LavoratorePirelli mensile degli operai e degli impiegati comunisti del gruppo Pirelli LIRE 100
E' necessaria una svolta nella direzione politica del paese: la classe operaia unita ha coscienza del ruolo che ad essa spetta di svolgere n queste ultime settimane le lotte dei lavora- verno Rumor, di indire lo sciopero generale per ' tori si sono estese per ampiezza e qualità. Esse cominciare ad avviare il nostro Paese fuori dalle sechanno posto assieme ai problemi del miglioramento che di una crisi in cui i governi finora succedutisi delle condizioni dei lavoratori nella fabbrica an- l'hanno cacciato. Decisione, questa dello sciopero che i temi delle riforme e di un nuovo sviluppo generale, dimostratasi tanto più giusta e necessaria economico. dopo i recenti provvedimenti presi dal governo di Da Milano a Napoli importanti scioperi e mani- aumentare ulteriormente i prezzi di alcuni generi di festazioni sono stati intrapresi dalle popolazioni di largo consumo. Questi aumenti ripropongono una intere città, provincie, regioni, in un articolato mo- linea estremamente pericolosa, una linea di crisi, in vimento le cui caratteristiche di fondo sono la riso- fondo alla quale può esservi solo l'intenzione di dare luzione di alcuni problemi urgenti e l'azione incal- un colpo al movimento dei lavoratori per poi riavzante verso i pubblici poteri. viare, partendo da un livello più basso, i vecchi e In questo quadro di lotte si colloca la decisione sempre falliti meccanismi di sviluppo. assunta dalle grandi organizzazioni sindacali dei lavoAssieme a questo indispensabile movimento di ratori, dopo l'incontro insoddisfacente avuto col go- lotta è venuta crescendo la comprensione della pro-
Questo giornale avoratore Pirelli" esce in un momento diffi- siamo considerare estraneo a questa manovra il L cile della vita del Paese, forse il più delicato proposito della DC di arrivare, costi quel che codegli ultimi trent'anni. Cause interne ed internazionali mettono in discussione il modello di sviluppo economico, l'organizzazione della società e dello Stato, il nostro modo di vivere. A misura che le classi dirigenti dimostrano la loro incapacità di realizzare una svolta di tale portata, ma anzi cercano ancora una volta di scaricare sui lavoratori i costi della crisi, cresce la responsabilità politica della classe operaia nel determinare ed orientare il processo di profondo rinnovamento di cui il Paese e i lavoratori hanno bisogno. « Lavoratore Pirelli », giornale della classe operaia, giornale comunista, vuol dare un contributo a questa battaglia. La formula nuova — giornale di gruppo a carattere nazionale — si propone di superare la frammentazione delle esperienze dei lavoratori di uno stesso gruppo produttivo, unificandone la capacità di analisi, di lotta, di direzione politica. Una formula dunque, che si contrappone alla insidiosa manovra conservatrice tendente a infrangere l'unità della classe operaia, a favorire le spinte corporative, a espellere la « politica » dalle fabbriche. Che questa manovra si stia manifestando in forme più acute nelle ultime settimane ci sembra indubbio. Hanno questa caratteristica fatti apparentemente diversi tra loro ma significativamente coincidenti nel tempo: dalle provocazioni squadristiche che recano in molti casi un preciso segno antisindacale ed antioperaio, al riaffiorare di forme dure di rappresaglia padronale; dalla nuova catena di atti terroristici a cui si contrappongono misure di emergenza non sempre chiare dei pubblici poteri e che convergono nel creare un artificioso clima di tensione, agli aspri attacchi contro il movimento dei lavoratori mentre fra questi si affaccia l'ipotesi di uno sciopero generale contro il carovita, per l'occupazione e le riforme. Né pos-
sti, al referendum sul divorzio. In questa situazione sempre più necessario appare un impegno politico diretto della classe operaia e più in generale dei lavoratori. Nel senso che alla classe operaia, alle sue organizzazioni politiche, dentro il luogo di lavoro e fuori, spetta il compito di collegare strettamente le lotte di fabbrica per più avanzate condizioni di lavoro, a quelle nella società per un nuovo sviluppo economico e per le riforme, a quelle che investono lo Stato, per la salvaguardia degli istituti democratici e per dare al Paese una direzione politica adeguata alla gravità della situazione. Noi comunisti siamo e siamo sempre stati per l'ingresso della « politica » in fabbrica; con piena legittimità. E soprattutto oggi che l'unità sindacale fa un nuovo passo avanti con l'ulteriore sviluppo dei processi di autonomia, riteniamo che l'organizzazione e l'impegno politico della classe operaia costituiscano una garanzia per l'unità e l'autonomia sindacale, una garanzia per la vita democratica del Paese. Per questo non ci convince l'iniziativa che la Democrazia Cristiana sta assumendo in molte province per stabilire un collegamento diretto con la classe operaia: tesseramento dentro la fabbrica, impegno politico nel partito « fuori » della fabbrica. Per questo noi entriamo nella fabbrica, anzi nelle fabbriche di un intero gruppo produttivo, con LAVORATORE PIRELLI. Vogliamo con questo giornale, con questo strumento di informazione, di orientamento e di lotta, rafforzare la nostra organizzazione, dare ampio respiro politico alle nostre iniziative, dibattere, confrontarci, favorire i rapporti unitari con le altre forze politiche, con tutti i lavoratori, consapevoli di dare un contributo importante al rinnovamento del Paese.
Roberto Nardi
posta fatta dal nostro Partito alle altre forze politiche per far uscire l'Italia dalla crisi economica, sociale e politica. La proposta di incontro fra le grandi componenti storiche del nostro Paese — cattolici, comunisti, socialisti — è stata accolta con favore innanzitutto nei luoghi di lavoro. Le importanti iniziative che si sono svolte a Milano ed anche in altre città con le conferenze di produzione, con i convegni unitari all'interno delle fabbriche promossi da PCI, DC, PSI sono a testimonianza di come siano possibili il confronto, le convergenze, le intese per la risoluzione di problemi importanti da parte di forze politiche che pure perseguono obiettivi diversi per il futuro del nostro Paese. Le stesse assemblee promosse dai sindacati dei lavoratori aperte alle forze politiche democratiche, che si sono tenute in tutto il Paese, esprimono questa esigenza di solidarietà e di convergenza attorno alle lotte. La VI Conferenza nazionale operaia del nostro Partito tenutasi a Genova 1' 8, 9, 10 febbraio, che ha visto la partecipazione di migliaia di lavoratori, operai e tecnici comunisti, ha ribadito la validità e l'importanza di queste convergenze unitarie nel Paese. Questo elemento, offerto dal ricco dibattito che a Genova si è sviluppato, è un dato e una indicazione positiva all'interno di una situazione grave di crisi sociale e politica. È stato individuato nella fabbrica il punto di partenza per costruire questo arco di forze sociali e politiche che si confrontano attorno ai problemi reali, immediati e di prospettiva, che preoccupano le grandi masse. Lo stesso processo di unità sindacale potrebbe ricevere nuovo impulso da queste convergenze politiche. È sbagliato e pericoloso contrapporre, come qualcuno ancora fa, l'unità sindacale al processo reale di unità politica. Il veicolo col quale questi processi unitari possono avanzare ed affermarsi è il rafforzamento dell'organizzazione di partito nei luoghi di lavoro, rafforzamento quantitativo e qualitativo. Per questo dalla VI Conferenza operaia è venuto l'appello a mettere in primo piano la piena attuazione della Costituzione anche nei luoghi di lavoro, il diritto di cittadinanza delle forze politiche che si organizzano e parlano all'interno delle fabbriche a tutti i lavoratori, che parlano e trattano sia dei problemi immediati che investono i lavoratori in quella determinata fabbrica sia dei problemi di prospettiva che interessano l'intero Paese. Le lotte dei lavoratori, l'impegno dei comunisti intorno a questi temi, sono convalidati dal fatto, ormai acquisito per molti, che gli effetti della crisi che investe il nostro Paese — sulla quale pesano anche fattori internazionali — sono superabili sul piano economico, sociale e politico soltanto attraverso l'unità delle forze ideali, politiche e sociali determinanti del Paese e attraverso una direzione polisegue a pag. 5