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Lavoratori Pirelli4

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LavoratorePireli mensile degli operai e degli impiegati del gruppo Pirelli A cura del comitato di coordinamento nazionale del. P.C.I.

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Anno II - N. 4/5 - Giugno-Luglio 1974 - Sped. in Abb. Post. - Gruppo III - 70°4:

URGENZA DI UNA SVOLTA DEMOCRATICA

di DARIO VALORI Questo numero di LAVORATORE PIRELLI esce in numero doppio non per difficoltà redazionali ma per una scelta precisa tendente ad assicurare la presenza del giornale fra i lavoratori prima delle ferie estive e prevedendo quindi una sospensione delle pubblicazioni nel mese di Agosto. D'altro canto la redazione ha assunto impegno di realizzare un numero speciale di LAVORATORE PIRELLI in occasione della Festa Nazionale de l'UNITA' che si terrà a Bologna tra il e il 15 Settembre. Pertanto il prossimo numero del giornale uscirà ai primi di Settembre. Ci scusiamo con i lettori e con gli abbonati per i ritardi nelle spedizioni dovuti alla nota crisi dei servizi postali e per la cui soluzione sono impegnati i compagni postelegrafonici, il partito, il movimento dei lavoratori.

Dopo il governo Rumor bis, il Rumor tris, resurrezione del precedente. E, subito, una valanga di decisioni economiche sbagliate, ingiuste, preoccupanti. Ecco il risultato di una crisi di governo nella quale sono confluite motivazioni e spinte diverse e anche contraddittorie. Tre elementi, almeno, avevano contribuito a determinare la crisi: la situazione economica e la pretesa di Colombo di imporre la adozione della linea Carli, l'opposta interpretazione, sul piano dei rapporti di forza reciproci, del risultato del referendum da parte della segreteria della DC e del PSI, e le grandi manovre di Fanfani e di altri all'interno del Partito di maggioranza relativa. Su due questioni — nuovi rapporti (ma politici o di potere?) fra DC e PSI, scontro nella DC — i dieci giorni di crisi hanno solo avviato un processo. Sul punto della situazione economica si è pervenuti, invece, a un compromesso che non si può non giudicare negativo. Dobbiamo dunque predisporci ad affrontare la battaglia contro indirizzi e misure governative gravi e pericolose, e d'altro canto adeguare la nostra azione e il nostro intervento alle novità di un dibattito politico appena iniziato, al quale bisogna assicurare uno sbocco positivo. In che cosa consiste l'errore dei provvedimenti concordati? In un ennesimo rifiuto ad adottare una linea che, risalendo alle origini dei nodi, comporti un mutamento, un cambiamento nelle impostazioni del passato. La situazione — il PCI lo ha sempre sottolineato — è grave e occorrono misure severe e rigorose per affrontarla, misure che comportano sacrifici e rinunce: la classe operaia ne è pienamente consapevole. Ma occorrono garanzie sulla validità della linea, occorre sapere per che cosa le privazioni vanno affrontate, occorre la certezza che si procede non al mantenimento di vecchie ingiustizie, vecchi privilegi, vecchi squilibri, ma ad un tipo di sviluppo economico basato

su una espansione qualificata, sulla eliminazione degli sprechi e dei parassitismi, sul rigore delle scelte prioritarie. Le decisioni fiscali prese perpetuano la vecchia ingiustizia, fanno ricadere il peso della riduzione dei consumi sui ceti più poveri, e dubbia, anche, è la loro efficacia nel frenare il processo inflazionistico. Nessuna seria garanzia vi è di una prospettiva di risanamento del deficit del commercio estero, perchè nessun significativo e sostanziale accordo commerciale, dopo i primi timidi approcci, è intervenuto con i paesi produttori di petrolio e di materie prime (fatta eccezione per l'accordo con l'Iran) e non si vede una garanzia certa di ripresa della nostra agricoltura e della nostra zootecnia sia pure non a breve termine. Nell'immediato, intanto, opera la manovra creditizia, i cui effetti si faranno sentire fra qualche mese, ed essa porta a una inevitabile recessione, con tutto ciò che i processi deflattivi significano per la classe operaia e nel numero dei posti di lavoro e nella organizzazione stessa del lavoro. E mentre non chiari appaiono i criteri con i auali si assicurerà nel futuro una politica di investimenti, appare sempre più probabile la eventualità che una parte considerevole delle entrate assicurate vada a finire nel pozzo senza fondo, in assenza di oraaniche riforme, delle mutue o dei deficit di taluni comuni. Nessuno può illudersi che tali prospettive possano essere accettate dalla classe operaia. Non c'è nelle sue attuali impostazioni alcunchè di massimalistico, di corporativo, o di settoriale. Al contrario le lotte di categoria e quelle confederali si svolgono attorno a piattaforme di rinnovamento generale del Paese, a un tipo di vertenze di valore nazionale. Perciò il no risoluto dei lavoratori italiani, e lo scontro che ne deriverà nei prossimi mesi sono al tempo (continua a pag. 12)

Opporsi alla minaccia ai livelli di occupazione 1~1111111•11~1~111~11111

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