Scrivere, Leggere, Collaborare
Contro la crisi che
alla Redazione di "Microfono"
incombe sul paese una
Significa rendere sempre più
politica di larghi scambi
bello ed interessante il giornale
con I' Oriente seconda pag. Leggete:
"Siamo in ritardo„
15 Sett. 1955 - N. 15 - 16
Quindicinale degli Impiegati e degli Operai della Geloso
Completamento del contratto di lavoro e miglioamenti salariali « Uno dei più importanti problemi, che stanno di fronte ai lavortori metallurgici, è quello dei miglioramenti salariali._ CO: me è noto la questione è oggi subordinata alle trattative in corso tra le varie organizzazioni sindacali del settore metalmeccanico e la Qonfindustria per il completamento del contratto nazionale. Le posizioni rigide prese finora dai dirigenti industriali in materia di definizione e di esemplificazione delle categorie confermano il giudizio generale dei lavoratori, e cioè che i padroni vogliono ritardare al massimo la discussione sui problemi salariali, per non concedere nulla o per concedere il meno possibile e il più tardi possibile ». -- Come spiegano questa posizidne gli industriali? «Le spiegazioni che essi danno sono tutte facilmente intuibili; però giustificazioni serie e ragionate nessuna. Gli industriali metalmeccanici sono praticamente i soli oggi, con quelli tessili, che si rifiutano di riconoscere la necessità di accordare, in sede di trattative per il contratto nazionale, dei miglioramenti salariali. La situazione colpisce oltretutto, in modo particolare, tutte quelle categorie di operai cne hanno elementi della loro ietribuzione o istituti cne si rapportano al minimo contrattuale. « Ora, la situazione produttitiva, l'aumento dei rendimento del lavoro e l'indice Lei profitti nel settore metalmeccanico, anche in rapporto alla situaziozione degli altri settori, non giustificano neppure in minima parte l'ostilità degli industriali ai miglioramenti salariali. La posizione padronale trova quindi la sua spiegazione in motivi che sono di natura assolutamente extra sindacare cioè essenzialmente politici ». « La posizione padronale contro i miglioramenti salariali in sede di trattat,ve nazionali è inoltre in piena contraddizione con la pretesa della giunta esecutiva della Confindustria, affermata recentemente, di voler valorizzare, contro la trattativa aziendale, quella a carattere nazionale. In effetti le posizioni degli industriali del settore metalmeccanico mostrano la netta tendenza della parte fondamentale dello schieramento padronale a una sostanziale corrosione della trattativa nazionale in rapporto ad una politica salariale di tipo aziendale che nei fatti si basa sempre più su una imposizione unilaterale di forma extra contrattuale di salario ». Il problema dei miglioramenti salariali è più che mai vivo nelle fabbriche ed è fonte permanente di agitazioni e di lotte. Si tratta di un problema che interessa tutti i lavoratori metallurgici senza distinzione di corrente e di organizzazione sindacale.
« L'agitazione, è bene sottolinearlo, è quindi generale, di tutti i lavoratori della categoria. La segreteria nazionale della FIOM tenendo conto di questa situazione si è rivolta recentemente alle corrispondenti organizzazioni nazionali della UIL e della CISL con una proposta che tende a stabilire una richiesta comune, o comunque simile, fra le tre organizzazioni sindacali per un miglioramento salariale tale che assicuri ai metallurgici una situazione contrattuale non inferiore a quella delle altre categorie. « La segreteria nazionale della FIOM propone cioè che, senza accantonare nè tanto meno compromettere le questioni normative non ancora definite, si dia alla trattativa un ritmo più rapido e l'obiettivo concreto dei miglioramenti salariali. La UIL meccanici ha g, , risposto in modo sostanzialmente favorevole a questa proposta richiamandosi alle sue precedenti posiziòni. L'organizzazione di categoria della CISL avanza invece delle riserve. Noi ci auguriamo che l'interesse dei lavoratori prevalga su tutto e che l'unità delle tre organizzazioni faccia retrocedere il padronato su posizioni più ragionevoli e possibili, tali che possano evitare una recrudescenza nell'agitazione e portare a una positiva chiusura dell'annosa vertenza ».
RELAZIONI Produttività e
Redazione e Amministrazione VIALE BREN i A, 29
UMANE I "PUNTI„ realtà
Quello che avviene in talune fabbriche Non v'è dubbio che, in Italia, l'aumentata produzione non è in generale il frutto di miglioramenti tecnici e organizzativi (abbiamo visto lo stato degli investimenti produttivi) o lo e solo in minima parte. L'aumentata produzione è il risultato, per la massima parte, di un « accresciuto sfruttamento della forza-lavoro ». Con investimenti produttivi stazionari o decrescenti, o con un numero di ore (sia in media che complessiva mente) stazionario, non può esservi aummto di produttività. Quello che in realtà è aumentato è il rendimento del lavoro, ossia lo sforzo fisico cui ciascun lavoratore è stato sottoposto. Se dalle statistiche rivolgiamo lo sguardo alle fabbriche, troviamo conferma di ciò e comprendiamo in quale modo si è ottenuto quell'aumento. Ecco ad esempio che cosa si legge in un « Memorie dei lavoratori ». Stabilimento Magneti Marelli, « N » (pag. 9): Ai tappeti rotativi per il montaggio della nostra produzione, non è possibile assentarsi senza essere sostituiti per non arrestare la catena, la squadra che vi lavora dovrebbe avere un lavoratore di riserva per sostituire chi deve assentarsi. La mancanza di tale riserva costituisce una notevole difficoltà che si concreta infine in ulteriori sacrifici dei lavoratori della squadra e dei tecnici, i quali ultimi sono molte volte costretti essi stessi a sopperire a tale deficienza. Su questa linea dei tappeti rotativi esistono lavoratori di riserva; la loro spesa è però a totale carico della squadra contravvenendo così alle più elementari norme del contratto.
Alla Bezzi, (Gorgoizola), azienda metallurgica, si era arrivati a stabilire degli orari fissi per recarsi ai gabinetti e l'operaio che vi si recava doveva timbrare il cartellino all'andata e al ritorno... (D. 35). Allo stabilimento Persato di Salerno le donne per recarsi al gabinetto, dovevano farsi rilasciare un visto dal coporeparco (D. allegati, pag. 16). Alma (Milano) — Per le lavoratrici di questo maglificio che, entro la giornata non sono riuscite a completare il lavoro ad esse assegnato, la giornata di lavoro viene abusivamente prolungata senza retribuzione straordinaria fino al compimento del lavoro stesso. Oltre il lavoro normale le lavoratrici sono anche costrette, senza alcun compenso, a fare la pulizia della fabbrica. (D. 33). VACCARI Ceramica Ligure (Ponzano Magra) — Le lavoratrici non godono delle due ore di allattamento previste dalla legge, ricattate come sono dalla Direzione che minaccia di metterle a economia facendo loro perdere più di 300 lire al giorno. Casi frecr? ,nti di aborti si hanno fra le calibratrici di piastrelle, che sono costrette a spostare 42 q.li al giorno calibrando ben 8.500 piastrelle ogni otto ore (D. 146). Pertusola (La Spezia) — La produzione dal '48 al '52, era più che raddoppiata mentre i lavoratori erano diminuiti di 45 unità e non avevano avuto alcun vantaggio salariale. Nello stesso periodo si notava un forte aumento delle malattie professionali. Il 5% delle maestranze era affetto da saturnismo (D. 145).
della Scala Mobile
Fra i problemi di un certo rilievo che attendono una soluzione che potrebbe realizzarsi pacificamente, qualora la Confindustria assumesse una diversa posizione, e quello del computo degli aumenti dei fitti. derivanti dalla legge del giugno 1955, nella rilevazione del costo della vita, in relazione al funzionamento del meccanismo della scala mobile. Non c'e stato verso, anche in questo caso, di far mutare l'atteggiamento della organizzazione degli industriali di fronte all'evidenza dei fatti. Per la Confindustria, l'aumento del 20 per cento degli affitti non c'e stato per i lavoratori che occupano un alloggio con canone bloccato. E. questo sapete perche? Perchè nel 1950, quando fu stabilito il sistema di rilevazione dei prezzi, fu deciso che in considerazione del blocco degli affitti, era inutile rilevarli tutti i mesi, mentre si poteva farlo solo trimestralmente per conteggiare solo quei pochi casi di variazione che si potevano verificare per un raggiunto accordo fra locatario e inquilino. Che sia intervenutà una legle che impone agli inquilini un aumento di locazione tale da alterare i rapporti in atto fra costo vita e retribuzione, alla Confindustria non interessa, anche se ciò è in contrasto con la premessa che motiva e giustifica l'accordo stipulato nel 1950 tra Confindustria e organizzazione dei lavoratori. L'atteggiamento ufficiale della Confindustria è quindi quello di non discutere, e di restare nei termini di una sterile posizione tecnicistica. Il rifiuto di calcolare l'aumento dei fitti comporta il mancato scatto di un punto nel funzionamento della scala mobile. Ciò aggrava il danno che già subiscono i lavoratori, a causa della inadeguatezza del valore del punto della scala mobile. I dirigenti della Confindustria sanno infatti che dal 1950 gli aumenti della retribuzione non si sono verificati soltanto in seguito al funzionamento della scala mobile, ma anche per effetto dei num,: accordi e contratti sindacali. Cosicchè il valore del punto (essendo rimasto inalterato in cifra assoluta) risulta inferiore di una aliquota percentuale di circa il 10 per cento rispetto al valore che dovrebbe avere per essere adeguato alle nuove retribuzioni contrattuali. Ma l'organizzazione padronale persiste in una posizione di ostinato diniego, andando molto oltre la linea abitualmente seguita. Ora la Confindustria sembra avere un sacro terrore di spostare la discussione dal piano tecnico a quello sindacale, come se temesse che gli argomenti da noi avanzati e la forza del buonsenso la costringano a seguire una strada meno irragionevole. Non può giovare a nessuno questo modo di guardare dall'alto i problemi che interessano i lavoratori; così facendo, si rischia di non vedere le cose nella loro giusta proporzione, di sopravalutarsi, e di sottovalutarsi la spinta determinata dalle aspettative dei lavoratori; e le conseguenze che possono derivare da tale atteggiamento sono molte, e non tutte interamente valutabili.
PER LE LIBERTÀ DEMOCRATICHE NEL NOSTRO PAESE I DIECI PUNTI DELLA CONFERENZA NAZIONALE Dall' "Umanitaria,, di Milano un grande appello ai lavoratori La Conferenza Nazionale di Milano promossa dalla C.G.I.L., con la partecipazione dei partiti, di associazioni e di personalità della cultura, dell'arte e della politica d'ogni corrente, attira la nostra attenzione sulla grande minaccia che incombe su tutte le libertà democratiche del nostro Paese. Questa minaccia parte soprattutto dalle fabbriche, nella maggior parte delle quali i lavoratori sono sottoposti a un regime di schiavismo padronale. Il padronato italiano, con l'appoggio del passato governo e sotto la guida dei grandi monopoli, sviluppa un'azione sempre più sistematica e intensa di discriminazioni e di rappresaglie sindacali e politiche, contro i lavoratori, ai quali è vietato di pensare e di agire come liberi cittadini, sotto pena del licenziamento e della fame. Il padronato vuole sostituire alla Costituzione e alle leggi dello Stato una sua legge, suoi tribunali e suoi apparati polizieschi privati, per piegare i lavoratori al ruolo di strumenti e di macchine, con l'obiettivo di portarne lo sfruttamento oltre ogni limite tollerabile e di au-
mentare sempre più i profitti del capitale e il predominio economico e politico di pochi miliardari sulla vita della Nazione. La Conferenza Nazionale di Milano, ha deciso di rafforzare, di allargare e di sviluppare la lotta nelle aziende, nelle categorie e in tutto il Paese per la difesa della libertà.. l lavoratori chiedono al Governo che le aziende industriali dello Stato e controllate dallo Stato cessino di essere avanguardia della reazione padronale e divengano modello di democrazia. I lavoratori italiani esigono l'accoglimento dei seguenti 10 punti: Eliminazione di ogni discriminazione tra i lavoratori nelle assunzioni, nelle promozioni professionali, nelle retribuzioni, nei licenziamenti; Rispetto della libertà di organizzazione, di propaganda e raccolta delle quote sindacali nelle aziende, fuori delle ore di lavoro; Libertà a tutti i lavoratori di leggere e di far leggere la
L. 10
stampa di propria scelta nelle aziende, fuori delle ore di lavoro; Rispetto delle Commissioni Interne e libertà per esse di adempiere senza intralci ai propri compiti; Rispetto dell'unità delle Commissioni Interne e del principio della libera rappresentanza di tutti i lavoratori, con divieto di condurre qualsiasi trattativa con una parte sola dei loro membri; Fissazione o modifiche delle tariffe di cottimo e dei tempi di lavorazione, mediante aceordi tra direzione aziendale e C.I.; Neutralità assoluta della parte padronale nelle elezioni delle Commissioni Interne; Revisione dei regolamenti interni di fabbrica, mediante accordi tra direzione e C. I., per uniformarli ai diritti sindacali e democratici che la Costituzione garantisce ai lavoratori; Abolizione dei contratti a termine nei lavori continuativi e degli appalti interni; Divieto di licenziamenti arbritari, mediante una regolamentazione che consenta licenziamenti solo per motivi giustificati.