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Anno II n. 7
Settembre 1960
Fabbrica unita PERIODICO DEI LAVORATORI DELLA REDAELLI IL MIRACOLO ECONOMICO
LE ELEZIONI DEL 6 NOVEMBRE
Battere la D.C. Le prossime elezioni del 6 Si dice, da parte di elenovembre (anche se ammimenti responsabili del movinistrative) rivestono un camento democratico-popolare, rattere di estrema importanche la prossima campagna za e sono determinanti agli elettorale deve avere un bereffetti di un positivo svilupsaglio: le destre reazionarie po della attuale nostra siche dominanq la vita polituazione politica. tica nel nostro Paese. GiuAlcune cose innanzitutto stissimo ciò, ma insufficienmeritano di essere prese in te, perchè la pericolosa avconsiderazione: per prima la ventura neofascista è già stanecessità, anche da noi più ta « bersagliata », smascheravolte sottolineata, di una ta e battuta con sanguinosi svolta politica che tenga consacrifici dal popolo italiano. to delle necessità, dei biso. Bersaglio del movimento gni, delle aspirazioni, degli democratico e del voto delle slanci di milioni e milioni masse popolari deve essere di operai e lavoratori, svolta la D.C., il suo monopolio che è stata raggirata, elusa del potere, la sua politica, le dalla attuale classe dirigensue degenerazioni totalitarie te dopo la caduta di Tam- come le sue insidie centribroni, ma che ha preso forste. ma chiaramente, è diventata Qui sta il pericolo per la una sempre più lucida prodemocrazia: nella insaziabile spettiva reale nella mente sete di potere della D.C. che di tutti i democratici. non è per niente venuta meMa occorre che gli operai, no neppure dopo la tremeni giovani soprattutto, apda condanna popolare di luprendano alla scuola degli glio. Della D.C., intendiamoavvenimenti, traggano lezioct, tutta intiera, anche della ne dai fatti di luglio, facciasinistra »: cioè di quella D. no tesoro di ciò che tutti C., che pur essendo interabbiamo visto, vissuto, annamente lacerata, profittanche dolorosamente sperimendo delle debolezze, delle patitato in quelle infuocate giorre, delle incomprensibili (ma nate in cui sembrava fosse non troppo) reticenze dei sedi nuovo esplosa con tqtta dicenti democratici, può. oggi la sua odiosa carica la snoG. Iselli continua in 4.a pagina lenza fascista.
Una vittoria contro la Edison Il 21 luglio 1960, dopo un lungo ed animato dibattito, il Consiglio comunale di Milano ha deliberato a grande maggioranza (56 voti contro 12) di assumere la gestione diretta del pubblico servizio di produzione e distribuzione del gas e di procedere, conseguenzialmente, al riscatto del complesso degli impianti di proprietà dell'attuale concessionaria: la Edison-gas. In tal modo è stato fatto il passo decisivo per la municipalizzazione di un importante servizio pubblico gestito da un trentennio dalla Edison. L'avvenuta approvazione della delibera da parte della G.P.A. rende ormai definitiva tale decisione. Rimane ora soltanto d'accelerare la procedura per la determinazione del prezzo del riscatto sulla base dell'offerta fatta dal Comune (15 miliardi) eventualmente, ricorrendo alla procedura di arbitrato prevista dalla legge. Con il voto del 21 luglio si è così conclusa una lunga ed importante fase della lotta per sottrarre al monopolio
Edison uno dei servizi essenziali per la città di Milano, una lotta ingaggiata dalle forze popolari per liberare l'amministrazione municipale da una grave ed opprimente ipoteca accesa con l'atto di concessione del 6 giugno 1931, autentico contratto capestro » per il municipio, sottoscritto dal podestà Marcello Visconti di Modrone e dall'ing. Piero Ferrerio, allora presidente della Società Anonima Servizi Pubblici e Partecipazioni del gruppo Edison. Il monopolio di Foro Buonaparte si è battuto accanitamente, con tutti i suoi uomini, con tutti i suoi mezzi per impedire la municipalizzazione. Ha tentato fino all'ultimo di disorientare la pubblica opinione utilizzando le proprie pubblicazioni, affiggendo manifesti murali, diffondendo opuscoli, orchestrando una furiosa campagna dei giornali «amici»: in primo luogo il «Corriere della Sera» dei Crespi che sono direttamente interessati nel Gruppo Edison. continua in 4.a pagina
Alti profitti bassi salari Sono veramente tempi d'oro per i padroni delle ferriere, la congiuntura favorevole ha spinto la produzione ai massimi livelli. Dalle 75 mila tonnellate di acciaio prodotte nel 1953 è passata alle 140 mila del 1959, alle 150* mila preventivate per il 1960 e già si prospetta un ulteriore aumento per il 1961. Decine di migliaia di tonnellate in più dì acciaio, decine di milioni in più di profitti. Le cose vanno bene, molto bene e gli stessi dirigenti della nostra società lo ammettono gongolanti. Il merito di tutto ciò, però, secondo il padrone, va alle innovazioni tecniche, alla riorganizzazione del lavoro per cui torto hanno i lavoratori a pretendere una migliore distribuzione del reddito. Nessuno può negare che il progresso tecnico abbia decisamente contribuito al Vertiginoso aumento della produzione, i fatti però dicono ancora una volta che sono i lavoratori, questi uomini tanto odiati e temuti, a determinare con il loro duro lavoro l'accumulazione di ingenti profitti da parte del padrone. L'accelerazione dei tempi di colata, le colate in forni a capacità maggiori, l'introduzione del lavoro domenicale, la insufficienza degli organici sono tutti elementi a favore del padrone-the rendono però la vita estremamente dura ai 280 lavoratori dell'acciaieria. Nello scorso 'mese di giugno i lavoratori stanchi di fare 16 ore di lavoro su 24 alla domenica, si sono ribellati ed hanno ottenuto la soppressione del secondo turno domenicale limitatamente, però, al periodo estivo (21 giugno, 21 settembre). Il 21 settembre è. arrivato, i lavoratori però non si sentono di riprendere la vecchia maratona che li porterà sfiniti alla pensione. Il padrone vuole lavorare 21 turni alla settimana? Lo faccia! Si appresti-
no però gli organici, si formi la quarta squadra. Non è concepibile infatti che per aumentare i profitti del padrone, senza contropartita, si riduca la vita dei lavoratori ad una marcia forzata inumana, quando in altri paesi i siderurgici, proprio in virtù del progresso tecnico e della durezza del lavoro che compiono, godono di una situazione di privilegio con la giornata lavorativa di 6 ore. Nella nostra fabbrica non solo si fanno otto o più ore, non solo si pretende che un operaio che esce alle sette del mattino rientri alle quindici dello stesso giorno, ma addirittura si trova difficile far fare le ferie ed i riposi di conguaglio. E' paradossale che a tutto il 31 agosto i 280 lavoratori dell'aoraieria debbano ancora usufruire di circa tremila giornate tra ferie e conguaglio il che significa una media di 120 lavoratori che usufruiranno delle ferie nei mesi autunnali ed invernali. Chi, se non dei lavoratori che svolgono il loro lavoro a temperature impossibili ha il diritto a godere le ferie nei mesi più caldi? Forse i capi servizio, i dirigenti che hanno il ventilatore sulla scrivania? Gli organici sono sufficienti, ci dicono con autorità i nostri dirigenti. Tanto sufficienti che non possono andare in ferie più di, dieci lavoratori al giorno; di questo passo a fine anno avremo *ancora più di duemila giornate di ferie scoperte. La realtà è che gli organici sono insufficienti, la realtà è che la sete di profitto sta sempre più trasformando la classe dirigente italiana in una compagine di sfruttatori. La realtà dice però anche che, caduta la maschera del paternalismo, sta rapidamente maturando l'ora di porre termine ai sacrifici, alle miserie, sulle quali si è costruito fino ad ora il «miracolo a nel portafoglio dei capitani d'industria.
Catechizzato il diavolo ? La nostra società si è sempre atteggiata a buona góvernante di una idilliaca famiglia, dove chi ha su di sé il peso, la responsabilità della direzione della casa non è pensoso d'altro che di garantire il pranzo, la cena e tutti i comfort possibili ai propri congiunti. E' un atteggiamento questo prettamente clericale che la -classe dirigente italiana ha ereditato dalle vecchie generazioni oscurantiste che hanno fondato per decenni il loro potere sulla miseria e sull'ignoranza. Oggi, nell'era atomica, nell'era degli sputnik, assodato ormai che la terra è quasi tonda, diventano anacronistiche le lacrime del buon papà ed anzichè commuovere, muovono al riso in certe circostanze, al disprezzo in altre. Fra le cause che muovono al disprezzo oltre alla condizione operaia
che va mano a mano peggiorando, emerge la veramente triste ed umiliante situazione dei dipendenti delle aziende appaltatrici delle quali i nostri buoni tutori si servono per sommare profitti ai profitti protetti dalle materne ali dei governi « democratici s e « cristiani a. E' da capo famiglia permettere che il fratello maggiore intaschi parte della mancia già decurtata del fratello minore? E' da cristiani permettere che decine di poverelli percepiscano paghe di 160-180 L. ora come gli operai della S. Biagio oppure 850 L. al giorno come le donne della mensa? I buoni papà di questa specie non possono che finire all'inferno e chissà che là tra unti imprecazione e l'altra non trovino il tempo di catechizzare il diavolo.