FEBBRAIO 1949
ANNO V - N. 2 S Marzo
Giornata intero. della donna Le donne ripudiano il secolare stato di inferiorità e sono a fianco degli uomiloro ni per la difesa dei figli, contro la guerra.
La nostra voce
NOTIZIARIO AZIENDALE
DEI LAVORATORI DELLA
DIFENDIAMO LE C. I.
La Confindustria tenta di peggiorare l'accordo
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Mentre la stampa ...indipendente scatenava la sua campagna contro la « non collaborazione» (senza risalire alle cause e cioè ai progressivo immiserimento della elusa lavoratrice che imporle l'uso di mezzi di lotta che ne tengano conto) al solo scopo di screditare presso l'opinione pubblica lavoratori e la loro massima organizzazione sindacale, la Confindustria ha precisato la sua azione comunicando ufficialmente, a mezzo del suo Presidente dott. Costa il 2 febbraio, di ritenere decaduto l'accordo per :la •costituzione ed il funzionamento', delle Commissioni Interne firmato tra le due Confederazioni il 7 agosto 1947. Al posto dell'accordo citato la Confindustria considera valido quello riguardante pure le C. I. concluso a Roma in periodo badogliano il 2 settembre 1943 e che è generalmente conosciuto come accordo Buozzi-Mazzini" dal nome degli esponenti di allora delle due organizzazioni contraenti. Nel denunciare l'accordo il dott. Costa ha tenuto a precisare che la denuncia stessa non rientra in un piano offensivo contro i lavoratori, ma fa parte di'fina serie di prevvedimenti ,messi in atto dalla Confindustria allo scopo di aumentare la proctuzicne. Il dott. Costa ha, dichiarato inoltre che l'azione della Confederazione da lui presieduta non è diretta comero l'istituto lil fatto che delle C.I. ed a riprova ha citafd ci si riporta sull'accordo Buozzi-Mazzini che appunto istituiva le C. I. di azienda subito dopo la caduta del [fascismo e che la Confindustria non eccepisce nulla sulla composizione delle C. I. come risulta stabiTito dall'accordo del 7 agosto, .Sorvolando sulla strana ed unilaterale procedura messa in atto dall'organizzazici-; ne padronale in quanto è norma coatante che gli accordi stipulati e denunciati rimangano in vigore fino a che non siano scatiuiti da altri liberamente contrattati. rimane da Chiederei quale sia allora la differenza sostanziale tra i due accordi intercerifederali relativi alle C. I. che preoccupa al solo fine dell'incremento della produzione naturalmente, la Confindustria. La risposta sarà facilmente trovata nell'art. 3 dell'accordo del 7 agosto che stabilisce il dovere della Direzione dell'Azienda di informare la C. ogni qualvolta si presenta la necessità di procedere a licenziamenti di personale sia individuali che collettivi, L'accordo del 7 agosto non dà alle C. I. alcun diritto dì decisione in materia di licenziamenti, ma stabilisce esattamerte la procedura che deve essere seguita nei due casi. Precisamente in caso di licenziamenti collettivi (art, 3-A), esaminato con spirito di reciproca comprensione i motivi del licenziamento e le possibilità dell'Azienda, se l'esame porta conseguentemente ed un accordo, ohe può essere ulteriormente raggiunto in sede sindacale, Direzione e C. I. , stabiliranno di comune intesa il numero dei licenziamenti ed i criteri per la scelta di essi che l'accordo stesse) eugeerisee (anzianità aziendale, carichi di famiglia, situazione economica familiare, particolari capacità tecniche di rendimento), criteri che agiranno inversamente se, entro un anno dalla data dei licenziamenti, l'Azienda può procedere a riassunzioni. Se le due parti esnon raggiungono un accordo. ognuna di se ri prende intera la propria libertà di azione. In caso di licenziamenti individuali (art. 3-B) qualora manchi l'intesa tra la Direzione e la C. I. nell'accordo del 7 agosto è prevista una procedura arbitrale in prima ed eventuale seconda istanza peomossa dalla C. I. o •dal sindacato di categoria ; mentre in attesa del giudizio la Direzione procede all'allontanamento dal lavoro del licenziando. In conclusione, l'accordo inter confederale del 7 agosto pure aggiornando quello precedente in base all'esperienza sindacale degli anni trascorsi, recava innovazioni sole nella parta riguardante i licenziamenti, dando ai legittimi rappresentanti dei lavoratori la possibilità di discuterne le cause, ed a cercare d'intesa con la Direzione le eventuali possibili soluzioni per evitarli in tutto o in parte, senza però costituire un carico improduttivo per l'Azienda. Il motivo effettivo della denuncia dell'accordo del 7 agosto non è quindi lo sviluppo dePa .produzionè. che l'accordo incrimiquelnato si preoccupava gi cautelare. ma lo di ristabilire la Piena sovranità dell'industriale nell'Azienda, di togliere autorità e Possibilità alle C. I. e di privare i lavoratori di una delle maggiori garanzie democratiche conquistate dopo la Liberazione. Se inoltre si tiene presente fiche la legge in discussione al : Parlamento per il collocamento della mano d'opera ribadisce il principio che l'imprenditore non può /assumere i lavoratori a suo piacimento, ma che nelle singole qualifiche egli deve avviare al lavoro i disoccupati che l'Ufficio di collocamento gli invia secondo alcuni criteri di carattere spciale gli stessi previsti per il licenziamenti nell'accordo del 7 agosto più natura'mente la durata del periodo di discccupazione, appare ingiusto che mentre la legge irrisione questi criteri per il riavviamen+o al lavoro, gli stessi criteri non siano più seguiti nei licenziamenti. E se i
criteri debbono essere gli stessi, quale e Porgano che può dare ai lavoratori sufficienti garanzie che la loro valutazione venga compiuta obiettivamente? Evidentemente la C. I. fiche, non è inutile insistere,,rivendica solo il diritto di esaminare con la Direzione dell'Azienda i casi che si presentano e non quello kiif opporsi indiscriminatamente ad ogni richiesta di licenziamento. Mi pare veramente difficile poter dare al gesto della Confindustria un carattere... amichevole verso i lavoratori, anche se esso viene mascherato sotto la pretesa di tendere allo sviluppo della produzione. La denuncia della Confindustria ha un carattere squisitamente politico cerche rifiuta quelle limitazioni di interesse sociale collettivo subite dovunque dalla proprietà in riconoscimento della funzione predominante che i lavoratori compiono in una azienda ammesse ormai bei contratti; di lavoro, nelle leggi dello Stato e nell'accordo
,(S. I.R.T.
interconfederale del 7 agosto 1947. Queste limitazioni sono oggi ammesse in tutti i paesi ed è perciò incomprensibile ed inaccettabile l'intransigenza degli industriali italiani i quali parlano di aumento della produzione, degli effetti nefasti della non collaborazione (termine• sia detto incidentalmente improprio perchè dovrebbe più )esattamente chiamarsi rispetto integrale dei soli obblighi contrattuali) sullo sviluppo della produzione, ma non perdeno occasione per ristabilire l'assoluta prevalenza dei loro interessi privatistici e speculativi su quelli del Paese. Noi abbiamo alla Sirti una esperienza aziandale di 4 Commissioni interne e durante il loro lavoro non sempre agevole, Direzione e C. I. hanno avuto pia volte franchi riconoscimenti reciproci di comprensione e di leale collaborazione. E si è trate la difesa detato anche dì licenziamenti, gli interessi dei lavoratori non è stata mai subordinata a considerazioni opportunistiche. 'Non c'è nessun motivo di pensare che in altr e Aziende l'esperienza sia stata diversa. La C. I. in 4 anni di esistenza ufficiale si sono ovunque afferraste, imposte e consolidate. Non mi sembra facile impresa svuotarle di uno dei loro più importanti attributi e il colpo della Confindustria arriva dove l'intenzione voleva, ma troverà la resistenza dei lavoratori di tutte indistintamente le correnti sindacali, molto pie. accanita di quello che forse il dott. Costa V. S. si aspettava.
- Via Mania,
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Nuova composizione della C. I. Come reso noto dall'interessato a tutti i lavoratori attraverso « La nostra voce » il signor Angelo Ghezzi in data 21 gennaio c.a. si è dimesso da rappresentante degli impiegati nella C. 1. Allo scopo di risolvere la situazione venutasi in tal modo a determinare la C. I. ha ritenuto opportuno riunire i rappresentanti delle correnti sindacali comunista. democristiana, repubblicana, socialista. P.S.I. socialista P.S.L.I. e, per gli opportuni consigli e suggerimenti anche i signori BatPiero Ronzatista Peviani, Angelo Silva, ti, Virgilio Solvi, Niccoiò Saija ex memI., oltrechè i signori bri impiegati della C. Luciano Bendi e Paolo Bonotti membri supI. 'e il signor Angelo plenti dell'attuale C, Ghezzi. Alla riunione, che ha avuto luogo gennaio è inil pomeriggio di sabato 29 della cortervenuto anche il rappresentante rente sindacale anarchica: assente, per ragioni di lavoro, il signor Paolo Silva. All'inizio della riunione è stata presentata alla C. I. urla lettera a firma di un impiegato nella quale si dichiara che un gruppo di impiegati apertitici preso atto accetdelle dimissioni del sig. Ghezzi, tano. Dopo ampia e serena discussione, svoltasi setto la presidenza di Angelo Silva, si è raggiunta l'unanimità sulle seguenti' dichiarationi: le correnti sindacali democristiana repubblicana e socialista P.S.L.I. accettano le dimissioni del signor Angelo Ghezzi; al posto del signor A. Ghezzi tutte /e correnti sindacali presenti allo riunione riconoscono che dovrebbe subentrare a stretto diritto, il signor Paolo Bonotti, ad eccezione delle) correnti sindacali democristiana e repubblicana che fanno alcune riserve; il signor P. Bonotti dichiara di non l'incarico e le correnti sindacali' accettare comunista e socialista P.S.I. si dichiarano dell'ind'accordo con la non accettazione signor P. Bonctti; carico da parte del il signcr L. Bendi interpellato ,dichiara di accettare l'incarico e tutte le correnti sindacali presenti si dichiarano d'accordo, ad eccezione della corrente sindacale anarchica. Pertanto il sig. L. Bendi entra a far parte della C. I. quale membro effettivo. Copia della presente viene inviata alla Direzione della SIRTI e resa nota a tutti i lavoratori mediante pubblicazione su « La nostra Voce ». p. la Commissione Interna: f.to, S. Trogi. il presidente della riunione: f.to A. Silva.
Nel lontano febbraio 1947 si erano iniziate le trattative per il contratto nazionale di lavoro dei metallurgici; malgrado gli sforzi della FIOM le trattative si svolgevano con una leniezza esasperante tanto che c'era da dubitare ohe l'obbiettivo della parte padronale fosse di far perdere tempo senza arrivare ella. cerclusione del contratto. Il 16-17 settembre 1947 la FIOM proclamò uno sciopero generale dei metallurgici italiani di due giorni, manifestazione ;riuscita unanime con grandi comizi in tutti i centri, ma gli industrali continuarono a segnare il passo, alle proteste della FIOM spesso rispondevano: scioperate pure, noi siamo contenti, gli scioperi sono scontati, tanto c'é poco lavoro. Il (fermento tra i lavoratori era molto ed il Comitato Centrale della FIOM nella sua [riunione del 26-27 luglio esaminando la situazione reputò utile trovare un metodo di lotta che, in quel momento. non fosse cnsì gradito ai signori industriali e potesse invece convincerli che era anche nel loro interesse stipulare il contratto di lavoro per una categoria di lavoratori così importante numericamente ed industrialmente quale è quella dei metallurgici: nacque così la ». « non collaborazione La decisione fu presa all'unanimità nei nostro Comitato Centrale: erano allora presenti anche i democristiani. oltre ai saragatiani, ai repubblicani ed agli indipendenti ohe vi fanno tutt'ora parte. Vi fu in un primo tempo, una lieve riserva dei D, C.: chiesero se la non collaborazione voleva dire ostruzionismo o sabotaggio, ed alla risposta negativa dichiararono di approvarla. Nei giorni seguenti informando il Comitato Esecutivo della .C. G. Ì. L. dell'andamento delle trattative del nostro contratto e della forma quasi ostruzionistica adottata dagli industriali, malgrado l'intervento della IC.G.LL. e dello stesso Ministero 'del Lavoro, ho spiegato il funzionamento della « non collaborazione ». L'esecutivo della Confederazione ha dato la sua unanime approvazione, anzi ricordo che l'on. Pastore. dopo aver chiesto alcune spiegazioni aggiunse che riconosceva trattarsi di un mezzo sindacale che si poteva applicare quando i lavoratori e le loro organizzazioni ritenevano che in 'quel determinato momento lo sciopero non era conveniente per là loro difesa. La « non collaborazione » entrò in funzione il 8-12-1947 e venne sospesa subito dopo gli accordi di massima del 21 gennaio attraverso i quali si intravedeva la possibilità di un accordo per il contratto che, come si sa, 'dopo non lievi fatiche e contrasti venne finalmente siglato il 13 e firmato il 25 giugno del corrente arino, E' fuori dubbio che la « non collaborazione » ebbe l'efficacia di convincere gli industriali metallurgici a riconoscere l'utilità di stipulare il contratto collettivo per i loro dipendenti. Non ci furono grandi proteste, la Confindustria tentò con ena circolare di consigliare gli industriali a trattenere dai salari e stipendi l'importo della presunta diminuzione della produzione ma non se ne fece nulla .perchè si dice cere la stessa Confindustria avvertiva che giuridicamente la tesi poteva essere impugnata poichè il salario e lo stipendio sono contratti individuali, fissati a tempo, ore o mese, e non a quantità di produzione.
MILANO
NO11 COLLABORAZIONE Si fa un gran parlare oggi della « non collaborazione » come una volta si facevo; per lo « sciopero ». E le giustificazioni e le rampogne sono tali e quali, sole che ora lo sciopero inteso come mezzo di lotta sindacale, è ufficialmente ammesso dalla Costituzione e quindi, fino a che le forze reazionarie non avranno preso il sopravvento, di violare nuovae non avranno il potere mente la costituzione, lo sciopero non rappresenta più il bersaglio preferito dai reazicnari classici, tipo 1920. Ma il sindacato, come ognuno. sa costituisce quell'organizzazione rappresentativa che 'persegue il fine di difendi lavoratori dere, e incessantemente migliorare, lo stato economico e morale dei lavoratori stessi, condizioni queste :sancite dalla ccstituzione la quale, all'art. 36, afferma che il lavoratore ha diritto a una retribuzione in ogni caso sufficiente ed •assicurare a sè ed alla propria famiglia un'esistenza libera e dignitosa.
Ora fino a quando i lavoratori non dispongono di un trattamento economico e morale che consenta loro una vita libera e dignitosa essi hanno evidentemente diritto
La F10111 e la non collaborazione nel 1047 Da qualche settimana si scrive parecchio sulla non collaborazione secondo l'indirizzo dato dalla Confindustria che vorrebbe tentare di mettere al bando questo mezzo di lotta dei lavoratori per il 'semplice inotivo che dà fastidio agli industriali. Il pretesto è naturalmente la diminuzione della produzione, della auale gli industriali dicono di preoccuparsi tanto solo quando — vedi un po' — i lavoratori sono in lotta
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COLLABORAZIONE E
PRECEDENTI DI UN METODO DI LOTTA
Il seguente brano è la prima parte di un per la difesa dei loro diritti o per evitare articolo che Giovanni Roveda. Segretario .di essere licenziati. generale della FIOM, ha scritto sulla non Non sarà male un accenno del perchè la collaborazione nel N. 5 (dicembre 1948) del « non collaborazione » entrò in gioco nelle FIOM.»-. « Bollettino lotte del lavoro.
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Il contratto
FIO!1
Una risoluzione del C. C. Pubblichiamo la seguente risoluzione dei Comitato Centrale della FIOM in merito alle trattative per il completamento del c ontratto FIOM:
Il Comitato Centrale della FIOM riunito a Napoli il 17-18 gennaio 1949, udita la relazione del Segretario Nazionale Pizzorno kull'andarnento delle trattative per il completamentb del Contratto Nazionale di lavoro della categoria, mentre approva la tenace opera svolta dalla delegazione, rileva la sistematica azione dilazionatrice della rappresentanza degli industriali metalmeocanici tendente ad impedire la realizzazione di un .benchè minimo accordo ; sui vari istituti ancora in sospeso i(discontinui - trasferta e trasferimenti - definizione categorie operai ed impiegati - siderurgici - equiparati - [lavori nocivi e gravosi), denuncia l'assurda pretesa degli industriali di regolamentare detti istituti su basi addirittura più arretrate di quelle già acquisite di fatto dai lavoratori nelle Aziende. Data l'urgenza di una adeguata e sollecita regolamentazione di tutti i punti da definire, il Comitato Centrale invita gli industriali e la Confindustria a modificare II proprio atteggiamento per rendere possibile un proficuo proseguimento delle trattative ,e non costringere la FIOM a portare la propria azione nell'ambito aziendale con l'intervento diretto delle masse lavoratrici. Dà pertanto mandato alla Segreteria di indire convegni dei lavoratori più direttamente interessati ai singoli problemi (e-' quiparati, impiegati, siderurgici, discontinui) per metterli al corrente della situazione ed avere da essi le indicazioni per l'azione più idonea da svolgere. Nota - ln relazione al deliberato del Comitato Centrale la Segreteria ha indetto
a Torino I seguenti convegni: 30 gennaio: Convegno siderurgici; 31 gennaio: Convegno equiparati; 5 febbraio: Convegno impiegati; 6 febbraio: Consegno discontinui.
di esercitare, attraverso i sindacati, tutte le forme di lotta che essi, e'non la Confindustria, riterranno le ,più opportune. Perchè se le manifestazioni di lotta sindacale dovessero avere i'l preventivo benestare della Confindustria è evidente che non si trattrebbe più in tal caso di tetta sindacale, bensì di... burletta sindacale. Lo sciopero viene ora ammesso perchè, cime mezzo di lotta, ha fatto oramai il suo tempo, e rappresenta, di fronte alla consolidatissima organizzazione padronale, un'arma veramente inadeguata agli scopi che vorrebbe raggiungere. Esso può infatti avere solo effetto limitato, non avendo i lavoratori, almeno in Italia dove si vive alga giornata, le forze economiche sufficienti) per un'azione a fondo. Ecco Perchè i sindacati si trovano ora nella necessità di attuare nuove forme lotta che sollevino il lavoratore dallo stato di netta inferiorità in cui trova quando viene a praticare lo sciopero. E' stata perciò in qualche agitazione isolata recentemente messa in atto la « non collaboraziotre » ed essa, essendosi dimostrata suscettibile di successo e di ulteriore impiego. ha• attirato subito la violenta disapprovazione della Confindustria alla quale, evidentemente, non piace misurarsi ad armi meno impari di quelle abituali. Dal punto di vista funzionale la « n. c. » non corrisponde al boicottaggio, nè al sabotaggio, polche la sua azione non è indirizzata nè ad ostacolare l'andamento formale del lavoro, nè a compiere atti tendenti a danneggiare attrezzi, macchine e mezzi di produzione, In effetti la « n, c. » si propone di ridurre quegli atti volontari che, al di fuori della sua normale prestazione, il lavoratore compie normalmente e che, corrispondono a l suo contributo personale, spesso ignorato, teso a tamponare e migliorare le deficienze organizzativel più o meno presenti in ogni processo produttivo. La sua attuazione verrebbe perciò ad operare una limitazione in quelle prestazioni, non propriamente contrattuali, che sono diversissime da lavoratore a lavoratore e chef vanno da un minimo in una Produzione meccanicizzata, ad 'un massimo in una produzione a carattere artigiano. La « n. c. » non riveste quindi allatto quell'aspetto catastrofico che si tenta di attribuirle, anzi; di regola, essa è meno nociva dello sciopero. La sua caratteristica, e quindi la sua temibilità è però di poter essere più difficilmente controbattuta dall'imprenditore. Ritengo però utile, nel finire, mettere in evidenza che in pratica non ci si trova solo di fronte a questa effimera forma di lotta sindacale dei lacvoratori. Esiste di fatto una forma di non collaborazione classista degli imprenditori che vige sin dalla notte dei tempi e che contrasta con la collaborazione spontanea, o imposta, dei lavoratori. Non è forse esempio classico di non collaborazione padronale l'intimidatoria attuazione delle « serrate »? Non sono forse episodi di non collaborazione padronale gli impedimenti frapposti al funzionamento delle Commissioni interne e dei Consigli di gestione? Come può esistere spirito illimitato di collaborazione quando l'imprenditore teme che i suoi collaboratori si rendano conto della condotta dell'azienda? Non è dunque più grave questo permanente stato di non collaborazione e di disinteresse sociale degli imprenditori verso i lavoratori che un episodio strettamente limitato di difesa sindacale di questi ultimi? N. S.
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Contributi per il C. d. G. Contributo straordinario: Con riferimento a quanto pubblicato ne «La, nostra voce » del mese di dicembre u. s. in occasione del III Congresso Nazionale dei C, di G. il C. Idi G. Sirti ha sostenuto una spesa di lire 41.000. Fa quindi appello a tutti i lavoratori perchè contribuiscano tal risarcimento della somma alla Direzione che l'ha anticipata. Per i gruppi esterni e la sede di Roma si pregano rispettivamente i 'capigruppo e la C. I. perchè si interessino per la raccolta dei contributi ed il loro inoltro al C. di G. in Via Manin. Per il cantiere di Via Vida sono incaricati i membri del C. di G. che normalmente lavorano in quel cantiere, Contributo ordinario: Per contribuire alle normali spese dcl Comitato di coordinamento del movimento dei C. di G. lo scorso anno un notevole numero di lavoratori della Sirti si è impegnato a farsi trattenere sulle retribuzioni una quota mensile di L. 10.
Per l'anno 1949 la Direzione per regolarità, ha richiesto che le adesioni vengano rinnovate. Si pregano quindi tutti quelli che vogliono aderire di inviare subito al C. di G. Siiti la loro adesione . a ramite gli stessi incaricati di cui al punto a). Onde evitare che eventuali spese straordinarie diano luogo a richieste supplementari di fondi, sempre laboriose da realizzare, i membri del C. ds G. Sirti, propongono che per quest'anno la cifra da trattenere sia portata a Lire venti mensili, di cui dieci da versare come contributo ordinario, dieci da trattenere per formare un fondo spese, di cui sarà reso noto periodicamente e dettagliatamente. Data l'esiguità della somma richiesta e lo scopo a cui essa è dedicata, il C. di G, Sirti è sicuro di poter contare sull'adesione di tutti i lavoratori della Società. il C. di G. Sirti: F.to: Ing. Bertolaccini -
Schiannini - Sigg. Costamagnc, Silva A., Solvi, Spolaciore - Varisco L.