la NUOVA
BOLLETTINO INTERNO PER LA SEZIONE SINDACALE
AZIENDALE FIOM-CGIL
F. I. A. R. di MILANO luglio 1969
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BOLLETTINO INTERNO PER LA SEZIONE SINDACALE
AZIENDALE FIOM-CGIL
F. I. A. R. di MILANO luglio 1969
NELL' INTERNO
La FIAR verso nuove sorprese
Il 7' Congresso della CGIL
La vera violenza e la falsa
democrazia
Comunicato della C. d. L. contro i tentativi reazionari
La discussione intorno alle richieste per il rinnovo del Contratto di Lavoro è ormai entrata in tutte le fabbriche e sta interessando migliaia e migliaia di lavoratori.
Questo, per i lavoratori è un grande appuntamento, diverso, molto diverso delle altre volte, perchè siamo di fronte a una spinta senza precedenti che ha fatto venire molti grossi nodi al pettine.
Il polso della situazione, se così si può dire, richiede una precisa terapia: bisogna cambiare!
Certo, bisogna cambiare, perchè la nuova realtà dei processi produttivi, le nuove tecnologie, le riorganiz7a7ioni aziendali hanno dato, col sacrificio dei lavoratori, enormi frutti. Il padronato, però, ha dimostrato ancora una volta la sua natura di classe, servendosi di pulite nuove tecnologie, non per alleviare le fatiche di chi lavora ,non dividendo la torta fra Chi l'ha prodotta, ma per sfruttare ancora di più la gente, per accumulare altri profitti e quindi aumentare il suo potere contro la collettività.
Da qui occorre partire per valutare le indicazioni che le organizzazioni sindacali hanno sottoposto alla critica dei lavoratori, quando si parla di forti aumenti salariali, della conquista delle storiche 40 ore di lavoro, di più reali diritti sindacali e di consistenti avvicinamenti normativi e salariali fra operaio e impiegato.
La nuova situazione ha imposto delle scelte precise alle quali il sindacato ha già risposto e ora sottopone ai lavoratori; quella cioè se presentare al padronato una serie infinita di richieste, che fossero la pura sommatoria delle esigenze dei lavoratori, oppure se non fosse più corrispondente alla realtà presentare una piattaforma concentrata, con pochi punti qualificanti e consistenti, che riescano a mobilitare tutta la categoria, per lasciare poi tutti gli altri problemi che obbettivamente il contratto non può risolvere, alla contrattazione articolata aziendale.
La scelta dei lavoratori è sen-
z'altro la seconda, puntando senza esitazioni al forte aumento salariale. Questa è la chiave di volta dello scontro e già possiamo assistere sulla stampa a ogni sorta di richiami alla « responsabilità », alla « cautela », alla necessità di chiedere sì, ma con « gradualità » e via discorrendo.
I lavoratori non possono accettare questi piagnistei, non solo perchè vengono dal solito « pulpito » il che potrebbe bastare, ma perchè rinunciare alla richiesta di forti aumenti salariali significherebbe accontentarsi delle briciole di quella grossa torta che hanno costruita e pagata duramente, lasciando quindi la possibilità al padronato un'ampia possibilità di manovra di distribuirli poi con la discriminazione per continuare nelle fabbriche e negli uffici quella linea mortificante e umiliante che non permette al progresso civile di far nemmeno un passo avanti.
Ma i lavoratori chiedono di più; prima di tutto non possono barattare queste richieste con altre, più affascinanti, che però in pratica svuoterebbero la linea nei suoi contenuti essenziali, ma chie-
dono che a livello generale, quindi a tutte le categorie produttive del paese, si cominci a discutere il problema del costo della vita che continua a rendere vana ogni pur grande conquista. Quindi un forte passo avanti nei salari e contemporaneamente una battaglia più decisa a livello generale stil problema del costo della vita.
Queste sono le scelte dei lavoratori, per questi obbiettivi si batteranno uniti, consapevoli come sono che il padronato è ancora molto forte, pronto a escogitare manovre anche pericolose, tanto più gravi, quanto più esso è convinto che vi è in atto nel paese una volontà precisa da parte dei lavoratori di andare avanti.
Nel prossimo settembre vi sarà dunque un grosso scontro fra i lavoratori che vogliono migliorare sul serio le loro condizioni di vita e di lavoro perchè si sono costruite le premesse e le forze padronali che col loro attuale atteggiamento stanno già ad indicare che ingaggeranno la battaglia per non concedere nulla o quasi.
Quindi i lavoratori della FIAR a ssieme a tutta la categoria debbono già fin d' ora scoraggiare tutte quelle torbide manovre che più o meno scopertamente affiorano nella situazione del paese, tese ad alimentare colpi involutivi che sarebbero funesti per i lavoratori e per la loro libertà.
I. A.
Il programma delle lotte. contrattuali e delle iniziative sindacali in corso nel quadro della attuale situazione economica e politica del Paese, è stato preso in esame dal comitato direttivo della Camera del Lavoro nella sua ultima riunione. In un comunicato emesso al termine dei lavori un pari icolare accento è stato posto nella valutazione della situazione politica caratterizzata. si dice, dalla grave crisi di governo e delle manifeste volontà di gruppi monopolistici e di parte degli schieramenti politici di risolverla in senso involutivo e conservatore.
Tale linea, prosegue il comunicato, e in assoluto contrasto con la realtà del Paese che è scosso da profonde tensioni sociali e dalle esigenze di profonde trasformazioni strutturali che mutino in senso sempre più democratico la nostra società e aprirebbe quindi un duro periodo di scontri di aspra lotta sociale e di classe. Deve essere chiaro a tutti, insiste il comunicato della C.d.L., che in queste eventualità i sindacati chiameranno i lavoratori ad opporsi ad ogni manovra reazionaria e a lottare decisamente e duramente in difesa delle libertà e dei diritti democratici.
La C.I., all'atto delle nuove assunzioni, è intervenuta tempestivamente in Direzione per far presente che per un atto di giustizia era suo dovere prima di assumere del personale nuovo. passare in pianta stabile tutti coloro che sono ancora a contratto in sostituzione di lavoratrici per periodo di gravidanza, malattia ecc.
Noi pensavamo, e anche l'ultimo lavoratore, anche il più sorovveduto, l'avrebbe giurato, che di fronte ad una richiesta di questo genere la risposta sarebbe stata senz'altro positiva.
Invece, guarda un po', la nostra « cara, insofferente » Direzione ha dimostrato ancora una volta la sua gretta insensibilità adducendo un sacco dí storie che non hanno convinto nessuno.
Questo « no » ha dimostrato ancora una volta (se ce ne fosse stato bisogno) con che « razza » di dirigenti abbia a che fare la C.I. in quanto a sensibilità, giustizia, democrazia e mentalità sociale.
Il giudizio ai lavoratori.
In questi particolari momenti di fermento nel mondo della scuola, e mentre una pseudo mini-riforma vorrebbe fare credere che tutto è sistemato in bene, noi siamo convinti lhe invece tutto resta come prima: scuola e società sono due elementi inscindibili. Una scuola libera non può esistere in una società di sfruttati. Ecco la nostra meta, cambiare la scuola per ca mbiare la Società, trasformare la Società per una scuola di tutti.
Pubblichiamo per questo, un brano tratto da La formazione dell'uomo di Antonio Gramsci, brano che secondo noi chiaramente ci indica quale e come deve essere la vera scuola.
La necessità dell'istruzione per tutti è espressa invece dalla poesia di Bertolt Brecht che è un incitamento a imparare, conoscere, sapere, perchè ciò equi vale a presa di coscienza della propria condizione e primo passo per « prendere il potere ».
La scuola tradizionale è stata oligarchica perchè destinata alla nuova generazione dei gruppi dirigenti, destinata a sua volta a diventare dirigente: ma non era oligarchica per il modo del suo insegnamento. Non è l'acquisto di capacità direttive, non è la tendenza a formare uomini superiori che dà l'impronta sociale a un tipo di scuola .L'impronta sociale è data dal fatto che ogni gruppo sociale ha un proprio tipo di scuola, destinato a perpetuare in questi strati una determinata funzione tradizionale, direttiva o strumentale. Se si vuole spezzare questa trama, occorre dunque non moltiplicare e graduare i tipi di scuola professionale, ma creare un tipo unico di scuola preparatoria (« elementare-media » non come quella attuale sempre ;elettivan.d.r.) che conduca il giovinetto fino alla soglia della scelta professionale, formandolo come persona capace di pensare, di studiare, di dirigere, e di controllare chi dirige.
ANTONIO GRAMSCI
(da: La formazione dell'uomo)
Impara quel che è più semplice! [Per quelli il cui tempo è venuto non è mai troppo tardi!
Impara l'a b c non basta, ma imparalo! E non ti venga a noia! Comincia! Devi saper tutto, tu!
Tu devi prendere il potere. Impara, uomo all'ospizio!
Impara, uomo in prigione!
Impara, donna in cucina!
Impara, sessantenne!
Tu devi prendere il potere. Frequenta la scuola, senzatetto!
Acquista il sapere, tu che hai [freddo!
Affamato, afferra il libro: è un'ar[ma.
Tu devi prendere il potere. Non aver paura di chiedere, comf pagno!
Non lasciarti influenzare, verifica tu stesso!
Quel che non sai tu stesso, non lo saprai.
Controlla il conto, sei tu che lo devi pagare. Punta il dito su ogni voce, chiedi: e questo, perchè?
Tu devi prendere il potere.
BERTOLT BRECHT
Il terzo appuntamento con l'analisi della funzionalità della FIAR ci riserva alcune sorprese e ci pone di fronte ad interrogativi e dubbi non indifferenti.
Però prima di entrare nell'argomento mi sembra utile una digressione che completi il quadretto di scarsa serietà di alcuni gruppi dirigenziali. In uno degli articoli precedenti si era parlato del « portatile » quale secondo televisore da aggiungersi a quello da salotto, familiare. Teleradar annuncia ufficialmente che pare che qualcuno cominci a capire anche se non completamente.
Occorrono ancora nuovi accorgimenti, estrosi più che tecnici per adattarlo alle esigenze funzionali per cui lo si costruisce. Non bisogna dimenticare che il Transistor può svolgere la doppia funzione del ortatile, mentre quello a valvole no; la FIAR non è certo la prima nel mercato dei Transistori. Teleradar dice poi, pompandel Mercurio d'Oro (così almeno ci appare dopo le sciocche lagne e le muti illegalità della direzione), dice che grazie alla qualità ed alle nostre rcapacità, soprattutto della Sezione Marketing, il nonostro prodotto ha incontrato il favore del pubblico. Non ho ancora capito se chi ha scritto voleva leccare i piedi all'americano che guida il Marketing oppure dire una battuta spiritosa. Ad ogni modo pare si sia venduto e discretamente anche, se un ministro se ne è accorto.
Ma due giorni prima « dell'incoronazione » si diceva tutto il contrario. Il volantino della Direzione uscito in occasione dell'agitazione del Montaggio in Mobile TV sembrava il preannuncio della capitolazione. Non so a chi la Direzione la voglia ancora dare ad intendere; l'epoca dei pianti demogogici è passata, cambiamo
almeno metodo nel contare le storie! Se però da parte loro si vuol fare dello spirito, allora ben venga. Il mercato degli elettrodomestici è tale per cui si ottengono ancora discreti extraprofitti (cioè ricavi superiori ai costi più il compenso percentuale dovuto al capitale).
Non solo ma questi extraprofitti si attengono anche con scarse capacità di programmazione. Finiamola con la musica delle scorte o di flessione nelle vendite: se non si sa vendere, qualcuno cambi mestiere. Poi è chiaro che se per la G.E. il mercato non sarà più favorevole non si esiterà, l'assicuro, ad uscirne. Il fatto è che e a come sempre, rende, non uole la scienza dei « nostri grandi » per capirlo, ma basta un po' di senso comune. Tornando ai dubbi menzionati c'è da dire che a poco più di due mesi dalla crisi, durante la quale si parlava di 24 o 32 ore di lavoro, ora si sta assumendo. Verrebbe immediata una simile conclusione: noi della FIAR dobbiamo deporre i nostri dubbi sulle future possibilità di lavoro ed ogni dubbio va anche deposto circa la moralità e l'impegno del Clan Dirigenziale, perchè la normalità è tornata nella produzione ed il lavoro c'è per noi e per quelli che verranno.
Direi di no. E a dar forza a questa conclusione tutt'altro che piacevole comincio col dire che « 1' apertura » alla produzione è venuta solo in alcuni settori. Ma non è tanto questo l'argomento più valido che conferma il no alla crisi risolta, quanto il fatto che la fabbrica continui a legare il numero del personale produttivo (operai per intenderci) ad una domanda di prodotto, magari forte, ma che definirei di congiuntura, perchè instabile. E' indubbio che il metodo di legare le capacità
produttive alle esigenze immediate del mercato è senza dubbio redditizio in un periodo relativamente breve; ma denuncia seri aspetti negativi se visto da un punto di vista più generale. Significa innanzi tutto inesistenza di programmazione di lungo periodo, alla quale inesistenza si associano sempre mancanza di ricerca di tecniche nuove ed inesistenza di un mercato di base, nonchè costi unitari superiori.
Poi significa scarsa industrializzazione, cioè il rapporto macchine uomo molto basso, con le conseguenze che tutti sappiamo.
Infine, da un punto di vista sociale, significa, una volta cessato lo slancio produttivo, creazione di disoccupazione e di sottoccupazione con tutte le conseguenze del caso. Va da sè che così rimanendo le cose, potrà accadere tra un anno o forse di più nè più nè meno quanto già è accaduto l'anno scorso e quest'anno.
Di tutte le procedure più consone per risolvere la crisi, nemmeno il provvedimento più importante è stato adottato: non un impianto nuovo, non macchinari che consentano nuove tecniche produttive. Non si è nemmeno cercato di sopperire alle carenze di personale specializzato nei posti chiave della produzione. Le due sparute lineette nuove confermano tutto il discorso. E' il caso di concludere il nostro appuntamento dando un rapido sguardo ai rapporti umani nell'ambito della fabbrica. Occorrerebbe non parlarne e non sviscerarne tutto il cattivo contenuto, altrimenti si corre il rischio dì cominciare ad avere dei dubbi seri sull'uomo, sulla sua razionalità, sulle sue capacità.
Non è una vignetta: il posto di lavoro, mentre dovrebbe essere un luogo di serenità, di « elevazione economica e sociale dei lavoratori » come dice la Costituzione, è invece un inferno in ogni senso. Uno dei punti principali del contratto che verrà rinnovato subito dopo le ferie parla di questi problemi. Ebbene i lavoratori sono più preparati della Direzione su questi temi di fondo e daranno una risposta adeguata a difesa della loro dignità, a difesa di una società che si vuole costruire dove gli idoli inutili e i miti degradanti verranno sostituiti dalla razionalità e dalla dignità nei rapporti umani.
« Rassegna Sindacale », il quindicinale a livello nazionale della CGIL, ha pubblicato una serie di servizi sui sistemi di rilevamento tempi, sui cottimi, sulla condizione operaia nelle fabbriche dove esiste la parcellazione del lavoro.
L'inchiesta si è sviluppata attraverso interviste, documenti, testimonianze che hanno in modo esauriente completata la situazione esistente oggi in Italia. Forse non esageriamo se diciamo che il quadro che ne viene fuori, è agghiacciante. A questo punto, con il rinnovo dei prossimi contratti di lavoro, tutto il sistema dei cottimi, dovrebbe essere messo in discussione.
Ma lo scopo di questa nota è il nostro motivo di orgoglio (di tutti i lavoratori della FIAR e della redazione di « Nuova Antenna ») nell'aver viste citate più volte le lotte e le nostre conquiste, nonchè il nostro giornale da cui sono stati tratti alcuni brani di articoli. In particolar modo ci riferiamo a « L'uomo grigio e la MTM in OFD », apparso nel gennaio del 1967, in cui chiaramente denunciavamo tutti i sistemi di rilevamento tempi, come strumenti sempre più perfezionati di sfruttamento.
Nell'articolo, noi evidenziavamo questo, smitizzando certe « riforme »; a distanza di più di due anni, ciò viene confermato nel modo più ampio.
E' come dicevamo, per noi, motivo di orgoglio ma anche impegno ad essere sempre all'altezza dei compiti prefissatici.
In altra parte pubblichiamo un documento « riservato » di un consulente che tutti noi conosciamo bene e che ha avuto molto da fare con la FIAR.
Vediamo i risultati dell'applicazione di questi principi in una azienda, la FIAR di Milano. La FIAR è una società per azioni che fabbrica apparecchiature elettroniche; ha oltre tremila dipendenti; di cui due terzi sono operai e gli altri sono classificati « impiegati » pur essendo, data la natura della produzione, soprattutto dei tecnici.
Il primo intervento del parcellizzatore alla FIAR — in questo caso una organizzazione esterna di consulenza — avviene negli anni 1960-62. I risultati del suo intervento li rileviamo da un documento riservato ,ovviamente non in circolazione e comunque non compilato per essere letto dagli operai.
1960-1962
Economia annua di sola manodopera: 377 milioni.
Aumento globale di produttività al reparto OFD: 125,5 per cento.
Aumento globale di produttività nello stabilimento (2.068 operai sotto controllo): 68,3 per cento.
Aumento medio dei salari per incentivi nello stabilimento: 32,9 per cento.
Basta raffrontare le due cifre dell'aumento della produttività e dell'aumento dei salari per incentivi per capire come ogni razionalizzazione produttiva sia a senso unico e sempre nell'interesse del padrone.
Visti gli ottimi risultati conseguiti, l'operazione è stata portata avanti negli anni successivi:
Economia annua di sola manodopera: L. 141.600.000.
Questa economia è stata realiz-
zata, come testualmente scrive il consulente, eliminando quattro operai in gennaio, quattro in febbraio, 22 a marzo, 22 ad aprile, 34 a maggio, e 14 a giugno, con una diminuzione totale di cento operai in sei mesi. Nello stesso periodo la produzione non è diminuita e quindi è aumentato lo sfruttamento assoluto.
1964-1965
Economia di manodopera: 57,5 miiloni.
Aumento di produttività: 30,8 per cento.
In questa ultima annata analizzata, come si vede, ad una ulteriore economia di manodopera che si somma alle precedenti, continua a corrispondere l'aumento della produttività. --
Se si paragonano questi dati riservati a quelli ricavabili dai bilanci depositati in Tribunale, ritroviamo una precisa coincidenza di andamento. Gli utili ufficiali passano dai 58 milioni del 1962 ai 237 milioni del 1963, e ai 173 milioni del 1964. Nel 1965, anno di piena recessione economica, l'azienda dichiara pur sempre un profitto di 85 milioni. Ancor più significative sono le cifre relative alle voci che nel bilancio comprendono forti quote di utili mascherati: gli ammortamenti passano dal 1962 al 1965 da I miliardo a 179 milioni a 2 miliardi e 322 milioni; gli accantonamenti vari raddoppiano anch'essi passando da 822 milioni a 1 miliardo e 520 milioni. E infine i fondi mandati a riserva passano da un miliardo e 151 milioni a circa I miliardo e 800 milioni. Sono cifre di tale eloquenza da esimerci da qualsiasi commento.
Il VII Congresso della CGIL, conclusosi a Livorno il 21 giugno u.s., rappresenta una tappa importantissima nella storia del movimento operaio italiano. I problemi che attualmente sono sentiti da tutti i lavoratori, sono stati sviscerati senza falsi pudori e remore; indubbiamente il VII Congresso rappresenta una svolta i cui risultati non tarderanno a manifestarsi, anzi già si manifestano come le dimissioni dalle cariche di partito di tutti i dirigenti ad ogni livello, per dedicarsi alle attività sindacali.
Dalla mozione conclusiva, riportiamo alcune parti che sono, secondo noi, le più significative.
* * *
Il VII Congresso ha impegnato le diverse strutture di tutta l'organizzazione in un'approfondita verifica delle esperienze di lotta, dei loro contenuti e della loro direzione. Tale verifica ha messo in rilievo il forte impegno politico ed ideale rivolto a costruire un rapporto sempre più ricco e più ampio fra la CGIL e l'imponente sviluppo del movimento di lotta operaia e popolare, dei lavoratori e degli studenti. Grandi massse di operai e di impiegati si preparano all'importante scontro sindacale, che nei prossimi mesi impegnerà molte categorie dei settori industriali e dei servizi, per i rinnovi dei contratti nazionali, mentre i braccianti e i mezzadri intensificano le battaglie per -,atti nazionali e provinciali. Le piattaforme rivendicative unitarie, che si stanno formando con la partecipazione diretta dei lavoratori, devono realizzare e consolidare uno schieramento di forza tale, da proporre modifiche radicali nelle condizioni di vita e di lavoro di quelle grandi masse e
da creare ulteriori condizioni allo sviluppo dell'azione articolata più qualihcata.
A proposito dell'orario di lavoro sono ben chiare le indicazioni:
I primi grandi obiettivi dell'azione rivendicativa; forti aumenti nei livelli dei salari contrattuali e di fatto; settimana lavorativa di 40 ore a parità di salario distribluite preferibilmente in 5 giorni; affermazione delle libertà democratiche e sindacali e pieno esercizio del diritto di sciopero; conquista del diritto di tenere assemblee nel luogo di lavoro e del riconoscimento del sindacato nell'azienda e tutela dell'attività dei suoi membri, per l'esercizio e l'ampliamento dei poteri di intervento del sindacato sulle condizioni che determinano l'ambiente e la concreta prestazione lavorativa e per il controllo dei lavoratori su condizioni e sull'organizzazione del lavoro; superamento delle ingiuste discriminazioni nei trattamenti normativi fra operai e impiegati.
L'organizzazione capillare non va trascurata:
La nostra organizzazione deve accentuare l'impegno della costruzione nei luoghi di lavoro, nei comuni, nelle zone, di strumenti or-
ganizzativi nuovi che sappiano esprimere tutta quella unitaria e autonoma volontà di trasformazione del nostro paese e delle sue strutture, di avanzamento del potere dei lavoratori.
Tutta la futura azione rivendicativa, in particolare le grandi lotte contrattuali, devono impegnarci a determinare anche nei contenuti un deciso salto in avanti dei rapporti unitari, realizzando quegli strumenti unitari di organizzazione e di direzione del movimento di lotta, ai vari livelli, dalla fabbrica alla lega, alle organizzazioni camerali e di categoria i quali, esprimono anche la capacità creativa dei lavoratori.
Questa esigenza di unità sindacale corrisponde alle profonde aspirazioni dei lavoratori, e diviene sempre più patrimonio comune delle diverse forze sindacali.
Con impegno, senza soste e senza riserve, la CGIL porterà avanti questa costruzione unitaria.
Diventa d'attuazione immediata l'incompatibilità tra cariche parlamentari e sindacali:
Il Congresso approva la proposta di adottare subito l'incompatibilità fra mandati parlamentari ed elettivi e cariche di direzione sindacael (membri delle Segreterie ad ogni livello, del Direttivo della CGIL, dei Direttivi delle Camere confederali del lavoro provinciali, dei Direttivi e Comitati esecutivi, delle Federazioni e Sindacati nazionali di categoria).
Il Congresso impegna il C.G. ad attuare l'incompatibilità tra mandato sindacale e incarichi di direzione dei partiti. Avrà immediata efficacia l'incampatibilità tra incarico sindacale e quello di membro di Ufficio politico dei partiti.
Le correnti devono essere superate per una democrazia diretta:
Per quanto riguarda il supera-
Agostino Novella segretario generale Aldo Bonaccinimento delle correnti, il Congresso constata l'esigenza di accelerare la costruzione di un rapporto più diretto e democratico tra i lavoratori e i sindacati senza diaframmi di corrente anche nella formazione dei gruppi dirigenti.
La cultura, patrimonio della classe lavoratrice, non deve essere
All'ed° Forni
monopolio di pochi privilegiati o di una classe politica:
Il Congresso sottolinea altresì la volontà di vedere ampiamente affermata la libertà e l'autonomia culturale delle classi lavoratrici contro le varie forme in cui oggi si esercita il controllo capitalistico sulla cultura ed in partico-
L'accordo raggiunto fra C.I. Direzione in data 4-6-69 per i riparatori elettrici, collatidatori, ispezione, riparatori meccanici, sostitutori, operatori dei rep. Radio-T.V. passati tutti ad economia con le seguenti cifre orarie garant ite: I cat., L. 605; 2' cat., L. 540; 3' cat., L. 492, più gli scatti biennali contrattuali.
Milano, 7 luglio 1969
Tra la Direzione del DEC e la C.1., resta inteso:
Il problema sollevato dal personale del Reparto allineamento TV viene risolto come segue:
Al personale cottimista interessai° verrà corrisposto un supplement.. di L. 10 orarie sugli accordi.
Allo stesso personale verrà corrisposto un supplemento sul valore CHT pari a L. 10 a rendimento 100 a far fronte alla hituazione dovuta al fenomeno « piani vuoti
Tutto-quanto sopra, a decorrere dal giorno 19-6-1969.
lare propone l'esigenza di riformare la RAI-TV e di contrastare il monopolio della stampa.
La mozione, infine, così conclude:
Il Congresso rivolge l'appello più vivo a tutti i militanti e a tutte le sue organizzazioni perchè sia sviluppata l'iniziativa e la lotta per sconfiggere l'imperialismo
Luciano Lama
e l'aggressione americana nel Vietnam; per dare solidarietà ai lavoratori greci, spagnoli e portoghesi; perchè sia data una giusta soluzione al conflitto del Medio Oriente, per imporre una politica di pace, capace di far trionfare gli ideali della classe operaia e del movimento sindacale, per sconfiggere le forze della guerra e per superare la NATO ed ogni blocco.
Nelle foto : La nuova Segreteria Nazionale
Un importante accordo è stato raggiunto per le lavoratrici e i lavoratori addetti alle linee di montaggio mobili TV ( OMOT ).
Tale miglioramento economico prevede con decorrenza I giugno 1969: una quota di L. 10 a rendimento 100, sul valore CHT, a titolo dì isiunpeaplmento per lavori pesanti di un'ulteriore maggiorazione di L. 10 orarie quale indennità speciale allo stesso titolo;
a partire dalla stessa data le operaie addette al medesimo reparto che lavorano in produzione, verranno passate dalla 4 alla 3' categoria.
Tre accordi importanti che si commentano da sè: dimostrano che ogni conquista non va mai accettata come definit,va, ma che tutto va riesaminato, contestato, migliorato.
Le lavoratrici del reparto trance con la loro tenacia, tramite la C.I., hanno ottenuto il passaggio dalla 4' alla 3' categoria.
Fernando Montagnani Rinaldo Scheda Silvano Verzelli Aldo Giunti Gino Guerra Mario Didò Vittorio FoaMilano, 23 maggio 1969
Spett.li Redazioni
« Teleradar » e « Nuova Antenna » e p.c.
Commissioni Interne DEC - DEP
Dott. Carlo Damiano
Nella mattinata di venerdì 16 maggio '69, un gruppo di operai ed impiegati della FIAR-DEC si è recato in Commissione Interna perchè vivamente preoccupati degli incresciosi episodi accaduti presso la nostra Fabbrica durante lo sciopero proclamato mercoledì 14 maggio '69 in solidarietà ai cinque licenziati della FIARDEP.
I suddetti lavoratori hanno fatto presente che episodi di teppismo e violenza quali si sono verificati durante la manifestazione vanno senza dubbio. condannati a prescindere dalla validità o meno della stessa.
La Commissione Interna, dietro esplicite sollecitazioni, ha ritenuto di dover rispondere alle domande formulate facendo riferimtnto al volantino edito dalle rappresentanze sindacali e distribuito ai lavoratori lunedì 19 maggio '69 ed alla lettera affissa all'albo murale della Mensa giovedì 22 maggio '69; in tali documenti si dà pieno appoggio ed approvazione alla manifestazione di mercoledì in tutta la sua globalità senza il minimo accenno ai fatti sopra denunciati.
E' evidente che il lavoratore serio ed onesto non può non essere turbato da simili atteggiamenti e mentre continua a denunciare con fermezza i soprusi che si perpetrano nei confronti dei suoi compagni e colleghi da parte della Direzione, nello stesso tempo prende ferma posizione al cospetto di qualsiasi estremismo da qualunque parte esso provenga.
Il presente non vuole essere un documento di parte, ma un fermo rifiuto nei confronti di quelle azioni atte a minare i principi democratici dei diritti del lavoratore.
Si tiene inoltre a precisare che il documento avrà carattere unico e non si farà trascinare in polemiche lunghe e dannose che da qualche parte si tenterà di alimentare, polemiche che andrebbero a tutto scapito del lavoratore stesso.
Distinti saluti.
Pubblichiamo con vivo piacere la lettera pervenutaci perchè ci da modo (anche se con ritardo) di chiarire gli atteggiamenti di certi democratici ad oltranza.
Prendiamo spunto da una frase del testo, molto usata tra l'altro nei discorsi ufficiali e particolarmente in occasioni tipo dopo Battipaglia e Avola: « siamo contro ogni estremismo da qualunque parte esso provenga », per dire qualcosa anche noi.
E' la solita frase fatta che vorrebbe dare l'impressione della democraticità e dell'imparzialità di chi la pronuncia ma che in malafede, accomuna forze democratiche e progressiste alla feccia fascista.
Noi non sappiamo se tutti i firmatari della lettera, l'hanno letta sino in fondo e l'hanno poi meditata prima di firmarla, ma siamo certi di no.
Vogliamo dire il nostro parere, tanto più che tra i nominativi vediamo in prima fila il nome di qualcuno che si vanta di essere stato partigiano e subito dopo il
nome dí qualcuno che legge Marcuse, nonchè il nome di qualche amico di sindacato.
Ogni giorno, dalla fetida stampa borghese e confindustriale, vengono rivolte violenze contro di noi; articoli contro i sindacati e i partiti operai, inviti a certi figuri di usare la mano forte, inviti larvati a colpi di mano; ogni giorno la TV ci violenta impartendoci lezioni di falso quieto vivere e notizie addomesticate; ogni giorno nelle fabbriche il padrone usa violenza verso i nostri diritti di lavoratori, la Costituzione rimane al di là dei cancelli, i delitti (non metaforici) si compiono ogni momento: Avola, Battipaglia, gli studenti e gli operai malmenati e sbattuti in galera. La violenza è quella; ma certi nostri colleghi non se ne rendono conto, per loro è violenza quella dell'operaio che esplode di giusta ira repressa, per loro è violenza quella del cittadino italiano che non sopporta la condizione di sfruttato.
Come è bello lavarsi la bocca con la parola « democrazia », ma in bocca a certi tipi (promotori di questa lettera), che lavorano nel sottobosco per guadagnarsi il seggiolino sicuro, in bocca a questi lacche, suona ipocrisia e bestemmia.
Democrazia, è scendere con gli operai, stare al fianco di essi, sempre e in qualsiasi momento. La
protesta dell'operaio, del contadino, dello studente, non sono teppismo o sopruso, sono risposta sacrosanta a chi sbandierando ogni giorno e ogni momento democrazia, getta il lavoratore sempre più in basso sulla strada dello sfruttamento, sono risposta ad una provocazione continua, voluta.
Stiano ben certi i primi firmatari della lettera, non ci lasceremo neanche noi portare in sterili polemiche, per noi, o si sta con chi lotta in ogni momento e in ogni occasione o si è degli opportunisti e dei traditori dei propri compagni.
Le lettere pervenuteci sull'argomento sono tante. Ce ne compiacciamo e ringraziamo tutti quelli che hanno espresso solidarietà alla C.I. e biasimato certe sqttoscririoni; non po.,siatno tuttavia pubblicarle' tutte (forse le pagine di « Nuova Antenna » non basterebbero) ma crediamo opportuno far conoscere il parere di un gruppo di lavoratori che a nostro giudizio, rispecchia nel modo migliore il pensiero della stragrande maggioranza.
Cara « Antenna »,
Ci sentiamo il dovere, a costo di sembrare polemici, di dovere una breve risposta a quanto sottoscritto nel documento inviato alla Redazione in data 23-5 u.s. Si parla di atti di vandalismo, di episodi di teppismo, di violenza e cose del genere compiuti da parte di lavoratori di altre fabbriche e malgrado sia contenuto nel documento una presa di posizione nei confronti della Direzione stessa sui soprusi che essa esercita sui lavoratori, questa non viene condannata con la stessa forza e addirittura (vedi sciopero del 14 chi si firma). Ha manifestato anche contro questi attentati alla libertà.
Certo, quel giorno c'è forse stato un po' troppo entusiasmo da parte di alcuni lavoratori, ma che dire allora degli atti di banditismo della Direzione FIAR che in questi ultimi anni ne ha fatte passare di tutti i colori ai lavoratori: sospensioni, riduzione d'orario di lavoro, licenziamenti, rappresaglie.
Questi sono i veri atti di teppismo che noi condanniamo e che purtroppo nella nostra Società so-
no legalizzati.
Quando a decidere del nostro futuro ci pensano loro, quelli che stanno oltreoceano, qui bisogna non solo denunciare, ma lottare per respingere una impostazione colonialistica che gli americani esercitano sul nostro Paese e che i padroni di casa nostra accettano.
Ed allora, siamo seri, riserviamo tutta la nostra rabbia per questi signori, e non facciamo un dramma se lavoratori di altre fabbriche hanno buttato giù un cancello.
Tanto più che quel cancello rimarrà impresso per bene alla Direzione FIAR, che in futuro ci penserà due volte prima di prendere altri provvedimenti del genere.
Un gruppo di lavoratori che non ha firmato 1a provocazione
La Redazione di « Nuova Antenna » porge il suo fraterno saluto a tutti i nuovi lavoratori venuti a far parte della FIAR 1 in questi ultimi mesi.
Un saluto che vuol significare anche una prima presa di contatto con le nuove compagne e compagni di lavoro, con il nostro giornaletto il quale pur con i suoi limiti ha sempre cercato di contribuire ad orientare ed emancipare i lavoratori per risolvere meglio le loro aspirazioni.
Ora il nostro desiderio è che il vostro inserimento nella organizzazione sindacale sia immediato, in quanto aumenteranno così le nostre forze le quali sono indispensabili per respingere tutti i « capricci » della Di ezione, per consolidare le conquiste attuai ie ottenerne delle nuove.
fi 4i a?
E' successo che i lavoratori, acquistando un televisore o una radio, abbiano trovato la sorpresa che accendendo l'apparecchio, si siano trovati in mano una manopola oppure di sentire dei rumori strani o peggio, di dover cambiare un gruppo.
Siamo d'accordo che sono prodotti di prova e quindi soggetti a collaudi, ma non per questo debbono essere dei rottami, anche se vengono venduti ai dipendenti con uno sconto. Almeno si dovrebbe avere cura di provarli prir-,9 di venderli e cambiare i componenti logori anche se ciò potrebbe modificarne leggermente il prezzo.
LA CAUSA PROSEGUE
La FIOM informa tutti gli impiegati e C.S. che la causa promossa unitariamente dalla C.I. e intentata dai rispettivi avvocati del Sindacato contro la Direzione FIAR, per il mancato pagamento della maggiorazione agli stessi, è stata rinviata al 20 ottobre 1969 per recuperare il materiale indispensabile onde preparare le difese per il buon diritto degli impiegati.
— Visto da qui, il costo della vita è sempre lo stesso.Cara « Nuova Antenna », Da tempo, il signor Molino fa osservazioni poco educate nei riguardi di alcuni lavoratori. Ora noi pensiamo che il sig. Molino, quale persona educata, non debba fare affermazioni poco urbane, altrimenti siamo costretti a dedurne che la vita pubblica, a questo « signore », non ha insegnato proprio niente.
Caro compagno, pensiamo anche noi che il signor Molino non imparerà mai niente dalla vita pubblica; o meglio, ha imparato negli anni giovanili solo una cosa: alzare il braccio e salutare romanamente! Ti è chiaro tutto, ora, compagno?
Cara « Antenna », Mi è capitato di vedere nel reparto OFD un'operaia inciampare nel timone di un carrello e cadere bocconi per terra. Accompagnata all'infermeria per le prime cure, ha atteso che la Direzione mettesse a disposizione una macchina. Invece niente. Ha dovuto così ricorrere al tram con tutte le vicissitudini che un mezzo pubblico può procurare in quelle condizioni.
Sappiamo invece che per qualche « viso d'Angelo », la macchina è sempre in attesa in fabbrica.
In una parte del volantino divulgato dalla Direzione il 25 giugno u.s., vi era questo periodo: Per la prima volta, dopo tanti anni, lo spettro delle 32 o 24 ore settimanali sembra allontanarsi. Ma questa prospettiva potrà realizzarsi solo se facciamo uno sforzo comune, tutti nello stesso senso, tutti d'accordo.
Dopo, ma solo dopo (ma molto, molto dopo - n.d.r.) matureranno le condizioni per chiedere di più all'Azienda, e l'Azienda sarà in condizioni di corrispondere equamente alle vostre giuste aspettative ».
Come possiamo notare il volantino è un puro appello a non chiedere niente, a non presentare nessuna richiesta alla Direzione.
Cara « Antenna », Siamo un gruppo di operai dell'OFD che ti scrive per farti preSente che da qualche anno nel nostro reparto s'aggira un certo signor Vignati, detto anche « bambino prodigio ».
Ebbene, questo fenomeno del legno (solo in chiacchiere, s'intende) da quando è arrivato fra noi, non ne ha combinata una giusta (vedi lavoro), con risultati negativi sulla nostra busta paga.
I lavoratori stanchi di sopportare « un poco competente »
Cara Nuova Antenna, Sono un lavoratore della FIARDEC il quale tramite la tua ospitalità vorrebbe far notare l'assurdità, la contraddizione, l'ingiustizia di chi ci dirige, in merito al pagamento del premio di produzione.
All'atto del pagamento del premio di produzione del 1968, la Direzione stava per effettuare le tratte per malattia, infortunio, permessi, solo che di fronte alla immediata reazione dei lavoratori del DEP ha fatto subito marcia indietro, non effettuando nessuna trattenuta. Al contrario per il DEC, dove, approfittando della situazione, ciò è avvenuto.
A chi ha scritto questo, vorremmo chiedere: e quando negli anni del boom i lavoratori chiedevano qualcosa, come mai avete sempre respinto ogni richiesta?
Il discorso invece è diverso. Si dice: « Tu produci miele, ape, gli altri lo godono »; cioè tu, lavoratore, produci ricchezza e i padroni godono della tua ricchezza prodotta, senza nessuna equa ripartizione.
Cara « Antenna », Sono anni che il Brambilla va in giro per i reparti a dire che è stanco di stare alla FT.AR, lui, figuriamoci noi!
Con queste scuse continua a tirare il collo a chi lavora. Ora, caro amico, ti abbiamo scoperto chi sei!, con le tue lamentele, speravi di incantare qualche amico per poi in... Se veramente vuoi
I rti degli amici, prova a rilevare il tempo al tuo capo Carloni, facendogli magari saltare la corda. Fallo andare a « 150 », gli farebbe molto bene.
Uno « stanco »
Ora constatando che mangiamo assieme, l'amministrazione è unica, il proprietario americano pure, ecc., non riesco a concepire come i nostri dirigenti « se sono degli uomini », possano attuare una simile sporca discriminazione, a meno chè i lavoratori del DEC siano qualificati i « Negri » della General Electric.
Pensate quanto è buffa la contraddizione: gli impiegati dell'ufficio Manodopera che fanno la liquidazione del P.P., si devono fare le trattenute, mentre per i loro colleghi, solo perchè sono dall'altra parte della Varesina, no! Perciò, a questo punto, devo concludere che l'unico modo per ottenere giustizia è quello di usare la forza, poiché purtroppo da quando lavoro alla FIAR è sempre stato l'unico metodo per « aprire » la mentalità « sociale » della nostra Direzione.
La signorina maestra Jole, come le brave persone usano chiamarla, si sente talmente superiore tanto da fare delle cose strabilianti.
Pare che la brava maestra oltre che fare la guardiana, si senta in dovere di fare lavorare le lavoratrici che si abbelliscono con la svariata gamma di cosmetici da lei « forniti ».
A chi non si « fornisce », viene riservato un trattamento speciale: bolle ad integrazione per dei giorni interi, e questo non per mancanza di materiale.
Una lavoratrice
P. S. - Gentile signorina, non continui a denigrare il Sindacato perchè se ha avuto il passaggio di categoria, poi quei miglioramenti come ad esempio, l'anticipo di 60.000 lire in un anno della futura 14° ciò non è dovuto al caro padrone, ma alla lotta che i lavoratori assieme ai loro Sindacati hanno saputo condurre.
Le foto che pubblichiamo rimarranno come simbolo di vergogna per gli uomini della Direzione, per noi tutti invece sono simbolo di maturità di classe, unità e solidarietà.
Cara « Antenna », Siamo un gruppo di lavoratori e vorremmo chiarire un caso avvenuto in questi giorni. Un certo numero di persone, che noi abbiamo definito galoppini della Direzione, si sono presentate a dei nostri colleghi di lavoro autodefinendosi attivisti di Commissione Interna. Carpendo la buona fede di qualcuno, si sono fatti firmare una specie di lettera contro tutti i lavoratori che hanno solidarizzato con i 5 licenziati. Questi tizi sono da tutti noi conosciuti, ma vorremmo darti qualche nome, sono i soliti: Ottolini, Saronni, Pin, Croci, la « signora » Iole.
Di solito non pubblichiamo i nomi di lavoratori anche se agiscono contro i lavoratori stessi, perchè secondo noi l'unico nemico da additare al pubblico disprezzo, è il padrone. Ma questa volta í nomi li pubblichiamo, sono quelli di coloro che hanno promosso la sottoscrizione; è bene che tutti i lavoratori sappiano certe cose.
I lavoratori licenziati dal padrone americano e dai servi di casa nostra, esprimono il loro fraterno ringraziamento ai compagni delle altre fabbriche, ai rappresentanti sindacali, alle associazioni, partiti, parlamentari e a tutti i colleghi per le espressioni di solidarietà e maturità politica dimostrata nei loro riguardi.
Il sacrificio di questi cinque compagni di lavoro attivisti sindacali è servito a far maturare maggiormente le coscienze di tutti ed a farci capire che la lotta unita, compatta non rimane mai senza frutto, ma finisce col piegare anche le più rigide e disumane linee padronali.