Supplemento a IL SIDERURGICO
Sesto S. Giovanni - OTTOBRE 1959
LIRE DIECI
"Grandi" TRASFORMATORI PERIODICO DEI LAVORATORI DELLA ERCOLE MARELLI Direzione, Redazione, Amministrazione : Via G. E. Falck, 72
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BASTA CON I LICENZIAMENTI ARBITRARI
RIVENDICHIAMO LA GIUSTA CAUSA ROTTE ILTRATTATIVE PER IL CONTRATTO È accaduto, ancora una volta, che un provetto operaio, tornitore della sezione P.C., unanimemente riconosciuto per la sua probità e capacità è stato licenziato. Questo caso segue, a distanza di poche settimane, quello di un altro licenziamento, analogo nelle caratteristiche, a danno di un manovale del reparto L7. In entrambi i casi sta sulle spalle dei lavoratori in questione un gravoso carico di famiglia. Essi sono padri di tre bambini ciascuno più la moglie a carico. Questi due operai avevano faticosamente trovato un lavoro, magari dopo un lungo periodo di disoccupazione. Una certa serenità sembrava tornata nelle loro famiglie; ma ecco che, a un certo punto, senza nessuna spiegazione plausibile, vengono chiamati in Direzione e si comunica loro la rescissione del rapporto di lavoro. A nulla serve la giustificazione che trattasi di contratti a termine e che, scaduto il quale, nessuno ha richiesto ulteriormente la loro opera. Infatti, come è possibile che di fronte alle necessità e possibilità oggettive di impiego, nonchè delle esemplari qualità dei soggetti, si arrivi comunque a spiccare licenziamento? Chi si -arroga con tanta sicumera il diritto di decidere del destino del lavoratore e della sua famiglia? Per quanto tempo deve ancora durare il regime dell'arbi-
trio padronale? Fino a quando gli operai permetteranno il perpetrarsi di una simile in-
giustizia? Non serve d'altro canto abbandonarsi alla sfi(Continua in 4 pag.)
Le trattative per il rinnovo del Contratto di lavoro sono rotte. La Confindustria e l'Intersind si sono mostrati intransigenti di fronte alle pur minime richieste di aumento salariale e ai miglioramenti normativi. Le tre organizzazioni sindacali si stanno consultando per stabi'ire la ripresa della lotta. Lavoratori, siate uniti e pronti' per dare altri colpi massicci ai padroni per costringerli a cedere.
I LAVORATORI DELLA BREDA TERMOMECCANICA ELETTROMECCANICA- IN MARCIA DA SESTO A MILA A O
DOPO L'INCONTRO IKE-KRUSCIOV
La grande svolta è il disarmo Mai come in questo momento la storia ha avuto periodi così ricchi di avvenimenti politici e di scoperte scientifiche. L'avvenimento politico è stato determinato dall'incontro dei due Grandi, rispettivamente rappresentanti di due sistemi letteralmente diversi l'uno dall'altro, i quali hanno dimostrato come, in uno spirito di reciproca comprensione, si possa arrivare alla distensione e alla pace sfatando nel contempo i teorizzatoci della guerra fredda (Dulles ed epigoni) e i governanti di quei Paesi (italiani compresi) che dalla guerra fredda hanno tratto la loro linea
politica. "Aboliamo gli armamenti. Miliardi e miliardi vengono profusi, sperperati dalle grandi potenze nel settore bellico mentre si potrebbe utilizzarli per il progresso, per il benessere generale non dimenticando i Paesi sottosviluppati che da anni lottano contro la miseria e le carestie". Così, pressappoco, disse Kruscev all'ONU. Ad onor del vero e per rispetto alla storia, è doveroso dire che non è la prima volta che in un consesso intenazionale si propone l'abolizione degli armamenti: lo fece Litvinov, ministro degli esteri della giovane Repubblica Socialista Sovietica, a
Ginevra nel 1927. Allora, la proposta venne accolta con ironici sorrisetti; ora, invece, con serietà e profonda considerazione: alle spalle di Litvinov c'era l'URSS del 1927, ora alle spalle di Kruscev la prima potenza del mondo e sopra la testa di tutti i razzi con falce e martello che solleticano la Luna. Rapporti di forza, dunque: è il Socialismo che determina la pace. I popoli di tutto il mondo, gli scienziati di tutti i Paesi guardano con ammirazione e stupore alle conquiste della scienza sovietica, la quale opera in uno Stato il cui sistema gli permette di rag-
giungere i traguardi più ambiti. Da questa situazione nuova, qual'è la risultante che i lavoratori devono trarre? Innanzitutto non devono commettere l'errore di adagiarsi su un piano di passiva attesa, ma devono operare in modo tale che il "vento caldo della distensione" arrivi fino a noi, nelle nostre fabbriche, nel nostro Paese per porre fine alle discriminazioni, all'intolleranza ideologica e allo strapo- • tere monopolistico. Per raggiungere questi risultati bisogna lottare, stimolare il processo innovatore, essere, in poche parole, i protagonisti della storia.