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Siderurgico3

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Anno II

LIRE DIECI

Sesto S. Giovanni, 30 marzo 1953

N. 4

ll siderur

PERIODICO DEI LAVORATORI DELLA FALCK. Direzione, Redazione, Amministrazione: Via G. E. Falck, 74

Referendum Si dice dagli uomini della forchetta che la legge truffa che essi vorrebbero attuare è intesa a salvare la democrazia, e per salvarla, vogliono affossare la Costituzione. Già da mesi il dibattito sulla legge truffa tiene desta l'attenzione popolare dentro e fuori del Parlamento, perchè il popolo italiano, i lavoratori sanno che la legge truffa minaccia tutte le loro conquiste, e in primo luogo quelle della libertà e della pace, sanno che lottando difendono le loro Commissioni Interne, i contratti di lavoro, la libertà di stampa e il diritto di sciopero, dalla bramosia di dominio del governo dei Falck, Pirelli e soci. Lunga e faticosa è stata la conquista per il diritto di voto, come tutti gli altri diritti, le masse popolari se le sono conquistate con sangue versato dai suoi figli migliori, nulla è stato elargito dai governi reazionari che si sono succeduti nel nostro Paese. Ora pere, si vuol sorpassare i limiti dell'illecito, ora i ladri di seggi dicono: « Ma anche voi potete avere il 50 ' , più uno ». Questa gente non riesce a concepire che esistono uomini onesti che non vogliono, in nessun caso, seggi rubati. Ancora una volta in mezzo alle attuali difficoltà della vita politica italiana, una proposta concreta è venuta dall'opposizione, ed è quella del « Referendum ». Nella seduta del 17-1-'53 alla Camera l'on. Togliatti diceva: « Ebbene, poichè la legge stessa già prevede due modi di conteggiare i voti, qualora nel « referendum » contemporaneo alla legge, la legge venga respinta dalla maggioranza del popolo, il conteggio avverrà nel secondo previsto, cioè con la vecchia legge. Se invece il « referendum » sarà favorevole, si seguirà il sistema di maggioranza. Ma i D.C. e associati conoscendo quale sarebbe il risultato hanno rigettato la proposta, la quale avrebbe dato (continua in 3' pag.)

Gloria eterna all'Uomo che più bi tutti ha tatto per la libera ione, per il prooresw c~elluinanit t.

La notizia colpì l'operaio al tornio come una fucilata come un bicchiere rovesciato di [colpo sulla macchina

...Ora con mano ferma, alzino [sulle teste le bandiere Calpestio tempestoso dei piedi Questa forza, ah, sì! questa forza, dilatandosi in cerchi

furono le sue lacrime...

si comunicherà al pensiero del [mondo.

Dal Poema « A LENIN » di Maiakovscki

cUirocinio rivoluzionario Dal discorso di Stalin agii operai delle Officine ferroviarie di Tiflis. Il compagno Arakjel (A. Okuaschvili) ha detto qui che egli si è considerato prima uno dei miei maestri e mi ha considerato suo scolaro. Questo è assolutamente esatto, compagni. lo ero e rimango in effetti uno scolaro degli operai avanzati delle Officine ferroviarie di Tiflis. Permettetemi uno sguardo indietro nel passato. lo ricordo l'anno 1898, quando per la prima volta assunsi la direzione di un circolo di operai delle officine ferroviarie. Ciò accadde 28 anni fa. lo penso alle prime lezioni sul lavoro pratico di partito avute nella casa del compagno Sturua alla presenza di Dshibladse ( anch'egli era allora uno dei miei maestri), Ciodrscvili, Ckeidse, Bocioriscvili, Ninua e altri operai avanzati di Tiflis. A paragone di questi compagni io ero allora un giovane. Forse ero un po' più istruito di molti di questi compagni. Come militante nel lavoro pratico di partito tut-

tavia ero allora assolutamente un principiante. Qui nella cerchia di questi compagni io sostenni allora la mia prima prova del fuoco rivoluzionaria. Qui, nella cerchia di questi compagni, io diven• ni un apprendista della Rivoluzione. Come vedete, gli" operai di Tiflis furono i miei primi maestri. Permettetemi di inviare ad essi il mio sincero fraterno ringraziamento. lo ricordo inoltre gli anni 1907-1909 quando andai per ordine del partito a Baku per un lavoro di partito. Tre anni di attività rivoluzionaria tra gli operai dell'industria del petrolio mi rafforzarono come combattente pratico e come dirigente locale del lavoro pratico di partito. Trattando con operai avanzati di Baku come Wacek, Saratowjetz, Fioletow e altri ancora, da una parte, e nel tumulto dei conflitti straordinariamente profondi tra gli operai e gli industriali del petrolio, dall'altra, imparai per la prima volta cosa significhi dirigere grandi masse di operai. Là, a Baku, io sostenni così la mia seconda prova del fuoco rivoluzionaria. Là io divenni un

lavorante esperto della rivoluzione. Permettetemi di inviare ai miei maestri di Baku il mio sincero fraterno rin• graziamento. Infine ricordo l'anno 1917, quando dopo lunghe peregrinazioni attraverso le prigioni e i luoghi di deportazione, venni a Leningrado per ordine del Partito. Allora nella cerchia degli cperai russi, in diretto contatto con il grande maestro del proletariato di tutti i paesi, il compagno Lenin, nel tumulto delle grandi battaglie tra proletariato e borghesia, nella situazione creata dalla guerra imperialista, imparai per la prima volta cosa significhi essere uno dei dirigenti del grande Partito della classe operaia. Là, fra gli operai russi liberatori dei popoli oppressi e dirigenti nella lotta del proletariato di tutti i Paesi e di tutti i popoli, io sostenni la mia terza prova del fuoco rivoluzionaria. Là, in Russia, sotto la guida di Lenin, divenni un artefice della Rivoluzione. Permettetemi di inviare ai miei maestri russi il mio sincero fraterno ringraziamento e di inchinare il capo al ricordo del mio grande maestro Lenin. Dalla qualifica di apprendista ( Tifiis) attraverso quella di lavorante esperto ( Baku) a quella di artefice della nostra Rivoluzione (Leningrado): ecco, compagni, la scuola del mio tirocinio rivoluzionario. Questo, compagni, è il quadro reale di ciò che io ero e di ciò che sono diventato, se si parla con la mano sul cuore e senza esagerazione. (1926) STALIN

Convegno FIORI Piombino ha accolto con la serietà che sempre distingue le cittadelle del lavoro i delegati di tutta Italia colà convenuti, per il Convegno Nazionale della Siderurgia convocato dalla FIOM Nazionale. Che questo Convegno necessitasse di essere convocato lo ha dimostrato: la partecipazione superiore al previsto dei delegati; i numerosi interventi che si sono susseguiti. Il quadro che ne è venuto fuori, è un quadro che dimostra chiaramente la incapacità della attuale classe dirigente a risolvere i problemi sociali e nazionali che travagliano il nostro Paese e il nostro popolo, è un quadro che per se stesso suona condanna alla politica di asservimento all'imperialismo straniero, di investimenti per la guerra, di mancata dignità nazionale, perseguite da quel manipolo di irresponsabili che governano nel nostro Paese. (continua in 3' pag.)


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