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Punto temi1

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giornale periodico delle -

maestranze

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Anno l - n. 1 - Aprile 1962

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Parola d'ordine:

E' nato: a noi farlo vivere Da tanto tempo sentivamo la necessità di avere un nostro foglio attraverso il quale poter elaborare e discutere quei problemi che, grandi e piccoli, si dibattono nella nostra azienda; problemi che spesso, anche se toccanti realtà esistenti erano purtroppo relegati al piano del pettegolezzo della politica di gruppo. Ciò era inevitabile che accadesse per la eterogeneità degli elementi che compongono la nostra comunità; comunità, se si vuole, rispecchiante le stesse caratteristiche di una qualsiasi altra, ma che si dibatte vive in condizioni nuove, le quali, da un sommario bilancio, ci hanno colto « tutti » impreparati. Perciò compito specifico di questo giornale, anche se di formato ridotto, è quello di contribuire ad ottenere l'unità di tutti noi, unità non intesa in senso paternalistico o demagogico, o adottata esclusivamente come tattica mezzo per determinare la contrapposizione del due blocchi tradizionali: lavoratori-dirigenti, ma strumento composto dagli uni e

TENERE VIVA

dagli altri in un insieme armonico operativo, unica vera espressione pratica del concetto, spesso usato per fini tutt'altro che giusti, di democrazia. La via da percorrere non è breve e certamente avrà i suoi ostacoli e le sue asperità ma se sapremo usare a buon profitto i nostri sentimenti più belli e la nostra ragione, bandendo per sempre le rivalità e le gelosie, anzi facendo in modo che al loro sorgere, anzichè un campo fecondo determinato da altrettante gelosie represse o risentimenti personali, trovino una barriera formata dalla lealtà reciproca adatta a dimostrare tutta la loro ridicola meschinità, sicuramente vi riusciremo. E' però evidente che onde questo foglio possa giungere a tanto, tutti abbiano a partecipare alla sua formazione, con scritti e con la collaborazione manuale, che cioè, lo aiutino a crescere saldo e robusto, come noi lo abbiamo aiutato a nascere.

LA RESISTENZA Questo primo numero del nostro giornale di fabbrica vede la luce nell'imminenza delle celebrazioni della Liberazione, il 25 di Aprile. La coincidenza è di buon auspicio, se è vero che la nascita di un libero organo di democrazia aziendale trae le radici della propria possibilità — non dimentichiamolo — da quel passo decisivo in avanti che il popolo italiano ha saputo compiere diciassett'anni or sono con l'abbattimento del fascismo. Se riandiamo col pensiero a soli dieci, od otto anni fa, nel pieno dell'offensiva antipartigiana condotta dai governi di De Gasperi e di Scelba, vediamo che oggi il compito di affermare i valori dell'antifascismo si è fatto più facile: nell'opinione pubblica, nella letter~ nel cinematografo, persino nelle scuole sono state superate le barriere del qualunquismo, dell'agnosticismo colpevole, e i valori più alti della Resistenza entrano ormai apertamente come parte insostituibile nella costruzione di una coscienza nazionale moderna e civile. Ma proprio questo più largo riconoscimento fa risaltare la maggiore ampiezza dei compiti che stanno oggi di fronte all'antifascismo militante: non si tratta più solo di tenere viva una fiamma, ma di conquistare alla sua luce la coscienza nazionale in tutta la sua estensione, la sua complessità, le sue particolarità che si rinnovano sempre. A noi, che nella nostra tipografia rappresentiamo un punto d'avanguardia nella vita democratica e civile del Paese, spetta di partecipare a quegt'opera di chiarificazione e di ispirazione della coscienza della nostra cittadinanza. Sarebbe tragico errore smobilitare le coscienze quando il pericolo della degenerazione fascista è ben lungi dall'essere stato estirpato alle radici e torna, ogni poco, a riproporsi in forme nuove sull'orizzonte internazionale ed in Italia. La recente virulenza dell'OAS e il suo immediato ramificarsi sono li ad insegnare. Sia dunque accesa in noi la luce della vigilanza, contro ogni accettazione passiva di suggestioni che giungono dall'alto, contro ogni acquiescenza alla fatalità, alla disgregazione morale: sia sempre desto lo spirito critico, unito alla conoscenza della nostra tradizione antifascista perchè essa si sviluppi e

esse

Una conquista di popolo:

LA PACE! La pace! Questa parola risuonò su milioni di bocche nel settembre '43, all'annuncio dell'armistizio. Ma per poco. Il tradimento della casa reale e delle alte gerarchie militari affossò irrimediabilmente, dopo pochis-

Alla GATE A voi tutti colleghi della " GATE " giungano attraverso questo foglio i nostri più vivi e cordiali saluti. Ora che anche noi abbiamo il nostro portavoce ufficiale, e ne siamo orgoglio. si avremo la possibilità di tessere una rete di corrispondenze atte a scambiarci le esperienze maturate nel nostro lavoro comune, anche se svolto a tanti chilometri di distanza. Certo, noi siamo solo agli inizi e dobbiamo ancora percorrerne della strada per raggiungervi, ma la buona volontà,,mm ci manca. A voi dunque le nostre sincere espressioni di saluto e ci auguriamo che tutti e due i complessi assieme possano indicare e dimostrare ai lavoratori italiani come il lavoro inteso in senso libero e democratico, non sia sfruttamento, umiliazione e schiavitù per l'uomo.

simi giorni di illusione, questa speranza, divenuta improrogabile bisogno di tutto il popolo. Anni duri succedettero a questa giornata di troppo breve gioia; anni colmi di morte e distruzione, fra i peggiori della storia umana; e quell'ingenuo entusiasmo fu sommerso dai lutti, dalla fame; la crudeltà divenuta regola di vita affogò l'uomo nella palude del caos, lo rese vile e opportunista, gli chiuse gli occhi di fronte all'orrore generale con la benda del più spinto egoismo: la sua unica aspirazione divenne la sopravvivenza. Ma nell'affannoso disordine alcuni (pochi, in principio) imboccarono la via giusta;,altri si aggiunsero nello scorere del tempo; divennero molti. Espressione di un popolo tradito e martoriato giurarono giustizia, vollero la pace. La fiamma accesa sui monti scese, dilagò, fino a bruciare in un attimo la schiavitù, la persecuzione, l'odio. La pace! gridammo allora, nell'aprile '45, sulle orme dell'oppressore in fuga, in faccia ai vigliacchi tremanti, circondando, quasi reverenti, quegli uomini dal fazzoletto rosso al collo e dalla testa alta. Imparammo tutti qualcosa, in quel giorno. Ricevemmo tutti un colpo, dentro, il cui segno non si canéellera più. Per la prima volta avevamo ottenuto ciò che volevamo, costruendolo da noi, con lé nostre mani e con il nostro sangue. Non era la pace voluta dai grassi imboscati e dai pavidi generali, dai «. signori ». Era la nostra pace. Era una nostra conquista, per la prima volta.

Un'epoca si era chiusa, una nuova coscienza diventava patrimonio comune. Altri anni, molti, sono passati. Ancora una volta il tradimento, subdolamente, cerca di farci rimpiangere anche quell'entusiasmo. Ma, anche se molti l'hanno rinnegata, la coscienza rivelatasi in quella lontana primavera ha gettato radici profonde: è viva e brillante come quella luce accesa sui monti a indicare che le tenebre possono essere sconfitte. La nostra pace; la nostra più bella conquista, sapremo difenderla, ancora e sempre, contro tutte le viltà e gli appetiti: E se saremo costretti a metterla in gioco, sarà solo per farla più grande e più giusta. E, ancora, ci riusciremo. AUGUSTO DELLA VALLE

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IN QUESTO NUMERO

ei Considerazioni su una votazione Cercatori d'oro a Milano (

racconto)

Il problema dell'edilizia popolare L'anniversario della Resistenza II problema del tempo libero Concorso fotografico Accordi tra C. I. e Direzione

rinnovi di continuo e possa evitare il pericolo di ripiegarsi inaridire come cosa lentamente sorpassata. La Resistenza infatti, per la universalità dei suoi valori morali non avrà mai cosa da lasciare sorpassare. E la coscienza di ciò — anche — è capace di illuminare il quotidiano lavoro di tutti noi e renderlo ancor più degno di essere svolto. Accanto al buon risultato tecnico o economico di ciò che ogni giorno facciamo. cercheremo di far vivere sempre, innanzitutto in noi — nel modo come lo facciamo — un valore morale elevato, proprio di una collettività di lavoratori democratici antifascisti quali siamo noi tutti del complesso editoriale della TEMI. Giacche ancora una volta — e Nere -sempre 0- 010 la voce della Resistenze la appello innanzitutto alle nostre coscienze. 'REMO BERN ASCON

Dove siamo Questo nostro piccolo giornale aziendale « Il Punto della T.E. MI. » nasce in un grande complesso moderno tipografico creato dai comunisti con l'aiuto di tutti i lavoratori, operai, braccianti, artigiani, intellettuali: tutti uniti difendiamo la vera democrazia nel nostro Paese. Noi abbiamo la fortuna di fare parte di questo grande complesso. Dimostreremo cura e attacca. mento nello svolgere il nostro lavoro, perchè è il frutto dei sacrifici e delle lotte dei comunisti e di tutti i lavoratori per avere un avvenire migliore e attraverso la nostra stampa esprimiamo tutti i nostri desideri e le nostre necessità. Facciamo un augurio perchè questa tipografia sia di esempio per chi sfrutta ingiustamente il lavoratore. Ora facciamo il punto delle nostre cose: esprimere i nostri sentimenti, criticare per migliorare, con una critica onesta sincera, senza preconcetti personali, tesa a migliorare semper più il nostro lavoro. Per ora ci limitiamo ancora ai ricordi di un passato per noi. che abbiamo lavorato in una azienda dove il padronato aveva come solo scopo lo sfruttamento e la ingiustizia. Qui sarà diverso, perchè vediamo nei nostri dirigenti sentimenti umani, leali e di stretta collaborazione con le organizzazioni dei lavoratori. Noi faremo ogni sforzo i per comprenderci sempre più ed amarci. Vogliamo l'unità, la fraternità fra tutti, la più stretta collaborazione per avere una migliore produzione. Altri lavoratori ci guarderanno, altri ci seguiranno, qualcuno ci invidierà per la nostra democrazia che tutti i lavoratori per ora sognano. Ed ora colleghi, compagni, fate che questo nostro periodico viva. Collaborate, scrivete le vostre critiche o le vostre esperienze tecniche perchè « Il Punto » è nostro ed è l'espressione dei lavoratori semplici. GIUSEPPE GUIDONI


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