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Ingranaggio3

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so il suo potere economico di manovrare i prezzi; vuol dire chiedersi che cosa significa per noi la fiscalizzazione degli oneri sociali di cui tutti i giornali parlano come di una proposta "ragionevole" fatta dai padroni metalmeccanici e capire che invece in questa proposta ci sta un attacco politico contro i lavoratori e la volontà di isolarli da tutti quanti che, con un aumento delle tasse pagherebbero questa fiscalizzazione. Vuol dire capire il perchè della repressione e quindi l'uso che il padrone fa di polizia e magistratura per colpire le lotte di coloro che si oppongono allo sfruttamento e alla oppressione. Vuol dire infine porsi il problema di stabilire con chi dobbiamo unirci, in pratica ciò vuol dire capire tutti i modi in cui il padrone ci opprime e lottare per cambiare la nostra condizione di sfruttati.

CHI VUOL FAR MORIRE IL C.d.F.

Durante lo scontro contrattuale e in special modo negli ultimi tempi sono riemerse vecchie posizioni riguardanti la funzione del Consiglio di Fabbrica e la gestione delle lotte.

Su questo argomento abbiamo già espresso la nostra posizione sul n° 2 dell'Ingranaggio. Con questo articolo ci proponiamo di aprire un dibattito per tentare di risolvere positivamente i problemi esistenti e per impedire che prevalgano delle posizioni che porterebbero allo svuotamento politico del Consiglio e alla riformazione di fatto della vecchia commissione interna.

Su questa linea si collocano a nostro avviso le proposte contenute in un documento che circolava alcuni giorni fa, in special modo tra gli iscritti FIM.

In questo documento oltre ad un certo malcelato livore contro slogan, bandiere e canti che non da oggi sono proprie del movimento operaio, si affermano cose ben precise: il sindacato non deve far politica si deve creare una segreteria del C.d.F. composta da rappresentanti dei tre sindacati FIM-FIOMUI L M.

Noi rispondiamo:

1) Il Sindacato deve far politica. Cosa vuol dire secondo noi far politica? Vuol dire lottare contro l'organizzazione del lavoro in fabbrica, lottare cioè contro ritmi, cottimi, ambiente e nocività, le mansioni ripetitive, etc.

Vuol dire chiedersi perchè il costo della vita aumenta e capire quindi le possibilità che ha il padrone attraver-

Per questi motivi noi dobbiamo discutere di politica e discuterne sempre di piu, anche perchè se non lo facciamo noi il padrone riuscirà a portare avanti la sua politica che è proprio quella di ricacciare il movimento operaio verso lotte solamente rivendicative che non intaccano veramente il suo potere. Il documento parla di "politica" come di qualcosa di estraneo agli interessi dei lavoratori in fabbrica ed elemento di divisione fra cattolici e marxisti. Noi pensiamo che ciò sia profondamente falso e che invece, in base a quanto noi pensiamo significhi far politica, si possa trovare una vera unità, indipendentemente dall'appartenenza all'una o all'altra ideologia.

2) a proposito del C.d.F.

Il documento riflette inoltre sulla crisi attuale del C.d.F. ed afferma che esso non è più un momento di dibattito e di decisione, perchè, secondo gli autori, ci sarebbero delle forze che nel C.d.F. prendono autonomamente le loro decisioni e le riportano non per una vera discussio(continua a pag. 2)

I METALMECCANICI HANNO RAGIONE

La linea dura del padronato

Il 19 gennaio la Federmeccanica, la nuova organizzazione del padronato metalmeccanico, ha rotto le trattative. E' un fatto gravissimo, basti pensare che era dagli anni bui della repressione scelbiana, e precisamente dal 1958, che gli industriali non rompevano più una trattativa; tutte le volte successive furono i sindacati a rompere per denunciare le posizio-

ni immobili ed oltranziste del padronato.

Si tratta quindi di una provocazione non occasionale, e tale è stata giudicata dai sindacati metalmeccanici che hanno subito parlato di oscure manovre politiche, dirette ben oltre il contratto dei metalmeccanici. Parliamo più chiaro: tutti sanno che la (continua a pag. 2)

Numero unico in attesa di autorizzazione
om
Giornalista Luca Piazza Via Terraggio, 1 Milano a cura del collettivo onorai-impiegati A cura della Sapere Edizioni - Stampa Legoprint - Como.

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CHI VUOL FAR MORIRE

IL C.d.F.

ne, ma soltanto per una ratifica nel C.d.F. Gli autori del documento propongono che per ovviare a questo stato di cose si formi una segreteria politica del C.d.F. composta di sei membti (due per sindacato) la quale abbia la funzione di momento dirigente del C.d.F. Noi la pensiamo diversamente, anzi non siamo assolutamente d'accordo. Anche noi pensiamo che il C.d.F. stia attraversando una crisi dovuta al fatto di non essere più un momento di discussione e di proposta politica di tutta la fabbrica, dato che le esigenze espresse nei reparti non arrivano correttamente fino ad esso, e dato che molte volte si discute a vuoto perchè alcune componenti hanno già deciso sul da farsi. Recentemente per esempio, è avvenuto che quasi tutti i delegati si siano espressi, in una riunione del consiglio, contro le otto ore di sciopero degli impiegati e che poi del loro parere non si tenne affatto conto, visto che gli impiegati continuano come prima a scioperare otto ore consecutive. Un altro fatto che non va bene è che i delegati molto spesso parlino esprimendo un loro parere personale senza affatto aver consultato la base. Quanto alla nomina della Commissione per i problemi sociali, essa avrebbe dovuto essere composta, tenendo conto dei pareri espressi durante il dibattito, da diversi delegati, invece ne conta solo tre (uno per sindacato). C'è anche il problema dell'esecutivo che secondo lo statuto del C.d.F. dovrebbe rimanere in carica al massimo per 6 mesi ed essere formato a rotazione dai delegati del Consiglio. Il nostro esecutivo invece non è mai stato rieletto e comprende i vecchi membri della Commissione Interna. Questi sono problemi reali: che fare allora? Accettare la formazione della segreteria che nei fatti deciderà per tutti e ridurrà il consiglio a un parlamentino consultivd? "Se vostro figlio prende l'asma toglietevi il pensiero ficcandogli un cuscino in bocca fino ad asfissiarlo": questo è più o meno il modo di ragionare del documento. Noi pensiamo che il C.d.F. debba invece superare questa crisi e tornare ad essere il momento decisionale in cui noi possiamo affrontare i nostri problemi e decidere la lotta sia in fabbrica che nella società.

Per questo noi proponiamo:

1) che ogni delegato riunisca il suo gruppo; omogeneo e porti in consiglio il giudizio degli operai e non il suo personale; che tenga informati i lavoratori di ciò che viene discusso nel Consiglio, del dibattito che vi si svolge, dei motivi per cui sono state

prese certe decisioni. che ci sia una verifica dei delegati e della loro rappresentatività attraverso una discussione accurata di tutti gli operai nei singoli reparti. che l'Esecutivo del C.d.F. sia ciò che è stabilito nello statuto: un organismo di coordinamento e non il centro di potere che scalza i delegati

del C.d.F. Perciò riteniamo utili le elezioni ogni 6 mesi e la rotazione di coloro che vi partecipano.

continua I METALMECCANICI HANNO RAGIONE

F ed ermeccanica è controllata da Umberto Agnelli, il "duro" della famiglia, quello che assieme ad alte personalità dell'esercito, della magistratura e della finanza appoggiò fino in fondo un'elezione Fanfascista alla Presidenza della Repubblica. Si può quindi pensare che questa mossa (venuta appena dopo le dichiarazioni dei vertici sindacali di disponibilità a ridurre alcune rivendicazioni) sia la prima di una strategia che punta ad uno scontro violento al fine di provocare una secca sconfitta della classe operaia e poter così restaurare il clima repressivo degli anni '50. Sindacati e PCI hanno subito identificato in questa linea avventurista del padronato il più pericoloso nemico da battere. Ma siamo certi che non ne esiste anche un altro più sottile ed insidioso?

Pensiamo sia cosa ormai certa che nel grande padronato esista un ampio settore che come unica soluzione per restaurare i propri profitti ed il proprio potere in fabbrica vede un puro e semplice ritorno indietro di 20 anni ottenuto con la violenza della repressione. Tuttavia riteniamo altrettanto certo che la classe operaia nelle fabbriche ha ormai raggiunto in

Compagni, non accettiamo che la nostra conquista politica più importante di questi ultimi anni vengano nei fatti lasciate morire: difendiamo e sviluppiamo il C.d.F. sino in fondo. questi anni un livello di coscienza e di organizzazione tale da poter respingere un attacco frontale di questo genere, che per passare dovrebbe giungere alla distruzione delle organizzazioni sindacali o perlomeno alla loro cacciata dalle fabbriche.

Ritorna la "banda della vaselina"?

Questo molto probabilmente lo pensano anche molti dei padroni e dei loro servi governativi, i quali perciò mirano ad una strategia più ambigua per imbrigliare la classe operaia e sconfiggerla isolandola dal resto del proletariato. La linea dura in questo caso non scompare, ma viene usata strumentalmente come arma di ricatto.

Un indicatore minimo ma significativo. Due giorni dopo la rottura da parte del padronato metalmeccanico sul Corriere di informazione è apparso a caratteri di scatola questo titolo: "I metalmeccanici hanno ragione". Nell'articolo poi si contrapponevano i bassi salari degli operai a quelli non certo alti dei lavoratori manuali dell'amministrazione statale e parastale, dimenticandosi naturalmente di confrontarli con i profitti dei capitalisti o con i lauti guadagni

(continua a pag. 3)

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continua I METALMECCANICI HANNO RAGIONE

dei professionisti e degli alti dirigenti.

Significa forse che i metalmeccanici hanno acquistato un nuovo alleato nella loro lotta? Neanche per sogno, lo scopo di chi ha ispirato questa sortita della stampa borghese è sempre quello di sconfiggere la classe operaia, sebbene in un modo più indolore. Potremo • dire che oltre alla banda del manganello e del mitra, tra i padroni c'è anche la "banda della vaselina".

Il fine chiaramente espresso è quello di neutralizzare la lotta dei metalmeccanici togliendole ogni valore politico. Si tratta cioè di imporre ai metalmeccanici un accordo come quello dei chimici, che soddisfi le sole rivendicazioni salariali, che peraltro sono quelle che più facilmente i capitalisti si riprendono con l'aumento dei prezzi. Non si vuol assolutamente cedere invece sulla riduzione del numero di categorie e sulla parità normativa perchè ciò aumenterebbe l'unità ed il potere della classe operaia nelle fabbriche.

Ma in cambio il padronato chiede molto di più di ciò che ha ottenuto dai chimici. Non solo la limitazione di fatto della contrattazione articolata (ottenuta con lo scaglionamento in tre anni dei miglioramenti contrattuali), ma la possibilità di una maggiore utilizzazione degli impianti: cioè in parole povere, più lavoro a turni e meno festività. E soprattutto il padronato chiede un più massiccio intervento governativo ben oltre il "piano chimico" che pure gli concede centinaia di miliardi.

Si tratta della cosidddetta "fiscalizzazione degli oneri sociali": il che significa che le quote INAM, INPS, ecc. invece di essere pagate dai padroni saranno pagate dallo Stato, cioè dalle tasse di tutto il popolo, che in quanto mangia, si veste, compra qualunque cosa, contribuisce. attraverso le tasse sui consumi (ieri IGE, oggi IVA), alla grande maggioranza delle entrate fiscali dello Stato.

Fiscalizzazione degli oneri sociali significa dunque più profitti per i padroni e più tasse per tutto il popolo italiano. Ma ciò significa anche puntare su una reazione anti-operaia degli :Stati proletari o della piccola borghesia che da provvedimenti di questo genere sarebbero colpiti: fascisti ed altri demagoghi reazionari si affretterebbero a spiegare alle masse disoccupate o sotto-occupate del Sud che con le loro tasse sui consumi mantengono gli operai d-1 Nord. E certo la strategia di unificazione tra proletariato meridionale e settentrionale lanciata nella grande manife-

stazione di Reggio Calabria non ne trarrebbe grande vantaggio.

La risposta sindaCale

Nel dare inizio alla lotta per il rinnovo contrattuale i sindacati dei metalmeccanici avevamo visto chiaramente questi pericoli ed, oltre a Reggio Calabria, si decise nel convegno di Genova che dovevamo estendere lo scontro anche sul terreno sociale per superare le impostazioni degli scioperi di pressione fatti ogni anno in appoggio a qualche proposta di legge parlamentare. I nostri Cdi F. dovevano dirigere la lotta anche fuori, contro la scuola di classe, la disoccupazione, il caro-prezzi, ecc. Che fine hanno fatto tutte queste cose?

Ora i sindacati metalmeccanici si sono finalmente decisi a cedere alle pressioni operaie per una lotta più dura ed articolata, che faccia pagare ai padroni la loro ostinata resistenza. Ma dall'altro lato si sono dichiarati disposti a discutere con gli industriali sull'utilizzazione degli impianti. Dal canto loro le Confederazioni premono sempre più per riprendere il loro controllo sulla base. Dopo la CISL, ci si è messa su questa strada anche la CGIL, come si può vedere dalla recente relazione di Lama al direttivo nazionale nelle quale si può leggere:

la disponibilità "ad una dichiarazione nostra di non perseguire la monetizzazione delle rivendicazioni aziendali tra un contratto e l'altro": cioè nella contrattazione articolata non si devono chiedere soldi, lasciando che l'aumento dei prezzi si mangi il salario:

"si potrebbe proporre di sottoporre alle discussioni negli organi territoriali competenti ,le scelte rivendicative e contrattuali più importanti": cioè la decisione sulle piattaforme sarebbe sottratta ai C di F. per passare ai sindacati provinciali. Cosa sta dietro tutto ciò? Stanno le manovre dei partiti, che vogliono riprendere il pieno controllo sui sindacati e sulla classe operaia al fine di offrire una auto limitazione delle sue rivendicazioni in cambio di un nuovo governo "chiuso a destra".

Dalla padella nella brace, ovvero da Andreotti a Fanfani

C'è anche chi crede che basterebbe togliere Malagodi, metterci De Martino, cambiare faccia ad Andreotti e metterci quella di Fanfani perchè la linea reazionaria della DC possa cambiare. Questo è molto pericoloso. Verrebbe da noi uno del nuovo governo "chiuso a destra" e ci direbbe: "Ora, buoni, se fate confusione torna il Gobbetto. Perciò accettate qualche arretramento: limitiamo un

po' la contrattazione articolata, autoregoliamoci un po' i CdiF. Conviene no?

Non vedete che non c'è più Malagodi?" Ci farebbero promesse di riforme spiegandoci però che se non accettiamo di lavorare di più e stare buoni per anni non potranno darci niente.

Noi diciamo un'altra cosa. I padroni vogliono ripristinare il proprio potere in fabbrica, noi vogliamo l'opposto. Loro vogliono spremerci ancora di più per superare la crisi dei loro profitti, noi vogliamo l'opposto. In questa condizione un governo "meno di destra" vorrebbe dire che gli obiettivi del padronato resterebbero gli stessi, solo che sarebbero portati con più cautela, mentre invece la classe operaia si dividerebbe e non andrebbe allo scontro preparata. Noi pensiamo che solo una lotta in cui la classe op. sappia tenere in fabbrica, uscire allo esterno e dirigere la lotta di ,altri settori popolari, può cambiare i rapporti di forza nel paese e sconfiggere la linea padronale. Non siamo disposti a svendere le conquiste di questi anni, ad "auto. controllarci" (come tanto spesso si sente dire da certi dirigenti "di sinistra") per una formula di governo che significherebbe per noi un fumo di promesse e per i padroni la nostra torchiatura e la nostra sconfitta politica.

Gli obiettivi per i quali la classe al potere lotta sono per lei decisivi: di questo siano coscienti, perciò pensiamo che lo scontro debba essere lungo, sul piano sociale e politico, per arrivare a sconfiggerlo e fare un vero passo avanti.

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DALLE ALTRE FABBRICHE

Dalla Innocenti

Alla Innocenti-Auto l'inizio della lotta contrattuale è stato caratterizzato da una forte spinta di base verso l'adozione di forme di lotta articolate e a scacchiera. La spinta maggiore verso la pratica di questa lotta è venuta dagli operai delle linee di montaggio che sono arrivati alla loro attuazione superando lo scoglio dell'esecutivo del C.d.F. teso verso il tentativo di irrigidire il dibattito che si andava sviluppando tra gli operai ed il consiglio. Il nuovo padrone inglese (la British Leiland) incalzato dalla lotta, ha dovuto così mettere via il suo "nuovo rapporto tra operai ed imprenditori" e ha minacciato la cassa integrazione, prontamente rintuzzato però da un grosso corteo interno. Ma proprio la linea sindacale, così indecisa nel portare avanti la prospettiva di Genova e il Cdi F, che ha paura di farsi prendere la mano dalla base, fanno da freno alla potenzialità di lotta degli operai. Le piccole e medie fabbriche della zona vengono abbandonate senza un collegamento di lotta e di dibattito: c'è stato solo qualche tentativo di andare a sbattere fuori i crumiri alla IBM e in

LE LOTTE ALLA FACE: COLLETTIVO POLITICO OPERAIO DELLA FACE.

La Face Standard, è una fabbrica di 2.500 lavoratori, di cui circa 1000 impiegati e 800 donne. Fin dall'inizio delle lotte per il contratto, la partecipazione è stata molto elevata anche tra gli impiegati; per la prima volta si sono fatti i cortei interni di ,massa (circa 300 persone) ai quali partecipavano i giovani: operai, operaie e impiegati. Nel 1969 eravamo riusciti a fare soltanto delegazioni di controllo alla cartelliera.

Abbiamo iniziato con forti picchetti alla mattina e alcune ore di sciopero a fine turno, in dicembre abbiamo proseguito con scioperi articolati in mezzore. Durante e subito dopo le vacanze si è avuta una fase di stanchezza e di stasi, ma la rottura delle trattative da parte padronale ha ridato vigore al movimento. Al momento attuale gli scioperi si svolgono per turni di mensa e a fine turno, data la minaccia della direzione di ton pagare le mezzore tra uno sciopero e l'altro. Sin da dicembre si è verificato all'interno del C.d.F. uno scontro tra due linee: una sosteneva, come momento centrale dello scontro, la lotta dura all'interno delle fabbriche e l'articólazione, un'altra riteneva secondario il problema dell'articolazione e voleva che le ore di sciopero venissero utilizzate per ma-

alcune piccole fabbriche; c'è stata anche una manifestazione fuori alla Praxis contro 6 licenziamenti, ma tutto questo senza coinvolgere la base. Pure le lotte sociali non vengono fatte crescere, a parte gli inutili cortei per Lambrate. Da noi ci sono molti pendolari e nel '72 gli operai dell'Innocenti avevano ripetutamente bloccato la stazione di Lambrate e la linea Milano-Piacenza. Ma avevano ottenuto solo qualche carrozza ferroviaria in più. Tutto il problema dei trasporti è stato lasciato lì (da noi c'è gente che impiega ogni giorno 6 ore tra treno e autobus). Così pure nessuna risposta è stata data all'aumento dei prezzi, all'introduzione dell'Iva, al ricatto della svalutazione che i padroni minacciano per il dopo contratto. "Come rispondere a questo attacco al salario? " questa è la domanda più frequente dell'operaio disorientato. Su tutto ciò bisogna secondo noi iniziare un dibattito, ben sapendo che una risposta non può venire da una sola fabbrica, ma solo da un movimento generale.

Collettivo operai della Innocenti Auto

nifestazioni e "contatti con l'opinione pubblica". La maggioranza degli operai, riguardo all'articolazione spingeva affinchè il C.d.F. decidesse forme di lotta più incisive sulla produzione. Il C.d.F. rispondeva che lo scontro col padronato sarebbe stato lungo e che perciò era difficile sostenere l'articolazione, e che era importante tener conto, nel decidere le forme di lotta, dell'opinione pubblica, per non rischiare di farsi chiamare "estremisti". A nostro parere questo significava sostanzialmente concepire lo sciopero come dimostrazione della nostra forza al padrone, piuttosto che farne uno strumento per colpirlo là dove egli trae la sua forza, cioè sui suoi profitti. La nostra azione, come collettivo si è svolta a due livelli: tra gli operai e gli impiegati, nei reparti, nelle assemblee, con volantini e nel Consiglio di Fabbrica, battendoci per l'articolazione della lotta. Infatti noi abbiamo valutato lo scontro contrattuale come uno scontro politico tra operai e padronato. La possibilità di battere il governo Andreotti e di portare avanti efficacemente le lotte sociali dipende dai rapporti di forza con cui usciamo dal contratto. A nostro avviso, in questa fase, questo rapporto di forza lo si gioca in massima parte nelle fabbriche, vinciamo cioè se riusciamo a colpire il padrone nei suoi interessi più vitali, cioè nei suoi profitti e nella sua volontà di imporre il suo ordine e la sua regolamentazione alle nostre lotte.

Lotte nel quartiere.

Gli inquilini organizzati nell'Unione

Inquilini stanno portando avanti nel quartiere già da qualche anno una dura lotta che si sta radicalizzando: 1) con la autoriduzione dell'affitto (per due locali e servizi per cui Rimoldi chiede 850 mila lire l'anno, gli inquilini pagano 400 mila lire) 2) con lo sciopero delle spese non motivate 3) con l'impedimento degli sfratti. Nel quartiere Romana-Vigentina la lotta ha messo in luce due tra i principali metodi di sfruttamento usati dalle immobiliari che operano nelle zone centrali della città. Il primo che consiste nell'aggravare la condizione di inabilità dei locali, pretendendo fitti più alti per i nuovi inquilini e spese sempre maggiori, evadendo il blocco degli affitti previsto dalla legge. Spesso questa mancanza di manutenzioni viene attuata appositamente con l'intento speculativo di abbattere lo stabile, sbattere gli inquilini nei ghetti della periferia, per costruire su quell'area uno stabile di lusso. L'altro metodo per speculare (vedi l'immobiliare Rimoldi) consiste nel costringere gli inquilini a pagare aumenti illegali di fitti e spe se, ricattandoli con disdette e minacce di sfratti. Il pessimo stato dei locali fa allontanare alcuni inquilini cosicchè Rimoldi può affittare a prezzi più alti ai nuovi. Finchè la ribellione è rimasta individuale non si è ottenuto nulla, ma da quando abbiamo cominciato ad organizzarci abbiamo ottenuto notevoli successi. Insieme siamo riusciti a blbccare degli sfratti e ad allargare il numero delle famiglie che attuano la auto-riduzione dell'affitto per arrivare ad un massimo del 10% del salario del capofamiglia: si comincia cioè a capire che anche nel quartiere si può lottare contro lo stesso padrone in maniera organizzata e con obiettivi precisi.

Attivo di quartiere

Romana Vigentina.

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NO AL FERMO DI POLIZIA Dottor Osso e Chiappadoro

A tre anni di distanza dalla strage di Piazza Fontana, la più grossa provocazione contro il movimento op. e pop., provocazione che è stata sventata solo per la mobilitazione pronta dei lavoratori e di tutti i democratici, il governo Andreotti ha annunciato una proposta di legge sul fermo di polizia.

Mentre trova sempre maggiori conferme il giudizio politico che allora fu immediatamente espresso "le bombe sono dei fascisti e servono ai Padroni per sconcertare il M.Op. e impaurire i ceti medi", mentre emergono gravissime accuse a carico di certi settori del potere dello stato (Ufficio affari riservati del ministero dell'interno), che hanno ignorato e coperto la pista nera e dopo che il potere è stato costretto a approvare una legge in fretta e furia per consentire a Valpreda di riacquistare la libertà, oggi la via della repressione, del riassorbimento degli spazi che le lotte operaie degli anni scorsi si sono conquistate, passa attraverso una strategia più sottile, ma ancora più pericolosa. La legge sul fermo di polizia che il governo Andreotti non si è limitato a minacciare, ma ha già presentato alla approvazione del Senato, è l'esempio più evidente di una linea politica che cerca di far passare quasi di nascosto e con motivazioni pretestuose, come quella della lotta alla criminalità, iniziative che di fatto, ampliando senza limiti i poteri della polizia, mettono in forse le stesse libertà democratiche sancite dalla costituzione.

Con la legge sul fermo di polizia infatti ci troviamo di fronte al tentativo di tornare indietro rispetto alla Costituzione, introducendo delle norme ancora più repressive di quelle che esistevano durante il fascismo. Se la legge passasse non vi sarà più alcun limite ai poteri della polizia; basterà il semplice sospetto perchè una persona possa essere fermata. E' uno strumento che servirà per colpire subito, senza alcun limite effettivo, E non ci venga a dire Andreotti che il fermo serve per lottare contro la delinquenza. Innanzitutto noi chiediamo che la polizia lotti contro la delinquenza vera, quella dei criminali in guanti gialli, degli esportatori di capitale all'estero, dei bancarottieri che mettono sul lastrico centinaia di lavoratori, dei grossi truffatori, dei picchiatori fascisti e dei padroni responsabili degli omicidi bianchi e delle disumane condizioni di lavoro

in fabbrica, invece di accanirsi soltanto sulla piccola delinquenza causata dalla povertà, dall'ignoranza, dalle alienanti condizioni di vita della grandi città per il sottoproletariato immigrato che non riesce ad inserirsi nel nuovo contesto sociale. In realtà la criminalità si combatte eliminandone le cause sociali. Non è un caso che la città dove più si nota la crescita della delinquenza sia proprio Torino, la città della Fiat, l'esempio più clamoroso del modello di sviluppo imposto dalla logica del profitto, attraverso un caotico afflusso di immigrati, senza che le strutture sociali della città fossero minimamente adeguate.

Ma la dimostrazione più evidente che il fermo di polizia non serve.per la lotta alla delinquenza è data dal fatto che è già in vigore una legge speciale che dà maggiori poteri sul fermo alla polizia per la lotta contro la e sappiamo che questo non è servito proprio a nulla e che ben altri sono i problemi, tanto è vero che da ultimo la Commissione Antimafia si è quasi intera niente dimessa. Il fermo di polizia significa in realtà avere a disposizione uno strumento di repressione politica; significa un attacco alla libertà di sciopero. Il governo, che non osa affrontare la prova di una legge che limiti il diritto di sciopero, cerca di raggiungere lo stesso risultato per via traverse. Basterà, con la legge sul fermo, che gli operai si fermino davanti al cancello della fabbrica perchè possano essere fermati, in quanto sospetti di commettere atti di violenza. Qualunque riunione e comizio potrà essere impedito, fermando i partecipanti perchè `sospetti' di commettere un qualche reato, magari quello di vilipendio delle istituzioni o della polizia per il fatto di scandire uno slogan contro il governo.

E non è la prima volta che ci si serve di una legge, che doveva servire contro la delinquenza, in funzione di repressione antioperaia. Lo sanno tutti coloro che sono stati condannati per blocco stradale, in occasione di uno sciopero, in base ad una legge del 1948 fatta per reprimere certi gravi fenomeni di banditismo del dopoguerra.

La lotta contro il fermo di polizia deve dunque essere portata avanti con decisione, nella coscienza che solo una mobilitazione di massa può fare arretrare il governo dal suo proposito fascista.

Il dottor Osso è stanco. Logorato nel fisico e nella mente. Il sistema nervoso non gli tiene più e ogni tanto una tremarella gli invade il corpo. Alcuni dicono anche di averlo sentito singhiozzare nel suo ufficio, dopo essersi chiuso a chiave e aver abbassato le persiane. Nel semibuio, davanti allo specchio lo hanno spiato mentre mormorava tra grossi lacrimoni: "trent'anni . . anzi di più: educazione conservatrice, morale autoritaria, senso del dovere . . . sempre dalla parte di chi ha il potere . . . svastiche, neri, rosa, a stelle e strisce . . . che bellezza . . ."

A questo punto sollevava il braccio come se volesse brindare, ma poi si accasciava sulla scrivania e, battendo i pugni convulsamente, riscoppiava in fragorosi pianti. In mezzo ai singhiozzi un lamento trascinato: "e oggi mi spernacchia a a no . . .". Povero Dottor Osso, nemmeno la cura Andreotti gli fa bene, e sì che è un prodotto ad alto contenuto di vitamine per dirigenti!

Per questi motivi gli altissimi vertici della Fiat pare che abbiano deciso di non farlo più circolare troppo, per evitare le facili ironie e i sorrisetti degli operai. "Basta con questi vecchi che fanno la voce grossa ma fanno paura solo a loro stessi" ha detto il più alto di tutti, sembra proprio Lui, il Gianni Sovranazionale. Così è arrivato un dirigente di tipo nuovo anche qui alla OM; proprio tra noi: il dottor Chiappadoro.

E' di scuola tutta diversa, di tipo anglosassone, per intenderci. Per questo va spesso in giro anche in officina per raccogliere le opinioni dei suoi "collaboratori" come dice lui. Usa molto le strette di mano, le pacche sulle spalle, i sorrisi di comprensione. Chiappadoro fa tutto per risultare simpatico. Con lui sembra che sia piacevole persino perdere il posto di lavoro e subire ammonizioni, perchè fa tutto con grazia veramente sopraffina.

E' una dote naturale, un po' come la Jena Ridenà. Del resto lo avete visto tutti, al di là della grata di ferro, assistere alle manifestazioni interne. E' un bell'uomo solo un po' appesantito all'indietro come se avesse un se(continua a pag. 6)

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Dottor Osso e Chiappadoro dere un po' troppo abbondante. Gentile fino all'inverosimile ci ha concesso un'intervista in una di quelle occasioni in cui è più ben disposto, cioè durante un nostro sciopero.

Domanda: "Si presenti, dottore".

Risposta: "Chiappadoro, dottore, laureato, maturato con pieni voti, credente, stimato. La Fiat mi vide in gioventù, poichè tutto vede la Fiat, un po' come Dio. Capì le mie qualità e mi nominò dirigente. Mi disse: "Vai ed educa" ed io andai. Ed eccomi qui". D. "A educarci". R. "Bravo, lei ha capito subito. Io devo educarvi come dei bambini, senz'offesa. L'operaio è un po', senz'offesa, come un bambino discolo. Io devo insegnarvi che il salario che prendete è bastante per vivere; che siccome non avete studiato non potete pretendere di più; che il socialismo è peggio dell'inferno. Ma voi, senz'offesa, siete proprio ignoranti. Educo da vent'anni, ma conto sulla punta delle dita i miei discepoli . Così sono costretto a chiamare quelli che voi chiamate . . . fasci . . . pulotti ,ecc. Sapesse come mi spiace".

D. "Lei ci pare veramente un democratico, come mai è finito a fare l'Educatore alla Fiat? " R. "Oibò, alla Fiat mi danno un mucchio di soldi. Che cacchio: vuole che insegni gratis? E poi avete un concetto sbagliato alla Fiat: la Fiat è una sola grande, bella famiglia. Nonno Valletta, zio Gianni, fratello Cuttica ed anche, perchè no, fratello Chiappadoro. Se vuole mi chiami col nomignolo di mia moglie: chiappetta d'oro tutta mia".

D. "Fratello dottore, allora tu sarai d'accordo con noi: buttiamo a mare Andreotti, facciamo un bel contratto . . . R. "Lei è un idiota, senza offesa. Io vi educo a stare tranquilli, sereni, a guardare senza passioni le cose di questo mondo. Ognuno al suo posto, senza rancori, con reciproca simpatia".

D. "Lei ci è simpatico, dottore, viene a fare quattro carte a scopa? "

R. "No grazie: vincerei, mi chiamo Chiappadoro e non fallisco. E poi gioco solo a pocker".

D. "Ci scusi, senz'offesa, ma perchè ha questo cognome un po' volgare? "

R. "Vede: il mondo è diviso in due parti, da sempre. Ricchi e poveri, patrizi e plebei, capitalisti e proletari. La mia famiglia è ricca- da sempre, sulla cresta dell'onda fin da Mosè. Per distinguerci da voi zoticoni, senz'offesa, e un po' cafoni, i miei antenati pensarono di fabbricarsi un sedere d'oro massiccio. E' faticoso perchè tira a terra, ma sapesse che occhi fanno gli altri quanto abbasso i pantaloni".

I due anni da me trascorsi in quella scuola (se così si può chiamare) sono stati veramente duri. Il mio giudizio su di essa è estremamente negativo, ma ciò nonostante devo dire che mi è servita. E' servita a farmi pensare e anche molto, è servita a farmi capire in che schifo di società viviamo. Quella scuola era un paravento, ma dietro, che cosa di nascondeva? Perchè l'azienda aveva messo in piedi quella scuola? E infine, perchè ne ha chiuso i battenti?

Quella scuola, ho detto, era soltanto un paravento: infatti l'unica cosa che si insegnava veramente bene era la disciplina. Questo spiega il duro orario (otto ore al giorno di cui quattro di officina), e il regolamento che ci diedero il primo giorno (vietato fischiare, fumare, cantare, correre, masticare la cicca; è vietato leggere libri o giornali o portare materiale non inerente alla scuola e altre cose del genere). Questo spiega anche uno degli articoli più assurdi del regolamento: "l'allievo può essere allontanato dalla scuola in qualsiasi momento".

Questo per noi significava l'impossibilità di reagire e quindi la necessità di sottostare admgni sopruso.

E i nostri professori, lo sapete chi erano? Erano impiegati che leccava-

no il culo al dirigente che ci faceva da preside, erano quelli che oggi fanno i crumiri e che per farli scioperare bisogna sbatterli giù dagli uffici a calci nel sedere. Erano quelli che approffittavano della loro posizione per sfogarsi su di noi.

A questo punto mi sembra che sia chiara la ragione per cui l'azienda aveva messo in piedi la scuola OM. Non certo perchè l'OM aveva bisogno di operai con un minimo di preparazione, perchè se è per quello, dagli istituti tecnici ne escono ogni anno a migliaia, quindi la ragione è un'altra: l'OM voleva educarsi i suoi operai ben allineati e obbedienti. Un particolare che vorrei farvi conoscere è che l'Azienda risparmiava cinquanta milioni all'anno facendoci lavorare per lei. Ma nonostante tutto questo la scuola allievi ha dato i suoi frutti fino all'ultimo, infatti la maggior parte degli allievi entrati quest'anno in ditta è ben allineata e obbediente con la speranza che il capo si accorga di loro e gli dia la quaifica. Ma come in tutte la storie ci sono sempre le pecore nere che non ne vogliono saper ed è proprio a causa di queste che uscivano ogni anno dalla scuola insieme a quelle docili e bianche che la scuola allievi ha finite di esistere.

riov LE COLOWNE DI QUEST SU-1E TA -.....•/ scuoLA ALL'E vI I OH PR I ti A Lettera di un ex-allievo della scuola aziendale OM

LA POLIZIA HA UCCISO IL COMPAGNO FRANCESCHI

La polizia ha ucciso Roberto Franceschi. Neppure come per i compagni uccisi ad Avola, per Pinelli, per Saltarelli, per Serrantini, per il pensionato Tavecchio, ha cercato di parlare di proiettili vaganti per aria, di finestre aperte.

La polizia ha le armi ed esercita il suo diritto di usarle fino in fondo. Arresta armi alla mano, difende i fascisti armi alla mano, come a Torino pochi giorni fa, spara per disoccupare le scuole. Si dirà: "ma questa è la polizia di sempre". Certo è la polizia di sempre, ma oggi non ha nemmeno più bisogno di giustificarsi, infatti è certa di trovare nel governo degli Andreotti, dei Malagodi, dei Rumor un appoggio sicuro. Come risponde infatti Andreotti alle centinaia di manifestazioni in tutta Italia? Arruolando altri 500 poliziotti. Intanto nelle fabbriche i padroni non sono da meno: licenziamenti senza motivo, sospensioni di massa allo scopo di eliminare le avanguardie più combattive: alla Fiat, alla Innocenti, alla Lancia si danno più che mai da fare. La polizia ha ucciso il compagno Franceschi e ferito gravemente il compagno Piacentini, semplicemente per impedire che si tenesse una assemblea alla Bocconi tra studenti, opera democratici.

Ma non si è trattato di un caso isolato. L'attacco sfrenato al movimento riprende, trascorsi alcuni giorni di tregua. Alcuni compagni del Movimento Studentesco vengono incriminati per essere entrati nello studio del Rettore per chiedergli una aula il giorno seguente alla morte del Compagno Franceschi. Il mandato di cattura e le denunce sono di quindici giorni dopo il fatto, perchà il rettore Schiavinato e la magistratura abbiano il tempo di montare un'accusa infondata; 15 giorni di tempo per far dimenticare l'assassinio appena compiuto e iniziare la campagna diffamatoria sulla violenza degli studenti. La manovra che padronato e governo stanno cercando di fare passare è molto chiara. Da una parte si cerca di isolare la classe operaia sfiancando gli studenti e tutti gli strati sociali che in questi ultimi anni sor" passati come alleati al suo fianco, per costringerla a rinchiudersi dentro le fabbriche a lottare da sola contro la

ristrutturazione e l'aumentato sfruttamento. Dall'altra, nelle scuole, si vuole riportare l'ordine.

Noi si'amo coscienti che la lotta contro i padroni passa nelle scuole come in fabbrica. Le organizzazioni che gli studenti si sono date, scuola per scuola, classe per classe sono funzionali a questa lotta e sappiamo che le avanguardie studentesche non sono certo disposte a scambiarle con inutili parlamentini, che non sono altro che paraventi di comodo per la reazione.

La difesa che i giornali della borghesia fanno di chi vuole studiare assomiglia a quella che essi stessi fanno dei crumiri in fabbrica, riempendosi la bocca della parola "libertà" di non scioperare. Senza contare che la maggioranza degli studenti si oppone a questa scuola utile soltanto ai padroni e a chi vuole diventare un loro leccapiedi. La scuola non è di tutti, ma è la scuola dei padroni: essi vogliono che ritorni ad insegnare ciò che più fa loro comodo, a imporre la disciplina, a far passare i voti e il mito della cultura e della scienza neutrale, l'idea che chi lavora con la te"Stampa, radio e tv organi di informazione al servizio del proletariato che vuole sapere e progredire socialmente e culturalmente". Qualcuno forse sarà convinto di queste affermazioni: il padrone sicuramente, ma non il proletario, l'operaio. Vediamo perchè noi operai non siamo d'accordo. Abbiamo visto forse il Corriere della Sera, la Stampa ed altri,giornali simili parlare delle nostre lotte, dei contratti, dei problemi sociali che ci ..guardano? A noi sembra di no, oppure, ma sì, se ne parla solo quando si verifica che all'interno della fabbrica e all'esterno ci sono violenze operaie, così le chiamano loro, e noi operai allora non siamo democratici, come i padroni e i loro dirigenti e i capetti che invece di scioperare fanno i crumiri alle nostre spalle. Scatenano una campagna contro la prostituzione (la Stampa di Torino, il giornale di Agnelli) lasciata cadere nel terreno di quella gente per bene e borghesuccia favorendo l'attuazione del fermo di polizia che impedirebbe a noi di lottare, attaccando direttamente il diritto di sciopero duramente conquistato. Ci sono infine i giornali come Illustrato Fiat con il quale Agnelli informa i suoi dipendenti su cosa si sia costruito, il progresso fatto nel campo della automobile e tutti i vantaggi che ne derivano agli operai, ma, caso strano, noi abbiamo come

sta vale di più e farà un lavoro migliore e con più potere, balle che servono soltanto a selezionare la grande maggioranza a favore di pochissimi, a insegnare alla gente a obbedire e a fare quietamente il suo lavoro (se ne trova uno).

Di fronte a questa situazione non si può essere incerti: chi cerca di giustificare la manovra dei reazionari e del governo Andreotti sta semplicemente lavorando per una duplice sconfitta della classe operaia: la linea dello stare moderati in fabbrica e del non interessarsi di quello che succede fuori farebbe arrivare perdenti alla fine della lotta contrattuale, isolati e senza nessun interlocutore o alleato quando vorremo affrontare decisamente i problemi della scuola, dei prezzi, dei trasporti, delle case.

Quanto poi alla violenza noi ne conosciamo una sola: quella dello sfruttamento quotidiano, del lavóro logorante, della repressione poliziesca, dei fascisti, della disoccupazione, delle scuole che escludono i nostri figli, dell'attacco sfrenato alla democrazia e alle organizzazioni degli operai e degli studenti.

GRAZIE RAI

prima o peggio di prima i nostri problemi della casa, della scuola, del lavoro mentre si costruiscono stabilimenti al sud dove l'operaio viene pagato meno e sfruttato di più aumentando i profitti altrui. Alla televisione e alla radio si diffondono 1 ora di cronaca: 30 minuti di DC e padronato vario, si è speso ultimamente 20 minuti per congressi fascisti, 15 per inaugurazioni in cui prende parte il Presidente della Repubblica, giornate intere di calcio e altri sport, ed infine 20 secondi per la lotta e i contratti operai trasmessi questi in orari in cui nessuno vede più la tv. Si può così sentire Agnelli che dice che questo anno si è prodotto meno del previsto, tutta colpa delle agitazioni operaie, ma guarda caso, la produzione è aumentata ugualmente rispetto all'anno precedente e i prezzi delle auto sono aumentati di 100 mila lire e più, giustificate, secondo lui, dal maggior costo di produzione. Chissà mai come, se i salari operai non sono aumentati e aumenta invece la disoccupazione e non si assume personale. Un quadro generale di notizie atte a combattere il proletariato con tutte le sue lotte e dure conquiste. Insomma compagni, bisogna stare attenti ai giornali e ai programmi con cui ci imbottiscono, preparandoci a combatterle con la controinformazione e la controcultura, nelle fabbriche, nelle scuole, nei quartieri.

7

Ristrutturazione alla OM.

Da oltre un anno nella nostra fabbrica, si sente parlare di cambiamenti, di lavorazione trasferite, di una ristrutturazione quasi totale della fabbrica. Tutto questo rientra in un piano più generale di ristrutturazione di tutta la Fiat che si è suddivisa in tre grandi rami: Automobilistico, Movimento terra; Grandi motori. A grandi linee sappiamo che i carrelli elevatori saranno trasferiti a Bari, tranne alcuni tipi, gli apripista a Lecce, il ferroviario a Savigliano. Cosa significhino queste scelte sul piano politico le vedremo nel prossimo numero.

Ora vogliamo analizzare le conseguenze immediate rispetto alla OM di Milano. Nell'arco di un anno circa, il numero dei dipendenti è diminuito di 600-700 unità, vale a dire che circa un quinto del personale è andato in pensione o si è licenziato senza essere rimpiazzato. Fino ad ora per quanto riguarda l'occupazione si è trattato di una ristrutturazione nascosta e indolore se si vuole, ma circolano voci sulla eliminazione di un certo numero di impiegati e non ci sono garanzie sufficienti per quanto riguarda gli operai che lavorano nei reparti in via di trasferimento. Ed ora esaminiamo un altro aspetto di questa ristrutturazione, cioè l'organizzazione del lavoro. In fondo i padroni in genere non hanno che un piccolo vizio, quello di voler aumentare i loro profitti. Ma a voler ben guardare, forse non è nemmeno un vizio, forse se non aumentano i profitti si sentono soffocare, mancare la terra sotto i piedi: deve essere per questo motivo che Zio Gianni si lamentava giorni fa di aver guadagnato SOLAMENTE 260 miliardi in più rispetto al 1971. Zio Gianni, per la verità, piange molto spesso e c'è da aspettarsi che anche da questa ristrutturazione pensi di ricavare un migliore utilizzo degli impianti. Ad esempio, se è vero che la OM si trasformerà in uno stabilimento di ricambi, nel trasferimento di queste lavorazioni da noi, cercherà di tagliare i tempi, accelerare i ritmi, aumentare i carichi di lavoro. Cercherà probabilmente di dare un colpo alla organizzazione operaia .disgregando i gruppi omogenei, isolando i delegati, creando una situazione di debolezza in vista (ad esempio) del rinnovo dell'accordo aziendale FIAT. A grandi linee, la fabbrica dovrebbe aumentare la produzione della fonderia e di-

ventare perciò la principale fornitrice della OM di Brescia e Suzzara e della stessa FIAT di Torino. Perciò il reparto fonderia comprenderà anche

l'attuale reparto presse. I rimanenti reparti saranno riempiti di macchinario per la lavorazione dei ricambi. Lo Zio è molto pericoloso, soprattutto quando piange, per questo dobbiamo organizzare tra tutti gli operai il controllo sugli spostamenti all'interno della fabbrica. Ed il Cdi F deve organizzarsi nel controllo dei tempi, carichi di lavoro, ritmi, collegandosi con i C.d.F. delle fabbriche da cui le nuove lavorazioni provengono.

OPERAI - IMPIEGATI UNITI NELLA LOTTA

Sinteticamente la situazione tra gli impiegati è questa: esiste una ristretta avanguardia, composta per lo più da giovani che fa regolarmente sciopero e sarebbe disposta ad una unione più stretta con gli operai; la massa impiegatizia però non partecipa alla lotta o comunque non lo fa spontaneamente.

La domanda che ci poniamo è questa: esistono o no per gli impiegati dei privilegi corporativi da difendere? se non esistono quale è la contraddizione esistente tra la loro realtà di sfruttati e il loro schieramento a fianco del padrone?

Per la massa degli impiegati non esiste una oggettiva situazione di privilegio. Anche per loro la divisione del lavoro è molto spinta e le mansioni sono molto semplici e ripetitive.

Tutti gli impiegati di quarta, di terza e la maggior parte di quelli di seconda fanno un lavoro esecutivo che non ha niente di "intellettuale" o di "autonomo". Per essi la carriera è una pura illusione e il loro lavoro non ha nessuna possibilità di arricchimento professionale. La prova di questa realtà sta nel fatto che ,la maggioranza degli impiegati rimane a bassi livelli di qualifica per tutta la vita, solo pochi riescono a fare carriera, mentre la maggioranza dei capi ufficio e dei dirigenti provengono dal di fuori e non hanno fatto carriera all'interno dell'azienda. Questa situazione è rispecchiata dalla struttura dei salari: il padrone applica una politica di bassi salari, data l'impossibilità per l'impiegato di svolgere un lavoro realmente qualificato e date le possibilità di ricambio che gli vengono offerte da una massa crescente di diplomati disoccupati. A scopo ricattatorio il padrone lascia poi, sospesa nell'aria la possibilità di aumenti di merito, dati in realtà a quelli che si distinguono per obbedienza e docilità.

L'impiegato fa un lavoro stupido,

non può far carriera, subisce la tirannia dei capi, allora perchè non lotta? Non si può rispondere dicendo che è sempre stato così. Gli impiegati, è vero, non hanno l'esperienza di lotta degli operai e sono sempre stati usati come massa di manovra dal padrone contro il movimento operaio dentro e fuori dalle fabbriche. Una volta gli impiegati godevano di reali privilegi, ma la loro condizione attuale è diversa. Essa offre degli spazi reali per l'intervento e per la capacità di direzione della classe operaia Dobbiamo occupare questi spazi per far sì che gli impiegati non siano oggi un freno alla lotta e domani una massa di manovra per la reazione. Ma cosa fare? A nostro parere bisogna ricercare legami tra operai e avanguardie impiegatizie sia allo scopo di stabilire un primo contatto, sia per non lasciare isolati di fronte ai ricatti negli uffici gli impiegati più combattivi. Questo è l'unico modo per coinvolgere gradualmente anche tutti gli altri impiegati. Le forme e i tempi di sciopero decisi per gli impiegati sono contro questa esigenza: infatti nonostante le critiche mosse dagli operai e da alcuni impiegati, sono stati programmati ancora scioperi di otto ore che precludono la possibilità di ogni incontro e danno la possibilità ai crumiri di portare il lavoro a casa. E' necessario pertanto. sia per rendere più incisiva la lotta, sia per porre le basi di una possibile unità, oltre che fare i picchetti al sabato, impedire gli straordinari durante la settimana e far scioperare assieme operai e impiegati. E' un grave errore dividere al momento della lotta gli operai dagli impiegati, con la scusa che essi sono troppo arretrati: in questo modo si favorisce soltanto la loro corporativizzazione e si impedisce la possibilità di far prender coscienza alla maggior parte di loro di essere soltanto degli sfruttati dal padrone.

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