Marzo 1969
La società, la donna
Il tipo di sviluppo economico e sociale che il sistema capitalista ha imposto al nostro Paese, ha dimostrato sempre di più come le esigenze di fondo dell'emancipazione femminile trovino nel « sistema » l'ostacolo fondamentale. Infatti il capitalismo italiano affida alle donne il triplice ruolo di massa di riserva dell'occupazione, di protagonista di consumi profondamente squilibrati e distorti, di sostegno degli squilibri in atto nel
Paese, confermando che la subordinazione delle masse femminili costituisce uno dei principali sostegni su cui poggia l'attuale assetto economico. Il permanere ed il consolidarsi di un tale equilibrio è sostenuto ed agevolato dal potere politico delle classi dominanti ed è di conseguenza l'obbiettivo della lotta per l'emancipazione femminile.
La battaglia dell'emancipazione non è una battaglia puramente « di
parità di diritti », non si esaurisce con la conquista di diritti, anche se di questi non si disconosce la portata, ma essa presuppone la rottura dell'attuale equilibrio economico e strutturale, saldandosi alle lotte generali del Paese per riforme di struttura, per una programmazione democratica ecc. La questione del ruolo della donna nella società è uno dei problémi di liberazione dell'umanità, nessun Paese capitalista, anche quelli con società più opulenta, hanno realizzato una trasformazione del rapporto donna-società, cioè un inserimento pieno della donna come essere sociale nel processo produttivo ed una trasformazione dell'economia domestica in forma di organizzazione sociale. L'oppressione oggi della società si configura: massiccio attacco ai livelli di occupazione, vanificazione delle conquiste paritarie, imposizione di una vita isolata nei quartieri privi di vita sociale, distruzione del tempo libero, organizzazione dei servizi pubblici e sociali sacrificati alla scelta dei consumi privati.
Anche nella nostra provincia si riconferma il ruolo subalterno della donna nella produzione, costituendo per il padronato, la società un esercito di riserva. La parità salariale conquistata, in pratica non esiste, poichè le differenze salariali reali coi lavoratori si aggirano mediamente ,dalle 10 alle 20 mila lire mensili.
Anche per quanto concerne la presenza femminile nelle scuole si segue in 2
Dalla prima
nota il ruolo subalterno che la società affida alla donna il frutto di un costume arretrato che vuole la donna estraniata dalla società e confinata nella famiglia. Complessivamente, si può affermare che la condizione della donna urta contro una organizzazione economicosociale e giuridica e accentua le contraddizioni fra una nuova coscienza e realtà, fra la spinta od un ruolo e ad una partecipazione diversa della donna e la posizione arretrata che il capitalismo gl'impone di occupare nella società. Per questo occorre una sempre più valida presa di coscienza da parte del movimento femminile, nel portare avanti una lotta sempre più ferma e decisa per modificare, cambiare le antiquate strutture, i costumi, il « quadretto » storico con cui si è voluto dipingere il ruolo della donna nella società.
ALCUNI DATI
Occupazione nell'industria a Milano e provincia
Dopo un calo subìto nel 1963-64, l'occupazione femminile nel 1965 contava 190.648 unità, pari al 31,2<A, del, totale della mano d'opera occupata.
Al dicembre del 1967 subisce una diminuzione di 7.117 unità. La diminuzione si verifica particolarmente nel settore tessile (meno 19 mila lavoratori dal 1964 al 1968) e nei settori metalmeccanico, chimico e gomma, alimentari, mentre aumenta lievemente nell'abbigliamento.
Scuola a Milano e provincia
Mentre fino al 14° anno di età la presenza delle ragazze è pressochè uguale a quella dei ragazzi, nelle scuole medie superiori la presenza femminile incomincia a diminuire sensibilmente. E quasi assente negli istituti tecnici industriali (185 donne su 12.347 stu-
denti) mentre le donne sono circa là metà degli studenti negli istituti ad indirizzo commerciale. All'Università eccede polo il 7'5, delle donne dai 20 ai 25 anni. Da un obiettivo esame delle nostre condizioni di lavoro, abbiamo individuato alcuni problemi che ci interessano particolarmente e sui quali invitiamo tutte le donne ad esprimere un loro giudizio.
Questi i problemi: Riduzione dell'orario di lavoro a 40 ore settimanali a parità
di salario.
Aumento salariale di L. 50 orarie.
Eliminazione del lavoro a cottimo.
Esame gnerale con il comitato tecnico delle qualifiche.
Costruzione di un asilo-nido aziendale (come prescritto dalla legge).
SCRIVETECI!
La Commissione femminile della SSA
sabato 8 marzo alle
ore 15
un corteo di lavoratrici partirà da piazza Castello, per recarsi, attraverso le vie della città, in piazza della Scala.
La C.C.d.L. invita le lavoratrici a partecipare numerose alla manifestazione, cui potranno prendere parte anche gli altri lavoratori.
EVVIVA L'8 MARZO GIORNATA DI LOTTA PER LIMANO
PAZIONE FEMMINILE
TUTTE LE LAVORATRICI ALLA MANIFESTAZIONE DELL1 8 MARZO!
ISCRITTE ALLA FIOM N. 125
Le donne rappresentano il 30 5 degli iscritti alla FIOM per il 1969.
Ma occorre constatare che ancora molte, troppe donne non sono iscritte al sindacato.
Occorre superare timori e paure aderendo in massa alla FIOM.
RIFORMA PENSIONISTICA
I punti dell'intesa Governo-Sindacati
MINIMI
A decorrere dal 1° gennaio 1969 aumento da 18.000 a 23.000 lire per i pensionati da 60 a 65 anni;
aumento da 21.900 a 25.000 lire per i pensionati oltre i 65 anni; aumento del 10% per le pensioni superiori ai minimi;
aumento da 13.200 a 18.000 lire per i lavoratori autonomi (commercianti, artigiani, coltivatori diretti).
SCALA MOBILE
Per tutte le pensioni vecchie nuove è istituita la scala mobile (basata sulla contingenza calcolata dall'ISTAT) che rivaluta l'assegno di pensione ogni anno se la variazione della contingenza è di due punti e ogni due anni se è di un punto.
RENDIMENTO
Agganciamento delle nuove pensioni, a partire dai 1° gennaio 1969, per 40 anni di attività al 74% per cento dell'ultimo salario anzichè al 65% come è attualmente; agganciamento all'80% rispetto all'ultimo salario (sempre per 40 anni di attività) per chi va in pensione dal 1° gennaio 1976.
CUMULI
Ripristino della pensione di anzianità per i lavoratori che non hanno ancora raggiunto l'età pensionabile pur avendo 35 anni di contribuzione;
ripristino dei cumuli pensione-salario: inte-
grale fino alle pensioni di 25.000 lire; con assorbimento del 50% sulla parte eccedente per le pensioni da 25.000 a 100.000 lire. Nessun cumulo per la parte di pensione eccedente le centomila lire. Dopo i 65 anni cumulo completo.
PENSIONE SOCIALE
A partire dal 1° gennaio 1969 è istituita la pensione sociale di 12.000 lire per tredici mensilità per tutti i non assicurati che abbiano superato i 65 anni.
FONDO SOCIALE
Lo Stato si assume gradualmente, entro il 1976, l'onere del 7,28% della pensione sociale, oggi a carico dei lavoratori dell'industria.
INVALIDITA'
Aumento del 10% delle pensioni di invalidità ma nessun agganciamento alle nuove norme.
RIFORMA INPS
Il consiglio dell'INPS sarà composto da 17 rappresentanti dei lavoratori dipendenti, un presidente nominato dal Presidente della Repubblica su proposta del ministro del Lavoro, un dirigente d'azienda, due rappresentanti del personale dell'INPS, quattro rappresentanti per i contadini, artigiani e commercianti, nove per i datori di lavoro, cinque per i ministeri vigilanti; più i presidenti dell'INAM e dell'INAIL.
Festa internazionale della donna
L'8 marzo ricorre la Festa internazionale della donna.
Questa festa non è simbolica, ma si richiama al sacrificio di 129 operaie che perirono nell'incendio della fabbrica COTTON di New York, appunto 1'8 marzo dell'anno 1908.
Questo avvenne perchè nel momento in cui scoppiò l'incendio le - donne si trovavano' praticamente sbarrata ogni via di salvezza, poichè le porte erano state chiuse per evitare che le operaie incontrassero i loro dirigenti sindacali.
Nel 1910, alla Conferenza femminile tenutasi a Copenhagen, si decise di dedicare il giorno 8 marzo a tutte le donne del mondo, perchè nel ricordo delle loro compagne barbaramente uccise dall'egoismo padronale rinnovino il loro "impegno di lotta per un cambia-
mento sostanziale della società. Così deve essere per noi tutte, noi dobbiamo ricordare quel sacrificio e impegnarci maggiormente per migliorare le condizioni di vita di lavoro nella nostra fabbrica nella società.
Ancora oggi si uccidono i lavoratori in sciopero, e Avola è un esempio e anche se non si uccide si cerca sempre di fiaccare con le rappresaglie e le ingiustizie il loro spirito di lotta contro lo sfruttamento.
Le donne sono sempre più numerose alla testa delle lotte della classe operaia, esse sanno che su di loro lo sfruttamento è doppio si manifesta con una disparità salariale ancora effettiva data dalle discriminazioni sui cottimi, sulle qualifiche, sui ritmi di lavoro
alla catena di montaggio. Anche il doppio lavoro fabbrica-casa è un'arma nelle mani de lpadronato, perchè la carenza dei servizi sociali, di asili-nido, di scuoleI mantiene una larga maggioranza di donne alla stregua di esercito di riserva di manodopera a poco costo e costringe migliaia di lavoratrici ad abbandonare il lavoro quando hanno una famiglia.
Contro questa situazione sociale oggi le lavoratrici si debbono battere e, impegnare tutte le loro forze per un lavoro più qualificato e meglio retribuito, per la sicurezza sociale per sè e per i propri figli.
SIA QUINDI L'8 MARZO IL SIMBOLO E L' IMPEGNO PER L'ULTERIORE EMANCIPAZIONE DELLE MASSE FEMMINILI. W L'8 MARZO