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Grandi Trasformatori2

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Periodico dei lavoratori della ERCOLE MARELLI

"Grandi„ Trasformatori

Anno I - Giugno 1955 - N. 2 I

ALLARGHIAMO

SESTO SAN GIOVANNI

!Prezzo L. 20

RIPROPORZIONAMENIO DEICOTTIMI

VORIZZ"TE sin UDITA o C.I. e AURA' successo

Mancheremmo al nostro compito se, lasciandoci prendere la mano dai tanti problemi che esistono in Fabbrica, non dedicassimo dello spazio agli avvenimenti internazionali, non tanto per fare dell'alta strategia quanto per indicare ai lavoratori alcuni compiti da svolgere in armonia con quanto accade nel mondo.

I grandi avvenimenti di politica estera verificatisi ci inducono a delle riflessioni. Vi sono uomini, gruppi, Governi che hanno costruito la loro politica estera sulla sabbia; ciò è avvenuto anche in Italia. Per anni la sola prospettiva considerata giusta dai gazzettieri uf ficiali è stata quella della divisione del mondo in due blocchi; da 'una parte il mondo «libero » occidentale, dall'altra il mondo «a scuro» orientale. Parlare di coesistenza, di scambi commerciali e culturali, di rapporti amichevoli fra i due mondi, sempre per i gazzettieri governativi e benpensanti, è stato e sembra essere ancora oggi (naturalmente con meno entusiasmo) una specie di delitto contro la democrazia.

Anzi, contro il volere popolare, nonostante l'opposizione, la lotta dei lavoratori, sono stati approvati dai governanti italiani patti militari, limitazioni alle esportazioni, ritiri arbitrari di passaporti, ecc. ecc.

Tutto questo perchè? Perchè il «mondo libero » doveva dif fidare delle cosidette manovre del Cremlino, doveva armarsi per affrontare le orde mongole pronte (è dal 1945 che aspettano) ad invadere l'Europa. Perchè ammettere la possibilità di una coesistenza pacifica, voleva dire fare il giuoco dei comunisti (anche quando a proporre certi principii erano Paesi, Governi e popoli niente affatto comunisti).

In questi ultimi tempi sono successi avvenimenti di portata' storica che hanno fatto prima allibire, poi strillare, tanti generali atomici e tante penne illustri. Tutto il castello della politica estera «occidentale » sembra scosso dalle fondamenta. Bandung, Varsavia, Vienna, Belgrado, queste tappe di una lunga marcia che da molti anni i popoli e i Governi amanti della Pace conducono con sereno ottimismo, hanno messo a rumore le Ambasciate e le sedi dei giornali e dei Partiti Governativi. Che avviene? Una cosa molto semplice: la convivenza pacifica viene preferita, ogni giorno di più e da parte di sempre nuovi gruppi, alla politica di forza, alla preparazione della guerra atomica. Permangono le minacce e i pericoli ma i popo-

La Direzione alcuni giorni or sono ha presentato alla C.I. il suo progetto di riproporzionamento. E' stato però sufficiente un molto sommario esame dei criteri seguiti dalla Direzione, per giungere alla conclusione che nella pratica nulla veniva cambiato rispetto al cottimo in atto.

La ragione fondamentale del conglobamento e del riproporzionamento è stata così messa in un cantuccio.

In altre parole la direzione ha semplicemente applicato una maschera (molto trasparente) al vecchio sistema dei cottimi, cercando poi di gabellarlo per un nuovo sistema di adeguamento dei cottimi alle nuove paghe conglobate. Tanto facile è stato scoprire il trucco, tanta decisa deve essere la risposta della C.I. e degli operai.

Già nel passato, trattando questo tema, abbiamo avuto occasione di dire che talune esigenze di miglioramento economico degli operai avrebbe potuto trovare soddisfazione in una giusta e ponderata soluzione del riproporzionamento che tenesse conto dell'interesse degli operai, in rapporto anche all'at-

tuale favorevole congiuntura economica dell'azienda.

Non crediamo sia necessaria una ulteriore dimostrazione della giustezza di questa impostazione; si pone invece un altro interrogativo: è possibile ottenere nella situazione attuale un risultato di questo genere? sì! a patto che si realizzino alcune condizioni essenziali nel corso delle trattative, fra cui le più importanti sono: l'unità operante della C.I. ed una effettiva democrazia nei suoi rapporti con gli operai.

Noi riaffermiamo in modo chiaro ed energico che nessuna soluzione veramente favorevole può ottenersi se la C.I. si presenterà divisa di fronte al padrone, e se non vi sarà un effettivo apporto di collaborazione e di lotta da parte degli operai interessati.

Quale dovrebbe essere allora la tattica da seguire per raggiungere questo risultato? Occorre che la C.I. esamini il problema nel quadro più generale della situazione produttiva ed (continua a pag. 4)

INTERVISTATO FABBRI DELLA C.I.

SUL PROBLEMA DEGLI ANZIANI

A conoscenza di tutta una serie di licenziamenti effettuati in questi ultimi tempi dalla Direzione, abbiamo creduto opportuno rivolgere alcune domande al sig. Fabbri, presidente della C. I. :

Domanda: «La C.I. è al corrente di questi licenziamenti, e

qual'è la sua posizione in merito? »

li sentono che si sta per uscire da un incubo. Non è certo il momento di lasciarci prendere dall'euforia, anzi, più attento deve essere il compito di vigilare af finchè i successi conseguiti non siano lasciati a metà strada.

E' tempo che la voce dei lavoratori sia ascoltata. Qual'è il messaggio che deve uscire con forza dal mondo del lavoro?

Siano spezzate le barriere artificiali che impediscono gli scambi commerciali con i Paesi dell'Est e della Cina.

Si formi un Governo che rifiuti di recitare la parte del suddito ad ogni costo, inse-

rendosi, come già stanno facendo molti Governi, nelle trattative per una soluzione pacifica delle controversie internazionali.

Sia messa al bando la politica di discriminazione all'interno e in direzione degli altri Stati.

Si accentui nei Reparti e negli Uffici la campagna per la raccolta delle firme attorno all'Appello di Vienna, contro la preparazione della guerra atomica. Viviamo in momenti storici che possono decidere del nostro destino. Non esitiamo. La Pace va conquistata, nessuno ce la regalerà.

Risposta: «La C.I. non ha avuto un annuncio ufficiale, ma ha avuto sentore di tutta una serie di licenziamenti, ha ravvisato in ciò una mossa della Direzione per eludere gli accordi previsti sui licenziamenti collettivi, per cui ha posto il problema in Direzione. Questa ha risposto che trattandosi di un alleggerimento di personale anziano, fatto in modo individuale, integrato in parte da nuove assunzioni, si riteneva in regola con gli accordi. Noi, come C.I., visto l'allargarsi di questi licenziamenti fatti senza interpellarci, e visto il tentativo della Direzione di assumere il nuovo personale tutto con contratti a termine, abbiamo proposto di cercare un accordo fra le parti sui tre punti seguenti: modalità e trattamento per i licenziati; passaggio degli assunti a contratto indeterminato p e r quegli operai in forza da oltre sei mesi; determinazione del numero di nuove assunzioni in riferimento ai licenziamenti. Questo per non causare un alleggerimento di mano d'opera, ragione portata anche dalla Direzione ».

Domanda: « Qual'è l'atteggiamento di tutti i membri della C.I. su i tre punti ora esposti? »

Risposta: «La C.I. è unanime nel giudizio da me espresso sulla questione di principio circa il modo come la Direzione effettua i licenziamenti e di più ha trovato il pieno accordo nel sostenere i tre punti sopra accennati. Ed ho piena fiducia che l'unità della C.I. e dei lavoratori permangano sino alla soluzione del problema ».

L'augurio dei lavoratori sestesi al Sindaco della nuova città è stato portato delegazione della C.d.L. in occasione della manifestazione del 2 giugno da una

Attualità... Voci della Fabbrica

SPETTA AI LAVORATORI CONTRATTI A TERMINE

difendere la Commissione Interna piaga che deve sparire

Da quando in Italia gli industriali si son posti sul terreno della illegalità, calpestando le libertà del cittadino lavoratore e le sue organizzazioni sindacali e unitarie, la C.I. è diventata il bersaglio preferito del loro livore antioperaio. La classe padronale sa perfettamente cosa significhi avere in Fabbrica una C.I. efficiente, legata alle maestranze; vuol dire avere un controllo che impedisce l'arbitrio. Siccome la classe padronale non accetta il giuoco della democrazia, ecco farsi avanti la pretesa di impedire il normale funzionamento della C.I. L'obiettivo è evidente : non potendo più distruggerle come già sotto il fascismo, cercano di svuotarle di contenuto, impedendo ad esse C.I. di esplicare il mandato ricevuto dalle maestranze. Così ragionano gli industriali: «A lungo andare i lavoratori stessi sentiranno l'inutilità di avere un organismo che non può funzionare ». Ed allora, in attesa del peggio, le Direzioni Aziendali cercano di trasformare la C.I. in un organismo burocratico, diviso (con l'appoggio dei

ALL'S. 2 RESPIRARE è già un problema

E' da parecchio tempo che gli operai del reparto S.2 hanno segnalato ai dirigenti di sezione e di reparto in quali condizioni ambientali essi lavorano nei periodi di canicola estiva.

Questo reparto (e così la maggioranza dei reparti della P.C.) sono poco arieggiati per mancanza di finestre, e provocano, nei giorni particolarmente caldi, un' atmosfera irrespirabile, che va a danno della salute degli operai. Già diverse volte è capitato che alcuni operai (recentemente si è verificato il caso di Cazzaniga), nei momenti della digestione, quando il fisico ha maggiormente bisogno di ossigeno, vengono a mancare e debbono essere portati in infermeria.

Questa deficienza a mio parere si può eliminare aprendo delle finestre sul soffitto del capannone e facendo un impianto di ariazione.

Ma questo la ditta non lo vuole fare per il solito motivo che non si sente di affrontare spese di sistemazione o di rimodernamento degli impianti come parecchie volte si è sentito dire.

Lo scopo della ditta è invece di aumentare i suoi profitti sul maggior sfruttamento degli operai, non preoccupandosi della loro salute perchè tanto il mercato dei lavoratori è sempre colmo ed il loro prezzo è più basso in confronto alle spese di rimodernamento.

Op. S.2

sindacati scissionisti) in correnti, con poca vita democratica, senza contatto coi Reparti o gli Uffici, impegnato in lunghe riunioni dove, naturalmente, è facile per il padrone spostare le discussioni sul terreno del cavillo o del particolare;scartando o allungando fino al possibile i problemi di fondo della Fabbrica.

In questa situazione la lotta per il funzionamento della C.I. diventa un elemento essenziale per la difesa degli interessi economici, immediati e futuri, di ogni lavoratore di qualunque corrente ideologica.

Perciò dalla possibilità o meno del funzionamento effettivo della C.I. dipende la giusta impostazione e la soluzione dei tanti problemi che sono all'ordine del giorno nella nostra fabbrica.

Ma qual'è concretamente, per quanto riguarda la libertà della C.I., alla Ercole Marelli, la situazione? quale possibilità effettiva ha la nostra C.I. di assolvere i suoi compiti? Intanto è bene, seppure molto sommariamente, vedere quali sono questi compiti: « Intervenire per la esatta applicazione dei contratti e degli accordi sindacali, della legislazione sociale, delle norme d'igiene e di sicurezza del lavoro, tentare il componimento delle controversie che sorgono nell'azienda, esaminare con la Direzione preventivamente gli schemi di regolamento interni, l'introduzione di nuovi sistemi di retribuzioni, l'orario di lavoro, formulare proposte per il miglior andamento dei servizi aziendali, contribuire alla elaborazione degli statuti e dei rego(continua a pag. 4)

A seguito del nostro precedente articolo sulle assunzioni con contratto a termine, numerose sono state le richieste di una denuncia più aperta contro questo sistema di assunzione.

Alla base di queste richieste vi è la preoccupazione che questo stato di cose diventi, anche nella nostra ditta, un normale metodo di assunzione. Infatti alla Ercole Marelli si contano già a centinaia le assunzioni a termine e la direzione non accenna a voler diminuire il ritmo di queste anormali assunzioni.

Non solo, vi sono dei lavoratori che già da tempo sono occupati in fabbrica senza che nei loro riguardi si addivenga alla normalizzazione dell'assunzione Queste maestranze si vedono rinnovare, allo scadere del termine, il medesimo contratto : l'operaio o l'impiegato che si trova in tale situazione deve vivere sempre con la preoccupazione e la paura che allo scadere del termine dei tre o dei sei mesi venga buttato sul lastrico senza alcun motivo specifico. Infatti in alcuni casi di licenziamento, o (come li chiama la Direzione) di mancato rinnovo del contratto, la C.I. è intervenuta per far sospendere il provvedimento, ma la Direzione ha opposto un netto rifiuto, perfino di discutere, perchè non di sua pertinenza.

Da questo stato di cose balza evidente un fatto fondamentale ; i padroni, nella loro corsa sfrenata al maggior profitto, appoggiandosi alla disoccupazione esistente nel nostro paese, si sentono autorizzati a considerare i lavoratori come oggetti da acquistare a prezzi di concorrenza e che una volta usati e spremuti sia loro possibile disfarsene senza dover rendere conto ad alcuno.

PASTORE CHINE iCOSEGIA' CHIANE

L'on. Pastore, della CISL, parlando ai giornalisti in una conferenza-stampa, ebbe a dire tra l'altro:

«In cinque anni di vita, e vita intensa con prese di posizione clamorose, non vi è stato un atto che possa dimostrare che la CISL è influenzata dall'uno o dall'altro Partito, oppure ha vincoli di natura confessionale ».

Siamo d'accordo con l'on. Pastore. Infatti il comportamento dei dirigenti del sindacato scissionista, denota che la CISL si lascia comodamente influenzare, non da questo o quel Partito, ma da un'organizzazione che si chiama Confindustria. Non vogliamo poi sottilizzare sui rapporti Con findustria - Partiti Governativi, proprio perchè ci basta concludere che nell'orientamento politico-sindacale della Confindustria confluiscono gli

ideali della «collaborazione di classe » del Partito di Pastore.

Il fatto poi che alcuni successi della CISL siano stati salutati con gioia dai giornali della Confindustria e dalle varie Direzioni è un altro chiaro indizio che Pastore, se ha qualche influenza, preferisce l' influenza del Padronato. Non è mai successo che un Padronato (specie se ottuso e gretto come quello italiano) sia felice dell'affermazione di un sindacato o una lista sindacale, a meno che per sindacato non si intenda un mezzo per tener buoni i lavoratori.

Se così non è, attendiamo alla prova Pastore; e di prove ce ne sono in cantiere; basti pensare alla battaglia per il rispetto della dignità e della libertà del lavoratore in Fabbrica, o per il normale funzionamento delle Commissioni Interne.

Bisogna porre fine a questo stato di cose non solo perchè si agisce contro ogni concetto di umanità e di dignità individuale, ma soprattutto perchè questi contratti a termine sono una violazione alla legge sul collocamento e ai contratti sindacali di categoria.

Questo trattamento viola inoltre la Costituzione laddove è sancito che i cittadini sono uguali, di fronte alla legge, nella vita pubblica, sul posto di lavoro.

Il criterio che si segue poi nel raccogliere informazioni prima dell'assunzione è il criterio tipico del fascismo; si arriva, non solo a raccogliere informazioni politiche sul nuovo eventuale assunto, ma persino sui suoi famigliari. Se per caso un giovane ha il padre o un fratello che milita in qualche organizzazio(continua a pag. 4)

AUMENTO DI MERITO ma andare a piedi

La Ercole Marelli è un'azienda che dal dopoguerra non ha sofferto alcuna crisi di produzione. Attualmente sta attraversando un lungo periodo di evidente prosperità e floridezza per cui il sig. Marelli vede aumentare anno per anno i suoi già lauti profitti.

E' legittimo quindi che gli operai, creatori di tanta ricchezza, richiedano un modesto aumento delle loro paghe individuali, dato che da parte della ditta si sta perdendo l'antica usanza degli aumenti di merito.

Succede però che un gruppo di operai, stanchi di attendere inutilmente un giusto riconoscimento della loro operosità e del loro sacrificio, rivoltisi al loro ingegnere di reparto per chiedere un aumento di merito, si sentono rispondere che avendo alcuni di essi la « Lambretta » era evidente che dell'aumento non avevano bisogno.

La risposta è veramente brillante e si presta ad alcune amene considerazioni. Infatti se la retribuzione (secondo certi tipi) deve essere commisurata alla personale situazione economica famigliare, non sarebbe logico che a tanti dirigenti, ingegneri ed altri si sospendesse addirittura lo stipendio, dato che viaggiano in lussuose macchine?

E che dire allora dell'ing. Fermo Marelli che di macchine ne possiede molte e tutte belle?

Per legittima competenza passiamo questo quetto alla Direzione Generale, nella speranza che, con la chiarezza che la contraddistingue, ci sappia dire se i dirigenti, ecc., muniti di automobile, d'ora in avanti lavoreranno gratuitamente o se invece l'operaio che lavora indefessamente 10-12 ore al giorno possa aspirare a un aumento di paga (anche se possiede la « Lambretta »).

2 “GRANDI„ TRASFORMATORI
Al padrone interessa solo il risultato elettorale

PETROLIO ITALIANO Puch ho bio

Affare Americano di Francesco Flora

Argomento sempre ritornante della classe dirigente italiana, quando gli si chiedeva un miglioramento delle condizioni generali del Paese, è sempre stato quello della povertà del nostro sottosuolo che vietava qualsiasi programma di sviluppo economico e sociale.

Dopo i ritrovamenti petroliferi che, in base a previsioni prudenziali, ci potrebbero fruttare circa 18 mila miliardi di lire annue per i soli pozzi di Ragusa e di Alanno, si è chiesto alla classe dirigente di rimboccare le maniche per sfruttare questo grande tesoro che potrebbe determinare una svolta nella nostra storia.

Ma essi hanno risposto che mancano i mezzi, le attrezzature, i tecnici e che quindi occorre rivolgersi al capitale straniero.

Corrispondono a realtà gli argomenti sollevati in questi ultimi giorni dai giornali governativi?

Le spese che la GULF ha incontrato per le ricerche dei pozzi di Ragusa e Alanno si aggirano attorno ai 3 miliardi di lire (per uno Stato che ne spende 600 per il riarmo non sono troppi). I tecnici che hanno guidato le ricerche sono italiani formatisi alle nostre scuole e corrispondono ai nomi di: Marchetti, Fabiani, Beltrandi, ecc. ecc. In quanto alle attrezzature, l'Azienda dello Stato è in possesso di una modernissima attrezzatura, 1' uso della quale è stato richiesto anche da talune compagnie straniere. Difatti il sondaggio di Vittoria in Sicilia è stato compiuto dall'Azienda statale AGIP per conto della straniera AIOC. Dunque non sono i mezzi che mancano, nè i tecnici, nè le attrezzature, manca una cosa assai più importante : l'indipendenza economica e politica dell'Italia. La ragione per cui le sei più grosse

Società petrolifere mondiali esercitano sul nostro governo formidabili pressioni, è che si vuol evitare che il petrolio italiano arrivi sul mercato, al di fuori dell'influenza del cartello internazionale. I pozzi americani hanno una spesa di estrazione che è superiore di 6-7 volte dei pozzi italiani. Quindi il nostro petrolio può essere venduto sul mercato internazionale a un prezzo inferiore dell'attuale. In tal modo cadrebbero in

modo vertiginoso i prezzi de petrolio tenuti artificiosamente alti dai monopolizzatori della produzione petrolifera (leggi: Società americane).

Ci troviamo così di fronte ad una battaglia economica che non ha precedenti nella storia italiana; una battaglia che sin da ora gli italiani devono sostenere per difendere una nuova ricchezza italiana alla cupidigia delle Società americane e al servilismo del nostro governo.

Implicita, sotto l'Appello di Vienna per la pace, la firma di quanti come me ripudiano la sentenza tanto cara agli ultimi tragici predicatori di sangue, che la guerra sia lo stato naturale degli uomini.

Noi non crediamo alla guerra come ad una cieca e misteriosa fatalità, ma la consideriamo un atto dell'arbitrio umano e ne diamo la responsabilità tutta intera agli uomini, perchè sono essi gli autori della storia. Infine noi pensiamo che oggi la guerra, non potendosi risolvere almeno in un vantaggio economico per chi uccide il maggior numero di nemici e distrugge maggior quantità di ricchezza, è il più spaventevole e disumano anacronismo.

Il vero odio, nel mondo, quell'odio che può produrre le guerre, non è già l'impetuosa rivolta degli oppressi per restaurare la libertà violata a loro danno (sebbene di questa sia piena la pubblicistica, che somministra il veleno come fosse il miele); è quello dei potenti e dei privilegiati, tanto più radicato e profondo quanto sotto gli splendori stessi dei comodi e della « buona educazione », che rendono inclini alla tenerezza verso gli usignoli e i canarini e ad una ragionevole generosità verso i patronati per la minestra ai poveri nelle feste solenni, è diventato, per così dire, un fatto di natura o di tecnica : è un odio « per bene » che con sorridente indifferenza, o citando a sproposito Machiavelli e la tragicità della storia, trova del tutto naturale lo sterminio dei popoli per l'oppio o per il petrolio e magari per chi sa quale rea bevanda che faccia dimenticare il succo prezioso dell'uva ai paesi del sole.

« Il nuovo cinema italiano ha dieci anni di vita : sulle rovine del fascismo e della occupazione nazista, tra l'estrema povertà dei mezzi, solo in virtù della riconquistata libertà, sorse quel cinema nazionale, il neorealismo, che in tutto il mondo fu salutato come il segno della nostra risorgente civiltà di anime più che di pietre e di armi.

Contro questo cinema, fin dalle sue prime grandi affermazioni, si è sviluppata una violenta offensiva di forze diverse; le forze che rappresentano, sul piano ideale, una concentrazione retriva della società e favoriscono, sul piano economico, gli interessi del monopolio americano.

Così oggi il cinema italiano attraversa la sua crisi più grave, tanto grave, che alla nostra voce, da molto tempo clamante nel deserto, si è dovuta finalmente unire in un modo perentorio e addirittura violento una parte autorevole della stampa.

Noi, raccolti nel Circolo romano del cinema, abbiamo accusato e accusiamo il governo di voler liquidare con la sua politica cinematografica una delle espressioni più importanti della nostra cultura, nonchè un'industria tra le più fiorenti.

Noi abbiamo accusato e accusiamo il governo di avere con i suoi funzionari, i suoi giornali, le sue banche, impedito al cinema italiano di svolgere i temi che via via la realtà nazionale gli proponeva, stroncando quel processo unitario da cui sicuramente sarebbero derivate affermazioni ancora più vaste e durature.

Sono stati osteggiati con tenacia dei film che qualunque democratico sincero avrebbe potuto firmare come propri e che nazioni di diversa struttura politica in tutto il mondo hanno subito riconosciuto come il messaggio più umano della nostra Patria.

Con tutti i mezzi leciti e ille-

citi, ufficiali, ufficiosi o segreti, il governo, mentre noi invano ne attendevamo la resipiscenza, ha cercato di cancellare la pista, la buona pista del cinema italiano »...

« Fin da ora noi facciamo appello all'opinione pubblica e a quanti nel Parlamento e nel governo non rimangono insensibili di fronte a una situazione nella quale, come in uno specchio, si riflettono i minacciati interessi del lavoro e dello spirito italiano.

« Noi contiamo di essere sorretti in questa nostra decisa battaglia dal pubblico italiano perchè il cinema è il frutto di una collaborazione continua tra i suoi artefici e il Paese nella sua duplice veste di protagonista e di spettatore.

Il cinema senza libertà è soltanto una macchina di speculazione e di paternalismo oscurantista. Lottiamo perchè tutti abbiano il diritto di fare del cinema libero ».

Quest'odio che si illude perfino di bontà è il primo fautore d'ogni guerra, e presto calamita gli ingenui e finanche eroici sentimenti di molta parte della società; quest'odio potrà freddamente, sebbene con stolta cecità anche verso i suoi stessi campioni, ricorrere all'impiego dell'arma atomica, sulla quale non rifuggirà dall'invocare la benedizione del Cielo. Contro quest'odio e non a favore di un gruppo politico piuttosto che di un altro, quasi potessimo consentire a chi più ci piacesse l'uso dell'arma atomica che neghiamo all'altro, noi firmiamo per la pace.

La più alta causa umana sarebbe disonorata, oggi, dall'impiego di quell'arma, e si muterebbe in una causa di odio e di barbarie.

Basta alla vita dell'uomo la sua quotidiana lotta contro la morte : nella inevitabile lotta del vivere, egli deve elevarne i termini sino ad abolire l'inutile guerra cruenta, come ha pure abolito l'antropofagia e la schiavitù che negava la persona e ha rotto tanti vincoli di vile prestazione, sempre oiù riscattando la dignità delr ssere umano.

Per noi è semr --; vera l'invocazione del poeta • « Lasciare la morte alla morte ).

Francesco Flora Bologna, 18 maggio 1955.

10"4"1.4 • TértipAN1A 01. STAti DA R-C> OYL_ 5 -1-,- ••.#11K2 SICILIA D'OGGI Sarete contenti di avere il petrolio! E io che ci guadagno? Io sono siciliano. :'GRANDI„ TRASFORMATORI 3
Il manifesto dei cineasti italiani atto di accusa contro il Governo

Sia unita la C. I. e avrà successodifendere la Camini". Interna

(continuazione da pag. 1) economica dell'azienda, tenendo presente le norme contrattuali in materia e l'azione che da troppo tempo ormai si sviluppa nel taglio delle tariffe di cottimo: che in questo quadro venga formulato un progetto di riproporzionamento da contrapporre al progetto che la ditta ha presentato.

Occorre che questo progetto della C.I. venga presentato e discusso con gli operai, tenendo nel debito conto le eventuali osservazioni.

Solo così il problema diventerà il problema di tutti gli operai che, uniti, sapranno sostenere validamente la C.I. nel corso delle trattative.

Solo così si determineranno quelle condizioni che sono garanzia di un positivo risultato.

Non intendiamo in questo momento interferire sull'iniziativa della C.I. suggerendo questo o quel criterio di riproporzionamento.

E' bene però dire, come indicazione di massima, che non è possibile realizzare un riproporzionamento favorevole agli operai senza addossare alla ditta un onere più o meno rilevante, inoltre, poichè un qualsiasi accordo di compromesso comporterebbe una perdita per un certo numero di operai a normale basso rendimento, occorre concordare alcune norme cautelative che garantiscano a loro almeno il guadagno normale.

CONTRATTI A TERMINE piaga che deve sparire

(Continuazione da pag. 2) ne politica di sinistra si vede negata l'assunzione; tutto ciò avviene sotto il velo di paternalistiche raccomandazioni o giustificazioni.

E' chiaro che l'assunzione in questo modo risponde al preciso scopo di introdurre in fabbrica gruppi di lavoratori selezionati politicamente da servire come massa d'urto e di rottura in caso di protesta delle maestranze per rivendicazioni salariali od altro.

A queste manovre della Direzione dobbiamo porci tutti l'obiettivo di conquistare anche per i lavoratori assunti a contratto l'assunzione regolare e contrattuale.

Contro questi tentativi di dividere i lavoratori dobbiamo rispondere rinsaldando sempre più i nostri vincoli di unità e di solidarietà. Abbiamo notato con piacere che durante la campagna elettorale per l'elezione della C.I. tutte le organizzazioni sindacali si sono dichiarate favorevoli ad un'azione unitaria per la normalizzazione delle assunzioni. Grandi Trasformatori, nel mentre si augura che quanto dichiarato in sede elettorale si realizzi in sede di C.I., si impegna a condurre una vasta campagna affinchè si giunga alla eliminazione degli ingiusti contratti a termine, sistemi che portano la fabbrica e i lavoratori indietro di decenni.

La trattazione di questo problema non è certamente facile nè semplice, è bene non dimenticare che il cottimo è uno strumento di classe in mano al padrone per determinare la suddivisione del reddito di lavoro.

Perchè gli operai ottengano una giusta parte della ricchezza da essi prodotta occorre che si oppongano alle intenzioni padronali e facciano valere i propri diritti facendo leva sulla forza che scaturisce dalla unità della loro classe.

CHIOFFREoiPlif?

E' in atto una commovente gara fra i grossi industriali italiani.

In vista delle elezioni per la Commissione Interna, alcune delle più quotate Direzioni, gareggiano con entusiasmo nell'offrire premi in denaro a chi voterà contro la FIOM, e nell'attaccare un maggior numero di manifesti di « Pace e Libertà ».

Alla FALCK il premio pro-voto era di L. 10.000.

La MONTECATINI-LINATE ha raggiunto la quota 15.000.

Questo imprevisto aumento di tariffa fa sorgere il dubbio che gli Industriali stiano raccogliendo dei frutti molto inferiori alle loro aspettative e non in rapporto ai mezzi impiegati.

Le recenti elezioni alla TBB, alla PRACCHI, alla REDAELLI, al LAMINATOIO NAZIONALE di Sesto, ecc. ecc., hanno frenato l'euforia dei compratori di voti. Appare sempre più chiaro che la dignità dei lavoratori italiani non si può mettere all'asta ; non tarderanno gli industriali ad accorgersi di aver sottovalutato la coscenza della classe operaia ; attorno alla parola d'ordine

« Via il fascismo dalle fabbriche

- Si rispetti la costituzione nei luoghi di lavoro » il fronte unitario dei lavoratori si allarga e si amplia.

E' questa una lotta che si fermerà soltanto quando libertà e dignità avranno riacquistato il loro senso preciso che è quello uscito dalla Lotta di Liberazione e chiaramente espresso nella prima enunciazione della Carta Costituzionale : « L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro ».

(Continuazione da pag 2) lamenti delle organizzazioni interne a carattere sociale, delle mense e spacci, vigilare attraverso propri componenti il migliore funzionamento delle istituzioni stesse ».

Sarebbe oltremodo utile ed interessante indire tra i lavoratori un dibattito critico su come la C.I. assolve questi suoi compiti; in questo modo verrebbero messi in luce la natura dei vari ostacoli che si frappongono all'attività della C.I. e chi sono coloro che impediscono il normale funzionamento di essa.

Per ora è abbastanza accennare alla difficoltà di accesso della C.I. nei reparti o negli uffici; difficoltà cioè di rilevare direttamente, a contatto con la realtà, come vengono applicati o rispettati i contratti, gli accordi, la vita cioè della fabbrica.

Per esempio : come vengono rispettate le norme contrattuali

VERTENZA per la perequazione al Q1,S2, 2H1, 2N3?

Non si dica che siamo pedanti se ritorniamo sull'argomento.

E' ormai più di un anno che gli operai giovani del reparto hanno impostato la loro vertenza per eliminare quella sperequazione salariale che esiste tra operaio giovane e operaio anziano con la medesima capacità lavorativa. Tale sperequazione è aumentata maggiormente perchè da alcuni anni a questa parte la Direzione ha eliminato quella consuetudine di effettuare aumenti di merito, e così dicasi anche per quegli operai i quali hanno diritto per le loro capacità tecniche al riconoscimento per il passaggio da operai qualificati ad operai specializzati.

Malgrado tutte le proteste e le delegazioni fatte da questi operai ancora oggi non si è risolto questo problema.

Ora gli operai del reparto fanno presente alla C.I. la loro volontà di continuare la lotta per la soluzione di questa vertenza; invitando la C.I. a studiare a fondo la questione sulla base di un coordinamento dell'agitazione, allargandola ad altri reparti.

Per esempio una situazione analoga esiste, oltre che al Q 1, anche ai reparti S2, 2H1, 2N3, ed agli elettricisti; perchè la C.I. non crea un comitato coordinatore per vedere così di impostare un'azione comune al fine di smuovere la direzione da questa situazione di intransigenza?

Operaio del Q1

CINEMA RONDO'

La biblioteca Rinascita del circolo "Caduti per la libertà" segnala questi film di prossima programmazione:

- 25 - 26 giugno: MUSODURO

di legge in materia di cottimo? Che dire circa la possibilità di accesso della C.I. nei reparti? Pensiamo sia sufficiente illustrare l'ultimo sopruso commesso in proposito dalla Direzione. Alcuni giorni fa i membri della C.I. Rossi e Ravanelli chiesero alla Direzione di potersi recare al reparto T. 7. della Sezione P.C. appunto per meglio rilevare direttamente alcune questioni relative ai cottimi.

La Direzione, secondo la consueta norma, rifiutò il permesso di entrata alla C.I. senza presentare spiegazioni. Già altre volte gli stessi, ed altri, membri della C.I. ebbero rifiuti del genere in altri reparti e persino lettere di ammonizione per essersi recati di sfuggita al reparto P.3.

Viene da chiedersi: dov'è finito tutto l'interesse e l'amore della Direzione per la C.I., dimostrato sotto le elezioni? Allora è vero che puntavano solo sul risultato politico se è vero che ad elezione terminata la C.I. come tale dà così fastidio e si fa del tutto per impedirne il funzionamento? Ma tutto ciò è risaputo dai lavoratori e non mette conto tornarci sopra. Quel che conto ora è che un tale stato di cose non può più durare a lungo. E' tempo che sorga dalla base un ampio movimento unitario di lotta in difesa delle libertà e di resistenza contro ogni sopruso padronale che costringa la Direzione a rientrare nella legalità e rispettare la dignità delle maestranze.

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Dal 15 al 30 giugno

sarà posto in vendita un grande assortimento di abiti estivi da nonio in fresco-lana di confezione accurata.

PUZZO STRAORDINARIO

L. 16.000

Direttore Responsabile Carlo Talamucci

Autorizzazione Tribunale Monza N. 341 del 21/2155

Tip. L'Arativa - Via V•spoccl, 9 - Milano

4 "GRAND1„ TRASFORMATORI RIPROPORZIONAMENTO DE/ COTTIMI SPETTA AI LAITO_RATOM
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dal
- 28 - 29 giugno: AIDA
30 giugno al 3 luglio: PRIMA DEL DILUVIO

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