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Lotta Breda1

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Anno I - Gennaio 1955 - N. 2

Lotta

Prezzo L. 10

della

rada

Periodico dei lavoratori della Breda

Non è reato diffondere un giornale di fabbrica! Lettera aperta del nostro Direttore all'On. Vigorelli, Ministro del lavoro Sig. Ministro, chi le scrive è un operaio della Breda, cacciato dalla fabbbrica dopo 21 anni in occasione della famigerato operazione Sette-Del Bo del novembre 1951 per il ridimensionamento e frazionamento dell'azienda, attualmente Direttore responsabile di « Lotta della Breda ». Ebbi la fortuna di partecipare, nel dicembre 1953, al primo convegno nazionale della Stampa dei Lavoratori e in quella occasione ebi modo di ascoltare il riconoscimento dell'opera dei giornali di fabbbrica dell'Onorevole Di Vittorio, dall'Onorevole Sangalli e da Lei che presiedeva il convegno. Dal dicembre 1953 l'unica cosa che, a mio parere, a questo proposito è cambiata, è che Lei è diventate Mi-Moro. Mi sono ricordato di questo episodio per il grave fatto accaduto alla Breda III il 7 gennaio 1955, dove è stato licenziato il Presidente della C.I. Mario Colombo per aver diffuso fuori dell'orario di lavoro il giornale « Lotta della Breda ». Questo avviene in una azienda I.R.I., controllata dallo Stato, il che fa dedurre che lo Stato è su una posizione più reazionaria delle stesse aziende monopoliste, mentre la Costituzione, all'art. 2, sancisce: « Tutti Frittine il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione ». Il licenziamento quindi è assurdo ed arbitrario. Comprendiamo che la « Lotta della Breda » ha suscitato e susciterà le ire dei signori dirigenti Gaspare, Rolla, Pizzo, Lazzari, Ferrini. Mariani, ecc. per le denuncie serie, concrete e documentate dei fatti che avvengono alla Breda (il caso Saronni lo dimostra). Se le cose denunciate non corrispondono alla realtà i dirigenti della Breda hanno sul giornale il mio nome quale Direttore responsabile: possono avvalersi della legge vigente

Leggete e diffondete

Lottadella Broda

sulla stampa. Invece i signori sopra elencati non hanno trovato• di meglio che l'arbitrio e il sopruso licenziando Colombo, violando la Costituzione democratica. Questi i fatti, signor Ministro! Le confesso che non nutro eccessiva speranza in una sua eventuale presa di posizione contro questi soprusi anche perchè il comunicato del Governo del 4 dicembre 1954 a proposito delle misure discriminatorie porta anche la sua firma. Sono tutti ormai a conoscenza che la maggioranza dei dirigenti di fabbrica non cercano una maggiore e

migliore organizzazione produttiva, quanto espedienti che, attraverso soprusi, intimidazioni e licenziamenti, in ultima analisi aumentino il supersfruttamento. La Breda, con la sua valorosa classe operaia, difende oggi la bandiera dell'emancipazione proletaria che fu di Matteotti e di Gramsci. Anche Zimmerman tentò il metodo « forte . per « sistemare » i lavoratori della Breda, e chi le scrive fu tra gli operai arrestati nel dicembre 1943. Tuttavia, davanti alla compattezza dei lavoratori, anche il feroce nazista dovette decidersi a

scarcerarci e ad enunciare egli stesso l'avvenimento agli operai. Signor Ministro, Contro questi fatti i laovratori della Breda si batteranno con maggiore slancio per il rispetto della Costituzione, per la tutela della dignità del cittadino lavoratore, per la pace e per le migliori condizioni di vita. In questa battaglia sono certo che i lavoratori della Breda daranno tutta la loro solidarietà per impedire il ritorno di coloro che già usarono questi mezzi, e già una volta furoho sconfitti. Marino Vanti

Abbiamo intervistato Mario Colombo licenziato per rappresaglia verso il nostro giornale

Nel giugno del 1935, a 14 anni, entrai in Breda. La fabbrica produceva granate in prospettiva della guerra che il fascismo stava preparando. La fabbbrica ed i compagni di lavoro mi facevano più esperto (io, brianzolo, cresciuto nell'Oratorio). Nel gennaio del 1941 partii per la guerra, alquanto ignaro dei fini che il fascismo con questa guerra si proponeva di raggiungere, tornai nel 1943 per il ferimento riportato in combattimento. Quindi ritornai in fabbrica e ripresi il mio lavoro. In questo periodo, malgrado la guerra mi sposai- Ancora oggi, pensando alla lotta partigiana, mi sento addolorato per non aver potuto dare il mio contributo diretto, an-

che se diversa è stata la mia parte- , cipazione. Subito il 25 aprile mi iscrissi al Partito Comunista senza conoscere precisamente la sua linea, il suo obiettivo e la sua dottrina, ma soltanto perchè notai che esso difendeva strenuamente l'interesse dei lavoratori. Poi, i compagni che allora dirigevano il Partito, e che in buona parte furono licenziati, mi invitarono a leggere la stampa del Partito, l'Unità » in particolare. Le riunioni di cellula mi appassionavano, in esse si discutevano dei problemi di tutti, non solo dei comunisti, e tutti potevano intervenire ad esprimere ii loro punto di vista. Seguii gli avvenimenti politici con attenzione, non tralasciando mai quello che era i! mio dovere; come cottimista mai ebbi bisogno della cosiddetta « bolla verde » (compenso al mancato gua• dagno). La discussione mi entusiasmava, discutevo con tutti: operai. capi, impiegati ed ingegneri; spesse volte, vinti o convinti, mi si diceva: Eri così un bravo ragazzo, lo sei ancora, però sei comunista .. Come se una volta comunisti, bravi non fassimo più. Proprio perchè siamo bravi, siamo comunisti! Nel 1953 entrai in G.I. con le maggiori preferenze; nel frattempo, dopo la dura lotta del 1951, la Terza Sezione incominciava nuovamente la produzione bellica (la cosa mi rammenta il passato 1935.1940, anzi oggi ancor più grave, il fascismo non permetteva le assunzioni a termine,

il Governo democristiano le sollecita). Un anno di Commissione Interna! Quali esperienze per me! Da qui cominciai ad essere perseguitato dalla Direzione, e ricordo un fatto importante: nel giugno del 1954 mi trovavo a casa per infortunio quando vennero a trovarmi due guardie della Breda. La cosa era alquanto strana, per il fatto che un operaio in infortunio è libero di andare dove gli pare e piace. Cosa si doveva scoprire nella visita? Perchè la Direzione decise questo sopraluogo? E' evidente che mi si voleva intimidire e nello stesso tempo cercare un pretesto qualsiasi per sbarazzarsi di me! Cosa sarebbe successo se, per esempio, mi trovavano alla Casa del Popolo? Inoltre le guardie, se hanno fatto il loro dovere come gli ordini superiori volevano, avranno segnalato che sulla porta di casa mia è esposta la fotografia di Stalin e stavo leggendo un libro marxista. Anche questo avrà giovato nella determinazione del licenziamento? A questo punto Colombo torna alla conversazione di prima. Con l'avvicinarsi delle elezioni della C.I. qualcosa di grosso andava maturando, subito fu notata l'alleanza Direzione-C.I.S.L.; questa si imperniava sullo slogan che la N.A. T.O. avrebbe sospeso le commesse se la F.I.O.M. avesse ancora una volta riportato la maggioranza. La campagna elettorale attraverso i volantini e i comizi fu sostenuta da parte (segue in quarta pagina)


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