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Magnete9

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Il Magnete

Periodico dei lavoratori della _Magneti Iflarelli

DIREZIONE, REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE: CIRCOLO "LA GHETTO" - VIA DEL RICCIO

Mi piacerebbe vedere la faccia del signor Presidente, conte ing. Bruno Antonio Quintavalle, del Signor Vice presidente, dei direttori. ecc. Mi piacerebbe proprio vederla, quando inizieranno la lettura di questo foglio.

Speriamo che abbiano il cuore saldo.

Cercate di capirli questi membri della classe dirigente: sino a pochi anni fa quell'arma formidabile che è la stampa era loro monopolio assoluto in tutto il Paese, e oggi... oggi si vedono giungere in fabbrica « Il Magnete ».

C'è da esserne perlomeno seccati, convenitene. Ma come, dall'alto delle colonne del « Corriere del Gruppo » ci invitano a discutere a collaborare, a prendere quattrini e... esco l Magnete. I 4ipenoenti discutono, collaborano si, ma con « Il Magnete ».

E non prendono quattrini, li danno!!!

E' il colmo.

Abbia pazienza, signor Pre. sidente Conte ing. Bruno Antonio Quintavalle anche a nome del signor Vice Presidente, abbiano pazienza i pennivendoli redattori del « Corriere Marelli », ora spieghiamo l'arcano.

Loro, ammaestrati dagli insegnamenti americani del T.W.I. e delle « Relazioni umane », vanno adattando ii giornale e l'organizzazione interna alle esigenze del capitalismo moderno.

Teoria: la opportunità della collaborazione col padrone.

Pratica: la scuola dei capi come complesso organizzativo capillare da opporre ai sindacati operai, il giornale come mezzo propagandisti. co, l'esercito dei sorveglianti come strumento di repressione, di intimidazione, di informazione.

Questa la situazione che mi pare possa essere commentata con le parole del Giusti:

« E perchè paga vostra Signoria, un grullo finto, un sordo di mestiere? — Uno che a conto della polizia — ci dorma accanto per dell'ore intere? — Questo denaro là lo butta via — per sapere cose che le può sapere, — nette di spese dalla fonte viva: — glielo voglio dir io: — la senta e scriva.

In primis, la saprà che il mondo e l'uomo — vanno col tempo; e il tempo, sento dire, — birba per lei e per noi galantuomo, — verso la libertà prese l'aire.

Questo è l'arcano. Il tempo è galantuomo, e i ricattucci, le offerte leziose di collaborazione compensata, la pressione del sorvegliante, non possono fermare la marcia del tempo.

Oggi vogliamo « che ogni figlio di Adamo conti per uomo » per dirla ancora col Giusti. E gli uomini non patteggiano la propria dignità, non la vendono, anzi la difendono e l'esaltano.

Per questo è uscito il « Magnete » per questo continuerà ad uscire sostenuto dalle lirette dei sottoscrittori, dagli articoli dei corrispondenti.

Uscirà in questa vigilia elettorale per confortare chi non vuole un governo in mano ai rappresentanti dei padroni, uscirà per far fronte allo strapotere di tutti i presicenti e vice presidenti, uscirà ad elezioni avvenute per contribuire al successo delle lotte del lavoro. Ci conti signor Presidente, anche a nome del signor Vice Presidente.

LO RICHIOSTO umronie BOLLO C.I.

Le C. I. degli stabilimenti

A-B-C-N/D/R della Magneti Marelli, in seguito alle pressanti richieste avanzate dai lavoratori di tutti gli stabilimenti in merito alle condizioni salariali e assistenziali esistenti nell'azienda, hanno deciso all'unanimità di avanzare alla Direzione del gruppo Magneti Marelli le seguenti richieste: adeguamento del premio di produzione; costituzione della mutua interna; soluzione dell'interruzione di mensa dei turnisti.

PREMIO DI PRODUZIONE

Partendo dalla considerazione che la nostra azienda ha aumentato progressivamente la produttività, si chiede un adeguamento al premio di produzione, in una cifra equa per tutti i dipendenti, ogni anno all'entrata in vigore del premio di produzione già esistente, dando

la possibilità di concorrere con entusiasmo da parte di tutti i lavoratori, interessando tutto l'andamento produttivo dell'azienda, in quanto costituisce un incontro per operai, impiegati, tecnici a lavorare meglio ad aumentare la produttività del lavoro, a perfezionare gli attrezzamenti, ecc.

MUTUA INTERNA

Sull'esempio di quanto avviene in altre fabbriche, i lavoratori chiedono la costituzione di una Mutua Interna, integrativa alla Mutua Nazionale, che cioè permetta una integrazione sul piano salariale e mutualistico in genere al lavoratore che cade malato o infortunato.

Le C. I. non escludono, per l'istituzione di questa mutua, un contributo proporzionale da parte dei lavoratori.

Il problema della mutua è fortemente sentito da tutti i lavoratori, la C. I. si augu-

ra una proficua discussione ed una sollecita soluzione.

TURNISTI

Le richieste dei turnisti sono: aumentare di 3 4 d'ora il tempo per consumare il pasto, al pagamento di una parte della fermata, alla garanzia delle 40 ore settima. nali. Ci auguriamo di trovare un accordo anche su questo scottante problema per venire incontro a quelli che sono i lavoratori più disagiati.

Nel presentare queste richieste, che rispondono ad alcune delle esigenze più sentite ed urgenti di tutti i lavoratori, le C. I. degli stabilimenti dr•I Grurpe Marelli, si augurano di trovare volontà di discussione e di accordo da parte della direzione, e pertanto fanno richiesta di una convocazione urgente, presso la direzione di tutte le C. I.

PATITA' DI SALARIO

Le donne sono più del 50% - ll valore del lavoro femminile - La Costituzione e la Convenzione del B. I. T.

Le donne rappresentano più del 50 per cento di tutti i lavoratori della nostra fabbrica; di queste, parecchie centinaia, soprattutto allo stabilimento A, sono ragazze giovani e giovanissime. in parte ancora assunte col contratto a termine.

Il lavoro delle donne ha assunto in questi anni una importanza particolare in tutti gli stabilimenti del complesso.

In particolare alla A e alla N le lavoratrici sono occupate nei reparti della produzione, che determinano tutto il ritmo produttivo dell'azienda, e nei quali si sono verificati i maggiori aumenti della produttività e della produzione.

L'introduzione dei tappeti e dei nuovi metodi tecnici e organizzativi del lavoro, non si può certo dire che abbia reso più leggero e meno faticoso il lavoro delle donne.

Al contrario, i ritmi di lavoro imposti dai tappeti e dai nuovi metodi di lavoro, sono tali che comportano per le

donne e le ragazze un impe. gno di attenzione e di continuità molto maggiore che per il passato. Così, mentre

è diminuita la fatica fisica delle operaie, si può dire che è molto aumentato lo sforzo nervoso, che comporta mag-

DIVIDENDI MARELLI

Il Consiglio d'Amministrazione della Magneti Marelli, nella sua ultima riunione, ha preso atto dei soddisfacenti risultati dell'esercizio chiusosi al 31 dicembre 1957, ed ha deliberato di sottoporre alla prossima assemblea dei soci la proposta di distribuire un dividendo di L. 65 per azione, contro un dividendo di L .60 distribuito per l'esercizio precedente. L'assemblea dei soci convocata per il 28 aprile 1958 sarà pure chiamata a deliberare in sede straordinaria, sulla proposta di aumento del capitale sociale da L. 4 miliardi e mezzo a L. 6 miliardi.

Dal giornale « 24 Ore » del 9 aprile 1958 abbiamo ricavato questa edificante notizia.

Aumenta il dividendo, aumenta il capitale sociale di un miliardo e mezzo di lirette. Quelle lirette che non c'erano per aumentare salari e stipendi, per evitare licenziamenti, per il premio di produzione.

Come la mettiamo? Chi mente? Il « Ore » o la Direzione?

E' ora di uscire dall'equivoco, si è oltrepassata ogni misura. Ogni dipendente ha reso ai padroni della Marelli un utile « netto di circa 500.000 lire.

E' sacrosanto chiedere (e ottenere) che qualche cosa venga anche nelle nostre tasche.

giore spreco di energie, maggiore logoramento della resistenza e della salute fisica delle operaie.

Al tempo stesso, mentre non sono migliorati affatto i salari, i guadagni di cottimo sono in generale diminuiti per le operaie; una serie di declassamenti, individuali o collettivi, di spostamenti, ecc. hanno peggiorato, anzichè migliorare, la situazione salariale delle lavoratrici della nostra fabbrica.

E questo mentre proprio a loro è dovuto in grande parte il forte aumento dei profitti della direzione del gruppo.

Non vogliamo qui soffermarci su tutti gli aspetti che riguardano la vita e il lavoro delle donne della nostra fabbrica. Invitiamo le lavoratrici e i lavoratori ad intervenire con articoli, lettere, opinioni, su questo argomento.

Su una questione di principio crediamo però sia dovere (Continua a :pag. 4)

Anno VII - N. i Sesto S. Giovanni, Aprile 1958 L. 20
PER UN PIU' GIUSTO SALARIO
Collaborare
I SOLDI CI SONO !
LAVORATORI E LAVORATRICI
TRA

DAI REPARTI E DAGLI UFFICI SCIOPERO AL REPARTO TV COSCIEN7A

5 minuti di abbuono - Chi mangia e chi no - L'ing. Frattini a cavallo - Motivi per non piegare la schiena

Da diversi mesi il reparto T.V. è in agitazione a causa del disagio scaricatosi sui dipendenti con lo spostamento del reparto dallo stabilimenti A agli stabilimenti di Crescenzago.

In questo stabilimento, di recente costruzioni, gli operai e i tecnici, per recarsi dall'ingresso al proprio posto di lavoro impiegano un buon dieci minuti.

Al mattino sono costretti a imitare Kuts, il campione dei 5.000 metri, per non giungere in ritardo; a mezzogiorno sono sempre gli ultimi ad arrivare in mensa dove non trovano quello che, naturalmente, hanno i primi arrivati, e a volte devono recarsi a prendere il mangiare alla mensa impiegati perchè Qua propria non v'è più niente.

Da questa insostenibile situazione scaturiva la richiesta di 5 minuti di abbuono sia al matitno che a mezzogiorno.

La ragionevole, logica richiesta è stata respinta dalla direzione che non ha alcuna simpatia per tutto ciò che è ragionevole e logico.

Gli operai sono scesi in

Dal reparto Radio civile e da altri

Una intera squadra di lavoratori del reparto radio civile dello stabilimento A si è fermata dal lavoro per protestare contro lo scarso guadagno di cottimo.

La fermata di mezz'ora è servita allo scopo: la C.I. e alcuni lavoratori interessati sono stati ricevuti dalla direzione alla (quale hanno esposte le fondate ragioni degli operai e le loro richieste.

La direzione ha assicurato dei provvedimenti riparatori.

« Chiedete (nella forma opportuna, vedi sopra) e vi sarà dato. Bussate (forte) e vi sarà aperto ».

Questo insegnamento evangelico, opportunamente adattato alle circostanze, intendono applicare i parecchi lavoratori che percepiscono il minimo di paga e che hanno acquisito una notevole esperienza in 10-15 anni impiegati nella stessa lavorazione.

Per esperienza e anzianità, riteniamo che sia ora di migliorare la paga di questi lavoratori che hanno commesso la sola colpa di essere stati, un tempo, disoccupati e di non aver potuto, per conseguenza, rifiutare il minimo di paga offerto all'atto dell'assunzione dalla Magneti.

sciopero per mezz'ora, d'apprima, e, successivamente hanno effettuato altre due fermate di lavoro. La cosa non ha ancora avuto una positiva conclusione; la Direzione sembra preferire, ancora una volta, i vecchi metodi e invece di eliminare una causa di malcontento e di agitazione che certo influisce sul rendimento, si abbarbica al « qui comando io » e sfodera i vecchi metodi: montato sul cavallo bianco della sua immaginazione, impugnata la fiammeggiante spada dei provvedimenti disciplinari, difeso dalla corazza della minaccia del licenziamen-

to e dell'appoggio in alto loco, l'ing. Frattino è partito all'assalto del reparto è ha sferrato sospensioni e multe.

Questo misto di Maramaldo di Don Chisciotte e i suoi mandanti dovrebbero sapere che un'epoca sta ormai definitivamente tramontando.

Un numero sempre maggiore di uomini ha imparato a proprie spese un assioma che andiamo predicando da anni: chi piega la schiena è nella migliore posizione per prendere un calcio nel sedere ».

Non si speri di farci piegare la schiena. Siamo ben decisi a far valere le nostre ragioni.

Caro Magnete, ho saputo con piacere della decisione di stampare il giornaletto dei lavoratori della Magneti Marelli e ne approfitto per scriverti quanto segue.

In primo luogo permettimi di ricordare tutti gli operai e impiegati ingiustamente licenziati dalla nostra fabbrica e particolarmente quei compagni defunti che nell'ultimo periodo della loro vita sono stati colpiti dal licenziamento.

Voglio ricordare anche gli operai licenziati per raggiunti limiti di età ai quali ci sentiamo vicini per gli anni di lavoro e di lotta condotti assieme, anni che non dimenticheremo, sia noi che loro, come non dimenticheremo che a questi vecchi dipenden-

RIVENDICAZIONI SALARIALI

Dai reparti: campioni e piccola serie - Viteria - Galvanica

E' di questi giorni il ritorno nei dibattiti politici e nelle conversazioni private, negli articoli dei quotidiani nei convegni dei competenti, di un argomento particolarmente interessante e importante: quello del salario.

Non ne faremo oggetto, in questo articoletto, di approfondito esame, ci sembra però giusto rilevare che da più parti, sia in relazione alla recessione americana sia da un punto di vista più generale, si reclama una politica che aumenti i salari.

Non occorre un grande sforzo di immaginazione per prevedere quale sarà la posizione della nostra direzione in proposito. Per lei i salari sono sudditi di Lilliput debbono restare bassi.

Vogliamo offrirle degli elementi che dovrebbero concorrere a farle modificare giudizio rilevando alcune situazioni nei nostri reparti.

Il reparto campioni e piccola serie esegue un lavoro della stessa classificazione di quello prodotto dalla Samas. I salari di quest'ultima, già bassi per loro conto, sono superiori a quelli del reparto campioni e piccola serie. Perchè questa disparità?

In viteria i cottimi, esageratamente bassi, tendono ancora e diminuire. In tranceria dopo tanto tempo di basso guadagno, si è giunti nell'ultimo mese, in alcuni casi, alla media generale di guadagno dello stabilimento, ma permane uno stato che tiene in allarme le maestranze. Nel reparto Galvanica è in corso la sistemazione di nuovo macchinario automati-

co che elimina personale, riduce sensibilmente il guadagno degli addetti.

Questi esempi testimoniano di una linea di condotta che non torna a vantaggio dei lavoratori nè del Paese. Una linea di condotta, ten-

dente esclusivamente al massimo profitto padronale, che può essere imposta soltanto a condizioni di poter contare sulla solidarietà del potere governativo. L'interesse dei lavoratori e dell'altra parte della barricata.

ti è stata corrisposta una magra liquidazione condita per di più con l'oltraggio di vedersi accompagnare, passo passo, da una guardia al momento del ritorno in fabbrica per il ritiro degli oggetti personali, per l'ultimo addio ai luoghi dove si è spesa tanta energia, tanta passione, tanta capacità.

Da questo particolare, balza evidentissima, la reale figura del « padrone ». Sempre uguale, alla Marelli come alla Falck dove si licenziano tre operai rei di aver distribuito dei volantini fuori dell'orario di lavoro.

Nessuna dignità, nessuna umanità. Gli operai sono sola una entità quantitativa, da manipolare a piacere.

Questa aspirazione padronale, cozza, però, ogni giorno contro la dura realtà della coscienza operaia, di uomini preparati e temprati, decisi ad imporre il rispetto per i valori umani.

Alle richieste di aumenti salariali i padroni della Magne te rispondono sempre picche, in special modo oggi che a parer loro la situazione aziendale non è florida.

Naturalmente, però, questa gente si guarda bene, per esempio, di economizzare sul servizio di polizia.

Occorre chi giri nei reparti per vedere se gli operai lavorano o si lavano le mani prima del suono del campanello, occorre chi tenga d'occhio gli operai che fumano nella prima mezz'ora anzichè nella seconda, occorre chi controlla i passi degli attivisti sindacali, occorre chi fruga gli operai, questi sospetti ladri, all'uscita dallo stabilimento.

Mentre in tutto il mondo si sta lottando e conquistando una diminuzione di orario a parità di salario o stipendio, mentre entro i nostri stessi confini in alcune aziende si è raggiunto un accordo in proposito, i dirigenti della Marelli non solo fanno i sordi ad oltranza, ma addirittura dimenticano una buona usanza (forse l'unica esistente nella nostra fabbrica).

Quella di fare eseguire le 40 ore settimanali agli impiegati.

La direzione impone infatti, ai nuovi assunti l'orario settimanale di 44 ore, e non si ferma qua, con pressio-

ni più o meno larvate o speculando sulle necessità di qualche dipendente (anche laureato) cui viene negato ogni aumento, lascia inten. dere che si può arrotondare le entrate facendo 4 ore settimanali in più e ottenendo così un « aumento mensile » a seconda della categoria di appartenenza dei « volontari delle 4 ore ».

Arrivati, con questa azione « democratica », alla maggioranza degli impiegati che per necessità o forzatamente (nuovi assunti) eseguissero la 44 ore, la rimanente parte come si dovrà o, potrà comportare? Volontariamente?

Le spese impiegate in questo modo, sono altamente produttive ,secondo la direzione. In questa direzione, tutto quanto si fa è ben fatto: anche la sostituzione dei segnali rosso e verde coi bigliettini da consegnare alla maggior parte degli operai perchè subiscano ripetute perquisizioni.

E' tempo che ci si renda conto che la dignità è qualche cosa che sta a cuore ai lavoratori almeno quanto ai dirigenti. E che non c'è nessuno che sia pronto a sacrificarla per giustificare le spese della direzione in strumenti che la mortificano.

che ne pensano gli operai di tre settimane di ferie Quanti sono i dirigenti della Magneti A e che stipendio percepiscono. A quanto ammonta il Fondo d'assistenza, e quato è il contributo derivante dalla vendita delle Coca-Cola.

Quanto prende di stipendio l'autore dell'articolo sulla C. I., pubblicato dal corriere del gruppo.

Naturalmente da chi è pagato gli operai lo sanno già.

Quanto è stato speso e quanto si spende ogni anno per i fiori.

A quanto ammonta ogni anno la cifra a disposizione dei capi reparto per gli aumenti di merito.

Fino a quando sarà provvisoria la portineria operai, anche perchè quando piove la comoda uscita ci Ea fare docce come aperitivo.

2 Il Magnete
QUESTIONI IMPIEGATIZIE I volontari delle 4 ore MI PIACEREBBE SAPERE:

Uno scalpello abile e mordace doveva aver lavorato su quel viso di pietra, scavando le gote e le mille rughe profonde, le labbra sottili e serrate, e la mascella dura e incisiva, erano la pià chiara espressione della rinuncia continua, solo gli occhi, dal bel colore del miele grezzo erano dolcissimi: contrasto vivace di due opposte vite. Chi lo guardava lavorare chino, muto e tenace, sentiva di trovarsi di fronte al più perseguitato degli esseri: l'Apache perseguitato dai lunghi coltelli.

Quello è un « duro »; quello non è ancora un ricerca to perchè contrappone una piccola riserva di dignità all'erosione della sfortuna. Forse è solo un velo; ancora un angheria, ancora un umiliazione, poi il cinismo potrebbe avere il sopravvento e più nulla lo intresserà. Niente potrà avvincerlo, tenerlo legato alla società che tanto lo urta e lo soffoca.

Tutto questo si può pensare se egli non rivolge verso di voi i suoi dolcissimi occhi castano-bruni. Allora tutto cambia. Dentro quel lago luminoso vedete l'altra vita, quella veramente sua, quella interna non lesa dalla fame, dove agisce il mondo fantastico degli astratti de-

sideri soddisfatti. Lì tutto è suo; ogni cosa che quegli occhi vedono diventa propria in ogni piccolo particolare.

Lui è già al volante della veloce Alfa passata or ora. ne conosce tutti i comandi, sente la morbidezza del sedile; sta già volando verso i sereni laghi azzurri della Brianza.

Questo sogno continua, ingigantisce, si arricchisce di particolari e situazioni non fantasiose, ma realistiche, proprio come potrebbe davvero accadere. Niente lo turba; nè una sgarberia, nè le ore pesanti che passano. Se termina quel sogno è perchè nè è già subentrato un altro. Forse non più bello ma certo più attuale, più desiderato.

Tutto questo traspare da quello sguardo limpido e sognatore di grande ingenuo fanciullo.

Di gente come questa dovrebbe essere ricca l'umanità. Uomini così, dal viso di pietra, dalle mani di pietra, dai muscoli di pietra e con gli occhi da fanciullo. Ma lui non farà mai strada.

Lui è urtato, soffocato, da gente che ha il viso da fanciullo, mani da fanciullo, muscoli da fanciullo e occhi di pietra.

VOCABOLARIACCIO

BRONZO: Lega metallica composta di rame e di stagno, utilizzata per campane, monete, cannoni, statue e per la faccia di grossi industriali sempre pronti a giurare che la situazione non consente di fare aumenti ai lavoratori.

DISOCCUPAZIONE: Condizione eccezionale per chi vive di lavoro, abituale per chi vive di rendita. Il primo ne muore, il secondo ci campa.

Il ';INGCCIGPERILA\IgRAIgRIilbllANl

Perchè il MEC, l'automazione, gli aiuti americani„ impiegati in una società a sistema capitalista, rappresentano una minaccia per i lavoratori Italiani? Come è possibile che il progresso nel campo tecnico si traduca in danno per il popolo?

Su questi problemi di tanta importanza, proporrei si aprisse un dibattito. Intanto vorrei esporre la mia opinione.

Il MEC, (Mercato Comune Europeo )è, in breve, un accordo fra le potenze europee e atlantiche che gradualmente attua l'abolizione delle barriere doganali e quindi facilita la vendita dei prodotti stranieri.

Nel nostro caso è facile prevedere (a meno di accordi di Cartello) la robusta concorrenza di apparecchi radio e T.V. di note fabbriche straniere, in special modo tedesche, con la logica conse-

guenza di una diminuzione della produzione nostra, di una diminuzione degli operai impiegati che dovrebbero, come qualcuno sostiene, diventare tutti camerieri o comunque addetti al turismo.

I tedeschi hanno materie prime, efficaci attrezzature industriali, elevate qualifiche tecniche, bene, facciano loro i prodotti industriali, si dice. E si aggiunge, gli italiani hanno il sole, cantano bene, hanno gusto: bene, sviluppino il turismo.

Tu, radiotecnico, andrai a fare il lift in un grande albergo. Tu, operaio specializzato, ti allenerai a chiedere « il signore desidera? » in un ristorante riservato ai turististranieri.

Queste le prospettive per noi, di una politica dettata esclusivamente da coloro per i quali, in Italia e altrove, legati l'uno all'altro, conta soltanto la legge del profitto.

Il MEC, strumento di una politica che vuole trasferire su un piano internazionale, per rimandare indefinitamente la risoluzione dei problemi dei lavoratori, significa per noi miserie e disoccupazione.

E così l'automazione. Gestita dai capitalisti essa significa: riduzione del personale, riduzione dei cottimi, riduzione del salario, aumento dei profitti.

Se c'è qualcuno che possa dimostrare il contrario, si faccia vivo, magari dalle colonne del Corriere della Marelli, abbiamo in serbo una serie di sorpresine che vogliamo sciorinargli.

Degli aiuti americani, si può dirgli con tutta tranquillità che non aiutano affatto gli italiani, ma bensì gli industriali americani, che se ne servono per affrontare le proprie crisi economiche.

Mi par di vederlo. Ritto sulla plancia di comando, fermo come torre che non crolla, urlare « viva la gagliardia! Bacco, tabacco e Venere riducon l'uomo in cenere ».

Sul Bacco (attento linotipista, scrivi bacco e non becco) e su venere non ci pare educato discorrere, ma su tabacco e cenere, si.

Doveva essere una idea fissa; abbandonata la plancia, la rovesciò su di noi, l'idea non la plancia.

Purtroppo, come tutte le idee fisse, anche questa, finì col ridicolizzare chi la coltiva.

Al reparto campioni ed attrezzeria si può fumare solo nella seconda mezz'ora di ogni ora. Questo aveva stabilità l'ammiraglio Pollastrello e la disposizione continua ad essere in vigore.

C'è qualche cosa di più ot. turo?

Infatti ci prestano una certa cifra per fare che noi si acquistino i loro prodotti finiti, col bel risultato che aumenta la nostra e la loro disoccupazione, che noi dobbiamo restituire la somma prestata più gli interessi, e in più, riconoscenti, ci corre l'obbligo di assecondare la loro politica con la installazione di alcuni graziosi apparati per il lancio di missili atomici.

Le prime informazioni provenienti dalle fabbriche ci riferiscono la soddisfazione dei lavoratori per l'accordo concernente la riduzione dell'orario di lavoro dei siderurgici di un'ora e mezzo settimanale ragguagliabile a 10 giornate all'anno.

Il compiacimento dei lavoratori è pienamente giustificato; non solo per la conquista in sè, ma anche per avere costretto — per la prima volta — la Confindustria ad abbandonare una posizione di resistenza che — sull'orario di lavoro — pareva irremovibile. Oggi, invece anche in Italia si realizza per un settore fondamentale dell'industria privata e pubblica un successo che apre nuove prospettive verso le 40 ore settimanali per tutti i lavoratori.

Due successivi scioperi unitari di 24 ore, riusciti magnificamente, costrinsero la Confindustria ad aprire le trattative.

La lotta dei siderurgici ci ha insegnato da una parte che la unità è fondamentale per raggiungere il successo, e dall'altra che l'unità stessa non è una immagine miracolosa alla quale si accendono ceri, ma una condizione sempre instabile, sempre minacciata dall'azione padronale e dalle tentazioni scissioniste, fintanto che i lavoratori stessi non la realizzano strettamente nelle fabbriche.

Le condizioni salariali dei metalmeccanici e più in generale dei lavoratori dell'industria, ancora estremamente basse rispetto ai profitti padronali e ai rilevanti aumenti del rendimento del lavoro

verificatisi negli ultimi anni, giustificano pienamente la volontà di migliorare le retribuzioni che si manifesta sempre più ampiamente nelle fabbriche e prende forma di rivendicazioni diverse.

L'accordo dei siderurgici comprova come l'unità e la lotta restino sempre il mezzo sicuro per strappare ai padroni le rivendicazioni anche più avanzate.

Come lo scorso anno gli scioperi unitari nella siderurgia impressero una forte spinta alla ripresa sindacale e all'azione operaia, così, oggi, l'accordo ottenuto deve dare nuovo slancio alle lotte aziendali e al dibattito e alla mobilitazione che devono preparare un favorevole rinnovo del contratto nazionale di lavoro.

Si può sternutire soltanto alle 10,45 alle 11,18. Si può imprecare all'animaccia del martello che ci è finito su un dito solo alle ore 15; è vietato grattarsi nelle ore del pomeriggio. Si, questi ultimi esempi dimostrano che c'è quelche cosa di più ottuso della disposizione vigente alla Marelli a proposito del fumare, ma è cosa consentita esclusivamente agli inquilini di Mombello.

C'è qualche candidato alla camicia di forza nella nostra direzione?

Lo appureremo. E, nel caso affermativo, se continua la solfa della seconda mezz'ora di ogni ora, conosciamo parecchi robusti infermieri che intendiamo mettere a disposizione.

Nel prossimo numero: rispondono i candidati alle elezioni politiche

un servizio sulla

RAI-TV

Torneremo sull'argomento ci varremo di alcune considerazioni suggeriteci da un esame della produzione della fabbrica americana IBM presente a Milano. Intanto ci preme affermare, confortati dalla realtà dei fatti, che nel nostro Paese si applica una politica che è dettata esclusivamente dagli interessi padronali.

Questa politica non può tornare a vantaggio di chi vive del proprio lavoro. Occorre cambiarla.

Giudichiamo una mentalità

Ci sono dei gesti, dei fatti, che qualificano un uomo per tutta la vita, che lo bollano a fuoco, indelebilmente.

Riteniamo che da un po' di tempo a questa parte, ci sia qualc'uno in fabbrica che potrà essere riconosciuto da chiunque.

Ci riferiamo a chi ha deciso di privare la maggior parte dei mutilati e dei donatori di sangue, del servizio a tavola in mensa.

Solo un animo eccezional. mente servile, solo l'intento così spiccato nel cane, di ingraziarsi il padrone per farsi elarigre gli avanzi del Pranzo, può concepire un provvedimento di questo genere.

Per questo abbiamo approntato un collare e una targhetta con la scritta « Fido » che teniamo a disposizione di chi ambisce mettersela al collo.

Il Magnete 3
piefra IL MEC - L'AUTOMAZIONE - GLI AIUTI USA
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01 'MITA' DA CAMICIA DI FORZA Le disposizioni sul fumare
dei siderurgici per la riduzione dell'orario

Le ripercussioni alla Marellil PARITA' DI SALARIO

CRISI DI UNA POLITICA

Le esigenze della famiglia italiana - la produzione tedesca di TV - I commerci con l'Est

La prospettiva di un minore guadagno come conseguenza di una riduzione di orario di lavoro, preoccupa operai e impiegati, Molte sono le voci correnti, diverse fra loro. Si parla di crisi stagionale, del fallimento della 500, di soffocamento provocato dal cliente padrone (monopolio FIAT), non mancano accuse dirette alla direzione tecnica e commerciale le quali si schierano dietro il solito slogan del mercato che non asorbe, lo dicevano nel 1948 per giustificare i licenziamenti, quando la produzione era il 25 per cento dell'attuale lo dicono oggi, lo diranno domani quando avremo la produzione più alta se non si supera il sistema.

E' certamente difficile individuare le cause, in una situazione tenuta appositamente confusa allo scopo di non chiarire le ragioni del sottoconsumo. E' tuttavia possibile indicare il male che sta nella politica condotta in questi dieci anni nel nostro Paese.

Siamo nell'era del collettivo, lo Sputnik non ha inventore, ma i dirigenti nostri non sono per il collettivo e da supertecnici in sleale concorrenza„ distruggono il loro prodotto a scapito della nostra produzione: questo è uno dei mali.

La politica atlantica che impedisce alle nostre industrie di oriente la produzione anche verso paesi di grande sviluppo chiude grandi possibilità. Se potessimo liberamente commerciare con la Cina e altri grandi e vasti Paesi dell'Asia e dell'Africa noi avremmo la crisi stagiornale? No. Questo è un secondo motivo del male. Non abbiamo in Italia, ci sembra, una superproduzione ma un

E' ora di comprare una sveglia

Il Bolletino della CISL (anno 1 n. 4) pubblica un articolo dal titolo « E' l'ora della lotta? ».

Forse perchè, non avevo visto bene il punto interrogativo, reso male dal ciclostile, ho creduto per un istante, che il diavolo si fosse fatto frate.

Poi ho letto l'articolo.

Sarebbe l'ora della lotta, ma...; bisognerebbe sviluppare una azione di pressione da parte delle maestranze, però...; nelle tasche dei lavoratori non è entrato niente, ma...; in fondo non è il momento...; aspettiamo l'occasione... l'ora propizia...

Forse sarebbe il caso che gli amici della CISL controllassero il proprio orologio. Non và un po' indietro?

Cnmunque mi metto in nota per un colletta: per l'acquisto di una sveglia.

sottoconsumo : il 90 per cento delle famiglie italiane ha necessità di acquistare le cose che il tempo ha fatto indispensabili e che sono ormai di grande produzione, quindi grandi possibilità di lavoro ma ad ostacolare oltre ai bassi salari oggi il governo e con esso gli industriali italiani ci hanno messo fra i piedi il Mercato Comune.

Il MEC da pochi mesi in funzione ha già dato i suoi frutti negativi, i nostri governanti non hanno saputo cautelarsi ed hanno accettato di entrare in una organizzazione dove la concorrenza degli altri paesi soffoca la nostra industria.

Già la crisi si verifica nella siderurgia e nel ramo tessile, entra anche nella no-

tra fabbrica, forse le apparecchiature elettriche che dovevano essere costruite alla Magneti Marelli, verranno costruite in una fabbrica tedesca, con le conseguenze che si possono immaginare, mentre la radio e la TV. continuano l'esaltazione del Mercato Comune che ti offre di andare a lavorare all'estero senza passaporto e altre sciocchezze.

La soluzione del problema quindi sta nel cambiare indirizzo politico, nel dar fiducia levando ogni discriminazione dalla fabbrica, nel Paese e nei confronti di tutti i Paesi del mondo, cautelando e allargando il mercato interno, su questo indirizzo deve essere orientata la lotta delle maestranze se vogliono aver garantito il posto di lavoro e il salario.

LA FUGA DEI TECNICI

Da un po' di tempo a questa parte si verifica una certa « fuga » di tecnici dalla nostra fabbrica. Questi specialisti salpano verso migliori lidi, dove possono contare su un miglior trattamento economico e dove, spesso, sono assunti come impiegati.

Si tratta di un fenomeno possibile solo dove vige la arretrata mentalità direzionale di negare una prospettiva ai lavoratori.

Possibile alla Marelli, ove si mortiifca e si scoraggia la personalità individuale.

La direzione non sembra preoccuparsi di questo stato di cose che a lungo andare diverrà insostenibile. Certo la sua opera è stata facili-

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(continuazione dalla pag. i del giornale, fin dal nostro primo numero, dire chiara. mente la nostra opinione.

Vi è un preciso articolo della Costituzione, l'art. 37, che sancisce il principio della parità di salario fra i lavoratori e lavoratrici, vi è un accordo internazionale, sottoscritto anche dal Governo Italiano, la Convenzione numero 100 dell'Ufficio Internazionale del Lavoro, che impegna i governi firmatari a obbligare gli industriali ad applicare la parità di salario fra uomini e donne a parità di lavoro ; sono state espresse anche recentemente (Vedi Convegno tenuto in ottobre alla Società Umanitaria di Milano) autorevolissime opinioni di tecnici e studiosi di ogni tendenza, che riconoscono l'alto rendimento del lavoro femminile, e quindi il diritto delle donne lavoratrici alla parità di salario. Vi è poi, ed è la cosa più importante, la nostra esperienza quotidiana, che ci dice quanto prezioso, insostituibile, importante, altamente produttivo, sia il lavoro delle donne nella nostra fabbrica.

tata nel passato dalla scarsa azione sindacale dei tecnici in questione. Ma oggi, in tutto il mondo, anche i sordi cominciano a sentire, chissà che lo squillo del campanello di allarme non raggiunga anche le ben ovattate orecchie direzionali.

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Per quali motivi allora continuano a sussistere le attuali differenze di salario, che lasciano i salari delle lavoratrici del 18-20 per cento al di sotto di quelli dei lavoratori? L'unico motivo, non certo buono per noi, è che

attraverso quelle differenze i padroni della Magneti intascano ogni anno varie decine di milioni di profitti in più sul lavoro delle donne.

E in più, è chiaro che, finchè la direzione avrà la possibilità di tenere più della metà delle maestranze in condizioni di sottosalario, sarà più difficile ottenere degli aumenti generali per tutti i lavoratori. La via del miglioramento generale dei salari, passa alla Magneti in primo luogo dalla conquista della parità di salario, o almeno di una notevole riduzione delle differenze fra i salari maschili e quelli femminili.

Che cosa ne pensano le diverse correnti sindacali?

Molte affermazioni positive sono state fatte in proposito. La FIOM ha posto fra le rivendicazioni presentate per le elezioni della C. I., una riduzione generale delle distanze fra i salari maschili e quelli femminili.

Il nostro parere è che una misura di giustizia verso le lavoratrici è indispensabile e urgente, non solo nell'interesse delle donne, ma di tutti i lavoratori e delle loro famiglie, e che spetta a tutti i lavoratori, a tutte le correnti sindacali, battersi per cancellare questa ingiustizia stridente, per aprire la via ad un miglioramento genera. le delle retribuzioni dei lavoratori.

La giornata di una qualsiasi di noi

CALENDARIO FEMMINILE

Ore 6,30 - Sveglia. Accidenti.

Il bambino piange, devo preparare il latte. E « lui » fa finta di niente.

Alzati. Muoviti che è tardi: devo ancora vestire il bambino per portarlo al nido.

Ore 7.40 - Tram pieno, come al solito. Chi è quell'animale che spinge?

Ore 8 - Cartellino timbrato appena in tempo sotto lo sguardo del cerbero in divisa.

A quello lì, il capo, non va mai bene niente.

Ore 12.30 - Sirena: si va al « cagnaro ». Che sbobba, neanche la madre di mio marito saprebbe fare di peggio.

Maria, vieni a prendere dieci minuti di sole? Guarda che bella sottoveste, in quella vetrina, se non avessi la cambiale che scade, quasi quasi la comprerei.

Ore 13.30 - Ritimbro. Ancora per un pelo, quella chiacchierona di Maria quasi quasi mi faceva prendere la multa.

Teresa, vai a prendermi un bicchiere d'acqua per favore, che sono indietro col cottimo. Con questo lavoro non si guadagna niente.

Ore 17 - Finalmente!

Ore 18 - Finalmente un corno! Uhffa a momenti mi spoglian.o. Nello scendere dal tram mi hanno staccato un bottone. Cosa faccio da mangiare questa sera? Mai una volta che « lui » mi consigli qualche cosa.

Accidenti che prezzi, ma costava cento ieri sera!?

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BUONI ENAL

Ore 18.30 - Al nido. Guardi signorina che la retta la pago dopodomani quando prendo la busta.

Ore 19 - Ah, sei arrivato! Sei stato alla riunione o al caffè? O con qualche bionda...

Va là, valà, ti ho dato trecento lire anche ieri. Faccio il risotto.

Ore 19.30 - Incomincia a dare da mangiare al bambino.

Ore 19,40 - Mi pareva di avere così fame. Accendi la stufa che devo lavare.

Ore 20 - Giornale radio: « sarela suuu! ».

Ore 20.10 - Altro che OMO occorre qui! Guarda se si può sporcare una camicia così!

Ore 21 - Invece di leggere il giornale, aggiusta il credenzino. T'è venuta la « luna » perchè non esci questa sera? Sì, sì, lo faccio il letto, lasciami finire di scopare.

Ore 22.30 - A letto. Finalmente alcune ore di riposo. Se non si sveglia il bambino.

ACCETTANO
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