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Lavoratore Pirelli1

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LavoratorePirelli

mensile degli operai e degli impiegati comunisti del gruppo Pirelli

E' necessaria una svolta nella direzione politica del paese: la classe operaia unita ha coscienza del ruolo che ad essa spetta di svolgere

n queste ultime settimane le lotte dei lavoratori ' si sono estese per ampiezza e qualità. Esse hanno posto assieme ai problemi del miglioramento delle condizioni dei lavoratori nella fabbrica anche i temi delle riforme e di un nuovo sviluppo economico.

Da Milano a Napoli importanti scioperi e manifestazioni sono stati intrapresi dalle popolazioni di intere città, provincie, regioni, in un articolato movimento le cui caratteristiche di fondo sono la risoluzione di alcuni problemi urgenti e l'azione incalzante verso i pubblici poteri.

In questo quadro di lotte si colloca la decisione assunta dalle grandi organizzazioni sindacali dei lavoratori, dopo l'incontro insoddisfacente avuto col go-

Questo giornale

L avoratore Pirelli" esce in un momento difficile della vita del Paese, forse il più delicato degli ultimi trent'anni.

Cause interne ed internazionali mettono in discussione il modello di sviluppo economico, l'organizzazione della società e dello Stato, il nostro modo di vivere. A misura che le classi dirigenti dimostrano la loro incapacità di realizzare una svolta di tale portata, ma anzi cercano ancora una volta di scaricare sui lavoratori i costi della crisi, cresce la responsabilità politica della classe operaia nel determinare ed orientare il processo di profondo rinnovamento di cui il Paese e i lavoratori hanno bisogno.

« Lavoratore Pirelli », giornale della classe operaia, giornale comunista, vuol dare un contributo a questa battaglia. La formula nuova — giornale di gruppo a carattere nazionale — si propone di superare la frammentazione delle esperienze dei lavoratori di uno stesso gruppo produttivo, unificandone la capacità di analisi, di lotta, di direzione politica.

Una formula dunque, che si contrappone alla insidiosa manovra conservatrice tendente a infrangere l'unità della classe operaia, a favorire le spinte corporative, a espellere la « politica » dalle fabbriche. Che questa manovra si stia manifestando in forme più acute nelle ultime settimane ci sembra indubbio.

Hanno questa caratteristica fatti apparentemente diversi tra loro ma significativamente coincidenti nel tempo: dalle provocazioni squadristiche che recano in molti casi un preciso segno antisindacale ed antioperaio, al riaffiorare di forme dure di rappresaglia padronale; dalla nuova catena di atti terroristici a cui si contrappongono misure di emergenza non sempre chiare dei pubblici poteri e che convergono nel creare un artificioso clima di tensione, agli aspri attacchi contro il movimento dei lavoratori mentre fra questi si affaccia l'ipotesi di uno sciopero generale contro il carovita, per l'occupazione e le riforme. Né pos-

verno Rumor, di indire lo sciopero generale per cominciare ad avviare il nostro Paese fuori dalle secche di una crisi in cui i governi finora succedutisi l'hanno cacciato. Decisione, questa dello sciopero generale, dimostratasi tanto più giusta e necessaria dopo i recenti provvedimenti presi dal governo di aumentare ulteriormente i prezzi di alcuni generi di largo consumo. Questi aumenti ripropongono una linea estremamente pericolosa, una linea di crisi, in fondo alla quale può esservi solo l'intenzione di dare un colpo al movimento dei lavoratori per poi riavviare, partendo da un livello più basso, i vecchi e sempre falliti meccanismi di sviluppo.

Assieme a questo indispensabile movimento di lotta è venuta crescendo la comprensione della prosiamo considerare estraneo a questa manovra il proposito della DC di arrivare, costi quel che costi, al referendum sul divorzio.

In questa situazione sempre più necessario appare un impegno politico diretto della classe operaia e più in generale dei lavoratori.

Nel senso che alla classe operaia, alle sue organizzazioni politiche, dentro il luogo di lavoro e fuori, spetta il compito di collegare strettamente le lotte di fabbrica per più avanzate condizioni di lavoro, a quelle nella società per un nuovo sviluppo economico e per le riforme, a quelle che investono lo Stato, per la salvaguardia degli istituti democratici e per dare al Paese una direzione politica adeguata alla gravità della situazione.

Noi comunisti siamo e siamo sempre stati per l'ingresso della « politica » in fabbrica; con piena legittimità. E soprattutto oggi che l'unità sindacale fa un nuovo passo avanti con l'ulteriore sviluppo dei processi di autonomia, riteniamo che l'organizzazione e l'impegno politico della classe operaia costituiscano una garanzia per l'unità e l'autonomia sindacale, una garanzia per la vita democratica del Paese.

Per questo non ci convince l'iniziativa che la Democrazia Cristiana sta assumendo in molte province per stabilire un collegamento diretto con la classe operaia: tesseramento dentro la fabbrica, impegno politico nel partito « fuori » della fabbrica.

Per questo noi entriamo nella fabbrica, anzi nelle fabbriche di un intero gruppo produttivo, con LAVORATORE PIRELLI.

Vogliamo con questo giornale, con questo strumento di informazione, di orientamento e di lotta, rafforzare la nostra organizzazione, dare ampio respiro politico alle nostre iniziative, dibattere, confrontarci, favorire i rapporti unitari con le altre forze politiche, con tutti i lavoratori, consapevoli di dare un contributo importante al rinnovamento del Paese.

posta fatta dal nostro Partito alle altre forze politiche per far uscire l'Italia dalla crisi economica, sociale e politica. La proposta di incontro fra le grandi componenti storiche del nostro Paese — cattolici, comunisti, socialisti — è stata accolta con favore innanzitutto nei luoghi di lavoro.

Le importanti iniziative che si sono svolte a Milano ed anche in altre città con le conferenze di produzione, con i convegni unitari all'interno delle fabbriche promossi da PCI, DC, PSI sono a testimonianza di come siano possibili il confronto, le convergenze, le intese per la risoluzione di problemi importanti da parte di forze politiche che pure perseguono obiettivi diversi per il futuro del nostro Paese.

Le stesse assemblee promosse dai sindacati dei lavoratori aperte alle forze politiche democratiche, che si sono tenute in tutto il Paese, esprimono questa esigenza di solidarietà e di convergenza attorno alle lotte. La VI Conferenza nazionale operaia del nostro Partito tenutasi a Genova 1' 8, 9, 10 febbraio, che ha visto la partecipazione di migliaia di lavoratori, operai e tecnici comunisti, ha ribadito la validità e l'importanza di queste convergenze unitarie nel Paese. Questo elemento, offerto dal ricco dibattito che a Genova si è sviluppato, è un dato e una indicazione positiva all'interno di una situazione grave di crisi sociale e politica.

È stato individuato nella fabbrica il punto di partenza per costruire questo arco di forze sociali e politiche che si confrontano attorno ai problemi reali, immediati e di prospettiva, che preoccupano le grandi masse.

Lo stesso processo di unità sindacale potrebbe ricevere nuovo impulso da queste convergenze politiche. È sbagliato e pericoloso contrapporre, come qualcuno ancora fa, l'unità sindacale al processo reale di unità politica.

Il veicolo col quale questi processi unitari possono avanzare ed affermarsi è il rafforzamento dell'organizzazione di partito nei luoghi di lavoro, rafforzamento quantitativo e qualitativo. Per questo dalla VI Conferenza operaia è venuto l'appello a mettere in primo piano la piena attuazione della Costituzione anche nei luoghi di lavoro, il diritto di cittadinanza delle forze politiche che si organizzano e parlano all'interno delle fabbriche a tutti i lavoratori, che parlano e trattano sia dei problemi immediati che investono i lavoratori in quella determinata fabbrica sia dei problemi di prospettiva che interessano l'intero Paese.

Le lotte dei lavoratori, l'impegno dei comunisti intorno a questi temi, sono convalidati dal fatto, ormai acquisito per molti, che gli effetti della crisi che investe il nostro Paese — sulla quale pesano anche fattori internazionali — sono superabili sul piano economico, sociale e politico soltanto attraverso l'unità delle forze ideali, politiche e sociali determinanti del Paese e attraverso una direzione polisegue a pag.

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La conferenza dei lavoratori comunisti della Pirelli

-nobbiamo muoverci in un -L" disegno politico complessivo »: lo hanno sottolineato molti compagni intervenuti nel dibattito alla conferenza degli operai comunisti del gruppo Pirelli che si è tenuta il 12 gennaio scorso presso la Federazione del P.C.I. di Milano.

La conferenza è stata l'occasione per fare il punto non solo sulla struttura del nostro partito all'interno delle fabbriche del gruppo e sulla vertenza contrattuale che in queste settimane vede impegnati i lavoratori della Pirelli assieme agli altri 250 mila lavoratori italiani della gomma, della plastica e del linoleum, ma anche sulla crisi — che va sotto il nome di « energetica » ma che è strutturale, è stato subito precisato — che sta travagliando il Paese; e quindi sulle proposte che il nostro partito avanza per superare le difficoltà, cosa possibile soltanto gettando le basi per un nuovo, diverso modello di sviluppo economico.

E' necessaria nel Paese, una profonda svolta, anche nella sua direzione politica. Il ruolo che deve avere la classe operaia in questo senso è fondamentale. Di qui la necessità di costruire nelle fabbriche un Partito che abbia più che mai un rapporto con la realtà. A questa necessità, contribuendo a sviluppare il coordinamento tra i lavoratori comunisti del gruppo Pirelli, risponde anche l'iniziativa di pubblicare il « Lavoratore Pirelli ».

Nella relazione del compagno Bonalumi, segretario della Temolo (la sezione di fabbrica della « Bicocca » di Milano), che ha aperto i lavori della conferenza e nel corso del dibattito che è seguito, sottolineando che nelle lotte dei lavoratori della Pirelli sviluppatesi in questi anni, dal '68 ad oggi, non sono mancati momenti di lotta generale per investire i problemi della società, è stato detto che sono ora necessari nuovi indirizzi strategici. La crisi del settore dell'auto che si ripercuoterà anche su quello della gomma dice che i lavoratori oggi più che mai devono essere i protagonisti per nuove scelte nel settore.

Quali devono essere le scelte verso cui si deve indirizzare il settore della gomma? Lo hanno chiaramente detto molti compagni. Sono scelte che riguardano l'agricoltura, l'elettricità, l'edilizia, i trasporti pubblici. Si tratta di orientare, o meglio « gestire », come ormai si usa dire nel linguaggio sindacale, in questa direzione l'accordo di gruppo raggiunto alla Pirelli nel settembre

scorso e di collegare a queste necessità anche il contratto che si sta per rinnovare. Fondamentale per raggiungere questi obiettivi, per avere chiaro quel « disegno politico complessivo » in cui l'azione dei lavoratori si deve muovere, è il collegamento organico degli operai con le forze politiche democratiche ( e non solo nei momenti cruciali delle vertenze). Le « assemblee aperte » devono diventare uno strumento di lotta sempre più importante. E' cresciuta in questi anni — il merito è soprattutto dei comunisti — e dovrà crescere ancora di più la capacità politica dei lavoratori.

I lavoratori nelle fabbriche, per decidere la loro azione, devono avere, sempre, una visione globale dei fatti. Su ciò ha insistito anche il compagno Brunello Cipriani, segretario generale della Filcea-CGIL il quale ha sottolineato il ruolo che ha avuto, in questa direzione la lotta dei lavoratori della Pirelli negli ultimi anni. Vi è oggi la conferma — ha detto il compagno Cipriani — che le lotte alla Pirelli, che avevano al centro la condizione operaia all'interno della fabbrica, hanno avuto un alto valore politico. Se i padroni hanno dovuto cambiare i loro piani di ristrutturazione, ciò è dipeso dalla forza dei lavoratori, dalle loro rivendicazioni su cottimo, ritmi, orario, aggredendo i caratteri dello sfruttamento operaio. Il contributo politico dei lavoratori della Pirelli continua ancora oggi con le scelte rivendicative contrattuali, che hanno al centro le condizioni di lavoro in fabbrica, ma sono collegate strettamente all'esigenza di un mutamento sociale e politico nel Paese.

I lavori della conferenza degli operai comunisti della Pirelli — li hanno seguiti anche delegazioni del P.S.I., della DC e della CISL della « Bicocca », mentre al tavolo della presidenza, tra gli altri, vi erano i compagni Boitazzi, Gilmore, Rossinovich e il segretario della cellula dei comunisti della Pirelli-Dunlop di Liverpool, Cook, il quale ha ricordato il valore degli « scioperi senza frontiere » fatti nel gruppo — sono stati conclusi da un discorso del compagno Pietro Ingrao, della Direzione del P.C.I.

La grande questione che abbiamo davanti — ha tra l'altro detto il compagno Ingrao — è quella di come affermare in questo momento il ruolo della classe operaia del nostro Paese, il ruolo che devono avere soprattutto gli operai dei grandi com-

Lavoratore Pirelli

mensile degli operai e degli impiegati comunisti del gruppo Pirelli

Direttore responsabile

Roberto Nardi

Redattore capo

Anelli Pietro

Comitato di redazione

Anelli Pietro, Luciani Aldo, Pace Aldo

Redazione ed amministrazione

Sezione Temolo - V.le Sarca, 181 - 20126 Milano

Numero unico in attesa di autorizzazione

Stampa: Arti Grafiche Varesine - Casciago/Varese

plessi industriali — come la Pirelli — dove la classe operaia elabora le proprie scelte. Ogni lotta deve avere un collegamento con la prospettiva generale del Paese, proprio perché nell'animo degli operai vi sono grandi interrogativi che riguardano l'avvenire. Per questo dobbiamo dare un respiro politico generale anche alle lotte per le rivendicazioni più semplici. Qui si esalta il ruolo del P.C.I., per fare chiarezza, per « illuminare » ogni richiesta che viene dagli operai, anche la più semplice. Assume grande importanza quindi — ha detto ancora il compagno Ingrao — la capacità nostra di ridare slancio alle lotte per un nuovo meccanismo di sviluppo collegan-

dole alla grande prospettiva che il nostro partito indica. Al centro di questo impegno vi devono essere i problemi del Mezzogiorno.

Il discorso sulla Pirelli va fatto alla luce di questa svolta da compiere, verificando e approfondendo il rapporto tra il settore della gomma e l'agricoltura e i grandi bisogni collettivi. Una verifica che si deve compiere affidandola sempre meno a specialisti e tendendo a coinvolgere sempre più in questa ricerca grandi masse operaie e popolari. E devono uscire proposte di scelte produttive non solo merceologiche, ma anche sul modo di produrre.

Concludendo, il compagno In-

grao ha detto che un obiettivo immediato è anche quello della difesa salariale che deve avvenire in maniera articolata e tenendo conto della nostra visione generale. Le questioni salariali devono, cioè, essere strettamente legate all'organizzazione del lavoro, agli investimenti, al Mezzogiorno, alle prospettive di sviluppo.

Nei confronti dell'attuale governo il compagno Ingrao ha detto che la classe operaia non è su una posizione di tregua né di attesa ed ha sottolineato la necessità di rilanciare il movimento di lotta nel corso dell'attuale processo di confronto con il governo.

Domenico Commisso

Q ul sistema capitalistico si ‘.-7 sta abbattendo una crisi senza precedenti: si esauriscono le vecchie fonti di energia mentre la messa in opera di quelle nuove è in ritardo e richiederà dei colossali investimenti, senza contare i guasti economici che ne deriveranno. Ma ancor più grave è la situazione delle materie prime e dei prodotti agricoli in costante diminuzione rispetto alle richieste mondiali e senza che vi siano prospettive di un loro aumento.

Per di più in Italia, sia per la fragilità della nostra economia, (basata su pochi settori trainanti), sia per la presenza di una organizzazione statale e di una direzione governativa incapaci di promuovere soluzioni valide, la crisi si accentua di giorno in giorno.

Gli aspetti della crisi che da tempo si avvertono sono: aumento della disoccupazione e processo di inflazione.

In questo quadro di crisi generale si inseriscono preoccupanti fenomeni quali l'abbandono delle campagne, l'emigrazione all'estero e al nord, diffusione del lavoro precario e a domicilio, la presenza di migliaia di diplomati e di laureati che non trovano un lavoro in cui vengano utilizzate appieno le loro conoscenze: ecco la causa del costante aumento dei prezzi che supera di gran lunga l'aumento dei salari.

E' chiaro che, comunque si risolva, la crisi in atto ridimensionerà profondamente quel modello di sviluppo consumistico, di importazione americana, a cui ci si è attenuti in questo dopoguerra.

Da tempo il nostro Partito aveva individuato, nel vivo delle lotte, la profonda esigenza di un nuovo tipo di sviluppo economico capace di rispondere alle gravi necessità del Paese; vediamo ora anche le forze padronali e le forze moderate della compagine governativa, di fronte all'aggravarsi della situazione, riscoprire

il problema del « nuovo modello di sviluppo » svuotando la questione di reale significato alternativo ed usando questa enunciazione come copertura degli interessi capitalistici.

I padroni, infatti, pur non avendo ancora definito il nuovo modello di sviluppo, dicono già che comunque si dovrà "lavorare di più". Ma cosa significa questa affermazione ? E' fuori di dubbio che la produzione debba aumentare, ma a parer nostro questo significa una migliore condizione per chi già lavora, significa inserire nella produzione i disoccupati, significa impiegare le rendite e i profitti, trasformandoli in investimenti produttivi e sottraendoli allo spreco, all'imboscamento, alla fuga all'estero.

Ma soprattutto significa « cosa produrre » e cioè rilancio dell'agricoltura e del programma di riforme sociali che è al centro delle rivendicazioni dei lavoratori per imporre la fine dello spreco delle risorse nazionali.

Mentre i padroni, i partiti loro alleati e il governo continuano da mesi a discutere quale sarà la "fase 2", quale il nuovo modello di sviluppo, la classe operaia sta dimostrando la sua funzione egemone, la sua capacità di direzione politica.

La soluzione della vertenza Pirelli, chiusasi nel settembre '73, pone al centro il potenziamento nel settore del trasporto pubblico e del trasporto di merci, l'edilizia, il trasporto d'energia, l'agricoltura.

La classe operaia ha quindi saputo cogliere non solo i sintomi della crisi, le cause e le alternative economiche, le indicazioni di soluzioni concrete e valide, ma ha saputo lottare duramente per imporre i suoi giusti orientamenti.

E, sia pure con tutti i limiti di comprensione e di partecipazione che ci sono stati, ha ottenuto una vittoria di straordinaria importanza, impedendo alla

controparte di usare il ricatto più pericoloso, quello dell'occupazione, imponendo al padrone un impegno sugli investimenti sociali.

D' altra parte quel trafiletto dell'accordo in cui si parla del- ' l'occupazione di altri 200 e poi 500 lavoratori a Villafranca Tirrena nel caso di ripresa del settore (trasporto pesante) dimostra la necessità di uscire dall'azienda per investire le forze politiche. La ripresa del settore trasporto pesante infatti non significa altro che incremento dei trasporti pubblici, meccanizzazione dell'agricoltura, sviluppo dell'edilizia, tutte cose che non possono accadere, come viene ampliamente dimostrato da quel che succede, grazie al « libero gioco » degli interessi capitalistici, ma solo con un preciso orientamento economico del governo.

Chiaramente i problemi del Mezzogiorno non possono venir risolti solo dagli investimenti della Pirelli, né si può demandare unicamente ai lavoratori del gruppo la gestione del loro accordo che deve essere visto invece come un momento di rivendicazione di tutto il Paese: ed in particolare dei comuni, delle regioni, dove dovrebbero essere installate o potenziate la nuove fabbriche.

Di riscontro, poiché il governo dimostra di non voler risolvere i problemi riorganizzativi dell'economia italiana, sorge la questione, che non è solo dei lavoratori della Pirelli, di trovare i modi, i tempi, le forme, di un'azione rivendicativa generale ormai già avviata, di tutte le fabbriche e di tutti i settori produttivi, degli enti locali e delle Regioni che costringa politicamente il governo ad iniziare quell'opera di trasformazione dell'economia italiana che non può essere rimandata troppo a lungo senza andare incontro ad una situazione insostenibile.

La questione insomma a cui ha dato risposta la conferenza operaia di Genova.

e scelte produttive
Accordo Pirelli

Il referendum sul divorzioil gioco della DC

D a tempo è in corso, in Italia, una offensiva moderata che cerca di coalizzare in un blocco antipopolare tutte quelle forze che sentono minacciate le proprie posizioni di privilegio e di potere dal progresso civile del Paese ed in particolare dalla impetuosa avanzata operaia di questi ultimi anni.

La vicenda è assai complessa; dalla trama nera che cuce le tappe della strategia della tensione e dell'eversione fascista, al governo di centro destra, all'attacco padronale che ormai da tre anni cerca di piegare il movimento di lotta della classe operaia e dei suoi alleati. Un comune disegno politico unifica di fatto questi momenti di cui tutta la questione dell'abrogazione mediante Referendum della legge Fortuna sul divorzio costituisce elemento di continuità in quanto periodicamente viene utilizzata nei tentativi moderati di spostare il quadro politico del Paese.

Si vorrebbe, da parte delle forze apertamente reazionarie e moderate che stanno dietro alla manovra del Referendum abrogativo (i fascisti, il comitato del prof. Lombardi, i comitati civici di Gedda, ecc.), da un lato arrivare alla abrogazione di una legge che rappresenta un concreto passo verso un avanzamento civile e democratico del nostro Paese, dall'altro ricreare in Italia un clima di crociata e di sopraffazione che serva a distogliere l'attenzione della gente dai veri problemi che sono al centro dello scontro sociale e a rompere il clima unitario che ha accompagnato la crescita politica non solo della classe operaia, ma anche di vasti ceti popolari produttivi.

E proprio su questo punto vediamo saldarsi l'azione della direzione democristiana e delle forze dichiaratamente reazionarie.

Infatti in tutte le occasioni in cui le forze sostenitrici della legge Fortuna si sono dichiarate disponibili a modifiche ed aggiustamenti del testo di legge che, nel rispetto del principio della laicità dello Stato, tenessero conto delle preoccupazioni del mondo cattolico, la D.C. dietro il pretesto di essere un partito per principio antidivorzista, si è rifiutata di entrare nel merito delle proposte di modifica della legge.

Occasioni di pervenire ad una soluzione che fosse progressiva nella

sostanza e rispettosa delle preoccupazioni di parte cattolica, non sono certo mancate.

Dalla proposta di legge Carrettoni alla tenace azione svolta dal nostro Partito assieme alle altre forze laiche nel tentativo di trovare nell'arco costituzionale un accordo per evitare l'inutile prova di forza, sino alla recente presa di posizione del PSI.

Si è trattato e si tratta di una grande prova del senso di responsabilità democratica e nazionale dei comunisti e dei socialisti in primo luogo.

Ma dalla D.C. è venuta in risposta l'assoluta assenza di discussione e di controproposte.

Nessuno vuole che la D.C. abbandoni i propri convincimenti, così come nessuno vuole imporre ai cittadini, cattolici e non cattolici, di rompere il matrimonio.

Egualmente, però, non si può conciliare con alcuna idea di libertà la imposizione per legge dell'obbligo a non sciogliere un matrimonio fallito. Naturalmente questo elementare diritto di libertà va circondato dalle necessarie garanzie per la società, per il coniuge economicamente più debole, per i figli. Queste garanzie sono ampiamente previste nella legge attuale. Nella misura in cui non si è voluto rispondere alle proposte che tenevano conto di ogni ragionevole obiezione, si è voluto scegliere un'altra strada.

Essa è la strada della sopraffazione per impedire a coloro che hanno visto fallire il proprio matrimonio di ricrearsi una famiglia; è la strada che cerca di arrivare allo scontro e alla divisione all'interno stesso delle grandi componenti sociali, al di là di quelli che sono gli schieramenti unitari venutisi a creare sui grandi terreni di lotta aperti per il rinnovamento economico e sociale del Paese; è la strada che cerca di incrinare l'arco costituzionale proponendo uno scontro che vedrà da un lato tutti i partiti democratici e dall'altro i fascisti e la D.C.

Gravissime sono le responsabilità della direzione democristiana che consapevolmente ha rifiutato ogni possibilità di composizione e di accordo nonostante che assai numerose fossero le forze laiche e cattoliche contrarie al Referendum e nonostante fosse perfettamente possibile arrivare ad isolare le posizioni

I FATTI SMENTISCONO I PROFETI ANTIDIVORZISTI

A olti sostenitori del Referendum basano le loro argomentazioni I V sul fatto che il divorzio porterebbe alla dissoluzione della famiglia e quindi, in classica continuità, della proprietà privata (il coniuge?) e dello stato.

Dopo tre anni dalla entrata in vigore della legge Fortuna è possibile trarre le prime indicazioni dalle statistiche dei casi di divorzio sino ad ora verificatisi.

Alla luce dei fatti i pruriti dei nostri crociati sembrano quanto meno inopportuni. In tre anni si sono avuti solo 60.000 casi di divorzio. Un po' pochi per parlare di « dissoluzione della famiglia ». Da notare che il numero dei divorzi è in diminuzione.

Infatti appena approvata la legge Fortuna si sono risolti i casi più urgenti ormai in sospeso da anni, dopo di che la dinamica dei divorzi ha preso il normale andamento tipico di ogni Paese Civile. Il tutto con buona pace dei nostrani crociati.

CASI DI DIVORZIO - DATI PER L'ITALIA

apertamente reazionarie. I termini dello scontro sono evidenti ed essenzialmente politici. E' stato detto che esso deve svolgersi « al più alto livello civie ». Ma le forze di destra che si apprestano alla battaglia col colpevole beneplacito

La crociata nera

tentativo di minare ogni libertà e far arretrare ogni riforma.

Qui stà la politicità della lotta. Ogni cittadino, laico o cattolico che sia, deve vedere il pericolo.

Contro coloro che vogliono seminare odio e divisione va riaffermata

della D.C., se ne infischiano del diritto di famiglia così come di qualsiasi diritto civile. Essi vedono in questa battaglia un'occasione tattica per uscire dall'isolamento e per battersi contro questa libertà civile nel

e creata l'unità di laici e cattolici, di lavoratori e masse popolari perché venga respinto il tentativo reazionario che ancora una volta attenta alla sostanza della democrazia nel nostro Paese.

Una scelta dì civiltà

L a maggioranza dei paesi dell'Europa occidentale prevedono nella loro legislazione la possibilità del divorzio.

Gli unici paesi che non lo prevedono sono la Spagna, l'Irlanda, S. Marino e il Liechtenstain.

Non si può quindi dire che il divorzio costituisca un problema reale, in quanto anche paesi a larga maggioranza Cattolica come Austria, Belgio e Portogallo hanno da decenni risolto la questione.

A livello mondiale troviamo poi la stessa situazione: il divorzio è previsto nel 97 % dei paesi. Sono diverse da paese a paese le cause che portano al divorzio, vi è una accentuazione maggiore o minore dei limiti frapposti dal legislatore, esiste in alcuni casi un regime diverso per i matrimoni canonici, ma lo scioglimento di un matrimonio non sano è previsto dovunque.

Francia

Il divorzio viene introdotto nella legislazione francese dal Codice Napoleonico nel 1804. Cancellato durante la Restaurazione e ripreso nel 1886 attraverso successivi aggiustamenti, trova la propria sistemazione definitiva dopo la Liberazione nel 1945. Attualmente in Francia dopo tre anni di separazione si può avere il divorzio anche su domanda di uno solo dei coniugi. Ordinamenti simili sono vigenti in Belgio, Olanda e Lussemburgo.

Germania

Il divorzio viene introdotto nella legislazione tedesca nel 1875. Praticamente abolito nel 1938 dai Nazisti, venne ripristinato e aggiornato nel 1946. Attualmente in Germania si può avere il divorzio dopo tre anni di separazione col consenso di entrambi i coniugi. Ordinamenti simili sono vigenti in Grecia e in Austria.

Inghilterra

Il divorzio viene introdotto nella legislazione inglese nel 1857. La legisla-

zione attuale trae origine da una legge del 1937 e prevede il divorzio dopo tre anni di interruzione del rapporto matrimoniale purché siano trascorsi tre anni dal matrimonio.

Svezia

Il divorzio viene introdotto nella legislazione svedese nel 1734. Le disposizioni attuali, derivanti da una legge del 1920 prevedono il divorzio dopo un anno di separazione col consenso di entrambi i coniugi e dopo tre anni di abbandono da parte di uno solo dei due. Ordinamenti simili sono previsti in Norvegia, Finlandia, Danimarca e Islanda. Portogallo

Il divorzio compare nella legislazione portoghese a partire dal 1910. Il divorzio è possibile, in base ad una legge concordataria del 1940 dopo 3 anni di abbandono, oppure dopo 4 anni di assenza, oppure dopo 10 anni di separazione di fatto.

Confrontando le diverse legislazioni, si possono isolare al loro interno tre principi informatori:

Cause determinate che minacciano la vie., coniugale (adulterio, sevizie, ingiurie gravi, delitto) o ne impediscono il buon andamento (abbandono, malattia mentale, malattie contagiose); rottura del vincolo per un motivo generale con facoltà discrezionale del giudice (incompatibilità di carattere ecc.);

Il principio misto: cause determinate e causa generica; cause determinate e mutuo consenso.

Vi sono quindi alla base delle istanze di divorzio motivi che si basano su fatti indipendenti dalla colpa e motivi che presuppongono la colpa.

I casi di divorzio per mutuo consenso sono limitati a poche legislazioni, mentre si ritrova con maggiore larghezza la possibilità di sciogliere il matrimonio per mutuo accordo in seguito ad una separazione avvenuta per mutuo consenso.

di separazione 1971 - 1973 1971 (gennaio-dicembre) 11.733 1972 (gennaio-dicembre) 12.950 1973 (gennaio-giugno) 7.393 32.076 Domande di divorzio 1971 (gennaio-dicembre) 55.615 1972 (gennaio-dicembre) 20.410 1973 (gennaio-giugno) 8.478 84.503 Sentenze di divorzio 1971 (gennaio-dicembre) 17.164 1972 (gennaio-dicembre) 31.717 1973 (gennaio-giugno) 11.296 60.177
Domande

fabbrica nella città rossa

L'unità tra lavoratori e cittadini blocca la ristrutturazione padronale

L o stabilimento della Pirelli di Livorno è una piccola vecchia fabbrica praticamente nel centro della città, chiusa come è tra l'Ospedale civile, l'Ospedale militare ed un giardino pubblico.

Tradizionalmente occupava circa 400 lavoratori con una considerevole componente femminile.

Anche alla Pirelli di Livorno le grandi lotte del 1968-69 hanno segnato la fine dello strapotere padronale in fabbrica, la conquista di un salario decente, la ricucitura delle vecchie divisioni sindacali. Hanno portato anche un aumento dell'occupazione di un centinaio di unità, ringiovanendo la fabbrica in cui prevalevano lavoratori anziani e altamente qualificati e dando così slancio alla creazione dei nuovi strumenti di democrazia operaia e di contrattazione.

La risposta padronale non si è fatta attendere: prima la fusione Pirelli-Dunlop e poi il piano di ristrutturazione.

In particolare per Livorno l'attacco della Pirelli si presen-

lava con caratteristiche gravi e comprendeva la riconversione di una parte della produzione q cui erano adibiti 150 operai ed un attacco alla manodopera femminile. La direzione minacciava il ritorno ai livelli occupazionali pre-1968 e cercava di appaltare all'esterno alcune lavorazioni.

La vertenza a livello di gruppo conclusasi col noto accordo su occupazione e investimenti è stata la risposta operaia alla mossa padronale tendente a fare di Livorno un ramo secco di cui poter disporre a proprio piacimento.

Durante questa lotta il CdF ha compiuto ogni sforzo, assieme a tutti i lavoratori per portare lo scontro fuori dai cancelli nella ricerca di contatti e alleanze con l'opinione pubblica, i partiti e gli Enti locali. Non si trattava certo di un ambiente ostile alla lotta dei lavoratori. Già da tempo l'Amministrazione comunale, temendo che la Pirelli prendesse a pretesto l'angustia dello spazio occupato dalla fabbrica per una sua smobilitazio-

ne, aveva destinato l'area dello stabilimento a verde pubblico rendendo così impossibile ogni tipo di speculazione edilizia collegata ad un'eventuale chiusura dello stabilimento.

Durante la vertenza sull'occupazione, poi, il ruolo dell'Amministrazione comunale è ulteriormente emerso quando, in appoggio alle richieste dei lavoratori il Comune ha offerto alla Pirelli un terreno industriale alla periferia della città a condizioni particolarmente vantaggiose purché l'azienda si impegnasse a garantire un ulteriore sviluppo produttivo ed occupazionale dello stabilimento.

Il fatto che la Pirelli abbia rifiutato questa opportunità è indicativo della limitatezza del disegno padronale che si proponeva invece che concrete prospettive di sviluppo industriale, di ricacciare indietro, attaccando l' occupazione, le conquiste dei lavoratori.

Ma lo schieramento di forze attorno alle posizioni dei lavoratori della Pirelli è stato assai

vasto ed ha costretto il padrone a ridimensionare il proprio progetto di rivalsa.

Infatti a seguito dell'accordo di gruppo la Pirelli si impegnava a mantenere i livelli occupazionali e a destinare una congrua parte degli investimenti a Livorno. Anche la vasta riconversione produttiva è avvenuta senza una sola ora di Cassa integrazione e sono stati respinti i tentativi di appalto di alcune lavorazioni.

Certo non tutto è risolto. Rimane il problema di controllare e gestire l'accordo sugli investimenti di cui fino ad ora non si è avuto a Livorno alcuna applicazione; rimane aperto il problema dell'occupazione femminile (attualmente il 10 % del totale) che il padrone continua ad attaccare in modo strisciante (non si assumono donne) con la cinica motivazione che le donne non possono lavorare di notte (e questo proprio mentre la questione della limitazione del lavoro notturno è al centro delle aspettative dei lavoratori).

Livorno: un comune al servizio delle massepopolari

Su questi temi l'imminente pubblicizzazione dei dettagli del piano investimenti della Pirelli costituirà un appuntamento di lotta e di dibattito per tutto il movimento, appuntamento che caratterizzerà certamente il dopo contratto.

I problemi di una fabbrica vecchia e stretta nel centro di una città sono indubbiamente problemi reali non solo per i lavoratori ma per tutti i cittadini.

Per questo l'impegno dei comunisti della Pirelli è quello di spingere perché si rinnovi e si riprenda il dibattito con le forze politiche sociali, con l'Amministrazione comunale e con i cittadini sul futuro dello stabilimento. È in questo modo che si può contrapporre all'angusta visione della Pirelli un arco di forze vasto e capace non solo, come è successo finora, di bloccare la ristrutturazione padronale ma di collegare concretamente le lotte dei lavoratori ad una prospettiva di sviluppo di tutta l'economia italiana.

Intervista col compagno Bruno Freschi, operaio della Pirelli e consigliere comunale per il P.C.I. problema più scottante

I ' oggi per la classe lavoratrice è quello dell'aumento dei prezzi che incide profondamente sul tenore di vita delle grandi masse. Tuttavia, ci dice il compagno Bruno Freschi, non è che l'aumento del costo della vita sia un fenomeno ineluttabile, contro il quale nulla si possa fare.

Per esempio, se raffrontiamo l'indice del costo della vita nelle grandi aree urbane, vediamo che per Livorno esso è sensibilmente inferiore alla media nazionale. Eppure anche

Livorno presenta tutti i problemi e le contraddizioni tipiche delle aree industriali italiane, ed anche a Livorno c'è il pesante attacco di tutto il padronato ai salari operai che caratterizza in questo momento il nostro Paese. Il fatto è che a Livorno l'amministrazione comunale (il comune di Livorno ha grandi tradizioni democratiche e popolari che risalgono al primo dopoguerra e che hanno portato una amministrazione di sinistra sino dalla liberazione) ha impegnato tutte le proprie forze nel contenimento del costo dei servizi e nella realizzazione di un collegamento organico tra l'azione del comune e quella della

Regione Toscana per un diverso sviluppo economico e sociale della Città. Più che discorsi generali, continua Freschi, vanno qui ricordate alcune pratiche realizzazioni che servono a misurare concretamente quanto possano contare l'impegno e l'azione a livello di autonomie locali che da sempre il nostro Partito ha posto al centro della propria linea politica.

L'amministrazione di Livorno ha innanzitutto bloccato il costo di alcuni servizi essenziali: il latte, venduto al prezzo politico di 130 lire, gli affitti delle case comunali che non hanno subito alcun aumento, l'acqua fornita allo stesso prezzo, da 20 anni a questa parte. Profonda attenzione è stata dedicata al problema dei trasporti: il prezzo bloccato a 50 lire, trasporto gratuito per i pensionati con reddito inferiore alle 80.000 lire, due corse gratuite per gli studenti di ogni grado; i trasporti pubblici a Livorno sono essenziali, la città è molto estesa e già ora il rapporto autobus/abitanti è il più alto tra le città italiane. La situazione verrà ancora migliorata con l'immissione di 50 nuovi autobus e con la istituzione di

due fasce orarie protette e del trasporto gratuito per tutti dalle 7 alle 9 del mattino.

Per rispondere alla speculazione privata sulle aree l'amministrazione comunale ha varato una iniziativa cooperativistica a proprietà indivisa ed ha già stanziato un miliardo e mezzo per opere di edilizia secondaria e di infrastruttura e per l'esproprio, già avvenuto, di una grande area nel quartiere di Salviano da adibirsi ad edilizia popolare: si attende ora l'accumulo di una sufficiente quantità di fondi dalla legge 865 per iniziare l'edificazione.

Altra questione di grande importanza è la municipalizzazione dell'azienda del gas, col-

legata ad un vasto programma di metanizzazione della città. La scelta politica dell'amministrazione è stata quella di offrire il metano ad un prezzo (25 metri cubi a 70 lire per uso domestico e a 30 lire per riscaldamento) che fosse concorrenziale con il costo di altri combustibili più inquinanti. E questo prima dei rincari subiti da questi ultimi nei mesi scorsi.

Freschi prende fiato dopo la lunga elencazione e sottolinea che attraverso provvedimenti di questo tipo è possibile limitare sensibilmente gli effetti dell'attacco padronale al salario. Ma non si tratta solo di offrire servizi a basso costo, si tratta anche di migliorarne la qualità: a questo proposito Freschi ci ricorda due iniziative come la realizzazione del forno inceneritore (tra i più moderni d'Europa) e quella del terminale anagrafico del comune che, collegato con l'estensione del decentramento, metterà a disposizione dei cittadini nei centri civici tutta una serie di servizi sociali: la sede del consiglio di quartiere, la biblioteca di quartiere, un'assistente sociale, un ufficio di Anagrafe decentrato e un vigile di quartiere.

E le altre forze politiche?

Il comune di Livorno è retto dal 1945 da una amministrazione di sinistra ed il nostro Partito è in posizione maggioritaria (attualmente ha 26 seggi su 50). Questo fatto ha richiesto un alto senso di responsabilità da parte nostra e da parte dei compagni socialisti per arrivare, dopo lo scioglimento del PSIUP, alla costituzione di una giunta con la partecipazione del PSI. Si tratta di un risultato estremamente importante che noi abbiamo perseguito sempre con la massima energia, consapevoli come siamo della necessità di arrivare con tutte le forze politiche democratiche ed in primo luogo con la grande componente socialista, alle più ampie convergenze sui problemi concreti. Proprio per questo l'analisi dei problemi a livello di consiglio comunale viene portata avanti da commissioni consiliari, di cui, con esclusione dei fascisti, fanno parte consiglieri di tutte le forze politiche.

Un nuovo modo di governare, dice Freschi: governare tutti insieme e nel collegamento più stretto con gli interessi e coi problemi delle grandi masse popolari.

LIVORNO: le forze politiche in campo al Comune (elezioni amministrative 1970) P.C.I. P.S.I. D.C. P.R.I. P.L.I. M.S.I. P.S.D.I. 26 seggi 4 seggi 12 seggi 2 seggi 1 seggio 2 seggi 3 seggi LIVORNO-La

Ogni volta che ci capita la fortuna di ricevere — succede spesso — la rivista aziendale della PIRELLI S.p.A. o FATTI e NOTIZIE », rimaniamo sempre più stupiti e ammirati nel constatare ancora una volta come i padroni sanno mantenere verso le tribolate cose di questo mondo un atteggiamento squisitamente signorile.

Sinceramente colpiti dalle loro stesse nequizie, i padroni si rivoltano verso se stessi con sentimenti soavi e devianti, sicché la colpa di tutto ricade su qualche entità astratta che non è di questo pianeta, non riguarda loro.

Bisogna riconoscere che il loro turbamento lo superano senza traumi, non come dicono certuni, grazie ad un consistente conto in banca, ma in virtù del superiore distacco che riescono a mantenere, diremmo quasi di astratta meditazione.

Con il pensiero continuamente rivolto alle antiche tradizioni aristocratiche, i padroni ereditano e si tramandano per diritto divino il sacro dono della o signorilità », assieme ad altre cose, .come le ville al mare, la passione per i cavalli e, a volte, la gotta.

A noi che siamo accaniti lettori di bollettini aziendali, i redattori di o Fatti e Notizie » (N. 9 del 10-73) hanno riservato il privilegio di offrire, per una attenta e sofferta lettura, una serie di articoli e interviste in cui si dibatte e si analizza la condizione sempre più precaria dei lavoratori, dentro e fuori della fabbrica, del nord e del sud, pendolari e immigrati.

Dagli articoli in questione risultano evidenti e in modo drammatico le preoccupazioni, le difficoltà serie e reali degli operai. Riguardano il posto di lavoro, il salario, l'ambiente, i trasporti, la salute, insomma tutte quelle necessarie riforme che da anni essi chiedono e che i padroni sistematicamente negano.

E tuttavia, o l'obiettività » del giornale è tale che le istanze dei lavoratori sembrano rivolte non già ai padroni, in questo caso alla Pirelli, ma bensì rinviate a non si sa chi, cosicché alla fine gli articoli, obiettivamente « sterilizzati o e trattati o sotto vuoto spinto » sembrano scritti non per sollevare problemi alla azienda ma per un allegro dibattito conviviale presso la libera Accademia della Crusca.

Ora, noi siamo convinti che i redattori del giornale sono sinceri, sanno veramente in quali disastrose condizioni sono costretti a lavorare gli operai, tanto è vero che a pagina 6 il medico di fabbrica di Villafranca T. dichiara: o ... vogliamo senz'altro migliorare l'ambiente». Più che giusto, visto che questa richiesta è stata avanzata alla Direzione fin dal lontano 1900. A quel tempo il padrone pensò bene di migliorare l'ambiente assumendo come operai (così scrive il giornale nella sua ottima « Storia del sindacato in Pirelli », prima puntata a partire dal numero citato): o ... ex militari per la loro consuetudine all'ordine e alla disciplina ».

La storia del sindacato alla Pirelli raccontata dal padrone

Oggi, 1974, non ci sono soltanto ex militari; è rimasto però l'ordine e la disciplina, solo mitigati dalle lotte dei lavoratori in questi ultimi anni. Anche l'ambiente è rimasto quasi immutato, salvo qualche o moquettes » in più in alcuni uffici.

La lettura della o Storia sindacale in Pirelli dalla fondazione al 1913 » è tonificante e gradevole, si gusta come una cremme-caramelle alla vitamina. L'anta-

zioni, alcune delle quali non sono ancora state conquistate oggi.

Comunque, lo sforzo di raccontare certe cose è senz'altro lodevole. Denota in chi lo fa uno spirito in armonia con i tempi; però tutto ciò rimarrebbe pura e banale demagogia se non ci fosse altrettanta volontà di modificare in senso migliore le cose dentro la fabbrica. A quando una o Storia » delle repressioni e rappresaglie che ad onta delle belle

ha inizio proprio raccontando la tragica morte di tre operai della Pirelli coinvolti nella strage voluta dal generale Bava Beccaris, responsabile della cruenta repressione di cittadini milanesi sollevatisi contro l'aumento del prezzo del pane. D'accordo, se la narrazione inizia con questo fatto, ciò è dovuto unicamente a concomitanza di date.

Ma noi siamo un po maliziosi, a torto si intende. E chi può pensare ad un

gonismo di classe è stemperato come un acquerello, tutto vi è sfumato in gradevoli vapori azzurrini per rendere accettabile, quasi musicale, ai lettori ciò che fu invece scontro e lotta dura. In questi articoli incorporei si accusano i capi e sottocapi di allora di o sevizie morali » verso gli operai per convincerli a non aderire alle leghe socialiste di resistenza. Per ordine di chi non si sa, il padrone non c'entrava, lui era in giro a portare i doni ai poveri assieme alle pie dame di S. Vincenzo. Le serrate, i licenziamenti, le prepotenze vengono sbrigativamente liquidati come « incidenti », sgradevoli ma necessari, come il licenziamento di due facchini effettuato il 24 gennaio 1908 o ... perché hanno risposto male ad un superiore che li invitava a lavorare normalmente ». A chi si rifiutava di lavorare come una bestia gli veniva comunicato un o incidente ».

I protagonisti di questa o Storia » si rivelano al di sopra del bene e del male, se ci sono dei birichini sono gli operai che, guarda caso ponevano rivendica-

È necessaria una svolta nella direzione politica del paese: la classe operaia unita ha coscienza del ruolo che ad essa spetta di svolgere.

continua da pag. 1 tica e di governo sorretta dall'adesione più vasta possibile delle masse popolari e in primo luogo della classe operaia e delle sue espressioni politiche.

I lavoratori comunisti della Pirelli si battono in questa direzione così come hanno mostrato nelle loro iniziative in questi ultimi mesi, dalle assemblee aperte alla Pirelli di Settimo ed alla Bicocca (tanto per citare alcuni esempi), al dibattito che si è avuto nel corso dell'ultima vertenza conclusa con la conquista di nuovi investimenti e posti di lavoro al Sud. E come intendono ora fare per ottenere un contratto di lavoro avanzato e la piena applicazio-

ne da parte della Pirelli e del governo degli stessi accordi in materia di investimenti e scelte produttive, creando uno schieramento che veda al fianco dei lavoratori della Pirelli, le forze politiche democratiche, le masse meridionali e gli enti locali dove questi investimenti devono essere fatti.

Il rafforzamento delle organizzazioni di partito nelle fabbriche del gruppo, la costituzione di un coordinamento nazionale dei comunisti della Pirelli e questo stesso giornale, sono delle prime misure organizzative.

Su queste scelte i comunisti della Pirelli chiamano al confronto e alla lotta tutti i lavoratori.

parole di « Fatti e notizie » sono avvenute e avvengono tuttora?

Vogliamo chiarire la vera natura di tanti « incidenti » ?

Tutto sommato, la « storia del sindacato in Pirelli » ci piace perché è antologica, adatta per i nostri bambini più piccoli che non ci seccano con tante domande, la qual cosa non suscita perplessità. A noi sì. Una. E' senz'altro una coincidenza non voluta, ma la o Storia »

Bava Beccaris oggi ? E' assurdo!

L'Italia, peninsulare e marinara, oggi ha gli ammiragli, meno uno che è Birindelli, ex ammiraglio, oggi difensore dell'ordine cavalleresco, duellante di fiducia della cosiddetta « Destra nazionale ». Ma fatti e notizie che c'entra in tutto questo ?

Giusto, però noi ci riteniamo ugualmente schiaffeggiati.

H. Banbury

Il 50° de l'Unità

Ricorre quest'anno il cinquantesimo anniversario della fondazione del giornale dei comunisti italiani. È un fatto molto importante non solo per i comunisti, ma per tutti i democratici e gli antifascisti. Ripercorrere i cinquanta anni de l'Unità, da quando cioè nella tipografia di via Settala a Milano il 12 febbraio 1924 veniva stampato il primo numero del quotidiano, che allora costava venti centesimi, vuol dire riflettere sulla storia del nostro Paese, sulla storia del movimento operaio.

Infatti intimamente connesse sono le vicende del giornale e dei lavoratori in tutti questi anni e finiscono per fare tutt'uno. Le lotte, le esigenze, gli interessi, le aspirazioni più profonde dei lavoratori e delle loro famiglie hanno sempre trovato sul giornale dei comunisti il posto principale. In ogni momento, in ogni situazione politica ed economica i lavoratori hanno trovato ne l'Unità la loro bandiera, il loro so-

stegno, il loro portavoce. Nella clandestinità, nella lotta contro il fascismo, nella Resistenza, in ogni momento di questo travagliato dopoguerra, l'Unità è sempre giunta, a costo di enormi sacrifici di migliaia di compagni, di lavoratori, a far sentire la sua voce per il progresso sociale, per la democrazia, per la libertà, per l'indipendenza dei popoli oppressi dalla morsa dell'imperialismo.

È per questo che le celebrazioni del 500 de l'Unità, che sono iniziate con una manifestazione nazionale a Milano il 24 febbraio, proseguiranno in tutto il Paese, nelle fabbriche, nei quartieri, nelle campagne, interessando tutti i lavoratori, tutti i democratici, gli antifascisti, che vedono nella voce libera de l'Unità, lo strumento per la difesa dei loro interessi, per la difesa e lo sviluppo della democrazia, per avanzare verso una società più giusta e più umana.

Milano 7 febbraio: sciopero generale provinciale; Piazza Duomo gremita di lavoratori mentre parla, a nome delle tre Confederazioni, compagno Luciano Lama, segretario generale della C.G.I.L.

CONTRATTO GOMMA-PLASTI CA: LO SCONTRO E' POLITICO

L'analisi di Brunello Cipriani

L a classe operaia della Pirelli, con le lotte e le scelte rivendicative operate in questi ultimi anni, con i risultati ottenuti sul piano dell'organizzazione del lavoro e del potere di contrattazione in fabbrica ha portato un contributo determinante all'azione complessiva del movimento dei lavoratori del nostro Paese.

Le grandi lotte sindacali del 1968 e del 1969 hanno trovato nell'azione dei lavoratori della Pirelli un loro coerente sviluppo, ed è un ruolo, che continua ad esprimersi anche in questi mesi nella lotta aperta per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro. Il significato di tale ruolo si può individuare soprattutto nella scelta politica che ho posto al centro dell'iniziativa di lotta dei lavoratori la condizione di vita e di lavoro dell'operaio all'interno della fabbrica, quale componente essenziale per il mutamento degli equilibri di potere a livello sia economico che politico. Ed è proprio sulla base di questa scelta, a mio avviso, che la Pirelli Bicocca, la più grande fabbrica del gruppo, è stata portatrice di nuove esperienze di partecipazione e di democrazia operaia come il delegato e il Consiglio di Fabbrica, che nelle lotte di questi anni hanno trovato una verifica ed una conferma.

I contenuti rivendicativi che sono a base della piattaforma per il nuovo con-

Segretario Nazionale della FILCEA-CGIL

Assemblea aperta alla Bicocca

tratto sono l'espressione della continuità di queste lotte che nel gruppo si sono determinate e che sono sempre riuscite a tenere il passo con la nuova situazione che si veniva creando nel Paese.

La scelta compiuta, proprio sul piano rivendicativo contrattuale, di giungere all'unificazione tra i contratti della gomma e della plastica non deriva infatti certamente da una considerazione tecnica bensì da un fatto politico che punta all'unità della classe operaia delle grandi aziende con la classe operaia delle piccole e medie aziende per una linea complessiva che prospetti la soluzione dei problemi sociali del Paese.

La stessa scelta politica è alla base di quelle rivendicazioni che puntano alla piena affermazione del diritto di contrattazione in fabbrica attraverso la richiesta della contrattazione dei carichi di lavoro, dei ritmi, del lavoro notturno, dei cottimi e dell'ambiente di lavoro: solo in questo modo si può tendere ad una modifica dell'organizzazione capitalistica del lavoro in fabbrica per il miglioramento della condizione di vita dei lavoratori. E' infatti sulle acquisizioni di potere in tema di contrattazione in azienda che si costruisce l'iniziativa dei lavoratori per la piena occupazione e per incidere direttamente sulla politica degli investimenti, in modo tale che abbia al proprio centro i grandi temi del Mezzogiorno e dell'occupazione.

La resistenza padronale all'affermazione di questa linea ed in particolare la resistenza della Pirelli non si spiega esclusivamente con la logica della difesa dell'efficienza aziendale, ma si fonda proprio su una resistenza politica al mutamento radicale degli indirizzi economici e sociali del Paese.

Per la Pirelli inoltre si deve tenere conto del suo carattere di società multinazionale che spiega la resistenza del gruppo alla linea rivendicativa degli operai italiani che una volta imposta avrebbe la possibilità di assumere una dimensione non solo italiana, ma europea o mondiale. La riprova della intransigente resistenza della Pirelli all'affermazione della linea rivendicativa portata avanti dai lavoratori della gomma-plastica-linoleum con quattro mesi di lotta e circa 100 ore di sciopero articolato è dimostrata dalle scelte che l'azienda ha operato in questi anni: quattro mesi di lotta dei lavoratori Pirelli per ottenere l'accordo sui cottimi, undici mesi di azione sindacale per la conquista dell'accordo su investimenti e sviluppo dell'occupazione. I tentativi della Pirelli di mostrarsi all'opinione pubblica ed al Paese come portavoce del capitale avanzato sono caduti dinanzi alla realtà concreta di questa resistenza che pone un freno alla soluzione dei problemi di fondo che la classe operaia con la sua azione di questi anni punta a risolvere.

Oggi, dinanzi alla grave crisi che investe la società capitalistica la validità della linea rivendicativa messa in atto dalla elaborazione e dalla iniziativa dei lavoratori della Pirelli ad ogni livello si esprime come non mai. Infatti la gestione dell'accordo di gruppo per gli investimenti, il ruolo sostenuto nella condizione della lotta per la conquista del contratto, l' effettuazione del coordinamento dell'azione sindacale a livello internazionale per tutti i lavoratori del gruppo Pirelli-Dunlop, la decisa risposta agli attacchi che limitano le libertà democratiche e i diritti sindacali sono la espressione di una linea che si colloca e sorregge la scelta più complessiva del movimento per il mutamento del meccanismo di sviluppo economico e sociale in atto nel Paese.

Il carattere dello scontro aperto in questi mesi è sempre più chiaro e si fonda sulla decisa volontà della classe operaia di mutare le condizioni di lavoro nelle fabbriche e di vita nella società e che richiede indirizzi produttivi precisi, tesi a risolvere i grandi problemi sociali.

E' proprio questa scelta politica gestita dalla classe operaia che il padronato non vuole fare passare perché è una scelta su cui si costruisce il mutamento degli indirizzi politici del Paese in nome degli interessi delle grandi masse lavoratrici.

Assemblea aperta a Settimo Torinese

Qual' era lo scopo dell' Assemblea aperta effettuata alla Pirelli Settimo nel dicembre '73 con l'invito alla partecipazione dei partiti politici dell'arco costituzionale (sono intervenuti solo PCI, DC, PSI) che ha stupito alcuni per la sua caratterizzazione e non ha mancato di suscitare delle polemiche?

Il problema è se l'Assemblea aperta debba essere solo un momento di rilancio della lotta o di sensibilizzazione dell'opinione pubblica quando, nei giorni cruciali per la risoluzione delle vertenze, lavoratori traggono dall'incontro con

le scadenze alle promesse e non limitata nell'ambito del contrattò.

Nel momento in cui la critrejergetica sembra voler sovvertire tutta l'organizzanizzazione produttiva del Paese i lavoratori hanno sentito la necessità urgente di avere un confronto con i partiti politici. Non tanto su quali ne fossero le cause, nazionali ed internazionali, vere o strumentali, nè solo per avere un appoggio alla propria rivendicazione contrattuale che i lavoratori hanno democraticamente elaborato e che risponde giustamente alle loro esigenze, ma per sapere quali in-

guenza nel futuro; il compagno Pajetta ha rinnovato la proposta di un compromesso storico come momento di risoluzione dei gravissimi problemi dell'economia e della società italiana.

L'interesse con cui sono state seguiti gli interventi è il sintomo della domanda politica nuova che nasce dai lavoratori: cioè la consapevolezza che le lotte, le rivendicazioni sindacali, anche se generalizzate (le riforme, l'occupazione, l'economia), se non riescono a modificare il quadro politico generale vengano a poco a poco erose e spesso, grandissime

locali; ma d'altra parte, per non suscitare squilibri e contrapposizioni potenzialmente pericolosi deve riuscire a stabilire un concreto, costante dialogo e confronto anche con quei partiti che rappresentano le aspirazioni non solo economiche ma morali, politiche, sociali di tutte le classi e dei ceti dell'intero Paese.

Ponendosi su tale linea, il Consiglio di fabbrica deve riuscire come metodo, ad allargare la propria visuale ed inserire sempre la propria azione nel quadro generale della zona, della Regione,

S Q e si rimane rinchiusi entro i confini della fabbrica, la lotta non riuscirà mai a prendere slancio e respiro. Si rischia la sconfitta. Se non si stabiliscono continui e organici legami con le altre categorie, si finirà col ridurre la propria azione alla difesa di una trincea fragile e isolata. La stanchezza, l'esaurimento, e anche la rabbia impotente, ne saranno l'inevitabile conseguenza. Ma la lotta non arriverà ugualmente a lievitare e a dare i suoi frutti se non si riuscirà a superare l'ambito sindacale e a suscitare echi e adesioni nel corpo vivo della società. Insomma, in questo momento dello scontro è il salto politico che bisogna compiere. Quindi, infittire ed estendere la trama delle alleanze, stabilendo stretti collegamenti con tutte quelle forze che possono assicurare un loro decisivo appoggio. Mai come adesso la classe operaia ha dimostrato di esprimere, non interessi corporativi, ma interessi generali. E' classe dirigente, e vuole svolgere il suo ruolo di classe dirigente. Questo il senso, apertamente dichiarato, della « assemblea aperta » che, il 22 gennaio, si è svolta alla Pirelli Bicocca, 24 ore di dibattito, una presenza costante di tremila lavoratori, una marea di teste nel salonemensa degli impiegati. Erano presenti delegazioni di tutto un ventaglio di fabbriche: in testa, la Pirelli Sapsa, così duramente colpita dal processo di ristrutturazione in atto: poi la Manuli, la Falck, la Farmitalia, la CGE, l'Innocenti, l'OM, l'Asgen, la Rolf, la Sinega. Hanno parlato operai, sindacalisti, esponenti di partiti, che, con diverso accento, hanno tutti sottolineato la vitale necessità di opporre un fronte unitario al tentativo di sguinzagliare e dirigere la tigre della crisi contro i lavoratori. Ha detto Pierre Carniti, segretario generale della FLM, che ha portato il saluto e la solidarietà dei metalmeccanici in lotta per le loro piattaforme aziendali: il disegno è ormai chiaro: è sulle spalle degli operai che si vuole scaricare le conseguenze della stretta energetica. Si

chiedono sacrifici, si invocano rinunce, si lanciano sonori appelli alla difesa del « sacro suolo della patria » minacciato dalla crisi petrolifera, ma, mentre si diffondono questi « patriottici » proclami, si cerca in tutti i modi disgregare il fronte della classe operaia, buttandole fra i piedi, se non bastasse, anche il referendum sul divorzio. Dietro il suono di certe magniloquenti parole è facile quindi cogliere il senso di sempre: insidiare le conquiste della classe operaia, abbassarne il tenore di vita. Ma non è così che si esce dalla crisi; anzi, è proprio questo il modo per aggravarla e renderla irreversibile. Non stiamo vivendo un momento congiunturale, ha detto ancora Carniti. La crisi ha intaccato le radici, e i rimedi devono essere quindi adeguati. Qui non si tratta di cucire un rattoppo invece di un altro, ma di incidere profondamente nella realtà economica, mutando i rapporti fra le classi, sottoponendo le decisioni vitali al controllo sociale, imprimendo un diverso indirizzo alla politica degli investimenti e delle scelte produttive. La partita è decisiva, non solo per le sue immediate conseguenze sul piano economico, ma anche per i suoi riflessi politici, ha detto poi Elio Quercioli (PCI). In questa situazione la lotta economica diventa infatti una lotta per la democrazia, lo scontro sindacale si trasforma in scontro politico. La posta in gioco è la sorte del Paese.

Dalla coscienza sindacale deve quindi rafforzarsi una coscienza politica, perché non c'è conquista sindacale duratura se si lasciano allentate le briglie di un indirizzo economico che porta all'inflazione, se continua a restare immutato il terreno del rapporto fra le classi, se non si risponde unitariamente ai tentativi di imporre una svolta autoritaria. Non basta dunque consolidare I' unità sindacale; occorre anche porre l'esigenza di nuovi rapporti fra le forze politiche, premessa indispensabile per poter imboccare la strada di un nuovo sviluppo economico e sociale. Le classi lavo-

ratrici, ha detto ancora Quercioli, hanno ampiamente dimostrato di avere una coscienza nazionale, e questa loro consapevolezza le porta ad assolvere una funzione dirigente, promuo-

giorno sul tappeto, c'è il problema dell'occupazione. In questo quadro diventa quindi indispensabile che anche gli eletti, parlamentari, consiglieri regionali, consiglieri comunali, si schieri-

Milano legata al suo spirito associazionista e sindacale, ha potuto infatti respingere, dal '69 a oggi, tutti gli attacchi sferrati da un fascismo più o meno occulto, se ha potuto energicamen-

loro partiti e dall'appoggio di enti esterni alla fabbrica nuove energie per il proseguimento della loro azione.

Ma in tali assemblee i lavoratori corrono il pericolo di sentirsi dire da tutti i partiti indistintamente che la ragione è dalla loro parte e che il partito che l'oratore del momento più o meno rappresenta non mancherà di battersi per le loro giuste rivendicazioni, il che spesso non si attua. L'Assemblea deve invece divenire non più un'occasione ma uno strumento, un metodo di lotta, con del-

tenzioni avessero, quali azioni volessero intraprendere i partiti per risolvere questa crisi che minaccia di intaccare due fondamentali conquiste dei lavoratori: l'occupazione, il potere d'acquisto.

Si sono sentite delle cose interessanti: l'onorevole Bodrato (della direzione DC) ci ha detto che la crisi non la devono pagare i lavoratori: il compagno Nesi (PSI) ha affermato che il suo partito è consapevole degli errori commessi in passato, nell'ambito della politica di centro sinistra, ed agirà quindi di conse-

lotte con grande partecipazione popolare, si risolvono lentamente in un nulla di fatto (casa, sanità, trasporti).

Evidentemente il movimento sindacale non può attendere passivamente l'evolversi dei mutamenti politici ma deve continuamente operare, nella fabbrica e fuori, per la modificazione di tali equilibri: con le rivendicazioni sociali (riforme), quelle economiche (Mezzogiorno, investimenti), interessando tutte le componenti del mondo sociale (donne, agricoltori, artigiani, commercianti), gli enti

del Paese, stabilendo un tessuto di relazioni, di confronti con l'intero complesso della società in cui vive.

In questo senso l'Assemblea aperta non deve rimanere un gesto isolato ma tramutarsi in un prosieguo di dibattiti, di discussioni richiamando a distanza nel tempo, o anche periodicamente, le forze politiche per sincerarsi se alle enunciazioni politiche hanno fatto seguito decisioni operative, per analizzare la situazione generale e confrontare le proprie alternative con le loro indicazioni.

vendo e consolidando un processo di solidarietà fra tutte le forze democratiche. Si capisce quindi il ricorso a tutti i mezzi, referendum, provocazioni, clima di tensione, per ostacolare il rafforzamento di questa unità, di questo blocco storico di cui la classe operaia rappresenta l'insostituibile fulcro. Ma i tentativi di riaccendere la strategia della tensione e di ricreare situazioni di rottura, ha sottolineato anche... Bitetto (P. S.I.) vanno scoperti e soffocati sul nascere, per tener sgombra la strada che conduce a quel necessario confronto fra tutte quelle forze sociali e politiche che, con la loro azione comune, possono dare un contenuto nuovo allo sviluppo economico del paese. La battaglia non è solo contrattuale; anzi, supera largamente il suo significato sindacale. C'è il problema del Mezzo-

no a fianco dei lavoratori in lotta per il loro contratto e per le loro vertenze aziendali. Bisogna dunque far quadrato, tutti quanti, comunisti, socialisti, cattolici, ha poi aggiunto... Mosca (D. C.). Questa è la giusta direzione di marcia. Se la Milano antifascista, la Milano operaia, la

te rispondere ai tentativi di insidiare il terreno dell'occupazione, lo ha potuto fare anche perché si ,è creato un saldo rapporto fra quelle forze politiche che, pur nella diversa impostazione ideologica, hanno un loro obiettivo comune nella difesa degli interessi dei lavoratori.

LavoratorePirelli

mensile degli operai e degli impiegati comunisti del Gruppo Pirelli

UN NUOVO STRUMENTO DEI LAVORATORI PER LOTTARE MEGLIO PER RAFFORZARE L'UNITA' PER SVILUPPARE LA DEMOCRAZIA PER RINNOVARE L'ITALIA

LEGGETELO Bign575M13
ABBONATEVI LavoratorePireili UN NUMERO L. 100 ABBONAMENTO ORDINARIO L. 1000 ABBONAMENTO SOSTENITORE L. 2000
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La risposta democratica ed unitaria della nuova classe operaia del Sud

Dodici anni fa l'inserimento dello stabilimento Pirelli nella provincia di Messina, si presentò come una grossa manovra speculativa di stampo coloniale.

Pirelli si preoccupò subito di stabilire solidi collegamenti col notabilato locale, in primo luogo con le grosse clientele democristiane, che dovevano garantirgli favori politici, manodopera a basso costo, addomesticata dal bisogno di lavoro continuo che integrasse i magri redditi occasionali della città e della campagna circostante.

Una cattedrale nel deserto che rendesse alti redditi e richiedesse bassissimi costi. Una fabbrica che non mutasse la struttura socio-politica circostante.

Questa era in sintesi la strategia del blocco Pirelli-sottopotere locale e in ciò si possono intravedere i caratteri essenziali dell'intervento capitalistico nel Sud.

Questa proposta politica si doveva infrangere alle prime lotte contro i superminimi e contro le gabbie salariali, in questo quadro un ruolo molto importante ebbero le donne, la loro paga in genere non superava le 35-40 mila lire al mese contro le 40-45 degli uomini, sull'onda di queste lotte il paternalismo padronale e l'influenza democristiana arretrarono notevolmente, i lavoratori acquistarono coscienza della loro capacità di lotta; iniziò quindi un periodo di sin-

dacalizzazione di massa, nacque la commissione interna che, aldilà dei limiti generali che portarono poi al suo superamento, seppe dare un impulso notevole all'organizzazione operaia in fabbrica ed al consolidamento della funzione dirigente del Sindacato.

Il Partito purtroppo non seppe inserirsi con tempestività, per difetto di valutazione e di iniziativa, in questo processo di lotta, i pochissimi comunisti della Pirelli Sicilia erano isolati e poco collegati col centro e con l'attività complessiva del Partito.

La direzione dello stabilimento che seguiva e segue tuttora ogni orientamento dei lavoratori, pensò quindi di rimediare allo scacco subito con una operazione più arretrata, cercò di inserire la provocazione e la reazione all'interno dello stabilimento per dare una risposta complessiva ai fatti nuovi che maturavano fra i lavoratori costruendo la CISNAL ed inserendo il Msi nello scontro, collegandosi così all'ondata reazionaria che montava nel Meridione ed in particolare nell' area dello Stretto (Reggio-Messina-Catania).

Si costituiva la Cisnal per controbattere il Consiglio di Fabbrica sperando di perpetuare col sindacato fascista l'esperienza ormai superata della Commissione interna, annullare il potere o la rappresentatività reale dei delegati, contrastare ed annullare col MSI le presenze democrati-

che che andavano crescendo fra i lavoratod della Pirelli di Villafranca, il PCI, il PSI e la presenza politica degli operai cattolici nel C. di F. e nei reparti.

La sconfitta dei fascisti è stata la più grande vittoria politica degli operai, degli impiegati e delle donne della Pirelli, il momento della lotta antifascista è stato ed è la costante più marcata del processo unitario all'interno della fabbrica.

Grazie a questa lotta ed ai suoi risultati la crescita politica è stata più sensibile, sono sorti per le forze democratiche messinesi e per il nostro partito in particolare problemi d'intervento politico e di più forti collegamenti con questa realtà il cui intervento ormai è indispensabile per qualsiasi movimento di massa che voglia dire qualcosa per quanto riguarda lo sviluppo della provincia e della città di Messina. Gli studenti che nella nostra provincia hanno raggiunto momenti di discreta politicizzazione, si sono preoccupati sempre di stabilire un reale collegamento con gli operai della Pirelli; la partecipazione del C. di F. alle manifestazioni ed alle assemblee studentesche è un dato importante che bisogna valutare positivamente nella prospettiva di momenti di lotta non più rinviabili che coinvolgano l'intera provincia di Messina sui temi dell'occupazione e dello sviluppo.

L'ultima assemblea di fabbrica sul

PIRELLI •ARCO FELICE

La classe operaia contro il sottosviluppo

L a pur breve esperienza di organizzazione del Partito nella fabbrica di Arco Felice ci permette a circa 3 anni di distanza di poter trarre un bilancio estremamente positivo dell'attività dei compagni in fabbrica e nel partito sulla scorta delle lotte condotte e nel campo propriamente contrattuale come in quello sociale e politico.

L'organizzazione del partito come quella del sindacato è cresciuta in fabbrica parallelamente alle lotte che i chimici, in generale e la classe operaia della zona flegrea, hanno portato avanti dal '68 in poi per un diverso sviluppo economico del Paese scegliendo il sociale come terreno privilegiato di lotta sia per migliorare le condizioni di lavoro in fabbrica sia per imporre un uso diverso del territorio.

Alle condizioni generali di lotta che tutti conosciamo si aggiunge nella specifica condizione della zona flegrea un attacco generalizzato al tessuto industriale e, di conseguenza, all'intero assetto del territorio sia dal punto di vista urbanistico che da quello sociale.

La linea della smobilitazione patrocinata dai Gava e dai gruppi parassitari ad essi legati e che si ricollega ad un disegno più complessivo

di marca padronale. Il decongestionamento della fascia costiera e che investe tutto il litorale Campano, trovò anch'essa la propria spiegazione per così dire '< scientifica » con il bradisismo strumentale usato ai fini della terziarizzazione della zona e, di conseguenza, con un attacco ai livelli di occupazione già da tempo precari. E' sulle lotte che il sindacato e il partito in prima persona hanno condotto contro tale disegno che i lavoratori di Arco Felice sono cresciuti anche politicamente, realizzando un vasto schieramento unitario di lotta con gli altri lavoratori di zona ed hanno sconfitto le mene degli speculatori indicando in un ulteriore sviluppo industriale del napoletano e dei Campi Flegrei, in particolare, l'elemento essenziale per risolvere l'attuale crisi. Ancora una volta, cioè la classe operaia è uscita dalla lotta intrapresa con una indicazione in positivo non solo per battere i piani degli avversari ma anche per migliorare le condizioni di vita di altri strati popolari e soprattutto per dare un sicuro sbocco occupazionale alle migliaia di disoccupati che ancora affollano le liste di collocamento.

Anche la smobilitazione come altri tipi di ristrutturazione del territorio ancora in corso, sono l'esempio di

contratto ha avuto un respiro politico che va oltre la scadenza contrattuale, si è deciso di collegare la lotta per il contratto alla lotta più generale che si svolge nella società, bisogna creare intorno alla fabbrica momenti di alleanza e confronto politico. Si va all'assemblea aperta, per coinvolgere le forze politiche regionali, i Comuni e la Provincia in precisi impegni per quanto riguarda l'utilizzo completo del potenziale produttivo dello stabilimento (più occupazione) maggiore democratizzazione del collegamento operaio ed impiegatizio, infrastrutture civili nel territorio, trasporti, servizi e caro vita; lotta contrattuale quindi in stretto collegamento con la lotta sociale e politica più in generale, per superare completamente la condizione di ghetto operaio in una realtà di sottosviluppo economico e sociale.

Il nostro partito ed i compagni comunisti della Pirelli hanno un grosso ruolo da svolgere in questa battaglia, occorre che queste volontà non siano solo dei delegati o delle forze politiche democratiche presenti nella fabbrica e della nostra cellula in particolare, ma estenderle a tutti quanti operai, operaie, impiegati e tecnici vivono ogni giorno a Messina la realtà Pirelli.

Antonio Cattino responsabile lavoro operaio della Federaz. di Messina

come il capitale e, in primo luogo, i monopoli intendono far pagare ai paesi i costi di 30 anni di squilibri strutturali e territoriali di uno sviluppo economico distorto, creando delle vaste aree di terziario come zone di largo consumo del prodotto industriale.

Il capitale sta cercando oggi di recuperare la crisi operando su piani diversi e articolati tra loro: da un lato l'inflazione selvaggia che falcidia i salari, dall'altro numerosi tentativi di riorganizzazione del lavoro in alcuni importanti settori dell'economia, il tentativo generalizzato di ristabilire le gerarchie autoritarie all'interno delle fabbriche semmai riscoprendo pure la « sociologia », attacchi ai livelli di occupazione soprattutto al Sud, nonostante di tanto in tanto si costituiscano impianti industriali di grande dimensioni sulla cui utilità ai fini della risoluzione del problema specifico, e il sindacato e il partito si sono espressi con estrema chiarezza.

Il movimento operaio attraversa quindi una fase estremamente importante e delicata perché proprio in questa situazione deve far valere tutta la propria forza nella fabbrica come nella società deve cioè realizzare fino in fondo quell'egemonia reale

che già in altri momenti, ha di fatto assunto, e farsi carico come classe dirigente e nazionale dei problemi del Paese certamente non per risolvere la crisi del capitale e non per razionalizzare gli squilibri, ma per ribaltare in positivo e secondo un'ottica democratica e popolare i problemi che oggi si pongono, in primo, impedendo che il padronato possa realizzare nuovi margini di profitto, impedendo che la ristrutturazione in fabbrica passi sulle spalle degli operai, ed imponendo nel Paese scelte diverse nella politica degli investimenti e dei consumi.

Di fronte a tutto questo, compito dei comunisti è essenzialmente quello di legare saldamente nel sociale tutte le componenti subalterne nell'attuale sistema intorno alle lotte e agli obbiettivi della classe operaia che ha già sperimentato, all'indomani del '69, come solo un grande schieramento di forze possa imporre un cambiamento radicale nella vita politica del Paese.

In questo senso credo che gli operai comunisti sentano l'urgenza e la importanza di verificare sia i tempi che i modi della proposta politica complessiva avanzata dal nostro Partito.

PIRELLI -VILLAFRANCA TIRRENA

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