la NUOVA
8 MARZO - GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA
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8 MARZO - GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA
Lavoratrici di tutti i settori dell'industria, studentesse, dipendenti del pubblico impiego, insegnanti e donne di cultura, professioniste, mezzadre e braccianti, casalinghe e pensionate sono state tra i protagonisti delle grandi lotte sindacali, politiche e sociali che hanno contrassegnato il 1968 e che largamente caratterizzano i primi mesi di questo nuovo anno.
Al centro di queste grandi battaglie vi è stata e vi è tuttora impellente l'esigenza di conquistare un livello economico capace di far fronte alle più immediate necessità di una vita civile, ma non solo questo ha mosso e muove milioni di lavoratori e di lavoratrici.
Quando le operaie della Paricaldi di Bologna e della Apollonion di Roma hanno a lungo occupato la loro fabbrica separandosi per lungo tempo dalle loro case; quando le tessili di Valdagno come le impiegate della Siemens o della Borletti scendono in piazza, come da anni fanno le operaie della FIAR o della FACE; quando migliaia di studentesse — alle quali si sono uniti molto spesso i loro insegnanti e presidi — manifestano, occupano università e scuole, ciò che scuote queste grandi masse femminili, ciò che le spinge ad organizzarsi nella lotta, non è solo una ragione economica per quanto sempre importante.
Al fondo, vi sono anche altre ragioni strettamente collegate alle strutture di questa nostra società tanto avara verso chi produce, studia, lavora con fatica e che sono venute appunto maturando nel corso di grandi battaglie.
Vi è insomma, in queste lotte, in queste manifestazioni di protesta, di « contestazione » (come si usa dire oggi), la volontà di contare di più nella società e di cambiare molte delle sue strutture arretrate.
Volontà ad essere rispettate nei luoghi di lavoro, ad esercitare il diritto di decidere ciò che le riguarda non solo come lavoratrici, ma anche come cittadine di questa nostra Repubblica.
Vi è l'aspirazione a scegliersi un vita, a costruirsi con lo studio e con il lavoro un avvenire che non renda gli uomini e le donne dei numeri, delle schede; sino a battersi per conquistarsi una casa civile, una strada asfaltata e illuminata; una scuola o gli asili per i propri figli; una cascina che non rassomigli a un canile; il diritto a leggere, ad andare ad uno spet-: tacolo, ad amare, a vivere rompendo anche un'assurda catena di pregiudizi, di oscurantismi che pesano tuttora sulla nostra vita e, per certi versi, in modo particolare sulle donne.
Un filo comune unisce dunque segue in 2
Nel!' interno : Nguyen Thi Binh
milioni di donne nelle lotte quotidiane che conducono: sia quelle che a queste battaglie sono nuove e vi apportano la freschezza e la carica dei loro 20 anni, la loro intelligenza ed esuberanza; sia quelle più mature che con molte battaglie del passato hanno contribuito ad aprire nel paese una strada democratica e di progresso seppure da conquistarsi e da difendersi giorno per giorno.
Ed ecco che ci appare di grande attualità, in questa situazione. il significato dell'8 marzo Giornata Internazionale della Donna.
Questa data, celebrata da gran parte delle forze democratiche, da associazioni femminili nel nostro paese — pur volendo ricordare il sacrificio delle operaie di una fabbrica di Chicago che nel 1908 perirono in un incendio scoppiato nell'azienda perchè il padrone ne rinchiudeva i cancelli anche nell'ora di intervallo — vuole riaffermare con forza seppur collegandosi ai tempi odierni, il diritto delle donne a liberarsi da ogni forma di sfruttamento, di oppressione ideale e morale che ancora
pesa su di loro nel la\ or, ettmt. nella scuola. nella societa
Questo il senso, credo, che dobbiamo dare ancora a questo nostro 8 Marzo, seppure molto è il cammino da noi percorso. e che certamente ci trova più mature e sul piano sindacale in particolare, più unite nella conquista di migliori condizioni di vita.
Ma non ci può nè ci deve bastare di unirci e di lottare solo per difendere il lavoro ancora oggi contestato, o contro situazioni di inferiorità e di discriminazione ancora esistenti in tutti i campi, nella fabbrica, nella scuola, nella famiglia.
Il mondo con le sue sofferenze non può lasciarci indifferenti o agnostiche. La pace, l'abbiamo detto tante volte, è un bene indivisibile ed è ancora largamente minacciata. Per le eroiche donne del Vietnam è ancora un obbiettivo da conquistare, così come — seppure in condizioni diverse lo è per le numerose madri, spose, giovani che in Spagna, in Grecia o nell'Angola subiscono tuttora la feroce rapressione di regimi fascisti e coloniali.
Anche per noi la pace è obbiet-
!leo reale -aggiurteere da nei. t vero non sI bombardano villaggi e città; non si distrugge la vita degli uomini con il napalm. Ma viviamo in un paese che fa parte di un blocco militare. Basi militari sono dislocate su larga parte della nostra terra italiana; troppi sono i denari spesi per il riarmo e distolti per la costruzione di case, scuole. ospedali, ponti e strade; per la difesa della salute, per la tutela effettiva della vecchiaia.
L'8 Marzo deve trovarci impegnate con maggior forza che per il passato — forti . anche di molti successi conseguiti - - per rivendicare anzitutto unite la piena indipendenza del nostro paese dalla politica dei blocchi militari.
Tanta forza è in noi, amiche e compagne. Tanta intelligenza, energie, spirito di sacrificio abbiamo saputo e sappiamo esprimere nelle mille battaglie che ci vedono accanto ai nostri colleghi, compagni di lavoro e della vita. Continuiamo il cammino intrapreso, con maggior fiducia ed entusiasmo, verso nuove conquiste e rafforziamo le nostre organizzazioni, in primo luogo il Sindacato: la. C.G.I.L.!
Siena. Un gruppo di operaie della Framosa all'interno dello stabilimento che occupano da tre settimane.
... di Santi, di Pensatori, di Scienziati, di Navigatori, di Trasmigratori
A Roma, nello scenografico e demilliano quartiere dell'EUR, questa scritta campeggia altissima, scolpita a grandi lettere nel vivo sasso, sulla sommità del palazzo della « Civiltà italiana ».
Il popolo italiano all'estero messaggero di civiltà; il popolo italiano riconosciuto per la sua bravura nelle arti, nelle scienze, nel commercio, nell'industria, nelle scoperte, nello sport e via aggiungendo; il popolo italiano, che col sudore della fronte, nei paesi stranieri dà lustro alla « Madre Patria »; questo popolo italiano che alle Olimpiadi dà onore e vanto all'« italica stirpe » (tanto che gli atleti diventano tutti cavalieri); questo popolo che nei discorsi ufficiali dei presidenti di tutti gli organi della Repubblica, è faro a tutto il mondo intero ed è probabile che diventi faro del cosmo: ebbene questo popolo di « Poeti, di Artisti, di Eroi, di Santi, di Pensatori, di Scienziati, di Navigatori, di Trasmigratori », signori, questo popolo, per il ministro degli Interni, non è ancora maturo per avere a sua tutela durante le manifestazioni sindacali, studentesche o che non riguardano comunque la caccia al ladro ed al delinquente (ammenocchè i lavoratori non siano considei•ati tali), la polizia disarmata.
Noi, cari compagni ed amici, non siamo ancora maturi, dobbiamo per questo essere tenuti sotto controllo armato, perchè sapete com'è, gli immaturi possono qualche volta commettere sciocchezze: chiedere ad esempio migliori salari, pensioni per vivere e non per morire, scuole per i propri figli e via immaturando.
Tutto questo può dare fastidio ai signori confinaustriali ed agrari che come sapete, è vero che fanno le opere buone, ma le fanno con una narice alzata e perciò avendo a che fare con degli immaturi, possono alzare anche l'altra di narice.
Ecco allora che a far sì che i buoni Agnelli, i bravi Costa, gli ottimi Pirelli, nonchè i magnanimi padroni americani, stiano con le narici ferme, chi dirige il paesesente il dovere di tenere tranquillo questo popolo « immaturo » mandando la polizia con mitra, camionette corazzate, cellulari provvisti di doppia grata, agenti con elmetti da guerra ABC (per chi non ha fatto il militare, significa Atomica, Biologica, Chimica).
Ma allora come la mettiamo con questo popolo civile e faro da 2000 anni?
Non siamo maturi per la polizia disarmata, non' siamo maturi per il discorso; a riformare la scuola, la giustizia, le strutture sociali, non ne parliamo nemmeno.
A questo punto allora, due sono le ipotesi : o questo « faro di civiltà è una grande buggeratura tirata in ballo per tenerci buoni nei momenti solenni e ufficiali, quando siamo in collegamento Euro-Intervisione, per farci sentire, tutto sommato fieri italiani con la fronte alta ed il petto in fuori e continuare quindi a dare lustro all'Italia (dove Italia potrebbe stare anche per super cilindrata di questo o di quel padrone) salvo a ricevere poi, spento il video, un bel calcione, oppure buggeratura non è.
Ed allora, cari compagni ed amici, non solo siamo maturi per una polizia disarmata, ma siamo così gonfi che questa Italia potremmo addirittura governarla da soli noi
lavoratori, senza « immaturi », è il caso questa volta di dirlo, intermediari.
Mi pare necessario in questo clima di pesante ed artificiosa insicurezza di lavoro e di produzione organizzata, fare un discorso generale sul significato dei dipartimenti FIAR nel contesto dell'economia nazionale.
E un discorso si rende pure necessario intorno ai rapporti tra i lavoratori ed il trust G.E. ed intorno a possibili interventi dello Stato in determinate azioni economico-politiche del gruppo stesso.
Nel libro delle Società per Azioni, è scomparsa la FIAR come parecchie altre consociate della CGE Italiana.
La stessa CGE Italiana non ha più significato. Ha cominciato a non averlo più, quando, in un articolo a cui il « Corriere della Sera » dava molto rilievo, si leggeva della chiusura in Francia e dello smantellamento di una fabbrica di elettrodomestici di 3.500 persone. La G.E. vuole mercati europei, secondo la vecchia norma che solo Con i mercati europei si salva l'Imperialismo americano. Preciso anzi che la G.E. vuole ingrandirsi nell'ambito del MEC. E' questo infatti il senso di scioglimento di Società, di riorganizzazioni di nuovi gruppi e tipi di produzioni. Alla G.E. interessa l'elettronica; un punto debole, vedi caso, di tutta l'industria dei 6, salvo eccezioni tedesche come AEG che, se non vado errato, è per. il 10 V‹ in mano alla stessa G.E.
E' difficile portare manufatti nel MEC, quindi occorre produrre nel suo interno, non solo, ma occorre create un grande monopolio in un settore in cui il MEC è carente. Gli elettrodomestici non intere-sano più così tanto la G.E. perchè altri li costruiscono su piani molto concorrenziali. Si ritiene però necessario un determinato inserimento in certi mercati e pertanto rimangono la Cuba ed il nostro Dipartimento una spina nel cuore di costruttori di elettrodomestici e qualcosa che mantenga il nome.
Devo dire che è difficile dare spiegazione di questa coesistenza, probabilmente la potenza costruttiva del DEC e dil basso costo di manodopera in Italia nanno consigliato di produrre televisori anche qui nonostante la ventilata maggiore organizzazione produttiva e commerciale della Cuba. Si sa comunque che verrà divisa la produzione secondo criteri indubbiamente vantaggiosi per la G.E., ma che costeranno forse ulteriore diminuzione di personale alla FIAR. Dove si faranno i progetti, dove si produrranno i gruppi VHF ed UHF, dove il montaggio del circuito stampato Un po' in Germania e un po' in Italia secondo interesse più politico che economico alla faccia delle informazioni e del rispetto dovuto ai lavoratori e del riguardo alle direttive del piano economico nazionale. E' a questo punto che si rende inevitabile un discorso sui diritti dei lavoratori che chiedono al trust G.E. il rispetto delle leggi. Un grande sindacalista scomparso disse che ai lavoratori non basta far approvare le leggi, ma occorre la loro continua presenza, la lotta coraggiosa, perchè queste siano rispettate.
La G.E. ha riso di fronte all'Articolo 46 della Costituzione, perchè lo ritiene utopia, ed ha riproposto il paternalismo e l'imperialismo. Nell'Art. 46 si parla di elevazione sociale ed economica dei lavoratori e di partecipazione degli stessi alla decisione dell'azienda; invece nei dipartimenti G.E. non si rispetta nemmeno il contratto, trasgredito nelle sue linee più elementari. Il lavoratore è un mezzo di produzione, come una macchina, e come una macchina è di fatto considerato. Relazioni sociali ed umane nell'ambito dell'Azienda sono al livello del Teleradar : stupida acclamazione del livello tecnologico americano. Ma di questo parleremo in un altro articolo.
Ma i lavoratori si chiedono anche se sia vantaggioso questo inse-
rimento di Monopoli stranieri nel contesto economico nazionale. La risposta è semplice sotto tutti gli aspetti. Una recessione economica americana potrebbe indurre la G.E. ad alimentare la produzione nazionale abbandonando l'Europa al suo destino. Ma non è tutto. Un monopolio straniero di qualsiasi tipo sposta le scelte economiche nazionali in altri settori, lasciando sempre carente un tipo, in questo caso importante, di produzione in modo irrimediabile. E' il caso di citare a questo punto 1'Art. 41 della Costituzione e l'Art. 2085 del Codice civile che parlano gli indirizzo dell'economia nazionale a fini sociali e di intervento dello Stato sulla gestione delle imprese. Certo lo Stato può intervenire in questa manipolazione di capitali, anzi deve intervenire, non senza valutare nelle sue dimensioni più complete il problema. Voglio dire ad esempio che non significa niente salvare la Scotti Brioschi che ormai alla G.E. non interessa più, ma che occorre, in base a queste esperienze, affrontare il problema dei capitali stranieri e delle scelte economiche delle grandi Società. E' il mercato tutto, nelle sue espressioni di gioco di potere, che va valutato e controllato per essere pronti a qualsiasi evenienza ed evitare recessiqni che hanno origine speculativa. Ma siamo sempre qui, parlare di interventi è pericoloso, si ledono interessi particolari, si mette il dito in piaghe divenute croniche, che è necessario mantenere. Manca ancora una vera cognizione di intervento nell'industria da parte di tutte le forze del paese. Spetta ai sindacati, con nuove energie ideali e pratiche introdurre questi concetti che sono ormai espressione comune di tutti i lavoratori.
Il « ponte verde » (l'ormai famosa organizzazione che Ei propone la vendita diretta dei prodotti della terra senza intermediari)ì.d.r.) sta potenziando con grande impulso la vendita delle uova.
Era questa la prima osservazione che logicamente veniva alla mente di chi entrando qualche mese fa al piano terreno della Camera del Lavoro, era appunto colpito dagli enormi cumuli di quei cartoni pressati che servono proprio per il trasporto delle uova.
E questa impressione sarà rimasta a chi non ha continuato invece a scendere le scale sino a raggiungere la sala riunioni ubicata al piano interrato. Qui avrebbe scoperto che i contenitori delle uova, erano serviti al collettivo del Teatro d'Ottobre e a Dario Fo come pannelli per evitare effetti di risonanza nella sala riunioni un po' vecchia e polverosa, trasformata nel teatro più originale e rivoluzionario che ci sia stato possibile vedere in questi ultimi anni.
Teatro rivoluzionario non solo per gli scarsissimi ed essenziali elementi scenici, per la scelta della casa del lavoratore come luogo di incontro conil pubblico, per i soggetti delle due rappresentazioni : « Pantomima con pupazzi piccoli e grandi » per Dario Fo e « Dato che » per il Teatro d'Ottobre, ma rivoluzionario soprattutto perchè il pubblico non è stato, durante gli spettacoli, uno staccato elemento
il cui compito termina con un applauso più o meno intenso alla fine dei due atti, ma al contrario iniziava proprio allora il suo compito in quello che è stato definito il « terzo atto ».
Il dibattito lungo, vivace, vario con un pubblico a volta a volta giovane, studentesco, operaio, contestatore, filo-cinese, intellettuale, o tutto insieme, ha dato allo spettacolo qualcosa che prima d'ora non si era mai notato anche nei migliori lavori.
Dario Fo e Franca Rame e tutto il collettivo del « Teatro d'Ott6bre » con il loro regista Ambrosino, hanno con un atto coraggioso e non privo di sacrifici, spezzato quella catena che li univa al testo borghese, concepito per i borghesi.
Il teatro di Dario Fo. ha rotto ogni schema, ne sono rimasti colpiti anche le organizzazioni sindacali e gli stessi partiti democratici che messi di fronte ad una critica acuta, sentita, viva, hanno reagito qualche volta nel modo non migliore, almeno qui a Milano.
Ma Dario Fo e il Teatro d'Ottobre hanno, secondo noi, proprio questo preti° : hanno criticato dove c'era da criticare e crediamo in modo giusto, hanno messo in evidenza il pericolo di una burocratizzazione e di una crisi elefantiaca a cui partiti e organizzazioni possono andare incontro se non riescono a cogliere il movimento e l'ansia di rinnovamento che sta travolgendo tutte le strutture sino a ieri date per scontate,
Ai primi di febbraio, i lavoratori della r iar - Dipartimento Etettronica Professionale - esaminate le condizioni generali della fabbrica, decidevano di inviare, tramite le organizzazioni sindacali FIOM, F1M, UILM, le seguenti rivendicazioni alla Direzione aziendale: Istituzione 14' rneniuità. istituzione indennità di segretezza.
Livellamento retributivo a parità di mansioni. Funzionalità e libertà della Commissione Interna.
Con queste richieste abbiamo creduto di individuare nella fabbrica e nell'animo dei lavoratori quello che i lavoratori stessi chiedono da sempre; andare avanti per migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro.
Non ci eravamo illusi che la Direzione Fiar accettasse in blocco di dare soddisfazione ai lavoratori. Infatti fin dalla prima riunione per la trattativa di questi problemi, ci siamo trovati di fronte ai cartelli dei « no ». No alla 14" mensilità perchè non contemplata nel contratto (ma se nessuno la chiede, i padroni ce la daranno di loro spontanea iniziativa?), no all'indennità di segretezza perchè anche se i lavoratori hanno delle clausole speciali per quanto riguarda il loro rapporto di lavoro, ciò non giustifica una simile richiesta.
'Se è cosa da poco essere schedati, sorvegliati speciali, visite di cortesia da parte dei tutori dell'ordine anche a casa dei propri congiunti, trasferimenti ad altri repartì se si accerta che magari il proprio bisnonno la pensa come il prete dell'isolotto ecc. A noi questo non sembra certamente un normale rapporto di lavoro.
Un timido ni si è avuto sul problema delle sperequazioni retributive, ed un ni più no che ni sulla libertà della Commissione Interna di comunicare ai lavoratori tramite il microfono in mensa, di comunicare tra i componenti della stessa in caso di problemi urgenti, di recarsi nei reparti (si badi bene,
questo durante l'orario che la C.I. svolge la sua attività).
A parere della Direzione, non avi enimo nemmeno dovuto presentare queste richieste, siamo fuori dal Contratto di Lavoro, abbiamo già fatto molto per questi lavoratori, e via di questo passo. Ci mancava che i rappresentanti della Direzione si mettessero a piangere durante la trattativa e la farsa sarebbe stata completa, Noi abbiamo poco da dire e tutto questo lo vogliamo ribadire ancora una volta con questo scritto, per dimostrare che le cose non stanno esattamente come ci vorrebbero far credere.
Dalla firma del Contratto di lavoro, fino ai giorni nostri, il padronato italiano in generale ha continuato ad accumulare profitti su profitti, senza mai concedere nulla ai lavoratori, la Fiar per quanto la riguarda ha continuato ad ingrossare la sua torta e quei pochi quattrini che ha cavato dalle tasche, li ha cavati perchè c'è stata tutta la volontà dei lavoratori di andarseli a prendere.
Mancano pochi mesi alla scadenza del Contratto, un contratto che per molti versi non ha risposto alle aspettative dei lavoratori, giudicato negativamente da molti dì essi e dal quale i padroni pretendono rispetto ogni qualvolta si avanzano richieste per miglioramenti, siano essi salariali o normativi.
Forse non ce ne siamo accorti, ma noi questo contratto lo abbiamo rispettato fin troppo, se mai dovremo chiedere alla controparte quale rispetto essa ha avuto delle norme contrattuali.
Non lo rispettano quando si aumentano i ritmi di lavoro, quando riducono lo stesso orario di lavoro, quando non si riconoscono i Comitati Paritetici, quando si discrimina il compagno che lavora al nostro fianco perchè « attivista sindacale », quando lo si usa o proprio piacimento per interpretare certe norme che regolano la disciplina e l'orario di lavoro straordinario,
quando si sospendono e si licen, ziano lavoratrici e lavoratori, giovani e vecchi. Poi ci sentiamo dire che siamo fuori contratto quando, si chiedono miglioramenti per i lavoratori. Proprio dalla Direzione Fiar, che in questi ultimi anni ne 'ha fatte dì tutti i colori sulla pelle dei lavoratori.
Il lavoratore non è forse un prestatore d'opera? Noì diciamo di sì. Ed allora il nostro lavoro, le nostre capacità, la nostra salute, la sicurezza del posto e sul posto di lavoro, il nostro salario e tutte le altre cose che riguardano noi e la Direzione Fiar, le vogliamo discutere e risolvere con la Direzione Fiar.
Certo tutte queste cose non trovano d'accordo noi e la controparte. Lo ha ribadito ancora una volta il presidente della Confindustria, Costa, in un recente dibattito alla TV.
Ma sono, questi, principi per i quali il movimento sindacale rivendicativo ha già superato brillantemente con le lotte articolate di questi ultimi anni.
Se la Direzione Fiar, vorrà discutere e risolvere quanto sottoposto dai lavoratori, bene, se invece vorrà fare il braccio di ferro, fac, cia bene i propri conti. Siamo decisi ad andare avanti e ci andremo a tutti i costi.
Solo in questi ultimi mesi, diversi accordi aziendali sono stati firmati a livello d'azienda. Accordi che vanno oltre le richieste presentate dai lavoratori del DEP e che altre Direzioni meno ottuse della nostra hanno sottoscritto con i rappresentanti dei lavoratori, portando ad essi notevoli benefici.
Non ci accontenteremo delle briciole, vogliamo andare avanti, per migliorare e andre avanti, verso nuove conquiste immediate e creando allo stesso tempo le premesse per il prossimo rinnovo del Contratto di Lavoro.
Con l'unità e la forza organizzata di tutti i lavoratori, sapremo imporre alla controparte le nostre rivendicazioni.
« La segreteria della CGI ha esaminato il progetto cl" legge per il miglioramento la riforma delle pensioni pre sentato, ieri dal governo a Parlamento.
« Essa ha rilevato che nel progetto di legge figurano punti essenziali del risultati della trattativa tra governo e sindacati e ribadisce, pertanto, il giudizio complessivaMente positivo che in merito è stato formulato dal comitato direttivo nella sua ultima riunione.
a E' però necessario rilevare che alcuni problemi discussi, ma non risolti nel corso della trattativa, e per i quali nel
progetto non si indicano nuo ve soluzioni, conservano a pieno la propria validità. Ciò vale per l'inserimento dei mezzadri e coloni a parità di contribuzione e di trpamento nel fondo pensioni e dei lavoratori dipendenti; i periodi coperti da contributi assicurativi da considerarsi a salario pieno ai fini del calcolo della retribuzione pensionabile, la progressiva elaborazione dell'onere contributivo a carico dell'agricoltura dell'at tuale 3 per cento fino al livello degli altri settori produtti vi. Bisogna altresì rilevare che nel progetto non sono considerate alcune importanti questioni che pure erano state esaminate e risolte durantrì la trattativa; l'estensione dei contributi assicurativi ai periodi di sospensione del lai voro, a quelli di assistenza malattia, di infortunio, di maternità e del servizio militare di leva; la parità di trattamento fra uomo e donna per quanto si riferisce alle pensioni di invalidità antecedente al 30 aprile 1968.
« La segreteria, infine, rile-
va cne ia aeiega coacess4 at governo per l'emanazione diJse: norme relative a un nuovo Ir ordinamento degli organi di ani- - r41ministrazione pr vede Senza alcuna plausibile < giustificazione un termine di tempo troppo lungo e ciò in contrasto con la pressante esi genza di adeguare le strutture e l'attività dell'istituto ai nuovi compiti derivanti dalla riforma.
a Su questi punti e su altri di minore rilievo (riscatto dei7 periodi di istruzione superiore a quella dell'obbligo, man-t tenimento delle condizioni di miglior favore per il cumulo agli invalidi che lavorano ecc.) la CGIL richiama l'attenzione di tutti i gruppi parlamentari ai quali invierà in modo particolareggiato le relative osservazioni.
« La segreteria invita tuttiie... i lavoratori a seguire con la 'W massima attenzione lo sviluppo del dibattito parlamentare e a sostenere l'iniziativa dei sindacati per la soluzione dei problemi ancora non risolti ».
Nell'ultima riunione tenutasi lunedì 3 e. m. l'azienda ha avuto una certa apertura per quanto riguarda la 14ma mensilità. Questa mattina, all'Assolombarda, ci sarà una ruinione decisiva al fine di proseguire o no la trattativa a secondo della disponibilità che l'azienda dimostrerà per venire incontro alle richieste dei lavoratori. In caso di rottura non ci sarà, altra strada che la lotta se vorremo veramente andare avanti! !
Cara « Antenna »
Sono un lavoratore che ha m temito tramite la 'C I il passaggio di categoria da ben due mesi. ma purtroppo la Direzione non si è ancora degnata di comunicarmi per iscritto tale diritto.
Dato cLe non è la prima volta che queste lungaggini si ripetono, al fine di eliminare queste neglig ,nze avrei una proposta da fare.
Prendere il capo del personale, il dirigente dei rapporti sindacali e i vari dottori esperti in materia e mandarli tutti in giro a vendere i nostri prodotti chè ne abbiamo tanto bisogno. Così i passaggi di qualifica verrebbero riconosciuti senza approfondirne la discussione con il risultato di grandi vantaggi economici sia per la Direzione che per i suoi dipendenti.
(' a ra « A n *, Assunte come saldatrici. avvoliitrici, oppure con ;tinga esperienia alle trance in un baleno cì viene comunicato. « Tu Maria. yes: tu Giovanna, ja; tu Genoveffa in mensa >5!
Non Ci sembra ora di fare una bella fermata di protesta?, così può darsi che la direzione si decida a definire l'organico della mensa.
Ri7posta: Sì, yes (per qualcuno che sa due lingue).
Cara « Antenna », La Direzione è al corrente che nelle toilettes delle officine manca la carta igienica. Tanto ritardo nel provvedere a questa mancanza è forse dovuto al fatto che questa carta viene adoperata (in clima di riduzione costi) come modulo per comunicazioni interne fra dirigenti?
[In gruppo di bisognosi
Siamo le lavoratrici. che vanno in mensa cc..in l'ultimo turno. Per precisare, iniziamo il lavoro alle ore 8 e terminiamo. alle ore 13.15, SappiaMo anche.che la Direzione non dà peso al problema.« Mensa », del vivo malcontento che serpeggia. e alle proposte che con forza e insistenza la C.I. porta avanti continuamente.
Abbiamo quindi pensato. dopo una riunione fatta fra noi. di scrivere a te. cara « Nuova Antenna », e questo è anche un invito alla Direzione affinchè tale problema non venga nè eluso nè messo nel dimenticatoio. . -
Noi tutte arriviamo in mensa e troviamo sempre formaggio o salame tutti i giorni; molte volte niente pasta nè brodo: facciamo notare alla cara Divisione clie i soldi che trattengono a noi sono come quelli del primo e secondo turno, e vogliamo essere trattati nello stesso (misero) modo e non arrivare in mensa e non trovare sul tavolo' nemmeno l'acqua da bere perchè alla FIAR anche quel-, la paghiamo lavorando.
Le lavoratrici dell'ultimo turno
Giriamo la lettera a certi nostri dirigenti che ritengano la mensa un'opera assistenziale e non un servizio dovuto di diritto ai lavo, ratori.
Cara « Antenna ».
Dobbiamo constatare ancora una volta che da quando i nostri « Grandi Dirigenti » del gruppo CGE hanno inteso riorganizzare le strutture dei vari dipartimenti « ancora in vita » ne hanno combinate di cotte e di crude.
La « penultima » della serie riguarda la concentrazione amministrativa, ovvero il nuovo campo di concentramento; così è stato ridotto l'ufficio manodopera. Tutti l'hanno notato, impiegati ammassati l'uno sull'altro, fili della corrente che penzolano sotto e sopra le scrivanie, ecc. Questo ci conferma che chi ci dirige, a tutto pensa fuorchè alle condizioni di lavoro dei dipendenti per ciò che riguarda l'ambiente, le norme igieniche sanitarie e l'antinfortunistica.
Umane Relazioni
Risposta: da una accurata indagine, abbiamo appurato che essendo i dividendi quest'anno scarsi, i nostri azionisti si sono spartita l'unica cosa che rimaneva: appunto la carta igienica.
Cí scusiamo con quei lavoratori che inviano i loro articoli, per la mancata pubblicazione dovuta a ragioni di spazio.
Li ringraziamo vivamente per la loro collaborazione rassicurandoli che i loro scritti sono comunque tenuti nella massima considerazione.
Invitiamo nello stesso tempo tutti i lavoratori a scriverci esponendo in modo breve i loro pareri.
Ormai stufi di ripetere alla direzione che gli stampi prima di farli fare fuori, con la scusa delle date, si debbono fare nell'ambito dell'azienda, ci siamo più volte sentiti rispondere che non era vero e che erano « male lingue » messe apposta in giro per discreditare alcune persone.
Ora proprio il giorno 8-1-69 abbiamo visto entrare una serie di stampi nuovi. Dato che crediamo a ciò che vediamo e tocchiamo, in questo caso abbiamo visto e toccato e non era un miraggio.
Quanto tempo rimarranno ad arrugginire? Noi diciamo il tempo che ci avevamo messo a farli in Fiar.
Cara « Antenna », Siamo un gruppo di lavoratrici che desidererebbero venisse resa pubblica una ingiustizia che continua da tempo e da parte di tutti i responsabili dei vari reparti: siano essi capoccioni o capoccini.
Noi diciamo ingiustizia e insistiamo, in quanto si verifica costantemente che quando si rientra dal periodo di malattia, per alcune lavoratrici il posto di lavoro è sempre, « anzi è intoccabile, mentre per altre no ».
Perciò, dato che vogliamo sia fatta giustizia, « se c'è da girare devono girare tutte ». Non è nostro desiderio conoscere cosa dobbiamo fare e portare per cadere nelle grazie dei sopraccitati responsabili.
Grazie.
L'altra sera, per le vie del cen,tro, è stato notato un signore piuttosto avanti negli anni, che procedendo balzellon-balzelloni e tentando di spiccare dal suolo salti leggeri e frequenti, cantava inni di gioia.
Avvicinato ed interrogato da un vigile incuriosito, si è chiarito che si trattava di un lavoratore anziano della CGE il quale pensando alle parentesi felici della sua società, « godeva » nel ricordo.
Per chi ignorasse certi precedenti, doverosamente informiamo che l'avvocato (Teleradar lo scrive con l'« a » maiuscola, ma noi popolo ignorante quando abbiamo dei dubbi, sfogliamo la grammatica e così apprendiamo che « avvocato » è un nome comune di persona, da cui ne deduciamo che si scrive con la minuscola. Il direttore di Teleradar ce l'ha una grammatica nel cassetto? Suggeriamo: « L'italiano facile » di Franco Fochi (ed. Feltrinelli, L. 800), l'avvocato Fresco, dicevamo, il 16 dicembre u.s. alla premiazione dei lavoratori anziani, aveva appunto detto: « ... voi tutti che avete goduto con essa (CGE) nei periodi di prosperità... ».
D'onde appunto i salti di gioia ed i canti del nostro collega anziano rapito da ineffabili ricordi.
Qualche giorno fa è stato visto nei reparti il capo del personale, dott. Damiano.
Per un istante qualcuno ha creduto che finalmente il nostro dottore si fosse deciso a constatare di persona in quale condizioni i lavoratori sono costretti a lavorare.
Ma è stata purtroppo un'illusione di breve durata. Infatti assieme all'intrepido Carletto, stava una troupe della TV.
Dopo tanti anni che fa « l'attore » il nostro eroe sta forse intraprendendo la carriera di regista?
I lavoratori giovani della FIARCGE hanno con vivo interesse lette e meditate le parole dell'avvocato Paolo Fresco, direttore generale (tutto con la maiuscola: avvocato, direttore e generale; ma allora è un vizio per il direttore di Teleradar! Vedi nota precedente); e particolarmente sono stati colpiti là dove invita gli stessi giovani a prendere esempio dagli anziani per cooperare con « la loro piena energia alla realizzazione degli obiettivi ».
Noi, alla festa degli anziani della CGE, non c'eravamo. Forse è stato un bene per gli organizzatori della manifestazione e del rinfresco perchè, guardando Teleradar, sulla tavola imbandita (si fa per dire) si notano: quattro bottiglie di Coca-Cola (piccola), tre Campari-soda o roba del genere, una bottiglia di vermouth bianco, una di nero, un vassoio con una trentina di pasticcini (piccoli). Non sappiamo quale sia stato il numero dei partecipanti, ma certo una sola persona in più, sia pure a dieta, avrebbe messo in seria crisi l'esperto in approvvigionamenti.
O qualcuno ha preso anche lì il premio per « riduzione costi »?
Soltanto che, pensando ai licenziamenti avvenuti nel mese di luglio ed agli anziani colpiti, sempre i giovani hanno avanzato qualche dubbio sul fatto della grande famiglia e dei riconoscimenti morali.
Al che, i giovanissimi-FIAR, ci hanno incaricato di riferire che loro l'energia ce la mettono tutta; ma se poi a 50 anni, di energia non ne hanno più subiranno la stessa sorte dei licenziati di luglio? Oppure l'avvocato Paolo Fresco, direttore generale (tutto con la minuscola si scrive!) provvederà a fornire loro qualche altra cosa oltre il riconoscimento morale che come si sa, sazia l'anima ma è un po' scarsino per le volgari esigenze del nostro corpo?
Un amatore
MENSA
La Direzione della FIAR ha confermato alle C.I. che quanto prima in mensa con le nuove attrezzature, sarà risolto il problema dell' organico e delle vivande
ENTRATA MACCHINE
Finalmente la Direzione si è decisa a fare il concorso d'appalto per semoforo e marciapiede.
La Direzione si è scusata dell'inconveniente ed ha garantito alle due C.I. che dal c. m. verrà pagato un acconto pari al 90(/‘ dei giorni lavorati, i quali vanno dal 26 al 15 di ogni mese.
RIPARATORI RADIO
I riparatori del rep. Radio, trainite la C.I., hanno avanzato rií..ihesta alla Direzione per ottenere una paga complessiva di lire seicento orarie. u
POSSIAMO PRETENDERE
ANCHE NOI
Pensia n., ,ia 9, • ato il momento di dire basta alla politica dello stato di inferiorità.
Diciamo basta perchè siamo convinti di aver pagato abbast nza le conseguenze della riorganizzazione del nostro settore.
Si pretende sempre di più senza mai concedere miglioramenti, con la scusa che siamo « in crisi », mentre in altri dipartimenti della
L' iniziativa unitaria da parte della FIOM-FIM-UILM di fabbrica di effettuare una consultazione fra la categoria impiegatizia (alla quale tra l'altro hanno risposto in pochi) è suonata come un campanello d'allarme per la Direzione la quale è corsa subito ai ripari con i soliti metodi paternalistici: sono stati mollati qua e là aumenti che non dava da anni, per frenare il malcontento di questa categoria di lavoratori.
La Direzione sappia che sebbene dal lato sindacale è ancora una categoria che deve superare certi limiti, contraddizioni e incertezze, una parte sana e cosciente esiste, ed è con questa che porteremo avanti le future iniziative per ottenere più consensi e partecipazione onde risolvere i problemi e le aspettative di questa classe. Coloro che insistono nel dire che gli impiegati sono sempre stati così, che sono una massa dí pecoroni e via di seguito, vengono smentiti ogni giorno dai risultati che da un po' di tempo con lotte e manifestazioni esemplari in diverse e svariate azienda, hanno ottenuto e stanno ottenendo.
Si tratta di avere più fiducia nei propri mezzi, più coraggio e costanza e i risultati non mancheranno anche per gli impiegati della FIAR.
mamma CGE i lavoratori lottano ed ottengono. (La FIAR 1 è forse stata ripudiata dalla mamma). Abbiamo perciè deciso di modificare questo stato di cose: se la Direzione pretende, pretendiamo anche noi.
A più produzione deve corrispondere maggior « grana » nelle nostre tasche, pertanto è ora che ci diamo da fare tutti per ottenere miglioramenti per i cottimisti, economisti e rivendicare la quattordicesima mensilità, se vogliamo andare avanti.
Portiamo a conoscenza dei lavoratori della FIAR - le risoluzioni del Convegno unitario svoltosi a Bologna nel quale i Sindacati, di fronte alla situazione sempre più drammatica che si sta verificando nelle fabbriche, hanno preso in esame i problemi della nocività e dell'ambiente di lavoro, allo scopo di garantire e salvaguardare la salute e l'integrità psico-fisica dei lavoratori.
Per quanto riguarda gli ambienti e le condizioni di lavoro saranno costantemente controllati in rapporto alle conseguenze che possono determinare sulla salute psico-fisica degli stessi.
L'analisi e il controllo delle condizioni ambientali e di lavoro sarà continuativa e prenderà in esame le diverse ipotesi di nocività e di pericolosità al fine di arrivare ad una condizione più umana nell'ambito della fabbrica.
Queste analisi e controlli, si realizzeranno attraverso l'intervento e la partecipazione diretta da un lato degli organismi sindacali e rappresentanti deí lavoratori e dall'altra degli organismi della Direzione.
Vengono poi istituiti secondo norme specifiche che verranno definite a parte:
Il registro dei dati ambientali, per l'annotazione delle concentrazioni di tutti i fattori che hanno influenza sulla salute dei lavoratori;
il registro dei dati biostatici, per la registrazione, reparto per reparto, dei dati clinici e sanitari particolareggiati e relativi alla visita di assunzione, agli esami di visite periodiche, oltre ai dati relativi alla alterazione dello stato di salute (assenteismo malattie, infortuni, distinti in mortali, invalidanti, guariti in temporanea, infortuni medicazione, quasi-infortuni) e tutti gli altri dati che possono avere pertinenza con l'altei•azione dello stato di benessere;
il libretto sanitario per ogni lavoratore 'per la registrazione individuale;
il libretto personale di rischio che deve contenere tutti i dati necessari alla ricostruzione della storia lavorativa in relazione alla Ourata e all'esposizione al rischio e gli elementi indicativi dello stato di salute e del controllo dei dati (definire se semestrale o annuale in rapporto ai singoli rischi).
Le modificazioni di carattere tecnologico, tecnico, organizzativo saranno concordate dalle parti. Soggetto di contrattazione saranno anche le eventuali modifiche delle normative che regolano il rapporto di lavoro che risultassero necessarie ad eliminare o a ridurre il rischio. L'azienda si impegna ad attuare tutte quelle modifiche agli impianti e agli ambienti di lavoro e ad adottare quei congegni o procedimenti che verranno indicati durante i controlli allo scopo di eliminare le cause di nocività e di infortunio nonchè per migliorare le condizioni ambientali di lavoro.
Le parti mentre si danno atto che le indennità monetarie non prevengono nè salute nè il maggior rischio di infortuni, concorderanno una serie specifica di interventi (riduzione di lavoro, turni, riposi settimanali, maggiori ferie, visita e cure pagate, ecc.) a favore di quanti lavorano in particolari condizioni.
Le parti si impegnano ad approfondire (direttamente o tramite istituti specializzati) l' esame di quelle situazioni di nocività per le quali non esistesse un immediato e valido rimedio allo scopo di individuare i provvedimenti opportuni.
Si impegnano inoltre a definire le iniziative necessarie per rendere evidenti le varie ipotesi di rischio presenti nell'ambiente di lavoro.
Quando il lavoratore vota per la Commissione Interna, è solidale con lo sciopero assolve il suo primo dovere di uomo pensante, ma non basta. I padroni, purtroppo, detengono ancora le leve di comando del Paese ed il potere decisionale in fabbrica. Essi sono forti perchè uniti ed organizzati e cercano a tutti i costi di difendere i loro privilegi ed i loro profitti intensificando lo sfruttamento della classe lavorarit e.
Alla forza organizzata dei padroni è necessario opporre la forza organizzata e reale di tutti i lavoratori. Ma la forza reale non sta nella esplosione di collera di un giorno, nella partecipazione ad uno sciopero e ad un corteo: sta nella capacità di resistenza unitaria e permanente della classe lavoratrice.
Questa è l'unità e la forza che i padroni temono, di più, quella che si realizza e si cementa in riodo permanente nel SINDACATO e col SINDACATO. E' risaputo che anche il più bel contratto ed il più esperto sindacalista non conterebbero una cicca dí fronte al padrone, se non avessero alle spalle la forza unita ed organizzata dei lavoratori.
Dovere di ogni lavoratrice, operaio, impiegato, tecnico è di organizzarsi, di iscriversi al Sindacato. Ogni iscritto deve diventare un militante attivo é contrbuire con le proprie capacità ed esperienze alle scelte del Sindacato che, oggi più di ieri, resta una delle migliori garanzie per la difesa dei lavoratori, per l'avvenre della democraza e del progresso del Paese.
BISOGNA CHE LASCI PER UN PO' LA MIA RDLLS I N . E CHE INCOMINCI AP INFOSSARE VESTITI SMUNTI. SI ADTREBBE INIZIARE CON LA R I PUZ IONE. PELLE ORE PI LAVORO E LICENZIAR UN M' DI PERSONALE. QUANTI PROEILEM i VITALI PULSANO NEL CUORE PI UN CAPITANO P' I N PUSTR I A