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Microfono27

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ha luogo in questi giorni a Genova. da perle dei lavoratori della Fabbrica.

1 Febbraio 1956- N. 1-2 III. anno

Quindicinale degli Impiegati e degli Operai della Geloso

COTTIMO E NON PREMIO DI PRODUZIONE

Redazione • Amministrazione VIALE BRENTA, 29

L.10

lA 11(a SUILL 01. STVAMINADILper i nostri I. LA [WL SUI (0110(AMLNTO

PERCHE' COSTA MENO II PENSIONATI

COME SI RIVELANO I TEMPI

LAVORO CHE VA FUORI? IN QUALCHE REPARTO DELLA

'GELOSO„ Da un po' di tempo in qua ragione, non puo certamente coun grosso e grave problema è stituire elemento da prendere in nato nella nostra fabbrica, prenseria considerazione. dendo forme e gravità tali da Altro metodo che viene adospingere la C.I. di fabbrica a perato per falsare i risultati dei prendere seria posizione. tempi ( che vengono presi, si Come tutti avranno capito, si ama dire, per determinare i tratta del premio di produzione prezzi di costo), è quello di fare per essere più esatti, del suo il rilievo al mattino, quando cioè sistema di applicazione. Definire la lavoratrice, fisicamente è ristrano il congegno che determiposata. Pur volendo chiudere gli na il nostro premio di 'produocchi sulla questione di princizione è ancora dire niente e pur pio (premio o cottimo?), non si non volendo soffermarsi su un può assolutamente concedere di particolare storico molto indicalasciare che questi sistemi prentivo e cioè le forme di incentivo dano piede e si elevino a sistema. a premio erano proibite ai tempi Noi voli posRiarr ,2 accontentarci delle corporazioni, sta di fatto di certe considerazoni fatte di che precise norme legislative e talune vittime dei sistemi su incontrattuali definiscono: (Art. dicati che vorebbero vedere an2100 Codice Civile) Il prestatore che per un solo giorno le mogli di lavoro deve essere retribuito dei fautori di tali bravure, al secondo il sistema del cottimo loro posto di lavoro e subire quando, in conseguenza all'orga- ' quanto esse stesse subiscono. Noi vincolato nizzazione del lavoro, è pensiamo invece che è assolutaall'osservanza di un determinato mente necessario normalizzare i ritmo produttivo, o quando la diversi aspetti della questione, valutazione della sua prestazione dando possibilità ad ogni lavoè fatta in base al risultato delle ratrice di impugnare, se lo riMisurazioni dei tempi di lavotiene opportuno, il risultato del razione. Seppur con altre parole, rilievo dei tempi, e quando è nelo stesso dice l'Art. 16 del Concessario far intervenire la metratto di Lavoro. diazione della C.I. Ai capi reLa chiarezza del contenuto di parto che pensano di fare bella tali norme non si presta ad figura adottando, nell'esercizio equivoci di sorta e se equivoci delle loro funzioni, sistemi poco ci sono questi sono frutto di papuliti, ci resta facile pronostitenta abusi. Da molti anni (dal care che così facendo la loro 1947 per l'esatezza) alla Geloso carriera e le loro capacità prosi applica l'incentivo a premio fessionali non andranno al di là di produzione che tutti conodi quelle di una buona guardia sciamo, premio che se è tale nei di pubblica sicurezza. Un capo suoi risultati economici, non è reparto che ci sa fare, un tecnicerto tale nel sistema che lo deco che è veramente tale, deve termina. La procedura è quella saperlo dimostrare creando con classica del cottimo. Viene il la sua intelligenza e la sua catempista, rileva i tempi, di ogni pacità le condizioni di un misingola fase di lavorazione, sì gliore rendimento del reparto, fanno calcoli, si fanno prezzi; attraverso accorgimenti ed inisi determinano ritmi di lavoraziative che nulla hanno in cozioni e quantità di produzione mune con certi espedienti. Alla chi fa tutto ciò è la Direzione; Direzione, che noi non possiamo a l'operaia o alle operaie che esimere dalle responsabilità di debbono poi tradurre in pratica quanto avviene nel reparto, il risultato di tutti questi calcoli, ricordiamo che movente fondanon è dato nemmeno fiatare. mentale aella nostra ferma voMa l'aspetto più illegale e verlontà di portare nella legalità gognoso di tutta la questione, questo istituto normativo del che è poi la ragione fondamencontratto di lavoro, è, oltre queltale che ha fatto sollevare il lo ovvio di difendere gli interessi problema, è quello dei metodi dei lavoratori, di ristabilire in che a volte (e queste volte si taluni reparti, quella normalità stanno intensificando) vengono di rapporti e quella serenità di adottati da taluni capi reparto spirito che a causa delle cose nella fase del rilievo dei tempi. dette, da tempo non esiste più, Quando tempi e ritmi di lavosituazione insostenibile e che razione non raggiungono entità può portare ad una rottura che da loro graditi, si usa il sistema nessuno può volere. di fare rilevare il tempo ad opeIl problema come si è detto raie notoriamente più brave ma è grosso e grave ed interessa che poi vengono adibite per tuttutta la maestranza impiegati e t'altri lavori. A volte è il capo tecnici compresi. Tutti infatti reparto che si presta al rlievo sono legati alle sorti del premio eseguendo egli stesso il lavodi produzione che, come si sa ro ed a parte il fatto che incide in misura rilevante, oserei certi risultati hanno portato alla dire, determinante, nei salari e dimostrazione che si può essere sugli stipendi. È di tutti quindi sempre bravi di bocca ma non il dovere di collaborare per la sempre di mani, resta la realtà, felice soluzione di un problema che il lavoro eseguito in piena la cui portata giustifica pienaefficienza fisica, per poche unità mente il nostro grido di allarme di tempo e con il preciso intene la nostra fermezza nel porlo. dimento di dare prova di avere

Nello scorso numero, il nostro ggiornale accennava in misura abbastanza ampia alle disposizioni di legge che limitano e disciplinano le ore straordinarie nelle aziende industriali. La legge in questione viene definita utile e necessaria per creare le condizioni di assorbimento della manodopera disoccupata. Io aggiungo che la legge era quanto mai necessaria per far cessare lo sconcio che avveniva in taluni complessi (grandi e piccoli) dove la giornata lavorativa era diventata di norma di 12-14-16 ore con grande spregio delle leggi e della salute dei lavoratori stessi. Ma, come tutte le leggi che non tengono conto di certe realtà e soprattutto ignorano i principi fondamentali degli ordinamenti costituzionali, anche questa legge spalanca le porte ad un fenomeno che si può definire la seconda piaga (dopo quella della disoccupazione), del nostro paese: quella della violazione della legge sul collocamento... Di cosa esattamente si vuole parlare? Per chiarire bene le mie idee voglio portare in esempio quanto avviene nella nostra fabbrica. È da molti anni che anche alla Geloso molto lavoro, prima eseguito in fabbrica, viene dato fuori. Ragioni di costo, si. è sempre detto. Ma come si sa, malgrado ciò, qualche ora di straordinario veniva fatta, ora qua, ora là, a seconda dei bisogni contingenti. Oggi, con l'avvento della nuova legge, in via di massima, queste ore straordinarie non si fanno più, ma certi lavori a volte urgono ed urgono per periodi che non si conciliano con la « eccezzionalità » di cui fa cenno la legge sul divieto delle ore straordinarie. Cosa fa allora l'azienda; assume del personale? Certamente ne! Trova più comodo e più economico fare eseguire il lavoro

al di fuori della fabbrica orientandosi verso quei piccoli operatori economici che un po' perché tartassati dalle tasse, un po' perchè favoriti dalla loro stessa piccola consistenza che permette loro di passare inosservati, hanno alle loro dipendenze prevalentemente maestranze che lavorano senza «libri », ed a cui non vengono dati regolari tariffe e per cui non si pagano contributi (quando non avviene di peggio). Noi abbiamo citato la nostra fabbrica che in ultima analisi può avere la attenuante della caratteristica stagionale della produzione (che comunque non può giustificare il fatto che il lavoro va fuori anche quando vi sono reparti completamente fermi). Ma in altri complessi dove il fenomeno del lavoro stagionale non esiste, l'uso di fare eseguire fuori il la voro che potrebbe essere fatto del-itro è stato ormai elevato a sistema e ciò, come si diceva prima non fa altro che allargare la piaga della violazione del contratto di lavoro ed aumentare la schiera degli sfruttati. Respingiamo dunque la legge? Certamente no. perché essa, con tutte le sue lacune costituisce già un passo avanti verso la applicazione di norme da tempo dimenticate. Si tratta piuttosto di vigilare perché la legge raggiunga il suo fine che è quello dell'assorbimento della manodopera disoccupata denunciando quando è il caso, tutti coloro che per eludere la legge, infrangono altre leggi ancora più gravi, quale l'assunzione a termine, l'assunzione senza libri ecc. Per quanto riguarda noi, fra le tante cose da vedere bene è quella di non far mancare il lavoro ed anche quella di portare in fabbrica manodopera giovanile se non si vuol correre il rischio di trovarsi un giorno privi di specializzati e di tecnici. G. F.

Incalzata dagli avvenimenti e preoccupata dalla sorte di decine di dipendenti pensionati e pensianabili, la C.I. ha ritenuto necessario riportare sul tappeto la questione del trattamento economico della categoria benemerita, in caso di dimissioni volontarie. Oggi come ieri la nostra Direzione ha accettato di discutere la cosa e a differenza del passato, sembra che le prospettive di concludere un favorevole accordo siano buone. Purtroppo per la posizione negativa assunta nel passato dalla Direzione, per un accordo basato sulla pensione integrativa, che desse ad ogni pensionato la possibilità di ricevere ogni mese una somma integrativa, la C.I. si è dovuta orientare per una liquidazione maggiorata da Cifre premio che tengano conto del lungo passato di attività e di fedeltà dei vecchi dipendenti. Tradotte in cifre le proposte avanzate dalla C.I. sono: 200.000 lire per tutti e L. 15.000 per ogni anno di anzianità Fermo restando il carattere volontario delle dimissioni, noi riteniamo che le proposte sono veramente ragionevoli e quindi accettabili. Alla Direzione dimostrare ancora una volta di saper valutare nella sua giusta misura l'apporto prezioso dei suoi vecchi dipendenti che non certo per loro volontà sono costretti a lasciare la fabbrica pressati dalla avanzata età e dagli acciacchi che dietro ad essa giungono inevitabilmente. Non per ultimo i vantaggi innegabili che l'azienda trae da un siffatto alleggerimento che noi ci auguriamo sia solo necessario per un periodo di transazione e di nuova impostazione e che a breve scadenza vi sia, un ringiovinamento degli organici che portano nuova opera e nuovo vigore al nostro complesso aziendale.

COSA STA ACCADENDO ALLA GELOSO?

MURI. N[I MACAIIINI DA TIMPO NON VI I' Pltr UN N[I htPADTI MANCA II LAVOIO Da un po' di tempo a questa parte la fuga del lavorhe va fuori si è enormemente accentuata. Interi reparti di produzione vivono alla giornata senza alcuna prospettiva. I capi reparto si arrovellano per trovare qualche cosa da fare perchè la dignità stessa dei lavoratori e dello stesso responsabile del reparto non venga ancor più umiliata dalla sensazione che quando è sera non si sia guadagnato la giornata. E molto lavoro continua ad andare fuori. Moltissimi sono gli operai che restano costernati e tutti non sanno spiegarsi quanto sta avvenendo. Il lavoro che va fuori costa meno, si dice. Mo costa meno anche quando reparti interi (vedi Cabrini, Villa Zoli, Cuccagna, Belfanti, Airaghi) lavorano a basso regime ed il loro lavoro viene eseguito fuori ed anche quello dece essere pagato? C'è

da chiedersi dove si vuole arrivare. Qualche capo reparto o qualche non capo reparto ci guarda malamente quando noi tocchiamo il tasto del lavoro che va fuori Noi non abbiamo fatto mai e non facciamo questioni personali. Dove va a finire il lavoro che viene a mancare dai reparti è argomento che a noi non interessa. Quello che ci preoccupa e che è nostro dovere denunciare ai lavoratori è il fatto in se, il fatto cioè che non spariscano da un giorno all'altro tipi di lavorazione che si vedono poi entrare dall'esterno e messe in opera nelle lavorazioni di montaggio, e tutti non possiamo non preoccuparci delle possibilità di lavoro nel futuro. È male fare ciò? Io penso che sarebbe male proprio non interessarsene perchè potremmo presto o tar.._ trovarci davanti a delle brutte sorprese. Ed allora e necessario

farsi ancora la domanda: costa veramente meno il lavoro che va fuori? E se costa meno quali sono le ragioni? Le ditte o l'anonimo imprenditore tanto bravo da far costare meno la mano d'opera di sua dipendenza paga regolarmente le tasse? Rispetta le norme contrattuali? Paga regolari salari? Assume con i libretti e paga i contributi? Ecco molte domande le cui risposte potrebbero chiarire molte cose. Oggi comuque la cosa più importante da fare è quella di vigilare sulla situazione, rendere edetta la C.I. di tutte le novità e di tutti i mutamenti che avvengono nei reparti e soprattutto è necessario convincere la Direzione che questo stato di incertezze rende inquieti i lavoratori che non intendono certo restare passivi al peraarare dell'attuale situazione.


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