Skip to main content

Microfono9

Page 1

Sotto l'egida di "Microfono,,

Fra brev2. un concorso fotografico.

LA LOTTA CONTINUA

Uniamoci per conquistare un miglior tenore di vita

Qualcuno giustamente si potrà oggi chiedere cosa vi è di nuovo circa le ormai conosciute rivendicazioni salariali, cosa ne è avvenuto delle dure lotte e dei grandi sacrifici sostenuti da tutti i lavoratori italiani nei lunghi mesi ormai trascorsi al fine di vedere migliorate le loro condizioni di vita. Amici e compagni se pausa vi è stata questa è stata dovuta al periodo delle ferie che per tradizione è il periodo che distoglie il lavoratore da tutti i suoi problemi grandi e piccoli, e godersi in piena pace il riposo di ferragosto. Rien-. trando nelle fabbriche è ritornata la triste realtà dei problemi della vita, le difficoltà i disagi hanno preso di nuovo il loro sopravvento, ed i crucci, le privazioni i sacrifici hanno preso di nuovo il loro posto nella vita di chi lavora. Ritorna in ballo l'accordo truffa, con i suoi trabocchetti, con i suoi contrasti, con i suoi aspetti deleteri e negativi e questo evidentemente ,non contribuisce a portare distensione, speranza, benessere. A nulla valgono i salti mortali dei massimi dirigenti scissionisti tendenti a convincere i lavoratori che 300, 500, mille lire al mese di aumento bastano per sanare una situazione che da anni si trascina e che ha portato nel nostro Paese miseria e disoccupazione, disagi ed incertezze. La campagna che tentano di sviluppare nelle

BUONA AZIONE RICORDARE I MORTI

Domenica 12, u. s., un gruppo di nostri compagni di lavoro e precisamente Bianchi Mario, Pedrazzini Ambrogio, Broccoletti Adriano, Tavezzi Arturo, Ferrari Gianfranco, Melgazzi Agostino, Grechi Francesco, Alcide e Failla Giovanni, si sono recati a Lodi Vecchio per portare sulla tomba del giovane Mario Gagliardini, nostro dipendente, una corona di fiori.

Come si ricorderà, egli perse la vita in un incidente d'auto.

Gesto veramente umano e pietoso, che unito alla partecipazione numerosa al funerale di un'altro giovane, pure lui vittima di un incidente automobilistico, il figlio del nostro amico Brindani, dà prova della grande sensibilità che la classe lavoratrice ha per le vicende umane e dolorose che colpiscono chi le vive accanto.

Care lettere di cari compagni

Riceviamo e pubbLe

fabbriche perchè il loro accordo sia applicato « integralmente » perchè, dicono « se così è, i benefici dell'accordo sono molti » tende chiaramente ad illudere ancora vergognosamente i lavoratori ed a contenere la protesta ed il malcontento che il loro tradimento ha fatto nascere anche tra le file dei lavoratori iscritti alla Cisl.. Noi, come abbiamo sempre detto, non respingiamo i modesti risultati che l'accordo truffa, ha portato ai lavoratori, ma se accettiamo e solo a titolo di acconto, quella miserevole cifra che l'accordo prevede, respingiamo energicamente la riduzione del minimo d'incentivo che dal 10% che il contratto nazionale prevede si vuole portare al 4%, respingiamo l'assorbimento dei superminimi e degli aumenti di merito che appiattiscono le paghe e tanti altri aspetti peggiorativi dell'accordo fasullo.

La lotta dunque continua perchè i padroni diano quanto fino ad oggi non hanno voluto dare e cioè il 10% sulla paga conglobata, più la famosa perequazione della contingenza tenendo conto del poter d'acquisto dei salari nelle diverse provincie. Lo avvicinamento delle paghe femminili a quelle maschili fino a raggiungere una differenza del 13% è un motivo di lotta a cui le lavoratrici impiegate ed operaie non intendono a nessun costo ri-

S.O.S. CIL Un "MICIOONO

Nel dare una sbirciatine alla contabilità del nostro giornale, ho rilevato che qualche reparto ritarda ol'tre al normale il pagamento dei numeri di « Microfono » prelevati. Questo per noi non è elemento di preoccupazione, in quanto siamo convinti della rettitudine di tutti i lavoratori ma essendo i fondi attuali del nostro periodico più che modesti, questi ritardi mettono in imbarazzo il nostro cassiere ogni qual volta si pone il problema del ritiro del giornale dalla tipografia che giustamente desidera essere pagata alla consegna della merce.

La preghiera che rivolgiamo dunque ai nostri volonterosi e preziosi diffusori è di fare opera di convincimento presso i nostri bravi ed affezionati lettori perchè siano puntuali nel pagamento del nostro periodico di fabbrica. Grazie!!!

BARBISA

nunciare. Queste sono le ragioni fondamentali per cui ancora una volta la C.G.I.L. chiama a proseguire la lotta tutti i lavoratori italiani, fino al raggiungimento della vittoria finale. Ricordiamoci e particolarmente ricordino i dubbiosi che anche quel modesto aumento che gli industriali hanno dovuto concede= ire non è certamenfe frutto dell'azione diplomatica dei dirigenti cislini che come si ricorderà, avevano chiesto ancor meno di quanto il padronato ha concordato, ma è il frutto delle lotte e dei sacrifici di tutti noi, che, sotto la guida del sindacato unitario, abbiamo saputo sostenere. La lotta sarà dura, non io dobbiamo nascondere, anche perchè avremo contro anche i dirigenti del sindacato minoritario che non vuole sconfessare il suo cattivo operato e perchè i padroni potranno come sempre contare sull'appoggio del governo Scelba-Saragat che sarà sempre pronto a mandare le sue forze di polizia a bastonare ed arrestare i lavoratori che oseranno protestare contro la miseria, la disoccupazione, l'inganno e la corruzione. Sempre uniti, amici e compagni e la vittoria non potrà non arridere a chi si batte per il progresso, per il benessere e per la pace.

ZOLI

«11111,~1111›.1b:111. ,~~..q, Leggete "LAVORO,, il settimanale illustrato della C. G. I. L. 4111hAlb...1,44.4111i.

Ai miei compagni di lavare tutti Dopo diciannove anni LA servizio e di lavoro trascorso czn Voi e con i nost.i cari Uir:ganti, sono costretto a ritirarmi e tastiere con grande rincre:.imento questa aiiench a cui ero molto affezionato, a cau:a delle mie precarie condizioni di salute che non mi permettono di svolgere la benchè minima attività. 12z.po tanti anni di intenso ed onesto lavoro, non mi riesce facile adattarmi all'idea del riposo forzato ed è dunque con sincerità che auguro a tutti i miei coliinpiegzti e3 operai lunghi anni di salute per la loro prosperità e per quella della Ditta. Ringrazio il nostro buon Direttore Signor Borgo per la bontà che ha voluto sempre usarmi nei rapporti di lavoro ed un fraterno grazie ai bravi compagni vecchi e giovani per le loro cordialità ed attenzioni.

Un ricordo ed i miei sinceri saluti a tutti con -a7ticolare riferimento ai lavoratori del reparto C.H.

Caro e vecchio combattente della classe operaia, compagno Borgarelli. Noi vecchi e giovani che restiamo, pensiamo che non sarà facile dimenticarti perchè gli onesti, i buoni, i lavoratori indefessi lasciano sempre una traccia di loro e della loro opera. Ci dispiace che la tua salute non sia delle più floride e malgrado ciò, il nostro cuore semplice• fa voti perchè tu, dopo tanti anni di operosa attività, abbi a godere nel migliore dei modi il meritato riposo. Ti ricorderemo sovente ed a nome di tutti il « Microfono a cui tu sei tanto affezzionato, ti invia saluti ed affettuosità e ti promette che ogni quindicina, immancabilmente verrà a trovarti.

Fraternamente, i lavoratori e le lavoratrici della Geloso.

si fa onore

del Grande successo alla festa dell'Unità. Nel grande . padiglione dei giornali delle fabbriche, faceva bella mostra lo stand approntato dal nostro « Microfono » col valido contributo della direzione e di molti compagni tecnici ed operai. Questi ultimi si sono adoperati in modo superlativo alla costruzione prima, ed alla istallazione dopo, del capolavoro che riproduceva in formato gigante il mobile di un televisore. La grande ed accu-

Parco Lambro

rata riproduzione rifinita nelle sue più piccole parti ha destato l'ammirazione e l'elogio di quanti ci hanno visitato. Non possiamo dunque che ringraziare vivamente tutti coloro che hanno contribuito in un modo o nell'altro alla riuscita della presentazione del nostro quindicinale alla bellissima festa dell'Unità che ha avuto il suo svolgimento al Parco Lambro nei giorni 1011 e 12.

L. 10 Redazione e Amm. VIALE BRENTA, 29 15 Settembre 1954 - N. 12 Quindicinale degli Impiegati e degli Operai della Geloso
"Microfono., alla Festa

UN

PO DI CRITICA A CHI CI CRITICA

Quattro parole a tutti ed in particolare a quei compagni ed amici (pochi per fortuna) tanto prolissi per natura a dire ed a ridire su l'operato di tutti e su tutto. Generalmente questi professori (che professano) della critica ad oltranza non prendono parte a nessuna iniziativa collettiva, generalmente non fanno parte a nessun organismo di massa o se ne fanno parte, non muovono un dito perchè le cose vadino nel migliore dei modi. Stanno a-la finestra a guardare e criticano; ma come criticano? La commissione interna fa qualche cosa che a questi compagni non sembra giusta? «Ma la commissione interna cosa ci sta a fare?! Chi, il Zoli? Chi, il Failla? (ed anche gli altri) tutti buoni da bausciare. Quando poi non dicono che la c. i. è d'accordo con la direzione (nel non fare gli interessi dei lavoratori) ed altre corbellerie del genere a cui logicamente il lavoratore giudizioso non crede. Ma quel tizio o quei tizi che dicono, a torto od a ragione, queste piacevoli cose l'avete mai visti voi in commissione interna a far presente ai diretti interessati o, responsabili che dir si voglia, il loro malcontento, il loro appunto,. la loro critica? No, mai! Al cral qualche cosa non funziona come dovrebbe, il vino non è buono, i prezzi sembrano esagerati? « Al cral; ma al cral tutti mangiano e bevono qualc'uno si fa la casa o chessò io ». E via di questo passo. La commissione interna, il cral, il fis, il sindacato, il partito, tutte cose che non andranno mai bene (per questi signori) e la loro maldicenza è sempre li, pronta a colpire, senza discriminazioni, senza pietà e... senza giudizio, tutto e tutti. Amici brontoloni, eterni « mai contenti, fatela la critica, perchè la critica è utile, necessaria, costruttiva se è fatta nella sede appropriata e sopratutto se è fatta alla persona direttamente interessata che oltre a poter giustificare il suo operato trova nei vostri rilievi la possibilità di non cadere più in quegli errori da voi lamentati, può migliorare il suo làvoro e la sua esperienza; e se poi quelc'uno spingesse il suo ardire fino al punto di dire; « ti faccio vedere io come si fa « o dicesse: da domani anch'io voglio aiutarti » e nell'uno e nell'altro caso mettesse veramente in pratica la sua affermazione, allora, o, allora le cose andrebbero veramente ma veramente meglio per tutti.

POLESI GIOVANNI

Prendiamone atto

Un rilievo che ha trovato il suo motivo in una corrispondenza apparsa nell'ultimo numero del « Microfono » dal titolo « Verboten all'ombrello » mi piace qui riportare in quanla nostra sim • atica colle: a

:impiegata che l'ha mosso ha I trovato e non a torto che, cer, te manchevolezze che i compagni operai rilevano a loro carico, vengono presentate sul I giornale chiamando in causa !gli impiegati, quando questi hanno la ventura di non soffrire di queste manchevolezze ' su accennate. Il rilievo, secondo me è più che giusto, in quanto se (è qui voglio riferirmi all'articolo incriminato) gli operai si bagnano quando piove perchè non possono portare l'ombrello in fabbrica, il chiamare gli impiegati in causa solo perchè loro l'ombrello, dato che lo spogliatoio lo hannovicino al proprio ufficio, lo portano dentro, non è motivo che possa convincere la direzione a non far bagnare i primi. Cioè, in parole semplici, essendo il problema dell'ombrello una qùestione che interessa solo gli operai, bastava citarlo senza fare riferimento, nella forma quasi di deplorazione, all'ombrello degli amici impiegati ed agli impiegati stessi. Morale della favola: gli impiegati sono dei lavoratori al pari degli operai; gli uni e gli altri hanno nella vita dell'azienda posizioni alterne di svantaggi e di vantaggi. A tutti e nella più completa uniformità di intenti metta il compito di eliminare gli aspetti negativi e migliorare g:: i:pet2 po_ sitivi che l'attività produttiva via via presenta, sia che ciò interessi gli uni o interessi gli altri.' L'appunto, come dicevo al mio inizio, è giusto, e sono certo che questo richiamo permetterà ai corrispondenti di « Microfono » di impostare nella forma più unitaria e fraterna i problemi della fabbrica e dei lavoratori tutti.

Il Direttore

Dal settimanale "Epoca„ Guardiamo con simpatia i paesi socialisti

Il dr. Karl Evang, ministro della Sanità Pubblica di Norvegia, ha compiuto un interessante viaggio di tre settimane nella Russia e ha riferito le sue impressioni a una commissione dell'ONU, riunitasi appositamente a Ginevra. Il dr. Evang si è mostrato stupito del numero considerevole di medici e ospedali russi, di gran lungo superiori alle percentuali registrate in Europa e in America. Il dottor Evang ha detto nella sua relazione che nell'Unione Sovietica esiste un medico ogni 700 abitanti e un infermiere ogni 450. Negli ospedali per ogni 100 malati ci sono dai 160 ai 170 dottori. Non è vietato l'esercizio privato della professione medica; in effetti, però, soltanto specialisti di fama hanno consu7.tazioni ben retribuite, mentre la grande maggioranza dei medici lavora nei centri statali e negli ospedali espletando spesso mansioni che da noi vengono riservate agli infermieri. In Russia viene data molta importanza al contatto diretto del dottore con il pa-i zSctitc: capita cori di vedere nelle corsie i medici intrattenersi ,per ore al capezzale dei malati, parlando di argomenti estranei al decorso della malattia. Sono preferiti i trattamenti psicologici e si mostra una certa avversione per la chimioterapia. Attualmente nell'URSS sono state vaccinate migliaia di persone con l'inalazione d4 virus attivi per combattere l'influenza.

UN PROBLEMA PROFONDAMENTE MORALE

Non è certo con piacere che tocchiamo questo tasto, ma indipendentemente dal fatto che vi è chi parla e chi sta zitto, è bene si sappi cosa ne pensano gli impiegati di un certo provvedimento preso dalla direzione in riferimento alle assenze per malattia. Da sempre, da quando cioè in Italia si è respirato un po di aria di libertà e di democrazia, ogni qual volta un impiegato della nostra azienda si assentava per indisposizioni, malesseri o malattia di lieve entità che dir si voglia, che comportava un astensione dal lavoro di un riorno o due, bastava una telefonata, un biglietto od una comunicazione a breve voce di una terza persona perchè tutto era sistemato e l'assenza veniva regolarmente pagata, come da prescrizione contrattuale. Questo si è detto, avveniva da sempre. Ora, per motivi che secondo noi non possono giustificare il nuovo atteggiamento della direzione, perchè il breve periodo di un giorno o di due giorni di malattia venga pagato, bisogna che l'interessato si munisca di certificato di malattia. Tutto ad un tratto il rapporto di reciproca fiducia che esisteva ieri, e che dovrebbe anche contrattualmente costituire la piat-

taforma dove poggiano i rapporti di lavoro fra datore e prestatore d'opera, viene a mancare. Come si giustifica tutto questo? Si dice che vi sono in questo senso degli abusi, da parte di un certo numero di colleghi. Basta questo per sovvertire una consuetudine che a nostro modo di vedere non ha, mai portato nocumento agli interessi della azienda? Quando però è risaputo che, in caso di indisposizione l'intervento di un medico comporta nel maggiore dei casi, una volta riconosciuta l'indisposizione, una assegnazione di riposo che va al di là del giorno o due affidati alla discrezione del dipendente, e se a questo si aggiunge il giustificato risentimento della categoria, si può affermare che questa volta la direzione non ha fatto le cose nel suo specifico interesse.

la Cooperativa si farà!!

La costanza e la continuità con cui molti nostri compagni ci chiedono notizie della cooperativa, ci fa pensare che il problema della casa è molto sentito. Ma nostro malgrado

a000iamo constatare cne non è sentita la necessità di contribuire alla costituzione giuridica della coopera2ve. stessa che, tradotta in cifra, come si sa, costa all'incirca quarantamila lire, cifra che sulla base degli aspiranti soci è stata suddivisa in quote di L. 500. La necessità che questa quota sia versata con sollecitudine, è di enorme importanza in quanto, una volta in possesso della cifra necessaria, si può dare l'avvio alle pratiche inerenti la fondazione della cooperativa.

In attesa che ciò avvenga si rende necessario formare l'indispensabile comitato amministrativo che avrà oltre a tutto il compito di amministrare i soldi dei soci. Questo atto non può essere sottovalutato da nessuno in quanto i dieci componenti questo comitato (un presidente, un vice-presidente cinque consiglieri, due sindaci effettivi e uno supplente) saranno coloro che oltre a provvedere a tutte le esigenze di carattere tecnico, economico, legale, ecc. ecc. che si presenteranno via via che la costruzione prenderà consistenza avranno anche il compito di amministrare e tenere contabilità per parecchi milioni, quindi la esigenza di una accurata scelta a cui nessun socio dovrà esimersi di contribuire.

Sin da oggi quindi mettiamoci nell'ordine di idee che alla convocazione che 1' attuale consiglio provvisorio farà fra breve nessun socio deve mancare. Per concludere, se vogliamo presto vedere qualche cosa di concreto, diamo tutti la svegliarina a coloro che non hanno ancora versato le 500 lire e partecipiamo al completo alla assemblea dei soci che verrà indetta con invito scritto e personale, il giorno 23 p. v. alle ore 18,15 nei locali della mensa

A presto arrivederci dunque. LANCINI VITTORIO

J.t campagna Xeki. è ... 'tarma

Non è facile diventare nonno. Ciumbia!!! Io per esempio malgrado tutti i miei sforzi non riesco a diventarci. Ma giuri, il giorno che mi sposo, ci penso io, ghe pensi mi, si perchè a vedere come brillavano gli occhi e come tremava il barbarozzo del nostro compagno Neri Ennio del reparto manutenzione, quando, così... per caso, me ne ha parlato, bisogna proprio pensare che deve essere una gran bella cosa. Intanto ci accontentiamo di congratularci col fortunato nonno inviando pure tanti auguri al nuovo venuto (un bel maschietto), ed ai suoi bravi genitori.

Ftll

Figli di papà

Bella la televisione, bella la mille e cinque, bella S. Remo, bella la vita. Ma sai Gastone che a pensare al progresso ce da sbalordire? Se si va avanti così, verrà giorno che basterà premere un bottone e si potrà avere tutto quello che si vuole.

Gastone: « Ma però bisogna premere il bottone ».

pag 2 :! M!crc;cr.c de:
GIANNI

il Microfonodei lavoratori

Dagli Uffici e dai Reparti

Ci scrive un... isolato

Non sono il solito « gruppo di operai o di impiegati », sono un semplice lavoratore che intende conservare l'anonimo perchè la domanda che pongo sodisferà certamente la curiosità anche dei comunisti. Desiderei avere chiarito dal nostro tanto bravo direttore o di chi ne è capace come si spiega l'atteggiamento della Cina comunista che da quanto si è potuto sempre sapere è per la pace ma ora apre mi conflitto che può avere delle conseguenze gravi per la pace del mondo.

Caro anonimo, rispondere alla tua domanda è tanto elementare che io direttore (ti ringrazio del « tanto bravo ») ed operaio modesto non me la sarei proprio aspettata. Piuttosto (e dopo passo alla risposta) faccio un appunto per lo anonimo. Sarebbe utile e dignitoso imparare almeno fra noi a guardarci apertamente serenamente in faccia anche se non condividiamo talune idee o ideologie che altri professano. Solo chi sa di professare un credo che- contrasti .con la sana morale e con il senso democratico deve nascondersi, ed in questo senso io voglio credere che nessun lavoratore ha ragione di ver,gognarsi specialmente se è in buona fede.

E veniamo alla tua domanda. Io voglio fare una precisazione e poi rispondo con un 'esempio. E' da tutti risaputo -e da nessuno contestato che l'isola di Formosa, per cui oggi il grande popolo cinese intende lottare perchè sia riunita alla madre patria, appartiene, storicamente, giografi-camente, politicamente alla Cina anche se dal 1895 al 1946 fu sotto il dominio del Giappone. Chiarito questo punto passo quindi all'esempio.

Mettiamo che il giorno che finì la guerra a casa nostra, -ci fossimo trovati la brutta sorpresa di avere dei traditori nostrani abbarbaricati in Sicilia e che forti dell'appoggio, mettiamo l'assurda ipotesi, dei tedeschi (o degli americani, come veramente stava succedendo per via di quel famoso movimento separatista a cui faceva parte anche il bandito Giuliano) avessero -dichiarato la nostra isola repubblica a se. Cosa sarebbe avvenuto? Oggi, se non qualche anno prima tutti gli italiani avrebbero preteso sacrosanto la liberazione e la unificazione della Sicilia all'Italia, ed ai compari stranieri che avrebbero sostenuto difeso i banditi nostrani di levarsi dai piedi che quelli erano affari nostri, che fra noi dovevamo risolverli. E nel caso che quei signori tedeschi americani non se ne fossero andati, avremmo noi rinunciato alla nostra terra? La verità è una, amico anonimo: che la Cina è in casa sua e vuole mettere a posto le cose di famiglia. L'America è in casa d'altri e protegge un criminale di guerra quale è

Ciang Kai Scek, col chiaro intendimento di provocare un nuovo conflitto mondiale. Ma i popoli amanti della pace vegliano ed i fautori di guerre saranno ancora una volta sconfitti.

Ed i grembiuli?

Da tempo, anzi da molto tempo abbiamo avanzato una richiesta alla direzione, richiesta che oltre ad essere giustificata è anche di lieve entità; la possibilità di avere dei grembiuli di stoffa o gomma, da metterci davanti, noi. che adoperando prevalentemente colla, quando è sera ci conciamo il grembiule ed a volte anche la biancheria intima. Un grembiulino salverebbe il tutto ed essendo più minuto è più facile da lavare e quindi da cambiare. Si chiede troppo? La Direzione, nella persona dell' Avv. Franceschelli ci ha risposto, tramite la commissione interna di rivolgerci al capo .reparto il quale, se riterrà opportuno fare la richiesta a chi di dovere. Senza voler fare della inutile polemica possiamo affermare che non è la prima volta che i dirigenti di reparto fanno spallucce (si dice così?) a certe necessità fatte presenti dai lavoratori, o perchè non vuole avere fastidi o perchè nnn ne riconosce la necessità. Ma in questo caso, come la mettiamo? Il grembiulino è certamente utile e necessario. A te caro « Microfono » vedere di risolvere il quesito. Ci riuscirai?

Un gruppo di lavoratrici ci scrive:

Abbiamo con piacere visto sul nostro giornale la fotografia del giovane nostro dipendente morto in un incidente di moto. Però abbiamo notato che è la prima volta che ciò avviene e pensiamo che in avvenire ciò sarà fatto per tutti i casi di morte di cui il giornale, con sano ed obbiettivo spirito accenna nelle buone usanze.

Care compagne, ho letto e pubblico con piacere la vostra corrispondenza perchè in fondo la migliore ricompensa al mio difficile e non sempre proficuo lavoro è giusto quella di fare quanto di più può incontrare l'approvazione di tutti, però in questo caso ci tengo a precisare che date le attuali modeste condizioni finanziarie del nostro « Microfono » non ci è possibile, so , stenere la spesa delle pubblicazioni delle fotografie dei famigliari defunti dei nostri dipendenti. Fino a che le nostre finanze non saranno migliorate le pubblicazioni delle fotografie dei defunti sarà cir. coscritta (facciamo gli scongiuri) ai soli dipendenti. Per chi volesse sostenerne la spesa (L. 2000) il giornale è sempre pronto a riservare lo spazio necessario alla pubblicazione.

I•g< I ed, i Tragedia in tre atti e... un biglietto di punizione.

I riferimenti (a fatti ed i personaggi sono puramente casuali).

I Atto. - In mensa danno il pollo da mangiare.

II Atto - Un operaio conserva la sua razione e la mangia in reparto (quinto piano).

III Atto. - Viene pescato da

P19-3

.12k iiThíì

una guardia che le fa rapporto.

Rapporto: L'operaio tal dei tali consumava il pasto sul posto di lavoro. Vistosi scoperto cercava di far scomparire il corpo del reato buttando le proprie ossa dalla finestra.

Volete comperare bene e spendere poco?

DITTA IV! Ank I

1"

il negozio di vostra fiducia Visitateci senza impegni

Lunghe rateaz oni

Via Tagliamento 2 (ang. Corso Lodi)

Per gli acqeisii chiedete il buono al CRAL

De Cadi

MACCHINE PER CUCIRE

CORSO LODI, 12 - Tel. 58 15.02

Radio - Televisione - Cucine economiche

Elettrodomestici - Macchine da scrivere

Adatta mobiletti per qualsiasi macchina per cucire e fonobar w O I-r.e. A RATI

Se tu vuoi in tutta fretta un ombrello, una borsetta, i tuoi soléi saran ben spesi se tu vai • Ò a

V I A J 11\1 N E IR 7 6

Grande assortimento di valigeria e articoli in pelle

Buoni di acquisto presso il CRAL

Se volete far le spese per il vostro abbigliamento ricordate .LA Mt LANESE,, lascia sempre il cor contento

"La Milanese„

Via Passeroni N. 3

Lunghe rateazioni I buoni d'acquish vengono rilasciati dal CRAL

Se la scarpa vuoi comprare che ti buri anni interi Sai (Sa chi tu òevi anbare? Solamente 6a

qingeke

Ci 6

il negozio di vostra fiducia - Ritirare i buoni al Cral

Se decidi un bel momento di acquistar l'abbigliamento vai al CRAL a (are i buoni e li porti a

fAta,h,típictéte

il negozio dei lavoratori - Corso Lodi Grande assortimento stoffe, calze e biancheria in genere

.agtanest.

Il Racconto del concorso letterario "QUI RADIO ITALIA LIBERA„

Anche il tempo ci era nemico, e quella mattina del marzo (la quinta di libertà in Germania) non faceva presagire nulla di buono anche per quel giorno che si annunciava freddo e nebuloso. Lunga era la catena di uomini in marcia che disperatamente, percavano di raggingere la vecchia, l'amata terra italiana. Di questa interminabile fila di sventurati, io, assieme, ad altri sette compagni formavo la pattuglia più avanzata. Già quattro giorni erano trascorso da quando, riuscite a fuggire, favoriti da un infernale bombardamento che aerei anglo- franco- americane avevano effettuato nelle adiacenze del campo di concentramento situato in un paesino della Renania, dove, noi eravamo da tempo prigionieri, ci mettemmo in cammino decisi a tutto pur di raggiungere paesi ospitali, la patria, la libertà. Ed ecco la lunga schiera di diseredati; gente affamata che nulla aveva da mettere sotto i denti, dalle divise a brandelli che prestavano le carni al morso del gelo. Gli aerei alleati si accanivano su noi, quando incolonnati ci prestavamo ad essere scambiati per armati in movimento. E fu un pò anche questo che ci consigliò di dividerci in piccoli drappelli ogn'uno dei quali doveva pensare a se scegliendo strade possibilmente diverse onde facilitare la ricerca già trag;ca, di alimenti. La strada da percorrere era lunga e piena di insidie; i tedeschi in ritirata costituiva per noi il pericolo maggiore ed il più immediato per cui decidemmo di viaggiare di notte e restare nascosti lungo il giorno, Altra grande preoccupazione, che 'stimolava tutte le nostre cure e la nostra attenzione era dovuta allo stato dei nostri piedi che erano per noi il solo e valido mezzo di locomozione senza il quale veniva a precludersi ogni possibilità di realizzare il disperato sogno di rivedere la, Madre Patria e con essa i sospirati volti dei nostri cari. E il freddo e le tragiche condizioni delle nostre esauste scarpe rendevano il compito di preservazione dei nostri arti pressochè impossibile. Così, come, si poteva i chilometri si susseguivano ai chilometri fino a che le forze resistevano, fino a che la volontà non soccombeva alla stanchezza, alla fame che lancinava i nostri stomaci. Brutti momenti quelli della fame, di quella fame rabbiosa, cieca, lancinante che rende ferocemente egoisti, cattivi inumani.

In quegli attimi, sono convinto, in noi si risvegliano tutti quegli istinti primordiali in cui l'uomo non conosceva altro che la lotta per l'esistenza e quindi per, l'accaparramento della preda atta a nutrirlo. Così noi.

Tristi, tristi e mortificanti erano poi i ritorni alla normalità, quando, attraverso espedienti e ricerche affannose di qualsiasi erba si riusciva a mettere sotto ai denti qualche cosa che assopiva ì più dolorosi stimoli della fame. Quanta vergogna ci portava la considerazione di quegli atti degradanti che oscuravano in noi i sensi della ragione. In una di queste crisi, dopo avere, con sforzi sovrumani, evitato che la discussione degenerasse in lite, si decise di dividerci. Un residuo senso di obbiettività ci permise di dividerci i suppellettili che costituivano tutta la nostra ricchezza e così toccò a noi quattro che costituivamo uno dei gruppi, l'assegnazione di un piccolo veicolo, molto in uso in Germania, che ci offriva il vantaggio di trasportare le nostre povere cose, il cui capo più importante il più voluminoso era la coperta. Senza cerimonie, senza perditempi inutili ogni gruppo scelse la sua strada e ci separammo, e il cammino della disperazione continuò. Lento, pieno di alterne vicende, ora tristi ora piene di speranze, susseguirono i giorni di marcia che ci portavano sempre più vicini alla meta sospirata. Non so, non ricordo più quanti giorni erano passati, quanti chilometri avevamo fatti, quando verso l'imbrunire perso ogiu., senso di prudenza, e di accortezza e presi soli dalla smania di andare avanti, di arrivare presto sempre più presto dove il cuor e l'anima, lo spasimo del desiderio erano da tempo arrivati, ci facemmo sorprendere quasi stupidamente dalla mira di un aereo inglese che fece scempio delle nostre masserizie. Addio carettino, addio secchio dell'acqua con i due barattoli di latta tanto comode ed indispensabili per fare cuocere i cibi più disparati e più impossibili. Era un colpo, un duro colpo che veniva inferto alle nostre possibilità di arrivare, al nostro morale, al nostro coraggio.

Proseguimmo il cammino con l'angoscia nell'animo, incuranti del freddo, dei pericoli che ci corcondavano, della fame. La fame? ma quella laggiù, si quella massa informe che si vedeva la infondo, sul ciglio della strada, era fame che si tramutava in alluccinazione? Gli occhi vedevano giusto? no, non potevano essere ne sassi ne erba; era qualche cosa che l'istinto più che la vista ci diceva essere la nostra salvezza. Ci precipitammo e dopo una breve corsa si presentò ai nostri occhi la sagoma di un cavallo, facile vittima di qualche aereo, crivellato di ferite che giàceva stecchito al suolo. Senza parlare, forse senza pensare, così, istintivamente, con le mani tremanti dalla com-

mozione, afferammo la bestia dalle arti per trascinarla lontana dalla strada, ma la disdetta ci perseguitava; perchè rumori ben definiti di carri armati si avvicinavano verso di noi che presi da giusto panico e con la morte nel cuore ci allontanammo correndo verso una boscaglia vicina che si prestava a nasconderci agli, occhi dei tedeschi in ritirata.

E li sostammo in attesa del momento più opportuno per relizzare il nostro sogno; ti:gliare delle belle fette di carne e dopo averla fatta brustolire al fuoco farne una scorpacciata da morire. Amici, avete mai provato avere fame? fame, non appetito, fame con la f maiuscola, anzi, con tutte le parole maiuscole. Avere sotto gli occhi di che sfamarsi e non poterne prendere? Vi assicuro che ce da impazzire. Cercammo di distogliere gli occhi dall'oggetto del nostro supplizio e ci inoltrammo tra il fitto degli alberi. Ci sbandammo un pò e certamente avremmo fatto fatica a riunirci se un grido di richiamo e di sorpresa lanciato da un nostro compagno non ci avesse fatto accorrere tutti verso la stessa direzione. Accovacciato per terra, tutto intento a rovistare dentro a delle cassette metalliche ammonticchiati fra cespugli stava chi aveva dato la voce. Le cassette, causa del nostro allarme contenevano delle batterie elettriche atte ad alimentare una stazione di collegamento radio; più in là trovammo anche l'apparecchio ri_ cevente e trasmittente. Passato il primo momento di stupore e di curiosità stavamo allontanandoci delusi, lasciando il nostro scopritore alle prese con i bottoni di comando, dell'apparecchio, quando un grido soffocato ci riportò ancora presso di lui che, occhi sbarati le dita strette pasmodicamente su una cuffia di recezione che faceva parte dell'apparecchio e che lui aveva applicato alle orecchie, balbettava parole sconnesse, comprensibili. No, aspetta; diceva, si, ora si capiva; diceva, si cara, mamma, mamma mia. E ci guardava, forse meravigliato che noi non capivamo. e poi, rideva e ci invitava ad avvicinarsi andarci vicini. Timorosi, insospettiti e nello stesso tempo curiosi ci avvicinammo a lui ed accettando il suo invito portammo allo orecchio uno di quei piccoli trasmettitori della cuffia che lui aveva staccato. Perchè nella vita, piccole ed insignificanti cose, a volte riescono a far tremare tutto l'essere nostro, a fermare i battiti del cuore? Infatti, piccola cosa era quel filo di voce che si sentiva in quel minuscolo oggetto che avevamo alle orecchie; piccola voce lontana che parlava la nostra lingua, che diceva di cose di casa nostra, degli ultimi avvenimenti italiani: era l'Italia, era la nostra terra, tutte le cose più care ai nostri cuori che il caso, un movimento inconscio della mano del nostro compagno, che evidentemente aveva toccato qualche interuttore che a sua volta aveva messo in azione la recezione ra-

dio, ci portava davanti, con \ la realtà di una voce viva ed umana che attraverso l'etere risvegliava in noi tutte le passioni del cuore, tutti gli affetti, tutti i nostri ricordi. Un brivido percorse i nostri corpi e le lacrime sgorgarono impetuose dalle nostre ciglia; e si rideva e si piangeva, ci si abbracciava; eravamo pazzi; paizi e bambini. Italia. Italia santa e martoriata, terra nostra e dei nostri padri, quando ti potrò vedere? Ma riuscirò a. giungere sino a te?

Ma perchè sono qui, in terra straniera, terra nemica ed ostile che vuole vederci morti?

Questi i pensieri che apparivano, passavano e si confondevano nella nostra mente.

« Qui radio italia libera », diceva la voce. E parlava di Partigiani in lotta, di tedeschi in fuga, di alleati che avanzavano (con troppa lentezza) e di tante altre cose di cui noi non capivamo il significato ma che ascoltavamo con attenta passione ripeterdo di volta in volta qualche frase che più ci colpiva.

Amaro fu il risveglio, quando la voce tacque, non so se per fine trasmissione o per guasti, ma quella voce portò in noi la serenità, la concordia e la forza, ci seguì fedele e sicura nella lunga marcia del ritorno che pur continuando ad essere piena di tragici episodi ci portò sani e salvi in Patria, in seno alla famiglia.

Ed il cavallo da mangiare? Beh! quella storia la racconterò un'altra volta.

Buone Usanze

In circostanze veramente pietose è venuto a mancare il figlio di un nostro caro compagno di lavoro. Ci riferiamo al Lavoratore Brindani che, come è risaputo ha perso il suo figliolo in uno scontro automobilistico. A lui ed alla sua cara famiglia i segni del nostro profondo cordoglio e la nostra fraterna e sincera solidarietà. Quando il mondo ebbe inizio

Il 23 settembre grande avvenimento in casa della nostra compagna Tassi del rep. Ziliani. Infatti in quel giorno convola a liete nozze, la sua cara figliola Ravizza Olimpia. Ai futuri sposi ed alla famiglia tutta, cordiali auguri e figli... Beh! per i figli lasciamo fare agli sposi.

La lavoratrice Borella Cesarina da tempo assente dal reparto per malattia. Auguri affettuosi alla inferma da tutte le sue compagne di lavoro ed anche da « Microfono ».

Dal Rep. Televisione il compagno di lavoro Turri Mario convola a breve scadenza a liete nozze. A lui ed alla fortunata futura sposa Adele Bonaventura auguri di prosperità e di felicità.

(I Benis?).

Dir, Resp. Giovanni Failla Autor. Tribunale dl Milano 3312 Tipostampa - Milano Muratori TO

pag 4 il Microfono dei Lavoratori
J

Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook