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Magnete10

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L. 30

Sesto S. Giovanni, Luglio 1958

Anno VII - N. 2

I1 Magnete Periodico dei lavoratori detta Magneti DIREZIONE, REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE: CIRCOLO "LAGHETTO" - VIA DEL RICCIO

I difensori della (Civiltà occidentale> nel Libano e alla Marelli

SCIOPERO ALLA i71AGNET1 A

ANALOGIE

L'ESPERIENZA DI UNA MAGNIFICA LOTTA

I risultati dei gesti spacconi e provocatori A proposito dell'intervento americano nel Libano l'autorevole « Daily Herald » organo laburista, il 16 luglio pubblicava fra l'altro: « Gli Stati Uniti sono intervenuti nella guerra fasulla del Libano come poliziotti autonominatisi. I loro fanti di marina stavano già sbarcando, prima che le Nazioni Unite ne fossero informate o ne avessero dato l'autorizzazione. Perchè abbandonarsi a simili gesti drammatici e spacconi che sono futili oltre che provocatori? La minaccia di intervento e la manifestazione di forza sono proprio le cose che uniscono milioni di persone in tutto il mondo a rabo nell'odio contro le potenze occidentali ». Il ragionamento del giornale inglese a proposito dei risultati delle spacconate, delle manifestazioni di forza, delle ottusità senza principii, ci fa pensare ai dirigenti della Marelli e ai risultati che hanno ottenuto. Anche da noi, mentre da una parte si chiedevano legittime rivendicazioni (miglioramento del premio di produzione, costituzíone della Mutua Interna, risohizione del problema dei turnisti), da parte dei dirigenti della nostra fabbrica, esimi rappresentanti della civiltà occidentale, Si tirava per le lunghe, si faceva fare anticamera per mesi e poi non solo si rispondeva di no, ma sono incominciate le sospensioni, le 32 ore, le 24 ore settimanali. Si vuole smaltire la produzione vecchia in attesa di effettuare quella nuova (i TV con il tubo a raggi catodici di 120 gradi, TV e radio con tasti supplemen tari per il cambio automatico di tonalità e luminosità, ecc.) e, naturalmente, per eliminare il prodotto giacente si interrompe il lavoro, si effettuano le sospensioni, in una parola questo proposito della direzione si realizza sulla pelle di chi lavora. E questo si aggiunge alla infinita serie di soprusi, di discriminazioni, di angherie, di ricatti come quelli messi in opera alla vigilia dello sciopero quando si affermava che gli scioperanti avrebbero potuto fruire della mensa solo dietro pagamento di 180 lire. Chi semina vento raccoglie tempesta. Così, come nel M.

O.,

la politica padronale ottiene alla Marelli la risposta che si merita: lo sciopero unitario e gene rale. Sarà servita la lezione? Intanto offriamo alla meditazione dei dirigenti questi problemi che occorrerà trovino una sollecita risoluzione: 1) Effettivo e sostanziale miglioramento della mensa. 2) Garanzia minima delle 40 ore. 3) Miglior distribuzione delle ore lavorative durante l'anno in modo da evitare che in un certo periodo si effettuino centinaia di sospensioni e poi si proibisca di fare le ferie. 4) Rivedere i minimi di paga e migliorare gli aumenti di merito. 5) Tre'settimane di ferie ai lavoratoti operai.

Molte erano le opinioni a proposito dello sciopero, ma una era condivisa da tutti « bisogna fare qualcosa, altrimenti — di questo passo — chi sa dove si va a finire ». E bisogna dire che in qualcuno vi era anche sfiducia, alimetata dalle solite voci messe in giro ad arte dalla Direzione per aumentare la confusione e l'incertezza. « Se i turnisti sciopereranno, non potranno rientrare e per conseguenza perderanno più ore ».. « scioperando si perde il diritto alla mensa e chi vorrà mangiare in mensa dovrà pagare 180 lire » ecc. ecc. Naturalmente queste voci erano oggetto di discussione fra i turnisti e lasciavano qualche incertezza, che se si fosse tradotta in defezione, avrebbo danneggiato la lotta anche del turno normale. L'intervento però degli organismi sindacali dei lavoratori faceva giustizia delle voci messe in circola-

zione dalla Direzione e faceva comprendere ai lavoratori che la risposta migliore ai piccoli ricatti, alle meschine coercizioni per limita/t diritto di sciopero, è sempre la compattezza degli operai nello sciopero. Così è nata la magnifica dimostrazione dell'Il luglio dei lavoratori della Magneti A che ha gettato alle ortiche incertezze e sfiducia e ha fatto capire che le cose devono essere cambiate e la strada per cambiarle è la lotta condotta con dignità e fermezza. L'esperienza dimostra che i padroni ragionano solo in termini di forza e nulla concedono se non vi sono costretti. E a riconfermare la ferma volontà dei lavoratori di avere ciò che loro spetta, se sarà necessario, altre lotte unitarie seguiranno. Dipenderà dalla cattiva volontà dei padroni se la manifestazione dell'Il luglio sarà soltanto un punto di partenza.

PER SALVARE LA PACE Mentre scriviamo la situazione internazionale, aggravata tragicamente dalla aggressione americana al Libano e inglese alla Giordania, mantiene inalterati i suoi aspetti di pericolosità. Anche se, per ora, gli aggressori sono stati fermati sulle soglie della nuova Repubblica Irachena e la parola più che alle armi sembra essere alla diplomazia, il rischio di un conflitto permane. Inglesi e americani sono ancora a Beirut e ad Amman, armati modernamente, muniti di ordigni atomici con alle spalle la Sesta flotta gli uni e trentottomila uomini collocati a Cipro gli altri. Sin che queste truppe rimarranno dove sono, sempre potrà verificarsi l'accensione della scintilla destinata a trascinare il mondo nella terza guerra mondiale. La ragionevole proposta di Krusciov per un immediato incontro al vertice ha messo ancora una volta in luce che se la guerra non è scoppiata, questo è merito indiscutibile della ferma politica di pace dell'URSS e della serenità del suo gruppo dirigente. D'altra parte la proposta sa vietica è servita a smascherare an -lze il mito della cosidetta unità dei Paesi occidentali. Le ri-

sposte che sono partite da Lonscriviamo sono partite da Londra, Parigi e Washington alla volta di Mosca, mettono in luce le profonde contraddizioni che dilaniano gli alleati, uniti soltanto quando si tratta di soffocare le aspirazioni di pace dei popoli. In questo grave momento per la pace mondiale, quello che più sorprende è l'assoluta indifferenza con la quale il governo italiano ha seguito gli avvenimenti che fra l'altro hanno avuto luogo in una area mondiale di estremo interesse per l'Italia. Nessuna dichiarazione ufficiale è stata latta sulla situazione, nessun passo diplomatico è stato compiuto, nessuna iniziativa è stata presa. L'unico atto concreto è stato quello di instaurare nel Paese un cedenti in aperto spregio della Costituzione e del Parlamento. regime di polizia che non ha preDeputati sono stati fermati, manganellati, dirigenti di Partiti sono stati trascinati di fronte ai Tribunali, centinaia di cittadini gettati nelle guardine come delinquenti comuni, personalità della cultura, dell'arte e della scienza picchiati e tratti in arresto, comizi sono stati vietati, manife-

sti sequestrati e distrutti, volantini requisiti e così via, Persino il giornale socialdemocratico « La Giustizia » aveva protestato scandalizzato per quanto avveniva nel Paese. L'atteggiamento di politica interna del governo Fanfani, Saragat deve essere considerato come una indiretta precisazione della sua politica estera e cioè: piena solidarietà con gli aggressori, perfetto accordo con chi usa il suolo italiano da Capodichino, a Napoli, a Livorno come basi d'attacco a popoli in lotta per la loro libertà. Fanfani ha così dimostrato di non essere per Macmillan o per De Gaulle ma per Dulles ed Eisenhower cioè non solo di appoggiare gli aggressori ma i più oltranzisti fra questi. Basta sentire le trasmissioni della radio per rendersene conto. Per questo la vigilanza e la lotta popolare urgono più che mai. L'unica speranza di impedire all'Italia di trovarsi immischiata automaticamente in un tragico conflitto è nel popolo. I governanti ormai sono dall'altra parte della barricata. Più presto ce ne libereremo e meglio sarà. ACHILLE FINZI


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