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Prisma1

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Ma chi l'ha vinta questa battaglia ?

Il tempo guarisce tutti le ferite e tutto avvolge nel suo oblio. Gli avvenimenti di qualche mese fa sembrano ormai un ricordo lontano e molti hanno forse già' dimenticato i motivi di quelle lotte e i termini dell'accordo che le aveva concluse. Ora noi vogliamo rinverdire certi ricordi con annotazioni che non abbiamo potuto fare immediatamente all'indomani della firma di quello che preferiremmo chiamare « disaccordo » più che accordo. Diciamo innanzi tutto che il nostro giudizio è complessivamente negativo per motivi che vi invitiamo a considerare. In ogni numero di questo giornale abbiamo sempre esaltato la compatta partecipazione dei dipendenti alla lotta perchè, in effetti, per la prima volta abbiamo saputo dare una prova di maturità e di unità fra tutti i settori dell' organizzazione Olivetti. Ma non possiamo fare a meno di osservare che questa unità ha lasciato intravedere alcuni « spazi » vuoti. Ci riferiamo a quel gruppo di indifferenti ed a coloro, capi gruppo soprattutto che, pur interessati dalle rivendicazioni, con il loro assenteismo hanno dato un pessimo esempio a quei pochi indecisi. (Proprio ai capi gruppo sarà bene dedicare in seguito un discorso più approfondito per chiarire l'equivoco in cui sonnecchiano).

Per quanto riguarda i sindacati bisogna dire che alcuni settori hanno tentato di soffocare la volontà di lotta di contenerla entro certi limiti di perbenismo, altri hanno brillato per i loro tentativi di mediazione ad ogni costo ed altri ancora hanno dimostrato nei fatti una pericolosa tendenza a prendere decisioni sulla testa dell'assemblea. A parziale giustificazione di questi diversi atteggiamenti stanno i sintomi di « stanchezza » dimostrata durante le ultime fasi della lotta. Anche in questo senso l'attendismo dell'Azienda ha avuto ragione.

Infine l'accordo. Come è possibile definire positivo un accordo che soddisfa solo un terzo delle richieste contenute nella piattaforma rivendicativa? Come possiamo ritenerci soddisfatti di un accordo, raggiunto dopo tante lotte e sacrifici, il cui unico beneficio tangibile si riduce alle 3.800 lire di indennità mensa, all'equivalente cioè di «una gazzetta ed un panino» al giorno.

Per quanto riguarda l'acconto sui premi di gara, ad esempio, la percentuale del 45 % della media premi percepiti nell'anno precedente non solo non rispecchia appieno lo spirito e i termini della richiesta inserita nella piattaforma rivendicativa, ma si risolve in una garanzia per l'Azienda prima che per il dipendente. Se si prende come campione la fascia di venditori 06 la auota di acconto mensile si aggira mediamente sulle 45 mila lire, pari cioè a 500 ,pila lire annue. E non si è mai verificato che un venditore di

Le lotte sostenute qualche rneae addietro da tutti i dipendenti hanno dimostrato che qualche volta sindacato e commissione interna si rivelano organismi nettamente separati, estranei quasi alla « base », alla massa dei lavoratori, i quali non sempre riconoscono nella politiCa sindacale all'interno e fuori dell'azienda l'espressione adeguata, concreta delle loro esigenze. Proprio da questa considerazione nasce la necessità di rinnovare questi indispensabili istituti. Essere oggettivamente fuori dalla realtà della vita del lavoratore alli'nterno dell'azienda, tentare

Alummer...

questa fascia abbia maturato in un anno meno di 500 mila lire di premi. L'Azienda, che quando vuole sa fare sfoggio di dati statistici, sa bene quale è la media premi annuale di ogni venditore e tuttavia, fissando la percentuale del 45 %, si è garantita un larghissimo margine di sicurezza. Si erd avanzata la richiesta di garantire dei minimi retributivi perchè è indiscutibile che i premi rappresentino ormai parte integrante della retribuzione, e il dipendente fa affidamento sui premi quanto ne fa sullo stipendio.

Se la percentuale fosse stata fissata, ad esempio, nella misura del 70 % il dipendente veramente avrebbe avuto garantita una certa tranquillità di retribuzione e all'Azienda sarebbe rimasto ancora un più che ragionevole margine di cautela. Con una mano hanno concesso l'acconto e con « le altre » hanno eliminato i premi di regolarità.

In più la revisione dei massimali di gara è stata sì fatta, ma in meno. Bello sforzo, non c'è che dire. Infine i problemi degli impiegati rimangono ancora insoluti.

Queste in breve le considerazioni che ci vietano di giudicare positivo il recente accordo. E' triste dover trarre conclusioni poco entusiasmanti soprattutto dopo quanto è stato fatto da ognuno di noi, dopo le lotte sostenute, dopo incontri con vari presidenti e promesse non mantenute. E l'Azienda ci rimprovera ancora di aver fatto le agitazioni. E' il colmo. La realtà è che ci troviamo di fronte ad una Azienda che ha deciso di ignorare a tutti i costi i problemi dei dipendenti e continuare, possibilmente indisturbata, nella sua politica reazionaria e del ricatto morale. Ci conforta la convinzione che tutto quanto è stato fatto e quel poco che si è ottenuto rappresentino solo una tappa. Ma anche una lezione che ci servirà. In futuro avremo cura di essere un tantino più incisivi.

di creare l'unità politica dei sindacati senza la. partecipazione del lavoratore, significa tagliare fuori la forza vera del sindacato da qualsiasi forma di responsabilità, significa non tenere conto della volontà dei lavoratori. Ma significa anche tradire la funzione per cui è nato il sindacato. E' necessario trovare e sperimentare nuove forme di democrazia se non si vuol correre il rischio di trasformare il sindacalista in un burocrate .che chiede la tessera, che tiene comizi durante le agitazioni che manipola le assemblee a suo piacimento.

Le esigenze del moderno e complesso mondo del lavoro pongono in primo piano la necessità della partecipazione democratica dei lavoratori, indipendentemente dal sindacato a cui appartengono, allo studio e alla redazione delle piattaforme rivendicative, alla conduzione della lotta ed alla trattativa stessa. Ma crediamo soprattutto che, proprio per la complessità dei problemi della vita aziendale, le analisi e le soluzioni possono essere trovate solo con la collaborazione di chi vive certe realtà, cioè con la partecipazione degli stessi lavoratori.

Il problema è di trovare organismi nuovi, non contrapposti al sindacato naturalmente, in cui trovi posto una più larga rappresentanza di lavoratori.

La commissione interna è composta da un numero estremamente limitato di elementi rispetto alla massa dei lavoratori perchè possa svolgere sempre

con efficacia la sua azione. Se poi deve operare su una massa di lavoratori decentrati in più zone il suo compito diventa ancora più difficile e la sua opera dispersiva.

E' nostra convinzione che la rappresentanza sindacale in azienda debba essere estesa ad un numero sempre mag, giore di dipendenti; che ogni filiale possa delegare propri elementi di fiducia che esercitino un maggior controllo sul rispetto della volontà dell'assemblea. Riteniamo cleé ehe in ogni sede, in ogni posto di lavoro si debbano costituire organismi che abbiano il compito di affiancare la commissione interna e il sindacato. Questi obbiettivi sono possibili soltanto rivendicando il diritto di assemblea nelle ore di lavoro e sul luogo di lavoro, diritto che è già di molte aziende. I lavoratori avrebbero così finalmente maggior potere, una diversa dimensione. Raggiungere questi obbiettivi significherebbe compiere un salto qualitativo di notevole importanza e svilupperebbe maggiormente la coscienza sindacale all'interno dell'azienda.

Per rispondere a queste nuove esigenze delle forze vive dell'azienda è sorto a Milano un Comitato Unitario di base che opera autonomamente con il compito di raccogliere ed esprimere le istanze di tutti i lavoratori della Olivetti, collaborando con chiunque dentro e fuori dell'azienda sia disposto a dare un contributo positivo alla risoluzione dei nostri problemi.

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PRISMA '68
ANNO li N. 1-2 marzo 1969 PERIODICO DELLA SEZIONE SINDACALE OLIVETTI - FIOM
PER UNA NUOVA DIMENSIONE
salto
Per un maggior potere in azienda t
Un
qualitativo

L'accordo raggiunto dagli operai dello STAC dopo una lotta decisa e massiccia ha portato alcuni miglioramenti, nel rapporto di lavoro, che sono stati ampiamente discussi e valutati anche in maniera contrastante, perchè contrastanti erano i giudizi sulla opportunità di continuare o meno la lotta. Oggi, a distanza di qualche mese, sia-. mo convinti che l'Accordo rappresenti solo una tappa della lunga e non facile azione rivendicativa. Riparlare dei termini di quell'Accordo ci sembra ormai superfluo, dopo le numerose discussioni sostenute durante le riunioni.

Desideriamo invece soffermare l'attenzione sugli effetti di carattere morale, soprattutto, che si sono verificati nelle maestranze nel corso della lotta. Da qualche parte si sosteneva, con un certo timore, che sarebbe stato molto difficile riprendere la lotta con lo stesso impegno a distanza di mesi dalla firma dell'ultimo accordo. In realtà sì sta verificando il contrario, al punto di poter affermare che, al momento opportuno, i lavoratori dello STAC sapranno riprendere con maggiore decisione la strada verso la conquista delle vecchie e nuove rivendicazioni. E' una certo iza che nasce quotidianamente, anche se in maniera « discreta », dalle discussioni, dalle opinioni dei lavoratori. Ma è anche una convinzione che nasce da una analià che abbiamo fatto del nostro recente passato di lotte.

E' stato un periodo, non dimentichia.molo, ricco di avvenimenti che ci han'no fatto acquisite nuove esperienze, 'migliore visione dei problemi e soprattutto una maggior solidarietà tra lavoratori di tutti i settori dell'Azienda. Mai, prima delle ultime lotte sindacali, i lavoratori della Olivetti avevano dimostrato così chiara consapevolezza della necessità di essere uniti 'soprattutto quando si ha la sensazione che la lotta può non portare a raggiungere gli obiettivi desiderati.

Per meglio comprendere il significato che assume questa nuova realtà,

sia riferita al nostro lavoro, sia come premessa per una ulteriore acquisizione della coscienza sindacale, sarà bene rifare velocemente la strada percorsa, insieme, dai lavoratori, dalle organizzazioni sindacali e dalla commissione interna: assemblea che decide l'inizio della vertenze, prima giornata di sciopero, elaborazione di un programma di lotte, manifestazioni per le vie cittadine e ancora assemblee, discussioni e infine la conclusione di un accordo che, se non rispecchia il contenuto della nostra piattaforma rivendicativa, rappresenta in ogni caso la riprova che, se si vuole qualcosa, la lotta è l'unico mezzo per ottenerla. Il cammino non è stato facile, ma è servito anche a chiarire molte idee e a superare quelle divergenze di vedute che in passato avevano ostacolato noti poco la realizzazione di azioni rivendicative del tipo di quella ultima.

Il mito di questa « grande famiglia Olivetti » è crollato e noi tutti abbiamo compreso quanta ipocrisia si celasse dietro gli atteggiamenti paternalistici.

E, l'Azienda, ci auguriamo abbia mutato parere nei nostri confronti ed 'abbia trattò un utile ammonimento dalla dimostrazione di unità che tutti i lavoratori hanno dato. Ma anche noi abbiamo compreso che il miglioramento della nostra condizione dipende dalla maggiore conoscenza dei problemi sindacali in genere e dalla osservazione attenta di come si svolge quotidianamente la nostra vita in Azienda.

Rimane, tra gli altri, un grosso problema per noi dello STAC: quello cioso delle qualifiche. Un problema non certo facile, -ma non più tanto difficile perchè o'ra sappiamo di poter chiedere quanto 'è nel nostro diritto con uno decisione e convinzione maggiori chz in passato. La nostra coscienza di lavoratoii, la nostra dignità di uomini ci faranno ritrovare più uniti che mai alla ripresa del cammino verso nuov conquiste sociali ed economiche.

Una doverosa rettifica del nostro direttore

Pubblichiamo anche sul giornale la lettera inviata dal nostro direttore all'ing. Gobbi e fatta affiggere 'dalla Direzione Olivetti nelle « bacheche » delle varie filiali.

Egr. Ing. Gobbi, consultando le pubblicazioni stampa delle nostre diverse istanze sindacali, e tra queste quella della Sezione sindacale Olivetti di Milano, « Prisma '68 » `(supplemento del « Metallurgico » -cui ne sono direttore responsabile) ho preso visione, con ritardò a causa di molteplici impegni, di un articoletto, 'dal titolo « Al direttore i lavoratori 'riconoscenti » pubblicato sul numero di novembre del giornaletto in questione, nel quale sono usati Ari Sudi 'confronti termini che potrebbero essere considerati da Lei offensivi o leSicuramente non era nelle intenzioni dell'estensore arrecare offesa persònale

OBBIETTIVO SU UNA FILIALE

L'impossibile metamorfosi di un moderno dittatore

Ma

I proverbi — si dice — sono la saggezza dei popoli e spesso ci soccorrono là dove l'imponderabile vince il ponderato. Il nostro « ponderato » era l'accenno fuggevole che avevamo fatto nella rubrica « Sottovoce » del numero precedente al trasferimento .dal Sud al Nord di un direttore di filiale. L'accenno voleva essere un invito a non persistere in un atteggiamento 'che si era rivelato non sempre accettabile. Non vogliamo rinvangare i precedenti di questo direttore e avremmo fatto volentieri a meno di richiamarlo in causa se non fosse perchè le cose nella sua nuova filiale non vanno proprio bene.

Gli episodi, piccoli e grandi, illuminanti dell'atmosfera che regna tra i venditori di quella filiale sono parecchi.

Ma noi ci limiteremo a fare alcune considerazioni con la speranza che servano e rendere un quadro sufficientemente chiaro del tipo di rapporto che .esiste tra il direttore ed i suoi collaboratori.

e comunque, in quanto Direttore responsabile, mi sento in dovere di fugare ogni dubbio in proposito, avendo provveduto ad appurare i fatti e le circostanze, rilevando che l'articolo in questione deve essere inteso semmai come polemica e rifiuto delle posizioni sindacali da Lei sostenute. Debbo tuttava riconoscere che tale 'polemica non è stata espressa nel modo corretto quale -invece si sarebbe dovuto.

Voglia perciò considerare quanto verificatosi, un increscioso incidente gior-nalistico, riconfermando contempo che, come è costume della FIOM, rapporti sindacali, anche in presenza di contrapposizioni, di scontri o di disaccordi, devono in ogni caso essere informati da reciproca correttezza.

EsprimendoLe pertanto il mio riconoscimento ed i sensi della mia perso-naie stima, gradisca distinti saluti.

In altra parte del giornale si fa cenno, ma solo come fatto superato, a quella letteratura fatta di frasi amene come « fuori c'è il sole », « i clienti hanno telefonato che vi aspettano ecc. Ma questi slogans, tornati di moda con « l'uomo del sua», se potevano essere tollerati in altra epoca, oggi si rivelano ridicoli ed anacronistici non solo perchè esiste una complessa « programmazione », ma anche perchè il livello medio dei venditori è notevolmente aumentato e con esso anche il senso di responsabilità. E comunque sono frasi poco intelligenti e servirsene significa denunziare ulteriori lacune che 'influiscono sul modo di condurre una filiale.

E non ci si può illudere di guadagnare la stima dei collaboratori se si fa pesare l'autorità di « superiore » e si pretende di avere ragione sempre, in ogni caso. Un atteggiamento di questo tipo irrita prima, e avvilisce poi. Nessuna meraviglia quindi se i collaboratori si lamentano e finiscono col dare peso anche ai tantissimi fatti marginali, come quello ad esempio di fare strane statistiche sul numero delle telefonate che riceve ogni venditore. Ma ciò che ha sorpreso anche noi che non viviamo direttamente il clima « idilliaco » di quella filiale non è stato il lungo elenco delle cose più o meno importanti che si verificano nel rap-

porto quotidiano di lavoro o il fatto che quel direttore affermi liberamente che ormai i venditori hanno un peso tanto irrilevante nella vendita per cui non sarebbero poi del tutto indispensabili, quanto apprendere un episodio in cui sarebbe stato coinvolto anche il direttore di area. Non ricordiamo nei dettagli ed in quale occasione si sarebbe verificato questo episodio ma ticordiamo più o meno testualmente la risposta data da -quel direttore ad una domanda di un dipendente: « ... non ha avuto... perchè il Dr. Bianco ha detto che dosante :gli scioperi lei lo ha abbandonato ». Del Dr. Bianco, che noi conosciamo bene, si può dire tutto, ma non certo che abbia mai esercitato pressioni o rappresaglie di alcun genere, o che non sia stato più che politicamente corretto verso chiunque abbia aderito a manifestazioni 'protesta. Perciò una smentita a questo fatto da parte del Dr. Bianco sarebbe del tutto superflua. Saremmo invece lieti di pubblicare una lettera di smentita del direttore in questione, perchè è nostro desiderio riportare sempre nei 'binari della verità ogni fatto della vita aziendale. Se poi non ci sarà smentita saremo costretti a prendere a prestito dalla « saggezza dei popoli » quel proverbio che parla di un certo lupo che spesso perde il pelo ma non il resto che segue.

ALLA FILIALE

MILANO

Si è concluso nei gior— ni scorsi il referendum sindacale del settore comnerciale.I risultati hanno fatto registrare un aumento degli iscrit ti ai tre sindacati, ma hanno corrermato anche l'indifferenza di molti che non riusciamo a giu stificare. Il totale de gli iscritti è stato di 260 eu 430 dipendenti.

17.1912115NZA 2100 t ASSENZA 3 4044 1 44.40 5 STL 126% Q 8TR.140% 10 W, O 01.111% .‘ 10161)TT. 20% 13**4 I'=, 55 la 11711a0 SINMOM.8 .4,. 6130,0 14 ING. 5051. INC. 3115 15 SCATTI 4221, , 111 80 RAMINI110 17601262e3 STIMIENZA 19 MATER/1/Tr: 32 i à 21 22 VARIE II 23 IND. POBTO I 24 DIARIO 40% 3e » IRTE 604', 27 VARIE III 1 PROVVIGIONI C. 44 1112011T0* C.! 45 IMPORTO * 46 ARRETR. PPS I 47 INPS .010. Pii iNf N 5. F51 PASEO 140% 52 CASSA PRET 90 63 AP 11200 54 INAS 243 55 G5s641. 566 56 B.M. 6,404,, 9.11 9.21 i 264 6685 59 0.Y. 13,8047,2'1 COMPLEMENTARI I - 1290 A TOTALE COMPETENZE 1í231 B TOT. ALT I IMPORTI « C M.ABTIITAnq l. 0 TOT, CORTRIBUTTRATT. C. 0' 3 ABB.2427! 614257614000 H ARS+ NETTO A PAGARE Ing. C. Olivetti L C., S p.A. - Ivrea FO 3EN01 Coa3221 D Questa è la tabella della retribuzione di un impiegato dopo oltre 30 anni di anzianità in Azienda.
a che servono i venditori ?
DI
Alla STAC il fuoco sotto la cenere
Si prepara in silenzio il piano delle future lotte degli operai

Un omaggio alla cultura in un clima di contestazione

Nel momento in cui il Prof. Visentini teneva la sua allocuzione al Convegno internazionale svoltosi al Museo della Scienza per il Centenario della nascita dell'Ing. Camillo Olivetti, noi eravamo fuori ed un cordone di polizia ci impediva di ascoltarlo anche se avessimo voluto.

Ebbene, cosa può pensare il solito travèt, il venditore fra i tanti, dopo aver letto quel discorso su « Notizie Olivetti »? Che è un discorso illuminato, che le sue parole allargano il cuore (ma deve essere stato imbarazzante parlare di una realtà in netto contrasto con quella che i lavoratori denunciavano in quel momento per la strada).

« Omaggio alla cultura » è stato definito dallo stesso relatore quel discorso, e questo deferente inchino ha chiamato in causa anche ognuno di noi, di noi — per capirci — che nel rapporto di lavoro vediamo anche una donazione genuina di esperienze, di critiche, un costruttivo dibattito di idee, l'apporto appunto di cultura, se questa è — come è stata definita dal Prof. V. — « intelligenza del presente sorretta dalla conoscenza del passato e come tale facoltà di comprendere ».

Ci ha chiamati in causa il Prof. V. con cristallino interesse alla verità, come si addice ad un vero uomo di cultura.

Non solo. Ci ha detto « la funzione di preminenza e di indirizzo che la cultura deve avere anche nei confronti della produzione; là cultura come « giudice severo ed obbiettivo »; la cultura « sorretta da forza morale e con assoruto disinteresse »; « non basta produrre bene, vendere meglib se non si riesce anche a cogliere il significato delle esigenze che si Manifestano nella società in cui si vive »; e ancora « l'uomo rimane come prigioniero di ciò che costruisce e tende a dare a questa contingente realtà un valore assoluto: la salvezza è nella cultura ».

A sentire questa roba il travèt si chiede se si viva veramente la stessa realtà e viene il 'dubbio, con tutta buona fede, che in alto si sappia per sentito dire come si lavora, si ragiona nelle nostre filiali, in che conto sia tenuta la responsabilità e l'autonomia di opinione dell'individuo. Chè se non fosse così, tali affermazioni avrebbero per noi l'amaro sapore della presa in giro.

Il Prof. V., che afferma essere la verità nella discussione, e che le idee nascono dalla fusione democratica degli apporti culturali di ogni singolo collaboratore, è invitato a fare un giro nei nostri posti di lavoro per verificare la creatività di questa collaborazione. Vedrà allora che queste idee ,non solo sono indesiderate e scoraggiate perchè il superiore non ammette 'critiche alle proprie decisioni, ma manipolate e strumentalizzate. Questo per dire che ci si può rimettere la carriera e la tranquillità del posto di lavoro. Altro che cultura.

Il venditore deve imparare a vedere poco e tacere quello che sa, per non urtare suscettibilità: abbiamo imparato a non discutere e seguire la corrente (molto spesso con vergognoso servilismo) e con ben altra « forza morale ».

Il Prof. V. dovrebbe sapere the le persone con le quali dovremmo collaborare per rendere l'Azienda non un qualcosa di fermo, ma una entità in :movimento, sono le stesse che ci giu-

dicano, ma nessuno impedisce loro di adoperare quest'arma del giudizio secondo i propri interessi e i propri fini. O se vogliamo essere più buoni: per queste persone ciò che conta è segUire., senza incertezze, i propri mandati che sono esclusivamente di natura economica. I mandati vengono dall'alto, e in alto c'è anche il Prof. V., che si inchina adavanti alla cultura e alle idee.

La cultura esigerebbe un franco colloquio fra i vari organi e una sana concezione della giustizia e della parità di trattamento negli ambienti di lavoro. E quota senza paraventi, senza timeri. CCITO non siamo noi ché abbiamo interesse a far morire certe discussioni.

Ecco come questa allocuzione si trasforma in una cocente umiliazione se non proprio in una presa in giro. Se 'tali discorsi non venissero fatti almeno si andrebbe avanti tranquilli con la coscienza che la legge dell'industria è il tornaconto, che tutto il resto impalIliaitce e assume una veste di contorno (cie '1>iiò servite li <date lustro in certi (casi, ma che è da ripudiare se può an<aare contro pretiii 'interessi. E le idee solleverebbero in Chiave politica, o (davanti ai cordoni di rafia.

Il Prof. V. non ci dia motivo di approfondire!

Ma se questo suo omaggio alla cultura, alle cose ben fatte alla luce del sole, all'entusiasmo della creazione, delle idee, non è il solito discorso demagogico, ma un inaspettato inchino alla verità, allora venga fra noi, l'aspettiamo.

Ma venga « in borghese », senza dire di essere il Presidente, altrimenti c'è il caso che noi, che ormai siamo dei bei furbi, senza alcun genuino inchino alla cultura, gli diciamo che tutto va bene: vitto ottimo ed abbondante! Lo stesso che in fondo gli ripetono i suoi collaboratori.

UN' ALTRA FILIALE CHE SI ORGANIZZA

Il mese scorso, per la prima volta, è stata costituita la Commissiòne Interna anche alla Filiale di Bari. Il fatto è importante non solo perchè i colleghi di Bari abbiano deciso di avvalersi di un loro diritto, di un istituto che tutela il loro lavoro in Azienda, ma soprattutto perchè sono riusciti a realizzare ciò che fino a qualche tempo fa sembrava imposàibile. Non bisogna dimenticare che se nei grossi centri di vendita esistono motivi di contrasto con l'Azienda, nelle piccole e medie filiali quegli stessi motivi assumono spesso dimensioni preoccupanti.

L'impresa quindi, perchè di impresa si tratta, acquista un valore che invitiamo a considerare.

A tutti i colleghi ed amici della filiale di Bari giungano i nostri fraterni saluti e gli auguri di buoi lavoro.

IL BASTONE DI MARESCIALLO

Una altalena di illusioni alimenta i sogni di carriera

Una decina di anni fa l'Azienda inviava in giro lettere, che tra le altre cose dicevano: « ... La nostra Società ha in corso un programma di ampliamento dei propri quadri del personale e sano previste nei prossimi mesi nuove assunzioni di impiegati. E' nostro intendimento effettuare queste immissioni mediante l'apporto di giovani elementi diplomati i quali, dopo la selezione effettuata nel nostro ufficio, verranno istruiti ed addestrati per essere avviati nei vari settori della nostra organizzazione in funzione delle nostre esigenze, nonchè delle capacità, attitudini ed aspirazioni dei medesimi'>.

Nel colloquio veniva poi specificato che l'assunzione nel settore commerciale non era fine a se stessa, ma rappresentava solo un passo obbligato per intraprendere una rapida carriera in una Azienda moderna, dinamica, illuminata, ecc. Tutte queste cose venivano poi ripetute anche durante il corso di formazione a Firenze. Si entrava quindi a far parte di una Azienda, che sin dall'inizio teneva ad apparire diversa da quella che era in realtà, agitando davanti agli occhi degli « apprendisti stregoni» l'ingannevole «specchietto per le allodole ». Erano tempi in cui fioriva tutta una letteratura bugiarda fatta di frasi che, consacrate dall'uso, divennero celebri: « Nella borsa di ogni venditore c'è un bastone di maresciallo »; « Le gambe sono più utili dei cervelli »; « Fuori c'è il sole »; « Lei è nella rosa, altri tre o quattro mesi fatti bene e... vedrà ». Intanto le unità equiparate aumentavano, aumentano. Ormai siamo un'azienda mondiale con moderne metodologie di lavoro che costringono i venditori a trascorrere buona parte delle ore a fare lo stratega con le crocette delle VP, riserve, avanzamento, conclusione ed altre storie più o meno valide. Ma se capo gruppo o direttore ti trova poi a corto di unità equiparate e rispolvera i vecchi slogans, come « fuori c'è il sole », per cercare di far quadrare i conti, non. diamogli del « fossile »: la metodologia rimane ugualmente valida, s'intende. In tanti anni di cose ne sono accadute e l'Azienda è andata sempre avanti superando anche quegli ostacoli che si era creati da sola. Non è cambiato invece

il suo atteggiamento ambiguo nei con, fronti dei suoi dipendenti. -I2 frasi, ta,, mose circolano ancore.

E la rapida carriera di cui si era sentito parlare durante il primo con-. tatto con l'Azienda? Sapete che nlk, piccole filiali, soprattutto, ci sono ven, ditori che aspettano quattro o cinque anni prima di passare ad una fascia superiore, pur avendo tutti i requisiti per una più meritevole sistemazione? Per questi colleghi il danno è duplice: morale ed economico. Ma con la formula magica: « Lei è nella rosa », l'A, zienda supera questo « impasse » e scistituisce la vecchia con una nuova spe« ranza.

La situazione è diversa invece nelle grosse filiali dove esiste una direzione di area e l'ufficio del personale. In una filiale come Milano, ad esempio, e per le dimensioni e per la sagacia con cui viene amministrata, il dinamismo è tale per cui qualcuno canimina più del necessario e qualcun'altro cammina pur non avendo ancora gli arti ben sviluppati. Certo anche a Milano ci sono 01-02-03-04-06 e anche qualche capo gruppo che da troppi anni ormai stazionano nella stessa fascia, ma non rappresentano, per fortuna, la totalità. Si tratta, è vero, di dipendenti moralmente invecchiati, e non solo moralmente, di gente ormai priva di entusiasmo di fronte a scoperte di sempre più nuove metodologie, di individui « vivi interiormente morti », che, malgrado tutto, con la loro esperienza garantiscono all'Azienda un tranquillo futuro ed ai giovani dirigenti una rapida carriera. Già, perchè, sia ben chiaro, la carriera la fanno con la pelle dei dipendenti. Tutti: capi gruppo, 1 settori e capi area.

Ma l'Azienda, che in diverse occasioni ha dimostrato uno spirito avventuroso, una incosciente temerarietà, che dispone di dirigenti del personale in grado di superare disinvoltamente qualsiasi ostacolo, pure non ha ancora trovato il coraggio di dire a tanta gente di non avere più nulla da offrire. E il famoso « bastone di maresciallo »? Beh, a guardarci bene, per molti è diventato poco più di uno stuzzicadenti. Per i non più giovani non uno scettro, ma un valido sostegno per 121 immineme vecchiaia.

Scarmagno. Un gruppo dei 1400 venditori della organizzazione italiana, che hanno visitato nei mesi scorsi la sede di Ivrea e gli stabilimenti del Canavese.
PER IL CENTENARIO DI C. OLIVETTI

Qualche anno fa. circolava in Azienda questa storiella cli animali, Due leoni evasi da un circo si incontrano dopo un mese, uno ..:,,,leu,oliriente dimagrito, l'altro gra .‘c :atre misura. E il primo leone chiesi, come abbia fatto a procurarsi (9,4i abbondante cibo.. « Sono stato fortunato —confessa il leone grasso —, sono capitato in una azienda in cui per un mese ho di-. vorato un intellettuale a pranzo e uno a cena, senza che nessuno se ne sid accorto ».

Probabilmente oggi creperebbero di fame.

* * *

Se ci capita di lamentarci per le complicazioni sorte con la compilazione dei nuovi ordini, consoliamoci pensando a quanto succede negli uffici che raccolgono questi ordini. Un impiegata addetto appunto ad uno di questi « centri ordini » ci ha confessato che il caos è tale che non si sa più da che parte girarsi. per la verità ha usato un termine che ci ha fatto riandare con la avente a prima di una famosa legge.

* * *

L'augurio che ci eravamo fatti di non occuparci più di quel direttore che dal Sud (Catania) era stato trasferito al Nord (Milano), anche per desiderio dei venditori di quella filiale, non è servito a nulla. Infatti siamo costretti, ma con molto piacere, a riferire l'esito delle sue recenti indagini sulla « strategia dei desideri », sulla « megalomania della clientela » e soprattutto sull'influenza det venditore nella decisione di acquisto. Pare, ma possiamo darlo anche per certo, che solo nella misura del 20 % l'azione di ali venditore influisce nella vendita.

CONGRESSO SINDACALE AZIENDALE

Il 29 marzo, con inizio alle ore 9, si terrà a Milano, presso la Lega Lambrate, Via Saccardo 39, il Congresso Sindacale Aziendale Olivetti S.T.

A.C.

Tutti i dipendenti del settore tecnico sono pregati di intervenire.

Come sia arrivato a queste conclusioni non possiamo dire.

* *

Diversamente da quanto era stato comunicato a molti clienti le prime unità di Editor saranno disponibili nel mese di maggio. Le Logos 328 invece. cominceranno, ad arrivare solo nel mese di luglio. Siamo invitati quindi anon propagandare » l'uscita di questi nuovi modelli. Questo in breve il contenuto di una circolare emanata dal: l'Azienda. Intorno a questa disposizione si possono fare tante considerazioni, ma noi ci chiediamo semplicemente- come è possibile mettere i» crisi con. tanta disinvoltura il settore commerciale. E' ta prima volta, che l'Azienda quasi quasi ci a non vendere.

A AA laureati con idee chiare cercansi

*. t

Poter vantare amicibie, aderenze, conoscenze importanti è una umana aspirazione. Se però un direttore, come è accaduto in una delle filiali di Milano, dichiara di avere dette amicizie tra i membri di commissione interna non solo dice il falso, ma rischia di essere protestato anche più violentemente per il suo modo molto personale di condurre la filiale. Inoltre non ci risulta che la commissione interna possa vantare altrettante amicizie tra i direttori.

* *

Ne accadono di tutti i colori. Alla filiale di Roma, ad esempio, un venditore che era passato dalla divisione spazio » alla « synthesis » si è visto ridurre i premi di gara di circa 40 mila lire mensili perchè il suo stìpendìo era troppo alto rìspetto agli altri suoi colleghi synthesísti

* *

Il solito direttore parsimonioso si fregava le mani per essere riuscito a imbiancare la sua filiale riducendo la spesa per gli « inutili e costosi omaggi natalizi ai quali ormai solo alcuni fra i clienti più retrogradi fanno caso ». Ma dovendo far pulire anche le veneziane non volendo sostenere alcuna spesa ha deciso di farle togliere. « Tanto a che servono? », ha detto.

I "MINIMI" DI ALCUNE FASCE

Dall'ultimo accordo stralciamo questa tabella dei minimi di fascia ritenendo di far cosa utile a molti colleghi.

Con decorrenza 1° gennaio 1969 vengono definiti per le mansioni sotto indicate i corrispondenti minimi di fascia:

a) venditori indiretti Synthesis e arredamento (09)

venditori indiretti Shyntesis (11)

per venditori provenienti:

dalla fascia 01 L. 76.000 lorde

02 » 88.000 03 » 103.000

» 04 » 125.000

b) avviatori impianti macchine contabili (25)

programmatori calcolatore Programma 101 (31)

programmatori impianti sistemi (44)

avviatori impianti sistemi (45)

per venditori provenienti:

dalla fascia 01 L. 76.000 lorde

» 02 » 88.000 »

c) venditori diretti prodotti riprografici (26)

pér venditori provenienti:

Tutti i minimi suddetti non comprendono l'indennità di contingen• za e gli eventuali scatti di anzianità.

Per quanto riguarda le mansionl contemplate dalla normativa e dal. le note integrative, i periodi di osservazione pratica previsti per il passaggio da una mansione ad un'altra, avranno la durata di 3 me• si per tutte le mansioni, con la sola eccezione dei passaggi a venditori di macchine contabili o a venditori di calcolatore Programma 101, per i quali la durata del periodo di osservazione è stabilita in 6 mesi.

Prima di riprendere il nostro « discorso senza fine » intorno all'Azienda desideriamo soffermarci su di un punto dell'articolo precedente che ha suscitato grande curiosità ma anche notevole ridda di deduzioni, non tutte esatte. Cí riferiamo alla « macchina che innamora ». Sono stati in troppi a chiederci it nome dell'autore di quella frase e tuttavia dobbiamo detuderli perchè non, è nostra intenzione trasformare quello che per noi rappresentava uno spunto per dire che non sempre gli strumenti usati dall'Azienda sono efficaci, come presume che lo siano, in un caso personale. Che l'autore non sia state, sicuramente individuato vuoi dire, in definitiva, che il protagonista dì quella scenetta potrebbe essere stato l'intero organico direttivo. Evviva la stima. Ma per non deludere del tutto i curiosi possiamo aggiungere soltanto che si tratta di un direttore che prima di dirigere una filiale periferica aveva, tra gli altri compiti, quello di « verificare » che i capi gruppo facessero seguire la « programmazione » secondo la nuova normativa. In altri termini si tratta dello stesso direttore, che alla vigilia di ogni sciopero si preoccupava di chiedere ai suoi venditori chi vi avrebbe aderito e chi no. Ma torniamo a noi.

Una osservazione lampo sulla decisione presa recentemente dall'Azienda di inviare in visita agli stabilimenti di Ivrea i dipendenti. Come molti forse ricorderanno, nel primo numero di questo periodico accennavamo, per ribadire ancora una volta l'indifferenza dell'Azienda verso gli aspetti anche umani e sociali che devono caratterizzare i rapporti dipendente-Azienda, al fatto che molti dipendenti non avevano mai visto come nascono quei prodotti che devono necessariamente piazzare in giro. Ora l'Azienda si è preoccupata di colmare quella lacuna. Meglio tardi che mai, si dice. Che l'abia fatto su nostra segnalazione o di sua spontaneità non ha importanza, dal momento che era suo dovere farlo, Peccato che non abbia dimostrato altrettanta sensibilità verso tutte le richieste importanti, vitali che per anni sono state avanzate e che sono tuttora lettera morta. La discriminazione nelle decisioni, l'accoglimento di alcune richieste piuttosto che altre, confermano ancora una volta che l'Azienda è sempre disponibile per la soluzione di qualsiasi problema purchè questa non comporti oneri finanziari e non impedisca di dilapidare patrimoni in iniziative improduttive per la comunità, in progetti fallimentari, in azioni pseudoculrurali svolte unicamente per tentare di rispolverare quell'impronta culturale, molto più genuina, che uomini di ben altra levatura avevano saputo dare a questa nostra machiavellica azienda.

Dove sono gli uomini nuovi, cosa fanno, quale contributo rigeneratore possono offrire, quale linfa nuova hanno portato nella Società, quali sono le loro credenziali, di quanta forza di rappresentatività dispongono. Tutte domande alle quali naturalmente non riusciamo a rispondere, perchè conosciamo solo i limiti della nostra « generai line ». L'Azienda avrebbe dovuto essere veramente all'avanguardia perchè ne aveva i mezzi e, invece, ha con-

tinuato e. continua a imitare lo struzzo per- non vedere il caos in cui si dibatte, la confusione di idee di cui è pii: gioniera. I suoi slogans garantiscono una efficienza impeccabile, mentre l'interno si va avanti per tentativi nella speranza di trovare la via di uscita dal labirinto in cui il suo stesso gigantismo l'ha cacciata. L'ultimo esempio ci viene dalla normativa per la compila. ione dei nuovi ordini. Tutta olivertiana è mobilitata dall'inizio dell'anno per agevolare il lavoro del non ancora precisato elaboratore (non precisato perchè a Ivrea il centro elettronico è costituito da un Elea, un GE, un Bull, e dal 630 dell'IBM). questa nuova normativa dovrebbe, secondo le previsioni, risolversi finalmente in un vantaggio. E va bene. Ma non possiamo fare a meno di chiederci come è mai possibile che una azienda come la Olivetti non abbia saputo prevedere, ín tanti anni, che un giorno si sarebbe « ingolfata » e che sarebbe stata costretta ad affrontare, in una volta, problemi che invece andavano studiati e risolti in prospettiva, man mano che si presentavano. indubbiamente i responsabili di tante macroscopiche disfunzioni saprebbero trovare una valida -spiegaizone, perehè in queste cose sanno essere molto 'bravi. Ma noi non possiamo ignorare che la nostra è una azienda che, guarda caso, produce anche strumenti, al servizio della moderna organizzaZione del lavoro. Per esempio, come 'è possibile non riuscire a programmare il trasferimento altrove di parte della produzione di Ivrea in altro periodo dell'anno ed evitare di mettere in crisi l'intero settore cormuerCiale per mancanza di prodotti; con quale diritto l'Azienda ritiene di dover soddisfare le richieste della sua clientela quando più le fa comodo; come è possibile non riuscire ad elaborare un piano di emergenza quando si ha intenzione di attuare trasformazioni nel settore produttivo.

Nel paese della programmazione, con dipendenti programmati: l'Azienda non sa programmarsi. Non solo. Ma non sa nemmeno creare, tra migliaia di dipendenti, elementi capaci di darle una mano in momenti particolarmente delicati come quello attuale. E' molto triste dover leggere sulla stampa quotidiana che « la Olivetti (alla stregua di piccole aziende nascenti) cerca tre laureati in Economia e Commercio da inserire nella propria organizzazione come: Ispettore Amministrativo per l'organizzazione commerciale; Esperto in controllo e revisione delle procedure amministrative ed Esperto in preventivazione e analisi budget. Si richiedono: una significativa esperienza amministrativa acquisita possibilmente nell'ambito di grandi organismi commerciali, ecc. ». Non siamo contro le assunzioni, anzi ben vengano. Ma l'assunzione di elementi che abbiano certe particolari qualità potrebbe voler dire che in alcuni settori specifici e vitali siamo insufficienti e che l'esperienza maturata in altre aziende meglio organizzate può aiutarci a risolvere i nostri problemi. Se questo è il senso di quella inserzione pubblicitaria, sarebbe ora che molti nostri leaders mettessero da parte la maschera della presunzione e l'Azienda cercasse in se stessa le forze di cui ha bisogno.

SOTTOVOCE SIAMO SCONOSCIUTI,
dalla fascia 01 L. 76.000 lorde » 02 » 88.000 » 03 » 103.000 04 » 125.000 » d) vend'tori calcolatore Programma 101 (30) per venditori provenienti: dalla fascia 01 L. 85.000 lorde 02 P 93.000 03 » 108.000 04 » 130.000 06 » 145.000

Sin dal primo numero di questo periodico abbiamo evitato, e non v'è chi possa, smentirlo, di entrare in polemica con altre organizzazioni sindacali perchè, responsabilmente, riteniamo che sempre, ma soprattutto quando le lot,.e sindacali sono in atto, le polemiche, i tentativi di far prevalere una tesi piuttosto che un'altra, le preoccupazioni elettoralistiche, la faziosità fanno perdere di vista gli obiettivi reali, confondono le idee dei lavoratori, minano ulteriormente re incerte fondamenta su cui sí tenta di costruire l'unità sindacale. E avremmo continuato a ignorare provocazioni, a sopportare alterazioni di alcuni episodi verificatisi durante la lotta sostenuta dai dipendenti della Olivetti, avremmo potuto sfruttare alcuni momenti di « indecisione » dimostrata da qualche parte. Tuttavia abbiamo giudicato i lavoratori e l'unità sindacale al di sopra delle

uando la chiarezza diventa slealtà

Le polemiche inutili danneggiano i lavoratori e favoriscono il gioco del padrone

fazioni, Ora però siamo costretti a fare un piccolo accenno ad un inopportuno

LETTERE AL GIORNALE

Caro direttore, siamo un gruppopiuttosto numeroso di venditori della filiale di Genova e leggiamo il giornale con interesse (abbiamo visto qualcuno leggerlo di nascosto come se fosse un giornale clandestino), e abbiamo notato con rammarico che vengono ignorate le situazioni di altre filiali. Cí rivolgiamo al giornale perchè abbiamo bisogno di aiuto. La vita nella nostra filiale è diventata impossibile, come impossibile è la collaborazione con i nostri superiori per il clima di intimidazione in cui viviamo...

Speriamo che la direzione generale legga quanto stiamo per dire e prenda un serio provvedimento...

Intanto vi ringraziamo per esservi rivolti al giornale e ci auguriamo che lo facciate tutte le volte che lo riterrete necessario. Certamente vi meraviglierete per la mancata pubblicazione integrale della vostra lettera,' ma abbiamo dovuto censurare tutta la parte, che evidentemente vi stava più a cuore, per due motivi: innanzi tutto perchè non possiamo permettere che ci si serva del giornale per dire cose che a volte non sta bene nemmeno pensare; poi perchè i nomi dei mittenti non ci sono sembrati' sicuramente decifrabili. A questo proposito vogliamo pregare tutti, ancora una volta, di firmare chiaramente le lettere e le corrispondenze senza alcun timore perchè, come avrete notato, gli articoli vengono pubblicati apocrifi. Se tutte le corrispondenze ci pervenissero anonime non potremmo verificare l'attendibilità delle notizie.

Ma tornando alla vostra lettera dobbiamo convenire che, se la situazione della vostra filiale è quella che avete descritto, è molto grave. In molti casi è difficile convivere con un solo direttore, se poi in una filiale i direttori sono due, come voi dite, i motivi polemici si raddoppiano. Noi però siamo convinti che se la Vostra Commissione Interna intervenisse con decisione tutte le volte che si presentano situazioni anomale o si verificano episodi che in qualche modo danneggiano i dipendenti, molti contrasti verrebbero eliminati all'origine. Ma anche voi, con la vostra solidarietà, dovete dare una mano alla Commissione Interna.

Caro direttore, abbiamo avuto occasione di leggere in « bacheca » una lettera di riparazione ed alcune frasi contenute in un artícoletto e ritenute dall'ing. Gobbi eflensive. Mossi da curiosità -siamo andati-a rileggerci « Prisma '68 » e l'articolo incriminato.

In 'effetti, prese alla lettera, certe espressioni potrebbero apparire un tan-

tino pesanti, specie se intese riferite « ad personam ». Noi però siamo certi che non si volesse toccare la persona dell'ing. Gobbi, anche perchè non sappiamo nemmeno chi sia e quale mansione svolga, ma piuttosto il sistema, l'Azienda che parla per bocca dei suoi dirigenti e che fa dire cose che ai lavoratori suonano molto di presa in giro. Bene hai fatto, caro direttore, ad evitare di scontrarti con uno di quegli articoli della legge sulla stampa. Anche per queste cose ci vuole coraggio. Ci sorprende però il fatto, anche da te ammesso, che ti sia lasciato sfuggire l'articolo incriminato, sapendo che i tuoi callaboratori non sono fini « chiosatori » quali quelli che può permettersi la nostra Azienda. Al posto dei tuoi collaboratori noi ci saremmo limitati a riportare testualmente gli argomenti dell'ing. Gobbi senza fare alcun commento. Avrebbero pensato i lavoratori dello STAC, soprattutto, a farli nei termini adeguati.

Alcuni di noi conoscono bene la sottile dialettica, i lunghi discorsi privi dí contenuto e di impegno sostanziale che usano fare i nostri dirigenti. Quale legge dovremmo invocare noi lavoratori quando ci vediamo privati dei nostri diritti o quando veniamo messi alla « sferza », quando siamo costretti ad assistere impotenti alla politica provocatoria, alle rappresaglie, alle bizze di certi direttori, di certi dirigenti. E come deve essere interpretata una frase come questa: « è più facile che venga attribuita una categoria superiore, più che una inferiore, in quanto l'Azienda ínterpretra la declaratoria contrattuale in uno spirito di estensione », quando sappiamo benissimo che uno dei punti rivendicativi rimasti ancora insoluti riguarda proprio il problema delle categorie. Senza contare la ricca casistica di espressioni verbali a cui fanno ricorso anche dirigenti. Citiamo, a mo' di esempio, un solo episodio verificatosi in occasione della « Festa della Donna ». Alcune dipendenti dell'ufficio Russia espongono una mimosa. Un dirigente, attuale capo palazzo uffici ad Ivrea, commenta: « La festa alle donne gliela facciamo noi ». E come dobbiamo definire, caro direttore,il licenziamento di Lucia Gallo, membro di Commissione Interna di via Clerici, per « sopravvenuti limiti di età »? E' veramente strano che la Direzione sí preoccupi tanto dei sopravvenuti limiti di età di una persona il cui valore sul lavoro è fuori discussione, quando si sa che recentemente è stata assunta in via Camperio una signora di 57 anni (ovviamente noti abbiamo nulla contro la nuova collega assunta). Saremmo tanto curiosi di conoscere il parere su tutto questo dell'ing. Gobzi e dei suoi colleghi.

esempio di .slealtà di cui siamo stati vittime. Ci riferiamo al contenuto di un foglietto distribuito qualche tempo fa dalla FIM-CISL. I commenti negativi fatti da molti dipendenti a quel volantino ci hanno reso giustizia in parte. Ma è nostro dovere fare alcune precisazioni soprattutto perchè l'autore eviti in futuro di confondere « chiarezza » con « slealtà » e impari a mettere in pratica le buone intenzioni se vuol servire veramente la causa del suoi colleghi, prima che la sua personale.

L'episodio è anche più spiacevole perchè il volantino non era una iniziativa della sezione aziendale di quel sindacato, ma era « pubblicato a cura della FIM-CISL », come era precisato nel sottotitolo. Tralasciamo di commentare le affermazioni che riguardano direttamente la FIOM-CGIL perchè non vogliamo imbarcarci in una polemica, che el porterebbe lontani dal nostro obiettivo e ci costringerebbe a dire cose che non gioverebbero a quella unità sindacale che tutti sembrano volere. Non basta scrivere di volere l'unità sindacale se poi sullo stesso foglietto si fanno apprezzamenti poco simpatici verso altre organizzazioni. Ci auguriamo impari anche questa norma elementare.

Cerchiamo ora di riassumere brevemente quella parte del volantino che riguarda il nostro giornale.

« Prisma '68 », secondo l'autore di Chiarezza », avrebbe dovuto essere un giornale unitario perchè solo così avrebbe potuto avere un interessantissimo futuro, e potrebbe ancora averlo se i redattori accettassero di modificare la linea scandalistica, che potrebbe « distorcere la realtà e non valutare le possibili conseguenze degli iscritti (è un punto che non riusciamo a capire); che gli attacchi, anche se fondati, a personaggi che ín Azienda occupano posti di preminenza sarebbe bene farli con delicatezza altrimenti quelli perdono la pazienza e reagiscono incontrollatamente; che se in Azienda ci sono cose che non vanno è meglio metterle a posto con una bella critica costruttiva invece che con attacchi ingiustificati, specie verso qualche... direttore. Per questi motivi, oltre che per la scarsa impostazione sindacale di « Prisma '68 » che la FIOM non ha voluto modificare, la FIM-CISL non ha ritenuto di sottoscrivere la testata. Questi, in breve, gli argomenti del volantino.

Confessiamo che se avessimo risposto subito dopo averlo letto saremmo stati costretti a dire cose molto severe. A distanza di tempo il nostro commento sarà necessariamente più pacato. Cominciamo col dire a « Pro-chiarezza » di non preoccuparsi eccessivamente del futuro del nostro giornale che, se non sarà « interessantissimo », non sarà per mancanza del suo valido aPporto.

Dopo il primo numero, accogliendo la richiesta delle altre correnti- sindacali, si era convenuto di continuare la pubblicazione come giornale unitario. Sí costituiva perciò un corpo redazionale di cui faceva parte anche « Prochiarezza ». Nel corso di un paio di riunioni del nuovo corpo redazionale veniva esaminato il materiale da pubblicare, e, tranne « sorrisi » di consenso (quelli di « Pro-chiarezza » etano

particolarmente rumorosi), non erano state mosse sostanziali riserve. Rimaneva da elaborare altro materiale per chiudere il numero del giornale unitario. E poichè si era nel periodo vivo delle agitazioni si doveva fare anche in fretta. Ma quel contributo, che secondo il nostro amico potrebbe ancora assicurare al giornale un futuro interessantissimo, tardava troppo e faceva rimandare ulteriormente l'uscita del nuovo numero. A quel punto non era il caso di perdere altro tempo. 11>ecidavamo perciò di riprendere a pubblicarlo come sezione aziendale FIOM. D'altronde le poche riserve mosse erano marginali e non avrebbero dovuto far naufragare una iniziativa, che avrebbe dato un contributo seppur modesto alla causa dell'unità sindacale. La verità è che non avevamo bisogno di gente dal facile « armiamoci e par=. tite ». E' un genere di combattente che preferiamo rimandare a casa.

Circa il tono scandalistico vogliamo ribadire, se ancora non fosse abbastanza chiaro, che questo è il giornale dei lavoratori e che le cose che diciamo sono vere, e se esistono situazioni, che in qualche modo danneggiano il lavo-ratore, è nostro dovere denunziarle anche con stile... « leggero ». Se il nostro amico ama vedere tutto rosa si legga pure « Notizie Olivetti », che è anche più istruttivo. L'Azienda non ha bisogno del giornale per fare pettegolezzi sui dipendenti, perchè c'è l'archivio dell'ufficio del personale che se ne occupa, e quando vuole raggiungere certi obiettivi o cavarsi certe « voglie » sa essere meno scrupolosa di noi. Evitiamo di chiedere al nostro amico cosa intende per « impostazione sindacale » per non creargli imbarazzo. Noi diciamo che un'azione sindacale non è valida solo se si occupa di vertenze, di agitazioni, dei miglioramenti contrattuali, delle forme di sicurezza sul lavoro, della tutela del posto di lavoro, cose di cui si è occupato anche il nostro giornale. Si fa politica sindacale anche quando si denuncia il direttore che « amministra » i suoi collaboratori con metodi poco ortodossi, quando si rimprovera all'Azienda di spendere centinaia di milioni per creare una sala di esposiAione di mobtli 'metallici, mentre costringe nuclei di sette unità a lavorare in ambienti di circa 18 metri quadrati arredati in qualche modo.

Se il nostro obiettivo fosse il pettegolezzo, di cose da dire, anche su personaggi insospettati, ne avremmo da far impallidire.

A questo punto non ci sarebbe altro da aggiungere per il nostro amico. Ma un paio di cosette ancora vogliamo dirgliele. Non basta affermare che le cose si possono modificare « attraverso una critica costruttiva », ma bisogna dire anche in che modo si intende attuarla e, soprattutto, cosa si intende per critica costruttiva. La-verità è che le azioni sindacali in azienda non portano nessun beneficio ai lavoratori quando queste vengono ispirate dalla preoccupazione elettoralistica o di creare proseliti. E quando ci si lascia prendere dalla voglia di « chiarezza » e si fanno le affermazioni che sono state fatte, si corre -il rischio di favorire il gioco del padrone. Se poi era questo le scopo del nostro amico, beh, allora, « non mettiamo lingua ».

UNA rNEVITABILE RISPOSTA

Il nostro giudizio sulla recente intesa tra governo e sindacato

Si è aperta la strada per avviare un' azione di riforma

Sui termini raggiunti nel corso della trattativa, il Comitato direttivo della C.G.I.L., ha espresso una serie di valutazioni dalle quali emerge anzitutto un giudizio positivo e la riconferma che il merito dei risultati è da attribuirsi al grande valore delle lotte condotte dai lav6ratori italiani, in particolare dalla loro forza di pressione e di volontà espressa con i grandi scioperi unitari che hanno avuto luogo il 14 novembre dello scorso anno e quello del 5 febbraio.

Solo queste grandi manifestazioni di lotta, fortemente contrassegnate da una grande combattività unitaria dei lavoratori, guidati dai loro Sindacati, hanno costretto il governo a modificare il proprio atteggiamento ,a fare ciò che era possibile realizzare sin dai primi mesi del 1968, senza dover costringere lavoratori e Sindacati a ricorrere a nuove lotte, a nuovi scioperi.

Davvero stonato e fuori luogo, pertanto, ci pare il tentativo dei governanti di presentarsi di fronte ai lavoratori e all'opinione pubblica come i fautori della riforma pensionistica, « sensibili » e « pronti » alla soluzione di un problema prima di tutto sociale per il quale occorreva una assai più tempestiva prova di volontà e capacità di scelte.

E ciò è confermato da come il governo ha ritenuto, da una parte, di intendere l'attuazione di alcuni punti della riforma stessa e, dall'altra, del modo di reperire parte dei fondi necessari al suo finanziamento.

Poichè, per avere diritto ad una pensione pari al 74 (4 della retrìbuzione, occorrono 40 anni di anzianità, i Sindacati hanno giustamente chiesto che in questi 40 anni siano compresi anche i periodi ìn cui i lavoratori e le lavoratrici sono stati costretti ad abbandonare il lavoro per disoccupazione involontaria, per servizio militare, per

causa di maternità e per malattia. Questi periodi non sono attualmente considerati. Da ciò deriva che, in reoltà, per ottenere una pensione pari al 74 % della retribuzione, i lavoratori dovrebbero avere non più un'anzianità di 40 anni (peraltro già difficile da accumularsi specie per le donne) ma addirittura di 45 anni.

Nel corso della « riunione tecnica » i rappresentanti governativi .si sono rifiutati di accogliere questa richiesta dei Sindacati, che di fronte a tale rifiuto sono stati costretti ad abbandonare la riunione.

E che dire anche di come sono state in parte ricercate le fonti di finanziamento per la riforma?

Solo dopo le lotte, si sono trovati i miliardi che parevano irreperibili in un primo tempo, e parte di questi si sono trovati tramite l'attuazione di una misura fra le più impopolari quale è il rincaro del prezzo della benzina.

Al di là del fatto che vi sono 500 miliardi nel bilancio dello Stato che possono essere utilizzati; al di là del fatto che fra le proposte dei Sindacati vi è anche quella di estendere l'onere contributivo a determinate categorie del padronato che risultano favorite per gli oneri previdenziali ed altre che si sono giovate di particolari esenzioni fiscali, resta vero che si vuol far pagare parte della riforma pensionistica ai lavoratori stessi, ai ceti produttivi.

L'aumento della benzina, checchè se ne dica, non colpisce certo i Falck, gli Agnelli, gli Olivetti, ma la gente che lavora. Impiegati e gran parte di operai oggi sono costretti a ricorrere all'uso della macchina per sopperire alla inadeguatezza dei mezzi di trasporto pubblici; decine di migliaia di artigiani, di piccoli commercianti, di professionisti, rappresentanti e così via fanno uso della macchina come proprio mezzo di lavoro.

I lavoratori sanno bene di -aver

raggiunto un grande ed importante successo per il quale hanno lottato uniti: giovani, adulti e vecchi pensionati.

Oltre ad aver conseguito risultati immediati, altri benefici di questa grande battaglia si avranno nel corso dei prossimi anni; ma soprattutto con questa lotta, per la prima volta nel nostro Paese, si è aperta la strada per avviare un'azione di riforma della previdenza capace di accogliere tutte le istanze legittime dei lavoratori: i pensionati attuali e quelli futuri.

Questo aumento, infine, si riper-

cuoterà inevitabilmente sul prezzo dei consumi e saranno quindi le grandi masse popolari a pagarlo più volte.

Ma c'è in questa misura impopolare qualcosa di più grave che va valutata. A malapena tale provvedimento maschera una intenzione premeditatamente ricattatoria. Nel momento in cui i lavoratori si battono per conquiste di riforma, anche se parziali, si vuole mortificare il successo di queste battaglie con misure orientate in modo tale da suscitare il malcontento dell'opinione pubblica e che di proposito si vuole dirottare verso la classe lavoratrice, per frenarne Io spirito innovatore delle sue lotte, per diminuirne il vigore. per crearvi attorno diffidenza e impopolarità.

Tutto ciò mentre i lavoratori sono sempre più coscienti che occorre lottare per obiettivi democratici di riforma, a partire dall'azienda per investire la società, e che sono presenti nelle piattaforme dei Sindacati.

Come comportarsi?...

in caso di ammonizioni di licenziamenti individuali di assenza per malattia

Elenchiamo qui di seguito alcune norme, cui invitiamo i lavoratori ad attenersi scrupolosamente nel loro diretto interesse:

Ammonizione per scarso rendimento o altri provvedimenti disciplinari

né ritirare nessun prospetto di liquidazione, può ri tirare il libretto di lavoro e la tessera assicurativa La lettera di licenziamento non deve essere per nessun motivo respinta al datore di lavoro.

La procedura di cui sopra può avere un seguito in collegio di conciliazione ed arbitrato ed anche alla Magistratura solamente per i lavoratori occupati in aziende con oltre 35 dipendenti.

3) Assenze per malattia

Il lavoratore assente per malattia deve attenersi scrupolosamente alle seguenti norme:

ar giustificare la sua assenza dal lavoro entro il primo giorno e con l'immediato invio con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno del certificato di inizio malattia al proprio datore di lavoro.

b t controllare ed esigere dal proprio medico curante che il certificato da inviare all'azienda precisi le eventuali ore della giornata in cui il lavoratore può uscire e l'ora del suo rientro.

Il nostro giornale non ha un prezzo di vendita, ma la pub blicazione ha un costo che è a totale carico del Sindacato. E questo non è giusto. Se dia mo il nostro contributo quo tidiano a quella stampa che ignora accuratamente di par lare dei nostri problemi, mo tivo di più per darlo una volta al mese all'unico nostro giornale.

Quando il lavoratore riceve una lettera per scarso rendimento o altri provvedimenti di carattere disciplinare, e ritiene di avere le sue buone ragioni per opporsi all'eventuale provvedimento, deve immediatamente instaurare vertenza tramite il sindacato di categoria.

Licenziamento individuale

Il lavoratore colpito da licenziamento ritenuto ingiustificato deve presentarsi al sindacato per l'eventuale opposizione allo stesso entro e non oltre i venti giorni dalla data di comunicazione del provvedimento.

Qualora detto termine fosse inavvertitamente decaduto ma non siano trascorsi i 60 giorni dalla comunicazione, il lavoratore si presenti comunque al sindacato per il suo intervento in sede giudiziaria.

ATTENZIONE! Se il lavoratore riceve comunicazione verbale del licenziamento deve chiedere per iscritto entro 8 giorni dalla stessa che la ditta comunichi per iscritto i motivi del provvedimento. Se intende opporsi al licenziamento non deve né firmare

ci eventuali cambiamenti di indirizzo del domicilio del lavoratore devono essere tempestivamente segnalati al datore di lavoro: eguale criterio deve essere adottato dal lavoratore qualora per esigenze di cu ra dovesse per invito del proprio medico spostarsi in zone climatiche lasciando temporaneamente la propria residenza, dt è buona norma inviare regolarmente i certificati di continuazione malattia sino all'invio del certificato della ripresa del lavoro.

IMPORTANTE -- L'invio dei certificati medici, o altri documenti, al datore di lavoro, è opportuno nel!'esclusivo interesse del lavoratore, che siano inviati con raccomandata e ricevuta di ritorno, questo per evitare spiacevoli conseguenze.

Ivrea— Un addetto al centro elettronico al lavoro. Siamo lieti di avena giovani conte voi a non sindacalizzati s: è più facile licenziarli!
Direttore Respontabile: Leonardo Banfi. Redazione: Via Saccardo, 39 - Milano. Supplemento a a Il Metallurgico ». PENSIONI

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