensiero, che potrebbe portare vantaggi e benessere sia morale che materiale a tutti i lavoratori..

Netta opposizione al decretone e lotta incisiva per le riforme

dei beni di consumo (ed anche qui vuol dire battere i monopoli).

Non si affronta seriamente il problema fiscale se non si colpiscono drasticamente i grossi evasori, se non si impedisce la fuga dei capitali all'estero, capitali realizzati col nostro lavoro.

Se non si fà questo a pagare saranno ancora i lavoratori.

Non serve parlare di miglioramento del trasporto pubblico se non si fà saltare la subordinazione delle grosse compagnie private (vedi Pirelli, Fiat, ecc.) per le quali vale prima di tutto e sempre la legge del maggior profitto, a danno dei lavoratori.

Il problema, perciò, non è quello dí esprimere più o meno buone intenzioni; è invece quello di dimostrare la volontà politica di fare operare seriamente nei campo delle riforme.

-Questo è indispensabile richiedere al governo ed agli enti pubblici; se necessario, imporlo. Ciò, però, si attua solo quando vi é mobilitazione dei lavoratori, perché non avviene, senz'altro, per moto spontaneo.

Da tempo ormai si parla di riforme, riguardanti, in particolare, alcuni punti nodali delle condizioni dei lavoratori (sistema sanitario, fisco, trasporti, prezzi, casa).

Se ne è parlato però genericamente anche se il governo aveva prospettato possibili soluzioni, che, comunque, avrebbero affrontato solo parzialmente il problema senza intaccarne le cause, politiche, che rendono sempre più necessarie le riforme e-tesse.

Oggi, poi, il governo rovescia addirittura il discorso subordinando le riforme (che già intendeva parziali) alle possibilità economiche. Ciò è confermato dal recente decretone che, anziché dare ai lavoratori, ne inasprisce invece le, condizioni economiche e cioè di vita.

Un siffatto discorso del governo dimostra, di fatto, la mancanza di volontà politica di affrontare quelle riforme che a parole dice di voler attuare.

Volontà politica che deve preludere a contenuti politici delle stesse proposte di riforma.

Bisognerà cioè dare ai lavoratori maggior chiarezza su cosa si intende fare e come agire per la soluzione dei problemi alla loro attenzione e del paese.

Non basta parlare di riforma sanitaria; i lavoratori devono aver ben chiaro che per attuarla positivamente è necessario innanzitut_ to nazionalizzare l'industria farmaceutica con la quale i grossi monopoli speculano sulla salute dei lavoratori e dei cittadini; e quando si parla di grossi monopoli va subito, ad esempio, alla Montedison, ed è tutto dire.

Non è sufficiente parlare di equo canone nei fitti di casa o di prolungamento del blocco, ma è indispensabile dire che bisogna battere le grosse imprese immobiliari che poi sono ancora i grassi monopoli.

È elusivo parlare di blocco dei prezzi se non si dice che innanzitutto bisognd colpire gli speculatori, i grossisti che fanno il bello e cattivo tempo; che bisogna cambiare radicalmente la rete distributiva dei generi alimentari

Mobilitazione che sarà più efficace, quanto più vi sarà chiarezza e convinzione sugli obiettivi. Obiettivi non a se stanti, ma se realizzati, saranno anche garanzia di mantenimento dei risultati contrattuali, e degli accordi integrativi.

Vi è uno stretto nesso fra la lotta per le riforme, i suoi obiettivi che sono generali, con gli obiettivi rivendicativi di categoria di fabbrica.

Dunque, è con questa visuale che dobbiamo muoversi. lottare per le riforme, per conquistarle, per non permettere anche, che si continui, impunemente ad annullare, seppure in parte, ì miglioramenti che con tanta fatica ci conquistiamo.

Sempre con la lotta abbiamo risolto i nostri problemi. Con la nostra lotta sarà possibile dare positiva soluzione anche alle riforme e nel senso che noi intendiamo.

Cronache... Note

Il Consiglio Sindacale di Fabbrica ha incominciato a vivere anche senza il riconoscimento ufficiale dalla Dire. zione. (Quel che conta è la sostanza che sta al di sopra delle formalità).

Sin dalle prime riunioni — che sono un po' il periodo di apprendistato — si è verificato un fatto qualificante per la vita del Consiglio: ogni delegato si è identificato in esso come espressione reale e unitaria dei lavoratori. Questo fatto mortifica in partenza gli eventuali tentativi di riproporre la tradizionale figura a tre dimensioni degli organismi di rappresentanza dei lavoratori. (C.I. - S.A.S. e sindacati).

Giorno dopo giorno, la fisionomia del Consiglio di Fabbrica, è andata sempre più caratterizzandosi in senso unitario: è stato eletto il Presidente, si è eletta una Segreteria di coordinamento e, in una delle ultime riunioni, si è deciso di affrontare il problema del Regolamento del Consiglio stesso.

Una delle prime delibere del Consiglio è stata quella relativa al Giornale Unitario come mezzo di formazione e di informazione aziendale.

A questo punto è d'obbligo segnalare alcuni fatti che per la loro importanza devono essere portati a conoscenza dei lavoratori.

I fatti in questione sono quelli relativi a due decisioni votate dal Consiglic:

Giornalino Unitario;

Regolamento del Consiglio.

Quando si è trattato di rendere operativa la prima delibera, nel corso della riunione un delegato ha chiesto la parola e ha fatto la seguente dichiarazione:

« A nome del Gruppo Aziendale UILM dichiaro che non intendiamo portare avanti il discorso del Giornalino Unitario e che il nostro Gruppo ha intenzione di uscire con un proprio giornalino ».

Sulla seconda delibera — Regolamento del Consiglio — è stata fatta una dichiarazione analoga alla prima:

« Siccome abbiamo ricevuto una circolare del nostro sindacato (la UILM) non possiamo assumere nessuna decisione unitaria prima che il nostro Comitato Centrale abbia deliberato in merito e, per tanto, senza entrare in polemica, ci scusiamo se non partecipiamo alla discussione ». Dopo alcuni interventi — ritenuti polemici — tutti i delegati facenti capo alla UILM se ne sono andati.

All'inizio di queste note avevamo registrato il fatto che ogni delegato si era identificato nel Consiglio di Fabbrica al di là della matrice sindacale di appartenenza.

Il Consiglio di Fabbrica è un organismo unitario, democraticamente espresso dai lavoratori e — con tutto il rispetto per le Organizzazioni Sindacali — esso deve rispondere ai lavoratori che sono l'origine della sua ragion d'essere.

A questo punto bisogna aggiungere che anche il singolo delegato è tenuto a rispondere direttamente ai lavoratori prima che ad altri, anche se questi altri sono il Sindacato A - B e C.

E, se il sindacato ha da farsi

Su questi fatti è utile segnalare che, le delibere assunte dal Consiglio, restano valide, a meno che lo stesso Consiglio non le invalidi con successiva decisione motivata. E, per tanto, bene ha fatto la Segreteria di Coordinamento a nominare una Redazione che rendesse operativa la delibera del Consiglio sul Giornalino che è e deve essere unitario.

Lo stesso dicasi per il Regolamento: il Consiglio deve proporre alla valutazione dei lavoratori il tipo di •Regolamento che intende darsi, anche se una parte di delegati non intende partecipare alla sua elaborazione.

sentire — e ciò rientra nel suo pieno diritto — lo può e lo deve .fare nell'ambito del Consiglio di Fabbrica e non ad una sola parte.

Le Organizzazioni Sindacali sono direttamente interessate al processo unitario in atto: i Consigli Unitari di fabbrica non sono sorti in dispetto al Sindacato ma, sono il frutto di una maturazione che ha coinvolto tutta la classe lavoratrice e il Sindacato in prima persona. Ecco perché è necessario un discorso d'insieme e —al di là delle dichiarazioni verbali — saranno i fatti a dimostrare l'effettiva vocazione unitaria dei Sindac'to, di tutti I Sindacati.

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