FÓM
Bollettino della sezione
sindacale aziendale CGE
ROM-CGIL - marzo 1970
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Dietro gli striscioni UNITI SI VINCE siamo andati avanti. L'Italia ci ha visto passare per le vie e piazze compatti ed ordinati con la ferma volontà di vincere. Centinaia di migliaia a TORINO, NAPOLI, MILANO, ROMA, meno numerosi nei centri minori, ma tutti animati dallo stesso spirito e dagli stessi sentiménti. Dietro quegli striscioni ci siamo esaltati nelle lunghe marce ed abbiamo sofferto quando la polizia era presente armata e schierata contro noi ». Ma siamo rimasti uniti ed uniti abbiamo vinto. Gli striscioni che abbiamo riposto a contratto concluso mostrano evidenti i segni che il sole, la neve, la pioggia lasciano sulle cose; sono un po' sbiaditi, le scritte confuse e logorate dal tempo.
Non è stato così per gli uomini.
I metalmeccanici nel tempo si sono più temprati ed hanno insegnato qualcosa alle altre categorie, al Paese intero: UNITI SI VINCE.
I metalmeccanici stessi hanno appreso tante cose, nelle lunghe marce, dietro quegli striscioni hanno parlato, discusso, confrontato Opinioni ed idee. E' facile comunicare con persone che hanno gli stessi proble-
mi, che subiscono le stesse ingiustizie, che come te sono sfruttati ed è facile convincersi che uniti si vince.
Ed è da questa volontà di affrontare i problemi nella fabbrica e nella società, convinti di risolverli positivamente per noi che è esplosa la partecipazione e con la partecipazione tutto un fiorire di nuovi modi di fare, comportarsi ed agire. Affrontare i problemi sociali in modo collettivo, ragionato e coordinato: essere capaci di darsi nuove strutture, di avere nuove funzioni; conquistarsi un nuovo posto e ruolo nella società non è impossibile e non è neanche difficile; si tratta di colpire in punti diversi gli stessi padroni che già abbiamo vinto in fabbrica.
L'unità che abbiamo ritrovato nella lotta non deve arrestarsi, dobbiamo impegnarci tutti, dare il nostro contributo di idee, dobbiamo partecipare per farla andare avanti. L'unità sindacale • che dobbiamo costruire • darà un serio colpo ai tentativi di rivalsa e reazionari del padronato. Perciò compagni lavoratori, ancora avanti con impegno, Uniti per vincere nella fabbrica e nella Società.
LA REDAZIONE, NELLO SPIRITO DI QUESTO EDI, TORIALE, SI AUGURA CHE IL PROCESSO UNITARIO SI REALIZZI ENTRO BREVE TEMPO E PROPONE Al COMPAGNI DELLE ALTRE OOSS. DI DAR VITA AD UN NUOVO GIORNALE SINDACALE DI FABBRICA PER CONCRETARE, ANCHE CON L'INFORMAZIONE, L'UNITA' DEI LAVORATORI DELLA C.G.E.
Pubblichiamo una poesia di un tornitore a Tommaso Di Cialda » occupato presso una azienda barese, che abbiamo letto con piacere su una rivista.
Stasera sono più sporco che mai; l'officina era un drago che faceva balenare fiamme e fumo.
Ho bocca acre di fumo e le parole acerbe, stasera sono più sporco che mai.
Vorrei lasciare
le- orme delle mie mani nere sul tuo abito bianco
padrone che cammini tra i torni in punta di piedi.
Stiamo attraversando un periodo molto delicato; siamo davvero preoccupati, perchè non crediamo affatto che le parole della direzione siano in buona fede e ci auguriamo sin d'ora di sbagliare in pieno. La C.I. ci ha riferito che la direzione ha detto che a nessuno verrà a mancare il posto di lavoro; per tutto il resto sono faccende che non ci riguardano.
Nella seconda riunione, la direzione ha dato qualche notizietta di carattere marginale, ma il vero succo delle loro decisioni se lo tengono stretto.
I nostri cari industriali si sono sempre sciacquati la bocca con le parole a democrazia e libertà », dicendo Inoltre che i veri democratici sono loro, che discutono serenamente le loro faccende (che non sono affatto le nostre) e fanno liberamente le loro scelte (tutte a loro vantaggio e quindi a nostro danno); mentre noi siamo i dittatori, í violenti, i prepotenti, che non siamo mai soddisfatti e che, invece di fare tanto chiasso faremmo meglio a lavorare assiduamente (come muli) e, quando il nostro Signor Padrone avrà fatto le sue scelte ci darà un elegantissimo calcio nelle natiche, sbattendoci in mezzo alla strada perchè tanto non gli serviamo più.
Un giorno mi capitò di leggere un grosso libro sulla cui copertina c'era scritto: a Codice Civile ».
E' interessantissimo, credetemi! ma tutto quello che vi ho detto poco prima, giuro che non c'era scritto.
Ma... può darsi che nel girare pagina abbia preso due fogli assieme... ho il viziaccio di non bagnare mai il dito!...
Cari signori industriali (anche se siete americani, noi vi parliamo italiano, con la certezza che capirete ugualmente, data la vostra mastodontica istruzione), la democrazia è una parola elementare che deriva dal greco e significa che il potere è nelle mani del popolo (consultate pure le vostre enciclopedie) e se non ave-
te capito bene (dato che siete americani) vuoi dire che ogni decisione non può essere presa se non col consenso del popolo il quale ha eletto i suoi rappresentanti; vuol dire infine, che ognuno di noi è libero di esprimere la propria opinione e di discutere sui propri interessi, quelli vitali che lo toccano direttamente sulla pelle e lo fanno vibrare dalla paura di restare senza cibo.
Voi signori industriali ví siete riuniti tantissime volte ed infine dopo furiose ed accanite discussioni, avete raggiunto un accordo, che, per noi ignari di tutto, potrebbe rappresentare anche il capestro.
La democrazia dunque sarebbe questa?
Allora chiediamo umilmente scusa perchè nella nostra secolare ignoranza avevamo capito tutto alla rovescia. Poveri operai analfabeti che non riescono mai a capir niente! Eh sì, perchè a noi sembrava che quando voi industriali vi riunivate, avreste dovuto invitare anche alcuni rappresentanti dei lavoratori, per poi prendere quelle fatidiche decisioni in comune accordo, e, quindi, mettere al corrente tutti i lavoratori con delle assemblee di fabbrica.
Ma si vede che ci eravamo proprio sbagliati in fatto di democrazia e vi preghiamo di non volercene.
Staremo quindi nell'aspettativa per vedere finalmente quella • vostra » di democrazia, cioè quella americana (dicono che l'America è la culla della democrazia... sic! con la sua mafia, con i suoi gangster, con il suo re dei pomodori pelati e l'imperatore degli stecchini per denti).
Vediamo dunque queste vostre decisioni democratiche; vediamo se le belle parole che ci avete fatto digerire, sono davvero sincere.
Questa è proprio l'occasione propizia per dimostrare « coi fatti » che la vostra democrazia è migliore della nostra. Noi ce lo auguriamo davvero di tutto cuore per il bene di tutti i lavoratori e delle loro famiglie.
DISOCCUPATI
1 milione di disoccupati + 500.000 in cerca di prima occupazione
INFORTUNI
RETRIBUZIONI
63.000
180.000
PENSIONI
5 milioni di lavoratori con pensioni inferiori a 25.000 lire mensili
PRODUZIONE
(1953 = 100)
DIMINUITI I LAVORATORI
CAPITALI ESPORTATI
(dai padroni)
1968 = 1.000 miliardi (circa) *
(pari a 150.000 nuovi posti di lavoro)
AFFITTI
dal 1961 al 1968 +50 % salario speso per affitto = 38,5
TASSE
1.085 miliardi pagati dai lavoratori con trattenuta sulla busta paga per Ricchezza Mobile (1966)
2.729 miliardi pagati dai lavoratori nel 1967 per l'INPS
(su 1000 nati vivi)
ITALIA = 36
U.S.A. = 23
Francia = 22
Olanda = 15
Per il 1969, quasi il doppio e cioè 2.000 miliardi circa.
AUTOVETTURE
1950 = 597
1967 = 1.440
AUTOSTRADE
1960 al 1968 + 1400 Km.
(dai bilanci dello Stato)
polizia stanziati L. 478 miliardi
Giustizia stanziati L. 157 miliardi
NESSUNO HA ANCORA PAGATO
PER QUESTO!
(dal 1947 ad Avola 1968, quando la polizia spara su operai, contadini, studenti)
88 morti
647 feriti
78.000 fermati
EMIGRATI
5 milioni
In questa breve panoramica è data la situazione nella quale viviamo e che fa bene ogni tanto rispecchiarsi per aiutarsi a capire in che mondo viviamo. Ogni dato mette in evidenza un problema.
A qualcuno può far male leggere queste cose ma non ai lavoratori. Così come a qualcuno può dispiacere che noi rendiamo pubbliche certe situazioni, perchè essi sono interessati a tenere tutto nascosto; per loro conta solo l'Italia « ufficiale », quella del « pallone » o della a canzonetta » con la quale si vorrebbe rincretinire la gente.
Ecco perchè i lavoratori lottano, perchè sanno queste cose ed hanno coscienza che si può e si deve cambiare questa società.
Oggi si fa un gran parlare di « libertà e democrazia » ed altro, ma può essere libero un Paese, come Il nostro dove vi è la più alta mortalità infantile fra tutti i paesi industrializzati dell'occidente?; dove 5 milioni (10% della popolazione) di lavoratori sono
costretti ad emigrare per lavorare?i dove vi sono paghe inferiori del 50% al minimo vitale?; dove 5 milioni di vecchi lavoratori hanno meno di 1000 lire al giorno per vivere?, ecc.
Vi può essere libertà se nelle fabbriche non si può parlare, riunirsi, e alla protesta si risponde con le fucilazioni sommarie sulle strade!
Abbiamo anche dei primati (auto, autostrade, produzione) e altri; anche queste cose sono costate care ai lavoratori ma da sole non possono fare la civiltà di un popolo.
La propaganda dei padroni, portata nelle nostre case dalla TV suona come una sirena incantatrice; tutto si dice fuorchè le cose che noi abbiamo qui scritto, e anche quando se ne parla, subito dopo sí avvia un bel valzer per far dimenticare.
Manca la civiltà. Questa società non è fatta per vivere ma per distruggere l'uomo.
La lotta per cambiarla non incomincia oggi, è già cominciata da tempo. Sono i frutti di questa nostra lotta che hanno dato quel poco di civiltà e di progresso, occorre fare più forti le masse che lottano, più decise le azioni.
LA SEZ. SIND. AZIENDALE, MENTRE RINGRAZIA IL COMP. ALBERTO BARBERIS PER LA MODESTIA E L'INTELLIGENTE LAVORO SVOLTO A FAVORE DI TUTTI I LAVORATORI, AUGURA AL COMPAGNO SIMONETTA, CHE SUBENTRA IN COMMISSIONE INTERNA, BUON LAVORO.
LA S.S.A., NELL'INTERESSE DEI LAVORATORI, PUBBLICA, IN QUESTO NUMERO, LA NUOVA TABELLA DEI PREMI POSTO IN VIGORE DAL 18-5-1969 E LA TABELLA DEL PREMIO DI COTTIMO DEL 1°-5-1969 CON L' AGGIORNAMENTO RELATIVO ALL' APPLICAZIONE DEL NUOVO CONTRATTO DI LAVORO, DEL DICEMBRE 1969, PER QUANTO RIGUARDA I PUNTI 100/109 DI COTTIMO.
NUOVA TABELLA PREMI DI POSTO in vigore dall'1-5-1969
OPERAIO DI 18 SUPER L. 100
Se lè Mariett, ti vedo pallido.
Oh si sono strach dè sbatt via, lavoro troppo.
Ma chi te io fa fare? II contratto parla chiaro: 43 ore e mezza di lavoro effettivo e 4 ore e mezza pagate lo stesso. Straordinario niente, proprio qualche ora in caso eccezionalissimo da contrattare con la C. t.
Sì sì Pepín, lo so, ho letto anch'io i punti, ma te set' cumè lè, non so' dír di no.
Guardell lì l'eroe sempre in prima fila, all'avanguardia nello sciopero e adess ha paura del capo.
Ma no, per chi mi prendi? Non è paura del capo, non è ingordiggia, so anche bene che le trattenute aumentano e mangiano lo straordinario, so bene che se vado avanti così faccio la fine dell'« Ugo Brenta », ma
se te vOret la ditta ha bisogno, il mercato tira, è giusto chiedere più diritti, ma bisogna anche capire le esigenze del padrone e della produzione.
Mariett cosa dici mai, sì, è vero deve aumentar-C la produzione ma Investendo più capitale per nuove macchine, non sulla fatica dei lavoratori e invece di pensare al mercato che tira pensa a tì, mi sembri proprio giù di baia, altro che tira, cùsa ne dis la tua miè?
Pepin sún propi un imbranato come sè dis adess. Ora che ci penso è un bel po' che mi giro dall'altra parte, siin propi un siful a laviirà per è1 padrun e la ricchezza mobile, e a minga pensàg a mì e a la salùt. E poi Pepin se è vero che ci portano via la fabbrica da sotto il culo, sarebbe il colmo lavorare tanto per essere buttato fuori prima.
544, 12 x 9,58% (riduz. orario) = lire 52,12.
L. 544,12 + 52,12 = L. 596,24 (paga str.)
Alla sera si aggiunge il 20%.
Al sabato si aggiunge Il 50%.
CALCOLO DELLA RIDUZIONE ORARIO
ORE RETRIBUITE 149,25 — ORE STRAORD. 2,25 —
ORE F.A.S. 4,00 + FESTIVITA' (3 gior.) 24,00 = 167,00
Ore 167.00 x 9,58% = 15,99 ore
Ore 15,99 x 619,92 (Paga Tot.) = L. 9.913 (Riduz. Orario in L.).
La FIOM contesta questa interpretazione, perchè la percentuale deve essere applicata sulla paga effettiva del lavoratore e cioè paga totale + tutto quello che il lavoratore prende con altre voci del suo salario.
Così dobbiamo imporre che lo paghino!!!