'la NUOVA
BOLLETTINO INTERNO PER LA SEZIONE SINDACA LE AZIENDALE FIOM -CGIL
F. I. A. R. di MILANO
Aprile 1969
Nel!' interno :
LA FIAR OGGI
IL SUD
UNA COLONI A
SOTTOSVILUP-
PATA
POSTA E NOTIZIE
ANTENNA
più Battipaglia
più Avola
le maggio mai
mai
Dalla prima 1• maggio
La ricorrenza della festa del lavoro si celebra quest'anno in un momento particolarmente significativo per i lavoratori.
Il movimento sindacale non si concede pausa: salari, diritti di assernbita, occupazione, orario di lavoro, salute nella fabbrica; questi i temi principali che investono ogni giorno l'azione rivendicativa di migliaia e migliaia di operai e impiegati di ogni fabbrica del nostro Paese e di cui tutti i giorni si hanno notizié di nuovi successi.
Ma non basta; ancora troppe brutture ci sono nella società capitalistico: il diritto allo studio, alla casa, all'assistenza sociale ci sono negati. Il problema dei trasporti, legli asili-nido, ecc., sono aspetti della vita quotidiana che interessano tutti i lavoratori ed ai quali urge dare una soluzione.
Da pochi mesi abbiamo raggiunto due importanti traguardi — accordo sulle pensioni e abolizione delle zone salariali — traguardi che stanno a sottolineare la grande combattività e maturità raggiunta dai lavoratori nel nostro Paese.
Con lo stesso slancio, che ha permesso di piegare l'intransigenza della classe politica e padronale su questi punti, dobbiamo affrontare tutte le altre questioni che ci stanno di fronte e batterci unitariamente per raggiungere questi obiettivi finali.
In una società democratica, oltre ai doveri, si hanno anche dei diritti. E fra questi diritti vi sono quelli sopracitati. Purtroppo come sempre, ogni successo dovrà essere conquistato; ebbene, ce lo conquisteremo affrontando ogni ostacolo con lo stesso entusiasmo con il quale abbiamo superato gli altri. Svenderemo nelle piazze a manifestare ancora se occorrerà.
E, mentre scriviamo, non possiamo fare a meno di ricordare un altro obiettivo che sta al di sopra degli altri: il disarmo della polizia nelle manifestazioni dei lavoratori.
I recenti fatti di Battipaglia
— come del resto ad Avola — non possono più essere tollerati oltre. Non vogliamo altre vittime. Come è possibile immaginare di vivere in una società dove a chi chiede lavoro gli si debba rispondere con il piombo?
Questo Primo Maggio ci deve trovare tutti impegnati coscientemente a manifestare, affinchè
non si possano ripetere avvenimenti luttuosi che — come sempre — hanno colpito esclusivamente i lavoratori e le loro famiglie.
Ed è con il ricordo di tutte queste vittime che il Primo Maggio percorreremo in corteo le strade cittadine chiedendo ad alta voce: Disarmo della polizia.
25 Aprile Viviamolo ogni giorno
Non era possibile che « Nuova antenna » non si associasse al giubilo nazionale, nella commemorazione di un evento di così grande importanza, quale la fine per l'Italia della più disastrosa e insensata guerra della storia.
La lotta partigiana si chiudeva con il trionfo della liberazione dai tedeschi e a quel trionfo si associavano le speranze degli italiani, di poter ricostruire con uno spirito che se doveva essere diverso da prima, voleva anche essere veramente nuovo, denso di proponimenti umanamente qualificanti. In quello spirito nascevano la Repubblica, si completavano gli articoli di una Costituzione che però non diverrà mai operante, si volevano forgiare strutture nuove che risolvessero definitivamente i problemi del sottosviluppo regionale, del diritto di lavoro, della libertà dei primi bisogni per godere della libertà più completa. La storia ci dice che molti proponimenti sono rimasti tali e che ora un sistema senz'anima distrugge Ia personalità del lavoratore ed il valore del suo lavoro, cercando dí renderlo complice nella tragedia della civiltà consumistica ormai definitivamente condannabile. Non è il caso qui di analizzare le cause che condussero alla costruzione di un simile apparato, ma è senz'altro il caso di fare alcune riflessioni sui fatti che turbano la nostra coscienza proprio nei giorni che si vorrebbero ricordre come quelli della vittoria definitiva e completa della pace. La nostra economia, ap-
parentemente in espansione; si è ridotta ad essere troppo valutabile in quanto legata in grande misura all'esportazione. Occorre continuamente cercare mercati nuovi indipendentemente dei blocchi politico-militari, che vengono superati così per necessità non certo perconvinzione, e indipendentemente dalle situazioni politiche internazionali, altrimenti una eventuale recessione economica europea o di paesi mediterranei ai quali siamo legati, potrebbe far dilagare la piaga della disoccupazione.
Anni fa nella lotta per la liberazione morivano giovani e vecchi, operai, impiegati e dottori, oggi si vive la lotta per la giustizia, per la dignità. Qualcuno a questa lotta è diventato superiore; instupidito del sistema che lo vuole strumentalizzato, ignorante e senza potere, paventando un atteggiamento da borghese da strapazzo, fa un sorrisino ebete agli scioperi, non sapendo che dovrebbe piangere della sua disperata condizione. Anni fa si combatteva per una Patria il cui ideale era stato svuotato, travisato, calpestato nei suoi tratti più umani. Il 25 Aprile vuol ricordare una Patria nuova, dove si lotta per la dignità d'ognuno e per la libertà, una Patria in cui non si sia liberi solo di morire, o di vedersi carosello, ma dove ritornino validi i concetti di responsabilità, di partecipazione diretta alla guida dello Stato e assumano giusta dimensione i nuovi concetti di bisogni e di pace.
I
Una strada vuota che di voci si colma come d'incanto. Processione del diritto quel grido sofferto di operai scontenti. Movimento di cuori che voglion rispetto di ciò che han dato. Son scioperanti, figli tutti della stessa terra; esseri umani che chiedon giustizia. per questa umanità.
II
Quanti sono?
Forse migliaia, ma sembrano milioni: una marea di gente. Suono di trombe e campanelli, muscolose braccia che innalzano cartelli, suono di fischi gente festante che allegra vanta il suo coraggio in quella sinfonia ch'è sincero omaggio al giorno che verrà.,
III
Coro potente che scaturisce da tanti cuori; urlo possente che colpisce le mura intorno; eco costante di quel gran coro: brivido che corre fra gli astanti. In quel che era silenziosa strada si leva in vortice un sentimento ed una voce che vincer li farà. In quella strada si è compiuto il rito solenne per la libertà.
Gli scioperanti
Parliamone ancora La F1AR oggi
Sull'andamento precedentemente descritto della Fiar nel contesto economico nazionale, affianchiamo ora una sommaria analisi interna del Dec, che però ovviamente non può prescindere dalle conclusioni tratte nel primo articolo, anzi, come vedremo, alcune indecisioni dirigenziali, alcuni atteggiamenti apparentemente contraddittori della astrusa piramide di potere, sono proprio conseguenza di dubbi e manovre non ancora concluse precedenetemente annunciati. Lo sciopero, poi, e la recente conclusione della vertenza non sono giunti a caso, ma sono un punto caratteristico di tutto un discorso più generale al quale non sono estranei dimissioni, licenziamenti, assunzioni, che non sono, come sembrano, azioni insensate. E' necessaria, ora, una premessa. Ogni, grande complesso industriale, e così la Fiar, per motivi insiti alla sua stessa esistenza, è Soggetto a crisi cicliche durante le quali si Verificano alcuni fatti tipici, qualsiasi sia la natura della produzione e l'organizzazione della stessa. Accade generalmente, caso Fiar, che i costi di produzione ed il livello qualitativo non reggono la concorrenza di mercato, perchè pur lavorando con tempi più stretti che in passato, sono invecchiate le strutture interne, le attrezzature, i metodi di produzione, ed il bagaglio tecnico del personale. L'aumento di scorte nei magazzini preoccupa la direzione che, come risposta immediata e immeditata, che però ritiene logica, diminuisce la produzione: non ci si preoccupa d'altro. Certo le direzioni non si preoccupano mai del personale e del diritto costituzionale al la' oro; tra l'altro sembra che le varie direzioni possano spudoratamente trasgredire la Costituzione, mentre gli altri no. Quando poi Costa viene a parlare del rispetto dei contratti collettivi, fa la figura del gioppino, perchè:.durre arbitrariamente e unilateralmente l'orario di lavoro,
non significa certo rispettare il contratto. Ma a parte queste digressioni, l'errore delle varie direzioni, non sta tanto nel togliere lavoro ai dipendenti, facendo pesare su di essi errori di valutazione, ma proprio nel non aver capito di trovarsi di fronte a questo tipo di crisi, che può essere risolta senza riduzioni di lavoro. Così, mentre occorrerebbe impostare un piano serio (insisto sul serio perchè sembra un qualcosa di poco noto in Fiar) di ricostruzione, non si fa niente finchè le Cose capitolano.
Si arriva a licenziamenti, a riduzione di produzione e di programmi, infine si capisce e si cerca di salvare il salvabile. Mentre prima bastava impostare una vasta campagna di vendita, anche in mercati nuovi, ed occupare parte del, personale tecnico o non, per il rinnovamento delle strutture, affiancando a quest'opera uno studio organico delle prospettive future, che non escludeva nuovi tipi di produzione o comunque impostazioni e fini aziendali completamente rinnovati, ora si deve partire daccapo.
La Fiar, è chiaro, nei momenti - di massima produzioné, si è preoccupata solo di guadagnare, disfruttare al massimo i mezzi di produzione, ed aspettare allegramente la crisi: tanto, alla fine, a pagare sono gli operai. Ma per il Dec, altri fattori si aggiungono a peggiorare il tutto. Le non chiare intenzioni della G.E., di cui abbiamo parlato, sono un punto. L'inserimento poi di personale proveniente da fabbriche chiuse dalla G.E. al Dec, che nella fase di crisi in cui versava, aveva bisogno di licenziamenti, non è stata certo una mossa indovinata. Ma la G.E. sapeva di trovare una Fiar a questo livello di crisi? Fino a questo punto io penso di no.
Il televisore a colori è un secondo punto. Il governo non ha ancora deciso niente, nè sul metodo nè di quando si faranno le
prime trasmissioni e c'è un comprensibile sbandamento nei produttori e nel Dec. Ma c'è da dire che il colore non diminuirà di tanto l'assorbimento del bianco e nero, perchè l'alto costo ne limiterà le vendite almeno per un buon periodo iniziale, poi perchè alcuni mercati stranieri assorbiranno ancora televisori tradizionali, infine perchè tortatili standard a transistor diventeranno il secondo televisore, che per la loro funzione saranno solo in bianco e nero.
Licenziamenti in Fiar ve ne sono stati, il personale è stato largamente ridotto, ci si domanda dunque se la fase di ricostruzione sia cominciata. La direzione risponde di fatto a questa domanda con incertezze, con contraddizioni, con evidente mancanza di potere, segno di mancanza di un vero piano per il futuro. La ristrutturazione del Dec potrebbe portarlo a produzioni inattese, ma non si vede niente. Si potrebbe obiettare che c'è tutta una nuova sezione Marketing, per la ricerca di mercato e vendita del prodotto, roba nuova, americana. Con tutti quei dottori ed ingegneri, che occupano un piano della palazzina, si dovrebbe vendere in otto dei cinque continenti che ci sono, invece pare che non riescano a vendere nemmeno a chi vuol comprare. .Ad ogni modo c'è da dire che capo della sezione Marketing è un certo Thomas, il quale non riferisce come tutti gli altri, a Malerba, direttore del Dec, ma « collabora » con lui e riferisce alla G.E.; torna quindi sempre valido il discorso della direzione senza potere, della direzione in attesa. Si sta facendo qualcosa d'altro. Una piramide direzionale senza senso, piena di incarichi e di uomini nuovi, che accettano di tutto pur di arrivare alle 400.000 lire di stipendio, anche di non comandare nessuno. Intanto anziani, dirigenti e tecnici se ne vanno, o sono già andati, perchè si sentono
insicuri e nessuno a quel livello di capacità li sostituisce.
E' triste dover concludere che la Fiar non ha ancora cominciato a ricostruirsi. Le officine non sono come prinia solo perchè manca del personale, gli uffici tecnici non hanno ricevuto ordini nuovi e le loro capacità sono spreate nel continuare con tecniche ormai superate. Cose come radio e ricerca automatica di stazione, autoradio, televisori con comandi automatici, o a circuiti speciali, non sono nemmeno prese in considerazione e non sono previste da nuovi programmi; ed è dai programmi che si vede la volontà di ricominciare. Quel poco poi che si faceva per il colore è stato completamente eliminato: forse la G.E. conduce i, suoi studi in America dove, come dice Teleradar, sono tutti capoccioni. Ma è più triste ancora concludere che i programmi di pseudo-rinnovamento che la G.E. ha in mente presuppongono, così co: me stanno le cose, probabilmente una ulteriore riduzione di personale a tutti i livelli e un mutamento del tipo e della caratteristica della produzione che si ridurrà, per intenderci, al montaggio componenti e. al montaggio del prodotto finito, riducendo al minimo le altre attività. Il personale del Dec a oualsiasi livello, è uno strumento del potere G.E.. ed è escluso da ogni tipo di decisione.
Ma la lotta unitaria ora conclusa dovrebbe incominciare a dir qualcosa di nuovo alla direzione e alla G.E. I dipendenti non. vogliano più essere esclusi dalle decisioni della fabbrica, ma è loro diritto contrattare sui cottimi tramite rappresentanti di linea, o di reparto; come è anche loro'diritto parlare di produzione, di programmi di massima, di rinnovamento tecnologico. Se queste Direzioni, che non sono in grado di 'risolvere i problemi giornalieri quali studenti lavoratori, riparatori, servizi logistici ecc., non hanno le idee chiare, sappiano che nei lavoratori sono già maturi i concetti di cogestione e di autogestione e si parla di programmi a breve e a lunga scadenza. Come si parla di cottimi e di pensioni.
I PRECURSORI
Il giorno precedente era stato strombazzato da tutti i giornali, dalla Radio e dalla TV con l'apparizione dello stesso Pirelli sul piccolo schermo, la rivoluzione industriale. « ... nelle mie azienle operai ed impiegati assaporeranno la gioia di lavorare per soli cinque giorni la settimana »... Aveva detto questo ed altre cose, ma i suoi operai non erano tanto d'accordo e stavano scioperando.
Mentre Pirelli arringava la platea televisiva, noi non eravamo presenti; le catene di montaggio radio e TV a quell'ora erano ferme. Qualcuno del Dipartimento top-secret faceva lo straordinario e sapendo che il Dottore aveva concesso un'intervista alla T ),r, pregava fervidamente San Damiano affinchè il « nostro » non seguisse l'esempio del Leopoldo.
Noi lontani dalla fabbrica stavamo discutendo. C'era stata mezz'ora di sciopero quel , giorno — per il rinvio della convocazione — ed a quell'ora si stavano tirando le somme se non era il caso di dare una scrolIatína anche per il giorno dopo.
Eravamo all'oscuro di tutto.
Sapemmo della notizia nel rincasare. Un giornale borghese era esposto ad una edicola, in centro gli strilloni gridavano: « Pirelli offre il paradiso per cinque giorni la settimana, si prenotano posti. liberi ».
A casa, sul secondo canale, la notizia bomba ci fu riconfermata.
Il nostro pensiero corse subito all'amato capo del personale Fiar (conoscendolo pensammo subito ad una emulazione nei confronti
del Leopoldo). Ci prese un brivido.
A casa sua — zona Giambellino — il cavaliere si concedeva una pastiglia per facilitare la digestione, doveva uscire per una riunione importante — una tavola rotonda sui pesci — e non poteva assolutamente mancare.
Squillà il telefono. Tra di sè disse: « Chi sarà quel p... che mi chiama a quest'ora? ».
Era proprio lui, il dottore. « E' lei cavaliere? Allora senta... Ho già preso accordi con Los Angeles... Non possiamo farci scavalcare da Pirelli... Domani io sono alla trattativa della CGE... Pensi lei a chiamare la Commissione Interna e ad informarla... che in barba al re della gomma, noi, solo quattro giorni lavorativi per settimana..,. Mi posso fidare, vero? Allora la saluto ».
Il cavaliere -- come da un po' di, tempo a questa parte — non disse nulla. Rispose okay e depose il ricevitore. Quella sera non uscì.
Il giorno dopo eravamo da lui— . Ci doveva confermare per il pomeriggio la consueta riunione di C.I. Ci disse che non poteva, per impellenti impegni familiari.
Ci credemmo.
Sapemmo che aveva recitato alle 16,30. Ci stava illustrando il provvedimento di « riduzione ».
Lo dicemmo ai lavoratori, ed anche loro si vollero sincerare della veridicità della cosa, andando, negli uffici della Direzione. Era proprio vero.
FIAR batte PIRELLI per 32 a 40.
Manifestarono la loro gioia...
Venda tutte le azioni e comperi un biglietto dona lotteria!
Nel numero scorso avemmo ad occuparci in modo ironico sulla presunta « immaturità » dei lavoratori. di avere alle proprie manifestazioni la polizia disarmata: questo, secondo il parere del. -Ministro negli Interni, ReStive.
Purtroppo a distanza di poco più di un mese dall'uscita del nostro ultimo numero, quando ancora non si sono spenti gli echi degli spari di Avola e Viareggio, dobbiamo ancora una volta occuparci di questo argomento: la polizia ha ancora assassinato!
La polizia ha ancora ucciso nel Sud d'Italici, ha ucciso chi chie, deva lavoro. Ha ucciso in una delle regioni più misere del nostro Paese.
E' facile per chi ha il lavoro assicurato, condannare ed esacrare la violenza e fare sull'argomento della bella letteratura. Ma è opportuno rendersi conto del particolare statti" d'animo di questa gente, di questi paria della società dei consumi.
Molti di noi hanno vissuto la tragedia della disoccupazione e della emigrazione e sanno cosa significa da un momento all'altro trovarsi 'senza lavoro, senza prospettive per il domani. Chi non è stato nel Sud, chi non ha vissuto per anni • in quelle regioni; difficilmente riesce a capire le particolari condizioni in cui vivono; quelle popolazioni.
Non ci sono stati sobillatori, di questo ne siamo sicuri, la collera sacrosanta è esplosa quando alla richiesta di migliori condizioni si è risposto freddamente e preordinatamente puntando il mitra contro la folla. Non scendono in piaz za per fare la rivoluzione gli operai disarmati in compagnia delle loro donne e dei loro figli.
Si scende così in piazza per manifestare democraticamente e ci.vilmente. A queste manifestazionisi risponde ancora una volta, a distanza di pochi mesi, con la più brutale repressione.
Ed allora il popolo esplode, esplode la giusta ira repressa, contro una classe dirigente insensibile, caparbia, stupida. Esplode perchè si vuole che il Sud rimanga così. E' poi molto facile risolvere tutto con le -emigrazioni all'estero, fanno comodo i miliardi di rimesse annue dei nostri erriP grati: bisogna pur compensare in qualche modo la fuoriuscita di capitali ad opera dei vari Riva.
Fa comodo a tanti IL SUD Una colonia
sottosviluppata
Chi scrive, meridionale anche lui, ricorda che ancora molto giovane. un'altra città esplose per la minacciata chiuSura dei Cantieri Navali: Taranto in poche ore eresse le sue barricate sui ponti che la dividono in due. Su quelle barricate, mentre gli uomini occupavano i cantieri, vi erano le donne, le mogli degli operai con
i figli in braccio.
Sono passati da quei giorni quasi vent'anni, ma la tragedia del Sud si ripete e si rinnova ancora ogni anno. Oggi, mentre si strom, bazza a destra e a sinistra sulla necessità di risollevare il Sud dalla condizione di colonia sottosviluppata in cui si trova dall'unità (l'Italia e mentre non è ancora tra-
Reggio Emilia 1960:
Il fuoco sarà diretto contro gli elementi più facinorosi e contro coloro che commettono gravi violenze, o incitano a queste contro le forze dell'ordine. E' comunque vietato il fuoco di intimidazione il cui impiego può ingenerare panico e suggestione e dar luogo a conseguenze imprevedibili •
Benvenuto !
Con viva gioia, abbiamo salutato l'apparire del nostro fratello minore (solo dì età): il giornaletto .del D.E.P.: « L'altra campana ».
Chi, solo un anno fa avesse solo pensato che al D.E.P., pupilla degli occhi della nostra Direzione, sarebbe sorto un giornale unitario, sarebbe stato ritenuto al minimo un visionario. '
I proiettili di Avola:
Il contegno delle truppe dovrà essere sempre improntato a grande energia, ed in special modo quando siano soggette ad offese o debbano rimuovere blocchi stradali difesi ». Il comandante del reparto, dopo rapida e serena valutazione può senz'altro dare ordine di aprire il fuoco •.
scorso un anno (quando mancava un mese alle elezioni) dacchè si tagliavano nastri, si posavano prime pietre, si facevano discorsi di grandi riprese, di grandi riforme, le condizioni rimangono quelle che sono, anzi peggiorano. Gli stessi dati dell'ISTAT dicono che entro i prossimi cinque anni, occorreranno 6 milioni di posti-lavoro.
Alla luce di questi fatti, anche la visita di Paolo VI a Taranto durante lo scorso Natale, assume una dimensione diversa e va considerata con tutto il suo peso. La Messa fu celebrata tra gli altiforni dell'ITALSIDER, mentre i notabili locali si affannavano a farsi inquadrare dalle telecamere.
Ebbene, siamo sicuri che la visita di Paolo VI era un mònito, era un avvertimento per i governanti. Il Sud non è solo qualche città in cui è stato installato uno stabilimento, il Sud è mezza Italia che giace ancora in condizioni di sottosviluppo. Una classe dirigente più sensibile avrebbe capito o avrebbe fatto tesoro di questo
avvertimento. Ma purtroppo l'unica sensibilità dimostrata, è stata quella di aver sempre pronta la polizia per reprimere ogni giusta richiesta.
Avola, Battipaglia, il Sud: i lavoratori sono stanchi di pagare con il proprio sangue il diritto al lavoro. E' giunto il momento di dire basta, e da queste pagine, da questo nostro giornaletto ci rivolgiamo ai parlamentari sindacalisti della CGIL affinchè portino in Parlamento tutto lo sdegno della classe lavoratrice milanese.
In questi tragici momenti, chi fa parte di organismi operai e siede nello stesso tempo sugli scanni del Governo, dissoci ogni responsabilità e prenda un atteggiamento autonomo; ogni collaborazione diventerebbe altrimenti complicità.
Basta con le coperture, i responsabili siano isolati e finalmente condannati.
La classe lavoratrice chiede ai suoi capi coerenza e chiarezza.
Invece questo giornale è oggi una realtà. E' sorto un giornkile che rompendo ogni pregiudizio, e dando una. lezione a chi l'anno scorso aveva cercato di frantumare il movimento operaio della FIAR, creando liste pseudo-cristiane (a proposito, dove sono i capi?), ha tradotto in pratica la esigenza sentita di ritornare finalmente a lottare uniti come negli anni dell'immediato dopoguerra.
Salutiamo dunque in questa iniziativa una realizzazione non certo voluta dal vertice come alcuni ritengono, ma che scaturisce dalla volontà di tutti noi che operiamo e lavoriamo nelle fabbriche, come giustamente fa notare 'l'editoriale del nuovo giornale.
n significato dei giornali aziendali va oltre i pochi fogli, qualche volta impaginati male, è una esigenza di far sentire la propria voce, di dire il proprio parere. Noi lavoriamo ebbene, siamo noi che viviamo ogni giorno i problemi della fabbrica, solo noi possiamo esprimerli nel modo migliore.
Ben vengano dunque questi bollettini: dovrebbero diventare un fiume, per travolgere e sommergere in un mare di pulizia. dì onestà, di chiarezza l'immondizia della stampa borghese che ogni giorno bestemmia contro di noi.
Auguri, quindi, alla Redazione ed ai compagni sostenitori di « L'altra campana », auguri di buon lavoro e auguri per questa nuova esperienza unitaria.
Nuora A nten110
L e didascalie delle foto, sono tratte dal regolamento P.S. pubblicazione N 4792 del 28/10/48 .
LO DIMOSTRANO I FATTI
"UNITI SI VINCE„
E' sufficiente commettere un furto del valore di 10 lire (una mela) per buscarsi una condanna, quando invece un padrone, una Direzione mette in atto centinaia di sospensioi, licezia operai, o riduce l'orario di lavoro, non solo non lo Mettono in galera, ma non viene presa nessuna misura, nessun provvedimento. Nella forma sembra, ma nella sostanza la legge non è uguale per tutti!
Alla vigilia delle trattative per cottimi, 14', la Direzione FIAR venne fuori con un comunicatoricatto: i lavoratori della Fabbrica 1 dovevano subire una riduzione d'orario di lavoro (32 ore settimanali). Le ragioni di questo provvedimento erano, secondo i nostri dirigenti, le notevoli difficoltà di assorbimento dei prodotti da parte del mercato, elementi questi che non hanno trovato nessuna validità. Era invece un disegno politico pericoloso che in quel momento doveva servire a creare confusione e disorientamento tra i lavoratori; ma tale disegno-trappola non è scattato, la macchina della Direzione ha fatto marcia indietro per il nuovo rapporto umano nella fabbrica e per l'unità nella lotta dei lovoratori.
La posta in giuoco era troppo alta per subire una riduzione di orario, che comportava una decurtazione del salario già per se stesso magro e quindi una situazione pesante e di disagio per le nostre famiglie. Non si poteva assolutamente subire« I lavoratori hanno detto: basta! I risultati sono noti a tutti, il nostro sacrificio è stato coronato da un successo soddisfacente.
L. 2.000 mensili per 13 mensilità a titolo terzo elemento.
L. 2.615 mensili per 13 mensilità a titolo premio annuale da corrispondersi prima del periodo feriale, più una tantum di lire 10.000 per gli operai e lire 5.000 per gli impiegati.
Ai lavoratori ad orario ridotto sarà garantito il salario corrispondednte a 40 ore.
Tutto questo grazie alla formidabile unità dei lavoratori, unità che ha molto preoccupato la Direzione.
Un altro aspetto della lotta che non va trascurato, sono i dibatiti scaturiti dalla lotta stessa che via via si andavano sollevando nei giorni più acuti e si allargavano come una macchia d'olio coinvolgendo i problemi più reali del processo produttivo e della democrazia nella fabbrica: cottimi, orario e ritmi di lavoro, salute, salario, liberta, partecipazione dei lavoratori alla vita del sindacato alle assemblee, alle riunioni; lotta per un maggiore potere nella fabbrica, e il sindacato in prima persona come agente per risolvere nella fabbrica e nel paese la condizione operaia; assemblea generale dei lavoratori con la presenza delle organizzazioni sindacali nell'ambito stesso della fabbrica.
Tutti temi questi, che richiedono continuità, dibattito tra i lavoratori stessi e apporto del contributo di ognuno. Utile tra l'altro questo dibattito, in preparazione del congresso della Sezione sindacale di fabbrica FIOM che avrà luogo fra giorni; utile per esperienza di lotta per l'approssimarsi della scadenza del contratto dei metalmeccanici che avrà per la sua ampiezza portata nazionale.
Lavoratrici, lavoratori, dobbiamo portare avanti quel processo unitario largo e profondo, iniziato con la lotta per la riduzione d'orario, per garantire l'orario e la sicurezza del posto di lavoro a tutti, per conquiste più avanzate nella fabbrica e nel Paese.
Abbiamo vinto. abbiamo vinto perchè siamo stati uniti, ha vinto l'unità dei lavoratori. Iscriversi al Sindacato è un dovere di tutti. Iscriviti!!!
Maturità
Ancora una volta la FIAR è stata la protagonista di una lunga lotta. I lavoratori e le lavoratrici, dando prova di maturità e coscienza, hanno portato avanti con la loro volontà (al di là del risultato economico pur sempre indispensabile) una battaglia che vuol significare ancora una volta che la classe operaia vuole e deve contare di più nella società, ed essere parte determinante nelle scelte politiche ed economiche.
E' naturale che di fronte a simili obiettivi, il grande padronato sferri i suoi colpi mancini per poter allentare almeno in parte, la pressione operaia e quindi giocare su tutti quegli aspetti che sono ormai di uso comune (ad esempio la corruzione, il temporeggiamento, la deformazione di notizie, ecc.). Tuttavia malgrado questo, i lavoratori e le lavoratrici della FIAR, hanno imparalo bene a giudicare come si suol dire, chi sta al di là del tavolo e a dare delle giuste risposte.
Partendo appunto da questi ultimi aspetti, tutti con la nostra esperienza e volontà non dobbiamo solo essere degli esecutori di ordini e basta, ma impegnarci più a fondo, cioè contribuire a creare quegli organismi di fabbrica che sono oggi più che mai parte indispensabile per una avanzata civile e democratica sul luogo dì lavoro e nel paese.
La posta
E' tutta questione di ideali
« Cara « Nuova Antenna », durante l'ultimo sciopero per l'eccidio di Battipaglia, degli impiegati e per citarne solo alcuni, quelli dell'ufficio mano d'opera e quelli dell'ufficio del sig. Carloni, superando ogni sensibilità sociale, sono rimasti tranquillamente ai loro posti.
Che cosa hanno voluto dimostrare con questo gesto? Forse che l'eccidio di Battipaglia durante il quale i lavoratori chiedevano solamente lavoro non è forse un problema scottante e degno di una rivolta morale per persone le quali abbiano della sensibilità e dignità? Ma forse ciò non interessa questi « signori », perchè probabilmente la loro situazione non è quella dei lavoratori del Sud i quali (per poter vivere) sono costretti non solo ad emigrare, ma a giungere a queste situazioni tragiche, e solo dopo, vedere esaudite parzialmente le loro legittime richieste.
Ci aguriamo comunque che in futuro non rimangano insensibili a tutti quei problemi che la società attuale ci pone.
Questa lettera ci dà motivo di ritornare su un argomento che avevamo volutamente accantonato da qualche numero: l'ufficio tempi e i suoi abitanti.
I nostri lettori avranno notato che in quell'ambiente sono rimasti solo i beniamini del capo; con vari espedienti e perfino col licenziamento (qualcuno anche se non era più all'ufficio tempi, a luglio è stato licenziato col beneplacito del sig. Carloni) sono stati allontanati tutti quelli che avevano una personalità spiccata e che con il loro senso critico e responsabile, condannavano la faciloneria e l'insensibilità dei colleghi e del sig. Carloni stesso.
Non è una novità che gli unici argomenti fulcro della vita del capo ufficio tempi e dei suoi fidi sostenitori, sono le partite di pallone e l'organizzazione di pranzetti in località più o meno ri-
denti.
Esiste infatti un fondo cassa che viene creato appositamente. Volete sapere come? E' semplice ed istruttivo. Ognuno è tifoso di una squadra: il lunedì mattina se la squadra del cuore ha perduto si versano„ se non erriamo 200 lire, se ha pareggiato 100, e se ha vinto si gioisce vedendo gli altri versare. Bello, vero?
Si dice che mentre si versano i soldini, il buon Carloni ha l'acquolina in bocca pensando al pranzetto che verrà.
Ecco, cari amici, come volete che pensino ai .morti ammazzati di Battipaglià quando all'orizzonte c'è l'ideale delle lasagne al forno?
Mentre si parla di fratellanza, di pace, di riforme, e noi lottiamo per esse, c'è sempre chi pensa solo e soltanto alla propria pancia, anche se va a Messa la domenica e le feste comandate. Beato lui che ha la coscienza così facile!
Noí, che a Messa, qualche volta non ci andiamo, pensiamo però a chi è rimasto ucciso chiedendo lavoro e la nostra coscienza fin quando questo avverrà, non potrà avere pace.
Come vedete, dunque, è tutta questione di ideali: chi ha il piatto dí lasagne e chi l'UMANITA'.
Cara « Nuova Antenna », Ricordo un fatto assai particolare. Nel momento più acuto della lotta per' far rientrare i 173 licenziamenti nel 1968, l'ingegner Moriteti tini conversàndo con un folto grupp-o 4i operai, disse: « Alla FIAR abbiamo lavoro per 10 anni ». Mi sono ricordato dell'ingegnere il giorno 14 marzo quando siamo stati chiamati in mensa dove la C.I. ha comunicato a tutti i lavoratori che a partire dal 24 marzo sino a giugno tutta la fabbrica doveva lavorare a 32 ore settimanali.
Non si può turlupinare i lavoratori, ingegner Moti temartIni!
Risponda con i fatti seri e concreti.
Un' operaio
Cara « Nuova Antenna'», Sono un operaio che nelle lotte precedenti scioperava qualche volta sì e qualche volta no: ora ho capito che quando siamo uniti nella lotta non si sbaglia mai e che uno sciopero quando è stato proclamato, è sacrosanto farlo.
Un ex « quasi-crumiro »
oPASSAGGI CATEGORIA
Con decorrenza 26 febbraio 1969 le operaie operatrici delle linee Radio e T.V. verranno assegnate alla 2° Categoria. * * *
Le 'Ferie inizieranno il giorno venerdì 1° agosto. Il lavoro sarà ripreso il giorno lunedì 25 agosto.
< Anche questo fa parte del programma di formazione sorveglianti della nostra compagnia »
aLa redazione di « Nuova Antenna », rivolge al compagno Beretta, operatosi felicemente, gli auguri di presto ristabilirsi.
Gli raccomanda soprattutto però di curarsi bene per ritornare alla FIAR con rinnovate energie!
CARA ANTENNA
Sono diversi anni che lavoro alla FIAR fabbrica 1 come tecnico, e solamente negli ultimi scioperi ho partecipato alla lotta. I risultati di questa: Cottimi, 14' e riduzione a 32 ore garantite 40, sono stati veramente positivi. Un bravo a tutte le lavoratrici che sono state ancora in testa alla lotta, bravi tutti voi operai.
Ho visto e assistito nella fabbrica a decine di scioperi, però protagonisti nelle lotte sono sempre stati gli operai, salvo solo qualche caso.
Negli ultimi scioperi invece la realtà è stata diversa, il rapporto ntO Settore degli impiegati è mutatò, abbiamo visto una più forte e;(21 elevata partecipazione, quasi tutti questa volta e più coscienti gli impiegati sono scesi in lotta assieme agli operai.
In fondo, i problemi generali delle lavoratrici e dei lavoratori e le conquiste a livello di fabbrica sono anche di noi impiegati. Ora penso, e non credo di sbagliare, dicendo che fra noi è maturato qualcosa per cui non ci troviamo più in posizione di spettatori. Ma ciò non è ancora sufficiente, e se giustamente ci viene fatta da parte degli operai una critica nei nostri confronti dobbiamo accoglierla. Ricorliamoci in questo momento e sempre, senza mai stancarci, i licenziamenti degli impiegati nel 1968. Quello è lo specchio e dobbiamo riflettere!
E' ammirevole e non solamente nella lotta il dialogo e l'incontro che le lavoratrici e gli operai cercano di fare con noi impiegati per farci comprendere che la loro lotta è la nostra lotta; una lotta comune contro il nemico comune: la Direzione.
Noi impiegati non dobbiamo tenere i nostri problemi, che sono infiniti, nel nostro intimo. Quanti immensi sacrifici e sforzi abbiamo dovuto sopportare dopo il lavoro, andando alla scuola serale, per migliorare la nostra qualità di tecnici e per ottenere una migliore qualifica (un diploma) e quindi una migliore posizione nella fabbrica! E qual'è il risultato? Trattati come i numeri di Sing Sing. Quale è la libertà professionale
ed economica? Nessuna. Per nessuno, nè nella fabbrica, nè fuori dalla fabbrica come cittadini.
Sfruttate sono le lavoratrici sulle linee, sfruttati gli operai in produzione, sfruttati noi tutti impiegati nelle ricerche, nei laboratori, negli uffici amministrativi.
Basta ad essere spettatori, diventiamo attori e protagonisti tutti e sempre nella lotta a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori, sentiamo più forte la necessità cosciente e responsabile di organizzarci come fanno le operaie e gli operai che ogni anno rinnovano la tessera del Sindacato. Un dovere di tutti, anche di noi impiegati per rafforzare e far contare di più il Sindacato nella fabbrica.
l'n tecnico
Cara « Antenna », Ti porto a conoscenza di una delle tante note vergognose della FIAR.
Ad un operaio che fa presente al signor Vignati che il tempo rilevato dall'altro signor Brambilla, non gli sembra giusto, e chiede quindi un chiarimento, gli viene risposto picche.
Ma ciò che è disgustoso, è il vederseli sempre lì davanti: uno con le braccia conserte, l'altro con le mani in tasca. Il loro comportamento è oltretutto provocatorio.
Che la FIAR manchi di serietà, lo si nota tutti i giorni, e se poi non si richiamano questi signori alla propria responsabilità, si può pensare che anzichè una direzione, è una... corruzione. OFD Show
— Complimenti!... Dopo una sola settimana sei stato avanzato di grado... Ora un consiglio: in ufficio non chiamarmi più » papà ■1...
Leggere fa bene Cara « Antenna », Il Signor Vignati dell'OFD invece di parlare di scarsa coscienza dei lavoratori e che i Sindacati sbagliano sempre, farebbe bene a rileggere l'ultimo volantino degli accordi divulgato a tutti i dipendenti della Fabbrica 1.
Il consigliere
tecipato e seguito attentamente l'ultima lotta che comprendeva Cottimi, 14", e riduzione orario, e non potevamo non sentirci protagonisti e responsabili. Ma nonostante il contributo, anche modesto che abbiamo potuto dare, ci siamo accorti che non era tutto. Abbiamo capito, cioè, che senza essere organizzati tali lotte non si conducono avanti, e ci siamo detti tutti e tre: « Siamo degli incoscienti ».
Così, dopo tanti anni, ci siamo iscritti al Sindacato. Vuol essere questo un appello che facciamo a tutti gli altri ancora non iscritti, chè iscriversi al Sindacato è un dovere di tutti i lavoratori.
Siamo tre operai che hanno par- Tre operai
LAI
Cara « Nuova Antenna »,
Cara « Antenna », Si nota di frequente in FIAR, del malcontento tra noi stessi operai e si cerca di capirne le cause.
Una potrebbe essere quella voluta dalla Direzione che cerca in tutti i modi di disorientare i lavoratori col sistema di sempre, cioè di fare propaganda antisindacale, e cercare di sminuirne il significato che comporta l'unità sindacale, arma questa che la Direzione teme più di tutte. Ma anche qui ci viene il dubbio di pensare: ma sarà poi questo il vero malcontento?
Poi ci sono voci fatte correre da certi capi e crumiri di professione, indegni di educare dei figli! Vanno in giro a dire che se facciamo sciopero sbagliamo, che la direzione ha poco lavoro da farci fare, e che è disposta a darci qualcosa se stiamo buoni e via di seguito.
Io mi domando, ma cosa possiamo sperare da gente che sfruttata tutta una vita, per poche lire d'aumento è pronta a prostituirsi di volta in volta, mettendo in giro voci contro sindacati, attivisti e lavoratori?
Cerchiamo invece di essere uniti e di non dare peso a queste chiacchiere, di essere un po' più decisi, specialmente quando si tratta dei nostri sacrosanti diritti e di tutte le nostre famiglie.
Uniamoci ancora come abbiamo già fatto in passato e troviamo la forza di reagire a questa gente indegna e serva di una società corrotta.
Vogliamo che siano rispettati i nostri diritti e maggiori salari perchè siamo noi lavoratori, la forza più degna.
Viva l'unità di tutti i lavoratori della FIAR!
Un operaio
FINALMENTE
UNA GRANDE VITTORIA!
L'abbiamo ottenuta perchè l'abbiamo voluta. Mai come oggi l'operaio, essere umano e libero cittadino, ha dimostrato di volere con forza, perchè convinto dei propri diritti, ciò che ha ottenuto.
Ma come è nata negli operai della FIAR la decisione per un atto di forza? E' semplice.
Il grande burattinaio appartenente ad un popolo razzista (per intenlerci, colui che ammazza ogni giorno nel Viet Nam), il padrone d'Italia, un giorno ha mosso i fili dei nostri valenti dirigenti, i quali dopo avere ascoltato in grande silenzio, tutti insieme hanno chinato il capo e risposto: « Sì, padrone ». Hanno emesso un comunicato con il quale davano il colpo di grazia al già instabile equilibrio del bilancio familiare degli operai della FIAR I: 32 ore settimanali, la fame.
E noi astenendoci dal lavoro abbiamo atteso quali cittadini di un Paese civile una soluzione democratica. Abbiamo atteso con la pazienza acquisita in decine di anni di sofferenze dovute a quotidiani calci nello stomaco che ripagavano la nostra vita spesa per loro: i capitalisti.
Ancora una volta avevamo perso il nostro tempo. Illusi! Ed ecco nascere in noi un sentimento di rivolta verso coloro che continuano a calpestare quei pochi diritti che abbiamo; la determinazione di ottenere il rispetto per noi, esseri umani e cittadini del mondo. Tutti siamo nati nudi; noi lo siamo ancora, loro son coperti d'oro. Allora pretendiamo almeno di vivere: abbiamo fatto un corteo che si è mosso per le strade gridando
al mondo la sua rabbia, la sua voglia di vivere, il suo dolore. Abbiamo gridato il nostro sdegno, le nostre minacce. E qualcuno ha tremato nel sentire i diritti dell'uomo chiesti in coro con disperazione e sicurezza profonda di ottenere tutto.
Abbiamo anche spezzato la barriera di mercenari dietro la quale si nascondono in queste situazioni ì nostri padronì e gridato loro in faccia quello che dovevano fare: l'hanno fatto!
Che questo serva dì lezione per tutti coloro che non credono nella nostra forza!
Lo ricordino tutti : abbiamo diritto alla vita e lo pretendiamo. Che ci sìa un progresso anche per noì, non vogliamo essere più materiale da produzione, ma esseri umani, essere umani con un'anima, una coscienza, un cervello, una personalità che venga rispettata fuori e dentro la fabbrica.
E' finita l'era dei negrieri e della schiavitù.
NOI SIAMO: UN PAESE LIBERO!
Della « Marcia del Silenzio », svoltasi venerdì 11 aprile a Milano, abbiamo saputo s-lo dai telegiornali delle 20,30 e delle 21, che erano successi degli incidenti per colpa di alcuni estremisti (sic!).
Tutto qui, ed una fotografia non del grandioso corteo, no, ma degli incidenti.
Di Praga invece sappiamo tutto, filmati lunghissimi, servizi speciali, TV7, interviste, pareri di inviati speciali. Siamo documentatissimi, sappiamo anche quando un soldato sovietico fa uno starnuto e delle implicazioni politiche che questo può portare.
Noi siamo un paese libero e la Cecoslovacchia è invece occupata (almeno così dicono?!) e non c'è libertà d'informazione.
Se tanto mi dà tanto, sinceramente vorremmo essere in un paese così occupato.
AUMENTO PUVRENZE TREDICESIMA PENSIONI gr:, 1.1 °
DISARMIAMOLA ! FIRMA LA PETIZIONE
SONO LE NOVE
(SIETE IN RITAR_ DO DI UN'ORA I
SONO CADUTO DA VNIA F INESTRA AL TERZO ) PIANO
E' VOLUTO UN'ORA PERQuEsr o 7 i
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