Skip to main content

Nuova antenna Imperial1

Page 1

I proletari dai colletti bianchi

La nostra stampa

Il terzo servizio sulla

( Fiar) Kuba Imperial

Gli accordi aziendali

NUOVA ANTENNA BOLLETTINO INTERNO PER LA SEZIONE SINDACALE AZIENDALE E 1.0.M.— C.G.LL. DELLA IMPERiA.LIRI ...... • APRILE 1970 IL NOSTRO CONTRATTO PARLIAMONE ANCHE NOI PAG. 2 . , - • s' "4: ;IM, ' : ' I " T • 9 i l*" I 1144 i I i k "04 ' Pii NEW INTERNO :

Il nostro contratto PARLIAMONE ANCHE NOI

Con la conquista del contratto di lavoro, così come noi lo volevamo, per il contenuto stesso e per i diritti che in esso sono sanciti, possiamo affermare tranquillamente che si è fatto un salto di qualità.

A dimostrare ciò stanno la parità operai — impiegati per il trattamento malattia e infortutunio; la riduzione dell'orario di lavoro a 40 ore settimanali; la conquista dei delegati sindacali di reparto; la riconferma della contrattazione aziendale, tanto osteggiata dala Confindustria. Questi, oltre agli aumenti salariali, i punti più importanti contemplati nel nuovo contratto di lavoro.

Ma c'è di più. La battaglia contrattuale ha messo alla prova il grado di unità raggiunta dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali.

A dispetto di un padronato prepotente, intransigente e reazionario, intenzionato a "farcela pagar cara" abbiamo contrapposto tutta la nostra unità maturata in tante lotte del passato. Ed è grazie soprattutto a questa unità se abbia() sfondato conquistandoci non un semplice contratto, ma "il contratto" che soddisfa forse per la prima volta i lavoratori della nostra categoria.

Ma sbaglieremmo, e di tanto, se ci limitassimo ad amministrarlo per tre anni, in attesa del prossimo rinnovo.

Ai giorni nostri è in gioco qualcosa di più del semplice contratto nvoro ed è per questo che bisofma avere una visione un tantino niù in la e soffermarci brevemente su ciò che esso rappresenta. Almeno su due punti che riteniamo fondamentali: Delegati di reparto, Orario di lavoro. Già nelle rivendi-

cazioni per i rinnovi contrattuali del 63 e 66 chiodavamo di veder riconosciuto il sindacato in fabbrica. Se per varie circostanze sfarevoli non eravamo riusciti ad imporci allora, orbene con la conquista dei delegati sindacali abbiamo aperto una breccia. Ci siamo dati uno strumento che permette di avere all'interno della fabbrica un collegamento capillare tra tutti i lavoratori. Questo nuovo strumento è il sindacato in fabbrica: il delegato sindacale.

Sui compiti che i delegati avranno, non crediamo ci debbano essere limitazioni. Essi debbono essere i portatori di quanto il sindacato va dibattendo per risolvere tutte le questioni che ci riguardano strettamente anche al di fuori della fabbrica. E' soprattutto compito del delegato mantenere questo collegamento tra sindacato e lavoratori.

Ma esso essenzialmente, deve rappresentare nell'ambito delle proprie funzioni ciò che scaturisce dalla volontà dei lavoratori che esso rappresenta nell'ambito del reparto, dell'ufficio o della squadra da cui è stato eletto.

Ed è per questo che vogliamo che i delegati siàn'o eletti da tutti i lavoratori, siano essi iscritti o no al sindacato.

Vogliamo che i delegati rappresentino la nuova intelaiatura del sindacato unitario che vogliamo costruire. Nell'ambito del proprio mandato essi debbono rappresentare il sindacato, non la propria organizzazione sindacale alla quale sono iscritti.

Sull'altro punto, l'orario di lavoro. bisogna essere estremamente chiari: la riduzione d'orario deve essere una conquista effettiva. In parole povere, nessuno deve

più effettuare orario straordinario.

Se da un lato — per quanto ci riguarda — meno ore di lavoro ci permettono di guadagnare in salute, di godere qualche ora di più in libertà con la nostra famiglia, e perché no, di utilizzare questo tempo libero per discutere dei nostri problemi sindacali, politici, o di qualsiasi natura, nessuno dimentichi che dell'orario straordinario se ne è sempre esclusivamente servito il padronato italiano per fare il bello ed il cattivo tempo per i propri interessi.

Pur essendo il nostro paese tra i più progrediti industrialmente, vi sono tutt'ora migliaia di disoccupati. Una specie di riserva da cui il padrone attinge le forze lavoro a basso costo.

Ed è questa una esperienza dalla quale siamo passati tutti noi quando negli anni della "crisi" ce ne stavamo tranquilli ben sapendo che a:la prima rivendicazione che si avanzava la risposta era una sola: se vi piace è così se no potete andarvene. C'erano e ci sono ancora purtroppo i " riservisti " creati dal padrone. Questo ci proponiamo in primo luogo con la riduzione d'orario di lavoro: la piena occupazione, che nel nostro paese non c'è mai stata.

Siamo certamente agli inizi di un discorso che deve veder impegnati tutti i lavoratori. Con la conquista del contratto di lavoro ci siamo dati i primi mezzi. L'assemblea di fabbrica, i delegati di reparto, abbiamo conquistato il sindacato in fabbrica. Si tratta ora di dare applicazione a queste conquiste.

Ma, evidentemente, non basta tutto ciò. Ancora una volta bisognerà passare all'azione.

LEGGIAMO A SINISTRA PER ANDARE A SINISTRA

I capitani d'industria (un eufemismo per indicare i padroni) con sagacia e senso degli affari investono i loro quattrini in imprese dove sono sicuri che ricaveranno alti margini di guadagno.

Ma vi è una eccezione dove questa regola non è rispettata; c'è un'impresa che di solito non da alti profitti anzi, tranne in rasissimi se non unici casi, al contrario richiede continue sovvenzioni. Parliamo della stampa dei quotidiani.

Oggi per gli alti costi di gestione e per tutto l'apparato che è dietro una testata, una copia di un quotidiano supera di solito il prezzo che noi paghiamo in edicola. Ma nonstante questo gli industriali investono nella stampa centinaia di milioni.

A qualcuno ciò potrà sembrare anacronistico o forse uno smisurato amore per la cultura, ma noi che viviamo ogni giorno la vita di fabbrica e che sperimentimo continuamente la logica padronale che una lira investita deve rendere dieci, cento volte di più, non ci lasciamo convicere troppo.

Fin dalla loro comparsa i quotidiani sono stati accaparrati o addirittura fondati dai capitalisti stessi i quali hanno visto nella stampa non un mezzo per istruire, ma uno strumento comodissimo e capillare per convogliare il pensiero della opinione pubblica verso i propri interessi.

Conosciamo molto bene anche attraverso alcuni films, le lotte senza esclusione di colpi (pure di mitra! n.d.r.) tra i grandi magnati per assicurarsi le testate più prestigiose, e le manovre, i ricatti le minacce per intimidire quelle coraggiose che avevano messo in evidenza, scandali e corruzioni. zioni.

Il quotidiano quindi è un veicolo d'informazione che penetra capillarmente e profondamente negli strati più vasti della popolazione e che può servire ai più svariati fini. Ecco spiegato allora l'apparente mistero di cui parlavamo all'inizio.

Il capitalista investendo il denaro in una impresa editoriale, sa che quei soldi che apparentemente sborsa senza un motivo preciso, gli ritorneranno in tasca sotto altre forme e nei modi più diversi.

In Italia sappiamo tutti che, citiamo le testate più conosciute„ "Il Corriere della sera" edita dai Crespi è sorretto dal clan degli industriali lombardi; "La Stampa" è il giornale di Agnelli; "La Notte" di Pesenti dell'Italcementi, il "Roma" di Lauro, "il Messaggero" del

padronato più retrivo e reazionario di Roma e così via.

Un particolare che eccomuna questi fogli è quello di autodefinirsi "indipendenti", non si capisce bene da chi, ma sono indipendenti!

Ma non è un mistero ,che il compito primo di questi fogli è quello di fare l'interesse del padrone qualunque cosa accada. Naturalmente per fare questo bisogna pur colpire qualcuno e questo qualcuno essendo appunto l'operaio l'unico vero antagonista del padrone, ogni pretesto è buono per parlare male di lui.

Naturalmente il padrone è scaltro, non dice che l'operaío Brambilla dovrebbero metterlo in galera perché chiede l'aumento di 10 lire l'ora, sarebbe troppo sfacciato farlo e il gioco finirebbe presto; attacca allora i partiti che fanno gli interessi degli operai, vilipende i sindacati, distorce ogni fatto ed ogni avvenimento, raggiungendo così due scopi: stacca il lavoratore dai propri organismi rappresentativi e crea la sfiducia verso le istituzioni democratiche. E' facile poi giunti a questo punto ricavarne tutti i vantaggi.

Ma il gioco pare che non stia più riuscendo anche perché forse c'è in giro una certa ansia di migliorare le proprie condizioni di vita che gli articoli di Missiroli e Mantanelli non riescono a smontare.

Però questo non basta, la stampa confindustriale fascista e padronale va boicottata, quei fogliacci devono ritgrnare ai padroni nella stessa quanta in cui sono usciti dalle tipografie, non si può pagare chi parla male di noi è come sovvenzionare chi ci sfrutta.

Noi abbiamo la nostra stampa le cui testate tutti conosciamo e che in queste sede ci sembra inutile citare: è quella che dobbiamo leggere, diffondere, finanziare.

Non si può votare a sinistra e poi leggere a destra: i nostri giornali sono quelli che fanno i nostri interessi, sono quelli gli unici che vanno finanziati. Anche se le 70 lire giornaliere possono pesare sul bilancio del lavorata re, si faccia qualche piccolo sacrificio: quei soldi ci ritorneranno prima o poi senz'altro moltiplicali (prendiamo esempio dai padroni questa volta).

E' Guasta la parola d'ordine che rivolgiamo ai nostri compagni ai nostri amici: leggiamo a sinistra se vogliamo andare a sinistra.

-11

I proletari dai colletti bianchi

Uno degli aspetti nuovi delle lotte contrattuali d'autunno è stato quello della partecipazione massiccia agli scioperi degli impiegati e dei tecnici.

E' un fatto nuovo, fondamentale e storico in quanto segna l'inizio del risveglio, della presa di coscienza degli strati impiegatizi fino a ieri ancorati alla convinzione di una loro posizione privilegiata all'interno dell'industria, perciò schierati dalla parte del padrone al quale rendevano servigio fedelissimo, rifiutando non solo il collegamento con gli operai, ma anche l'organizzazione sindacale.

Le cause che hanno determinato lo svilupparsi della combattività da parte dei tecnici e degli impiegati, possiamo così sintetizzarle — la prima, d'origine oggettivo, nasce dall'interno del processo produttivo e in modo più specifico dalla struttura moderna esistente oggi nell'industria, che ha portato alla proletarizzazione degli strati moli che sono venuti dall'esterno il primo dei quali è senz'altro la spinta cosciente della classe operaia.

Per quanto riguarda il primo punto possiamo senz'altro affermare che tutta l'industria, in questi anni, ha continuato ad essere investita da un processo di trasformazione organizzativa e tecnologica della produzione, con tecniche di lavorazione sempre più avanzate e con macchinari sempre più efficienti e perfetti, ma anche stringendo la morsa dello sfruttamento introduccendo cottimi, intensificando i tempi di lavoro sulle linee di produzione e più in generale tutte le singole fasi di lavorazione. Ma c'è di più ed è proprio l'aspetto che ci interessa: con l'introduzione di macchi-

nari complessi, con l'esigenza di un prodotto sempre più qualitativamente elevato con le necessità organizzative e amministrative nate in conseguenza alla espansione quantitativa della produzione, sono entrati nelle fabbriche larghissime schiere di tecnici, impiegati, laureati, collocati poi in enti nuovi quali Ufficio Tempi e Metodi, Markting, Controllo Qualità, uffici Amministrativi e di Programmazione dotati di modernissimi calcolatori e perforatori, oppure in altri più tradizionali come Laboratori di Progetto, Laboratori di Fabbrica ecc.

Ecco quindi gli impiegati e i tecnici coinvolti nel processo produttivo e creatori di quel "plus valore" che poi sarà patrimonio esclusivo del padrone. Subisce perciò anch'egli lo sfruttamento, anche se in maniera diversa e più mascherata, come lo subisce l'operaio.

Nelle industrie, negli uffici amministrativi, nei così detti Uffici Direzionali esiste oggi una infinità di impiegate di IV e III wtegoria incollate per quasi tutto il giorno, alla macchina da scrivere o alpérforatore, con tutti i danni

psicologici e di alienazione che possiamo ben immaginare; non parliamo poi degli impiegati inseriti in produzione o nei laboratori direttamente dipendenti da essa: lì il tecnico deve seguire in modo diretto e indiretto, il ritmo del processo produttivo, anzi a volte è costretto a, superarlo per far fronte ad errori organizzativi o ad inconvenienti tecnici della produzione stessa. C'è poi il fenomeno dell'alienazione al quale tutti anche se in misura variabile da settore a settore, da ufficio a ufficio sono soggetti, infatti la moderna strutturazione dello svolgimento del lavoro e la suddivisione delle mansioni attuata proprio per ottenere un maggior rendimento tende a sminuire sempre più la capacità di ragionamento dell'individuo, il quale vede sempre meno sviluppare il terreno dell'approfondimento e della cognizione scientifica alla quale la scuola, sia pure in modo discutibile l'aveva avviato. La parcellizzazione nei settore progettazione, nel Controllo Qualità, tanto per fare degli esempi, tende ad isolare sempre più il tecnico in un piccolissimo settore facendogli dimenticare o

Sfruttato come I' operaio, solo da poco I' impiegato ha scoperto che si può lottare insieme

comunque non usare le cognizioni da lui possedute a livello più esteso, facendogli spesso perdere il passo con la tecnica d'avanguardia per mancanza di aggiornamento. Senza proseguire ulteriormente l'analisi, possiamo, per quanto sopra esposto, affermare che gli impiegati ed i tecnici hanno subito un processo di proletarizzazione per cui possono benissimo essere considerati parte attiva e integrante del movimento complessivo dei lavoratori.

Ma il fenomeno di proletarizzazione da solo non avrebbe spinto gli impiegati a scendere in sciopero e a lottare, se non ci fosse stata tutta la spinta matura, cosciente e possente della classe operaia.

Abbiamo potuto assistere a tutta una serie di fenomeni mai verificati nella storia prima d'ora, quali la partecipazione alle lotte, alle assemblee, ai cortei, alle manifestazioni, tutti fenomeni molto positivi e qualificanti che meritano una attenta valutazione ed una analisi chiara al fine di coglierne, oltre al significato globale anche quello specifico.

Ma è interessante valutare anche qualche aspetto negativo.

A questo proposito è bene ricordare qualche assemblea, tenuta esclusivamente tra impiegati durante le lotte d'autunno.

Dagli interventi emergeva abbastanza chiaramente la tendenza di alcuni a dimostrarsi d'accordo per un sindacato "moderato", cioè che non sconvolgesse la tranquillità economica del paese con richieste eccessive e che soprattutto non si andasse, con le lotte,a toccare niente di politico, era nonostante tutto, una forte riminiscenza anti operaia, di rifiuto dell'organizzazione di classe, dovuta evidentemente alla provenienza sociale e politica, questo non ci deve stupire è un fenomeno abbastanza normale per chi è vissuto solo di informazioni del Corriere della Sera e della Televisione.

E' la stessa influenza borghese che infonde quel certo timore di sconvolgere il sistema con le lotte, che radicalizza la paura di perdere un prestigio non esistente all'interno del luogo di lavoro, che incute timore nei confronti del superiore diretto, che fa temere gravi perdite finanziarie dovute agli scioperi

Alla luce di tutte le considerazioni fatte possiamo anche azzar-

dare alcune ipotesi su quello che sarà lo svilupparsi della coscienza di classe degli impiegati e dei tecnici.

Dovranno essi innanzitutto entrare nell'organizzazione di classe, nel Sindacato, partecipare direttamente e attivamente all'elaborazione sia delle singole rivendicazioni e dei metodi di lotta sia a luvello più generale, della linea politico-sindacale.

Dovranno inoltre sforzarsi di analizzare, con tutta la capacità intellettiva di cui dispongono, le contraddizioni esistenti nella fabbrica e nella società e da esse prendere spunto per iniziative di alto contenuto di classe, scevre da ogni contenuto corporativistico;

Dovranno in sostanza spogliarsi di tutte quelle riminiscenze piccolo borghesi, che impediscono il maturare progressivo della coscienza di classe; dovranno cioè fare in modo che il movimento dei colletti bianchi, così come era stato chiamato all'inizio dell'autunno. non resti episodio isolato ma collocandosi a fianco del _movimento operaio, segni l'inizio di ouel processo storico e irreversibile di formazione dell'unità di tutte le forze lavoratrici.

POCHE RIGHE

MA TANTI AUGURI

Ci pare doveroso in questo numero dell'Antenna, dedicare queste poche righe al compagno Regonini. Senza voler creare dei culto intorno a questa figura di uomo e di combattente infaticabile, è nostra intenzione far conoscere alle nuove generazioni, che per la prima volta entrano nella fabbrica e di conseguenza vengono a conoscenza di tutti quei problemi e tutte le contraddizioni che la società dei consumi comporta, chi è questo compagno che va in pensione.

Noi compagni più anziani, abbiamo conosciuto Regonini nelle prime lotte alla FIAR e lo abbianzo rivisto, caparbio, silenzioso, sempre in prima fila anche nei momenti più difficili, quando qualche coscienza cominciava a vacillare.

Ora Regonini va in pensione, ma non è un « vecchio », sino all'altro giorno è stato a fianco ai giovani nelle lotte che la nostra vita di lavoratori ci porta ad affrontare.

Pensiamo che il suo esempio faccia capire a tutti i giovani i quali giustamente hanno la spensieratezza, ma anche quella carica giovanile che è propria della -ro età, che solo con l'impegno politico e la continuità, i vari problemi vengono discussi e risolti, onde poter andare avanti verso una società più umana e più giusta.

Al compagno Regonini giungano gli auguri più affettuosi da parte di tutti i lavoratori della FIAR (per lui è sempre la FIAR) e della Redazione di

Ora siamo Imperial Kuba „

C'è parso senz'altro il caso di riprendere il nostro discorso sull'andamento della fabbrica che a distanza di tanto tempo ed in occasione degli ultimi avvenimenti, certo notevoli, vuole chiarire le idee su politica e risultati delle gestioni nonché sul nuovo significato che assume la fabbrica nel contesto produttivo nazionale e più in generale Europeo.

La G.E. ci ha venduti. La cosa era abbastanza prevedibile tant'è vero che nella prima delle nostre discussioni, che è il caso d'andare a rivedere se non altro per seguire le nostre vicende fase per fase, si parlò della strana posizione da noi occupata visto che la G.E. puntava all'elettronica professionale.

Oggi siamo Stabilimenti Italiani della Imperial Kuba, che è parte integrante della Telefunken, ormai divenuta A.E.G. Ma i dubbi sulle garanzie produttive e gli interrogativi sulla nuova politica a nostro avviso permangono anche se da fonti ufficiali si conferma che tutto continuerà come prima. Sono sempre due fabbriche a produrre essere divisi, magari così sottole stesse cose; non c'è da stupirsi se i compiti potranno in seguito gruppi e progetto in Germania, con conseguente grave dipendenza anche tecnica dall'estero, montaggio ed attrezzature decisive in Italia.

Sono congetture, ma se qualcosa si dovesse muovere in tal senso occorre da tutti i lavoratori una chiara presa di posizione, una valida risposta politica, contro qualsiasi tentativo di ridurre la fabhrica ed un ammasso di automi, rt;.:.ci solo di far funzionare altr.tanti cacciaviti.

Qual'è dunque la politica dei

nuovi signori? E come si inseriscono, o verranno trasformate le vecchie strutture nell'ambito delle nuove scelte? La caratteristica refrattarietà della Fabbrica a innovazioni di rilievo è un punto limitazionale alle manovre telefunken. La G.E. impostando una direzione che era adtta ad un complesso di dimensioni perlomeno 5 volte le nostre, non ha praticamente modificato nulla, anzi ha creato forse centri di potere più o meno ostruzionistici al processo produttivo. Creando poi una mentalità dirigista ed arrivista, ha tolto i tecnici da utili funzioni di progettazione ,o di realizzazione, per metterli a capo di enti con funzioni il più, delle volte veramente simboliche. Il grandde fallimento G.E. è stata la programmazione. Il telebis, mal adottato alle nostre strutture, finisce per diventare un ingombro ed un perditempo, quando non viene del tutto ignorato. A livello settore non esistono responsabili di programmazione, perché, con asserzioni assurde viene confusa con la gestione scorte, oppure a livello scelta quantitativa di un prodotto, viene lasciato all'empirismo o alla superficialità del MK. Non una sola volta si è assistito ad apparecchi con costi di attrezzatur'e elevati per pochi esemplari prodotti. Sembra di capire che la TFK come prima mossa abbia messo la direzione di fronte alle proprie responsabilità: un giro di vite in parole povere. Non solo, ma sembra che il numero dei dirigenti venga ridotto all'essenziale riservandolo praticamente alle alte sfere. Pare inoltre che punto fonddamentale del programma sia l'aumento della produttività, ottenuta con lo snel-

limento dei processi produttivi e con l'introduzione di eventuali nuove tecnologie o impianti. L'aumento della produzione globale, dovrà essere enormemente aumentato a parità di personale, per idurre i costi fissi unitari. Il tu, io deve portare ad espandere il fatturato, che vuol essere per la TFK il traguardo fondamentale. I programmi sono sempre suggestivi, ma i lavoratori che ormai conoscono, il difetto delle direzioni, non devono essere troppo entusiasti. La realizzazione può avvenire nei modi più disparati; un modo razionale sarebbe quello di trovare tecnici competenti, ed attuare attrezzature tali che consentano a parità di lavoro, aumento di produzione, affiancando a queste attrezzature una organizzazione razionale ed efficiente, ed una classe diritente competente e responsabile. Un secondo modo è quello di lasciare tutto com'è, e di raddoppiare il lavoro degli operai, tanto lo sfruttamento sembra essere concesso dal sistema e divenuto la morale di oggi.

I lavoratori rispondono decisamente che una politica di taglio dei tempi è anacronistica e non può e non deve passare, e aggiungono che l'autunno caldo non è stato un episodio isolato ma l'inizio di un processo irreversibile di presa di coscienza politica che contente loro di discutere con cognizione i problemi di fabbrica e di organizzazione anche a livello nazionale del lavoro. Pertanto la fermezza dell'autunno sarà la stessa di un'eventuale primavera, sarà quella di sempre.

La posizione della fabbrica, pur dubbio, nel complesso A.E.G., può trovare una certa spiegazione nel

DAGLI AMERICANI Al TEDESCHI

fatto che, organizzati bene o alla peggio non organizzati, il costo del lavore in Italia è sempre inferiore, non solo ma il Governo Tedesco pone Condizione di favore per l'acquisto di prodotti finiti; vale quindi la pena di produrre qui.

Al massimo, come già sta avverando, si toglie alla fabbrica quel poco di autonomia che le rimane effettuando programmazione e scelte produttive direttamente in Germania. Metà del Marketing dipende già dalla TFK direttamente; l'altra metà, cioè il marchio C.G.E., ne dipende già per le decisioni primarie. Ad avvolorare la ipotesi di inesistenza politica e decisionale della Direzione sembra venirci in aiuto la notizia di un grosso "incidente diplomatico" accaduto proprio recentemente tra direzione e TFK.

Tutte le attrezzature per la costruzione del gruppo vericap, gruppo destinato a eliminare definitivamente i gruppi del I e II programma, erano il grande, progetto per l'adattamento delle linee di produzione ormai definitivo: bastava solo cominciare a produrre. Bene la TFK ha detto di accantonare tutto perché il varicap è produzione sua, inoltre è fatto da molti altri anche in Italia e non varrebbe la pena che lo facessimo noi. Cosa produrranno Rattazzi e il suo reparto lo sa dio, perché quella produzione, prima o poi deve finire.

Insomma la TFK ha voluto dire al Direttore che anche lui, come noi tutti è uno sfruttato e deve solo tacere. E' vero, noi tutti siamo degli sfruttati; ma le lotte, specie le ultime, ci hanno reso coscienti di questa posizione e ci adoperiamo per capovolgere gli attuali rapporti di forza nella fabbrica e nel Paese. Non dimentichino i nuovi signori che non trovano più in Italia una classe operaia disorganizzata ed impotente, ma una forza politicamente cosciente, con programmi ben definiti. Ogni decisione, da qualsiasi ambiente venga, deve tener conto di questa realtà, altrimenti è destinata a svanire.

Lo strapotere direzionale in fabbrica è roba di ieri; oggi si discute ad armi pari; domani i programmi saranno una scelta autonoma dei lavoratori.

LA REPRESSIONE NEL CODICE

Le interpretazioni date dalla Corte Costituzionale ad alcuni articoli del Codice penale non appaiono sufficienti a rendere operanti nel nostro sistema i principi della piena libertà di azione aziendale.

Pensiamo che ormai tutti conosciamo cifre e dati della repressione nei confronti del movimento operaio, a-venuta in seguito all'autunno sindacale. Ma è utile secondo noi fare una carrellata sugli articoli del codice penale e sulle leggi di pubblica sicurezza che sono divenuti pretesto per -nigliaia di denunce.

Essi si riferiscono in massima parte:

ad azioni sindacali condotte sui 'ghi di lavoro (occupazioni, assemblee, azioni contro il crumiraggio, picchettaggio, ecc.) e si richiamano a norme penali attinenti: alla violazione di domicilio (art. 614 c.p.); all'occupazione di aziende (art. 508 c.o.); alla turbativa violenta del possesso di cose immobili (art. 634 c.p.); all'ingresso abusivo nel fondo altrui (art. 637 c.p.); all'invasione di edifici (art. 633 c.p.); all'ingresso arbitrario in luoghi di interesse militare (art. 682 c.p.); al danneggiamento (art. 635 c.p.); alla viole: - za privata (art. 610 c.p.); alla lesione personale (art. 382 c.p.). a manifestazioni sindacali cortei, manifestazioni di protesta e di solidarietà, riunioni, manifesti, volontani, ecc) e si richiamano a norme penali attinenti; alle riunioni e assembramenti non autorizzati (Testo Unico leggi di P.S., art. 25, 18); al rifiuto di indicazioni sull'identità personale (art. 651 c.p.; a blocchi stradali o ferroviari (legge 22-1-1948 sulla libera circolazione); alla radunata sediziosa (art. 655): alle grida e manifestazioni sedizizose (art. 654); al disturbo dele occupazioni o del riposo (art. 659 c.p.); alla resistenza a pubblico ufficiale (art. 341 c.p.); al vilipendio delle forze armate

(art. 290 c.p.); all'istigazione a commettere reati (art. 302, 414, 415 c.p.); alla diffusione di notizie false o tendenziose (art. 656 c.p.); alle violazioni dele disposizioni sulla stampa.

alle azioni sindacali degli addetti a pubblici servizi e funzizoni (vigili urbani, ospedalieri, ecc.) e si richiamano a norme penali attinenti: all'abbandono collettivo di pubblici uffici o servizi (art. 330 c.p.); all'abbandono individuale di un pubblico ufficio o servizio (art. 333 c.p.); all'interruzione di un servizio pubblico (art. 331, 340 c.p.); all'abbandono di minori o incapaci (art 591 c.p.).

Vanno infine menzionate denuce che si richiamano a norme penali attinenti: alla propaganda ed apologia sovversiva od antinazionale (art. 272 c.p.); alla cospirazione politica mediante associazione (articolo 305 c.p.).

Nelle denunce si fa menzione delle aggravanti per il concorso di più di cinque persone o per fatti che hanno determinato dimostrazioni; (art. 112, 339, 510 c.p.); i promotori ed organizzatori (art. 112 e 511 C P.); il danneggiamento in occasione di scioperi (art. 636 c.p.); la recidiva (art. 99 c.p.).

La repressione contro i lavoratori non si è manifestata soltanto con le denunce, ma anche con provvedimenti e intimidazizoni come: licenziamenti, sospensioni, trasferimenti, ecc. nell'ambito aziendale e con interrogatori da narte della P.S. Questi fatti si riferiscono in particolare alle seguenti situazioni: interrogatori di circa 800 lavoratori; licenziamento di circa 40 lavoratori; gravi provvedimenti disciplinari a carico di circa 20 lavoratori.

CON L' UDI VERSO NUOVE METE

PER LA DONNA D' OGGI

Avendo un ampio quadro della situazione contrattuale e politica del nostro paese; mi sento il bisogno di esternare le mie esperienze, cercando anche di interpretare la situazione di molte lavoratrici della CUBA IMPERIAL come tali, ma soprattutto anche come donne nella società.

Io vorrei che ognuna di noi portasse le proprie esperienze e porre i propri interrogativi. Esprimo io dopo un'esperienza avuta tramite l'U.D.I. che ha contribuito a chiarirmi un po' le mie idee che per la verità fino ad ora erano un po' confuse. Ho constatato lo stato di inferiorità e di oppressione della donna nella società in cui vivia' 'no. La vita sociale femminile è limitata da falsi preconcetti che esistono in una parte diffusa di uomini e di donne del nostro paese nel costume della società in cui viviamo. Dall'antichità la donna ha svolto un ruolo subordinato all'uomo, la donna era vista soltan' o in funzione di determinati scopi: casa, famiglia, figli; veniva conquistato sul piano sociale dei riconoscimenti importanti, esempio: il diritto di voto, parità salariale; ma non ha ancora raggiunto alti livelli in determinati campi che la pongono alla pari dello uomo. I problemi della donna italiana sono molto difficili da risolvere. Da una parte i tabù la tradizione, la mancanza di istruzione, l'inipreparazione professionale, dall'altra le continue sollecitazioni della società dei consumi, il confronto con modelli di comportamento che possono apparire brillanti e che tali non sono. Il suo disagio dunque è sempre più pesante! Che alla donna siano aperte tutte le carriere ad ogni grado è vero (ma solo sul piano teorico!!!)

In realtà il suo lavoro è piena-

mente accettato dove la sua presenza femminile sia giustificata sul piano fisico, biologico del rendimento. In altri campi invece dove sopravvive un certo autoritarismo tradizionale la donna è al massimo accettata, ma solo come eccezione e perciò non profondamente. Intorno a lei ci sono la preclusione dei tabù, della discriminazione che talvolta può apparire razismo, preclusioni ancora vive nella nostra società, anche se indubbiamente, negli ultimi cinquant'anni non poche sono le conl'organizzazione. Gli esempi di una quiste che le donne hanno strappato con la lotta, con l'unità, cori più ampia emancipazione si sono moltiplicati. Le ragazze la cui personalità è plasmata con le previsioni di una mentalità antica, chiusa, non cercano nel campo profes,;onale, politico sociale la soddisfazione di una motivazione pro-

onda, poiché tutto ancora le spinge a trovare altrove, per esempio nel matrimonio, gratificazione ed appagamento. Ora più che mai Noi lavoratrici diciamo BASTA alle promesse. Vogliamo le realizzazizoni, sentiamo il bisogno di discussioni che vertono sui problemi della donna nel lavoro, nella società come forma di vita creativa sul piano morale, sociale, educativo, e non solo come macchine nroduttive per un processo materialistico. Essa oltre ad essere lavoratrice per il bene di una società progressista è anche e "soprattutto" parte vitale della società. Le lavoratrici sentono questi problemi che condizionano la donna nell'ambito di questa società classistica per cui, alla fine di questo corso si è deciso, di sviluppare una serie di iniziative e fra queste quella di organizzare da parte delle assemblee Formative.

IL PREMIO DI PRODUZIONE

Convinzione e coscienza di un proprio diritto

Con 95 mila lire a tutti, dalle prime categorie ai manovali s'è conclusa la vertenza sul premio di produzione.

L'accordo, anche se non pone fine alle discussioni in merito ad un istituto contrattuale ancora non pienamente accettato da parte del padronato, assume una rilevanza politica oltre che pratica.

E' vero, rimane da discutere sulle applicazioni di congegni più o meno appropriati che stabiliscano automaticamente la cifra anno per anno: ma è il caso di

far presente come sia arduo conoscere esattamente indice di produttività, fatturato e ore globali di lavoro: sono dati che si usano solo per calcolare esattamente i profitti, per il resto le cose sono molto vaghe.

Ciò che più preme sottolineare è come sotto la spinta di una significativa volontà unitaria, nata durante le lotte contrattuali, le trattative siano continuate spedi`.amente, senza gli strani intoppi molto di moda poco tempo fa, sino alla conclusione.

encnixa in ultima

QUANDO GLI DEI NON CADONO

Dopo il contratto raggiunti

I PRIMI RISULTATI POSITIVI

Dalla firma del nuovo contratto a oggi, i lavoratori della Imperial tramite le organizzazioni Sindacali e la Comissione Interna, portando avanti la contrattazzione articolata a livello di fabbrica, hanno ottenuto dei primi risultati positivi di principio ed economici, sia per tutti i lavoratori, che per gruppi particolari. Citiamo i più significativi.

1° Premio di Produttività:

Con la contrattazzione del premio di Produttività per la gestione 1969, abbiamo conquistato il principio dell'uguale per tutti, con la cifra di lire 95.000; mentre per la gestione 1968 come ricorderete era diviso ancora in quattro categorie dopo che in precedenza erano state eliminate la descriminazione per sesso ed età.

Inoltre l'accordo stabilisce che non sarà effettuata alcuna trattenuta per malattia e infortunio mentre i permessi subiranno il trattamento di pagamento della tredicesima.

2° Impiegati e categorie speciali.

Per gli impiegati e C. S. i quali beneficiavano già di 90 minuti di riduzione pari al 3,2% dell'accordo, sottoscritto nel 1962, la Direzione in seguito alla richiesta argomentata della C. I., ha risposto affermativamente accettando di non effettuare alcun assorbimento, trasferendo l'aumentare sul super minimo di ognuno.

3° 10+5 a cottimisti

Nel mese di febbraio la C. I., dietro la pressione dei lavoratori interessati, ha ottenuto dalla Direzione la estensione (a partire dal mese di gennaio 1970) dell'aumento di 10 lire all'ora sul CHT, (ritmo 100) più 5 lire fisse a tutti i lavoratori a cottimo che non ne avevano benefciato nel luglio 1969 (come linee T.V.). Anche di questo risultato vengono a beneficiare la stragrande maggioranza dei lavoratori a cottimo che sono circa 800.

4° qualifica super ai Riparatori Radio e T.V.

Il 14 marzo è stato raggiunto grazie ad una lotta intelligente e compatta di tutti riparatori elettrici radio T.V. (meno il Potarti solito apportunista patentato) un altro positivo accordo che sancisce il riconoscimento della qualifica P super con un nuovo criterio il quale toglie di mano ai Capi e alla Direzione l'arma della discriminazione.

Il nuovo criterio di assegnazione è il seguente:

1' tutti i riparatori di 2' cat. dopo il sesto mese di espletamento di tale, mansione passano automaticamente di cat.

2° tutti i riparatori di cat. dopo 18 mesi di espletamento di tale mansione passano automaticamente di 1" cat. super.

Calibro.

La C. I. ha ottenuto per tutti i lavoratori che svolgono lavori per i quali debbono usare come strumento di misura il calibro, che esso sia dato in dotazione dall'Azienda superando così favorevolmente una vecchia tradizione per cui i lavoratori erano costretti a comperarselo loro.

Semaforo e marciapiede. Grazie alla coftanza della C. I. finalmente è stato istallato il semaforo all'entrata macchine. Pensiamo così di avere risolto un problema molto sentito da parte dei lavoratori interessati, prima per la lo- — ro sicurezza e poi per la rapidità I s di uscire ed entrare in ditta.

Ora siamo in attesa dell'inizio idur dei lavori del marciapiede.

Rimangono ancora in sospeso da risolvere i seguenti problemi:

La richiesta della terza categoria per le lavoratrici e la prima categoria per riparatori meccanici, collaudatori e ispezione finale.

Ambiente di lavoro rep. O. F. D., Radio TV e serigrafia. Migliomaneto mensa.

Tuta di lavoro per tutti i dipendenti.

A molto più di un milione al mese qualcuno è ritornato per liberare la fabbrica dalle storture tecniche ed organizzative che la paralizzano. Quei compiti, che solo gli americani potevano inventare, ora che senso avranno per la TFK? Sarà ancora disposta a dare così tanto a chi si limita ad ispezionare, a trasgredire regolamenti che esso stesso emana?

Ad ogni modo da parte sua del clan del progetto si è già fatto qualcosa di nuovo.

I televisori non erano a posto, perché per farli funzionare non occorrono cariche dirigenti o napoleoni vari, ma volontà e capacità, allora si è pensato di « far saltare » la persona che meno era colpevole: il capo officina. Motivazione la più assurda, hanno detto che al posto suo ci voleva un elettronico, un cervellone; ma noi abbiamo i nostri dubbi! Forse l'hanno trovato, ma pare solo per metà Sa fare bene il guardiano e altre cose che piacciono alle alte sfere, ma per il resto, si vedrà.

leED
f

posta

Da vario tempo, nel reparto attrezzeria si vedono arrivare dei carelli pieni di stampi nuovi. Fin qui nulla di strano, di strano però c'è che:

-- Prima che gli stampi siano dati fuori da fare, possiamo vedere di costruirli dentro, naturalmente nelle ore previste dal contratto (ovviamente non lavori di carpenteria come da un po' di tempo si va facendo);

— La voce "risparmio" di cui insistentemente si parla, suona strana, poiché si è verificato più di una volta che gli stessi stampi appena entrati in reparto e sottoposti alla preserie, vengono da noi smontati e rimessi in effiicenza (come si è verificato di recente).

Se è questo il risparmio tanto decantato ne siamo tutti commossi!!

Noi crediamo invece sia giunta l'ora di potenziare il rep. attrezzeria con attrezzature moderne funzionali, sostituendo alcuni macchinari i quali attualmente non son degni nemmeno per una bottega di ciclista, (vedi trapani, mole, affilatrice e via di seguito), in modo da poter fare qualche stampo in più eliminando certi inconvenienti che ci procurano quelli fatti all'esterno.

Cara nuova Antena, Scusami se ti chiedo un po' di spazio, ma è per vedere se così facendo contribuiamo assieme a migliorare quel capettino pacciuccone di Nerviano, Musazzi: il quale purtroppo non perde il vizio di esprimere con comportamento da clown giudizi su altri compagni di lavoro definendoli tutte teste di c....

Il nostro consiglio, dato che dopo tutto, gli vogliamo bene, è di guardarsi prima allo specchio osniqualvolta gli vengono simili tentazioni: perderà sicuramente questo « piccolo » difetto.

Uomo... salvato

Nel rep. COE, in una delle varie operazioni, furono licenziate alcune persone e i rimasti furono costretti a sobbarcarsi una maggiore mole di lavoro.

In seguito altri cinque operai si sono licenziati, mentre contemporaneamente il lavoro è aumentato come ai tempi del "boom". Non è aumentato invece il salario di chi è rimasto.

Per questo motivo alcuni operai chiesero tempo fa, a nome di tutti i loro colleghi di reparto un aumento di paga. Questo venne con lodevole sollecitudine... dopo sei mesi. Ma per oscure ragioni fu concesso solo a sei persone.

Ora, poiché l'aumento è stato talmente irrisorio da suonare quasi dispregio. vorremmo che la situazione di tutti noi fosse rivista e per tutti, ripeto per tutti, ci fosse un aumento di paga commisionato alla mole di lavoro che svolgiamo.

grazie e cordiali saluti

Un operaio del COE

IL NUOVO ACQUISTO ALLA TV

Come Killer il nuovo Capo si è presentato, e una risata generale ha scatenato; il metodo e i colpi che sa usare sono sempre il vecchio sistema di frustare,

ma operai e operaie conoscono quelle intenzioni, e non concedono al Killer certe distrazioni: sappia che abbiamo la pelle dura e incallita, facciam filare i « duri » con la punta delle dita. Un consiglio gli possiamo noi tutti suggerire, deponga le armi antiquate e pensi all'avvenire.

/ o
Cara Antenna, Risolve tutti i problemi, meno quelli di cui abbiamo bisogno Cara Antenna,

Cara "Nuova Antenna",

L'ufficio tempi e metodi e un continuo vivaio di tipi nuovi. Ora è il momento di un giovane ben vestito che fa i tempi nel reparto mobili. Diciamo fa i tempi, non rileva i tempi, perché ad essere sinceri non abbiamo mai notato una particolare applicazione del "nostro" nel suo lavoro.

Ad essere sinceri, ci sorge il dubbio che qualcuno che comincia a fare il capetto, li nel suo ufficio, lo imbecchi per bene.

E senza fare nomi, crediamo che sia facile per tutti noi scoprire l'ispiratore. Non è il capo, è qualcuno che si da un pò di arie e che istruisce le "reclute" ad usare i tempi rilevati in modo tutto particolare, naturalmente a nostro svantaggio.

Cordiali saluti

— Ce ne avanzava uno dalla toletta degli

Un operaio

Cara Antenna, Non vogliamo perdere un Amico siamo dei lavoratori amici e ammiratori del signor PENCI rep. OMOT per il quale abbiamo avuto sempre molta stima, ma da quando è arrivato il nuovo capo, chissà chi lo sà... si dice che abbia deciso di sdoppiarsi e intraprendere così una nuova carriera:

quella del guardiano...

Noi crediamo però che queste dicerie siano frutto di male lingue in quanto, siamo pronti a scommettere che mai il signor PENCI userà questi "bassi" mezzucci per accattivarsi le simpatie del nuovo acquisto per fare carriera. Vero?

Coltsiglietti Salvatore

VERSO UNA NUOVA ESPERIENZA?

La Commissione Interod il 10 marzo u.s. ha avuto con la Direzione i primi contatti con i diri;dzAt, t euleboli Dwurlte tale ,n_ contro è stato fatto presente il desiderio da parte dei nuovi capi di incontrarsi periodicamente per discutere dei reciproci problemi, è stato chiesto tra l'altro la collaborazione delle maestranze per risollevare le sorti dell'ex FIAR.

La Commissione Interna ha accettato di buon grado la proposta degli incontri periodici ed ha fatto preserite che le maestranze hanno sempre dato la loro collaborazione e che sono disposte a continuare anche con maggior impegno purchè anche da parte della Direzione si dimostri più sensibilità verso quelli che sono i problemi sociali ed economici dei lavoratori.

Il prossimo incontro è stato fissato per il 16 aprile p.v.

(
VI m:Dm Ei i L' AuA,iENTO DL( SAL42t,14 rarDLOONE DELLE TASSE, IL LAIOR0 E LA PACE!
2
TRrBUNLA Fel ITIC4 ) IL MIO AVUERS45,12r0 E' IN RITARGo SUI TEMPI! NEGLI ULTIMI Valt ANN3 4! C...14EIOVI4-40PROAAL*950

Dalla ottava

Non si è persa un'ora di lavo~o: è davvero un avvenimento. Ma è un avvenimento che ci con' erma l'assoluta importanza del gioco dei rapporti di forze nel3.'interno della fabbrica e più in generale in tutto il mondo del iavoro. La spinta unitaria non deve cessare, ma deve essere la chiave per la difesa del contratto, il supporto di ogni iniziativa tendente a ridare al lavoro e a chi lo compie la dignità che non ha mai avuto.

Rilevanza politica si è detto all'inizio. E' passato infatti un nrincipio sul quale in altri tempi non si sarebbero sprecate nemmeAo le parole. Il premio si a a chi lavora; e nella fabbrica tutti lavorano, indipendentemente dalla categoria, tutti sono lavoratori contribuiscono in modo diverso, ma con uguale impegno e dipendio di energie, alla costruzione degli apparecchi. E' una vittoria della convinzione e convinzione significa coscienza.

Coscienza e politicizzazione devono ora per i lavoratori divenire sinonimi, perché lo stato degli automi ha fatto il suo tempo, ora a tutti preme la democrazia.

L' identificazione spontanea e sentimentale dei lavoratori nel proletariato ha condizionato l'evoluzione della società e ha caratterizzato alcuni eventi storici.

Ma sintesi di quelle lotte è il neo-capitalismo, ovvero la trappola della società dei consumi capace di neutralizzare le forze democratiche e rivoluzionarie di una determinata socità con l'illusione della scalata sociale e del legalitarismo.

Ora è iniziato un nuovo processo, irreversibile come tutti i processi storici, destinato ad acuire le contraddizioni del sistema a condizionare sempre più le scelte economiche.

La politicizzazione dei lavoratori e l'adesione consapevole ai movimenti di massa è destinata a spostare il rapporto di forze e a cambiare completamente la logica della gestione aziendale.

E' in questo contesto che vanno viste alcune rivendicazioni che per il loro carattere si possono chiamare scelte consapevoli di civiltà.

E' sotto questa spinta umanitaria che nasce la proposta di rivedere i codici, di adeguare alle nuove esigenze l'assistenza sanitaria e di modificare l'istituto della ricchezza mobile inquadrandolo in una organica riforma fiscale.

Il lavoro ci rende cittadini; è quel qualcosa che rende gli uomini interdipendenti; Marx dice che è la vera caratteristica dell'uomo. Sul lavoro ognuno deve poter ritrovare se stesso, non un'esistenza che potrebbe odiare.

COSI' LA RICCHEZZA MOBILE SI MANGIA UNA FETTA DELLA BUSTA PAGA I

Eccone un esempio pratico: 123.000 lire liquidazione del mese; su questa quota viene trattenuto il 7,40 % così suddiviso:

6.90 % . . . . INPS

0,35 % . . . . GESCAL

0,15 % . . . INAM

7,40 % . . . Totale

per cui abbiamo una prima trattenuta di lire 8.880 per i contributi sociali ( 120.000 X 7,40 % 8.880).

Sulla rimanente quota di L. 111.120 ( 120.000 — 8.800) si ha la seguente trattenuta per la Ricchezza Mobile:

Le prime 20.000 lire delle 111.120 sono esentate; sulle rimanenti 91.120, le prime 60.000 sono soggette alla trattenuta del 4,40 %, mentre sulle rimanenti 31.120 la trattenuta è del 10 %.

In totale, quindi, avremo:

L. 60.000 X 4,40 % = 2.640

L. 31.120X 10 % = 3.112

Totale L. 5.752

che aggiunte alle L. 8.880 fanno complessivamente L. 14.632.

Il netto da percepire diventa così L. 105.368.

Giova a questo punto ricordare che la quota di esenzione di L. 20.000 è rimasta ferma al 1947!

/'UN/TA'
tetti nel WIDACATO verso

Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook