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Notiziario IBM8

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FONDAZIONE

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lavoratori
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Sesto San Giovanni Fondo Notiziario per i
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Questo giornaletto vuole portare a tutti i lavoratori la proposta elaborata dal Coordinamento Nazionale IBM di aprire, in concomitanza con il rinnovo del Contratto di lavoro, una vertenza aziendale IBM.

PERCHE' UNA VERTENZA IBM

La IBM opera in un settore in forte espansione (tasso annuo 20 per cento - 40 per cento nei piccoli sistemi) del quale detiene praticamente il monopolio mondiale (60 per cento). La divisione internazionale del lavoro attuata dalla IBM assegna all'Italia un ruolo subordinato in termini quantitativi (in Germania 25.000 dipendenti a Marzo 75, in U.K. 12.700 a Marzo 75; in Italia 8.400 a Dicembre 74. In Francia poi la creazione di laboratori di ricerca e di sviluppo da parte della IBM ha determinato un notevole incremento della occupazione). Questa divisione del lavoro comporta inoltre per l'Italia l'importazione di tutti i componenti ad alto costo unitario e con elevati contenuti tecnologici (es; per il Sistema/32: disco magnetico fisso, tastiera e schermo catodico dall'Inghilterra; la stampatrice dal Canada; il disco magnetico mobile, i pannelli elettronici, i circuiti integrali logici e gli alimentatori dalla Francia; i monoprogrammi interni dagli USA); questi costi sommati a quelli per l'acquisto dei medi e grandi sistemi provocano sulla bilancia dei pagamenti del nostro paese uno squilibrio in senso fortemente negativo.

Il settore elettronica informatica presenta ancora oggi in tutto il mondo tassi elevati di sviluppo oltre ad ottime prospettive di mercato; in questa situazione, che ci vede ancora una volta giocare un ruolo complessivo di estrema dipendenza (in Germania 600.000 occupati nel settore mentre in Italia circa 80.000), all'elevato tasso di sviluppo nel settore non corrisponde un adeguato sviluppo della base produttiva. In questa logica si colloca anche la IBM Italia che sta attuando il ridimensionamento della sua espansione attraverso una riduzione quantitativa e qualitativa della propria capacità produttiva che passa anche attraverso la creazione di due divisioni: la DIB relativa ai piccoli sistemi con prospettive di grossa espansione, il DP che opera nei medi e grossi sistemi e tende alla sola commercializzazione

Per il solo stabilimento di Vimercate questo significa:

la perdita di circa 200 posti di lavoro in poco meno di un anno dovuti al non rimpiazzo del turn-over.

lo smantellamento di alcuni reparti produttivi (officina, Special Engeneering).

la perdita complessiva di qualificazione professionale in presenza di oltre la metà dei lavoratori con laurea o diploma o con elevato grado di qualificazione.

Anche in altri settori della IBM Italia questa politica di distruzione della capacità produttiva e professionale si verifica con un crescente disimpegno di cui alcuni

esempi sono:

- lo smantellamento in molte filiali dei "Reparti ser-

vizi cliente" e la "riconversione" deí lavoratori a settori amministrativi quali il "Recupero Crediti".

il decentramento a Concessionarie della gestione della vendita ed assistenza di alcuni prodotti.

la perdita di qualificazione professionale per ampi settori di sistemisti che in luogo di studiare procedure di gestione adeguate alle esigenze del cliente, sono oggi costretti ad adattare le esigenze del cliente alle procedure standards studiate in USA o in altri paesi. la ristrutturazione del settore CE dove la qualifica professionale oggi richiesta ad un tecnico è la disponibilità agli orari di lavoro più assurdi ed ai ritmi di lavoro più elevati collegati ai rapidi spostamenti da un cliente all'altro.

Il quadro che abbiamo cercato qui sopra di delineare ci porta ad alcune considerazioni conclusive:

- la necessità improrogabile di invertire la linea di tendenza di distruzione della capacità produttiva. La scelta della commercializzazione risponde alle esigenze della IBM di ottenimento del massimo profitto con il minimo impegno, ma mette in estremo pericolo le prospettive di sicurezza occupazionale poichè aggrava ulteriormente i già pesanti legami di dipendenza economica e politica.

Ciò significa che le sorti occupazionali, i livelli di sviluppo dipendono dai centri decisionali che hanno sede negli USA ed i cui interessi possono essere antagonisti a quelli dei lavoratori della IBM Italia ed a quelli del nostro Paese. Più di ogni altra considerazione vale l'esempio della Innocenti Leyland.

- La necessità di contrastare la crescente distruzione delle capacità professionali attraverso una diversa organizzazione del lavoro e la creazione di reali sbocchi professionali. Tutto ciò per evitare il perpetuarsi di una crescente dequalificazione delle nostre conoscenze e alla importazione, a caro prezzo, delle tecnologie elaborate; ed inoltre per evitare che con la distruzione delle capacità professionali acquisite in precedenti esperienze di lavoro o nella scuola, si crei un inscindibile rapporto IBM/lavoratori privo di qualsiasi sbocco sul mercato del lavoro.

la necessità di attingere dal mercato nazionale, i componenti (alimentatori, schede, ecc.) e le parti necessarie alla costruzione dei prodotti italiani.

Ciò per sostenere e sviluppare le fabbriche italiane già operanti nel settore, cercando così di frenare un modo "legale" di esportazione dei capitali, che si riflette in termini negativi sulla bilancia dei pagamenti

L'inversione di queste linee di tendenza significa la difesa e l'ampliamento delle capacità produttive e professionali in Italia tramite la richiesta di un ciclo produttivo completo, cioè composto di tutte le fasi necessarie alla realizzazione di un prodotto (sviluppo e produzione) e quelle relative alla sua vendita ed assistenza, con un profondo mutamento della organizzazione del lavoro.

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Queste richieste non rispondono da sole all'esigenza di indipendenza economica e politica delineata sopra, per la cui soluzione è indispensabile una diversa politica governativa nei confronti delle multinazionali (imposizioni di reinvestimenti e leggi fiscali); maggiori investimenti, imposti dalle lotte dei lavoratori e non finanziati da fantomatiche casse, riappropriazione delle conoscenze tecnologiche, possono però dare maggiore capacità contrattuale ai lavoratori dell'IBM Italia rispetto ai centri decisionali USA ed essere una garanzia che anche se le multinazionali attuano lo "sciopero degli investimenti" si può attuare lo sviluppo del nostro Paese e difendere realmente l'occupazione.

La proposta che formuliamo di aprire una vertenza che risponda alle esigenze dei lavoratori IBM sia nell'immediato che in prospettiva non deve far pensare ad una chiusura di tipo aziendalistico e corporativo.

La logica che muove queste proposte si colloca in pieno nella strategia sindacale delle vertenze di settore ed in particolare della vertenza elettronica e telecomunicazioni e dei contratti di categoria.

Infatti nella situazione di crisi economica che il paeIse sta attraversando, il movimento sindacale ha elaborato una strategia per la difesa e lo sviluppo dell'occupaI zinne. Strategia che si articola nelle vertenze di settore che hanno l'obiettivo di invertire la linea politica economica e per lo sviluppo del Mezzogiono che concordemente governo e grande padronato stanno perseguendo e che vuol dire drastica diminuzione della base produttiva con conseguente forte incremento della disoccupazione, (ad oggi 1.200.000 disoccupati e 800.000 in cassa integrazione guadagni), il tentativo di

una ristrutturazione selvaggia dell'apparato produttivo del paese (Pirelli 1.380 licenziamenti, Innocenti 1.500 licenziamenti), la riproposizione della politica dei due tempi e cioè:

l'accumulazione di grosse risorse (profitti) che significherebbero il ritorno a bassi salari e sfruttamento intensivo della forza lavoro. Questo si rende possibile con una perdita di potere del movimento operaio che deve fare i conti con una massa crescente di disoccupati e sottoccupati (lavoro a domicilio e appalti) e la contemporanea politica tariffaria e dei prezzi che governo e capitale monopolistico portano avanti (luce, telefoni, petrolio, auto, affitti, generi di prima necessità ecc.) ed un prelievo fiscale che colpisce praticamente solo coloro che percepiscono un reddito fisso.

la riconversione dell'apparato produttivo, condizionato dalle direttive dei paesi capitalistici più forti quali USA e Germania per mezzo della politica dei gruppi multinazionali italiani e stranie' i.

P diticaA dei due tempi, ristrutturazione selvaggia, riduzione della base produttiva, in sostanza tutto ciò significherebbe la sconfitta certa del movimento operaio. Come sindacato abbiamo contrapposto a questa linea le vertenze di settore e territoriali (Pubblico impiego: edilizia, agricoltura, energia, trasporti collettivi, telecomunicazioni, credito per la riconversione produttiva; Partecipazioni statali: occupazione, tariffe, politica fiscale) ed i contratti con importanti contenuti politici. Questo obiettivi debbono assumere il Mezzogiorno come vincolo prioritario per la drammaticità della situazione occupazionale ivi esistente.

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uazione sin qui delineatasi è di per sè sufficiente a motivare l'urgenza e la necessità di una vertenza l'I li obiettivi sorgono come naturale conseguenza di quanto abbiamo sottolineato e delle scelte compiute nella vertenza del settore elettronico e Telecomunicazioni della Federazione CGIL-CISL-UIL.

-1 1) INVESTIMENTI E OCCUPAZIONE

La necessità di imporre all'azienda una discussione sugli indirizzi produttivi a partire dalla divisione DIBDP attuatasi nei fatti e non discussa nelle conseguenze produttive e professionali, ci obbliga a precisare la nostra proposta di un "ciclo produttivo completo" dalla progettazione e ricerca applicata al reparto prototipo ed alla produzione. Tale richiesta diventa una scelta strategica permanente del movimento sindacale in IBM strettamente e continuamente collegata alle scelte, che invece devono essere compiute a livello di settore dalle PP.SS. e dal governo, sulla ricerca e sulla formazione, sulla domanda e sull'orientamento degli investimenti, sul controllo e sulla presenza delle multinazionali in Italia.

La richiesta può oggi sostanziarsi in:

LABORATORIO DI SVILUPPO

L'attuale organizzazione dell'IBM in Italia, rispetto al nostro progetto di ciclo produttivo completo (sviluppo, produzione, vendita e assistenza) è completamente priva della parte di sviluppo. Per questo la richiesta di laboratorio di sviluppo diviene prioritaria. Oggi lo sviluppo, nell'ambito dell'informatica, si articola su tre filoni complementari tra loro: software di base (sistemi operativi), firmware (microprogrammazione), hardware (parti fisiche di macchina). La nostra richiesta di laboratorio, che comprende questi tre settori complementari, pone il problema della localizzazione e delle scelte verso le quali il laboratorio deve indirizzarsi, oltre alle conseguenze occupazionali ad esso collegate. In sintesi la nostra proposta è: realizzazione di un laboratorio di sviluppo che operi nel campo del software di base, del firmware e dell'hardware.

RISPETTO ACCORDI '74

Questo accordo (27/6/74 punto 1/b) impegna la IBM alla garanzia dei livelli occupazionali e professionali dell'officina produzione parti. Nel passato anno questo accordo è stato violato dall'IBM perchè i livelli occupa. zionali e professionali dell'officina produzione parti sono scesi drasticamente (circa 100 unità in meno), relegando oggi l'attività dell'officina ad un ruolo secondario rispetto al ciclo produttivo, con la prospettiva di un ulteriore deterioramento della situazione.

Tutto ciò non è una conseguenza "fisiologica" dello sviluppo tecnologico, ma deriva dalle scelte produttive a livello internazionale dell'IBM, oltre al decentramento produttivo attuato a livello nazionale che in concreto si manifesta con l'appalto di intere fasi di lavorazione (plastica, sottoassiemi ecc.).

Lo stesso accordo al punto 1/a impegna la IBM ad un incremento nel triennio dell'occupazione a Pomezia (più 125 unità) da adibire alla produzione di lavori complementari allo stabilimento di Vimercate.

Ad oggi non si è registrata alcuna iniziativa da parte dell'IBM (l'occupazione di Pomezia è rimasta immutata) volta ad incrementare l'occupazione, la riconversione produttiva non è iniziata.

Dalla firma dell'accordo sono già passati 18 mesi e la nostra preoccupazione circa la volontà politica dell'IBM di applicare l'accordo è ulteriormente a mavata dalla manifesta volontà della Confindustria e del capitale monopolistico di ridurre le basi produttive e attuare una drastica riduzione degli investimenti. Inoltre la drammatica situazione occupazionale ci sollecita non solo ad esigere il rispetto di questo accordo ma anche a una sua anticipazione, definendo con maggiore precisione i filoni di sviluppo produttivo.

In sintesi la nostra proposta è:

Acquisire lavorazioni in grado di assicurare l'applicazione qualitativa e quantitativa dell'accordo del '74 sui livelli di occupazione e di qualifica di Vimercate e dell'officina. In altri termini ciò significa o l'acquisizione di lavorazioni oggi fatte all'estero inerenti al ciclo produttivo delle macchine che "escono" da Vimercate per ripristinare i livelli occupazionali e professionali dell'officina presenti a giugno '74, oppure l'acquisizione di lavorazioni in altri reparti produttivi (anche nuovi) che comunque assicurino la realizzazione del punto 2 dell'accordo 27/6/74. In merito agli sviluppi produttivi e occupazionali dello stabilimento di Pomezia chiediamo una rapida applicazione dell'accordo precisando le lavorazioni che si intendono collocare a Pomezia ed i tempi di realizzazione.

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CENTRI SCIENTIFICI DI PISA VENEZIA E BARI

Attualmente questi centri svolgono attività che hanno l'unico scopo di propagandare un'immagine scientifica e sociale dell'IBM. Questa situazione, oltre al non utilizzo di conoscenze tecnologiche e quindi al sottoutilizzo e alla dequalificazione dei lavoratori dei vari centri, crea grossi problemi circa la sicurezza occupazionale. Per risolvere questi problemi riteniamo opportuno ampliare questi centri sviluppandoli nella direzione del software applicativo (programmi di gestione).

Proponiamo quindi:

Potenziamento dei livelli occupazionali dei centri scientifici attualmente esistenti a Pisa, Venezia e Bari. Potenziamento che è attuabile con l'attribuzione di competenze nello studio e nello sviluppo del software appljcativo.

GARANZIA DEI LIVELLI OCCUPAZIONALI

L'Aitordo 27/6/74 al punto 1/b impegna l'IBM alla garanzia dei livelli occupazionali complessivi di Vimercate. Questo punto dell'accordo non è stato rispettato ed ha comportato per la sola Vimercate la perdita di circa 200 posti di lavoro.

La situazione del mercato del lavoro, il crescente numero di disoccupati, non ci può lasciare indifferenti davanti ad un così duro attacco ai livelli occupazionali. Inoltre in varie situazioni si assiste alla non sostituzione del turn-over in particolare nelle aree produttive o ad esse collegate nell'ambito di una commercializzazione sempre più spinta.

La nostra proposta è quindi: Garanzia dei livelli occupazionali compreso il rimpiazzo del turn-over. Tale garanzia va ottenuta sia globalmente che per settori significativi dell'azienda, onde evitare lo smantellamento in atto in alcuni comparti. In questo quadro si pone anche la rivendicazione del diritto per i singoli C.d.F. a contrattare localmente, sulla base del numero di installazioni e/o dei ritmi, i livelli occupazionali.

MOBILITA' E TRASFERIMENTI

In stretto collegamento con le richieste occupazionali soprattutto per quanto riguarda il rimpiazzo del turn-over e in ordine alla soluzione di problemi quali le decisioni di ridimensionamento dei Centri di calcolo e dei CED e dei reparti pruttivi e di costituzione di concessionari nel settore macchine per ufficio, va sottolineata la validità delle richieste contrattuali e l'urgenza del problema ci porta a richiedere nei fatti e nei casi concreti di applicarle.

La nostra proposta è quindi: Il diritto del C.d.F. di verificare periodicamente e di contrattare i processi di qualificazione produttiva sia quando essi si basano su corsi di formazione, sia quando essi derivano da modifiche parziali dell'organizzazione del lavoro mediante la definizione di aree e di linee di sviluppo professionale.

DECENTRAMENTO PRODUTTIVO

L'estensione del fenomeno in IBM è largamente conosciuta, così come la lotta contro di esso, che ne ha fatto una scelta qulificata del movimento sindacale in IBM, consolidata dai successi ottenuti nelle ultime tre vertenze.

Anche qui va sottolineata la validità della richiesta contrattuale come l'urgenza di trovare soluzioni a situazioni che a causa del rientro di lavorazioni e/o al passaggio a dei nuovi prodotti, stanno portando a licenziamenti e/o alla cassa integrazione nelle fabbriche che precedentemente lavoravano in questi campi per Vimercate. Per questo chiediamo di anticipare e di applicare nei fatti e nei casi concreti, in particolare per contratti di commodato, le richieste contrattuali.

Quindi la nostra proposta è: Diritto del Consiglio di Fabbrica e del sindacato territoriale a conoscere e discutere la situazione esistente ed a discutere preventivamente le eventuali decisioni aziendali in ordine al decentramento di attività proprie del ciclo produttivo con riferimento alla qualità, alla quantità e destinazione nonchè alle modalità (appalto, commessa, consulenza, lavoro a domicilio), al fine di contenere drasticamente il fenomeno e di offrire gli strumenti per una contrattazione nel merito delle condizioni economiche e normative dei lavoratori interessati. Si rivendica inoltre la responsabilità dell'azienda committente in ordine alla garanzia della tutela contrattuale e al rispetto delle norme di legge dei lavoratori dell'azienda destinataria della commessa ed alla stabilità dei livelli d'occupazione.

ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

L'ampiezza del dibattito in corso in tutti i settori (SE, CE, amministrativi e segretariali, DPSC, servizi generali, ecc.) oltre ai problemi sorti in seguito al trasferimento a Sagrate, ci impone di completare il lavoro che ap-

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posite commissioni dei vari C.d.F. stanno facendo con un breve questionario che permetta di verificare la validità e l'estensione quantitativa della proposta che le commissioni stesse hanno formulato.

Va comunque sottolineato il rapporto di questa tematica con:

I corsi di formazione.

Le scelte produttive, poichè una reale mobilità professionale e gli investimenti sono un'importante garanzia ed un momento di verifica degli eventuali impegni produttivi dell'azienda. D'altronde in alcuni casi una diversa Organizzazione del Lavoro è possibile solo in presenza delle scelte produttive che noi abbiamo proposto.

Una precisazione di questi obiettivi sarà quindi fatta nelle assemblee ed in un successivo numero di questo giornale aziendale.

PREMIO DI PRODUZIONE

Rinnovo del premio per il '75 portandolo alla cifra di L. 42.500 mensili.

DIRITTI SINDACALI

Definizione del monte ore sulla base di 4 ore per dipendente.

Ridefinizione del numero di delegati per C.d.F.

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Documento sulle politiche generali

La Conferenza nazionale dei delegati FLM nell'approvare la relazione e le conclusioni della segreteria sulla base del dibattito ha approvato all'unanimità il seguente documento sulle politiche generali.

Nell'attuale situazione di grave crisi economica e sociale, di pesante attacco del padronato e delle forze moderate alle conquiste dei lavoratori, il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, insieme a quello di altre grandi categorie dell'industria, come i chimici e gli edili, assume come punto centrale la lotta per la difesa dell'occupazione e per la sua espansione da sostenere con l'unità dei lavoratori occupati e disoccupati, dei lavoratori del nord e del sud, con l'unità tra i settori dell'industria, dei servizi, del pubblico impiego e dell'agricoltura.

La realizzazione di questa unità è la condizione per sostenere le linee di trasformazione economica e di riforma definite dal movimento sindacale nell'assemblea di Rimini e per uscire dalla crisi con equilibri sociali più avanzati e con un rafforzamento della democrazia.

Nel quadro di una stretta connessione tra gli obiettivi di politica sociale e quelli contrattuali, si pongono alcuni temi fondamentali:

una decisa lotta nei confronti delle grandi imprese pubbliche e private per l'attua2Thirre dgTiir to industriale definiti nell'ambito di un programma organico di diversificazione dell'apparato produttivo;

la difesa rigorosa dell'occupazione esistente contro la minaccia di ristrutturazione e di riduzione degli organici, sia da parte delle imprese multinaziouali che di imprese a capitale pubblico_ in uno con la rivendicazione di una oli "ca pubblica piccole e medie aziende che la recessione spinge ala chiusura e ai licenziamenti;

lo sviluppo immediato della spesa pubblica per gli investimenti infrastrutturali e sociali con provvedimenti attuabili in tempi rapidi, particolarmente per il Mezzogiorno, e con possibilità di più snelle decisioni e gestione da parte degli enti locali;

l'espansione della domanda interna soprattutto ker consumi sociali, anche attraverso il sostegno crei redditi bassi e l'incremento dei salari, in un intreccio fra questi, la politica delle tariffe pubbliche e la riforma del sistema fiscale.

Rispetto a questi obiettivi da tempo indicati dal movimento sindacale, la Conferenza dei delegati FLM, giudica negativa la proposta avanzata dal governo in fatto di politica economica.

Il cosiddetto programma a medio termine mentre registra, infatti, la gravità..della crisi, le cause che ne sono all'origine e i vincoli che ne condizionano lo svolgimento (bilancia dei pagamenti, inflazione, deficit pubblico), non indica nessuna seria misura rivolta a rimuovere o ad attenuare quei vincoli, come dovrebbero essere una politica di orientamento delle esportazioni, di contenimento delle importazioni, di controllo sulle esportazioni di capitali; una politica interna dei prezzi e delle tariffe; una politica fiscale che, colpendo le gigantesche fasce di evasione in atto, espanda le risorse finanziarie dello stato da trasferire in investimenti produttivi e sociali indirizzati verso un nuovo modello di consumi.

Esso rappresenta una sommatoria generica di intenzioni finanziarie per un medio e lungo periodo in settori di spesa come l'energia e i trasporti, l'edilizia, l'agricoltura, le partecipazioni statali, al di fuori di un contesto definito di riconversione nell'industria e nell'agricoltura diretta ad allargare la base produttiva del Paese e ad avviare un concreto processo di sviluppo del Mezzogiorno.

Il programma del governo, infine, annuncia la costituzione di un fondo per la ristrutturazione industriale ma non contiene alcuna misura idonea a bloccare oggi e nei prossimi mesi il processo di degradazione dei livelli di occupazione in tutti i settori produttivi e in particolare nel mezzogiorno.

In base a tali considerazioni negative, che vengono peraltro rafforzate da frequenti posizioni di uomini di governo contrarie alle nostre politiche, il movimento sindacale deve contrastare più nettamente gli attuali indirizzi di politica economica per bloccare l'aggravamento

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della crisi, la crescita drammatica della disoccupazione e deve sostenere con più decisione le proprie proposte escludendo ogni subordinazione dell'iniziativa sindacale al ricatto ricorrente di crisi di governo o di elezioni anticipate.

Su questa base la FLM sollecita la convocazione del direttivo CGIL-CISL-UIL per riprecisare gli obiettivi, a partire dalla piattaforma di Rimini, per le trattative con il governo, allo scopo di consentire e sollecitare la mobilitazione di tutte le categorie e delle strutture orizzontali.

I punti della piattaforma devono riguardare la definizione di provvedimenti attuabili già in questi mesi e che consistono in:

un programma di interventi nel settore dell'edilizia e delle opere pubbliche con procedure di urgenza nel contesto di una legge urbanistica da approvare rapidamente per impedire il rilancio della speculazione e della rendita fondiaria;

un piano di investimenti nell'agricoltura che garantisca una saldatura tra investimenti nell'agricoltura, adozione di misure di riconversione dell'assetto colturale e la trasformazione dei prodotti agricoli, gli impianti di conservazione e la distribuzione affidata alla gestione dei produttori associati;

un piano nazionale nel settore dell'energia in grado di assicurare una progressiva autonomia dalle multinazionali estere ed un utilizzo di tutte le risorse esistenti nel paese;

un programma di trasporti collettivi che a livello nazionale coordini lo sviluppo di questi in una prospettiva di superamento della prevalenza di quello privato, come emerge dalla piattaforma della « vertenza auto-indotto-trasporti »;

un programma nell'elettronica (informatica, telecomunicazioni, componentistica, elettronica strumentale) a partire da una definizione dei traguardi produttivi nel settore telefonico nel quadro della vertenza intersettoriale in corso per il rilancio di tutto il settore;

individuazione di obiettivi selettivi nell'uso del credito e del sistema di incentivi per gettare le basi di una politica di riconversione produttiva nei diversi comparti industriali, e la definizione di strumenti, anche decentrati, per una politica attiva del lavoro, la riqualificazione professionale e la gestione della mobilità del lavoro.

Questi obiettivi debbono assumere il Mezzogiorno come vincolo prioritario per la drammaticità della situazione occupazionale, che si aggrava ogni giorno di più con la crisi delle piccole e medie aziende e col calo progressivo degli occupati.

Inoltre, per la realizzazione degli obiettivi indicati occorre individuare nelle PP.SS. uno strumento essenziale di intervento; perciò bisogna imporre un nuovo ruolo delle PP.SS. sia per quanto riguarda i loro programmi di sviluppo produttivo, sia per quanto attiene al controllo democratico delle loro strutture e della loro gestione.

Se non si realizzano tali condizioni il Parlarmento non dovrà approvare l'aumento dei fondi di dotazione, finché le PP.SS. non decideranno impegni concreti di investimento e di aumento occupazionale nel Mezzogiorno. Nel quadro di queste proposte si pone l'esigenza di affrontare l'insieme della politica delle tariffe pubbliche, dei prezzi amministrati e di quella fiscale.

L'incalzare degli aumenti in atto e annunciati (telefoni, gasolio, benzina, elettricità) comporta un'inaccettabile sollecitazione dell'inflazione a cui non corrispondono neanche decisioni apprezzabili di investimenti sociali. Per costringere il governo ad adottare una politica dei prezzi rivolta all'effettivo controllo dei prezzi amministrati, come strumento di sostanziale difesa dei redditi dei ceti popolari, la Conferenza dei delegati FLM propone alla Federazione CGIL-CISL-UIL di dare immediato avvio — sulla base di precise richieste e proposte verificate con le principali organizzazioni di categoria e di territorio — a un confronto complessivo sulle tariffe e sui prezzi amministrati, chiedendo al governo di bloccare nel frattempo qualsiasi proposta di aumento per non precostituire il merito del confronto e adottando le forme di lotta più adeguate a realizzare il massimo di unità e di efficacia in rapporto al merito di ciascuna rivendicazione e alle specifiche controparti (dallo sciopero al presidio delle sedi, alla sospensione del pagamento, all'autoriduzione, etc).

In ogni caso sulla definizione degli obiettivi e sulle forme di lotta più adeguate a sostenerli dovrà aprirsi un largo dibattito con la partecipazione dei lavoratori e delle strutture sindacali direttamente investite del problema, che consenta di assumere, di volta in volta, ai vari livelli dell'organizzazione, decisioni unitarie sostenute da tutti i lavoratori interessati.

In merito al fisco, le stesse recenti decisioni parlamentari ripropongono la necessità di una

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profonda riforma fiscale, supporto di una politica economica funzionale all'attuazione delle riforme, allo sviluppo della domanda interna, alla tenuta dei livelli di occupazione e come strumento per finanziare i programmi di spesa pubblica e di riduzione del deficit dello Stato. Il confronto con il governo sulla politica fiscale deve inoltre porre su basi nuove la ripartizione dei carichi fiscali, stabilire l'indicizzazione delle aliquote relative ai redditi più bassi e la riduzione dell'area dell'evasione attraverso tempestivi accertamenti per campione. Su queste basi è possibile discutere di una graduale fiscalizzazione degli oneri contributivi con rigorose priorità territoriali e settoriali.

Per quanto riguarda gli artigiani si ribadisce la validità dell'autonomia contrattuale, che come categoria abbiamo conquistato per quanto riguarda tempi di scadenza, tavoli di trattative e la specificità dei contenuti.

La FLM decide quindi di attuare entro dicembre una conferenza dei delegati delle aziende artigiane, che definisca la piattaforma contrattuale, con omogeneità agli obiettivi e trattamenti posti per il contratto dell'industria.

Questo significa coinvolgere i lavoratori delle aziende artigiane in momenti unitari di lotta, resi necessari dagli stessi obiettivi contrattuali, in particolare quelli tendenti al controllo del decentramento produttivo. Oltre agli obiettivi contrattuali si rendono necessarie alcune iniziative contestuali per la soluzione dei problemi immediati quali l'estensione della Cassa Integrazione Guadagni, i diritti previsti dallo Statuto dei lavoratori, la giusta causa nei licenziamenti.

Inoltre vanno rapidamente sollecitate iniziative della Federazione CGIL-CISL-UIL nei confronti delle forze politiche per ottenere una nuova legislazione tesa a definire le caratteristiche e i limiti dell'impresa artigiana.

Per quanto riguarda le piccole aziende, la Conferenza dei delegati FLM, nel ribadire che i problemi specifici di questo settore non sono risolvibili attraverso una politica di sconti economici e normativi da parte del sindacato, si impegna a promuovere una iniziativa nazionale che approfondisca la problematica relativa al ruolo delle piccole aziende in una ipotesi di diversificazione produttiva e, in particolare, la questione della contrattazione degli investimenti a livello settoriale e territoriale, in un organico rapporto con il ruolo che rivendichiamo anche dagli enti locali.

In questo spirito e con tali orientamenti, la Conferenza dei delegati FLM nel riconfermare come parte integrante della piattaforma con-

trattuale le rivendicazioni concrete per un aumento dei livelli occupazioni e di sviluppo del Mezzogiorno, propone all'insieme del movimento sindacale di subordinare la firma dei contratti alla conquista di risultati occupazionali tangibili per il Sud.

Sulla base di questo impegno della categoria e tenendo conto del coinvolgimento di tutto il movimento sindacale, la Conferenza dei delegati FLM propone una serie di iniziative in collegamento con le altre categorie e con la Federazione CGIL-CISL-UIL:

lo sciopero del 20 novembre del settore trasporti, auto e indotto, come esemplare momento di azione intersettoriale rivolto a concreti obiettivi di rilancio della politica del trasporto pubblico;

la giornata di lotta dél 24 novembre dei braccianti e dei chimici con l'appoggio anche della nostra categoria, per il sostegno di una nuova politica agricola (irrigazione, forestazione, meccanizzazione agricola, fertilizzanti, trasformazione dei prodotti alimentari, ecc.);

la grande manifestazione di Napoli del 12 dicembre, quale momento essenziale per la decisione, tra tutte le categorie, di una precisa piattaforma per il Mezzogiorno tesa ad un rilevante ed urgente aumento di occupazione.

La FLM, in tale data effettuerà il primo sciopero di 24 ore di tutta la categoria, proponendone l'estensione a tutto il movimento sindacale. La partecipazione di massa a tale manifestazione deve rappresentare l'impegno sostanziale di tutti i lavoratori per lo sviluppo del Mezzogiorno;

il raccordo delle iniziative di lotta delle diverse categorie nei confronti delle imprese multinazionali e delle grandi aziende private e pubbliche per una difesa intransigente dei livelli di occupazione e per ottenere la tempestiva attuazione dei precedenti impegni di investimenti e di occupazione, attraverso anche la responsabilizzazione diretta del governo. Data la preoccupante estensione di ristrutturazioni decise da molte società multinazionali la FLM propone di realizzare, entro i primi di dicembre, una Conferenza intercategoriale interessando particolarmente le fabbriche già colpite da gravi riduzioni di lavoro;

un coordinaento con le lotte dei lavoratori del settore pubblico allo scopo di sostenere proposte — anche parziali ma urgenti — di riforma della pubblica amministrazione.

In questo quadro di azione e di lotta collegate con le altre categorie e con il resto del mo-

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vimento sindacale, la Conferenza dei delegati FLM decide fin d'ora:

a) la sospensione totale di tutte le prestazioni straordinarie fino alla conclusione della vertenza contrattuale;

b) l'articolazione dei prossimi scioperi, affidando ai Consigli di fabbrica e soprattutto ai Consigli di zona la gestione di una parte dei pacchetti di ore di sciopero per poter sviluppare iniziative intersettoriali a livello di territorio.

La vertenza Còntrattuale per la sua durezza e per il collegamento con i problemi dell'occupazione non richiede soltanto l'uso dei modi tradizionali di sciopero, ma anche di altre forme di lotta più utili ed opportune rispetto agli scopi precisi. Tali forme di lotta, vecchie e nuove, oltre ad essere valutate rispetto agli obiettivi che si intendono raggiungere ed alle specifiche situazioni, vanno anche usate con adeguata elasticità e con l'intento di ottenere un massimo di convergenze e di unità. In questa logica le decisioni relative all'inasprimento della lotta e alla radicalizzazione di certe forme di lotta che possono coinvolgere tutta la categoria, dovranno essere coordinate sulla base della valutazione degli organismi direttivi.

Inoltre per sviluppare maggiormente l'unità tra organizzazione sindacale ed un più generale movimento di lotta che converga sugli Obiettivi proposti dal sindacato, occorre superare il genericismo con cui solitamente ci rivolgiamo ai disoccupati e sottoccupati, agli studenti, ai ceti popolari:

— ai disoccupati, oltre all'invito a partecipare ai momenti di lotta intendiamo proporre forme organizzate di collegamento con il sindacato (attraverso comitati locali ed un'iscrizione simbolica), una loro partecipazione nei Consigli di zona e la loro partecipazione alla conduzione delle lotte ed alle trattative relative ai problemi occupazionali;

— agli studenti oltre a sollecitare la costituzione di loro autonome forme di rappresentanza unitaria, proponiamo iniziative di lotta per l'occupazione delle leve giovanili, per il diritto allo studio, per la riforma della scuola e la partecipazione di loro rappresentali alle commissioni di zona per l'occupazione;

— ai ceti popolari, alle casalinghe, ai pensionati proponiamo un confronto comune sui problemi locali ed un diretto coinvolgimento alle lotte per i prezzi, per la casa, per l'assistenza e per i servizi civili.

Anche per questi motivi il movimento sindacale deve adottare forme di lotta comprensibili ed aggreganti, per promuovere iniziative di dibattito e di mobilitazione che coinvolgano a livello di massa. Nello sviluppo delle lotte sindacali occorrerà mantenere un rapporto con le forze politiche e sociali, particolarmente a livello locale e nei quartieri, non soltanto per sollecitare solidarietà ma per impostare iniziative comuni e confronti specifici con gli enti locali.

Il periodo delle battaglie contrattuali e delle lotte per l'occupazione dovrà rappresentare una occasione fondamentale per l'avanzamento dell'autonomia e dell'unità del sindacato. A tale scopo è necessaria realizzare un rafforzamento della democrazia sindacale a tutti i livelli e soprattutto nelle strutture di base.

La Conferenza nazionale dei delegati FLM sollecita pertanto la Federazione CGIL-CISLUIL a realizzare l'impegno precedentemente assunto per l'estenzione dei Consigli in tutti i luoghi di lavoro e propone un piano operativo per la costituzione ed il funzionamento dei Consigli di zona prioritariamente nel Mezzogiorno.

Poiché la battaglia per l'unità va sviluppata in tutto il movimento sindacale, i delegati, i militanti, i dirigenti della FLM sono impegnati a sostenere le iniziative unitarie ad ogni livello valorizzando e rilanciando tutte le strutture unitarie.

In questo spirito un corretto rapporto tra le federazioni di categoria e quella confederale va condotto su un terreno di un coordinamento politico, con una precisa responsabilità del direttivo della federazione (ad ogni livello) ma associando anche — per ogni specifica iniziativa — la partecipazione diretta dei rappresentanti delle strutture provinciali e di base alle decisioni ed alle trattative.

E' con tale impegno al massimo di partecipazione che il movimento sindacale potrà condurre fino alla fine una battaglia difficile ma fondamentale per il progresso economico e per l'avanzata della democrazia.

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Prot. n. 1800 Roma, 18/7/75

Oggetto: richiesta incontro

- On.le Aldo Moro

Presidente del Consiglio

dei Ministri

On.le Antonio Bisaglia

Ministro delle

Partecipazioni Statali

On.le Carlo Donat Cattin

Ministro dell'Industria

Sen. Giulio Orlando

Ministro delle Poste

e Telecomunicazioni

On.le Giulio Andreotti

Ministro del Bilancio ROMA

Signor Presidente,

Il movimento sindacale italiano considera l'assenza di una politica industriale pubblica uno degli elementi che hanno determinato un più violento effetto della crisi internazionale sulla nostra economia e le nostre strutture produttive.

Il Sindacato esprime, nel Paese, il proprio disegno di sviluppo puntando essenzialmente sul sostegno degli investimenti produttivi e sociali, sul Mezzogiorno e nei settori prioritari quali, l'agricoltura, i trasporti, l'energia, l'edilizia.

In questa logica il problema dell'elettronica nei suoi comparti fondamentali della componentistica, dell'informatica, della elettronica strumentale e delle telecomunicazioni viene assunto dal sindacato in quanto si tratta di un settore di alta potenzialità di sviluppo e occupazione, fortemente legato con i problemi della ristrutturazione nell'industria, nei servizi, col decentramento produttivo, con la subordinazione dell'Italia, alle politiche industriali delle Multinazionali estere.

Riteniamo quindi l'intervento pubblico nel settore, indispensabile al fine di coordinare la crescita dell'elettronica che ormai sta diventando l'industria a più forte espansione in tutti i paesi industrializzati.

Secondo la Federazione CGIL-CISLUIL questo intervento f.leve essere finalizzato ad una equilibrata crescita per lo sviluppo ai fini sociali dell'elettronica strumentale; una progressiva affermazione della produzione di componenti attivi (essenziali per tutti i comparti dell'elet-

tronica); un'autonomia tecnologica dell'informatica, decisiva per una corretta utilizzazione dell'elaborazione dei dati (il 60 per cento dei grandi calcolatori è impiegato presso la Pubblica Amministrazione o i servizi che con essa in qualche modo hanno a che fare); una democratica gestione delle trasmissioni telefoniche e dei dati degli elaboratori elettronici (negli anni '80 la CEE prevede che la trasmissione dati avrà lo stesso peso della trasmissione telefonica tradizionale) e della TV in via cavo.

In questa ottica, quindi, la stessa opposizione del movimento sindacale all'aumento delle tariffe telefoniche non rappresenta solo una giusta protesta contro una inammissibile operazione fiscale, ma un momento di lotta che contestando al gruppo STET la sua incontrollata gestione delle telecomunicazioni in Italia, mira ad aprire il discorso in merito: 1) al ruolo dello Stato e delle Partecipazioni Statali nel settore (dal punto di vista della gestione dei servizi e della produzione); 2) alla richiesta di controllare i processi di ristrutturazione in fabbrica che si celano dietro provvedimenti tariffari; 3) alla necessità di attuare opportune diversificazioni verso altri comparti, ma nell'ambito di una politica complessiva dell'elettronica.

Sono questi i temi intorno ai quali si muove il sindacato e per i quali è stata già effettuata una giornata di lotta il 4 giugno dai lavoratori metalmeccanici e telefonici, con l'adesione dei lavoratori della Ricerca, Chimici, i dipendenti del Pubblico Impiego.

Malgrado l'impegno sindacale tuttavia, la situazione nel settore permane pesante, sia sotto l'aspetto occupazionale e degli investimenti, sia sotto l'aspetto tariffario, sia dal punto di vista del controllo pubblico sui servizi di telecomunicazione.

Pertanto la Federazione CGIL-CISLUIL che ha assunto il coordinamento delle vertenze in corso nel settore Elettronica e Telecomunicazioni e che ritiene fondamentale il ruolo pubblico nel settore, (sia per la presenza di aziende a partecipazione statale, sia per la necessità di una coordinata politica industriale), chiede un urgente incontro con i Ministri responsabili per discutere del complesso dei problemi inerenti l'elettronica e le telecomunicazioni a partire dalle seguenti prio-

rità:

revisione delle scelte sulla telefonia, per la modificazione degli aumenti tariffari, la qualificazione della struttura manifatturiera, la salvaguardia degli appalti; recupero di un ruolo pubblico reale sui servizi di telecomunicazione da attuarsi con la definizione dei programmi e l'esercizio del controllo da parte del Parlamento. In questo senso è urgente bloccare il provvedimento attraverso il quale con un 'semplice atto amministrativo si cederebbero tutti i mezzi di telecomunicazione per via satellite e la relativa gestione alla società TELESPAZIO del gruppo STET svuotando così progressivamente lo stesso senso della legge che affida il monopolio delle telecomunicazioni allo Stato; rispetto degli accordi sindacali nelle aziende del settore (SIT-SIEMENSFATME - OLIVETTI - ecc.) per gli incrementi occupazionali previsti e la qualificazione produttiva nel sud; qualificazione e potenziamento delle aziende di componenti a partecipazione statale e sviluppo di una strategia di coordinamento e di aggregazione delle piccole e medie aziende private di componenti, al fine di affidare alla gestione pubblica l'assunzione di un ruolo di "fornitore centrale" di componenti;

iniziativa pubblica per la salvaguardia delle capacità produttive esistenti minacciate dalle imprese multinazionali. A tale riguardo si ritiene che per l'Honeywell italiana ciò possa essere raggiunto attraverso un interessamento delle partecipazioni statali;

promozione di un consorzio di ricerca delle imprese a partecipazione statale e private al fine di inserire gli spazi di ricerca, ora dispersi e frammentati, in un disegno di politica globale del settore elettronico. Per questo sembra necessario fin da ora evitare erogazioni di fondi a singole aziende in modo disarticolato. Nel caso della Olivetti, ad esempio, la concessione di fondi per la ricerca dovrebbe essere subordinata alla verifica di coerenze con una politica industriale generale del settore che solo l'azione pubblica può determinare;

maggiore impegno delle partecipazioni statali nell'elettronica strumentale, per i controlli numerico e di processo;

qualificazione della domanda pubblica nell'acquisto di calcolatori.

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Su queste priorità e sui vasti problemi per uno sviluppo complessivo delle industrie e dell'elettronica professionale al fine di raggiungere una adeguata autonomia tecnologica per il Paese, la Federazione CGIL-CISL-UIL intende investire il Governo e mira ad ottenere radicali mutamenti nel modo di condurre la politica industriale di un settore con il più alto

tasso di sviluppi, di innovazioni tecnologiche e di espansione occupazionale in tutti i paesi industrializzati.

Pertanto data l'urgenza di un programma di rilancio dell'economia e considerate le intenzioni espresse in tal senso dai ministeri economici, la Federazione CGIL-CISL-UIL ritiene necessario che l'incontro richiesto al Governo per discu-

tere in merito al problema dell'Elettronica e delle Telecomunicazioni, debba avvenire entro il più breve tempo possibile.

p. LA SEGRETERIA DELLA FEDERAZIONE CGIL-CISL-UIL (Mario Didò-Roberto Romei-Aride Rossi)

II CONFEO CHE IN GUEVC MCMEN-1-Q DI.CRV2I NON MI E' CHIARO, CO'-5A DEVO FARE PER NON RIMEffERCI -tROPPO.

7L'IMPOR-fANfE E' NON LIMKAR51 A

/ UNA VISIONE RI1RE1(A DEI PROBLEMI...NOI IMPRENDI! RI DOB51AMO

\ AVERE UNA MENI-i-1Ln' APERtA E MQDERNA EUROPEA,

EUROPEA IN CHE ?

DISOCCUPAI! IN I1ALIA

API'fAll IN 5VIZZER -

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