PRISMA '68 ANNO li N. 1-2
Ma chi l'ha vinta questa battaglia ? Il tempo guarisce tutti le ferite e tutto avvolge nel suo oblio. Gli avvenimenti di qualche mese fa sembrano ormai un ricordo lontano e molti hanno forse già' dimenticato i motivi di quelle lotte e i termini dell'accordo che le aveva concluse. Ora noi vogliamo rinverdire certi ricordi con annotazioni che non abbiamo potuto fare immediatamente all'indomani della firma di quello che preferiremmo chiamare « disaccordo » più che accordo. Diciamo innanzi tutto che il nostro giudizio è complessivamente negativo per motivi che vi invitiamo a considerare. In ogni numero di questo giornale abbiamo sempre esaltato la compatta partecipazione dei dipendenti alla lotta perchè, in effetti, per la prima volta abbiamo saputo dare una prova di maturità e di unità fra tutti i settori dell' organizzazione Olivetti. Ma non possiamo. fare a meno di osservare che questa unità ha lasciato intravedere alcuni « spazi » vuoti. Ci riferiamo a quel gruppo di indifferenti ed a coloro, capi gruppo soprattutto che, pur interessati dalle rivendicazioni, con il loro assenteismo hanno dato un pessimo esempio a quei pochi indecisi. (Proprio ai capi gruppo sarà bene dedicare in seguito un discorso più approfondito per chiarire l'equivoco in cui sonnecchiano). Per quanto riguarda i sindacati bisogna dire che alcuni settori hanno tentato di soffocare la volontà di lotta di contenerla entro certi limiti di perbenismo, altri hanno brillato per i loro tentativi di mediazione ad ogni costo ed altri ancora hanno dimostrato nei fatti una pericolosa tendenza a prendere decisioni sulla testa dell'assemblea. A parziale giustificazione di questi diversi atteggiamenti stanno i sintomi di « stanchezza » dimostrata durante le ultime fasi della lotta. Anche in questo senso l'attendismo dell'Azienda ha avuto ragione. Infine l'accordo. Come è possibile definire positivo un accordo che soddisfa solo un terzo delle richieste contenute nella piattaforma rivendicativa? Come possiamo ritenerci soddisfatti di un accordo, raggiunto dopo tante lotte e sacrifici, il cui unico beneficio tangibile si riduce alle 3.800 lire di indennità mensa, all'equivalente cioè di «una gazzetta ed un panino» al giorno. Per quanto riguarda l'acconto sui premi di gara, ad esempio, la percentuale del 45 % della media premi percepiti nell'anno precedente non solo non rispecchia appieno lo spirito e i termini della richiesta inserita nella piattaforma rivendicativa, ma si risolve in una garanzia per l'Azienda prima che per il dipendente. Se si prende come campione la fascia di venditori 06 la auota di acconto mensile si aggira mediamente sulle 45 mila lire, pari cioè a 500 ,pila lire annue. E non si è mai verificato che un venditore di
marzo 1969
PERIODICO DELLA SEZIONE SINDACALE OLIVETTI - FIOM
PER UNA NUOVA DIMENSIONE
Un salto qualitativo Per un maggior potere in azienda Le lotte sostenute qualche rneae addietro da tutti i dipendenti hanno dimostrato che qualche volta sindacato e commissione interna si rivelano organismi nettamente separati, estranei quasi alla « base », alla massa dei lavoratori, i quali non sempre riconoscono nella politiCa sindacale all'interno e fuori dell'azienda l'espressione adeguata, concreta delle loro esigenze. Proprio da questa considerazione nasce la necessità di rinnovare questi indispensabili istituti. Essere oggettivamente fuori dalla realtà della vita del lavoratore alli'nterno dell'azienda, tentare
Alummer...
questa fascia abbia maturato in un anno meno di 500 mila lire di premi. L'Azienda, che quando vuole sa fare sfoggio di dati statistici, sa bene quale è la media premi annuale di ogni venditore e tuttavia, fissando la percentuale del 45 %, si è garantita un larghissimo margine di sicurezza. Si erd avanzata la richiesta di garantire dei minimi retributivi perchè è indiscutibile che i premi rappresentino ormai parte integrante della retribuzione, e il dipendente fa affidamento sui premi quanto ne fa sullo stipendio. Se la percentuale fosse stata fissata, ad esempio, nella misura del 70 % il dipendente veramente avrebbe avuto garantita una certa tranquillità di retribuzione e all'Azienda sarebbe rimasto ancora un più che ragionevole margine di cautela. Con una mano hanno concesso l'acconto e con « le altre » hanno eliminato i premi di regolarità. In più la revisione dei massimali di gara è stata sì fatta, ma in meno. Bello sforzo, non c'è che dire. Infine i problemi degli impiegati rimangono ancora insoluti. Queste in breve le considerazioni che ci vietano di giudicare positivo il recente accordo. E' triste dover trarre conclusioni poco entusiasmanti soprattutto dopo quanto è stato fatto da ognuno di noi, dopo le lotte sostenute, dopo incontri con vari presidenti e promesse non mantenute. E l'Azienda ci rimprovera ancora di aver fatto le agitazioni. E' il colmo. La realtà è che ci troviamo di fronte ad una Azienda che ha deciso di ignorare a tutti i costi i problemi dei dipendenti e continuare, possibilmente indisturbata, nella sua politica reazionaria e del ricatto morale. Ci conforta la convinzione che tutto quanto è stato fatto e quel poco che si è ottenuto rappresentino solo una tappa. Ma anche una lezione che ci servirà. In futuro avremo cura di essere un tantino più incisivi.
di creare l'unità politica dei sindacati senza la. partecipazione del lavoratore, significa tagliare fuori la forza vera del sindacato da qualsiasi forma di responsabilità, significa non tenere conto della volontà dei lavoratori. Ma significa anche tradire la funzione per cui è nato il sindacato. E' necessario trovare e sperimentare nuove forme di democrazia se non si vuol correre il rischio di trasformare il sindacalista in un burocrate .che chiede la tessera, che tiene comizi durante le agitazioni che manipola le assemblee a suo piacimento. Le esigenze del moderno e complesso mondo del lavoro pongono in primo piano la necessità della partecipazione democratica dei lavoratori, indipendentemente dal sindacato a cui appartengono, allo studio e alla redazione delle piattaforme rivendicative, alla conduzione della lotta ed alla trattativa stessa. Ma crediamo soprattutto che, proprio per la complessità dei problemi della vita aziendale, le analisi e le soluzioni possono essere trovate solo con la collaborazione di chi vive certe realtà, cioè con la partecipazione degli stessi lavoratori. Il problema è di trovare organismi nuovi, non contrapposti al sindacato naturalmente, in cui trovi posto una più larga rappresentanza di lavoratori. La commissione interna è composta da un numero estremamente limitato di elementi rispetto alla massa dei lavoratori perchè possa svolgere sempre
ri7e3----L,~00
con efficacia la sua azione. Se poi deve operare su una massa di lavoratori decentrati in più zone il suo compito diventa ancora più difficile e la sua opera dispersiva. E' nostra convinzione che la rappresentanza sindacale in azienda debba essere estesa ad un numero sempre mag, giore di dipendenti; che ogni filiale possa delegare propri elementi di fiducia che esercitino un maggior controllo sul rispetto della volontà dell'assemblea. Riteniamo cleé ehe in ogni sede, in ogni posto di lavoro si debbano costituire organismi che abbiano il compito di affiancare la commissione interna e il sindacato. Questi obbiettivi sono possibili soltanto rivendicando il diritto di assemblea nelle ore di lavoro e sul luogo di lavoro, diritto che è già di molte aziende. I lavoratori avrebbero così finalmente maggior potere, una diversa dimensione. Raggiungere questi obbiettivi significherebbe compiere un salto qualitativo di notevole importanza e svilupperebbe maggiormente la coscienza sindacale all'interno dell'azienda. Per rispondere a queste nuove esigenze delle forze vive dell'azienda è sorto a Milano un Comitato Unitario di base che opera autonomamente con il compito di raccogliere ed esprimere le istanze di tutti i lavoratori della Olivetti, collaborando con chiunque dentro e fuori dell'azienda sia disposto a dare un contributo positivo alla risoluzione dei nostri problemi.
p Eb1s\%\x\ p phsz i A'
halw‘t3.1-TC DEL't PEmslorki
R1FORMkk. E
t