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Leyland5

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25 APRILE -1• MAGGIO

25 Aprile - 1° Maggio: due date apparentemente non connesse tra di loro, ma in realtà legate dai protagonisti degli avvenimenti accaduti in quei periodi che oggi ricordiamo, i lavoratori e le loro lotte.

Al di là delle differenze ideali e politiche, i lavoratori operarono in modo unitario contro il nemico comune: è da questa realtà l'insegnamento che dobbiamo trarre. Soprattutto in un momento in cui nuovi ed artificiosi mo-. tivi di divisione vengono proposti ai lavorato-

Non è abitudine delle organizzazioni sindacali fare di queste ricorrenze delle rievocazioni fini a se stesse: e questo impegno è tanto più valido, se pensiamo che taluni queste ricorrenze tentano di imbalsamarle, di svuotarle cioè di ogni significato, di ufficializzarle anzichè di storicizzarle.

Occorre invece riandare al significato di queste due date e riferirle, appunto, alla situazione attuale per meglio coglierne gli straordinari valori umani, sociali e politici.

ri: e non a caso proprio nel momento in cui l'esperienza dei Consigli di fabbrica ed il processo di unità sindacale hanno dimostrato che la diversità di fede religiosa non è affatto un ostacolo alla lotta comune ed alla costruzione di un sindacato unito.

Quindi 25 Aprile e 1° Maggio devono essere un ulteriore motivo di rafforzamento della nostra unità, malgrado tutti gli ostacoli che vengono e verranno via via frapposti, malgrado ed al di là del referendum.

maggio 1974 Giornale unitario del Consiglio di Fabbrica

RIMINI: ASSEMBLEA NAZIONALE UNITARIA DI BASE

Nei primi giorni del mese di aprile si è tenuta, a Rimini, la grande significativa assemblea unitaria che ha visto, per la prima volta, la partecipazione ed il dibattito aperto di migliaia di rappresentanti di base dei lavoratori di tutte le categorie.

Più che una verifica della natura e del ruolo dei C.d.F. e dei C.d.Z. sono stati affrontati nel dibattito i problemi più urgenti che il Movimento Operaio si trova ad affrontare in questa fase politica: il processo Unitario e la crisi economica.

Ed è proprio sul modo di affrontare tale situazione che si è apertamente manifestata una diversificazione tra le categorie più avanzate, come i Metalmeccanici, e la Federazione stessa, quando si è voluto affermare che, di fronte alla vastità della crisi economica, lo sviluppo delle Strutture di Base, della Democrazia Operaia, della spinta alla unità organica si può avere solo ed unicamente dando immediatamente uno sbocco concreto, attraverso la scelta e la realizzazione di obiettivi precisi, alla battaglia generale finora condotta.

Certamente siamo però consci che la stessa maturità, le stesse strutture che caratterizzano la reale condizione unitaria di alcuni settori, trovano difficoltà ad essere trasferite R sic simpliciter » nelle altre realtà: cosa significa? Che certamente è diverso misurare queste volontà tra i lavoratori metalmeccanici e la realtà dei lavoratori ,ad esempio, statali o parastatali, che costituiscono un grosso nucleo della forza lavoro nel paese.

Per questo motivo, per conseguire un comune obiettivo di maturità e compattezza, è estremamente necessario uno stretto collegamento tra il movimento dei Consigli e la Federazione, al fine di attuare un comune impegno: la generalizzazione e la costruzione delle strutture di Base in quelle realtà, e sono molte, ove ancora non esistono.

Certamente oggi, di fronte ade una crisi che minaccia gravemente il salario ed il quadro istituzionale, solo la tenuta generale della Clas-

se Lavoratrice può consentire l'avanzamento ed il consolidamento del processo unitario.

Certamente però, pur coscienti di questa realtà, non è concepibile seguire la logica che questo quadro si possa modificare senza la diretta partecipazione di lotta dei lavoratori, ma con un rapporto puramente verticistico del Movimento ridotto ad un ruolo di contrattazione corresponsabile col Governo della politica economica.

L'esempio è stato quel modo di porsi del Movimento Sindacale nei confronti del Governo Rumor: se, obiettivamente, non si può parlare di concessioni alcune di tregua sociale, è anche vero che l'unico risultato acquisito, in termini di prospettiva politica generale, è stato

una lotta generalizzata e irresponsabile; bensì quella della difesa degli interessi della classe Operaia, partendo dalla esigenza di procedere unita, non offrendo il fianco a spinte settoriali e corporative, che immancabilmente verrebbero opportunamente strumentalizzate, ai fini di dividere la classe Operaia, da chi non ha alcuna intenzione di 'assicurare il quadro democratico oggi in discussione, salvaguardia delle Istituzioni Repubblicane che certamente neppure possiamo identificare in questo ultimo rappezzato Governo di centro-sinistra.

Questo scontro, però, se è vero che può ridimensionare i piani di inversione democratica non può. ,per• limiti oggettivi, essere capace

un mancato mutamento di rotta della stessa, conseguendo come obiettivi alcuni palliativi incapaci di contenere ed annullare il processo sia inflazionistico, sia deflazionistico tuttora in atto.

Proprio in questo senso diventa allora valida la ripresa della battaglia sui temi dello sciopero generale del 27 febbraio; la scelta è quindi quella di attuare una strategia di lotta capace di mettere alle strette il Governo, e non solo lui, per mettere in piena luce le responsabilità che con questa crisi di Governo si sono volute invece coprire.

Questa scelta non è quella di

di diventare unico strumento in grado di determinare contenuti nuovi per una politica diversa.

Quanto più il Sindacato affrontasse da solo questa strada, tanto più esso accentuerebbe lo stacco insanabile tra settori avanzati e retroguardie del Movimento.

Diventa perciò indispensabile, accanto a questa nuova valida proposta sindacale, l'apporto ed il continuo contatto di verifica con le forze politiche espressione della Classe Operaia, affinchè questa lotta diventi presa di coscienza, di fatti e di alternative capaci di catalizzare tutta una Società, tutto un Popolo.

" NO "

ABROGAZIONE DEL DIVORZIO E' ANCHE DIRE NO ALLE MANOVRE FASCISTE

IL MONDO CI GUARDA

Il diritto al divorzio è un diritto civile e di libertà.

Esiste in tutta l'Europa tranne che nella Spagna fascista

Fingendo preoccupazioni per il futuro della famiglia italiana e per la pubblica moralità, i fascisti non hanno atteso un istante a schierarsi a fianco degli oltranzisti clericali.

Attraverso il Referendum si propongono di raggiungere alcuni obiettivi: contestare l'operato del Parlamento Italiano, consolidare i collegamenti con la destra democristiana per imporre al paese una svolta reazionaria ed antidemocratica che aggraverebbe ulteriormente le già gravi condizioni di vita dei lavoratori italiani.

Non a caso il presidente del

Vuoi che l'Italia torni ad essere come la Spagna fascista o che mantenga un diritto già acquisito in tutto il mondo civile?

MSI-DN Covelli ebbe a dichiarare:

— ...il MSI partecipa al Referendum nella consapevolezza che esso può costituire la premessa parche le cose cambino in Italia, con una alternativa di destra...

La logica fascista ha sempre considerato la famiglia come un serbatoio £1a1 quale attingere sino all'esaurimènto uomini e risorse per travolgerli in folli avventure con l'unico scopo di espandere il potere dell'imperialismo, respingendo duramente i lavoratori dalle loro conquiste.

Non è quindi possibile che i lavoratori si schierino insieme a

questi fautori forsennati della violenza.

Il Referendum vuole colpire bersagli anche interni alla Chiesa stessa: è un tentativo, e di questo i lavoratori hanno chiara coscienza, di rivalsa delle forze clericali più reazionarie da sempre ostili alla svolta conciliare.

Non a caso, infatti, con il Referendum sono riemersi come fantasmi del passato Gedda ed i Comitati Civici, relitti della « guerra fredda » e ricacciati nell'oblio dal Pontificato di Giovanni XXIII.

Possono oggi costoro presentarsi come la parte migliore del morì*.

DANIM. URSS IRLANDA
RISPONDERE
ALLA

do cattolico? Pensiamo proprio di NO!

Non è vero, come essi affermano, che il divorzio « umilia la coscienza dei cattolici »; i cattolici autentici non possono temere una legge che non li costringerà mai ad agire contro la propria coscienza: « ...l'indissolubilità è una libera scelta... » ha affermato in passato lo stesso Pontefice Paolo 'VI.

I veri credenti invece dovrebbero sentirsi umiliati se, annullando il diritto al divorzio, accantonati i principi Cristiani della libertà, della solidarietà e della comprensione umana, si volesse condannare chiunque altro ad una vita di lacerazione e di sofferenza.

Del resto abrogare la legge sul Divorzio non servirebbe a scongiurare le rotture coniugali, ma sol-

NOTIZIARIO

Milano, 23-4-1974

tanto a ritornare nell'equivoco e nella finzione, dove famiglie da tempo infrante risulterebbero unite solo all'anagrafe.

Significherebbe negare il diritto umano a ricostruire una famiglia per chi ne ha bisogno ed a tutelare concretamente i figli nati da queste unioni.

Riteniamo anche non il divorzio, ma le ingiustizie sociali sono i veri nemici dell'unità della famiglia.

Che cosa vi è di più crudele di una famiglia che appena costituita viene divisa dall'emigrazione forzata, dalla miseria, dal dover essere costretta a vivere in tuguri o nelle stanzette sovraffollate delle grandi città, dalla carenza dei servizi sociali (asili nido, scuole materne, ecc.).

Ecco le reali cause delle lacerazioni delle famiglie.

Diviene allora chiaro attraverso questa analisi che non con l'abrogazione della legge sul divorzio si difende la famiglia, ma con le indispensabili riforme sociali che i lavoratori da anni esigono ma che i governi democristiani non hanno mai voluto realizzare.

Dobbiamo essere consapevoli che le forze che hanno promosso il Referendum cercheranno in tutti i modi di non attuare alcuna riforma sociale a favore del Popolo e dei Lavoratori.

Votando « NO » quando saremo chiamati alle urne si sconfiggono le forze conservatrici e reazionarie e si sconfigge chi ha costruito sulle ingiustizie sociali i propri assurdi e vergognosi privilegi.

NOTIZIARIO

DOCUMENTO EMESSO DAL C.d.F.

INNOCENTI-LEYLAND

TELEGRAMMA

Alla Federazione Nazionale CGILCISL-UIL - Roma

Alla FLM Nazionale - Roma

Alla Federazione Provinciale Milanese CGIL CISL UIL - Milano

Alla FLM Provinciale - Milano

Come già espresso nei documenti datati 6-2-1974 - 21-2-1974 il Consiglio di Fabbrica della Ley!and-Innocenti su mandato dei lavoratori riuniti in assemblea il 194-1974 ribadisce l'assoluta inderogabilità degli obiettivi che hanno portato ad iniziare con lo sciopero generale del 27-2-1974 la lotta a livello nazionale che nell'attuale contesto economico e politico risulta essere l'unico strumento per migliorare le condizioni dei lavoratori. In particolare di fronte al continuo attacco del salario riteniamo prioritari gli obiettivi riguardanti il livellamento della contingenza al valore più elevato la detassazione del salario e la fissazione di prezzi politici dei generi alimentari di prima necessità.

Il Consiglio di Fabbrica della Leyland-Innocenti

SUL REFERENDUM

ABROGATIVO DELLA LEGGE

FORTUNA-BASLINI PER LA REGOLAMENTAZIONE DEL DIVORZIO

Il C.d.F. della Innocenti-Leyland esprime unanime condanna alla proposta di abrogazione della legge sul divorzio.

Individua nel REFERENDUM lo strumento per creare divisioni tra i lavoratori e per spostare a destra l'asse politico del Paese con pericoli di involuzione per le istituzioni Democratiche e Repubblicane.

Altro scopo evidente è di porre in sott'ordine le gravi condizioni di crisi economica che travagliano il Paese e disattendere le legittime richieste dei lavoratori e delle masse popolari.

Pertanto il C.d.F., nel più rigoroso ed assoluto rispetto delle convinzioni politiche e religiose di ogni lavoratore, ritiene che le manovre delle forze conservatrici e reazionarie si devono battere votando NO alla abrogazione della legge.

Milano, 17-4-1974

Il Consiglio di Fabbrica della Innocenti-Leyland

IU' CASE 111' UES T1111E1111 OfilIPAZIONF

NUOVO SISTEMA DI TASSAZIONE DEI REDDITI DI LAVORO

L'articolo 53 della Costituzione stabilisce che « Il sistema tributario è informato a criteri di progressività »: questo significa che, secondo la Costituzione, i ricchi dovrebbero dare allo tSato una percentuale del loro reddito maggiore di quella data dai meno abbienti.

In Italia le cose non vanno come prescrive la Costituzione: le entrate fiscali dello Stato provengono per il 70 0 0 dalle imposte indirette, cioè dalle imposte che paghiamo tutti, ricchi e poveri, in uguale misura (imposta sulla benzina, sul tabacco, sul vino, sullo zucchero, sul sale, ecc.), e che quindi gravano proporzionalmente meno sui ricchi.

Il restante 30% delle entrate fiscali dello Stato proviene dalle imposte dirette, cioè dalle imposte in teoria più giuste, perchè commisurate sulla ricchezza del contribuente. Però anche il sistema delle imposte dirette, in Italia, è profondamente ingiusto perchè — come tutti sanno — gli industriali, i proprietari fondiari, i grandi medici e avvocati, i ricchi insomma, rescono sempre, se vogliono, a nascondere gran parte del loro reddito proprio perchè con la nuova legge fiscale tutto è stato lasciato come prima non essendo stato introdotto dal governo alcun sistema efficace di controllo sui redditi di lavoro non dipendente.

Gli unici a non potere sfuggire al fisco sono i lavoratori dipendenti, che non possono certo nascondere in Svizzera o in banca la propria busta paga, e non solo: per essi, in casi fondamentali che di seguito elencheremo, la nuova legge è peggiorativa rispetto alla legge preesistente.

Risultato: i lavoratori dipendenti versano allo Stato, fra imposte dirette e indirette, una porzione del loro reddito maggiore rispetto a quella versata dagli industriali, dagli speculatori, dai redditieri ecc. In altre parole, accade esattamente il contrario di quello che prevede la Costituzione.

Quando il movimento op,raio ha chiesto una riforma tributaria, ha posto l'obiettivo di una profonda trasformazione dell'attuale sistema, che rovesciasse i criteri di fondo del prelievo fiscale, in applicazione dei principi costituzionali.

Contrariamente alle richieste del sindacato e dei partiti di sinistra i provvedimenti governativi, anche se ammodernano e semplificano il sistema fiscale non .ne cambiano la natura classista e antipopolare.

Lo stato imponeva prima e continua ad imporre oggi le tasse non a chi le deve pagare ma dove è facile riscuoterle.

Per questo diciamo che la nuova legge fiscale mantiene ed aaarava una grave violazione della costituzione repubblicana e che perciò va denunciata e combattuta con forza.

FUNZIONAMENTO DEL NUOVO SISTEMA FISCALE

1) TASSAZIONE DEL REDDITO

il reddito di lavoro annuale al netto delle ritenute previdenziali (FAP, INAM, GESCAL, FIAMLI, FAIPO)

viene tassato con aliquote progressive di seguito indicate nella tabella n. 1.

Per reddito di lavoro si intende tutto ciò che il lavoratore percepisce in conseguenza dei suo rapporto di lavoro.

La nuova legge assoggetta a trattenuta le erogazioni INAM e INAIL e gli assegni familiari.

La legge stabilisce che il reddito annuo, per l'applicazione delle diverse aliquote contrattuali, venga diviso per 12 in modo da essere rapportato a mese.

TABELLA N. 1 - Aliqoute percentuali per scaglioni di reddito

Scaglione Reddito Mensile in Lire

fino a 166.666 da 166.666 a 250.000 da 250.000 a 333.333 da 333.333 a 416.666 da 416.666 a 500.000 da 500.000 a 583.333 da 583.333 a 666.666 da 666.666 a 750.000 da 750.000 a 833.333 da 833.333 a 1.000 000

OSSERVAZIONE:

Il criterio progressivo che appare nella precedente tabella non deve ingannare nessuno; infatti mentre i lavoratori pagheranno in rapporto a quanto percepiscono (busta paga), non si riesce a capire come si potranno accertare con la medesima precisione i redditi di 300 o 400 milioni e applicare su di essi la aliquota di tassazione prevista dalla legge.

2) LE DETRAZIONI

La legge prevede una serie di detrazioni, cioè di riduzioni dell'imposta, che non sono uguali per tutti, ma variano a seconda delle diverse situazioni familiari. Le detrazioni dí cui godono i lavoratori dipendenti si

IL
scaglioni reddito (in milioni) aliquota scaglioni reddito (in milioni) aliquota 0,. fino a 2 10 da 30 a 40 42 da 2 a 3 13 da 40 a 50 44 da 3 a 4 16 da 50 a 60 46 da 4 a 5 19 da 60 a 80 48 da 5 a 6 22 da 80 a 100 50 da 6 a 7 25 da 100 a 125 52 da 7 a 8 27 da 125 a 150 54 da 8 a 9 29 da 150 a 175 56 da 9 a 10 31 da 175 a 200 58 da 10 a 12 32 da 200 a 250 60 da 12 a 14 33 da 250 a 300 62 da 14 a 16 34 da 300 a 350 64 da 16 a 18 35 da 350 a 400 66 da 18 a 20 36 da 400 a 450 68 da 20 a 25 38 da 450 a 500 70 da 25 a 30 40 da 500 in su 72
Aliquota o. 10 13 16 19 22 25 27 29 31 32

dividono, per comodità, in tre gruppi: detrazioni fisse per tutti, detrazioni ottenibili con richiesta alla direzione aziendale in determinati casi, e detrazioni per persone a carico.

DETRAZIONI FISSE PER TUTTI

L. 36.000 annue (L. 3.000 mensili) per spese produzione reddito.

L. 12.000 annue (1.•1.000 mensili) per spese personali del lavoratore.

DETRAZIONI OTTENIBILI CON RICHIESTA AL DATORE DI LAVORO

L. 36.000 annue (L. 3.000 mensili) detrazione per quota esente. Non hanno diritto a questa detrazione i minorenni (21 anni) che convivono con i genitori e che non sono sposati, e le mogli (se non legalmente ed effettivamente separate dal marito).

L. 36.000 annue (L. 3.000 mensili) per il capofamiglia sposato, anche se la moglie lavora.

In mancanza del coniuge questa detrazione può essere chiesta per il 1° figlio a carico.

DETRAZIONI PER PERSONE A CARICO

Il lavoratore che ha delle persone a carico (escluso il coniuge, per il quale vale la detrazione esaminata nel paragrafo precedente), ha diritto alle detrazioni riportate nella tabella che segue.

TABELLA N. 2 - Detrazioni per persone a carico

per una persona per due persone per tre persone per quattro persone per cinque persone per sei persone per sette persone per otto persone per ogni altra persona oltre le otto

Nel caso in cui, in mancanza del coniuge, sia stata chiesta la detrazione di L. 36.000 annue per' il primo figlio - v. paragrafo precedenteoccorrerà sottrarre l'importo annuo di L. 7.000 (Mensile di L. 583) dagli importi sopra elencati.

OSSERVAZIONE:

Con la nuova legge (aspetto quindi peggiorativo) sono assoggettati al pagamento della tassazione sul reddito anche lavoratori che con più di 5 figli a carico erano esentati dal pagamento della R.M. della precedente legge fiscale.

DOVE SI APPLICANO LE DETRAZIONI

Le detrazioni sì applicano sulle buste-paga relative ai dodici mesi dell'anno solare; non sì applicano invece sulle mensilità aggiuntive: quindi nè sulla tredi-

cesima, nè sulla quattordicesima, sulle quali l'imposta graverà per intero.

Se il diritto alle detrazioni sorge nel corso dell'anno (ad esempio nasce un figlio, o il lavoratore diventa maggiorenne; nel mese di giugno), si applicano le detrazioni solo a partire dal momento in cui sorge il diritto (cioè, nel nostro esempio, a partire dal mese di giugno).

CONGUAGLIO DI FINE ANNO

La legge prevede che a fine anno il datore di lavoro effettui una verifica del reddito complessivamente percepito da ogni dipendente e dell'importo complessivamente trattenuto sulla sue buste paga per potere effettuare il conguaglio.

Ciò si rende necessario per potere restituire al lavoratore ciò che nel corso dell'anno, per effetto di mensilità in cui sono state erogate competenze salariali aggiuntive (premio di produzione, 13", e nel caso nostro anche vaglia INAM e INAIL) il lavoratore stesso abbia pagato aliquote superiori alla media generale riferita al reddito annuale.

CUMULO DEI REDDITI FAMILIARI

Uno degli aspetti peggiori della nuova legge tributaria è costituito dal fatto che, quando il reddito familiare non è costituito soltanto dalla retribuzione del capofamiglia, ma vi concorrono anche il reddito della moglie o dei figli minorenni conviventi non sposati, se tale reddito familiare complessivo supera in un anno i quattro milioni di lire, il capofamiglia è tenuta a farne la dichiarazione all'Ufficio Distrettuale delle Imposte Dirette; l'Ufficio stesso provvederà quindi a calcolare l'imposta sul reddito familiare complessivo, ed a chiedere al capofamiglia il pagamento della differenza fra l'importo già pagato mediante trattenute sulle buste-paga, e l'importo dovuto.

ESEMPIO: il lavoratore capofamiglia ha percepito nel corso dell'anno una retribuzione complessiva irtiponibile di L. 2.600.000 sulla quale ha pagato (mediante trattenute) L. 158.000 di imposta; la moglie del lavoratore ha percepito nello stesso anno una retribuzione complessiva imponibile di L. 2.000.000, sulla quale ha pagato (mediante trattenute) L. 152.000 di imposta.

Il reddito imponibile familiare complessivo è dunque di L. 4.600.000; su questo reddito l'imposta verrà calcolata così:

(10% sui primi due' L. 200.000 + (13% sul terzo milione) L. 130.000 + (16% sul quarto milione) L. 160.000 +

(19% sulle restanti L. 600.000) L. 114.000 =

(imposta lorda) L. 604.000(detraz. del marito) L. 120.000(detraz. della moglie) L. 48.000 =

(imposta complessiva da pagare) L. 436.000 Poichè il lavoratore e sua moglie hanno già pagato (mediante trattenuta) soltanto L. 310.000 (L. 158.000 + L. 152.000), essi dovranno pagare allo Stato - con la necessaria rateazione - l'ulteriore somma di Lire 126.000 (L. 436.000 - L. 310.000).

Detrazione annua Detrazione mensile 7.000 583 15.000 1.250 25.000 2.083 35.000 2.917 65.000 5.417 100.000 8.333 150.000 12.500 250.000 20.833 120.000 10.000

ASPETTI PEGGIORATIVI DELLA NUOVA LEGGE

Oltre ai casi già citati (non esenzione per i lavoratori con più di 5 figli a carico e cumulo dei redditi familiari) esistono altri casi che sono chiaramente peggiorativi rispetto alla legge precedente e riguardano in particolare le mogli che lavorano e i lavoratori non coniugati e con nessun familiare a carico (soggetti autonomi).

Facciamo l'esempio su un salario di L. 180.000 mensili (al netto delle ritenute previdenziali).

LEGGE PRECEDENTE

(salario L. 180.000 mensili)

fino a L. 70.000: nessuna trattenuta da L. 70.000 a L. 90.000: 4,20% da L. 70.000 a L. 90.000: 4,20% da L. 90.000 a L. 180.000: 9,60%

per un totale di importo di trattenuta mensile eguale per tutti, sino al 31-12-1973.

LEGGE ATTUALE

(salario L. 180.000 mensili)

che lavora) - e di L. 7.000 (soggetti autonomi, ovvero lavoratori non coniugati e con nessun familiare a carico).

L'aggravio fiscale mensile rispetto al 1973 sarà quindi:

L. 5.879 per la moglie che lavora, L. 2.879 per il soggetto autonomo.

RICHIESTE DEL SINDACATO

E' stata elaborata a livello nazionale una vera e propria » piattaforma rivendicativa » articolata in 4 punti, sulla quale l'intero movimento sindacale è chiamato a mobilitarsi.

Gli obiettivi immediati da raggiungere sono:

l'aumento delle detrazioni (chiediamo 50.000 lire per il coniuge, 20.000 lire per ogni figlio a carico, 90.000 per spese di produzione del reddito e 24.000 per speSe mediche, assicurative, ecc.; inoltre chiediamo una sola » detrazione speciale » di 180.000 lire, in luogo delle attuali 84.000, per i pensionati);

l'elevamento del limite al di sotto del quale non si fa il cumulo del reddito familiare imponibile (dagli attuali 4, a 6 milioni di lire);

l'istituzione di un meccanismo di rivalutazione automatica delle detrazioni, degli scaglioni di reddito e del limite per il cumulo dei redditi familiari, in modo che i valori vengano costantemente adeguati al costo della vita:

fino a

In base alla detrazione di L. 4.000 (per la moglie

la modifica della scala dí progressione delle aliquote per i redditi inferiori ai 10 milioni.

II significato di questi obiettivi risulterà più chiaro dopo l'esame del funzionamento del nuovo sistema, tributario

Con questo numero, iniziamo la pubblicazione di una serie di articoli sul fascismo: intendiamo cioè contribuire, in una modesta misu-

ra, a far comprendere che cosa è stato il fascismo.

Purtroppo, di questi tempi, sembra che ce ne sia di nuovo bisogno,

se ancora una volta i fascisti- sparano per le strade ed abusano della libertà, con l'intenzione, più o meno mascherata, di distruggerla.

1) DALLA FINE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE ALL' AVVENTO DEL FASCISMO

Dopo la prima guerra mondiale, crisi politica e sociale. lazione era rimasta ai margini dell'Italia, benchè vittoriosa nel con- Due erano i principali motivi di lo Stato, mantenuta in condizioni flitto, fu preda di una profonda debolezza: gran parte della popo- di inferiorità e spesso priva di rap.- •

IO FLUffUO! 1P 1
L. O L. 840 L. 840 L. 7.680
L. 8.520
L.
L. 16.666 da L.
L. 1.733
L. 18.399
166.666: 10% =
166.666 a L. 180.000: 13% =
per un totale di
710 SVALUTO, E LEI ?

porti anche con l'opposizione politica. Il secondo aspetto riguardava le classi dirigenti. Lo sviluppo economico, infatti, per il modo in cui era avvenuto, non aveva contribuito a rendere più omogenee ed unite le classi dirigenti: al contrario, ne aveva esasperato i contrasti interni, aggravando soprattutto lo squilibrio tra Nord e Sud.

La guerra aveva dato alle masse l'occasione di una più rapida maturazione politica ed aveva insegnato l'importanza della disciplina e dell'organizzazione. Tutto ciò valeva soprattutto per i lavoratori delle regioni meno progredite.

I primi mesi dopo la guerra furono caratterizzati da grandi agitazioni sociali. Le organizzazioni sindacali si rafforzarono enormemente per l'afflusso di nuovi iscritti.

La C.G.L. (socialista) superò i due milioni d'iscritti e la Confederazione italiana dei lavoratori (cattolica) potè contare su oltre un milione e mezzo di iscritti, soprattutto contadini.

Le Confederazioni proclamarono, nelle fabbriche e nelle campagne del Nord, una serie di scioperi per rivendicare aumenti salariali, riduzione dell'orario di lavoro, assunzione di manodopera nell'agricoltura. Nel Centro e nel Sud, dove la proprietà terriera latifondista era dominante, i contadini, guidati da sindacalisti o da capi improvvisàti, occuparono le terre.

La questione sociale non era però il solo problema che si presentava alle forze politiche: c'era il problema della ripresa ec-nomica e quello del posto che l'Italia doveva occupare nel sistema internazionale.

Il mito della « vittoria mutilata » (nafo dal fatto che l'Italia dalle trattative di pace non era riuscita a trarre i medesimi vantaggi delle altre potenze alleate) alimentò l'estremismo nazionalista, che si servì di questo mito per diffondere risentimento verso gli alleati, diffidenza ed ostilità verso il governo incapace di difendere le buone ragioni dell'Italia.

. Un altro problema fu quello della crisi economica, che già nel 1919 8i manifestava nella difficoltà di conversione delle industrie di guerra, delle tendenze inflazionistiche, della resistenza ad vi-la più equa ripartizione delle tasse.

La sfiducia nelle tradizionali classi dirigenti (ritenute responsabili della guerra) trovò la sua conferma nelle prime elezioni del dopoguerra, tenutesi nel novembre 1919 col sistema proporzionale. La maggioranza relativa fu del Partito socialista (156 deputati, contro i 52 di prima della guerra) ed una notevole affermazione ottennero le forze cattoliche, organizzate per la prima volta in un vero e proprio partito, il Partito popolare italiano fondato da don Luigi Sturzo (ebbe 100 deputati, contro i 29 del 1913).

Pur essendo indubbiamente forte, il Partito socialista era travagliato da una grave crisi interna: due correnti si fronteggiavano, i riformisti — fautori di una graduale evoluzione sociale attraverso le riforme — ed i massimalisti, ostili al riformismo liberale, ma privi di un concreto programma politico che andasse al di là di un'attività agitatoria fine a se stessa.

Sorse allora a Torino, attorno alla rivista « Ordine Nuovo », un movimento politico guidato da Antonio Gramsci. Traendo insegnamento dall'esperienza di Lenin e della rivoluzione russa e dal fallimento della socialdemocrazia europea di fronte al problema della guerra, questo movimento politico vide nei Consigli di Fabbrica il nucleo delle lotte proletarie per la conquista del potere ed indicò la prospettiva di' un sistema di alleanze delle classi popolari (operai e contadini) delle forze intellettuali, di un nuovo « blocco storico » da opporre al blocco liberale-borghese.

Questo movimento, unendosi al gruppo socialista napoletano di Amadeo Bordiga, provocò una scissione al Congresso socialista di Livorno (gennaio 1921) e fondò il Partito comunista d'Italia.

Partito popolare e Partito comunista non furono però le sole novità del dopoguerra. A Milano, nel marzo 1919, si costituì un altro movimento, il fascismo, capeggiato da Benito Mussolini. All'inizio non aveva caratteri politici ben definiti ed aveva pochi aderenti: nelle elezioni del 1919 i fascisti ottennero soltanto 400 voti. Il programma fascista, misto di dichiarazioni rivoluzionarie antiborghesi e di esaltazione nazionalistica, incontrò i favori di una piccola borghesia delusa e preoccupata dalla duplice pressione proletaria e capitalistica, di ex-combattenti che mal si

adattavano al ritorno alla vita civile.

Il governo si rivelò del tutto incapace di fronteggiare la situazione, tanto che in tre anni si ebbero ben quattro ministeri. Durante il ministero Giolitti, nel settembre 1920, si ebbe, do:go una lunga battaglia sindacale, l'occupazione delle fabbriche. Se alcuni pensarono che fosse arrivata l'ora della rivoluzione, la maggior parte dei socialisti e dei dirigenti della Confederazione del lavoro erano su diverse e più caute posizioni: nè le altre categorie di lavoratori si mobilitarono accapto agli operai del triangolo industriale ». Si arrivò così ad un accordo tra industriali ed operai: la fine dell'occupazione delle fabbriche, se dimostrò che in Italia non c'era vero pericolo di rivoluzione, non assicurò però nè stabilità sociale e politica nè la ripresa economica.

Approfittando della profonda crisi politica e sociale, il gruppo capeggiato da Mussolini, ottenuto l'appoggio della borghesia industriale e dei proprietari terrieri, riuscì in tre anni, mediante la violenza, gli atti terroristici, gli assassinii delle « squadre d'azione » ad andare al potere. Lo « squadrismo fascista » si sviiuppò inizialmente nel bolognese e fu finanziato e sostenuto dagli agrari: ebbe quindi il carattere di offensiva reazionaria contro le conquiste dei contadini e degli operai e contro la trasformazione democratica del regime liberale italiano..

Trasformato il movimento in partho nazionale fascista (novembre 1921) e dichiarata sempre più chiaramente la propria propensione per un regime autoritario ed antiparlamentare, Mussolini — grazie anche alla complicità delle stesse autorità — attuò una vera e propria insurrezione armata contro lo Stato, culminata nella cosiddetta marcia su Roma » (28 ottobre 1922).

Il ministero Facta tentò di proclamare lo stato d'assedio per opporsi alle squadre fasciste che si dirigevano sulla capitale: ma Vittorio Emanuele III, rendendosi correscionsabile dell'arbitrio fascista, rifiutò di firmare il decreto per Io stato d'assedio, accolse le dimissioni di Facta, ed affidò a Mussolini l'incarico di formare il nuovogoverno.

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