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Radar7

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Contro I' autoritarismo e la repressione Rafforziamo I' unità di lotta operaia

Avola, Battipaglia, i licenziamenti per rappresaglia alla Magnetofoni Castelli, alla Fiar, alla Philips, ecc., le innumerevoli denunce ed incriminazioni segrete, la violenta azione repressiva contro il Movimento Studentesco, ultimo in ordine di tempo l'arresto di alcuni studenti (da notare, arrestati per avere contestato il Prof. Trimarchi, mentre í fascisti che hanno assalito la Casa dello Studente e Lavoratore ferendo in modo grave due persone, sono a piede libero), sono alcune delle più significative tappe di un'escalation repressiva padronale e governativa contro operai, studenti e contadini, rei di lottare per migliori condizioni di vita e dí lavoro e per una diversa società.

Un momento politico questo, grave, dove le forze reazionarie annidate anche all'interno del governo operano per soluzioni « forti », tipo governo Tambroni 1960. Ciò che è stato reso impossibile dalla reazione delle forze popolari ed operaie del 1960 e nello stesso 1964 (preparazione del colpo di Stato) si tenta di renderlo operante oggi, sfruttando una grave situazione politica, determinata dall'incapacità di questa società e di coloro che guidano le sorti del Paese, di dare soluzioni positive alle esigenze delle masse popolari.

Tutta questa azione, all'insegna della difesa del profitto di pochi reazionari borghesi, difesa che viene da destra con il vecchio e logoro rottame fascista, e talvolta da sinistra, con i pseudo rivoluzionari che altro non sono se non vecchi e deformati socíaldemocra-

tici alla ricerca del logoro compromesso di classe.

Gravi e pesanti sono quindi le responsabilità del governo, succube dell'iniziativa del padronato. Il padronato ha fatto la sua scelta politica, il governo ha dato il suo benestare mettendo, come sempre, a loro disposizione le cosiddette « forze dell'ordine ».

Questa iniziativa del padronato certamente non viene a caso. Nel secondo semestre di quest'anno, migliaia e migliaia di lavoratori scenderanno in lizza per rinnovare i loro contratti di categoria e, non ultimi í metalmeccanici.

Cosa rappresenta in questo contesto il rinnovo del contratto dei metalmeccanici

Certamente un grosso scontro politico sia per l'elevato numero dei lavoratori interessati (1.200.000) che per le prospettive che le conquiste dei metalmeccanici aprono per tutti i lavoratori italiani, con la conseguente incidenza sulle scelte politiche, economiche e sociali nazionali. Proprio per queste considerazioni la rappresaglia padronale oggi colpisce violentemente i metalmeccanici, con lo scoperto ed illusorio tentativo di frenare, sgretolare, la volontà di lotta e di rinnovamento da essi dimostrata in questi ultimi tempi con le lotte integrative.

Una prima significativa risposta al padronato è stata data con l'imponente sciopero provinciale contro l'azione repressiva ed autori-

tenia posta in atto. Questo è frutto di una chiara volontà dei metalmeccanici di respingere i tentativi reazionari, su cui è bene che il padronato mediti e con esso mediti il governo.

Partecipazione nella definizione dei contenuti della piattaforma contrattuale

Il rinnovo del contratto è un'occasione importante non solo per le richieste salariali e normative che vengono avanzate, ma perchè una azione generale è in grado di modificare il rapporto del lavoratore all'interno della fabbrica e nella società. Per questi motivi il contratto non è un semplice appuntamento triennale, ma un momento di mobilitazione generale che porti soluzione a problemi dí carattere generale, che investano tutti i lavoratori. Per questo occorre la più ampia partecipazione di tutti alla elaborazione della piattaforma contrattuale. Non occorre inventare nulla. Occorre saper recepire chi che la classe operaia ha indicato in questi ultimi tempi nella lotta integrativa. Le proposte presentate dalle tre organizzazioni sindacali, unitariamente, sono la sintesi dell'esperienza degli ultimi anni e soprattutto delle lotte integrative dei metalmeccanici che hanno messo in evidenza una serie di problemi, alcuni dei quali, essendo legati alle condizioni generali di lavoro specifiche della singola azienda, si affrontano e si risolvono meglio a livello di fabbrica, mentre

bollettino interno della sezione aziendale FIOM-CGIL della GT&E

Contro I' autoritarismo

altri problemi, essendo di carattere generale e quindi di interesse comune, devono essere il centro nella lotta per il rinnovo del contratto di lavoro. Siamo d'accordo con i punti propostici che non hanno e non possono avere priorità, nè possono essere adoperati uno come materia di contrattazione per la risoluzione dell'altro.

Consistenti aumenti salariali, 40 ore settimanali, diritti sindacali, parità normativa operai-impiegati, sono i punti fondamentali su cui deve convergere la discussione della base operaia per definire i contenuti.

La discussione nelle nostre fabbriche è aperta, occorre che tutti, operai, impiegati e tecnici portino il loro contributo.

UNITI SI VINCE

E' un vecchio slogan, oggi più che mai valido. L'autoritarismo e

la repressione devono e possono essere battuti dall'unità operaia.

Significative risposte in questo senso sono già state date al padronato : solo con questa unità di lotta modificheremo l'attuale realtà sociale, tipica delle società capitalistiche, in cui l'uomo, sia operaio che tecnico, che impiegato è solo un numero al servizio del profitto dei pochi.

A questo compito oggi i metalmeccanici sono chiamati e noi siamo sicuri che la maturata coscienza, processo avvenuto nella positiva esperienza delle lotte integrative, saprà ancora una volta dare la giusta risposta a tutti coloro che ancora oggi, a distanza di oltre 20 anni dal periodo fascista, operano per un ritorno ad esso.

cisi ad allargare sempre più i rapporti di amicizia e di fratellanza con tutti i popoli del mondo. Qualcosa di nuovo e importante si muove in questa direzione. Spetta a noi lavoratori con la direzione delle OO.SS. ad accelerare questo processo di rinnovamento, dando tutto quanto è possibile per il raggiungimento della unità organica sindacale italiana e internazionale, inserendoci come parte attiva negli organismi unitari nell'interno delle aziende e dare concretezza alla base dello spirito unitario che anima i lavoratori respingendo ogni forma di strumentalismo di parte. Discutere con piena autonomia i problemi aziendali e quelli generali senza posizioni di preconcetto. In questo periodo si parla da più parti dello Statuto dei diritti dei lavoratori nell'interno delle fabbriche, così come si discute di dare a chi lavora un maggiore benessere. Sono oltre venti anni che i cittadini italiani si sono dati una Costituzione repubblicana! e si è ancora costretti a parlare e lottare per acquisire quanto i principi della Costituzione affermano. Sappiamo molto bene che padroni e governi non hanno mai concesso nulla senza la mobilitazione e la lotta.

Per i lavoratori italiani l'anno 1969 segnerà una nuova e significativa pagina della storia del movimento operaio.

Dopo l'amara esperienza del '48 con la scissione sindacale che per alcuni anni ha condizionato sindacati e lavoratori di fronte al padronato, oggi si profila una nuova linea sindacale che i lavoratori — in modo particolare le giovani generazioni — hanno più volte auspicato.

Le lotte unitarie, il dialogo franco e aperto che da qualche hanno caratterizzano il movimento di lotta in Italia, hanno dato una spinta incisiva alle nuove prospettive dei lavoratori. Noi che quotidianamente operiamo nelle fabbriche, dobbiamo ancor una volta essere coloro che dovremo difendere l'autonomia del Sindacato da tutti i partiti, dai governi e dai padroni. Le nuove leve della classe operaia non concepiscono una divisione del-

le forze de llavoro. Il padrone quando deve sfruttare non chiede al lavoratore la tessera politica che ha in tasca. Non guarda in faccia a nessuno pur di realizzare sempre un maggior profitto a spese dei lavoratori.

Il Congresso della CGIL, che è stato preceduto da migliaia di congressi aziendali e di congressi camerali, sta a dimostrare la carica di volontà che anima lavoratori e dirigenti sindacali a dare nuove strutture organizzative capaci di portare i lavoratori ad assumere il ruolo che loro compete in una società moderna. Sia chiaro per chiunque che con nuovi mezzi cercherà di strumentalizzare i lavoratori, che i tempi sono radicalmente cambiati. Si vuole contare di più nella società e nella fabbrica. Si vuole essere partecipi concretamente alla vita politicoeconomica del Paese, protagonisti e primi attori dello sviluppo economico italiano, così come si è de-

Quindi se siamo decisi a realizzare importanti obiettivi, così come la CGIL ha indicato, spetta a noi tutti cominciare ora a lavorare, affinchè le tre OO.SS. recepiscano, senza indugi, la volontà dei lavoratori a sostenere tutte quelle azioni che sono necessarie per portare avanti ciò che nei vari congressi sindacali (non solo della CGIL, ma anche la CISL e la UIL) si è dibattuto e deciso.

La critica di domani verso i sindacali non serve se noi per primi dalle fabbriche non ci mobilitiamo per acquisire migliori condizioni di vita e di lavoro.

Il primo congresso della CGIL ha effettuato numerosi passi avanti verso l'unità organica di tutti i lavoratori italiani, ed ha fatto proposte concrete per fare avanzare il processo di unificazione delle tre grandi centrali sindacali : i comitati permanenti di fabbrica, le conferenze sindacali periodiche, le riunioni dei Consigli generali dei tre sindacati, dopo i congressi.

Ora tocca anche agli altri sindacati dibattere i temi dell'unità e operare nella pratica in questo senso. I lavoratori italiani saanno attenti osservatori di tutto questo:-

Significative proposte al congresso della CGIL per garantire ai lavoratori ulteriori successi

CACCIA AL MALATO

Tutti abbiamo seguito con interesse il « dibattito » tra la conimissione interna e direzione a proposito delle imprese del nuovo medico. Certo in questo campo i lavoratori della GT&E non possono dire di essere fortunati, se è di fortuna che bisogna parlare (e noi siamo convinti che non sia la sorte a portarci questi medici in fabbrica): dal medico pugilatore, prepotentello, esuberante siamo passati... ai posteri l'ardua sentenza!

Sia ben chiaro che noi non vogliamo intervenire in merito alle capacità professionali del nuovo (come del vecchio) medico. Quello che ci interessa è rilevare come l'atteggiamento che entrambi hanno tenuto nei riguardi dei lavoratori, sia estremamente simile, troppo simile a quello del padrone vecchia maniera che fa quel che vuole, che non accetta l'idea che i lavoratori abbiano dei diritti, se non quello di lavorare sodo, e sempre.

Ecco, ci viene spontaneo chiamarlo il medico del padrone. Ora noi siamo convinti sostenitori che un medico lavori all'interno della fabbrica: ma se c'è deve avere il compito di tutelare la salute dei lavoratori che in fabbrica, per tantissime ragioni, è continuamente logorata. E il medico, come lo intendiamo noi, dovrebbe sentire come suo compito lo studio di queste cause e dei modi di eliminarli, ponendosi in questo modo al servizio della società, non del padrone.

Che questo non sia l'intendimento nè del medico nè della direzione, lo si è appreso esplicitamente dalla lettera all'INAM della direzione.

Quello che è scritto riguarda solo e semplicemente l'aspetto fiscale della posizione del medico all'interno della fabbrica.

Questo ci sembra impoverire molto la stessa personalità del medico, e nei suoi panni ci sentiremmo molto umiliati da un simile trattamento; così come perlomeno borioso ci sembra l'atteggiamento che la direzione assume nella lettera all'INAM, nei riguardi dei medici curanti.

Quello che però più di tutto vo-

gliamo sottolineare è la pretesa che la direzione ha di potere con il proprio medico fiscale, stabilire come e quando il lavoratore sia malato.

Ora noi, e non solo noi, come vedremo, mettiamo in dubbio addirittura il diritto del padrone a svolgere le visite a casa dei lavoratori tramite i medici fiscali, perlomeno nelle forme in cui avvengono e dalla direzione ritenute tanto valide.

E' chiaro comunque ad ogni lavoratore che non è la direzione che può capire spontaneamente certe cose, ma che occorre una continua vigilanza, una continua pres.sione da parte dei lavoratori stessi perchè la propria salute ed i propri diritti siano adeguatamente tutelati.

sostiene che non ai datori di lavoro ma ad organismi « neutrali » ed investiti di pubbliche funzioni, quali gl'ispettorati medici del lavoro, potrebbe in ogni caso essere affidato un controllo del genere. Tuttavia i nattesa che tale linea riesca ad affermarsi, è assai interessante l'interpretazione data dalla Pretura di Milano, ch'era stata chiamata ad esaminare il caso di un operaio licenziato perchè non trovato a casa dal medico del datore di lavoro durante la malattia.

La Pretura non solo ha dichiarato non giustificato il licenziamento poichè il lavoratore aveva potuto dimostrare che nell'assenza da casa era presso il suo medico per cure, ma ha affrontato anche il problema del diritto del datore di lavoro ad eseguire le visite di controllo rilevando che se è vero il contratto dei metalmeccanici alla cui categoria apparteneva il Lavoratore interessato, prevede il di ritto dell'imprenditore al controllo dello stato di malattia, non è meno vero che tale accertamento non rimi può essere fatto con metodi

Ha dei limiti il controllo padronale delle malattie

Su una questione spesso assai controversa e di largo interesse per i lavoratori è stata emessa dalla Pretura di Milano un'importante sentenza che merita di essere conosciuta : la questione concerne il problema delle visite mediche effettuate da sanitari di fiducia del datore di lavoro al domicilio del lavoratore per il controllo dell'effettivo stato d'inabilità.

E' noto che secondo le più corrette interpretazioni del tema, si

esclusivamente scelti dal datore dì lavoro stesso. Dice la sentenza che la norma contrattuale « non prevede il diritto dell'imprenditore di sottoporre senza preavviso il lavoratore a visite di controllo. Una tale pretesa anzi difficilmente potrebbe mai formare oggetto di una forma collettiva perchè implicherebbe una chiara violazione della libertà personale del lavoratore, cioè un contrasto evidente con l'articolo 13, comma 1° della Costituzione.

Il diritto di controllo dello stato di malattia del lavoratore in ade-

DIREZION
MEDICO -
E

renza con il principio costituzionale ed alla considerazione della personalità morale del cittadino, esige come requisito minimo per il suo esercizio il preventivo avviso al lavoratore che deve avere il tempo di presentarsi alla visita medica in condizioni psicologiche ed igieniche adatte, magari assistito da un suo medico personale, e non sentirsi mero oggetto d'ispezione ad arbitrio altrui ».

Come si vede la Pretura di Milano ritiene quindi che il datore di lavoro dovrebbe quanto meno preavvertire il dipendente dell'arrivo del suo medico di fiducia onde mettere in condizioni l'interessato di farsi anche assistere da un proprio medico, di avere qualcuno in casa con lui e di prepararsi opportunamente alla visita stessa.

IL PADRONE CI VUOLE DIVISI E RASSEGNATI

SIFAR G.T.&E.

Sull'ingresso di un tristemente noto lager nazista si poteva leggere lo scritto: « Il lavoro rende liberi ». Ed era veramente un luogo di duro lavoro.

Ora anche in GT&E si lavora e certo il regime interno è tutt'altra cosa da quello che vigeva ad Auschwitz; ma c'è tuttavia da chiedersi se questo regime sia coerente con quello che la Costituzione prevede per tutti i cittadini in ogni punto del territorio nazionale.

Tanti fatti làsciano in dubbio sulla risposta da dare. Ad essi se ne è aggiunto uno negli scorsi giorni, che ci fa propendere per una risposta negativa.

Dal congresso nazionale della CGIL è giunto un telegramma di saluto ai lavoratori, alla C.I., alle tre organizzazioni sindacali. Il telegramma, munito di un chiarissimo indirizzo, veniva però aperto prima di essere consegnato al destinatario, e tranquillamente fotocopiato.

Sarebbe stato simpatico se il telegramma fosse stato da carnevale e magari, mentre veniva aperto, avesse spruzzato polvere da grattare, ma oui si trattava di un telegramma autentico ed il fatto fa venire in mente la violazione del segreto postale.

Eppure, davanti ai cancelli della

fabbrica non troviamo nessuna scritta che ci indichi che si tratta di territorio straniero, non ci viene richiesto nessun passaporto e nemmeno se abbiamo qualcosa da dichiarare alla dogana.

Certo ci sono le guardie ai cancelli e sembra anche che aumentino.

Vuoi vedere che si tratta di un'azione del SIFAR? Che proprio alla GT&E si è stabilita una sezione distaccata del servizio segreto che comincia a funzionare?

Così si spiegl'erebbe almeno il rafforzamento del drappello di guardie che si è notato. I nuovi arrivati sono in borghese ancora, come le reclute che arrivano al CAR.

Ma potete star sicuri che tra qualche giorno li vedremo marciare nel cortile, a ranghi serrati e gli insegneranno a salutare. Solo più tardi faranno forse le manovre con i mezzi corazzati.

Ci viene poi il sospetto che altri agenti travestiti (più sfortunati degli altri) si siano mescolati ai lavoratori e siano ai banchi di lavoro (in fondo li conosciamo tutti i metodi degli agenti segreti, no!).

Speriamo che nel regno della GT&E non si stia preparando qualche colpo di Stato! Sarebbe perlomeno strano vedere i regnanti ca-

duti in disgrazia, lavorare in catena ai bagni della galvanica. Noi comunque siamo sempre contro i colpi di Stato, i regimi polizieschi ed i regni separati.

Perchè non ci mettiamo un bel cartello all'ingresso della GT&E di questo tipo: « Siete ancora nel territorio della Repubblica; valgono ancora i diritti costituzionali ». E naturalmente facendoli rispettare. Siamo, anzi, favorevoli alla introduzione effettiva all' interno della fabbrica di tutti i diritti previsti dalla Costituzione, per la quale la Repubblica è fondata sul lavoro e non sul padrone.

Perchè allora mentre si discute in Parlamento lo Statuto dei diritti dei lavoratori nelle fabbriche, non cominciamo a mettere all'ingresso della GT&E un bel cartello con la scritta « PS ».

Noi vorremmo, pensandoci bene, che tutto fosse solo una semplice questione di avvic endamento. Già abbiamo un nuovo capo del personale, il quale come ogni capo, deve lasciare la sua impronta sulla realtà in cui viene a prendere le leve del comando.

Ad esempio che vengano cambiati i quadri appesi alle pareti, che si stabilisca un nuovo orario in cui andare a prendere il caffè in compagnia, ecc.

Ne abbiamo conosciuto uno, alcuni anni fa, che introdusse obbligatoriamente, dalle 8 alle 10, un torneo di briscola nel suo ufficio.

Naturalmente bisognava lasciarlo vincere- Nessuno sa se il Nostro abbia in biblioteca molti libri gialli?

LA POSTA

Caro Radar, da molti anni lavoro alla G.T.E. e ti voglio far presente un fatto che è diventato, si può ben dire una cosa sconcia.

In questi ultimi tempi vi sono state parecchie assunzioni, ma lo spazio degli spogliatoi è sempre

Io stesso (a meno che essendo anziana‘i miei occhi non vedano più tanto bene). Secondo te quanto dovremo aspettare per avere più spazio, per avere più aria? Questo perchè a mio giudizio più che spogliatoi si deve parlare di fognatura (causa la puzza che si sente e soprattutto nei mesi estivi).

lettera firmata Operaie del Rep. 1513

Già altre volte abbiamo ricevuto lettere di questo tipo. Siamo pienamente d'accordo. Quello degli spogliatoi è un vero sconcio. Un posto che dovrebbe essere per igiene salubre, arioso e spazioso si riduce ad essere un seminterrato privo d'aria, nient'affatto salubre né tanto meno spazioso. Ci risulta che già tempo fa la C.I. aveva denunciato questo stato di cose e la direzione si era impegnata a porvi rimedio. Ma sono state promesse da marinaio... A nostro avviso occorre una decisa presa di posizione di tutti i lavoratori che ponga fine a questo sconcio. * * *

Caro Radar, ti scrivo queste due righe per esprimerti un mio parere sulla mensa. E' vero che abbiamo conquistato di pagare il pasto 5 lire, ma è altrettanto vero che la direzione recupera quello che è stata costretta a dare, peggiorando la

Variazione percentuale della produzione Industriale media 1967 media 1968 die. 1968 media 1966 media 1967 che. 1967 INDUSTRIE ESTRATTIVE INDUSTRIE MANIFATTURIERE alimentari bevande tabacco tessili seta e cotone lana fibre dure e tessili varie calzature abbigliamento legno (escluso mobilio) mobilio e arredamento . carta e cartotecnica . pelli e cuoio gomma elastica . . chimiche . produz. cellulosa e fibre tessili artificiali e sintetiche . derivati petrolio e carbone minerali non metalliferi ,. . ~tallurolche + 6.4 + 8.8 + 5,0 + 3,2 + 3,8 - 2,3 - 0,4 - 7.3 - 0,1 + 12,0 + 2.8 + 5.3 + 9.2 + 12,1 + 1,6 + 11,3 + 8,2 + 3.3 + 6,2 + 15,1 -4 112 + 10,2 + 6,1 + 4.3- 3,4 - 0,7 + 3,3 + 1,6 -i- 0,4 + 14,3 - 3.5 + 13.4 + 6,7 + 4,6 + 8.7 - 0,7 + 11,4 + 16,1 + 9,1 + 13,2 9A ..+ + 0,4 + 11,2 + 3,1+ 2.2 - 2,9 + 4,9 + 6.5 + 14.3 + 7,3 + 19,0 + 10,9 + 9.9 + 2,8 + 4.0 + 1,4 + 18.1 + 3,1 + 18.1 ±11.4 sneccaniche 13,3 ,+ + 4,4 + 13,5 produzione di lavori in metallo (escluse macchine e rnezzl 01 trasporto) . . . + 10,3 . + 7,4 + 23.7 costruzioni macchine non elettrjche + 16.8 + 2.9 ...t...2.2. macchine elettriche, apparecchi ¢ forniture, elettriche + 94 + 5,7 + 78 meccanica di precisione . + 15 9 + 1 20 8 costruzione dei mezzi di tra2291-to + 7,7 + 3,1 + 31.0 INDUSTIE ELETTRICHE . . . + 7,8 + 81 + 9,6 NUMERI INDICI DEI TASSI DELLE MINIME CONTRATTUALI DEGLI RETRIBUZIONI OPERAI Numeri indici base 1966 = 100 Variazioni 1968 _ 1967 1968 -196f AGRICOLTURA INDUSTRIE ' Estrattive Manifatturiere Alimentari Tessili Confezioni in serie Calzature Pelli e cuoio Legno Metalmeccaniche 109.18 104,97 104,63 10521 104.24 104,62 101,75 103.21 105,80 103,17 ' =A 114,75 109.04 108,93 108,98 108.52 110,55 106,97 109.89 111,33 109.43 12a +5,10 +3,88 +4,11 +3.58 +2,19 +5,67 +5,13 +6,47 +5.23 +8.07 ±192 Lavorazioni minerali non metalliferi Chimiche Petrolifere Gomma elastica Produzione fibre tenni artif. Carta e cartotecnica Poligrafiche Materie plastiche COSTRUZIONI PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE ENERGIA ELETTRICA E GAS COMMERCIO TRASPORTI . - --104,73 107,80 104,71 104,03 105,92 107,10 109.72 102,33 104,63 104,33 102.67 102,27 109.38 110,86 107,49 111,78 109,64 112,90 111,94 109,02 109,15 109.89 107,81 105,88 +4,44 +2.85 +2,65 +7,45 +3,51 +5,42 +2,02 +6,54 +4,32 +5,14 +4,81 +3,53

qualità e quantità dei piatti. E non ci vengano a raccontare che esiste il piatto speciale (con 100 lire in più) perchè si tratta di una assurdità.

Abbiamo lottato per la diminuzione del prezzo della mensa (non dei pasti) e quindi la direzione deve procurarci un pasto degno di tale nome.

Per non parlare poi della « lunga marcia » per arrivare al posto. Una vera schifezza che deve finire. Ci sono 55 minuti d'intervallo: 15-20 vanno via per la coda... Mi vuoi dire come si fa; non siamo lei robot. E' impossibile andare avanti così. E' una lamentela unica, di tutte le maestranze. E' necessario che questa lamentela si tramuti in iniziativa di lotta, per mutare questa realtà. Tutte le iniziative sono buone. Dall'astenersi improvvisamente dal pasto, a riportare indietro i cibi, a rovesciarli sui tavoli.

Occorre veramente porre la qu.e. stione mensa sul terreno di lotta. Non è giusto demandare o peggio ancora dare la responsabilità ai membri di C. I. Una simile posizione serve a mascherare le responsabilità che SOT10 solo ed esclusivamente della direzione. Ri- tengo anche che tutti i lavoratori si debbano porre l'obiettivo di essere loro stessi i gestori della mensa. Solo così risolveremo questo grosso problema.

lettera firmata - operai rep. 1513 Siamo pienamente d'accordo con quanto dici, e riteniamo che su questa base debba muoversi l'iniziativa dei lavoratori. * * *

Caro Radar,

da un po' di tempo a questa parte il mio reparto è diventato una zona « d'operazioni militari ». Vengono installati ponti, il frastuono è elevato, ed il muoversi all'interno del reparto e lo stesso lavorare nostro è periocloso, pericolo derivato dalla caduta di oggetti vari ecc.

Tutto per installare, così si dice, nuovi condizionatori d'aria. A parte il fatto che arrivino notevolmente in ritardo (il caldo lo stiamo subendo adesso) mi sembra che, così come stanno le cose, sa-

rebbe stato più opportuno iniziare. il lavoro in assenza delle maestranze (ferie).

lettera firmata - operaie rep. 1516

Quanto affermi corrisponde a verità. La pericolosità esistente rende malsicuro il lavoro e mette in pericolo l'incolu nità fisica dei lavoratori (come già successo). Certamente sarebbe stato più opportuno fare questi lavori in assenza delle maestranze, perlomeno per i lavori che richiedono l'installazione di ponti, spazio per i vari trasporti ecc. Ma come sempre queste cose non vengono tenute in considerazione. L'obiettivo deve essere raggiunto, anche se questo può portare a gravi conseguenze. Riteniamo che quando si prospetti un pericolo per li'ncolu inità fisica, vi sia un'immediata risposta dei lavoratori, abbandonando il posto di lavoro. Cioè una decisa risposta per « far sentire a chi non vuol sentire ».

La nuova legge per le pensioni è il raggiungimento di un risultato che se pur parziale, certamente è positivo per molte ragioni. Il risultato positivo conquistato, sia pure parziale, ha dimostrato due cose : la prima, che nè governo nè padrone danno qualcosa senza la lotta dei lavoratori, neppure in campo assistenziale e previdenziale; la seconda che i lavoratori hanno preso profondamente coscienza dell'importanza dei problemi previdenziali .

Prendiamo quindi impegno di tornare in rhodo approfondito sull'argomento delle pensioni non appena saremo in possesso dei criteri d'interpretazione della legge da parte dell'INPS.

Quello che ci preme ora di indicare ai lavoratori è la crisi della mutualità nei cui riguardi ricorrono le proteste per la esiguità delle prestazioni e il deficit finanziario.

Questa questione impone ai lavoratori ed alle organizzazioni sindacali di rivolgere, ora, con lo stesso impegno e la stessa cura messa nel trattare il problema delle pensioni, la loro attenzione ai problemi della riforma sanitaria nazionale.

Riteniamo che un primo passo in questo senso sia dare soluzione al problema dell'unificazione organica dei patronati assistenziali di emanazione sindacali, con la formazione di comitati unitari di fabbrica, definendo un atteggiamento comune da assumere nei confronti degli Enti previdenziali sui problemi della vigilanza e nella rivendicazione del diritto di presenza e di attività del patronato assistenziale del sindacato nella fabbrica.

Per informazioni, chiarimenti ecc. rivolgetevi al delegato aziendale dell'INCA-CGIL, compagno Maruzzelli Michele.

ORIZZONTALI

Era pittore e della Francesca. Elemento dell'aria. La usano spesso i lavoratori contro i padroni. Nome greco di Troia. 3/4 di Zama.

Organizzazione sindacale.

7 = 6!

Equino o tonto, stavolta senza coda. Il sindacato metalmeccanici aderente alla C.G.I.L. •Verona.

Un famoso Peter. Aosta.

VERTICALI

Si occupa di ladri, bische, ma spesso uccide i lavoratori. Più sola di una penisola. Giudica, nel linguaggio aulico. Cerimonia. Yoga senza testa. Celebre.

Solito messaggio di soccorso. Targa austriaca.

Pena, colpa.

Quello gratis dal 1° luglio è prossimo.

Lo sono ben poche cose.

4 3 4 6 8 a FUWITE Di- DIR/9 " k-3411tAaRRIEAAT' AFik N N 5:31t.:z,A GNET0F8N, NE, - • - , i LAVORATORI DE A ELt.. CRUCIVERBA 7 io e i 3 4 5 tL 7 11 INCA

il lavoro costa poco

Dagli anni della ricostruzione seguiti alla fine dell'ultima guerra mondiale, una delle tendenze di fondo dello sviluppo economico Italiano è stata quella dell'allargamento della forbice tra produzione e produttività da una parte e occupazione e salari dall'altra. Le grandi lotte per I rinnovi contrattuali del 1962-63 Imposero un rovesciamento momentaneo di tale tendenza. Tanto è bastato per mettere In stato di all'erta permanente l'alta borghesia italiana e, In generale, I difensori, dichiarati o no, dell'attuale alstema economico-sociale. Da allora II discorso sulla pretesa « necessità « dl contenere il costo del .cro non è stato più abbandonato, a,-,che se ha perduto ovviamente i toni drammatici Iniziali. Noi più volte abbiamo dimostrato, certo nei limiti consentiti dalle statistiche esistenti, come dal 1964-65 lI costo unitario del lavoro sia diminuito,

ma non è colpa nostra se l'ISTAT, con tutti i mezzi che ha a disposizione non è In grado di fornire dati sufficienti e attendibili sulla produzione o sul mercato dei lavoro. Ma tant'è, anche se usiamo dati ufficiali, i padroni di noi non si fidano: non è che discutano le nostre elaborazioni, semplicemente fanno finta di non considerarle. Ma questa volta abbiamo deciso di ricorrere ad una fonte certamente non sospetta I 'Econongst di Londra.

Il grafico non ha bisogno dl molti commenti: dal 1963 al 1968 l'Italia è l'unico, tra i paesi considerati, in cui il costo salariale per unità di prodotto sia diminuito. Viceversa l'Inghilterra, nonostante la politica dei redditi, ha registrato gli aumenti più forti. Ma i padroni si tranquillizzino, i lavoratori italiani sono fermamente intenzionati a rimontare la classifica.

Forse che Garda non è un bel lago ?

La SSA-FIOM ha organizzato una gita tra i lavoratori della GT & E, che ha avuto come meta Desenzano sul Garda. Le adesioni delle ragazze e dei giovani è stata molto elevata e la simpatia dei partecipanti promette allegria. Il dio Giove ha completato l'opera procurando ai gitanti un sole da grandi occasioni. Naturalmente grandi bagni di sole e di lago (nessun affogato, ma parecchi arrossamenti) sono state le attività principali dei gitanti.

Le beatitudini che sa dare il sole quando si è sdraiati vicino all'acqua le conosciamo tutti e altrettanto bene conosciamo la nostalgia che ci prende quando quel bel sole caldo comincia a scendere dietro le montagne e sembra che al suo posto venga messo un cartello stradale con sopra scritto « Milano Km. 150 ».

Beh. vi possiamo assicurare che questa volta la nostalgia si è calmata presto: per tornare alla tanto amata città c'era ancora tempo, e un po' di musica, in compagnia, era l'ideale.

E' ovvio che con la musica non si sta fermi e che le leggiadre fanciulle del clan si sono felicemente incontrate con gli agili (e meno agili) baldi giovani.

Poi, per forza, siamo dovuti tornare. Ecco, in conclusione, noi sul Garda ci ritorniamo, con tutti i giovani (sotto i 70 anni) che vogliono venirci. Forse che il Garda non è un bel lago?

1968 1967 063 1964 i r COSTO SALARIALE PER UNITA' DI PRODOTTO 115 110 105100-, ITALIA 95

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