Lotta. della Breclat
PERIODICO DEI LAVORA TORI. DELLA BREDA
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Dalla fase di studio e di dibattito, i Sindacati si apprestano a passare alla fase della lotta per aprire la trattativa sindacale su quello che è uno dei problemi di fondo dei lavoratori siderurgici: la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario.
In data 25 febbraio 1957, la Segreteria Nazionale della F. I. O. M. avanzava la richiesta alla Associazione Industrie Siderurgiche Italiane per discutere il problema ormai divenuto indercgabile per una riduzione dell'orario da 48 ore a 40, senza diminuzione di paga.
Nelle scorse settimane si è anche riunito l'Esecutivo Nazionale della C.I.S.L. il quale si è dichiarato d'accordo nell'appoggiare la rivendicazione che avanzano i lavoratori siderurgici, lasciando intravvedere la possibilità di una adesione della C.I.S.L. ad un'azione unitaria da concordarsi fra le organizzazioni sindacali, per passare all'azione concreta.
Infatti non è più possibile ignorare la legittimità di questa richiesta dei lavoratori, quando si pensa che la produzione alla Breda (tanto per fare l'esempio che ci interessa più da vicino) è passata da 115 mila Tori. nel 1953, a 228.000 Ton. nel 1956. E ciò mentre si determinava una diminuzione di circa il 20% delle maestranze. Con un conseguente aumento dei profitti padronali rispettivamente negli anni 1952-53-54-55 di 44-75-97-121 milioni.
Analoghe situazioni si sono potute registrare nelle altre industrie siderurgiche. « Ne è conseguito cosi un aumento della gravosità del lavoro, e dove anche il lavoro non è divenuto più pesante, per i miglioramenti tecnici apportati, rimane pur sempre una delle attività più gravose e più pericolose fra quante se ne trovano nell'industria ». Ne fanno fede il numero di lavoratori che si infortunano e che sono costretti ad interruzioni di lavoro a causa di malattia. Vi è qui peitanto una esigenza umana e civile di far partecipare questi lavoratori ai vantaggi che derivano dall'aumento della produttività del lavoro, i quali purtroppo finora sono finiti nelle tasche dei
soli azionisti, che mai hanno afferrato la vergella con le pinze o sfacchinato intorno ai forni di colata.
Di fronte a questa esigenza nessun sindacalista può tirarsiindietro. Abbiamo letto ad esempio su un settimanale locale di Lodi alcune dichiarazioni del Segretario della Federazione Italiana dei Metalmeccanici aderente alla C.I.S.L. Franco Volontè. Non sappiamo se il Volontè ha pubblicato tali dichiarazioni su altri organi di stampa a più ampia tiratura, comunque ci interessa sottolineare una posizione di principio sulla quale i dirigenti della C.I.S.L. dichiarano di ispirarsi. Dice il Volontè: « Abbiamo più volte affermato, come organizzazione sindacale democratica, che saremo sempre disposti a mantenere l'azione rivendicativa nei limiti registrati dagli incre-
menti della produttività. Però come ho più sopra notato il tasso di produttività si è accresciuto da 100 a 161,4, i salari nominali, compresi gli assegni famigliari si sono, accresciuti nello stesso periodo da 100 a 119,7 e i salari reali da 100 a 106. Da queste cifre risulta il grave squilibrio fra i due termini di paragone che fra di loro dovrebbero essere comparabili ». Di qui nasce appunto la necessità di un'ampia azione unitaria non solo, a nostro avviso, per la riduzione dell'orario di lavoro, ma anche. per la conte trattazione del rendimento del lavoro e degli organici. Non dimenticando che trattandosi di una fabbrica che fa capo al Ministero delle partecipazioni Statali, questi problemi devono trovare una soluzione pronta ed onesta che serva di esempio alle industrie private.
A giorni i lavoratori della Breda Siderurgica andranno alle urne per eleggere la nuova Commissione Interna. Purtroppo sembra che quest'anno i Sindacati si presentano con le rispettive liste ed un proprio programma.
Indubbiamente non possiamo essere soddisfatti; eravamo fiduciosi che si arrivasse ad un comune accordo sia per quanto riguarda la lista e per quanto concerne il pro4ramzna rivendicativo.
Codesta situazione di divisione non può essere di buon auspicio; fidiamo pertanto che da parte dei Sindacati e della C. I. stessa vi siano ulteriori tentativi per arrivare almeno ad un programma comune i cui punti, a nostro avviso, dovrebbero essere i seguenti: riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario;
-- portare le ferie da due a tre settimane; eliminare i contratti a termine;
- elevare il cottimo in riferimento all'aumento della produzione; contrattazione degli organici.
A questi si aggiungono altri problemi, non meno importanti, del tipo della salvaguarda del posto di lavoro per coloro che rientrano dopo la malattia e per i colpiti da discriminazioni politiche e sindacali.
Su questo programma, che rispecchia fedelmente le aspirazioni dei lavoratori, crediamo non vi possano essere obiezioni di sorta, da cui la possibilità di una intesa.
Il nostro è un giornale lavoratori della Breda e di favorire l'unità d'intesa di tutte le tendenze che si manifestano nella nostra fabbrica, perchè non avvenga che la polemica ideologica, sindacale o d'altro genere possa presentarci divisi di fronte al padrone.
Quindi le nostre pagine saranno aperte a tutti; ognuno potrà esprimere liberamente il suo parere, anzi è un invito che noi facciamo: più operai e impiegati partecipano, più il giornale diventa strumento di orientamento e di unità.
Intendiamo precisare, inoltre, che non vi saranno preclusive di sorta, ognuno potrà benissimo e-sprimersi su questioni di carattere politico-economico, sindacali e sociali.
Per cui ad una lettera - in redazione la quale esalta la vittoria del Partito Comunista a Lecco, a Cremona ecc.... può benissimo far seguito quella del cattolico . aderente alla C.I.S.L. su altre questioni, oppure in polemica purché il tutto, beninteso, rimanga su un terreno di reciproco rispetto.
Noi siamo dell'avviso che quando le osservazioni, le polemiche sono fatte in modo obiettivo e la critica assume un aspetto costruttivo, le maestranze della Breda non potranno che trarne giovamento.
E' in questa atmosfera che si trova l'unità d'intenti e si mettono alle strette i nemici della classe operaia.
Il nostro giornale prenderà inoltre netta posizione ogni qual volta in fabbrica avverranno discriminazioni di qualsiasi genere e non vi sarà padrone che potrà soffocare la nostra voce di denuncia e di protesta.
Lavoratori, sostenete quindi il vostro giornale, collaborate con esso, denunciate e segnalate le angherie che vengono commesse, esprimete i vostri punti di vista su tutti problemi insoluti, fate del giornale l'organo unitario di tutta la fabbrica.
Sulla "Mutua interna„ Breda
Sappiamo che vi sono in corso dei contatti fra i rappresentanti dei lavoratori e dell'azienda per esaminare il regolamento della Mutua Interna Breda, riguardo l'aiuto verso gli operai. Il nostro parere sul regolamento è che l'azienda dia un contributo adeguato al fondo che dal 1951 e 808tAluktO solo dalle zie= ventesimo di degenza per i lavoratori ammalati è del tutto insufficiente; occorre partire innanzitutto dal decimo giorno con una cifra più elevata, in relazione proprio alla necessità che l'operaio incontra rimanendo a casa e dal crescente costo della vita.
Spostare gli "Ordigni„ di timbratura
Da qualche tempo al reparto Laminatoio si richiede la timbratura del cartellino in tuta. Ci sarebbe da discutere sul principio se le otto ore dell'operaio devono partire dal momento in cui varca i cancelli della fabbrica per entrarvi e per uscirvi, o se iniziano e terminano sulla macchina; è però un dato di fatto, che si va estendendo particolarmente nelle grandi aziende, che da qualche tempo si pretende la timbratura in tuta. Avviene però questo: gli orologi restano come prima nella vicinanza della portineria e per giunta posti in una ubicazione per nulla comoda ad un rapido avvicendamento dei lavoratori che devono timbrare. Quindi i lavoratori finite le otto ore di lavoro, «secche», devono fare una corsa fino alla porIineria, indi tornare al reparto per cambiarsi, poi finalmente riguadagnare /a portineria, per trovarsi finalmente liberi, fuori dalla fabbrica, padroni del proprio tempo.
Che gli uomini, la cui «personalità» è sacra, la cui « libera iniziativa» è altrettanto sacra, debbano sacrificare il loro tempo e metterlo a disposizione di un freddo ordigno di timbratura, senz'anima, e non viceversa, è cosa che induce a tristi meditazioni. Ci auguriamo che la stonatura sia avvertita anche dall'Ing. Lazzari, il quale ha la poSsibilità di rimediare con un tratto di penna.
Ci consigliano di andare in un "Night Club„
Ci è stato riferito che, da qualche tempo, è stata rispolverata una consuetudine già in uso nel ventennio, di non retribuire i lavoratori che a causa di guasti agli impianti sono costretti a rimanere inoperosi per alcune ore.
Questo criterio, che potremmo definire « primitivo » e che si applica anche quando è manifesta
l'assenza di responsabilità da parte dei lavoratori, pare sia stato spinto fino all'assurdo invitando i lavoratori a uscire dalla fabbrica alle due e trenta di notte, dicendo: «Andate un po' dove volete..., qui non potete rimanere ».
A questo punto saremmo del parere di attribuire la cosa. ad un malinteso. Ci auguriamo che qual-. cuno pensi Isb chiarire l'equivoco. Come è possibile che succedano cose del genere?
Secondo il controllo della Mutua l'operaio Villa, del reparto Macchinario della Breda III, è incorso in una infrazione al regolamento e precisamente dell'articolo 19 dell'I.N.A.M.
Fino a che punto sia obiettivo il rapporto del funzionario è discutibile. Ma nei confronti dell'operaio si è proceduto illegalmente, con la rottura del rapporto di lavoro, il che non è previsto in nessun articolo del Contratto di lavoro.
Si dice che Gaspari Gaetano è ricorso a tale provvedimento per dare «l'esempio». Ma allora, noi ci domandiamo, un individuo singole., qualsiasi sia la sua mansione, può stabilire qual'è la legge, cioè quello che è giusto e quello no?
Di questo passo i Contratti collettivi di lavoro, per questa gente non esistono. Quindi questo è un arbitrio al quale i lavoratori sapranno rispondere sicuramente prima o poi.
Noi però pensiamo di ritenere giustificato il pensiero dei lavoratori che alcuni dirigenti tipo Gaspari, incominciassero a dare «l'esempio» di tirare avanti con le 40 45 mila lire al mese.
Il noto regista di «Miracolo a Milano » aveva scandalizzato i nostri benpensanti per aver portato i « barboni » sullo schermo e per aver in generale richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica sull'Italia che veste di stracci.
E' una consuetudine che nelle fabbriche venga data la tuta per certe lavorazioni i peduli, una volta tanto (a seconda del tipo di lavoro, una o due all'anno). Adesso niente "più tuta. « Vestitevi di panni vecchi, mettetevi vecchie scarpe » questa sembra essere la parola d'ordine della Direzione. Bisogna risparmiare! Se poi non volete perdere l'estetica sobria dignitosa dell'operaio, compratevi la tuta. Già si sa, il decoro bisogna pagarselo.
Ma coi magri salari che abbiamo chi può dire fino a che punto potremo conservare il decoro dell'abito? Tra qualche tempo potremmo trovarci, in-
Giovedì 18 aprile, la III Sezione si è fermata per protesta in conseguenza della intransigenza della Direzione che non vuole esaminare la questione del premio di produzione. — milioni, tinti sono per ammissione del dire 115Ye ingegner spari, non si trova il Mezzo di soddisfare le giuste rivendicazioni dei lavoratori, che, in definitiva, sono quelli che li hanno prodotti.
Noi non siamo contro la « gratifica di bilancio » agli impiegati. Hanno senza dubbio diritto ad avere dei miglioramenti in conseguenza della aumentata produttività. Ma non ci si venga a dire che la produttività è aumentata senza che vi abbiamo messo mano gli operai? E allora? Perché ci si rifiuta di discutere con la Commissione Interna? Devono per forza venire gli operai sul < piazzale » perchè si accetti la discussione?
Gli operaie non sono abituati a protestare per niente. Bisogna farli uscire dai gangheri come sa facendp qualcuno che è sempre sordo a tutte le richieste anche le più documentate e giuste.
Ci auguriamo che l'esempio della III sia servito a fargli capire che i lavoratori non sono disposti a vedersi continuamente esclusi dai benefici del loro lavoro.
Si provveda, dunque, alla III, anche nelle altre Sezioni, dove
vi sono analoghi problemi. E si smetta di fare la guerra fredda agli operai.
Per la "Giusta causa„ 14......"~rre.en ti zia oggi nelle fabbriche italiane è un problema di scottante attualità. Non a caso sono stati presentati alla Camera dei Deputati mozioni ed un progetto di legge per « la giusta causa » contro i licenziamenti nell'industria.
All'approvazione di una simile legge siamo tutti interessati. Giorni fa, ad esempio, alla Breda IV è stato licenziato l'operaio Zamboni, ex membro della C. I., per il futilissimo motivo di aver scambiato, con ragione, quattro parole con una guardia durante lo spoglio in portineria.
L'operaio Zamboni ha denunciato la Direzione, ed è ricorso contro la potente ingiustizia al Collegio Arbitrale. E secondo noi ha aftto molto bene perché i dirigenti della Breda devono imparare d'ora in poi a sostenere le loro accuse anche davanti al magistrato.
L'operaio Ziliani Giuseppe, infortunatosi qualche settimana fa con una mola, è stato dimesso dall'ospedale e sta trascorrendo il periodo di convalescenza.
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torno al treno, con vecchie giacche a quadretti, altri col vecchio doppiopetto blu del matrimonio, con pezze di colore ai gomiti, scarpe gialle, o di vernice, sbrecciate.
Proporremo allora a De Sica di girare « Miracolo alla Breda ». Ve la immaginate questa umanità variopinta, illuminata dal riverbero dei forni Martin! Il premio per la regia andrà naturalmente alla Direzione che a quanto pare non manca di immaginazione.
Scherzi a parte, come la mettiamo questa « faccenda di tute di peduli »? Lo chiediamo alla Direzione, alla Conimissione Interna, e anche, perché no, a noi stessi lavoratori.
Rendiamo omaggio, nel contempo: alla Direzione della III Sezione per aver accolto la richiesta della C. I. di dare la tuta ai lavoratori della Fonderia che ne erano prima esclusi.
Castélletti, operaio del reparto Acciaieria della Breda Siderurgica, è stato ricoverato all'Istituto Invalidi, per infortunio ai piedi. • • Mandelli, operaio del reparto Acciaieria, è stato ricoverato all'ospedale di Niguarda per una grave scottatura al viso.
L'operaio Brambilla del Laminatoio è morto improvvisamente per paralisi cardiaca. Il fatto è avvenuto poche ore dopo dal ritorno a casa dal suo abituale lavoro.
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E' di pochi giorni fa il triste avvenimento della scomparsa del capo tracciatori della II Sezione sig. Parmelli. Al funerale di Esso ha purtroppo partecipato un numero esiguo di dipendenti parche la Direzione ha concesso solo sei permessi, tre per gli impiegati e tre per gli operai, fra i quali un rappresentante della C. I.; altri hanno chiesto il permesso personale ma è stato a loro negato.
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Alle famiglie Parmelli e Brambilla le sentite condoglianze dei redattori del Giornaletto.
Il discorso che qui pubblichiamo è stato tenuto dal Sen. Piero Montagnani durante la seduta del Senato del 23 gennaio 1957.
Senatore Montagnani: Signor Presidente, in verità avevo presentato anche una terza interrogazione antecedente alle due interrogazioni che sono state lette ed alle quali l'onorevole -Sottosegretario ha dato parziale risposta.
Quella precedente interrogazione verteva sull'orribile morte del fonditore Locatelli che' in data 11 maggio è precipitato, alla Siderurgica Breda, in un mastello di scorie incandescenti venendo letteralmente atomizzato. Insisterò affinchè quella interrogazione sia svolta, anche perchè chiedevo una pensione per la vedova e per i figli che sono rimasti orbati non solo negli affetti, ma anche dell'unico contributo finanziario di cui fruivano.
Ricordo che qualche anno prima un altro lavoratore è stato allo stesso modo disintegrato, nello stesso stabilimento, e le scorie che imprigionavano il suo misero corpo rappresentarono una specie di monumento per tutti i lavoratori.
Da allora alla Siderurgica Breda ben poco è stato fatto per evitare gli incidenti. Lo stabilimento ha tre forni Martin alti 5 metri collegati da una passerella, chiamata platea, alta 4 metri da terra e larga 2. Un'asta di ferro mobile faceva protezione al lavoratore che operava alla bocca del forno. Chi lavorava, quando doveva maneggiare gli arnesi piuttosto lunghi e scomodi, si trovava, davanti la bocca del forno spesso spalanéata e, dietro, un vuoto di 4 metri sotto il quale vi erano i mastelli che raccolgono le scorie incandescenti. In questa posizione il lavoratore deve procedere al cosiddetto bossaggio. La manovra consiste nell'aprire la parete del forno e nel chiuderla, dopo che la colata si è svolta, con un tampone di dolomite.
E' una operazione molto pericolosa. Un passo falso, una manovra falsa o una vampata di calore, come è avvenuto nel tragico incidente occorso al Locatelli, fa precipitare il lavoratore con conseguenze terribili.
La ringhiera ora è fissa ed è stata spostata la platea in modo che il lavoratore non è più in posizione frontale rispetto al forno, nia laterale. Ma questo aggrava il pericolo di incidenti, perchè il lavoratore si trova in bilico davanti alla colata di acciaio e rischia di cadervi dentro. Quindi il pericolo di incidenti non è diminuito, anzi è aggravato.
Nella stessa sezione siderurgica in questi ultimi tempi si sono avuti decine di infortuni, oltre quelli riportati nelle mie interrogazioni: c'è stato l'operaio Stucchi che ha rischiato di essere trasformato in una torcia ardente semplicemente per il fatto che mentre agganciava alla gru delle lingottiere, che hanno una temperatura di 1400 gradi, gli ha preso fuoco il grembiule di protezione che, invece di essere di amianto era di iuta, un misero telo di sacco, e solo a fatica egli è stato sottratto alle fiamme, cavandosela però con gravissime ustioni.
Il giorno prima della tragica fine del Locatelli vi sono stati 10 infortuni in quel reparto; poi il lavoratore Giuseppe Grasselli, che ella ha ricordato, ha avuto la gamba e il femore sinistro spaccati e ne è derivata la morte a breve scadenza. L'oI01111111111
In queste ultime settimane la Direzione della Breda III ha licenziato un gruppo di giovani dei «90» per fine comm., ebbene questo avviene anche se diversi mesi fa in occasione della elezione della C. I. la Direzione inviò una lettera a tutti i lavoratori in cui si rassicurava la stabilità di lavoro di tutti qualora si avesse votato C.I.S.L.
Taluni di questi giovani licenziati lavorano alla Breda da 4 o 5 anni.
Tutto ciò avviene alla Breda Azienda di Stato) dove le leggi, i contratti, gli accordi e la Costituzione dovrebbero essere applicati in modo esemplare.
Questi soprusi devono cessare e la via da seguire non può essere che quella della lotta per un'assunzione stabile di tutti i contrattisti a termine e nello stesso tempo per far sì che al Parlamento si ponga in discussione con urgenza i progetti di legge Noce-Ortone (C.G.I.L.) e Pastore-Cappuggi (C. I. S. L.) per la regolamentazione dei Contratti a termine.
Su queste proposte noi lanciamo un appello a tutti i Sindacati, a tutte le C. I. per una larga forma di adesione e di lotte unitarie perchè solo con una decisa lotta unitaria si riuscirà a porre fine alla vergognosa forma del contratto a termine, inammissibile in una società che si dice fondata sul lavoro.
peraio Mattei è stato colpito da un grosso pezzo di ferro che gli ha lesionato il fianco e gli ha fratturato una gamba — questo è avvenuto il 28 luglio — e poi si è avuto il tragico incidente dell'operaio Ezio Colombo.
Ma nella stessa epoca sono morti in quel tragico reparto un assistente edile ed uno sterratore che non erano nell'organico della Breda, ma lavoravano per conto di una ditta appaltatrice: sono morti in conseguenza delle stesse cause di cui dirò. Poi ancora altri 6 infortuni. E' uno stillicidio continuo, è una azienda mortale! Le cause. Innanzitutto gli impianti arretrati. Le gru sono vecchie di 30 anni; il treno di laminazione è anteriore alla prima guerra mondiale; inoltre si fanno forsennati ritmi di lavoro che intensificano la velocità di lavorazione e quindi aumentano le cause di infortunio. Si pensi che nel 1951 si producevano 11 mila tonnellate mensili di acciaio e 9 mila tonnellate mensili di laminati, con 3.200 lavoratori impiegati; nel 1955 la produzione è stata ri-
spettivamente di 18 mila tonnellate di acciaio al mese e di 17.500 tonnellate di laminati al mese. con 2.200 lavoratori: cioè con 1000 lavoratori in meno sono quasi raddoppiate le produzioni dell'acciaio e dei laminati.
I lavoratori non si sono limitati a lamentare le precarie condizioni del loro lavoro. ma hanno avanzato nei confronti della direzione varie e responsabili proposte. Hanno suggerito miglioramenti tecnici e razionali, hanno invocato un adeguamento degli organici settore per settore del reparto. hanno richiesto a giusta ragione la riduzione dell'orario di lavoro a 40 ore settimanali, con 48 ore pagate, come è possibile fare nel settore siderurgico, hanno chiesto infine il rispetto dei cottimi, della libertà sindacale e così via.
Una delle forme più illegali messe in atto dal padronato con il concorso e l'appoggio naturale degli Organi governativi, è certamente quella delle assunzioni a termine.
E' questo un sistema messo in atto contro i lavoratori per retribuirli con minimo salario, privarli delle libertà di rivendicare i propri diritti, e nello stesso tempo gettare tra i lavoratori il senso della discordia e della disunione. Con le assunzioni a termine infatti i padroni mirano ad eludere le disposizioni di legge, i contratti collettivi e gli accordi interconfederali.
Sotto la continua minaccia del licenziamento (anche se il buon ing. Gaspari dice a fine commessa) i giovani assunti nella nostra fabbrica sono costretti praticamente a rinunciare alle lotte rivendicative.
Alla Breda III, con l'acquisizione delle nuove « comm. 155 » i tempi della lavorazione delle granate sono diminuiti nella misura del 50%; ebbene, con la continua pressione da parte di taluni dirigenti, si è reso impossibile per questi giovani creare condizioni per poter rivendicare un giusto cottimo.
E' chiaro che in situazioni del genere le stesse proteste dei giovani contro il taglio dei cottimi per"lo spostamento di un posto all'altro, diventa un pretesto per una punizione.
Ecco, onorevole Sottosegretario, in sintesi quale è l'umore dei lavoratori della Breda, specialmente in questo reparto. Ecco cosa essi dicono: « Qui si crepa, non si mangia abbastanza; le gru non ci stanno dietro (il che significa sinteticamente che l'apparato non è organicamente coordinato), non ci si capisce più niente ». Questa situazione riempie di preoccupazione i lavoratori impiegati nel settore, ma riempie di preoccupazione e di collera anche tutti i lavoratori milanesi e molti tecnici e dirigenti dell'azienda sono amareggiati da questo stato di cose. Tutta l'opinione pubblica, onorevole Sottosegretario, reclama che si ponga termine a questo stillicidio di omicidi bianchi, a questo insulto permanente alla dignità e alla integrità fisica dei lavoratori. Occorre che una Commissione del Ministero del Lavoro, e non un solo funzionario, si rechi sul posto a compiere autorevolmente una inchiesta. Comunque io, che non sono per nulla soddisfatto della sua risposta. onorevole Sottosegretario, ritornerò sull'argomento con maggiori particolari e con più precise indicazioni di responsabilità. Intanto, però, mi duole di dovere affermare profeticamente che dovremo piangere altre vittime, per cui si farà più grave e più pesante anche la corresponsabilità governativa.
Sul prossimo numero un'ampia documentazione del problema da parte del nostro giornale
Per quanto ci riguarda, in quanto lavoratori della Breda, noi vogliamo fare in modo che ciascuno di noi si dia la pena di capire cosa sta dietro le sigle dell'I.R.I. e del F.I.M. Soprattutto dellTR.I. che rappresenta l'avvenire, mentre il F. I. M. riguarda più il passato, ed è in liquidazione. Cominciamo col F.I.M. che per esteso significa «Finanziamento Industrie Metallurgiche ». Esso fu costituito con legge 8 settembre 1947 e disponeva di un fondo di parecchi miliardi. Come ente di finanziamento esso ha fornito alla Breda 36 miliardi. Le aziende che furono raggruppate sotto — diciamo così — la giurisdizione del furono: Breda (8 società: Finanziaria, Ricerche, Sezioni I, II, III, IV, Brescia, Roma), Breda di Venezia, Ducati di Bologna, Le Reggiane di Reggio Emilia, C.A.B. di Bergamo. ' 111
Come siano stati utilizzati 43: 36 miliardi di cui sopra è casa F piuttosto corrrm,:ata strare; almeno da parte nostra, e del resto per il momento non ci interessa di scendere su questo terreno; basterà ricordare che dietro questa sigla stanno.? miliardi.
Lo Stato paga ma non gestisce
Il F.I.M. non era però un ente di gestione della Breda, anche se risulta che esso ha costituito un Consorzio per il re- r ; perimento di commesse e materiali di cui è stata messa a capo la Breda stessa.
Risulta che le aziende hanno avuto commesse per 60 E: miliardi nel 1955. Risulta che il F.I.M. ha sì, nelle mani, la maggioranza dei titoli azionari della Breda, tuttavia non gestisce la Breda. Lo Stato paga ma, non gestisce!
Lasciamo per questa volta il discorso sul F.I.M. e passiamo all'I.R.I. (Istituto di Ricostruzione Industriale).
Ad esso fanno capo tutte le industrie la cui maggioranza azionaria è nelle mani dello Stato. L'I.R.I. a differenza del F.I.M. risponde anche dal punto di vista tecnico e produttivo. Esso ha provveduto al rinnovo degli impianti nei vari complessi e si può dire che rappresenta oggi un potente nucleo economico produttivo, tale da poter indirizzare tutta la politica economica del paese. «Per questo motivo è in corso una
Direttore Resp.: MARINO VANTI
Autorizzazione Tribunale di Milano 22-12-1954 con il N. 3536
lotta sorda fra le forze democratiche e il grande padronato.
La Confindustria, a cui è collegato, ora che lo Industrie I.R.I., col pubblico denaro sono state rinnovate e rese efficienti, vorrebbe liquidare questo ente e affidare al capitale privato questo patrimonio della nazione ».
Entro un anno la decisione
L'azione dei parlamentari democratici è riuscita a far programmare il distacco delle aziende I.R.I. dalla Confindustria. Questa dovrebbe essere una delle prime realizzazioni dei nuovo Ministero delle Partecipazioni Statali, recentemente sorto.
Ma a questo Ministero come è noto è stato eletto il signor Togni, un caro amico del grandi industriali. La sorte delle aziende che fanho capo al F.I.M., cioè anche la nostra Breda, è ora affidata a questo nuovo Ministero, il quale deve decidere entro un anno dalla sua costituzione chi dovrà gestirle in definitiva. Ciò significa che la Breda può passare all'I.R.I. (cioè lo Stato) « o ad un Ente autonomo appositamente creato (e qui in ogni caso bisognerebbe aprire bene gli occhi), o infine al capitale privato». Soluzione che per noi lavoratori si deve escludere assolutamente e contro la quale tutti coloro che hanno a cuore la salvaguardia degli interessi collettivi sono tenuti a battersi.
Geloso: ottenuto un aumento del 4.5,/, sulle paghe conglobate per gli operai ed il riporto di uguale cifra per le donne diminuendo così le distanze.
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Ceretti e Tanfani; ottenuta la corresponsione del premio di produzione già in atto su tutti gli istituti contrattuali con cinque anni di arretrato.
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Zerbinati: ottenuto un acconto di 5.000 lire a tutti i lavoratori sulla richiesta di aumento del 10' • tte,il'attuale pientto di produzione (attualmente è del 18-22V, sulla paga globale).
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Keller: ottenuta la riduzione dell'orario di lavoro a 43 ore settimanali con il salario di 48 ore; un premio mensile di lire 4.000 agli 0.S., L. 3.500 agli 0.Q., L. 3.300 ai M.S., L. 3.000 a tutti gli altri lavoratori, .anche giovani.
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Riva: con decorrenza 1" gennaio 1957 ottenuto un aumento del 4% dei salari degli apprendisti.
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Gabbioneta: aumento del premio di produzione dalle 5.000 alle 12.500 lire; aumenti orari da 2 a 6 lire per il 60% dei lavoratori; impegno da parte della Direzione di migliorare entro tre mesi anche le paghe degli altri lavoratori e rivedere il premio in base all'aumentata produzione.
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C. G. E., corrisposto a tutti i lavoratori un premio « una tantum » di 18 mila lire e raddoppio del premio di produzione annuale che passa quindi da una media di 25.000 ad una inedia di 50.000 lire.