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Ingranaggio1

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vengono a conoscenza degli sviluppi delle situazioni, per cui ogni loro proposta deve per forza passare, come d'altronde è sempre successo, e chi osa ribellarsi è fottuto.

a cura del collettivo onerai—impiegati o m SUL CONSIGLIO DI FABBRICA OM

Le maggiori difficoltà che paralizza. no il nostro consiglio di fabbrica (50 delegati + almeno 7 dell'ex Commissione interna) sono a nostro parere di tre ordini:

La presenza dei vecchi membri della commissione interna e l'egemonia che questi hanno sui delegati

Il ruolo che giocano i partiti politici ed in particolare il PCI nel Consiglio

Le difficoltà di agire in un complesso come la Fiat.

Analizzando brevemente questi tre punti emerge che i vecchi membri della Commissione interna, al di là di ogni considerazione personale (per noi sono tutte persone oneste e rispettabili), dal punto di vista politico presentano invece degli aspetti che intralciano la corretta funzione del consiglio. Si sono infatti attribuiti tutte le cariche, per esempio:

membro di commissione interna, di consiglio, di esecutivo, di commissione ambiente, di consiglio di zona, esecutivo del consiglio di zona, funzionario del sindacato, membro di partito, membri del coordinamento Fiat . . . e scusate se è poco! Secondo il buon senso questi compagni dovrebbero rinunciare a qualche titolo, a favore di altri delegati che non hanno nessun impegno. Ma guai a chi ne parla soltanto! Diventa un facinoroso, vuol dividere la classe operaia, nella migliore delle ipotesi, ma si arriva anche a dire che è un fascista. Dunque, questi compagni, dal momento che si assumono tutte le cariche hanno l'esclusiva delle notizie

SOMMARIO

Sul consiglio di fabbrica OM pg. 1

Mensa dell'OM pg• 2

Le qualifiche le vogliamo tutte e subito pg. 2

Il grande pulotto pg. 3

Lotte alla OM pg. 4

Camera di ossigenazione ovvero gli spogliatoi pg. 5

La classe operaia deve dirigere tutto pg. 6

Ore 19,10 pg. 7

La scuola serale è un problema operaio pg. 8

numero unico in attesa di autorizzazione

Stampa a cura Sapere edizioni Legoprint - Como

Il secondo aspetto è direttamente collegato a quanto detto prima. Questi compagni non vogliono capire che agli operai interessa come lavora, come vive, com'è sfruttato, quali sono i suoi sfruttatori, e che vuole buttare all'aria tutto il carrozzone. Questi burocrati (amichevolmente, si intende) pensano allora che basti proporre la tessera, il voto, la cellula, la propaganda del loro partito. Noi, sia ben chiaro, non mettiamo sullo stesso piano il PCI e il PSI assieme alla Dc, al Psdi, alla teppa liberal-fascista. Storicamente i partiti della sinistra hanno avuto un ruolo determinante nella storia del movimento operaio, e dalle sue vittorie e dalle sue sconfitte noi ne traiamo insegnamenti preziosi, (la storia, del resto, è molto, molto lunga). Pensiamo però che le lotte del 68-69 hanno portato ad una svolta molto significativa: si rifiutano la logica della professionalità, il ventaglio delle qualifiche, il cottimo, le incentivazioni: tutto ciò che vorrebbe far credere all'operaio di avere interessi in comune con la "produzione" del Padrone. Emerge una nuova spinta ideale: l'egualitarismo. E a farsi portatori di queste idee, sono soprattutto i nuovi quadri operai, studenti, intellettuali rivoluzionari ecc. Le vecchie strutture sindacali sono travolte e nuove forme di organizzazione nascono: i Cub, i Comitati di Lotta, i delegati.

Noi alla Om vogliamo che le cose cambino: il consiglio non può essere una scatola chiusa, non può isolarsi e opprimerci tutti, non deve soffocare ogni minima critica, ma soprattutto deve smettere di fare da pompiere e da cinghia di trasmissione di partiti corrotti dal potere e bramosi di arrivarci. Questo tentativo già gli è fallito una volta e gli fallirà ulteriormente e le uscite schizofreniche di questo o quel delegato non incantano più nessuno. La nostra realtà è che gli operai vogliono e debbono decidere. Quello che succede in Consiglio vogliamo saperlo (quando, ad esempio, un delegato proponeva che si bloccassero le entrate ai crumiri e agli impiegati gran parte dei delegati è scappata a fare pipì; guarda caso, a tutti proprio in quel momento scappava! ).

Queste cose vanno dette, come pure va detto chi sono i presenti e chi invece ha sempre da fare qualcosa, nelle ore pagate, si intende. Nel prossimo numero daremo la cronaca a partire dal 1 febbraio di tutte le riunioni del consiglio. Non possiamo farlo adesso perchè anche noi non lo sappiamo con esattezza.

I ' ingranaggio

MENSA LE QUALIFICHE DELL'OM LE VOGLIAMO TUTTE E SUBITO

Ovvero i "venduti" dell'oliva. Le olive . . le olive: Il coro unanime che prorompeva da 2000 petti martedì a mezzogiorno, ed era vero. In bella mostra 4: dico 4 olive infilate in altrettanti stecchini, si ergevano su una base bianca gialla di uno stupendo uovo sodo (secondo gli ultimi canoni stilistici e gastronomici); dimenticavo il rosa "carico" della fetta di prosciutto. Sembrava davvero che all'indomani della manifestazione davanti ai locali mensa. qualcosa fosse cambiato. Palle: era cambiata la sistemazione sul piatto, niente di più. A parte gli scherzi, torniamo seri e affrontiamo realmente questo problema.

Lunedì 28 davanti alla mensa si era tentata una dimostrazione da parte di alcuni compagni per riuscire ad ottenere un migliore trattamento diciamo "gastronomico". Non si può dire sia andata male: infatti almeno 300 operai non entravano in mensa e molti altri accettavano la discussione. Tutto questo mentre il consiglio di fabbrica tappato dietro le finestre guardava. Forse lo abbiamo colto impreparato, non so, una cosa è certa, avrebbe potuto cercare almeno di gestire la dimostrazione — "poi" —. Niente di tutto questo, anzi un membro del consiglio e non tutto il consiglio buttava la voce che i compagni promotori dell'iniziativa erano addirittura venduti al padrone. Sappi allora caro "compagno" Perego che questo non è affatto come tu dici "fare politica" all'interno della fabbrica e che se vuoi strumentalizzare e diffamare giuste iniziative che riguardano tutti i lavoratori dell'OM per fini personali aggrappati a qualcos'altro meglio se sono i tuoi . . .

Comunque a quanto ci risulta, fare il delatore non ti porta buono, anzi: isolato dagli stessi operai, stai cercando anche di creare una spaccatura all'interno del consiglio, e più in generale all'interno stesso della classe operaia dell'OM.

Chiusa comunque la parentesi polemica ricordiamoci che la lotta per la mensa, anche se riguardo al quadro generale non è la più importante, è sempre un punto che va portato avanti, e noi tutti dobbiamo riuscire ad interessare di questo il consiglio di fabbrica, che non potrà più tapparsi le orecchie o sghignazzare sotto i baffi (chi li ha).

La "gabbia" del numero chiuso di passaggi di categoria (400) è stata rotta: su pressione degli operai (in particolare ai "carrelli") che hanno rifiutato la falsa distinzione tra posti "qualificati" e posti "dequalificati", la commissione qualifiche ha da tempo presentato in direzione le prime liste con più di 700 nomi e ne ha raccolti altri 300.

La coscienza unitaria degli operai dell'OM ha così permesso di scavalcare il tranello contenuto nell'accordo, il cui scopo era di provocare divisioni e scontri tra gli operai. Agnelli sarebbe stato ben contento se gli operai si fossero messi a scannarsi tra loro per scegliere i 400 nomi, previsti dall'accordo, da proporre alla direzione per il passaggio di categoria, cioè per decidere in sostanza chi avesse diritto ad ottenere la qualifica e chi invece no.

Risultato inefficace questo tranello, la direzione ha deciso di rispondere duramente secondo la sua ventennale tradizione, in questi giorni infatti sta iniziando a distribuire in modo arbitrario e col contagocce qualche decina di qualifiche. E' la solita vecchia solfa che conosciamo ormai da anni. La nostra risposta deve essere decisa. In primo luogo le qualifiche non le vogliamo col contagocce per mesi e mesi, ma tutte e subito. Tra l'altro fra pochi mesi ci sarà il contratto e la Fiat potrebbe approfittarne per rimangiarsi parte di queste 400 quali-

fiche già strappate con l'ultimo accordo, facendole rientrare nei nuovi accordi. In secondo luogo non si devono assolutamente considerare passaggi di qualifica i passaggi in 3^ super, una pseudo-categoria fasulla, inventata all'unico scopo di dividere sempre più gli operai dando loro pochi soldi in più.

Infine dobbiamo dire ben chiaro alla commissione qualifiche che consideriamo chiuso il suo lavoro, che non deve andare oltre quello, già svolto, di raccogliere le richieste operaie e di farsene portavoce presso la direzione. Non è compito della commissione quello di cogestire col padrone i passaggi di categoria, cioè di dire agli operai: tu hai diritto alla qualifica e tu no. Questo lavoro di distribuire le qualifiche, quindi di discriminare gli operai (tu "si"e tu invece "no") lasciamolo fare agli scagnozzi della direzione.

Gli operai dell'OM come quelli delle altre aziende Fiat da due anni lottano per ottenere la qualifica per tutti: nessun organismo sindacale deve prestarsi al gioco padronale di indebolire questa lotta. Quindi l'unico lavoro che i membri della commissione qualifiche possono ancora svolgere è quello di andare per i reparti a denunciare le manovre della direzione che ignorano le richieste operaie ed a preparare e organizzare la lotta perchè le qualifiche siano concesse tutte e subito.

LA QUALIFICA A CHI LA MERirA
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IL GRANDE PULOTTO

Tutti i nostri capetti non hanno un solo padre come tutti gli esseri umani: ne hanno due. Il primo è quello che ha avuto la disgraziata sfortuna di mettere al mondo un futuro capetto (anche se non poteva immaginarselo), e il secondo: che è il grande papà di ogni capetto OM. Cioè il dottor OSSO.

E' uno di quei pochi uomini che hanno la buona sorte di nascere con una vocazione precisa: se fosse nato come cane (invece che uomo, come sembra che sia) sarebbe stato senza dubbio uno di quei cagnetti piccolissimi e ferocissimi quando sono al guinzaglio del padrone e invece pacifici e con la coda tra le gambe se restano da soli. La vocazione per la quale è stato messo al mondo è quella di mordere gli operai, di tenerli buoni, di sguinzagliare i capetti in modo che il Padrone Agnelli possa spremere da loro il maggior profitto possibile. Quando nacque, inve ce di vagire gridava ordini e invece di bere latte mangiava bile. I tipi come lui andarono molto di moda durante il fascismo e poterono anche fare le sfilate in camicia nera. Si trovarono però disoccupati durante la Resistenza e in quegli anni in cui i Padroni italiani dovevano tener conto della forza (armata) degli operai. Fu l'ingegner Palletta a ritirarlo fuori, a salvarlo e a dargli un buon posto. Da allora ce lo portiamo sulle spalle e si comincia a non poterne proprio più. L'ingegner Palletta era il maestro nella repressione contro gli operai e da buon maestro si scelse bene il suo allievo. Se lo allevò da giovane, per intenderci. Ma le qualità naturali già c'erano. Aveva un naso affilato con cui poteva inserirsi per spiare nelle più piccole fessure, due occhi da pesce lesso miope con cui darsi l'aria da studioso cui si deve un po' di rispetto, un cuore che era preso da un amore solo: più soldi, più soldi, più potere, più potere.

Alcuni dicono che fosse figlio di un aguzzino specializzato e di Mata Hari.

Il dottor Osso, nell'ottobre 'A, già pensava di aver risolto i suoi problemi. Credeva di aver fatto il suo dovere e che gli restava solo la pensione e un incarico, magari, come colonnello tra i pensionati. Divenne ancora più arteriosclerotico e reagì

proprio male. Non sopportava che i cortei gli passassero davanti e che gli operai invece di salutarlo lo pernacchiassero, e non accettava che gli operai se ne fregassero del lavoro e prendessero per i fondelli i suoi figli, i suoi capetti (quelli bianchi, verdi e rossi).

Già, erano finiti i bei tempi per il dottor Osso. Vi ricordate quando fece ricoverare un compagno al Paolo Pini, perchè voleva parlargli? Quando ancora poteva punire i compagni che avevano guidato la lotta partigiana, facendoli finire in Fonderia o

in vía Palmieri?

Oggi ti tocca metterti in cassaforte e nasconderti sotto i tavolini! Ti sei fatto costruire una saracinesca come se fossi un gioiello prezioso. Dicono che non stai bene di fisico e hai un po' di diarrea quando veniamo a cercarti. Almeno in questo sei un uomo come tutti. Ora vogliamo che tu sappia che non abbiamo per niente dimenticato quello che hai fatto a noi e ai nostri compagni più anziani, così come non dimenticheremo che cosa ci fanno i tuoi capetti "tricolori". Se credi poi di essere tanto prezioso da metterti in cassaforte, vuol dire che lo terremo presente la prossima volta, quando ci toccherà tornare nel tuo ufficio. Anche se siamo convinti che più che un gioiello prezioso da costodire, ci apprirai come un pollo in scatola. Cari saluti.

NB. Ogni riferimento a persone, fatti, e luoghi realmente esistenti è puramente casuale.

Porro Osso

MANC/L\, SO 1.0

miEt CACimoLiN i
cor).A,
La

CAMERA

DI

OSSIGENAZIONE

PRIMA E DOPO LA GIORNATA LAVORATIVA, OVVERO: GLI SPOGLIATOI.

Si arriva al mattino tutti mezzi addormentati e si entra nelle camere a gas, si proprio camere a gas, solo così infatti si possono definire, parlando chiaro, gli spogliatoi, perchè sia d'estate che d'inverno c'è una puzza asfissiante e i locali, specie quelli della fonderia, sono piccolissimi. Uno, in quei posti, ci vorrebbe stare il meno possibile, invece tutto è organizzato in modo che o si rassegna a incastrarsi cogli altri, come sardine ben pigiate, tenendo il respiro di fronte al suo micro-armadietto — e togliersi i pantaloni diventa un mestiere di un'ora — oppure deve fare il turno per raggiungere il sopracitato micro-armadietto, per poterlo aprire e per potersi cambiare. Per non parlare della pulizia! ! Dove si mettono i panni unti e sporchi bisogna rimettere quelli puliti, (tanto per le nostre donne è un piacere "tenerci belli e in ordine") sul pavimento c'è un dito di terra e le piastrelle non sono più bianche ma nere. Ma va' che sporcaccioni siamo ! !

Siccome il tempo che non si lavora per il padrone è tempo che si può perdere, anche i lavandini e le docce sono calcolati nel numero giusto per farci fare ancora un po' di coda la sera, così molti pendolari rischiano di perdere il treno o il pullman, ma in compenso si abituano ad essere pazienti, mentre in fila ringraziano il padrone che gli ha fatto il favore di potere andare a casa senza la puzza della fabbrica addosso.

Il baccano bestiale della pressione nelle tubazioni ci accompagna mentre ci cambiamo coi piedi a mollo. Per le vibrazioni ti può succedere che un rubinetto ti caschi sul dito del piede, ma è inutile andare a raccontarlo all'infermiere perchè tanto non ci crede. Il padrone non sostituisce tubi e guarnizioni in modo che ci sia sempre un bel centimetro d'acqua sul pavimento (certe volte ci vogliono le passerelle come a Venezia nei giorni di acqua alta), forse perchè ha paura che non ci laviamo bene i piedi e vuole farceli sciacquare.

N.B. Nei gabinetti degli operai la carta igienica non c'è. E' noto infatti che gli operai sono "fatti diversamente". Per quelli che sono fatti al modo giusto ci sono invece spogliatoi e servizi modello (per esempio, guarda caso, quelli dei capi e dirigenti) dove c'è carta igienica delica-

ta, magari con i fiorellini, dove ci sono due o tre armadietti per persona, le piastrelle rosa e azzurre e magari il biderino e la doccia. Ed è giusto perchè loro, poveracci, si sporcano e sudano.

RICORDATEVI CHE LORO NON SONO COME NOI! ! !

L'ORGANIZZAZIONE CAPITALISTICA DEL LAVORO

CAPI, COTTIMI E QUALIFICHE, OVVERO IL BASTONE E LA CAROTA.

Nulla in fabbrica è dell'operaio, neppure la sua capacità lavorativa è veramente "sua", poichè l'ha venduta in cambio del salario. Infatti è il padrone a decidere come utilizzare la capacità lavorativa dell'operaio che lui ha acquistata, cioè che mansioni fargli fare. E' il bisogno economico che costringe i proletari a svendere la propria capacità di lavorare ed a produrre per i profitti del padrone. E il cottimo è stato inventato proprio affinchè questo bisogno sia costantemente presente, ogni secondo, all'operaio stimolandolo a lavorare sempre più in fretta.

Il padrone sa bene che l'operaio farebbe volentieri a meno di lavorare e lo fa solo perchè è costretto dal bisogno, quindi dedica grande attenzione ad inventare strumenti per controllare che gli operai lavorino e producano come vuole lui e al ritmo che lui e i suoi uffici tempi e metodi hanno deciso.

Nella tattica del padrone sono compresi sia il bastone che la carota. Le qualifiche, cioè l'illusione di poter far carriera, sono la classica carota che il padrone sventola davanti agli operai. Anche il cottimo è una carota, nella misura in cui dà l'illusione di poter guadagnare di più.

"Carote ideologiche" sono tutte le panzane che giornali e TV raccontano sul fatto che lavoratori e padroni sono tutti sulla stessa barca, cercando di interessare i lavoratori al buon andamento della produzione, cioè in altre parole a'intensificazione dello sfruttamento.

Il bastone quotidiano più importante di cui il padrone dispone (oltre alla minaccia di licenziamento, al continuo aumento dei prezzi e a quelli che lo stato capitalistico gli fornisce dalla polizia alla magistratura) è certamente il capo. Ai capi infatti il padrone attribuisce il compito di controllare minuto per minuto l'operaio, di trasmettergli i suoi ordini e di tentare di indottrinarlo, cioè di inculcargli opinioni favorevoli alla collaborazione col padrone ed al servilismo. Il capo è il rappresentante del padrone ed in quanto tale è giustamente odiato da tutti. Appunto perchè il capo viene identificato dagli operai col padrone, si tenta di giustificare l'esistenza in termini "tecnici oggettivi"; infatti l'operaio potrebbe pensare che se il capo non serve a nulla se non a reprimere, anche il padrone non serve a nulla.

Una volta il capo era quello che ne sapeva

più di tutti, era il "maestro" che insegnava agli operai i trucchi del mestiere e la sua esistenza era giustificata con la sua maggiore abilità tenica. Ora sebbene in alcuni reparti dell'OM sopravviva ancora ciò si verifica sempre meno, e dal punto di vista produttivo l'unica attività del capo tende sempre più ad essere quella di tipo organizzativo: dice agli operai cosa fare, non come farla, e tiene i contatti tra le diverse squadre e reparti.

Questa funzione è necessaria? Nel sistema capitalistico sì, poichè è il padrone, attraverso il capo, che decide come utilizzare le capacità lavorative degli operai. Ma in assoluto no; infatti gli operai, che ormai ne hanno le capacità tecniche e intellettuali, se potessero decidere loro su come utilizzare le proprie capacità lavorative, potrebbero ben svolgere anche le funzioni organizzative e quindi potrebbero eliminare insieme ai padroni anche capi, capetti, direttori e compagnia bella. Più questa coscienza si diffonde tra la classe operaia, più l'odio verso i capi aumenta poichè risulta sempre più evidente che la loro unica funzione reale è quella repressiva e disciplinare da un lato e di corruzione al servilismo e al carrierismo dall'altro.

Ma questi capi sono proprio così stupidi da non capire a che cosa in realtà servono? I capi dell'OM, ci credono o no nella loro funzione di frusta del padrone?

Certo la corruzione monetaria ha avuto un ruolo importante, ma non si deve trascurare il lavaggio del cervello che hanno dovuto subire: mesi di corso su come imparare a "fregare" gli operai conservando la "coscienza a posto". Una volta convinti che il sistema di sfruttamento capitalistico è l'unica possibile, che quindi per stare meglio l'unica via è quella di farsi strada a colpi di gomito schiacciando i più deboli o i meno venduti e cercando di entrare nelle grazie di chi ha il potere, è naturale che i capi si comportino da boia verso gli operai. Odiare i capi significa dunque rifiutare l'ideologia del merito individuale, dell'arrangiarsi" personale, del farsi la forca tra proletari col miraggio di strappare qualche provvisorio e minuscolo privilegio personale, ed invece contrapporre l'ideologia dell'unità di classe che ben vede come solo con il miglioramento di tutti i proletari si può migliorare anche individualmente e che un miglioramento reale e stabile della classe operaia si può avere solo con l'abbattimento del sistema capitalistico di produzione.

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LOTTE ALLA OM

Oltre 50 ore di sciopero e l'accordo è raggiunto. Qui alla OM gli operai hanno dimostrato una compattezza eccezionale ed una forte volontà di riprendere il discorso iniziato nel 68-69 sui contenuti qualificanti che tendono a strappare più potere in fabbrica. L'accordo questi punti qualificanti li conteneva (1/4 d'ora di intervallo mensa, problema dei cottimi, qualifiche, pause, ambiente di lavoro). Ma erano visti dal sindacato da un'ottica errata che puntava alla cogestione su questi problemi. Il padrone (Agnelli in questo caso) rimane tale perchè conosce 1000. parole mentre gli operai ne conoscono solo 100, e ha dimostrato ancora una volta di possedere un'istinto di conservazione infallibile nella difesa dei propri privilegi.

Ha capito che, con la formazione dei vari comitati cottimo-qualifiche-ambiente, la rabbia degli operai non sarebbe più esplosa direttamente contro di lui ma si sarebbe in parte scaricata sulle commissioni,accusate di incapacità dagli operai. In realtà Agnelli (e non solo lui) avevano già deciso che sarebbero stati intransigenti per preparare il terreno ai contratti del 72, e lo dimostra la vertenza molto dura all'Alfa, chiusasi con gli operai insoddisfatti dell'accordo raggiunto, perchè è svuotato del suo punto più importante: il passaggio automatico di categoria per anzianità.

Ecco perchè noi abbiamo fatto le ultime due ore di sciopero: la posizione che il padrone di stato teneva nei confronti dell'Alfa non era che il riflesso della posizione tenuta nei nostri confronti da Agnelli.

Padrone privato e padrone di stato hanno dimostrato una capacità di

comprendersi non comune. Ma torniamo al problema che ci interessa più da vicino: come si è concluso l'accordo per il complesso Fiat. Abbiamo ottenuto, subito dopo la ratifica, 10 minuti di interruzione mensa e le agevolazioni per i lavoratori studenti. Il sindacato aveva creato un po' di confusione intorno al problema del cottimo il cui congelamento a 127 veniva presentato come un abbassamento reale dei limiti di saturazione ed accettava in realtà la logica della cogestione per cui il comitato cottimi doveva assicurare la possibilità all'operaio di produrre in modo soddisfacente ed assicurarsi il 130.

Per le qualifiche ha seguito il medesimo criterio accettando i tempi ed i modi di discussione su chi deve avere la qualifica e perchè.

La nocività è rimasta intatta (anzi no: hanno messo un cartello elettrico in macchinario). Non sono queste delle critiche che ci inventiamo perchè del contraddire il sindacato abbiamo fatto una professione; queste cose non le abbiamo capite solo noi, le hanno capite anche gli operai dei carrelli, molto prima ancora, quando hanno fatto il calo del rendimento in ottobre, di fronte al tentativo di tagliare i tempi. Lo hanno capito gli operai delle 4 linee meccanizzate che, all'insaputa gli uni dagli altri, si sono presi le pause previste dall'accordo. La linea della verniciatura si prende questi 20 minuti da novembre e gli vengono considerati sciopero. All'inizio di febbraio anche le linee della fonderia Idra 1-2 cominciano a prendersi le pause ma smettono dopo pochi giorni. Le linee dei trattori scioperano perchè addirittura non le rico-

noscono più come meccanizzate (perchè a causa della cassa integrazione montano meno di 30 trattori). E lo dimostrano anche tutti gli altri episodi verificatisi nei vari reparti: al 25 per la nocività, in macchinario gli episodi di rifiuto di fare il cottimo seguiti da atti repressivi (2 giorni di sospensione a Marinoni).

Ma così come il rifiuto individuale di produrre viene colpito duramente ed è necessario che diventi un fatto organizzato e di massa, ad un livello più alto non devono rimanere isolati gli operai che sulle linee meccanizzate hanno dimostrato e dimostrano tutt'oggi di aver capito come devono prendere le cose già conquistate. Ad un attacco generale del padronato non si risponde lasciando isolate le fabbriche di uno stesso complesso, come è successo all'Autobianchi a suo tempo, e ora, alla OM di Brescia che sta lottando duramente (25 denunce + due sindacalisti), contro l'intensificazione dello sfruttamento, contro il tentativo padronale (dei padroni privati e di stato) di fare arrivare la classe operaia in ginocchio ai contratti del 72. L'attacco sul piano economico (cassa integrazione, mancato rispetto degli accordi), si collega all'attacco politico (repressione, ricatto delle elezioni anticipate, uso del fascismo ecc.): per questo non è con la solidarietà generica che si può rispondere alla reazione borghese, ma solo generalizzando gli obiettivi contro la cassa integrazione, il mancato rispetto degli accordi, gli episodi di repressione che si verificano ogni giorno.

Il nostro isolamento è la forza del padrone, la sua debolezza è la nostra unità sui giusti obiettivi di lotta.

Compagni, il giornalino "l'ingranaggio" è il nostro giornale. Esso vuole analizzare e riflettere sulle condizioni della classe operaia e dei lavoratori alla OM, vuole essere strumento di discussione politica e di chiarificazione ed elaborazione di una linea comunista per il movimento operaio. E' perciò uno strumento che deve servire a noi, che vive solo delle nostre esperienze, della nostra critica, dei nostri contributi.

Crediamo che sia un grave errore che alcuni compagni abbiano il compito di "scrivere" e gli altri quello di "leggere": crediamo invece che tutti devono dare il proprio contributo creativo di esperienza, di critica, di analisi.

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LA CLASSE OPERAIA DEVE DIRIGERE TUTTO!

I padroni non sono più tranquilli. Il loro governo non sanno come ricucirlo, le istituzioni (lo stato, la magistratura, la scuola, ecc.) sono piuttosto degradate, il controllo degli strati popolari vacilla parecchio.

E tutto è cominciato da pochi anni. Cominciarono le lotte del popolo meridionale (Avola, Battipaglia) a denunciare la fine delle promesse che i Padroni e il loro Stato e Governo avevano fatto al Sud. Quando nacque, il centro-sinistra prometteva alla popolazione meridionale: riforme, investimenti, industrie, garanzia dei posti di lavoro, eliminazione delle cosche mafiose che hanno in mano le leve del potere. Il bel risultato è stato che il popolo meridionale è ancora più colpito dalla disoccupazione, perchè dalle campagne la gente se ne deve andare e non trova posto di lavoro, dato che le industrie non ci sono. Di investimenti ce ne sono stati: ma a che logica rispondevano?

Chi investiva era la classe dei Padroni, che investe solo per averne un profitto, a lungo e a breve termine, ma solo per il proprio profitto. Così hanno messo poche aziende che impiegavano pochi lavoratori. Nello stesso tempo i contadini abbandonavano la terra, perchè i prezzi dei prodotti diminuivano (vengono venduti i prodotti Mec) e non potevano reggere la concorrenza dei costi. Il potere politico, poi, restava nelle mani di chi lo aveva sempre avuto: da nere le cosche mafiose diventano bianche o ro-

sa, ma non era molto diverso.

Le lotte del popolo meridionale indicano una cosa: chi- il nemico è comune. Quegli stessi padroni che ci costringono a ritmi massacranti, a un lavoro disumano e idiota, a una vita il cui solo scopo è la produzione per il padrone, sono quelli che costringono il popolo meridionale a non avere un posto di lavoro e a vivere di stenti perchè non trovano convenienza a investire i loro soldi e preferiscono mandarli dove più sicuro e remunerato è lo sfruttamento (in Sud Africa, in Spagna, Argentina). La lotta contro l'organizzazione capitalistica del lavoro dev'essere anche lotta contro il sistema dei Padroni che condanna gli operai a essere sfruttati e a vivere da sfruttato, e che arriva al punto più bestiale di impedire a una gran parte di essi persino di vivere perchè non gli conviene assoldarli. La lotta contro la disoccupazione, contro il supersfruttamento (pensiamo agli omicidi bianchi nelle aziende "pubbliche" dell'Italsider), contro la disoccupazione sono la nostra lotta! E sono gli operai delle grandi aziende che possono dare stimolo a quelli delle piccole aziende (sempre isolati e senza fiducia), ai disoccupati, dare prospettiva rivoluzionaria e socialista alle lotte del popolo meridionale.

Poi sono venute, nel '68, le lotte degli studenti. E non erano i quattro intellettuali noioQi che pretendevano

di insegnarci tutto. Erano delle masse di giovani che rifiutavano il tipo di vita, di lavoro e di studio cui li condannava il sistema dei padroni. Dicevano che era ún falso mito quello con cui li preparavano: non è vero che la cultura è al di sopra della lotta di classe. Sarebbero andati a insegnare cose false ai figli dei proletari nelle scuole, a ripetergli ciò che sta scritto nei testi borghesi: che se il povero è povero, la ragione sta nella divina intelligenza di Dio; che il lavoro è la benedizione per ognuno; che tutti "lavorano" e nessuno sfrutta! Come ingegneri e tecnici sarebbero stati essi stessi oppressi in fabbrica e a loro volta avrebbero avuto la funzione di organizzare nella miglior maniera lo sfruttamento dei lavoratori in modo più proficuo per i Padroni. A questo servivano, in concreto, gli scienziati, i tecnici, gli insegnanti! Il movimento degli studenti voleva rifiutare questo ruolo cui il capitalismo condanna gli stessi lavoratori intellettuali, preparando alla idiozia mentale e all'oppressione gli studenti nella scuola. Si vede allora come i temi per cui è nata la stessa lotta degli studenti siano vicini a quelli per cui scoppiò la stessa lotta operaia. Il rifiuto delle condizioni capitalistiche in cui deve lavorare e vivere l'operaio in fabbrica e nella società, la lotta contro le idee borghesi che vorrebbero far credere agli operai di essere cointeressati all'economia dei Padroni, rende possibile un'unità nella lotta contro il sistema complessivo capitalistico.

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ORE 19,10

Quando la sera del 12 dicembre 1969 si diffonde la notizia della strage di Milano, mentre inizia una furiosa caccia all'estremista di sinistra, è subito chiaro che quelle sono le bombe dei padroni. Ancora una volta, in un momento di grande avanzata del movimento operaio, la borghesia vedendo attaccate le basi del suo potere, accantona la politica della carota (del riformismo neocapitalista) e del bastone (della repressione a tutti i livelli e delle migliaia di denunce contro i lavoratori dell' autunno caldo) per ricorrere all'assassinio, alle bombe. E giustamente la strage di Piazza Fontana è stata chiamata la strage di Stato. Non sappiamo ancora i nomi delle persone che hanno messo le bombe e organizzato l'operazione e molto difficile sarà smascherarli; ma è stato smascherato il più vasto disegno politico che ha immediatamente sfruttato il clima di tensione di quei giorni per imporre una decisa svolta a destra dell'asse politico del paese. Questo disegno è stato obbiettivamente assecondato dallo schieramento politico "moderato" e da certi settori della polizia e della magistratura. La repressione poliziesca e giudiziaria ha alimentato la strategia della tensione e con la caccia all'anarchico ha preteso di risolvere il caso come "doveva" per forza essere risolto. Si colpiva il settore più debole, più disorganizzato e più facile a subire provocazioni delle forze della sinistra per colpire in realtà tutto il movimento di classe: la caccia all'anarchico era la caccia al comunista, la caccia a chiunque fosse su posizioni di sinistra. In realtà le bombe del 12 dicembre sono soltanto l'ultimo episodio di una serie di attentati che fanno parte dello stesso disegno politico, tutti, non a caso, attribuiti a estremisti di sinistra, ad anarchici. Ma come sappiamo l'accusa per le bombe del 25 aprile alla Fiera di Milano è miseramente caduta nel ridicolo; per le bombe sui treni dell'8 agosto sono stati incriminati a Treviso elementi di destra; e chi è disposto ancora a credere a quel commissario Calabresi che due ore dopo le esplosioni, con "sorprendente fiuto" poliziesco, aveva già trovato i colpevoli negli anar-

chici romani, Valpreda e gli altri? Oggi tutto il castello dell'accusa sta crollando. La morte di Pinelli, un punto chiave ,di tutta la vicenda, il "suicidio" che per il questore Guida equivaleva ad una autoaccusa, è diventata un'atto di accusa per la polizia politica milanese e per quella magistratura che aveva cercato di chiudere affrettatamente il caso. Stanno venendo alla luce tutte le illegalità commesse quei giorni: da Pinelli trattenuto illegittimamente per ben tre giorni in questura prima della sua morte, allo spostamento di tutto il processo a Roma nella speranza di trovare una magistratura più "comprensiva" per le tesi poliziesche.

Il processo che si sta svolgendo a Roma è in ogni senso un processo

"politico"; quelle stesse forze che nell'inverno del '69, pur costrette sulla difensiva, hanno sbarrato la strada alla provocazione delle bombe devono oggi con una mobilitazione di massa e con un'opera attenta di controinformazione essere "presenti" al processo.

Il processo deve essere pubblico don tanto perchè un numero ristretto di persone può fisicamente assistere alle udienze, ma soprattutto perchè i giudici sappiano che il loro operato è giorno per giorno controllato non da una generica e mistificata "opinione pubblica", ma dal movimento operaio, da tutte le forze della sinistra, da chi, in una parola, ha pagato il prezzo politico della manovra dei padroni che è culminata nella strage di Milano.

Sicuramente lui non le ha

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messe, è troppo elegante, ma certamente ne sa qualcosa.

LA SCUOLA SERALE E' UN PROBLEMA OPERAIO

La diffusione dell'articolo sulla scuola serale comparso sul primo numero dell'ingranaggio ha suscitato una certa discussione tra gli operai della nostra fabbrica e tra i nostri amici.

Il più importante punto toccato in queste discussioni è stato il fatto che la scuola serale deve diventare un problema Aegli operai e che sotto l'egemonia di una linea operaia si deve realizzare un intervento di classe su questa istituzione. Ritorneremo perciò sui prossimi numeri in maniera più dettagliata su come la redazione e i compagni concepiscono questo intervento, soprattutto in relazione alla scadenza dei contratti di quest'anno. Ci preme qui informare ora su una questione ampiamente discussa in questi giorni nella fabbrica e che coinvolge il discorso sui lavoratori-studenti.

Anche all'O.M. esiste un accordo aziendale — dall'ultimo contratto integrativo aziendale del '71 — che riguarda i lavoratori studenti. Questo accordo prevede una serie di facilitazioni per gli studenti serali: dal "contributo" economico al parziale rimborso delle spese per i libri, ai permessi di fine anno,ecc. La nostra posizione e quella dei' compagni operai con i quali ne abbiamo discusso è la seguente.

Riconosciamo che queste facilitazioni, per il fatto che sono per una parte di lavoratori e poichè sono nella prospettiva di istituzionalizzare la scuola serale, creano degli ulteriori divisioni all'interno della classe operaia. Riconosciamo la necessità, quindi, non di creare ulteriori divisioni e privilegi ma di combattere l'istituzione scuola serale, la mancanza e la mistificazione del diritto allo studio per gli operai che essa rappresenta, e identifichiamo nello sfruttamento e nell'oppressione di classe la radice della scuola serale e nei padroni e lo stato le cause della divisione e dei falsi privilegi che esistono nella classe. Inoltre rifiutiamo l'impostazione strategica dei sindacati che istituzionalizzano una politica di divisione sulla questione dello studio e della professionalità riconoscendo nella scuola serale uno strumento a vantaggio degli operai per battere il padrone. Riconosciamo, invece, che la scuola serale è una risposta parziale ad una ristrutturazione imposta dal

padrone che crea sempre nuove esigenze, e riconosciamo che contro i padroni va rovesciata questa situazione e bisogna voler adeguare ad essa la classe operaia.

E' quindi con questa impostazione generale che vediamo il problema dell'utilizzazione degli accordi aziendali. Essi ci sono perchè gli operai li hanno voluti con la loro lotta, ma poco però si è discusso sulla loro funzione. Inoltre in questo momento di crisi dobbiamo strappare ai padroni quanto di più ci è possibile. Anche all'OM il padrone tenta di utilizzare questi ac-

cordi in maniera discriminata e per privilegiare i suoi lecchini. Per questo, riaffermando che la questione è tattica, dobbiamo strappare al padrone questo strumento di discriminazione chiedendo che i contributi vengano dati a tutti i lavoratori-studenti senza alcuna limitazione di nessun genere. E che, cosa più importante, si apra una discussione tra gli operai, che sia politica e di massa sugli accordi per i l-s e sui prossimi contratti e la scuola serale.

Altrettanto diciamo per la mensa. La richiesta di avere la mensa funzionante anche per il pasto serale è molto sentita non solo dai lavoratori studenti dell'OM ma anche dagli operai immigrati, e siamo tanti, che sono costretti a vivere in pensioni o mangiare nei treni la sera dove siamo defraudati ulteriormente. Inoltre la mensa ci serve per incontrarci, riunirci, parlare e organizzarci e può costituire quindi un canale permanente di questa nostra unità.

BILANCIO ECONOMICO-POLITICO DEL NOSTRO GIORNALE

Il Collettivo Operai-Impiegati ritiene giusto fare un bilancio del primo numero del suo giornalino "L'ingranaggio" il cui numero è stato soddisfacente sotto i due aspetti economico e politico

Aspetto economico. L'attivo delle vendite sui costi è di 5000 lire, più altre duecento copie che devono essere diffuse in fabbriche e scuole. Non è stata toccata perciò la sottoscrizione, per cui l'assemblea del collettivo ha deciso dí vendere il II numero del giornale agli operai al prezzo politico di 50 lire invece delle cento del primo numero. Il prezzo all'esterno resterà invece invariato.

Aspetto politico. li primo numero ha suscitato molto interesse. I problemi trattati si sono verificati reali rispetto alle esigenze degli operai della OM. Particolare consenso hanno avuto gli articoli: Sulla mensa OM; sulle qualifiche; le lotte all'OM; quello sulla UlLmd. Molto interesse ha suscitato pure l'articolo "La, scuola serale è un problema operaio". Più difficile è stato invece quello "L'organizzazione capitalistica del lavoro", per cui molti operai ci hanno suggerito di esemplificarlo, spiegandolo con esempi tipici che pure ci sono alla OM. Poco interesse invece ha suscitato l'articolo sul quartie-

re. Per la parte grafica, le vignette ecc. il collettivo ringrazia i compagni del liceo artistico di Brera, e gli altri compagni disegnatori.

Passiamo alle cifre

copie stampate

vendute all'interno della

TEMPI MODERNI
8
1000
pagate
L.70.000 Copie
OM: tra gli operai
L.40.000 Tra gli impiegati 30 L. 3.000 Esterno Turismo 20 L. 2.000 Brera 50 L. 5.000 Feltrinell i serale 50 L. 5.000 Giorgi serale 50 L. 5.000 Cattaneo serale 50 L. 5.000 Circolo quartiere Vigentino 70 L. 7.000 Liceo Cremona 30 L. 3.000 L.75.000 Sottoscrizione Carpenteria L. 7.000 Macchinario L.12.000 Fonderia L.10.000 Ferroviario L. 3.000 Impiegati L. 4.000 L.36.000 Totale attivo L. 41.000
in contanti
400

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