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Microfono26

Page 1

A tutti

Squgut-i

buone feste

tuguri gruguri .~1199Mill«191

15 Dicembre 1955 - N. 19-20

Quindicinale degli Ir

:ari e degli Operai della Geloso

IL PREMIO DI PRODUZIONE"LA GELOSO Wroàuzione e premio come lavoro e paga fra uomini e donne fanno

PARITÀ DI SALARIO A PARITÀ DI LAVORO Proprio in questi giorni, in occasione dell'assemblea precongressuale della nostra fabbrica, indetta dal sindacato FIOM, si è puntualizzato un grosso problema che da molto tempo è al centro delle discussioni fra noi donne. Questa grossa questione si chiama premio di produzione ed interessa particolarmente noi lavoratrici perchè siamo quelle che in maggior misura facciamo la produzione che poi determina il premio di cui tutti godono. Siamo dunque noi delle linee, delle catene, dei reparti che a sera dobbiamo consegnare tanti pezzi, dobbiamo litigare col tempo e col tempista, dobbiamo vedercela con il capo reparto, con le riparazioni, con il materiale da lavorare che a volte lascia a desiderare e quando è la fine della quattordicina andiamo a casa con 2000, 2500 lire di premio. Fino a qui dati e fatti. Ade§so caro Microfono lasciami fare delle considerazioni. Noi sappiamo, tutti sanno che un operaio od un impiegato nanno paghe superiori alle nostre malgrado vi siano leggi e contratti già operanti che ci dicono che non sempre queste differenze sono legittime e giustificate (vedi impiegate e vedi operaie che espletano mansioni uguali ad impiegati od operai). Tutti inoltre sanno come, se per un operaio la possibilità di avere saltuariamente qualche aumento di merito è alquanto modesta (poi da un anno a questa parte le possibilità sono diventate nulle per tutti) per noi donne, salvo casi veramente eccezionali, gli aumenti di merito fanno parte di quegli avvenimenti memorabili che forse le nostre anziane e canute compagne di lavoro che da 10 o 12 anni non conoscono più l'ebrezza della liretta di aumento di merito, raccontano ai propri nipoti che con gli occhioni spalancati ascolteranno increduli. Completa il quadro la differenza dei già citati premi di produzione (differenza che diventa di 1 a 4 negli impiegati). Dopo di che non mi resta che richiamare l'attenzione di tutte le interessate e della C.I. perchè questo stato di cose che si tramuta in pratica col malcontento generale, sia esaminato e modificato. A questo scopo mi sembra utile fare delle proposte. Un problema che da tempo aspetta la sua soluzione è quello del riproporzionamento del premio di produzione sulla paga conglobata. E sempre in questa occasione si deve rivalutare il premio tenendo conto delle differenze da me citate. Altra proposta è quella che gli aumenti di merito non siano più un mito per la donna. Resta al centro di tutte le rivendicazioni il giusto incasellamento di categoria di molte lavoratrici che secondo me, per il lavoro che fanno, non hanno la giusta categoria, l'applicazione dell'art. 15 di cui tu caro Microfono hai sovente parlato e l'uguale salario ad uguale lavoro. Per queste cose che ho detto come ho potuto io ritengo che le donne della nostra fabbrica debbano mobilitarsi per realizzarle. Alla C.I. saperci guidare.

Un problema che certamente interessa milioni di lavoratori ma che è ancora oggi poco dibattuto è quello della parità di stipendio fra uomo e donna che fanno il medesimo lavoro o come dice l'art. 15 del contratto di lavoro: parità di salario e di stipendio per quelle donne che fanno lavori tradizionalmente maschili. Io plaudo a « Mricofono » che nel suo ultimo numero apriva con tre colonne su questo problema mettendo anche in rilievo la quanto mai interessante sentenza del tribunale di Milano che nella sostanza riafferma il diritto della parità di paga già sancito dalla Costituzione e da norme contrattuali. Anche nella nostra' fabbrica il problema della parità, senza che esso abbia un aspetto grave si pone. Volendo citare degli esempi noi vediamo che nel reparto puntati ici ed avvolgitrici diversi uomini e donne eseguono il medesimo lavoro e quantitativo e qualitativo e la retribuzione è cnstpri7i2)mPrife rn , - are per le donne. Le stesse cose si possono dire per quanto si riferisce a certe mansioni di ufficio specie per quanto si riferisce l'amministrazione e l'ufficio vendite. t un problema questo che non è riuscito ancora a trovare il mordente fra le categorie interessate che, almeno nella nostra fabbrica si sono atrofizzate nella idea che « purtroppo le cose stanno così e fatalmente restano così ».

PADITA' Dil PDIMIO DI PhODUZIONI. Caro « Microfono » Vorrei fare una proposta per vedere di mettere a posto una questione che lascia poco soddisfatte me e le mie compagne di reparto. Si tratta della distribuzione del premio di produzione che come si sa viene fatta in base alla vecchia paga che oggi viene chiamata « punti». Questo sistema per mio conto non è giusto perché alla differenza di paga esistente fra una lavoratrice e l'altra si aggiunge la differenza del premio. Ora; se si può giustificare la diff eren-; za di paga con la anzianità che una lavoratrice può avere o con la provenienza di un atro reparto o di un altro gruppo con lavorazioni differennte, non è giusto che donne che fanno lavoro uguale, il premio, che è il prodotto della collaborazione di tutte, della medesima buona volontà e, del medisimo contributo, sia in cifre differente. Cosa propongono le lavoratrici del reparto dove lavoro? Che l'attuale premio migliorato e corretto sia distribuito in parti uguali ai componenti la catena, il gruppo od il reparto, attraverso la produzione, il premio. Non più percentuali quindi ma una divisione matematica della cifra del premio determinata dalla produzione. Questa è una proposta che se accettata dalla Direzione porterebbe via tanto malcontento che realmente esiste nel mio reparto ed in altri reparti della fabbrica.

1.10

1--Ark CRISI CAUSE ED EFFETTI

a pugni con l'art. 37 bella eostituzzone e con l'art. 15 del contratto

Caro Microfono,

Redazione e Amministrazione VIALE BREN tA, 29

La responsabilità forse è un po' di tutti noi, dirigenti sindacali, che non abbiamo saputo infondere quella fiducia nel giusto diritto di rispetto delle leggi operanti. Oggi la magistratura chiama alla realtà delle cose datori di lavoro e lavoratrici e sarebbe veramente condannevole se a grato richiamo non rispondessimo con energia e sollecitudine. La questione mensa ha saputo suscitare slancio ed entusiasmo fra i lavoratori di tutta Italia: il problema della parità di retribuzione nei casi previsti dalla legge o dai contratti, deve convincere tutti che è una questione di diritto e come tale va impugnata. Ricordiamoci però che il magistrato, malgrado tutta la sua obbiettività e giustizia, non riuscirà che in parte e molto lentamente a risolvere la questione, chi deciderà sarà come sempre la lotta, la lotta decisa, intelligente, unitaria dei lavoratori. R. C.

Ogni qual volta i lavoratori della nostra ditta pongono alla Direzione le loro rivendicazioni, la risposta da parte dei dirigenti è sempre la solita: C'è crisi, difficoltà di vendita, il mercato non assorbe, bisogna ridurre il personale, e via dicendo. E' bene chiarire che se la ragione a cui si fa ricorso è vera, la causa di questo stato di cose non è certo dovuta agli alti stipendi dei lavoratori che come ben sappiamo sono al disotto del 50% e più del salario tipo che la statistica nazionale definisce necessario per poter vivere. Se poi facciamo un confronto con i paesi industrializzati quale l'America, l'Inghilterra, la Francia, (per non parlare dei paesi socialisti ed a nuova democrazia), il salario nostro rispetto a questi paesi è la metà ed alle volte 1/3, 1/4. Se il costo della mano d'opera, come abbiamo dimostrato, non è quer° che determina la crisi quali sono le cause che la determinano? A nostro avviso una delle ragioni fondamentali è l'esistenza del monopolio. La

Ancora sulla parità ui salario Geli esempi belle operaie della della "92iv„ e (iena '`?"iat„ Nelle trattative in corso per il completamento del Contratto di lavoro particolare rilievo assumono le discussioni sulle definizioni ed esemplificazioni delle categorie femminili. La posizione intransigente degli industriali, nell'ostinarsi a non voler riconoscere il fattivo apporto di capacità ed intelligenza dell'operaia metallurgica al processo produttivo moderno, giunge all'assurdo pretendendo di riportare nel contratto Nazionale la regolamentazione del Contratto stipulato dai Sindacati fascisti nel 1942. La posizione degli industriali è di non tenere in nessuna considerazione l'esigenza e la rivendicazione fondamentale delle lavoratrici dell'avvicinamento delle retribuzioni femminili a quelle maschili nel completamento del Contratto di Lavoro per conquistare gradualmente la parità con gli uomini; anzi gli industriali vorrebbero acentuare le differenze a danno delle lavoratrici così fortemente sensibili a questo principio di giustizia. Le lavoratrici metallurgiche hanno al lavoro attivo una grande esperienza di lotte e di successi, hanno conquistato con ìl conglobamento l'avvicinamento del salario con uno scarto del 16 per cento coi salari degli uomini. Alla Olivetti di Ivrea, dopo una lotta unitaria di tutte le operaie con la solidarietà dei lavoratori, le lavoratrici hanno conquistato miglioramenti salariali, coll'avvicinamento alle paghe maschili portando lo scarto al 9 %. Alla Riv di Torino, dopo la richiesta presentata da tutta la C.I., in modo unitario, in occasione dell'8 marzo, per l'avvici-

namento del premio di stabilimento delle donne a quello degli uomini, le lavoratrici forti della loro unità conquistata con un lavoro intelligente e tenace hanno iniziato un'agitazione con riunioni di reparto, delegazioni, fermate, ecc. Sotto la continua pressione delle operaie la direzione è stata costretta a riconoscere il diritto delle donne ad avere un premio di produzione corrispondente al loro lavoro avvicinandolo a quello degli uomini. Alla FIAT Mirafiori e alla FIAT Lingotto le operaie stanno attivamente preparando un'azione per l'avvicinamento del guadagno di cottimo a quello degli uomini. Per rintuzzare i tentativi degli industriali di peggiorare le loro condizioni e per ottenere nuovi miglioramenti le operaie hanno volontà di battersi ancora con coraggio e fermezza.

corrente elettrica bisogna pagarla al prezzo che vuole la Edison, il gas eguale; i carburanti al prezzo voluto dai monopoli stranieri. In questi ultimi tempi nella nostra fabbrica si insiste nel concetto che la crisi sia causata in parte dai lavoratori che non collaborano alla produzione; noi diciamo subito che-a parte alcune eccezioni, ciò non corrisponde a verità. I lavoratori della nostra fabbrica hanno coscienza di fare come per il passato il loro dovere. Si dice «ma fuori il lavoro costa meno ». Ebbene noi diciamo che è assurdo paragonare una grande fabbrica quale la nostra con un nome stimato, ad un qualunque imprenditore senza• scrupoli che tratta chi lavora come bestie da soma, negando loro un giusto salario. Perché se le grandi imprese come la nostra si cullano nell'illusione di risolvere la risi in questo modo esse l'aggraveranno ancora di più. Noi pensiamo che la soluzione al sia un'altra. Bisogria mettersi passo con la modernizzazkine tecnica. degli impianti c Non vale pretendere uno o due pezzi di più al giorno dallo sforzo del lavoratore, quando altri con sistemi e macchine più progredite centuplicano la loro produzione. Non ci sappiamo spiegare come un imprenditore capace, volitivo, intelligente quale è l'ing. Geloso, che ha saputo creare una lunga schiera di ottimi collaboratori e conquistarsi così la stima e l'ammirazione di vasti strati di opinione pubblica, pensi oggi di risolvere i problemi della crisi con misure non certo degne del suo passato e della sua capacità. Noi siamo certi che egli saprà anche in questo frangente trovare la soluzione giusta, dando prospettive di sviluppo all'azienda alla quale tutti i lavoratori, come per il passato, daranno il loro concreto contributo di buona volontà e d'intelligenza. Ciò presuppone tranquillità, sicurezza, e prospettiva di un miglioramento continuo anche per chi lavora. A questi principi deve rimanere legato il buon nome della nostra Azienda. E. non ai principi della rinuncia e del vivere alla giornata, e della mancanza di prospettive.

VITA DIIIMATICA DMA L'esito delle elezioni della Sez. sindacale FIOM aziendale Nel quadro della preparazione della assemblea precongressuale di fabbrica tenuta sotto gli auspici della FIOM si sono avute le elezioni del direttivo della Sezione sindacale di fabbrica della FIOM a cui hanno partecipato 585 iscritti al sindacato (su 725 effettivi). I 584 voti validi (una scheda bianca, 45 assenti) sono stati così distribuiti: Pelosi Giovanni voti 555; Caccia Renato 550; Bologna rag. Angelo 433; Bianchi Mario 432; Di Biasi

Pasquale 388; Pisani Giuseppe 361; Delmati Luisa 341; primi sette classificati che vanno a comporre la Sezione sindacale di fabbrica. A questi nuovi Dirigenti a cui i lavoratori aderenti alla C.G.I.L. hanno dato liberamente e segretamente il loro suffragio, vadano i nostri migliori auguri di buon lavoro e la certezza che la consapevolezza della responsabilità direttiva che grava sulle loro spalle riesca di stimolo a superare le difficoltà ed i sacrifici che il loro compito comporta.


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