I' ingranaggio
spresse dagli operai sia nelle lotte aziendali sia nelle consultazioni. Occorre infatti evitare quella confusione, quello stato di indeterminatezza della rivendicazione che da un lato indebolisce la coscienza di lotta deila classe operaia e dall'altro favorisce, in sede di trattative, stravolgimenti e compromessi incontrollabili da parte della base.
Una piattaforma chiara è essenziale, ma dobbiamo dire che le incertezze e le contraddizioni che ne hanno caratterizzato la preparazione soprattutto ai vertici del sindacato fanno di tutto per impedire di raggiungere questo obiettivo.
a cura del collettivo operai-impiegati
In particolare per "l'inquadramento unico" è indispensabile fare chiarezza, ed in questo ci aiuta la piattaforma finale, senza dubbio molto migliore di tutte le precedenti bozze provvisorie. Infatti nei mesi trascorsi a parlare di 5, 6, 7 o 8 livelli, di mettere insieme queste o quelle categorie, di parametri più o meno spostati ci siamo tutti un poco rotti le balle. Alcuni hanno passato giornate intere a cerca di capire grafici e tabelle, ma la stragrande maggioranza ha espresso il parere di non voler sentire più parlare di inquadramento unico (a dire il vero le parole usate erano ben più colorite).
Nella piattaforma si indicano solo 5 livelli, e precisamente:
Livelli
LA PIATTAFORMA PER LA QUALE 1•
CI BATTEREMO
L'assemblea sindacale di Genova ha approvato la piattaforma rivendicativa e finalmente (possiamo ben dirlo) anche noi metalmeccanici scendiamo in lotta a fianco dei chimici e degli edili che da tempo più o meno lungo stanno scontrandosi con l'accanita resistenza padronale. Non è per amore di unità a tutti i costi, anche al livello più basso, che noi diciamo che questa è una buona piattaforma, per la quale un milione e mezzo di metalmeccanici possono battersi compattamente e vincere. Questo nostro giudizio non è un fatto di circostanza, poichè noi non crediamo che il modo migliore di contribuire all'unità di classe sia quello di chiudere ogni discussione di fronte alle decisioni ormai prese anche se non si è d'accordo. Quindi è con piena convinzione, condivisa pensiamo da tutti, che diamo un giudizio positivo sulla piattaforma, anche perchè è eviden-
te che la consultazione di base delle ultime settimane ha permesso di migliorarla rispetto alla proposta presentata in giugno a Brescia e soprattutto ha spazzato via le tentazioni compromissorie e rinunciatarie che prima delle ferie erano ben presenti ai vertici del sindacato. (per esempio, i livelli dell'inquadramento unico, da 5, sembravano esser diventati nel quasi clandestino documento degli esecutivi nazionali FIM-FIOMUILM di fine luglio addirittura 7 o 8).
Ciò non vuol dire che nella piattaforma non vi siano delle ambiguità sulle quali il padrone potrebbe giocare per tentare di strappare un compromesso a lui più favorevole. Crediamo perciò che il dovere di tutti, ora, sia quello di fare chiarezza sulla piattaforma, di dire come alcune rivendicazioni non solo sono irrinunciabili, ma vadano interpretate secondo le volontà più volte e-
Vecchie categorie operai impiegati 5: 4", 3", 4"
Per ogni livello è previsto un solo minimo salariale contrattuale,. pari al salario della categoria più elevata, compresa in ogni livello: per esempio, la paga base (compresa la contingenza) degli 0C2 e degli OC1 passerà rispettivamente da 87.900 e 91.000 a 101.000 (paga base della 4" impiegati), quella degli OQ da 96.000 a 112.300 (paga base 3imp.). Si deve tener presente, ad evitare successive disillusioni, che quest."aumenti parametrali" saranno aumento per la grandi aziende praticamente quasi solo contabili: infatti saranno raggiunti per la stragrande maggioranza dei lavoratori conglobando nella paga base una parte più o meno grande dei superminimi individuali, degli incentivi e dei cottimi. A queste paghe, per raggiungere i nuovi minimi contrattuali, andrà ovviamente aggiunto l'aumento eguale per tutti di 18.000 lire, che resta quindi l'unico almeno
Ottobre 1972
om
I II• IV• V°
1",
2" • 3"
1"giper, CS2, Csl V parte della 2: 1" 1%uper
continua a pag. 2
da pag. I )
to netto del salario totale. Tuttavia questo conglobamento richiesto dal nuovo inquadramento in soli 5 livelli indica concretamente una via che occorrerà in futuro percorrere fino in fondo: contro incentivazioni, cottimi ed aumenti di merito l'obbiettivo deve essere: "tutto il salario ir paga base".
La conseguenza principale dell'inqudramento unico è però che così si formeranno solo 3 categorie di operai, di cui una di passaggio soltanto. Infatti —e q uesta è una rivendicazione fondamentale ed irrinunciabile — è previsto il passaggio automatico per anzianità di lavoro nell'azienda dal I al II livello, cioè all'attuale OQ.
Si è dunque riusciti ad inserire nella piattaforma l'obiettivo che tutti gli operai in produzione di serie, addetti a lavori parcellizzati (a parte cioè operatori ed attrezzisti, cioè gli attuali OS ed OSP) debbono avere una stessa qualifica, la 2", Per questo obbiettivo che toglie al padrone un'importante arma di divisione della classe operaia abbiamo combattuto a lungo gli scorsi anni; ed infatti da tutte le assemblee di fabbrica per la consultazione il punto dei passaggi automatici almeno fino all'attuale OQ è stato sempre sostenuto con fermezza contro le incertezze di alcuni sindacalisti.
A dire il vero di queste incertezze sono rimaste tracce anche nella piattaforma che parla a lungo di carriera professionale, di rotazione, di ricomposizione delle mansioni, ecc. e che esclude dal passaggio automatico al II livello gli ex manovali comuni mai stati in produzione. Sappiamo che è assolutamente impossibile parlare di carriera professionale nelle fabbriche e riteniamo perciò che per il passaggio da un livello all'altro debbono venir applicati criteri favorevoli all'unità degli operai, non certo quelli della professionalità.
Il contratto quindi deve almeno lasciare aperta la questione della mobilità tra i livelli superiori al II, in modo che siano di nuovo le lotte di fabbrica a dire l'ultima parola su questo punto, continuando ed estendendo le passate lotte per i passaggi automatici.
Per quanto riguarda il contratto, due punti sono irrinunciabili per l'inquadramento unico:
solo 5 livelli, senza alcun sdoppiamento salariale di uno o più livelli che di fatto riporterebbe all'attuale sventagliamento categoriale;
il passaggio automatico dal I al II continua a pag.
L'impiegato è un crumiro! Quando un operaio fa questa affermazione dice una cosa sacrosanta. La storia delle lotte operaie e l'esperienza diretta non possono essere smentite.
L:impiegato è docile strumento nelle mani del padrone che lo utilizza di volta in volta come movimento d'opinione, come crumiro e come provocatore, quando tenta di forzare i picchetti operai ai cancelli della fabbrica con l'aiuto della polizia. Il perchè di tutto questo è abbastanza ovvio: infatti il servilismo verso il padrone è compensato da previlegi non indifferenti. Tuttavia non basta per capire perchè gli impiegati debbano essere sempre sbattuti fuori a calci nel sedere.
Allo stesso modo non si chiarisce la cosa dicendo: "L.impiegato è un crumiro da sempre"; se non ci sforziamo di capire per ogni singolo impiegato, quali sono i rapporti di forza tra lui e il capetto, come mai tra impiegato e impiegato si combatte all'ultimo sangue per avere l'aumento di merito.
Gli impiegati sono ingabbiati in un meccanismo di divisione perfetto: essi infatti non solo devono difendere il loro ruolo di lavoratori della testa (convincendosi della presunta superiorità del loro lavoro rispetto a quello degli operai, e in genere del lavoro intellettuale rispetto a quello
manuale), ma devono scannarsi anche tra loro per non perdere nessun piccolo privilegio.
Ne risulta che la categoria degli impiegati, debolissima al suo interno, si chiude a riccio di fronte alla minaccia di perdere i propri privilegi come categoria.
Si tratta di privilegi che gli derivano, nella logica della società borghese in cui ci troviamo, dalla possibilità di poter utilizzare energia celebrale, anzichè muscolare, per guadagnare la michetta. Peròi conti non tornano, quando si pensa a come sono organizzate le catene di montaggio negli uffici, dove il disegnatore disegna e ridisegna sempre lo stesso particolare e la dattilografa lavora a cottimo e lo stesso fa l'addetto alle bollette, anche se, purtroppo, non lo sa. Del resto anche il lavoro intellettuale è paricoloso: infatti usando quotidiianamente la stessa piccola parte di cervello si formano i calli! Non ci illudiamo certamente che queste cose si risolvano con gli appelli generici all'unità con gli operai, però è necessario gettare la basi di una organizzazione (per incominciare, perchè no il Consiglio di fabbrica? ) in grado di far capire agli impiegati la loro reale condizione di sfruttati, per superare la quale l'unico modo è lottare.
ANDREOTTI VUOLE L'AUTUNNO FREMO... l_ul c'E 1214A .tis. STUFA PAR A Al ScALDAR51!! 2
L'IMPIEGATO E' UN CRUMIRO?
(continua
8
Secondo una vecchia superstizione, quando al mattino si scende dal letto con il piede sbagliato si va incontro ad una giornata "iellata" Se dovessimo darle retta, andremmo incontro ad un sfortunato rinnovo contrattuale: infatti è certo che sospendendo lo sciopero del 10 ottobre i sindacati sono partiti col piede sbagliato.
Noi non crediamo alle superstizioni, soprattutto perchè in questo caso ci sono di mezzo la classe operaia, la sua volontà di lotta per soddisfare i suoi bisogni e la sua unità di fronte a tutti i suoi avversari. E la classe operaia è ben decisa ad uscire vittoriosa anche da questo "autunno". 'Tutti all'OM ci siamo incazzati molto quando abbiamo saputo della sospensione dello sciopero e lo stesso è accaduto in tutte le fabbriche metalmeccaniche almeno a Milano (di quelle delle altre città purtroppo non abbiamo notizie dirette e certo i vertici sindacali non vanno in giro a dirlo), tanto che in alcune lo sciopero si è fatto lo stesso con assemblee.
Ora si tratta di capire perchè questo è avvenuto: ciò è necessario per aver ben chiaro chi è con noi e chi è contro noi nella prossima lotta. La sospensione dello sciopero del 10 ottobre infatti è la logica conseguenza della politica di chi fa di tutto per tener separate le lotte delle diverse categorie: i chimici sono stati fatti partire da soli e chiudono quandd i metalmeccanici stanno per iniziare, mentre gli edili vengono fatti scioperare nel totale isolamento, quasi si scegliessero apposta i giorni in cui non ci sono altre categorie in sciopero.
Questo è il risultato della forte pressione padronale e governativa per impedire l'unificazione delle lotte e quindi l'aumento del loro potenziale rivendicativo e politico.
Anche la CGIL sembra sempre propensa a continuare a subire i ricatti dei rappresentanti dei partiti governativi all'interno del movimento sindacale (dietro Vanni della UIL ci sono La Malfa, e Tanassi, dietro Scalia della CISL c'è la DC di Andreotti).
La Federazione dei tre Sindacati non solo conferma ogni giorno di più di essere l'imbalsamazione definitiva per chissà quanto tempo dell'unità. sindacale, ma comincia a rivelare a tutti la' sua funzione di "gabbia moderata" per le lotte operaie. Secondo il ministro del lavoro Coppo (dirigente della CISL scissionistica e gialla degli anni '50) "i sindacati hanno accettato un dialogo globale col governo': ciò significa blocco degli scioperi generali contro l'aumento dei prezzi, la riduzione
dell'occupazione e la politica governativa e separazione ed isolamento dei rinnovi contrattuali.
Per battere queste manovre occorre far di nuovo pesare l'unità di base e la volontà di lotta come nel 1969, in particolare occorre rilanciare l'unità tra le diverse categorie in lotta dando finalmente vita, per esempio, ai consigli intercategoriali di zona, come è stato recentemente chiesto da molti consigli di zona dei chimici milanesi.
LA LEZIONE DEI CHIMICI
L'accordo dei chimici, attualmente in discussione tra molte polemiche e critiche nelle assemblee operaie, ci sembra presenti a prima vista almeno un aspetto decisamente negativo: lo scaglionamento nel tempo per tutta la durata del contratto dell'applicazione di praticamente tutti i punti dell'accordo con la sola ecce-
CAMPAGNA PER IL CHININO AL VIETNAM
zione dell'aumento salariale.
Se a questo scaglionamento si aggiunge il rinvio di un anno fino al 1974 del rinnovo e del premio di produzione è evidentissimo il grave pericolo per la contrattazione articolata e per l'autonomia dei consigli di fabbrica. La limitazione della contrattazione articolata uscita dalla porta sembra essere rientrata dalla finestra.
210 Kg. di chinino sono già in viaggio per l'Indocina. Il Comitato Vietnam, su richiesta dei compagni vietnamiti, chiede un ulteriore impegno nella campagna di invio di chinino.
Richiedete le apposite buste o inviate i soldi per l'acquisto di grossi quantitativi di chinino a:
Comitato Vietnam — Via Cesare Correnti, 14 — Milano — Tel. 866979 —
Infatti da un lato il blocco del premio per un anno, dall'altro la gradualità dell'applicazione del nuovo contratto per cui ogni 5-6 mesi cade un qualche miglioramento, limitano di fatto il processo rivendicativo a livello di fabbrica, tentando di costringerlo ad una semplice funzione di controllo della regolare applicazione graduale delle diverse norme dell'accordo.
Contro ogni tentativo di "esportare" clausole contrattuali di questo tipo anche tra i metalmeccanici occorre consapevolmente opporsi già fin d'ora. Occorre dire con forza ai sindacati che non basta opporsi a parole alla regolamentazione della contrattazione di fabbrica, ma è necessario opporsi anche nei fatti rifiutando sia il blocco temporaneo della lotta di fabbrica sia la gradualità dei miglioramenti contrattuali.
3
10 OTTOBRE
LO SCIOPERO DEL
A CURA DI SAPERE EDIZIONI - STAMPA LEGOPRINT • COMO
Giusti ed equi profitti e scioperi .. . degli investimenti
Da parecchi mesi la stampa padronale, col Corriere della Sera in testa, dedica molti degli sforzi dei suoi scribacchini ben pagati a giustificare i poveri capitalisti, che, invece di fare nuovi investimenti produttivi nell'industria, sono "costretti" a portare i loro capitali in Svizzera oppure ad investirli nella speculazione edilizia.
La spiegazione sarebbe che i capitalisti nell'investire soldi per costruire nuovi impianti industriali e quindi far lavorare gli operai (come nel loro linguaggio si dice al posto di "sfruttarli") guadagnano un profitto che essi ritengono "non sufficiente", poichè i salari dei lavoratori sono troppo elevati.
Con queste stesse motivazioni il Governo e la Confindustria condiscono i loro attacchi al rinnovo dei contratti; infatti" essi dicono che i miglioramenti economici previsti dalla piattaforma contrattuale per i lavoratori ridurrebbero ancora i profitti e li costringerebbero a continuare nello .. . sciopero degli investimenti.
Da parte dei riformisti questi ragionamenti vengono criticati, principalmente con l'accusa ai capitalisti di volere un "super profitto" e di non accontentarsi di un "profitto equo" Su "Rinascita" del 22 settembre troviamo scritto che: "non è possibile ottenere una mobilitazione dei capitali necessari dall'Italia, nè tantomeno dal mercato internazionale, senza garantire ai capitali sicurezza e un reddito corrispondente alle condizioni di mercato ... Per i capitali da impegnare nei settori immediatamente produttivi occorre che le imprese abbiano un reddito sufficiente a far fronte agli impegni assunti".
I riformisti osservano quindi che l'esportazione di capitali in paesi dove i salari sono più alti che in Italia, non può certo giustificarsi con la ricerca di un "giusto" profitto; tanto più che i continui acquisti di fabbriche italiane da parte di società straniere, in particolare americane, dimostrano che anche in Italia si può raggiungere un profitto "sufficiente".
Inoltre è un fatto certo e ammesso apertamente dalla stampa e dagli economisti borghesi (quelli che in questo periodo ci predicano quotidianamente di non mangiare troppe bistecche, per non provocare inflazione ed eccesso di importazioni alimentari) che i capitalisti italiani pre-
feriscono agli investimenti cosiddetti produttivi l'evasione fiscale, la speculazione sui mercati finanziari mondiali fondata sulla "guerra monetaria" scatenata dalla crisi dell'imepero del dollaro, e la più casalinga speculazione sulle aree fabbricabili.
Una volta si diceva: "chi la fa, la nasconda"; ma ora sembra che i padroni non si vergognino affatto delle loro malefatte e accusano perciò provocatoriamente gli operai di non potere guadagnare un "equo profitto".
Tutti sembrano essere d'accordo, insomma, su questa faccenda dell'equo profitto", anche i riformisti. Ma noi ci chiediamo: "chi mai fissa la misura dell'equo profitto"? e inoltre: "chi ha mai detto che il profitto, per equo che sia, debba esistere? "
Nel movimento operaio da un secolo, ormai la risposta è chiara, da quando, cioè, Marx scrisse "Il capitale", mostrando l'origine dello sfruttamento della classe operaia. Il capitalista è colui, che, possedendb un capitale monetario, lo spende per comprare macchine e materie prime e per pagare i salari dei lavoratori che fa lavorare sotto il suo comando; una volta che gli operai hanno fabbricato i prodotti, il capitalista se ne impadronisce e li rivende come suoi, ricavandone un guadagno superiore a quanto aveva speso per macchine, materie prime e salari. Questo sovrappiù, cioè il
plus-valore estorto dalla fatica operaia, costituirà il profitto che accumulandosi darà vita a un capitale che a sua volta sarà reinvestito (acquistando altre macchine, materie prime e lavoratori) per ottenere nuovi profitti, e così via.
Se dunque il capitale è il risultato dello sfruttamento del lavoro operaio che produce un valore superiore e di molto al salario che riceve, il profitto sul capitale investito non ha nulla di "equo" per i lavoratori, ma solo per i padroni ed i loro economisti-servi.
Sono loro infatti ad urlare alla patria in pericolo quando le lotte dei lavoratori riducono i loro profitti e quindi mettono in opera i loro classici strumenti per tornare ad aumentarli: dall'intensificazione dello sfruttamento col taglio dei tempi e degli organici, all'aumento dei prezzi (che nonostante le chiacchere sui bottegai è guidato dai grandi monopoli internazionali, la FIAT in testa), fino al cosiddetto sciopero degli investimenti che riducendo l'occupazione mira ad indebolire la classe operaia ricattandola con la minaccia della disoccupazione.
Chi sciopera ovviamente ritiene di danneggiare qualcuno considerandosi indispensabile, ed i lavoratori lo sono certo per i capitalisti che senza di essi non potrebbero accumulare profitti. Facendo lo sciopero degli investimenti anche i padroni si ritengono indispensabili per gli operai: ma chi lo dice? Questo non è affatto vero, si può benissimo produrre e vivere (e molto meglio di prima per i proletari) senza i capitalisti ed il loro "equo profitto", come hanno dimostrato la Rivoluzione sovietica e quella cinese.
VOLETE LAVORARE- IN FABBRIcAAE pt0 g&HE ?1•104 p0590) pEKO RISSO
OARVI LAVATRICI ) TELEVI5oRi HAcci-; \ NE)
5)g-eRSIVI
4
La Scuola, ovvero: come si insegna ad accettare tutto ciò che serve ai Padroni.
Lunedì 2 si è riaperta la scuola: tutti i giornali ne parlano, ma a noi operai nessuno chiede il parere. Ci hanno abituati a non prestare attenzione quando si tratta di temi come la Cultura, la Scienza, la Scuola. Che gli operai lavorino, che al massimo chiedano un po' più di salario, ma che non pretendano di mettere il naso su problemi che non li toccano!
Noi crediamo invece di poter dire molto sulla scuola, un po' perchè anche noi ci siamo andati e soprattutto perchè da ciò che avviene in fabbrica e nella società ci siamo accorti meglio della sua funzione. Ed allora vediamo un po'. La prima cosa che viene insegnata a scuola è la disciplina: "mani conserte, in silenzio, in fila, vai fuori, sei un idiota ecc.".
A scuola bisognerebbe insegnare ai giovani ad essere attenti alle cose, a prendere il gusto di trasformare la natura e la società nell'interesse della collettività: ed invece in questa "nostra scuola" la prima scoperta del povero studente è che deve rispettare l'Ordine, attenersi al "Regolamento", inchinarsi ai "Superiori" ecc.. Andiamo avanti. Si fanno leggere dei libri, una massa enorme di nozioni: questa è la Cultura con la C maiuscola. Il povero studente scopre così, e crede, che la storia sia quelle quattro notiziole sui Re Romani o su Garibaldi. Della sua vita, delle sue reali condizioni sociali, del lavoro del padre e degli altri lavoratori non saprà nulla: e se poi si fa la storia contemporanea, la si studia sulla base di analisi "storiche" del tipo di Montanelli e il suo Corriere della Sera. Il giovane, alle elementari, viene abituato a farsi un'idea del mondo: ebbene, come se la fa sulla base dei libri che gli fanno leggere?
Lui magari vede che il padre operaio torna scocciato e annoiato dal lavoro, che ha pochi soldi; che la madre lavora a domicilio e poi deve pure attendere alla casa; che dove abitano sembra di vivere in caserma ... "Macchè! " gli dice il libro, "il lavoro' nobilita l'Uomo" , "chi
lavora è felièe" ecc. Sente poi dire, il giovane, che ci sono i Padroni, quelli che hanno in mano tutto, il potere economico e politico. "Macchè! "" "Siamo tutti fratelli, tutti uguali, tutti Italiani! " gli dice il professore. Il giovane sente dire che gli operai lottano: "E' molto male, così si rompe la Solidarietà Nazionale" gli ficcano in testa. Deve poi imparare altre cose il povero studente proletario, Il voto. Deve cioè abituarsi a pensare che ognuno vale a seconda del voto che prende, che questa è una cosa seria, che quanto più uno impara a memoria i libri, tanto più si affermerà per i suoi meriti personali. Si scopre poi anche un'altra cosa, che i più "intelligenti", quelli cioè che hanno i voti più alti, sono i figli dei borghesi, per lo più. Si può anche arrivare al punto di credere che essendo realmente "più stupidi" e "per natura" più ignoranti, è inevitabile che i proletari facciano meno carriera e restino operai per generazioni. Ma perchè mai avviene così? Per una sola ragione: che il fine, il modo, ciò che si insegna ecc. è condivisibile dai figli dei borghesi, perchè a loro va bene credere che il "lavoro è benedetto", che la "pace regna universale", che le "classi non esistono, ma solo individui più o meno capaci e dotati" e che la "scuola è una cosa seria".
Ciò che leggono sui libri lo hanno già sentito mille volte a casa loro, lo hanno letto sui giornali del padre, visto al cinema, assorbito nelle canzonette idiote: il figlio del borghese è già pronto a diventare come il padre, a ripetere soddisfatto le quattro idee che giustificano il sistema dello sfruttamento dei lavoratori, la guerra nel Vietnam, la repressione popolare ecc. Il suo cervello è come un frigorifero che conserva le idee diffuse dai mille giornali dei padroni, dai mille mezzi di comunicazione: ciò che legge sui libri lo soddisfa e lo convince facilmente: per Lui il mondo non sarà aspro, duro, difficile. Dovrebbe essere sicuro e tranquillo come quello dei genitori: gli va perciò bene che si dica che la
"nostra società è Giusta, Pacifica, Immodificabile", che lo "sfruttamento non esiste", che "tutti siamo ugualmente liberi" come dimostra il voto" (del fatto invece che mentre alcuni hanno le fabbriche ed i capitali, altri hanno solo le loro braccia per lavorare, non si dice nulla, per non turbare la "Serenità scolastica"). Egli è così immedesimato a questa scuola, perchè vuole sentirsi dire queste cose: quando perciò prende il "bel voto" esulta perchè prevede il suo futuro da Ricco e da Potente.
Per i figli dei proletari è tutto l'opposto. Non gli interessa di studiare una lingua che lui non è abituato a parlare, la storia che gli fanno studiare non solo non gli serve a comprendere e trasformare la sua vita, ma gli nasconde e gli occulta quella che è la realtà che lui vive. La disciplina che gli impongono serve a fargli mettere in testa che lui dovrà "ubbidire" oggi a scuola, domani sul lavoro. I brutti voti che prende gli devono fare accettare che l'ordine delle cose è giusto, dal momento che essendo più scemo non potrà studiare oltre, ma solo rispettare chi ha ottenuto voti più alti, e cioè i futuri amici dei padroni. Ecco quindi a cosa serve in realtà la scuola media così come viene fatta oggi: non serve solo a dare una "cultura" neutra a tutti, e non è per nulla al di sopra delle classi: il figlio del lavoratore deve in primo luogo essere selezionato, gli devono essere imposte delle idee (e solo quelle) che gli facciano apparire come Giusto ed Immodificabile l'ordine sociale (se poi si dimostra che questo è voluto e difeso da Dio, tanto meglio), deve essere preparato alla disciplina dei capi di domani, all'idea che se non farà carriera, sarà solo per "colpa sua".
Queste cose ci sembrano l'inizio di un discorso operaio sulla scuola: col nostro giornale affronteremo continuamente questo problema, poichè ci sembra essenziale che gli operai abbiano chiarezza sul ruolo della Scuola e della Cultura, della Scienza ecc. Ai prossimi numeri.
5
La lunga lotta degli operai della verniciatura si è conclusa con un compromesso che prevede: "una squadra rafforzata", cioè un operaio in più in modo da sostituire in qualsiasi momento per un massimo di 39' chi ha bisogno di assentarsi e non fermare quindi la catena. Cosa chiedevano gli operai? I vernciaitori chiedevano che la pausa collettiva (arresto della catena) di 20' fosse portata a 40' ed il riconoscimento della meccanizzazione della linea. Le critiche. che hanno seguito questo compromesso sono state di un'ampiezza tale da richiedere un momento di riflessione non solo del Cdi F, ma di tutti quei lavoratori che hanno sostenuto questo duro scontro, anche se a volte dissentivano dalla maggioranza del CdiF. Secondo il Collettivo Operai-Impiegati della Om è indispensabile innanzi tutto; primo sgombrare il capo dal tentativo di far passare il compromesso come un risultato largamente positivo (vedi "Il metallurgico" del n.2 del settembre). Secondo: richiamare a un'autocritica gli operai della verniciatura ed il loro delegato per come hanno voluto impostare la lotta, i tempi ed i modi adottati e
alle volte severamente criticati dal Cdi F stesso. Terzo: un'autocritica del Cdi F del perchè la lotta partita a dicembre non ha trovato una soluzione prima, cioè si è fatta andare avanti per 9 mesi senza intervenire. Precisati questi punti è necessario però analizzare come si è sviluppata la lotta e vedere con molta serenità se era possibile, vista l'intransigenza padronale e della direzione OM, di ottenere di più. Non siamo d'accordo con quella parte di operai che dicono che "si è sbagliato tutto" e nemmeno con quell'altra che, peggio ancora, dice che "bisognava accettare i soldi". Siamo coscienti che tutto non è andato bene. Tuttavia se è giusto che il Cdi F si autocritichi per il ritardo con cui è intervenuto nella vertenza, bisogna anche dire che una volta che è intervenuto poteva fare ben poco di più. Alcuni aspetti bisogna metterli in chiaro per dovere di informazione e principlamente:
a) il rapporto di collaborazione non solo con i verniciatori e gli operai sospesi, ma con tutta la base operaia. Questo punto è di per sè molto importante, degno di essere difeso e sviluppato anche se per molti
compagni di lavoro abituati a delegare agli altri ogni responsabilità è sembrato magari controproducente e poco chiaro. Noi insistiamo perchè tutti gli operai partecipino attivamente per evitare appunto di dire poi che "si è sbagliato tutto".
b) si è anche evitato che si verificasse un altro pasticcio come per la mezza ora dei turnisti e quella del latte: che per poche lire (oggi svalutate) si svendesse una normativa tanto importante per la nostra salute. Sono state fatte circolare delle voci secondo cui la direzione era disposta a concedere 30 lire e forse più, ma in verità per bocca del dottor Rosso sono state offerte 25 lira circa, da attribuirsi sulla paga base a partire dal primo settembre e non più di 2 al mese. Si trattava cioè di un solito aumento discrezionale di merito che non garantiva una cifra uguale per tutti nè a tutti nello stesso tempo. Giustamente i verniciatori presenti alla trattativa hanno respinto l'offerta. Queste voci fatte circolare appositamente avevano lo scopo di screditare il Cdi F per interessi personali che giustamente gli operai della OM hanno condannato in virtù delle miopie sindacali e politiche di questi ben pensanti.
Una cosa che abbiamo capito chiaramente è ad ogni modo l'atteggiamento repressivo e provocatorio della azienda, assunto proprio prima della apertura dei contratti, con il fine di colpire e saggiare la nostra forza e capacità di reazione. La divisione degli operai operata attraverso il solito mezzo delle sospensioni (l'Autunno Caldo alla Fiat cominciò proprio con la sospensione di 18 mila lavoratori col pretesto che non gli arrivavano più i pezzi) tentava di opporre a un gruppo di lavoratori altri gruppi introducendo così divisioni e incomprensioni tra di noi. Questo piano però è fallito e la provocazione ha fatto una brutta fine: dopo aver fatto fuoco e fiamme la direzione ha dovuto concedere quello che i verniciatori avevano chiesto prima delle sospensioni ai montaggi. Un'altra cosa noi pensiamo sia molto importante e cioè il rifiuto di monetizzare i 20', anche se questo richiedeva un grande sacrificio da parte dei verniciatori e dei sospesi. Sui 20' si è raggiunta infatti la massima unità di tutti i lavoratori della OM: cioè i 20' non dovevano essere monetizzati e proprio perchè non sono state monetizzate rimane ancora aperto il riconoscimento della meccanizzazione della linea della verniciatura. E' ovvio poi che noi da soli alla OM di Milano non potremo ottenerla se anche Torino non si muoverà su questo obiettivo in occasione delle prossime lotte.
6
Linea di verniciatura: un compromesso che non soddisfa nessuno.
Il ministro Andreotti voleva dare la medaglia d'oro per la Resistenza a Sesto san Giovanni, ma . . .
C'eravamo anche noi a fischiare con rabbia. Da molto lontano, al di là cioè della compatta barriera militare e poliziesca, sentivamo arrivare ,le parole del ministro Andreotti che discorreva dei valori della Resistenza, dello "spirito antifascista" del suo partito, del suo governo e di cose di questo genere. Sotto il palco, nelle prime file arrivavamo a, scorgere qua e là i vessilli delle varie Armi ed in mezzo a quella processione di stendardi da naftalina, cappelli da ammiragli, da generali, da colonnelli ed ogni tanto dei fiorellini sulla testa di qualche moglie della "buona società". A noi lavoratori, agli studenti, ai compagni non ci hanno fatto entrare! Eppure la Resistenza l'hanno fatta gli operai, anche se a quei tempi forse si illusero troppo sulle buona maniere da "Alleati" che avevano assunto i padroni, e tra gli altri anche il padre spirituale dell'oratore di turno, cioè De Gasperi. Andreotti così riparato, poteva parlare imperterrito: "il nostro governo è anti-fascista e per l'unità scaturita dalla Resistenza". Ma: noi vedevamo di fronte a noi una siepe di moschetti, scudi, elmi, una trincea di camion militari, commissari con l'aria da "duri" che gridavano ordini alle radio portatili, di poliziotti in borghese che muovevano incerti le mani dopo un avvio all'applauso non raccolto da nessuno. Ci siamo sentiti anche un po' estremisti, dal momento che alcuni del PCI invitavano a stare zitti, a fare una dimostrazione "silenziosa e composta", per fare vedere a tutti quanto gli operai hanno senso di "responsabilità" e di autocontrollo. Per un po' abbiamo taciuto anche noi, ma poi abbiamo ripensato a questi venti anni, alla storia del nostro sfruttamento e a quella di chi aveva ed ha il potere: stavamo zitti, ma ci passava nella testa il ricordo della sconfitta popolare del '48, la repressione in fabbrica, la Legge Truffa, e poi il '60 e Tambroni, il '64 con Segni e De Lorenzo, e poi le bombe di piazza Fontana usate per buttare fango sulle nostre lotte ... Abbiamo ripreso a fischiare con rabbia. Quello che parlava espri-
meva il pensiero dei padroni, di chi ha il potere: "Tutti uniti, tutti insieme per il Benessere Comune! ". Ci abbiamo creduto troppo a queste balle e ci siamo fatti infinocchiare. Noi lottiamo perchè vogliamo cambiare questo sistema di sfruttati, conquistiamo la nostra forza e la nostra unità ed eccoli venire fuori i "governanti" dei vari Agnelli, dell'IRI, di Pirelli ecc.! Alle lotte nostre, dei tecnici, degli studenti rispondono facendo rinascere Malagodi e il centro-destra; aumentando i prezzi per colpire in anticipo i salari; versando milioni agli alti burocrati per mantenerseli come servi fedeli. Andreotti e la Sua Resistenza! Intanto i fascisti vengono immessi alla Fiat attraverso la Cisnal (alla porta n. 29 della Mirafiori hanno ferito dei compagni del picchetto pochi giorni fa) e Almirante, che trucidava i partigiani, abbraccia alla televisione proprio Andreotti. E la polizia viene armata meglio e preparata a caricare i picchetti (alla Farmitalia è già accaduto); nella magistratura i giudici più onesti vengono messi da parte e al loro posto salgono ai massimi vertici quelli che conoscono a memoria le norme dei Codici del ventennio.
Il fatto è che noi operai abbiamo cominciato a far paura, a "contare" troppo: per questo vogliono farci tornare al "nostro posto", quello di sfruttati senza speranza, deboli, divisi, disposti ad accettare tutto dal padrone. Hanno il potere e lo usano! Con tutti i mezzi: il cislino Scalia porta la loro voce anche all'interno del sindacato attaccando l'unità dei lavoratori. Queste cose le stiamo imparando anche noi e non solo noi. Sappiamo che la lotta di classe è aspra e difficile; che la lotta in fabbrica è ardua e che all'esterno è ancora più complessa; che i capitalisti hanno il potere e lo stato e lo sanno usare contro di noi lavoratori, ma cominciamo anche a capire che se noi siamo forti e uniti si può vincere, come nel '69, che se riusciamo a unire attorno al movimento operaio altri settori sociali si potrà sconfiggere il governo reazionario e portare più avanti la lotta per il Socialismo. E non siamo pochi se la banda non riesce ad intonare l'inno dei "Fratelli d'Italia" e invece al suo posto si sente un coro generale: "Bandiera Rossa la trionfera! ". Ed il ministro Andreotti fila via a 70 chilometri all'ora, ben chiuso e nascosto sulla sua potente autovettura.
MA SE L' AU T UNNO E' "FRE brio SAPPIA MO NOI Coht E SCALDARLO 7
PERCHE' LE LOTTE SOCIALI CONSIGLI DI ZONA
Siamo all'inizio di nuove lotte contrattuali; sono passati tre anni dall'Autunno 1969 e abbiamo imparato molte cose.
Prima fra tutte è che quando i padroni non riescono ad avere la meglio su di noi dentro le fabbriche, i loro massimi sforzi vanno nella direzione di " rinchiuderci dentro le fabbriche" cioè di isolare gli operai di una fabbrica da quelli della fabbrica vicina, di isolare tutti i lavoratori dagli altri strati sociali.
Per questo noi pensiamo che l'unico modo per rendere effettiva la forza che ci siamo conquistati è quello di non lasciarci rinchiudere in fabbrica. Nella società il potere dei padroni è enorme. Mentre nella fabbrica siamo uniti, nella società siamo dispersi e divisi.
Mentre in fabbrica è facile accorgersi che il problema di uno è il problema di tutti, nella società la borghesia ha gli strumenti per far credere ad ognuno che il problema del figlio bocciato, dell'affitto troppo alto, del modo di vivere disumano è un problema personale. Mentre in fabbrica si può lottare per un aumento di salario, è difficile quando andiamo a fare la spesa rifiutarsi di pagare dei prezzi troppo alti. Negli ultimi anni ci sono state grandi lotte sul terreno sociale: occupazioni di case, occupazioni di scuole, autoriduzioni dei fitti. Ma esse hanno ottenuto poco o niente: finchè non si generalizzano, finchè a farle è un solo strato sociale, la borghesia ha buon gioco nel reprimerle o nel concedere un pugno di mosche. Alcuni pensano che questi problemi si possano risolvere chiedendo al governo le famose RIFORME; ma, non vi ricordate? , abbiamo già fatto i grandi scioperi delle riforme senza ottenere alcun risultato. La verità è che sul terreno della contrattazione col governo siamo sempre stati fregati. L'esperienza di questi anni è che i padroni usano anche le bombe per non lasciarsi strappare un Cm. del loro potere e soprattutto usano le bombe per evitare che tutti i lavoratori si uniscano concretamente con le masse degli studenti, dei contadini e degli sfruttati.
Secondo noi occorre imboccare un'altra strada. E da subito, per evitare che il Governo porti avanti u
suo piano di isolamento e di divisione delle nostre lotte, per evitare che si organizzi meglio per prepararci alla fine dei contratti qualcosa di peggio del dicembre 1969.
E' possibile uscire dalla fabbrica con la nostra unità e dare una spinta e una giusta direzione a chi già lotta sul terreno sociale. E' possibile collegarsi con C.d.F. delle altre fabbriche e individuare degli obbiettivi di lotta in base ai quali unirsi agli altri strati sociali. Per esempio organizzarsi per l'autoriduzione dei fitti avendo come obiettivo la riduzione degli affitti al 10% del salario oppure collegarsi con gli studenti e gli insegnanti del quartiere e individuare momenti di lotta comuni contro la scuola di classe.
Noi pensiamo che anche contro l'aumento dei prezzi si possano organizzare momenti di lotta: rifiutandosi per esempio di pagare alcuni beni di consumo fondamentali al di sopra di un certo prezzo. Si tratta di incominciar a dibattere ed ad affrontare questi temi al più presto, consci che non serve a niente far la voce grossa se si continua a permettere ai padroni di realizzare guadagni enormi con le speculazioni immobiliari, a insegnare quello che vogliono nelle scuole, etc.
Uno strumento molto utile in questa direzione può essere il Consiglio di Zona intercategoriale. Ma l'importante non è discutere astrattamente del perchè e del per come i consigli di zona intercategoriali sono rimasti finora sulla carta e non sono serviti a niente. Incomincamo ad affrontare questi problemi nel consiglio di fabbrica, senza aspettare il beneplacito di chi tra i vertici sindacali si è opposto all'unità e anche recentemente ha svelato la sua faccia di amico di Andreotti.
PIATTAFORMA METALMECCANICA
cóntinua da pag. 2
livello (cioè fino all'ex-0Q) deve essere garantito e automatico senza alcuna restrizione o condizione, in tempi più brevi possibili (12-18 mesi al massimo).
La garanzia del salario è stata rinviata, per quanto riguarda l'integrazione della Cassa Integrazione, alla
Itrattativa confederale, e quindi di fatto accantonata, data -la situazione confusa e non unitaria in cui si trovano ora le Confederazioni. Si richiede invece che sia generalizzata la clausola (già ottenuta in alcune aziende) di anticipo mensile da parte dell'azienda dell'indennità di malattia, che ora arriva dall'INAM con mesi di ritardo.
Oltre a ciò, molto più rilevanti anche sul piano economico sono le altre rivendicazioni in tema di parità normativa. Importante è la parificazione con gli impiegati per le ferie, ferme restando le clausole di miglior favore.
La consultazione ha permesso inoltre di porre nella Piattaforma un altro punto qualificante: l'aumento della Indennità di Anzianità sia a partire da oggi, sia rivalutando gli scaglioni minimi di anzianità per gli anni trascorsi, portandoli ad un minimo di 80 ore annue. Il CdF della OII si era direttamente battuto per tale obiettivo. Altri punti sono quelli che si riferiscono alla abolizione degli appalti, che tenta di porre riparo al supersfruttamento e alla divisione di quella parte di operai non impiegati dalla azienda ma da società appaltatrici: ad essi devono essere o garantite condizioni salariali e normative uguali a quelle degli altri operai, oppure devono essere direttamente assunti dalla azienda per tutti quei lavori che sono connessi al ciclo produttivo, pulizia, facchinaggio ecc. con la sola esclusione della costruzione e modifica degli impianti. Positivo è inoltre il nostro giudizio sulla uguaglianza tra operai delle grandi e" delle piccole aziende a tutti gli effetti, così come appare sulla piattaforma, ma ci sembra invece pericoloso l'accenno che viene fatto sulla eventualità di deroghe in tema di straordinario.
Su altri due temi si esprime inoltre la Assemblea di Genova e ci sembrano essenziali, malgrado l'Unità stessa non abbia pensato fosse il caso di riportarli: che i metalmeccanici non sono disposti a trattare nè sulla regolamentazione della contrattazione aziendale, nè sui compiti dei Consigli e un loro ridimensionamento. Sono queste delle conquiste che non si toccano e i delegati lo hanno ribadito con forza!
Ecco, compagni, questi sono i nostri obiettivi: sappiamo che lo scontro col padronato sarà estremamente duro, così però come sappiamo che se abbiamo chiarezza su ciò che vogliamo, se restiamo uniti, se facciamo capire anche al di fuori della fabbrica le nostre ragioni, potremo sconfiggere il disegno di farci arretrare e di batterci. Avanti, compagni! .
d