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PERIODICO DEI LAVORATORI DELLA FALCK
Direzione, Redazione, Amministrazione: Via G. E. Falck, 74
SO1IOS[1111011E "pro Ungheria„
« Certamente sarebbe stata cosa lodevole aprire delle sottoscrizioni anche nelle occasioni sopra elencate, ma il fatto che non sia avvenuto non giustifica il rifiuto opposto dai socialcomunisti alla iniziativa Pro-Ungheria ».
Queste sono le « argomentazioni » che il settimanale « Luce » — sempre lestissimo a difendere Falck — ha addotto, quale giustificazione della manovra farisea da essi escogitata, al volantino della Fiom nel quale si chiedeva: « ...come mai iniziative come quella sunnominata non sono nate per i lavoratori egiziani, algerini, ciprioti che soffrono sotto il giogo del colonialismo, e tanto meno per le famiglie colpite dall'alluvione? ».
L'iniziativa, promossa dalla Direzione, anche sé occultata dietro il paravento di operai in buona fede, ha avuto uno scopo meramente politico: ai Falck, alla redazione del « Luce » ed alle organizzazioni che prestano il fianco in tal senso, non sta a cuore la sorte o il bisogno degli esuli ungheresi.
Questi ultimi son fatti oggetto di speculazione politica, dalla loro situazione si trae lo spunto per fare dell'anticomunismo, per fiaccare la combattività della classe operaia gettando discredito sulle organizzazioni che la dirigono.
Quando si è ispirati ai principii sani, di «solidarietà umana», non possono sfuggire le iniziative in favore di quei popoli i quali sono impegnati da anni in una durissima lotta contro i capitalisti sfruttatori le cui repressioni hanno insanguinato l'Algeria, Cipro, l'Egitto, il Guatemala ecc. ecc.
Dunque: smascherare i farisei è più che facile, particolarmente nei momenti in cui i fatti mettono a nudo la loro ipocrisia.
Quest'anno le popolazioni polesane sono state ancora col= pite dalla furia degli elementi, però, per loro, il tocco della campagna della «solidarietà umana» non è stato forte come quello dell'Ungheria: sul-
i , Sesto S. G.-Milen -tondo
Ce PCI
La lotta degli operai deve cancellare per sempre questa vergogna
"CAMPO DI CONCENTRAMENTO„
In esso vengono isolati glioperai rei di fare del sindacalismo — vengono sottoposti alle peggiori umiliazioni — la lcro qualifica viene cancellata, la paga decurtata in conseguenza del lavoro che ivi svolgono.
Rammentiamo le parole detteci da un operaio venuto a trovarci in redazione a proposito del « campo di concentramento »: « ...chi l'avrebbe detto che i padroni nelle fabbriche potessero giungere a così tanto, dopo le dure lotte sostenute dal popolo italiano, dagli operai che hanno salvato le fabbriche e sono stati gli artefici della vittoriosa Insurrezione Nazionale, particolarmente coloro i quali oggi vengono colpiti prosegifendo sulla via indicata da quei partiti che hanno dato il maggiore tri1uto di uomini e di sangue!? ».
E' vero. Se i Falck, i Pirelli, i Valletta son potuti giungere a tal punto, se essi possono adottare sistemi i quali violano ogni norma democratica e costituzionale andando oltre al « Qui si lavora, non si fa politica » di mussoliniana memoria, lo si ,deve principalmente a quei governi che hanno retto le sorti del nostro Paese in questi anni, in cui si è potuto udire, alla Camera, un Scelba affermare che la Costituzione è una trappola ».
Gli arbitrii, i licenziamenti, i campi di concentramento sono la derivante di una sovrastruttura compromessa fino al midollo con le forze del capitale, tramutando uno Stato
le mamme, sui bambini nostri non si può fare dell'anticomunismo, anzi, verrebbero alla luce le deficienze e la politica immobilista del governo democristiano e di Falck, per cui niente propaganda, solo dimenticatoio e miseria per le famiglie del Polesine.
Organizzando la sottoscrizione, si son ben guardati di interpellare le Commissioni interne alle quali spetta il com-. pito di coordinare tutte le iniziative a cui dovrebbero partecipare operai e impiagati:
nato sul diritto in uno poliziesco, in difesa degli esclusivi interessi della reazione.
I campi di confino, di concentramento, hanno avuto luogo non solo alla Falck, la creazione di questi reparti è stata elaborata nelle sedi industriali estesa poi in molte altre fabbriche. In questi «campi di concentramento » vengono isolati gli operai di certe tendenze, che «danno fastidio» perchè il loro comportamento può essere di sprone agli altri.
. • I padroni isolano questi operai, li vogliono umiliare, gli tolgono la qualifica decurtandogli anche la paga, li vogliono fiaccare fino a spingerli,
se possibile, a rinunciare ai loro ideali.
La lotta degli operai, l'azione di questi solo può imporre l'estinzione di una simile vergogna, in cui vengono relegati padri di famiglia, operai onesti e stimati da tutti.
E' necessario, bisogna per forza di oose organizzare un'azione tale da battere sulla breccia chi ha tanto osato.
Ogni mossa del padrone è posta sempre in termini di classe, cerca sempre di mettere a dura prova i lavoratori, devono essere quindi i lavoratori stessi a dire NO, altrimenti lo spettro del campo di concentramento sarà davanti a loro in tutte le manifestazioni.
GRAVE INFORTUNIO
BRACCIO STRITOLATO
Alla tragica catena degli infortuni alla Falck va ad aggiungersi un nuovo gravissimo infortunio che è costato un braccio ad un lavoratore.
L'operaio tornitore Pietro Chiappa di 38 anni da Cinisello Balsamo, giovedì 22 novembre scorso, mentre era intento alla tornitura di un manicotto sul grande tornio verticale del reparto O.M.E.C. del-
l'esautorazione è stata fatta di proposito evitando una procedura libera e democratica.
Gli operai sono stati costretti a portare le loro decisioni non in Commissione interna, ma negli uffici di reparto in cui: luogo, personale addetto e possibilità di controllo sono fattori coercitivi e di monito. Così, in questa atmosfera, si è arrivati alla sottoscrizione il cui esito dovrebbe essere « terpretato come una pura e semplice espressione contro i socialcomunisti ».
l'Unione, aveva il braccio destro stritolato fra il pezzo rotante in lavorazione ed il suo grosso utensile che stava asportando il metallo in un foro cieco.
Al poveretto, trasportato immediatamente al Centro traumatologico di viale Sarca, gli veniva amputato il braccio al di sopra del gomito.
Questa la notizia nuda e cruda, che non sarà dissimile da quelle riportate a suo tempo dai giornali. Ma noi cred eamo che ci siano altre cose da far sapere per adempiere ati un dovere onesto di informazione. Sono molti a chiedersi come è potuto accadere un'infortunio così grave ad un operaio della capacità e della esperienza di Chiappa. Alcuni elementi raccolti ci possono servire per rispondere a questa domanda. Ci è stato detto che il pezzo in lavorazione non era adatto ad essere sistemato su di un tornio verticale, senza prima praticargli Continua a pag. 3
LIRE QUINDICI Anno V - N. 2
Sesto S. Giovanni, Dicembre 1956
ico
Balla fabbrica e dai reparti
DALL' O. M. C. t Unione)
Caro Siderurgico,
In questi giorni noi lavoratori del reparto OMEC siamo stati brutalmente mortificati.
I nostri compagni di lavoro: Lucca. Viscardi, Giassi e Cesare sono stati trasferiti al a Campo di concentramento ». senza nessuna giustificazione di carattere tecnico ma con il preciso scopo di effettuare una rappresaglia politica nei confronti di coloro che sono sempre stati al1-avanguardia di tutti noi.
Inoltre in occasione della cosidetta e sottoscrizione volontaria » pro Ungheria abbiamo assistito alla vergognosa mobilitazione di tutti i dirigenti di reparto compresi i capi e capetti, per obbligarci contro la nostra volontà a sottoscrivere.
E' bene ricordare che mentre tutti erano intenti alla « buona riuscita » della sottoscrizione avveniva lo infortunio dell'operaio Chiappa che ci richiamava tristemente alla realtà esistente nella fabbrica.
La gravità di questi avvenimenti ha per noi molta importanza per le responsabilità venute a conoscenza.
E' facile sapere chi sono coloro che tirano i fili di questa disonesta faccenda e non ci meraviglia poichè la Direzione Generale e la Direzione locale non hanno mai tralasciato una sola occasione per scagliarsi contro i lavoratori.
Ma secondo noi le responsabilità non finiscono alle Direzioni ma coinvolgono i dirigenti e i capi del nostro reparto.
Comprendiamo che costoro agiscano in seguito a precisi ordini. peri', un galantuomo si può anche rifiutare di commettere delle azioni indegne e non inerenti alla propria professione e se la propria loro situazione li obbliga ad agire contro la propria volontà lo dicano chiaramente che troveranno l'aiuto e la comprensione di tutti i lavoratori.
Oggi i tempi sono duri per tutti, Però gli operai si assumono sempre le loro responsabilità. sarebbe ora che anche i dirigenti e capi sapessero assumersi le proprie.
Un gruppo di lavoratori dell'OMEC
Il contenuto di questa lettera è indubbiamente di una certa gravitly, ma per dovere di ospitalità la pubblicazione integrale anche se da essa traspare chiaramente una certa tendenza settaria nel giudicare quest: fatti, che ci lascia perplessi.
Pur non condividendo appieno il suo contenuto, appunto per la tendenza di fare di ogni erba un fascio mettendo nello stesso "caldare" capi. canetti e dirigenti. riteniamo nerò che genuinamente corri. snonda allo stato d'animo di moltissimi lavoratori che si sentono continuamente umiliati alla Falck.
La vita in fabbrica è dura Io san. pianto benissimo e lo snirito di. sonnortazione ha i suoi limiti. nervi?, è scusabile un certo risentimento negli operai in special modo.
Però noi vogliamo dare un consiglio ai lavoratori dell'OMEC che ci hanno scritto e cioè di adre semnre con fiducia, tenendo conto della grande forza che ha nel suo seno In classe lavoratrice e in modo particolare la classe operaia.
I problemi più ardui si possono favorevolmente risolvere se si lavo-
re sempre in modo da unire tutti i lavoratori, non dimenticando mai che il vero nemico dei lavoratori è il padrone Falck, anche se si serve di altre persone.
Naturalmente queste cose le devono tenere conto anche coloro che nella fabbrica hanno determinate mansioni di dirigenza.
Sarebbe giusto che anch'essi fa. tessero tesoro di tante esperienze passate e che non si diano da fare soltanto per andare contro gli interessi degli operai.
In definitiva andrebbero contro il loro stesso interesse.
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VITTORIA
L'operaio Gasparella, controllo del reparto Laminatoio (Vittoria) è stato trasferito, dopo 30 anni di servizio, al reparto Magazzeno, per essere incorso in un errore di misurazione.
Partendo dal presupposto che lo sbaglio è implicito in chi lavora, ravvisiamo nel provvedimento un'atto privo' di tolleranza la quale dovrebbe essere suggerita dal buon senso dei dirigenti i quali ,sono tutt'altro che immuni dagli errori, per cui vien fatto di chiedere quali ' provvedimenti bisognerebbe adottare verso di loro quando si trovano in simili frangenti!
Suvvia! non si può essere sempre così verso gli operai, non si può non tenere conto di 30 anni di attività in un determinato reparto!
Trasferendo l'operaio che sbaglia da un reparto all'altro, non è un provvedimento, è un atto inconsulto, inconcepibile con le norme che dovrebbero regolare il reparto di lavoro in una atmosfera di comprensione reciproca.
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ACCIAIERIA
Ogni anno, come tutti sanno, è diventata consuetudine la fermata di alcuni forni. Quest'anno. oltre alla fermata di qualche Martin è la volta anche dei vecchi forni elettrici. Questi forni a partire dai primi di Novembre hanno cessato la loro attività riprendendo con molta probabilità dópo la corresponsione delle 200 ore. Dal momento che queste ultime vengono pagate in base alle ultime 2 quindicine di novembre, la Direzione, tutti gli anni ordina il « cessate il fuoeq») colpendo tutti quei lavoratori che operano in questo
quadro, spedendoli agli impianti ed in altri lavori marginali, retribuiti con paghe di gran lunga inferiore: le ripercussioni sulla gratifica nataliaia sono per alcuni di qualche mille lire in meno per altri invece di dieci o dodici. Dunque, la Direzione quest'anno ha voluto dare un'altro giro di vite al torchio: non si è limitata ai forni Martin è andata oltre ! Anzichè fermare i forni nel periodo estivo evi-
tando agli operai durissime settimane di lavoro per il caldo eccessivo, lo fa in prossimità del Natale per uno scopo speculativo, e basta. Crediamo non valga la pena di inquadrare questa bassa manovra nelle attività paternalistiche perseguite, ormai lo sanno tutti delle diverse medagliette distrihuite ecc. ecc. Sono pagate coi soldi guadagnati nella maniera di cui sopra.
In data 29 novembre 1956 la Segreteria Provinciale del sindacato FIOM ha inviato ad alcuni grossi complessi milanesi, tra cui la Falck la seguente lettera:
"..S`Pett. Direzione, è certamente a Voi noto conte la nostra Organizzazione siAdncale e l'opinione plibblico del nostro Paese e di altri paesi abbiamo largamente dibattuto in questi ultimi tempi il problema della diminuzione delle ore lavorative settimanali senza riduzione di salario o stipendio.
L'opinione autorevole di tecnici e di economisti conferma la possibilità di attuare con immediatezza, in alcuni rami fondamentali della nostra industria, questo provvedimento che per la sua importanza sindacale ed economica determinerebbe una grande influenza positiva sia per il miglio. ramento delle condizioni morali e materiali di vita dei lavoratori, guanto per l'incremento della occupazione operaia.
L'aspirazione generale dei lavoratori ad una riduziozne dell'orario di lavoro corrisponde pienamente alla necessità di una economia industriale in via di continuo rinnovamento dal punto di vista della tecnica produttiva e ciò è particolarmente interessante per il settore siderurgico nel quale l'incremento del rendimento del lavoro degli operai e dei tecnici ha raggiunto ritmi molto elevati,, mentre i salari permangono relativamente stagnanti e notevole peggioramento si è avuto dal punto di vista dello sforzo, della penosità e della pericolosità del lavoro.
Nella vostra azienda questi fattori si sono certamente determinati nel corso di questi ultimi anni e pertanto la nostra organizzazione intende rivolgervi con la presente l'invito ad esaminare in una regolare trattativa sindacale la riduzione dell'orario di lavoro settimanale senza alcuna riduzione della retribuzione.
Rimaniamo pertanto in attesa di un vostro cortese riscontro che vogliamo considerare favorevole, dato il carattere e l'importanza sociale della rivendicazione da noi avanzata e distintamente salutiamo. per
la Segreteria)
F.to BRAMBILLA
Siamo lieti di pubblicare questa lettera che rivendica la riduzione dell'orario di lavoro lasciando inalterato il salario. Il problema è già stato accennato dal Siderurgico di Novembre, perciò ci associamo, pienamente alla F.I.O.M. provinciale facendosi interpreti sicuri delle aspirazioni dei lavoratori della Falck. In questi ultimi anni assistiamo al continuo aumento della produzione e dai conseguenti sempre maggiori profitti incamerati dal padrone, senza che queste nuove ricchezze frutto soprattutto della fatica dei lavoratori, contribuiscano a elevare il il tenore di vita misero di coloro che sono i principali artefici della, produzione.
Il problema è giunto a maturazione e sappiamo anche che una lettera non molto dissimile sia stata inviata dalla Segreteria della U. I. L. provinciale alla Associazione Lombarda degli industriali.
Non abbiamo purtroppo finora notizie di iniziative di questo genere prese dalla C.I.S.L. provinciale ma crediamo che non si faranno aspettare.
Se ci sarà unità di intenti e la collaborazione attiva dei lavoratori, certamente si otterranno dei successi come sonogià stati ottenuti, alla F1AT, alla IBM, alla Olivetti ecc. ecc. dove il lavoro non è certamente più pesante che alla Falck.
IL SIDERURGICO (zrr
Interessante iniziativa della FIOM RIDURRE L'ORARIO DI LAVORO lasciando immutato il salario
Trattamento Mutualistico ed Infortunistico
E' noto a tutti che in caso di malattia o di infortunio il trattamento salariale degli operai prevede il non pagamento dei primi tre giorni e per le rimanenti giornate la corresponsione di poco più della metà del salario percepito lavorando.
Il malcontento per questo stato di cose è grandissimo, poichè tutti dopo una breve o lunga malattia, si trovano a dover ritirare delle buste ancora più misere del solito.
Tenuto conto poi che l'infortunio è causato per ragioni di lavoro e che alla Falck il genere di lavoro che vi si svolge favorisce una serie di malattie, gli operai rivendica. no unanimemente che l'infortunio sia retribuito integralmente eliminando anche i giorni di carenza e che per il trattamento mutualistico si studi il sistema già in atto per esempio alla Pirelli, alla E. Marelli ecc. di essere retribuiti integralmente anche quando sono assenti per malattia.
Secondo noi è più che giustificabile che i lavoratori chiedano alla Direzione il soddisfa. cimento di queste loro giuste rivendicazioni.
Bisogna che le Commissioni Interne in modo unitario studino attentamente le possibilità di risolvere questi problemi d'accordo con i lavoratori.
Sarebbe inoltre opportuno anche l'interessamento del consiglio della Mutua Aziendale, poichè crediamo sia l'orga-
BRACCIO STRITOLATO
Continuazione dalla pag. un foro di scarico per i truccioli, per questo era molto più logico piazzarlo su un normale tornio orizzontale che avrebbe permesso l'evacuazione dei truccioli senza difficoltà.
Se ciò fosse stato fatto è evidente che l'operaio Chiappa non sarebbe stato costretto a togliere i truccioli dal foro e l'infortunio sarebbe stato scongiurato. Detto questo è bene dire anche che con ciò non si vuole dare la responsabilità ai capi che dirigono la produzione del reparto i quali per produrre sempre di più, come vuole la Direzione, trascurano a volte di applicare i metodi più logici di lavorazione.
L'abbiamo già detto parecchie volte e non ci stancheremo di ripeterlo perchè è una questione basilaré: « Bisogna, nella fase della impostazione della produzione, tener conto anche delle norme antinfortunistiche, per non vedere •poi famiglie piangere i loro cari o
nismo che ha la maggior conoscenza di questa materia.
In altre grandi fabbriche, vi ripetiamo, si sono fatte buone cose, non vediamo le ragioni per cui non si debbano fare anche alla Falk.
All'ultima ora
Due gravi Infortuni
All'ultimo momento, all'ora di andare in macchina, ci vengono segnalati due infortuni gravi. L'operaio Paolo Sala, di anni 38, coniugato, padre di due bambini abitante a Brughe,,lio, mentre stava agganciando alla locomotiva un vagoncino contenente materiale ferroso, per cause imprecisate è finito sotto alla locomotiva stessa : le ruote gli hanno maciullato la gamba destra.
Al Centro Traumatologico di Viale Sarca, dove il poveretto è stato trasportato d'urgenza, ha dovuto subire l'amputazione dell'arto; ora versa in gravi condizioni.
Un'altro operaio, di cui non ci è stato segnalato il nome. addetto al trasporto del materiale scoria, è stato investito da una macchina trainante dei vagoncini, perdendo nell'urto una mano.
Per questi due infortuni non possiamo andare oltre alla segnalazione perchè sprovvisti di informazioni precise
PER IL NOSTRO SINDACO REV OCA
Il giorno 12 dicembre u. s. il Sindaco di Sesto S. Giovanni Abramo Oldrini dopo un mese di sospensione dalla sua carica è stato rimesso con decreto prefettizio al suo posto di primo cittadino della nostra città. Finisce così una situazione di anormalità voluta da determinati ambienti politici (e anche non politici) che hanno cercato di speculare in un momento particolarmente doloroso, generato dai gravi avvenimenti internazionali.
La montatura imbastita a carico di Oldrini non può che essere additata a tutti come un esempio di malcostume che si vorrebbe instaurare non solo nella nostra città ma in tutto il nostro Paese.
E' evidente, specialmente dopo questi fatti, che amministrazioni comunali come quelli di Sesto, non piacciano a coloro che basano \il loro potere sulla intimidazione e la corruzione.
E' altrettanto Chiaro perciò che non piaccia a Falck ed ai suoi rappresentanti in Consiglio comunale.
Da parte nostra, facendoci interpreti d e 11 a stragrande maggioranza dei lavoratori della Falck, salutiamo il ritorno cai Oldrini a dirigere la cosa pubblica di Sesto S. G., perehè ha così fine una incresciosa speculazione che difficilmente si cancellerà dalla mente degli onesti.
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La viabilità, per chi deve ogni giorno recarsi al lavoro, rimane tutt'ora uno dei più gravi problemi che devono essere risolti per tutelare l'incolumità e la sicurezza di chi ancora deve percorrere parecchi chilometri in bicicletta o in motoscooters per recarsi al lavoro.
A questo proposito sarebbe utilissimo, sfruttando il terreno sgombro già esistente paparallelamente al viale Italia, una seconda strada che dia la possibilità alle migliaia di lavoratori che ogni giorno la percorrono, di viaggiare ognuno nel proprio senso con maggiori sicurezza.
L'intensificarsi del traf fico in questi ultimi anni ha creato serie difficoltà di viabilità specialmente nelle ore di punta tento che oggi gli incidenti sono purtroppo aumentati rispetto agli anni scorsi.
Una parte di questa nuova strada esiste. Infatti dall'inizio del viale Italia e cioè dall'incrocio col viale Monza, tutto il tratto che arriva sino allo stabilimento Vittoria è già stato fatto molto tempo fa, anche se non asfaltato.
Si tratta per ciò di proseguire quel tratto di strada facendolo arrivare oltre il villaggio Falck.
La necessità di eseguire questo importante lavoro è evidente, ora ci vuole naturalmente buona volontà nell'affrontarlo e risolverlo. Ci auriamo che chi di compentenza si mettano presto all'opera.
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La volpe, la lepre e il gallo UN TONTO PATENTATO
C'era una volta una volpe e una lepre. La volpicina aveva una casetta di ghiaccio, il lepretto di tiglio; venne la bella primavera: quella della volpe si squagliò, quella del leprotto invece rimase in piedi come prima. La volpe chiese al leprotto di lasciarla scaldare, ma poi cacciò via la lepre. Va il leprotto per la strada e piange; ecco venirgli incontro dei cani:
Bau bau bau! perchè piangi, leprotto? — E il leprotto dice:
- Lasciatemi in pace, cani! come non piangere? Avevo una casetta di legno di tiglio, e la volpe di ghiaccio; mi ha chiesto di venire da me e m'ha scacciato.
Non piangere, leprotto — dicono i cani — noi la scacceremo.
- No, non la scaccerete!
Sì, la scacceremo!
S'avvicinano all'isba: bau bau bau, vieni fuori, volpe! — Ma quella a loro, da sopra la stufa: Se esco, se salto fuori, saran dolori! — I cani si spaventarono e andarono via.
Di nuovo il leprotto va per la strada; e piange. Gli viene incontro un orso.
Perchè piangi, leprotto? — E il leprotto dice:
Lasciami stare, orso! come non piangere? avevo una casetta di legno, e la volpe una di ghiaccio; m'ha chiesto di abitare con me, e poi mi ha scacciato.
Non piangere leprotto! — dice l'orso — la scaccerò io.
-- No; non la scaccerai! i cani che volevano scacciarla non ci sono riusciti, e neanche tu potrai.
Sì che la scaccerò! — Vanno per scacciarla:
Vieni fuori volpe! — E quella di sulla stufa:
Se esco, se salto fuori, saran dolori! brandelli di voi si troveranno nei vicoli! — L'orso si spaventò e andò via.
Va di nuovo il leprotto, e piange; gli viene incontro un toro:
Perchè piangi, leprotto?
Lasciami stare, toro! come non piangere? io avevo una casetta di legno, e la volpe di ghiaccio; mi chiese di venire ad abitare con me, e poi mi scacciò.
Andiamo, la scaccerò io.
No toro, non la scaccerai! i cani tentarono di scacciarla e non riuscirono, l'orso pure voleva ma non ha potuto, e neanche tu la scaccerai.
S'avvicinarono all'isba:
Vieni fuori, volpe! — Quella dalla stufa:
Se esco, se salto fuori, saran dolori! ritroveranno nei vicoli pezzetti di voi!
Il toro si spaventò e fuggì via.
Va di nuovo il leprotto e piange, quand'ecco venirgli incontro un gallo con una falce:
Chicchirichì! perchè piangi, leprotto?
Lasciami in pace, gallo! come non piangere? Avevo una casetta di legno, la volpe una di ghiaccio; m'ha chiesto (l:abitare con me, poi mi ha scacciato.
Andiamo, la scaccerò io.
No, non la scaccerai! volevano scacciarla i cani; non sono riusciti; l'orso, non l'ha sloggiata; il toro: non ha potuto; e neanche tu riuscirai a mandarla via.
Sì che la scaccerò! -- S'avvicinano all'isba: — Chicchirichì! Una falce in ispalla ho portato, della volpe farò un'affettato! Esci fuori, volpe! — Quella, udito che ebbe, si spaventò; dice:
Ora mi vesto... — di nuovo il gallo: Chicchirichì! una falce in ispalla ho portato, della volpe farò un'affettato! Esci fuori, volpe!
-- E quella:
Mi metto la pelliccia. — Grida il gallo per la terza volta: Chicchirichì! Una falce in ispalla ho portato, della volpe farò un'affettato! — La volpicina scappò fuori; lui la uccise a colpi di falce, e da allora visse a lungo felice con il leprotto. La favola rho detto, a me il burro un secchietto.
C'era una volta in una famiglia un idiota patentato. E non passava giorno che la gente non si lamentasse di lui: o offendeva qualcuno a parole, o picchiava qualche altro. La madre, che aveva pietà dell'idiota, lo sorvegliava come un fanciullo; dovunque l'idiota s'apprestasse ad andare, la madre lo ammoniva: figliolo, comportati così così. Ecco che una volta l'idiota passò vicino a un'aia, vide che battevano i piselli e gridò:
Che possiate battere per tre giorni, e pestare tre semi! — A quelle parole i contadini lo picchia. rono con i battitoi. L'idiota corse dalla madre a piangere:
Mammina! mammina! lo hanno picchiato, lo hanno battuto! -- Chi figliolo, te?
Sì.
IL LUPO IMBECILLE
E' una storia successa anticamente, quando ancora Cristo andava sulla terra insieme agli•apostoli. Un giorno andavano per la strada, per l'ampia strada; incontrarono un lupo, dice:
Signore! ho voglia di mangiare!
Va' — gli dice Cristo — mangia una giumenta.
Il lupo corse alla ricerca: vede una giumenta, s'avvicina e dice:
Giumenta! il Signore m'ha ordinato di mangiarti — quella risponde:
Oh no; non mangiarmi! non è permesso: io ho il passaporto, solo che l'ho dimenticato lontano.
Su, mostramelo.
Vieni più vicino alle mie zampe di dietro. — Il lupo si avvicina alle zampe posteriori, essa lo colpisce sui denti in modo tale da farlo volare cinquanta metri indietro -1 E la giumenta scappò.
Il lupo andò a lamentarsi; va da Cristo e dice:
Signore! quella giumenta per poco non m'ha ucciso!
V à e mangia il montone. — Il lupo corse dal montone, arriva dice:
Montone! io ti mangerò, me l'ha ordinato il Signore.
Mangiami pure! tu metteti sotto il monte, spalanca le fauci, io verrò giù dalla cima e ti salterò dritto in bocca! — Il lupo si mise sotto il monte e spalancò le fauci: il montone prende la rincorsa e gli da una cornata: bum! atterra il lupo e corre via. Il lupo si rialza, guarda da ogni lato: l'ariete non c'è!
Di nuovo andò a lamentarsi; va da Cristo e dice:
Signore! anche il montone mi ha ingannato; è mancato poco che non m'uccidesse!
Va, — dice Cristo — mangia il sarto. — Il lupo corse via; ecco venirgli incontro proprio il sarto.
—Sarto! ora ti mangio; è il Signore che l'ha ordinato.
Aspetta; lasciami almeno dire addio ai genitori.
No; neanche loro ti permetto di salutare.
Bè, quand'è così, mangiami. Permetti solo che io ti misuri: riuscirai a inghiottirmi?
Misura! — dice il lupo. Il sarto gli passò dietro; gli afferrò la coda, se l'avvolse ben bene attorno alla mano, e giù botte! Il lupo si dibatte, tira; si strappa la coda. via a gambe! Corre corre a tutta forza, ed ecco venirgli incontro sette lupi.
Ferma — dicono. — O grigio, perchè sei senza coda?
Il sarto me l'ha staccata.
Dov'è il sarto?
Eccolo che se ne va per la strada.
Perchè?
Passavo vicino all'aia di Dormido, e nell'aia i suoi famigliari battevano i piselli...
E allora tu figliolo?
E io ho detto loro: che possiate battere tre giorni e pestare tre semi. Per questo mi hanno picchiato.
Ah, figliolo! avresti potuto dire: spero che ne abbiate tanti da non riuscire a portarli; a ritirarli, a trasportarli!
L'idiota si rallegrò tutto e il giorno dopo andò al paese. Ecco venirgli incontro un funerale. Ricordando l'insegnamento della sera • prima; l'idiota cominciò a vociare:
Spero che ne abbiate tanti da non riuscire a portarli, a tirarli, a trasportarli! — nuovo gliele suonarono! L'idiota torna dalla madre e le racconta perchè l'avevano battuto.
- Ma figliolo, avresti dovuto dir loro: veglia e incenso! — Quelle, parole restarono profondamente incise nella mente dell'idiota!
Il giorno se ne va a passeggio; per il paese. Ecco passargli accanto un corteo nuziale. L'idiota tossic. chiò, e non appena il corteo fu alla sua altezza, gridò:
Veglia e incenso! — I contadini ubriachi saltarono giù dai carri e lo batterono crudelmente. L'idiota va a casa, e grida:
— Ho; mamma mia cara! come m'hanno picchiato forte.
Perchè, figliolo?
L'idiota le racconta perchè le aveva prese. La madre gli disse:
Figliolo caro, avresti dovuto metterti, a cantare a ballare.
Gralie, Mammina mia! — e di nuovo se ne andò in paese, portando con sè uno zufolo.
- Corriamogli dietro, e si gettarono all,;insegnimento. Il sarto sentì correre, vede che l'affare è brutto, s'arrampica presto presto su un albero e si siede proprio in cima.
Ecco arrivare i lupi, dicono:
Fratelli, il sarto lo prenderemo; tu scodato, stenditi sotto a tutti, e noi saliremo su di te uno dopo l'altro, finchè lo raggiungiamo! -- Lo scodato si stese a terra, un lupo gli montò sopra. su quello un'altro, e sull'altro un terzo, sempre più alto e più alto; già lo ultimo si sta arrampicando. Il sarto si accorge del pericolo imminente, stan già per prenderlo! e grida dall'alto :
Tutti si salveranno, tranne lo scodato! — Quello salta via da sotto e giù a correre! Tutti e sette i lupi cadono a terra, inseguono lo scodato, lo prendono e lo fanno a pezzi con tale furia che i brani volano attorno. E il sarto scende dall'albero e se ne andò a casa.
Ed ecco ai margini del paese, a un contadino s'era incendiato il pagliaio. L'idiota corse là a gambe levate; arrivato dinanzi al pagliaio, cominciò a ballare a suonare il suo zufolo. Anche questa volta lo picchiarono ben bene. Di nuovo l'idiota arriva dalla madre tutto in lacrime, e le racconta perchè lo hanno battuto. La madre gli disse:
Figliolo, avresti dovuto prendere dell'acqua e gettarla insieme a loro.
Due giorno dopo, quando gli si furono rimarginati i fianchi, egli se ne andò a passeggio per il paese. Vede un contadino che arrostiva un maiale. L'Idiota afferrò dalle spalle d'una donna che passava un secchio pieno di acqua, e corse a versarla sul fuoco. Di nuovo lo bastonarono di santa ragione. Ancora una volta, tornato dalla madre. le raccontò come l'avevano picchiato. La madre giurò di non mandarlo più in giro per il borgo, e da allora e ancora adesso l'idiota non esce più dal suo cortile.
Responsabile : SANTE VIOLANTE
Autorizz. Tribunale Monza N. 2219
TIPOGRAFIA COMMERCIALE
IL SIDERURGICO IN OCCASIONE DELLE FESTE