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Fabbrica unita9

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Fabbrica Volta

La paura dei padroni

« Andiamo a fischiare l'Assolombarda : dai che i padroni hanno paura! ».

Così gridava un giovane elettromeccanico qualche giorno fa, dopo la conclusione della manifestazione unitaria, mentre dall'Arena si stava avviando con centinaia centinaia di suoi compagni di lavoro a manifestare sotto le finestre dell'organizzazione padronale in via Torino.

Certo quel ragazzo nel suo « eroico furore » aveva veramente ragione. I padroni hanno paura: una paura tremenda di essere sconfitti, di vedersi messi con le spalle al muro dalla forza unita e profondamente combattiva dei lavoratori.

I padroni, la nostra classe dirigente, la borghesia monopolistica, come la borghesia di tutti i Paesi del mondo, sono creati con lo stesso stampo; paternalisti e bonaccioni quando possono e quando ciò fa comodo, reazionari « grintosi » quando i lavoratori respingono le loro manovre e ritrovano la forza unitaria per battersi ad oltranza per la realizzazione dei loro avanzati obiettivi economici di sviluppo democratico.

Quèlla dei padroni è una « paura politica », paura cioè di vedersi tolto di mano il potere assoluto cui essi potenzialmente aspirano. Paura di veder pericolosamente avanzare il potere contrattuale del sindacato, paura di veder aumentare il peso politico delle masse lavoratrici unite.

Perchè di questo si tratta; « togliere il potere ai padroni »: ecco la matrice comune che sta alla base di ogni lotta operaia di questi anni e quindi anche di quella tuttora in corso degli elettromeccanici.

Ecco la questione che fa imbestialire i padroni, che fa scagliare i suoi portavoce ufficiali tipo « Il Sole » o « 24 Ore » contro gli studenti colpevoli ai loro occhi di « sovversivismo » per aver osato schierarsi dalla parte degli operai e solidarizzare con loro invece di rimanersene impassibili, oppure addirittura contro il governo, reo di esser addivenuto a trattative per le aziende a partecipazione statale, rompendo per la priG. ISELLI cont. m IV

L' imponente manifestazione unitaria degli elettromeccanici in sciopero Arena. Da qui partirà il grande corteo per raggiungere la sede dell' Assolombarda in via Torino

LA LOTTA DELLA REDAELLI PER NUOVE CONDIZIONI DI VITA

I lavoratori uniti vinceranno questa decisiva battaglia

Seppure era nota la volontà ferma dei lavoratori della Redaelli di battersi fino in fondo per ottenere un concreto miglioramento dei salari e degli stipendi, la migliore conferma di questa volontà è venuta dalla decisa lotta condotta nei primi giorni di Dicembre. Credo che la Direzione della nostra società abbia capito in. quei giorni come lontano dalla realtà fosse il giudizio che essa dava sullo stato di agitazione esistente nella fabbrica, come lontane dalla realtà fossero le ridicole offerte fatte per tacitare' i lavoratori, come in definitiva sia impossibile ormai frenare quel grandioso movimento in continuo crescendo che in ogni fabbrica elettromeccanica o• siderurgica, piccola o grande che sia racfbglie tutti gli striatati in uno schieramento nuovo, unito come mai lo è stato dal '48 in poi deciso a far compiere un sostanziale balzo in avanti alla condizione operaia. Del resto che cosa speravano i nostri padroni? Speravano forse che i lavoratori si sarebbero accontentati delle poche lire concesse? Se cosi è, bisogna ammettere che i lavoratori sono considerati dai nostri padroni degli essere appartenenti ad una razza inferiore o primitiva. Come è possibile infatti pretendere di concedere aumenti che in definitiva lasciano del tutto invariate le condizioni di vita degli operai mentre di fronte ai loro occhi la classe dirigente italiana ostenta la ricchezza più sfacciata, esalta i profitti, parla di miracoli, conduce una vita che sfiora e spesso vi penetra un clima di orgia, permane generato da uomini che hanno perso il senso

della misura che non sanno, che non vogliono capire'che il mondo è deciso a camminare in un'altra direzione e che vi sono le forze per`realizzare queste aspirazioni?

Allo stato attuale delle cose l'unico risultato che l'intrarillgenza padronale ha ottenuto è di aver fatto aumentare il prezzo che dovrà pagare; non è infatti possibile dimenticare che i lavoratori hanno perso il 5 Dicembre dalle 34 alle 40 ore di lavoro. Deve infatti essere chiaro che tanto più lunga sarà

la lotta tanto più alto sarà il prezzo che essi sono decisi a far pagare. Da questo punto di vista i padroni non debbono farsi alcuna illusione. La lotta condotta ai primi di Dicembre ne è la conferma più evidente. Scesi in sciopero per 24 ore, i lavoratori hanno portato avanti la letta in modo deciso invitando le organizzazioni sindacali a condurre l'azione più a fondo e con maggiore asprezza. Nè deve illudersi la nostra società che l'imminenza di cont. in IV

ANCHE NOVEMBRE È UN MESE CALDO

Centinaia di lavoratori picchettano le fabbriche

Nel mese di luglio si disse che fu un mese « caldo • riferendosi con questo termine non tanto al clima che quest'estate fu più che mite, ma alle possenti manifestazioni antifasciste che scossero da un capo all'altro il Paese e portarono ai fallimento del tentativo di colpo di Stato preparato da Tambroni in aperto connubio con i fascisti. questo mese di novembre non é peró meno caldo del luglio scorso.

Lo sciopero degli elettromeccanici caratterizza questo mese, per la compattezza, lo slancio, la combattività.

Fabbriche come la Fiar, la Siemens, composte in prevalenza da manodopera giovanissima ed in grande parte femminile lottano come raramente é avvenuto.

Si direbbe che questa nuova classe

operaia, buona parte della quale non é passata attraverso la Resistenza, la Guerra di Liberazione, le grandi lotte dell' immediato dopoguerra, scopre oggi la propria forza e la impegna nello sciopero con lo slancio, la vivacità, l'ardore proprio della gioventù.

Negli anni scorsi abbiamo sostenuto bellissime lotte operaie, eppure quando si parlava di picchettaggio si intendeva qualche decina di attivisti sindacali, di operai d'avanguardia che sovente dovevano anche sostenere lo scontro con la polizia che più di una volta interveniva in difesa. del padronato. Ben diverso é il picchetaggio di queste giornate nelle fabbriche (elettromeccaniche) Siemens, CGE, T IBB ecc ... Cont. in IV

Abbonamento annuo L. 200 - Sosteni ore L. 500 Anno II n. 8 Novembre-Dicembre 1960 Una copia L. 20
PERIODICO DEI LAVORATORI DELLA REDAELLI

CRONACHE DEI REPARTI •

POTENZIAFC E e RAFFORZARE S I Ni MACA-TOD NI I InA IR I CO

Alla fine di un anno che ha confermato la -ripresa dell'azione sindacale operaia attraverso innumerevoli lotte condotte con slancio e passione da tutte le categorie operaie; nel pieno della più importante lotta sindacale che sia stata condotta dal 1945 ad oggi, lotta sindacale articolata in tutti i settori pròduttivi e che trova il suo centro nei settori elettromeccanico e siderurgico, tendente a stabilire un principio nuovo, e cioè la conquista di contratti integrativi settoriali che permettano di incrementare sostanzialmente il reddito degli addetti a quei settori merceologici che maggiormente hanno risentito i benefici portati dal progresso tecnico, riteniamo giusto attirare l'attenzione dei lavoratori su alcuni aspetti fondamentali della situazione sindacale della nostra fabbrica, ciò se vogliamo contribuire con la totalità delle nostre possibilità alla conclusione positiva delle lotte in corso ed a creare le basi per un più rapido sviluppo del sindacato nella fabbrica, così come ognuno di noi auspica.

Non c'è nessun dubbio che sul piano della adesione al sindacato la nostra fabbrica è tra le prime di Milano, in quanto la stragrande maggioranza dei lavoratori è iscritta al sindacato. La FIOM, in particolare, organizza circa il 75% degli operai. Resta tuttavia un

A tutti i lavoratori Fabbrica 'Unita augura BUONE FESTE

forte gruppo di operai che ancora resiste su posizioni di attesa a causa anche del contratto a termine che li lega ad una situazione anormale ed impedisce loro di esercitare un fondamentale diritto. Se possiamo dire co munque che sotto questo punto di vista la situazione è abbastanza soddisfacente non altrettanto possiamo dire della partecipazione attiva dei lavoratori -alla vita del sindacato. E' largamente diffusa la posizione che una volta delegato un gruppo dirigente il dovere di ognuno sia compiuto, con la conseguenza che tutta l'azione sindacale si isterilisce, perde mordente, perchè viene meno al gruppo dirigente lo stimolo critico e tutto il patrimonio di idee che possono esprimersi solo se tutti i lavoratori partecipano ai dibattiti, alla eleborazione della linea sindacale. Lo sviluppo assunto dalla lotta dei primi di Dicembre è una chiara dimostrazione di tutto ciò.

Il fatto che determinate decisioni prese in assemblea sono state superate sta ad indicare come quelle decisioni e quelle prese in seguito non fossero il frutto di un serio dibattito, ma unicamente una presa di posizione 4ellma dal momento di sdegno che non esprimeva il reale pensiero dei

Basta con gli abusi I

lavoratori. Ho preso in esame questo fatto non certo per porlo al centro di -una polemica per vedere se è stato giusto o ingiusto quanto ne è scaturito, ma unicamente per dimostrare quali possono essere i pericoli che le stesse lotte sindacali corrono quando non sono state precedute da un serio dibattito tanto sulle rivendicazioni da porre •quanto sui mezzi per acquisirle. Nessun lavoratore infatti può pensare che sia possibile oggi di fronte alla perfetta organizzazione padronale abbandonarsi ad azioni sparse che seppure forti non possono portare al successo, proprio perchè in esse è il germe della divisione, della polemica, del caos.

Il problema di fondo che si pone quindi ai lavoratori ed al sindacato in questo particolare momento è soprattutto quello della chiarezza. I lavoratori debbono comprendere-che il sindacato non è un organo sovrapposto ' a loro dotato di poteri 'soprannaturali, ma che essi stessi sono il sindacato, essi con la loro adesione, con la critica, col dibattito sereno su tutti i problemi esprimono il sindacato e gli uomini che devono dirigerlo.

I poteri che con le nostre lotte vogliamo conquistare al sindacato nella fabbrica non hanno senso se di pari passo non si costruisce una struttura sindacale nuova che sappia adeguare la sua attività alle nuove esigenze, che vede impegnati tutti i lavoratori in una azione cosciente fino in fondo dei compiti nuovi e complessi che stanno di fronte alla classe operaia.

Dobbiamo operare quindi con spregiudicatezza. Il che non significa rinnegare tutto quanto è stato fatto in questi anni di duri sacrifici, ma vuol dire valorizzare ciò che è stato fatto, perchè proprio grazie alle posizioni di forza raggiunte oggi, possiamo porci nuovi e più avanzati obiettivi.

Per tutto questo il tesseramento al sindacato per il 1961 non deve essere una pura e semplice formalità, ma un atto di piena maturità sindacale dei lavoratori che vogliono sviluppare e mandare avanti il sindacato e con esso nuove e più decisive lotte per la conquista di un posto nuovo per i lavoratori nella società. •

Decisamente alcuni dirigenti della manutenzione e di altri reparti non si sono ancora resi conto che il fascismo è stato sconfitto e che i lavoratori si sono conquistati ben determinate libertà. Ma soprattutto non hanno ancora compreso che quelle libertà non possono più essere annullate. Esse potranno essere minacciate come è avvenuto in Luglio, come avviene ogni giorno da parte di alcuni meschini dirigenti di fabbrica che abdicano alla loro funzione di tecnico per assolvere funzioni di servo, non sempre intelligente, del padrone, ma tutto ciò di fronte alle leggi dello Stato Repubblicano resta scritto come — abuso --, abuso che ad un dato punto non può più essere tollerato.

Come classificare infatti la continua anche se ben camuffata azione antisciopero che costoro conducono nei confronti dei lavoratori? Come valutare la loro indebita pressione su lavoratori che nel corso degli scioperi sono in servizio per eventuali casi di emergenza tesa a far loro compiere lavori di normale attività produttiva? Come, se non come un aperto abuso di autorità?

Se, come è stato dichiarato, determinati operai sono in fabbrica a far niente, resta sempre la possibilità di rivedere gli accordi, dato che questi lavoratori sono ben lieti di scioperare con i loro compagni, ma non si ha il diritto di offenderli mentre compiono un loro preciso dovere concordato dalle parti.

Vogliamo sperare che coloro che ricorron3 a mezzucci di ogni genere per impedire l'esercizio di un diritto fondamentale per i lavoratori nella speranza forse di acquisire dei meriti, altrimenti per loro irraggiungibili, si rendano conto che la denuncia del loro operato non potrà per l'avvenire restare circoscritta nell'ambito della fabbrica, ma verrà ampliata ai giornali cittadini ed agli organi competenti corredata di tutti i dati necessari a farne chiaramente identificare gli autori.

L' incuria dei servizi i ' leniti

In ogni casa che oggi viene costruita, anche la più modesta, vengono installate apparecchiature igieniche moderne o comunque tali da garantire a chi le abita un minimo di igiene e di pulizia. Il tempo della — turca — sul corridoio ad uso collettivo è ormai finito. Quello che non riusciamo a capire è il motivo per il quale, assieme a tanti altri diritti, quando l'operaio esce di casa ed entra in fabbrica deve perdere anche il diritto di mantenere un minimo di decoro personale e deve, quando è chiamato a soddisfare alcuni bisogni corporali ai quali nessun comune mortale può sfuggire, o, com- • piere — brache — alla mano-rapide corse tra un gabinetto e l'altro, oppure mettersi ad impilare mattoni fino a realizzare un appoggio ai piedi sufficentemente alto da impedire che le parti basse sguazzino nello sterco. Noi non chiediamo certo che vengano installati 1.500 Water, chiediamo solo un numero adeguato di — turche — smaltate e la riparazione di quelle

esistenti nonchè il mantenimento della massima pulizia. •

Ma l'incuria dei servizi igienici non si esaurisce ai gabinetti; ai vespasiani del Ferro è mancata l'acqua per più giorni e buon per noi che siamo in Dicembre altrimenti dovevamo munirci -di maschera. Altro problema nen meno grave è dato dall'apparizione di ruggine e di nafta nell'acqua degli spogliatoi.

Noi non siamo tecnici in materia, ma siamo certi che se quella fosse acqua potabile anzichè acqua di recupero come probabilmente è, non sarebbero assolutamente possibili appari'zioni del genere.

Noi chiediamo alla Direzione se è proprio necessario che per modificare le cose si ricorra all'ufficio d'igiene od allo sciopero visto che 1' intervento della Commissione Interna avvenuto tempa fà non è servito a portare la Direzione a realizzare i lavori necessari e. garantire l'igiene per i lavoratori.

Nessun rispetto per veri

artefici del progresso

Come volevasi dimostrare i lavoratori più sfruttati della fabbrica, coloro i quali lavorano in condizioni ambientali di temperatura, di aria peggiori di quelle create dagli scienziati per le cagnette degli sputnik, stanno godendo, nella stagione meno indicata certamente nella stagione in cui meno dà fastidio il calore dei forni e dei lingotti, le loro straguadagnate ferie.

Le meravigliose spiagge italiane sono state affollate nei lunghi mesi estivi dalla « gente bene », la stessa « gente bene » che in questa stagione popola i campi di sci delle nostre belle montagne oppure striscia rutilante di

« ori » sui lucidi pavimenti e sui tappeti dei grandi teatri nazionali.

Per i lavoratori dell'acciaieria non c'è stata la spiaggia, i e bagpi » li hanno fatti davanti alla bocca dei forni o alla « fossa » ed oggi che fa freddo vanno in ferie.

Certo la società ci guadagna, infatti i lavoratori in virtù soprattutto delle loro condizioni finanziarie non gireranno il mondo, non 'vedranno la ricchezza che li circonda, non si acuirà l'insofferenza per la loro situazione. Si riposeranno, torneranno in fabbrica pieni di energie a lavorare per il padrone.

In altri Paesi -del mondo e specialmente in quei Paesi dove regnerebbe la « schiavitù », questi operai godono di tana situazione di favore rispetto a tutti, proprio perchè dal loro duro lavoro dipende lo sviluppo di tutta l'economia proprio perchè essi sono i primi protagonisti di ogni progresso tecnico e sociale. Anche nel nostro Paese deve quindi andare ad essi la maggiore attenzione, le migliori cure, la simpatia e la stima di tutta • la società, ed as-. sieme a tutto ciò un adeguato salario che permetta loro una vita degna corrispondente ai duri sacrifici ai quali sono sottoposti in fabbrica. -

COSE CHE CAPITANO ALLA REDAELLI

Studenti e uomini di cultura a fianco degli elettromeccanici

Come già ,durante la lotta dello scorso anno per il rinnovo del contratto di lavoro dei metallurgici; anche in questa lotta gli studenti universitari si sono apertamente schierati a fianco dei lavoratori riconoscendo con ciò la giustezza della lotta, l'importanza che essa •assume per tutto il movimento democratico, per tutto il paese.

Alla Siemens, alla Face, all'Autelco, gruppi di universitari con cavtelli inneggianti lo sciopero e la solidarietà con i lavoratori in lotta hanno svolto una intensa, significativa opera di picchettaggio.

Non è questa la sola manifestazione di solidarietà che si registri in questi giorni. Nei giorni scorsi un gruppo di intellettuali si è incontrato con i lavoratori in sciopero presso la sezione Novelli del P.C.I. (nelle vicinanze della Siemens) per un proficuo scambio di opinioni, per una maggior reciproca conoscenza.

La stessa organizzazione degli universitari milanesi, di fronte alla imponenza dello sciopero, alla durezza della lotta ha sentito la necessità di prendere pubblicamente posizione con il comunicato diramato alla stampa che qui di seguito pubblichiamo.

La segreteria dell'Unione Goliardica Milanese ha deciso di costituire una cassa di resistenza per sostenere lo sciopero dichiarato concordemente dalle tre organizza- zioni 'sindacali di categoria della -CGIL, CISL e UIL. Lo sciopero in corso, uno dei piú, imponenti del dopoguerra, ha acquistato un particolare significato per la posizione di assoluta intrasigenza assunta da pochi gruppi monopolistici che controllano l'associazione padronale. Tale intrasigenza non appare fondata su attendibili motivi di carattere economico, quanto sul preciso intento delle forze padronali di bloccare ogni radicale tentativo di adeguare il rapporto di lavoro alle esigenze e ai diritti della classe lavoratrice. L'intransigenza nasconde quindi il preciso intento politico di instaurare nelle fabbriche prima, nel Paese poi un reginìe intimidatorio e autoritario.

. Gli studenti universitari dell'Unione goliardica milanese, che in questi giorni sono scesi al fianco dei lavoratori organizzando picchetti dinanzi alle fabbriche in sciopero, proprio perché sono convinti che la causa della democrazia sia vittoriosa nella misura in cui si rispettano le libertd costituzionali di tutti i cittadini, considerano perció inammissi, bile la presenza della forza pubblica in pieno assetto di guerra dinanzi alle fabbriche •in sciopero, quasi che nell'esercizio di un loro diritto, sancito dalla Costituzione gli operai, gli impiegati, i tecnici siano considerati dei 'nemici dello Stato. I mitra col caricatore innestato, i tascapane di bombe lacrimogene, l'ostentazione intimidatrice della armi denunciano un asservimento del potere esecutivo alle strutture conservatrici dello Stato in difesa di interessi di parte.

Gli universitari delPU.G.M. si rendono conto che un servizio d'ordine possa rendersi necessario; quel che non sono disposti ad accettare é una presenza armata delle forze del•

l'ordine che simboleggia una frattura implicita fra la popolazione lavoratrice e lo Stato, frattura che si é concretata negli episodi luttuosi del luglio con l'assassinio di Stato di cui sono state vittime cittadini di Reggio Emilia, Licata, Palermo.

Data l'importanza che sta assu-' mendo la grande battaglia sindacale in corso, i goliardi dell'U.G.M. impegnano ogni loro energia per appoggiare l'azione del sindacato. Per questo, oltre ai picchetti, intendono concretare la loro solidarietd organizzando una sottoscrizione tra gli universitari, e tutti coloro che accettano il giudizio della situazione dato dai goliardi.

Presso la Casa della Cultura in via Borgogna n. 3 tel. 794.467 a partire dal giorno 24 novembre e per tutta la durata delo sciopero saranno presenti nostri incaricati per ricevere le sottoscrizioni.

Universitari! Ricordate , che gli uomini di cultura hanno trovato sempre soltanto nell'unitd con la classe lavoratrice il senso e la prospettiva della lord azione.

Universitari! Sottoscrivete f a te sottoscrivere e collabìrate al successo di questa iniziativa.

Alla data di uscita del giornale gli studenti avevano già raccolto

oltre mezzo milione

a favore degli elettromeccanici in lotta a tempo indeterminato

V1"1"--TOIRIO

Una vita per la causa dei lavoratori

il 3 Novembre 1957 moriva a Lecco. il com2agno Giuseppe Di Vittorio, Segretario Generale della CGIL.

La sua è stata una vita interamente de. dicata alla causa dell'emancipazione dei lavoratori.

Nato a Cerignola 1'11 agosto 1892 a 7 anni rimase orfano e dovette andare a lavorare.

A 12 anni davanti alla bandiera della lega sindacale, come era tradizione dei braccianti pugliesi. giurò fedeltà alla causa dei lavoratori.

A 13 partecipò al primo sciopero generale nel corso del quale venne ucciso un suo amico.

Il giovane bracciante che aveva potuto frequentare solo le prime 2 classi elementari ma che si dedicava per tutto il tempo libero allo studio, divenne presto uno stimato dirigente.

11 19 febbraio 1921 Di Vittorio tenne la commemorazione di un giovane ucciso durante lo sciopero. Arrestato ed incarcerato il 22 maggio 1921 si vide chiamare dal direttore del carcere che gli comunicava la sua elezione a , deputato.

Nel 1926 condannato dai tribunali lasciti a 12 -anni di prigione riuscì ad espatriare in Francia dove con Achille Grandi e Bruno Futazi ricostituì la Confederazione Generale del Lavoro. -

Nel 1936 partecipò in qualità di conamis sazio della XI Brigata alla difesa di Madrid contro le truppe fascite.

Arrestato a Parigi nel luglio del 1941 venne trasportato nelle carceri italiane ove rimase sino all'agosto del 1943.

Al primo congresso della CGIL, Di Vittorio venne confermato Segretario Generale. In seguito, all'atto della sua costituzione divenne Presidente della Federazione Sindacale Mondiale.

Il bracciante pugliese era diventato il massimo dirigente sindacale dei lavoratori di tutto il mondo.

La massima preoccupazione di G. Di Vittorio fu sempre l'unità dei lavoratori.

Quando a Lecco, nel corso di un comizio, fu colpito dall'attacco che doveva stroncargli la vita, le ultime parole che Egli pronunciò furono:

« LOTTATE UNITI, RESTATE UNITI ". Nel suo ricordo milioni di lavoratori lottano oggi uniti per la propria emancipazione.

Alessandro Nevsky

Un grande film sovietico del 1938 diretto da Eisenstein

«Chiunque osi venire in Russia con le armi in pugno troverà contro di sè tutto il popolo russo e, inesorabilmente, sarà ricacciato con la forza delle armi ».

Queste le ultime parole che echeggiano nella sala dell'Arlecchino alla fine del grande film sovietico « Assandro Nevsky ».

Realizzato intorno sì '38, il film di Eisenteìn, ha un tono profetico veramente agghiacciante e, nello stesso tempo, esaltante: previsto lo scatenamento della guerra da parte dei nazisti, prevista l'invasione dell' URSS a parte della Wermachkt, ma prevista anche la grande, trionfale vittoria finale dell'Armata Rossa, della Resistenza- popolare sovietica.

Sotto gli allucinanti costumi bianchi dei Tentoni non è difficile riconoscere le camicie brune delle SS, e nel principe Alessandro, che, t entro gli agrari, i trafficanti ed i preti, chiama „a raccolta soldati, contadini ed artigiani a lottare contro l'invasore, viene spontaneo, nella sintesi artistica che Eisentein ci propone, simboleggiare il potere del soviet, il. Partito, la coscienza civile della Russia bolscevica.

La « profezia » di Eisentein, filtrata attraverso il racconto di una storia antica (ancora i russi avevano i principi!), che preannuncia storicamente la, guerra nazista, la Resistenza della grande Russia del popolo, ci ricollega con quella de eIl mostro di Dusseldorf », un altro grande film -Mei passato, che, insieme al « Nevsky », riceve oggi un grande successo di pubblico.

Anche il film di Fritz Laim, regista tedesco che con il Terzo Reich fu costretto, a rifugiarsi in America, è altrettanto profetico ed ammonitore. Anch'esso, con una « storia privata » che assume significato storico, che insomma, fra le righe di un fatto di cronaca, risale ad un giudizio, a dire il vero più morale che storico, sulla Germania prenazista, Anch'esso, dunque, ci parla con dei simboli: il momostro' di Hitler, con il suo patologico, folle profilo di uomo del potere ad ogni costo; la polizia il consiglio comunale di Dusseldorf sono la borghesia, legata a privilegi, cadreghini. incapace di dirigere una situazione; la malavita, fuori della società ufficiale ma organizzata come una effet-

tiva società (ricordate « L'opera de tre soldi » di Brecht? ), è il proletariato tedesco ancora indeciso, senza direzione politica, spontaneamente ribelle e anticonformista.

Sui nostri schermi quindi, la parabola del nazismo: la sua nascita nel « Mostro di Dusseldorf », la sua sconfitta definitiva dell'« A. Nevsky ».

Se si considera che « Il dittatore folle » (documentario sulla storia del terzo Reich), e Kapò » e « Notte e nebbia » (sui campi di concentramento nazisti) sono stati vietati ai minori di 16 anni senza nessuna ragione apparente, se non quella di parlar chiaro sul significato storico di fascismo e nazismo, non c'è che da fare una sconsolata ammissione: se chi sequestra e censura preoccupato com'è di difendere gli interessi reazionari, avesse più perspicacia ed acume intellettuale, sicuramente, con il vento che tira, non avrebbe fatto passare « il mostro » e il « Nevsky ».

E' il caso, e non c'è da rammaricarsene, di ringraziare una volta tanto l'ignoranza. LUIGI

ALLORI Una iniziativa dell'
UGI - Incontro tra operai ed intellettuali CINEMA

Siamo con voi!

Di fronte alle barbarie colonialiste e dei « paras » francesi in Algeria di questi ultimi giorni c'è da rimanere inorriditi Centinaia di uomini, donne e bambini sono stati selvaggiamente attaccati e uccisi dalla furia di forze che vogliono con ia violenza impedire all'eroico popolo algerino di conquistarsi la propria libertà e indipendenza.

Il sangue dei mussulmani, dei patrioti algerini versato nelle strade di Algeri, di Orano e di tante altre località dice però a tutto il mondo che la loro lotta, il loro sacrificio non sarà vano.

Nessuna forza o arma, per terribile che sia, riuscirà mai a impedire ai popoli coloniali di conquistare la propria indipendenza.

I lavoratori della Redaelli sono solidali col popolo algerino, ai quali augurano di tutto cuore di poter vincere definitivamente e il più presto possibile questa loro eroica lotta nell'interesse della pace e dell'amicizia fra tutti i popoli del mondo!

•••••••111.~....ea rane.

Giunte difficili per la DICI

Con il voto del 6 Novembre vi è di fatto uno spostamento del corpo elettorale a sinistra specie in quelle città ove le forze si equilibravano.

Si parla di « Giunte difficili », mentre in realtà, come chiaramente si vede nella precedente tabella, non sono affatto difficili, a condizione che la sinistra sia unita e sulla base di chiari programmi imponga alla D C quelle scelte politiche che essa non vuole fare.

A Milano, Genova, Torino, Venezia, Firenze, PCI-PSDI-PSI-Radicali, hanno raggiunto la maggioranza dei seggi nei Consigli Comunali e sono perciò in grado di costituire oggi una alternativa alla DC.

Se si vuole rompere il monopolio del potere DC, occorre l'unità di tutta la sinistra.

Le giunte difficili, sono difficili si, ma per la DC.

Carriera

L'ipocrisia è la dote più sviluppata nella personalità della classe dirigente italiana.

Li sentirete questi capitani d'industria alla radio, li leggerete sui giornali, ognuno di loro avrà da dirvi che al disopra di tutto sta la difesa delle libertà, della dignità, della personalità dell'uomo che lavora.

Poi entrate in una fabbrica, dove costoro sono padroni e possono quindi mettere in pratica il sacro " verbo", dove anzi sono stimolati a tradurre in realtà tutto ciò dalla pressione operaia e vi trovate di fronte non più il rubicondo paccioccone " capo famiglia" tanto caro ai preti di campagna ma, al padrone egoista, ipocrita, incurante di tutto fuorchè dei suoi profitti. Essi dicono: in regime borghese l'uomo è libero di esprimere il meglio di sè stesso, ha aperto di fronte a sè tutte le strade. E' vero, se spostando da un posto di lavoro ad un altro un operaio se ne trae profitto, l'operazione sarà compiuta, ma se una macchina sostituirà un operaio specializzato, questi diventerò manuale. Se l'età e gli acciacchi dovuti al duro lavoro di tutta una vita si fanno sentire, non ti resta che uscire dalla fabbrica o ritirarti in un posticino qualsiasi, magari a ramazzare. Se una delle tante o terribili malattie professionali ti hanno roso le viscere creperai in miseria in un ricovero di carità.

Per i dirigenti è diverso, per loro è un continuo salire, e quando sono incartapecoriti ben bene e non c'è proprio più niente da fare, ci saranno tutte le cure, le più costose che li terranno nel mondo dei vivi il più a lungo possibile. Dignità, libertà, per-

operaia

sonalità per costoro ha significato quindi solo nei riguardi della propria persona. Per l'operaio l'unico mezzo per ottenere la libertà è quello di battersi per strappare il potere alla classe più ipocrita che la storia abbia procreato.

IL CRONISTA FIL5SOF0

Troppo elevato l'aumento al laminatoio

Un formidabile aumento di paga è stato concesso agli addetti alla gabbia sbozzatrice del Laminatoio Lamiere in virtù di un maggior numero di — bidoni — che essi lavorano con la riduzione dei passaggi. Ecco le cifre: in due mesi l'aumento è oscillato tra le 280 lire e le 500 lire per operaio.

Ogni commento ci pare superfluo, ci limiteremo a ricordare alla Direzione che un pacchetto di 20 esportazioni costa 220 lire e che fra pochi giorni inizia il 1961.

FABBRICA UNITA

Periodico dei lavoratori della Radaelli direttore responsabile

BRUNO CREMASCOLI

Registr. del Trib. di Milano n. 5271 del 20 Aprile 1960

Redazione e Amministrazione

Via M. Palnrnbino, 4 Tip. Porpora - Tel. 23.61.:36•

CONTINUAZIONI DALLA PRIMA PAGINA

La paura dei padroni ma volta lo 'schema fisso di sottomissione al frònte padronale della Confindustria.

Si tratta dunque di creare dei centri di potere operaio all'interno e fuori della fabbrica, attraverso il rinnovamento, anche strutturale se necessario, delle organizzazioni sindacali e il potenziamento in senso unitario delle viste come primo nucleo di elaborazione delle rivendicazioni operaie.

Ma ciò non basta; occorre ricreare nel sindacato uno spirito nuovo, di fiducia nelle prospéttive di lotta future, aprire il sindacato a forze nuove, giovanili, far « conquistare » in massa il sindacato ai giovani, sviluppare le loro capacità di direzione, spingerli alla partecipazione attiva al dibattito sindacale.

Questa è la premessa nei cessaria perchè il problema della unità sindacale venga posto in termini concreti.

Ma occorre anche agire sul piano politico. Risolvere il problema delle « giunte difficili », dare una sistemazione democratica alla giunta di Milano. L'insegnamento delle lotte operaie è anche questo: far fallire i tentativi trasformisti e manovrieri del padronato, annullare le debolezze e i pericoli di sottomissione e compromesso che purtroppo circolano in organizzazioni operaie, porre in piena luce la chiara volontà dei lavoratori: divéntare finalmente classe dirigente.

Centinaia di lavoratori picchettano le fabbriche

—Centinaia a volte migliaia di giovani e ragazze picchettano le en-

trate, impongono il rispetto del diritto costituzionale di sciopero, danno ai tiepidi, ai codardi, ai leccapiedi solenni lezioni di coscienza di classe di dignità.

In alcuni casi la lezione non si limita a fischiate assordanti ed al lancio di qualche polposo frutto di stagione, va oltre, conseguenza questa della caparbietà degli industriali ma anche della cupidigia di massa si afferma come una forma decisiva, afficace di lotta, e che si impone all'attenzione dell' opinione pubblica, richiamando alla realtà della lotta di classe industriali ed autorità.

Abbiamo trascorso queste serate, le lunghe ore di sosta mattutina davanti ai cancelli manifestando il nostro sdegno contro padroni e dirigenti, ed il nostro ribrezzo verso i traditori dell' unità operaia, verso coloro che dovrebbero provar vergogna a guardare in faccia i propri compagni di lavoro.

Forse piú di un dirigente in questi giorni si sovverrà di un vecchio, saggio proverbio: « Chi semina vento raccoglie tempesta •.

I lavoratori vinceranno

agitazione che investiranno tutto il settore siderurgico svuoteranno l'azione a' livello aziendale, perchè finchè resterà anche un solo problema insoluto i lavoratori della Radaelli si batteranno per risolverlo.

L'idea di scioperi lunghi e gravosi non spaventa più gli operai, in primo luogo perchè hanno ritrovato l'unità, in secondo luogo perchè hanno la certezza che si stanno combattendo in Italia delle battaglie decisive che vanno oltre le stesse rivendicazioni salariali per affriontare direttamente i problemi più generali del rapporto di lavoro, della contrattazione a tutti i livelli del salario e degli stipendi, della posizione del lavoratore nella società nazionale.

Uniti si vince, nessun dubbio per nessuno; i lavoratori vinceranno questa decisiva battaglia.

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