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Fabbrica unita7

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Fabbrica unita

PERIODICO DEI LAVORATORI DELLA REDAELLI

LE ELEZIONI DEL 6 NOVEMBRE

Battere la D.C.

Le prossime elezioni del 6 Si dice, da parte di elenovembre (anche se ammi- menti responsabili del movinistrative) rivestono un ca- mento democratico-popolare, rattere di estrema importan- che la prossima campagna za e sono determinanti agli elettorale deve avere un bereffetti di un positivo svilup- saglio: le destre reazionarie po della attuale nostra si- che dominanq la vita polituazione politica. tica nel nostro Paese. GiuAlcune cose innanzitutto stissimo ciò, ma insufficienmeritano di essere prese in te, perchè la pericolosa avconsiderazione: per prima la ventura neofascista è già stanecessità, anche da noi più ta « bersagliata », smascheravolte sottolineata, di una ta e battuta con sanguinosi svolta politica che tenga con- sacrifici dal popolo italiano. to delle necessità, dei biso. Bersaglio del movimento gni, delle aspirazioni, degli democratico e del voto delle slanci di milioni e milioni masse popolari deve essere di operai e lavoratori, svolta la D.C., il suo monopolio che è stata raggirata, elusa del potere, la sua politica, le dalla attuale classe dirigen- sue degenerazioni totalitarie te dopo la caduta di Tam- come le sue insidie centribroni, ma che ha preso for- ste. ma chiaramente, è diventata Qui sta il pericolo per la una sempre più lucida pro- democrazia: nella insaziabile spettiva reale nella mente sete di potere della D.C. che di tutti i democratici. non è per niente venuta meMa occorre che gli operai, no neppure dopo la tremeni giovani soprattutto, ap- da condanna popolare di luprendano alla scuola degli glio. Della D.C., intendiamoavvenimenti, traggano lezio- ct, tutta intiera, anche della ne dai fatti di luglio, faccia- sinistra »: cioè di quella D. no tesoro di ciò che tutti C., che pur essendo interabbiamo visto, vissuto, an- namente lacerata, profittanche dolorosamente sperimen- do delle debolezze, delle patitato in quelle infuocate gior- re, delle incomprensibili (ma nate in cui sembrava fosse non troppo) reticenze dei sedi nuovo esplosa con tqtta dicenti democratici, può. oggi la sua odiosa carica la sno- G. Iselli lenza fascista. continua in 4.a pagina

Una vittoria contro la Edison

Il 21 luglio 1960, dopo un lungo ed animato dibattito, il Consiglio comunale di Milano ha deliberato a grande maggioranza (56 voti contro 12) di assumere la gestione diretta del pubblico servizio di produzione e distribuzione del gas e di procedere, conseguenzialmente, al riscatto del complesso degli impianti di proprietà dell'attuale concessionaria: la Edison-gas.

In tal modo è stato fatto il passo decisivo per la municipalizzazione di un importante servizio pubblico gestito da un trentennio dalla Edison.

L'avvenuta approvazione della delibera da parte della G.P.A. rende ormai definitiva tale decisione. Rimane ora soltanto d'accelerare la procedura per la determinazione del prezzo del riscatto sulla base dell'offerta fatta dal Comune (15 miliardi) eventualmente, ricorrendo alla procedura di arbitrato prevista dalla legge.

Con il voto del 21 luglio si è così conclusa una lunga ed importante fase della lotta per sottrarre al monopolio

Alti profitti bassi salari

Sono veramente tempi d'oro per i padroni delle ferriere, la congiuntura favorevole ha spinto la produzione ai massimi livelli. Dalle 75 mila tonnellate di acciaio prodotte nel 1953 è passata alle 140 mila del 1959, alle 150* mila preventivate per il 1960 e già si prospetta un ulteriore aumento per il 1961.

Decine di migliaia di tonnellate in più dì acciaio, decine di milioni in più di profitti.

Le cose vanno bene, molto bene e gli stessi dirigenti della nostra società lo ammettono gongolanti. Il merito di tutto ciò, però, secondo il padrone, va alle innovazioni tecniche, alla riorganizzazione del lavoro per cui torto hanno i lavoratori a pretendere una migliore distribuzione del reddito.

Nessuno può negare che il progresso tecnico abbia decisamente contribuito al Vertiginoso aumento della produzione, i fatti però dicono ancora una volta che sono i lavoratori, questi uomini tanto odiati e temuti, a determinare con il loro duro lavoro l'accumulazione di ingenti profitti da parte del padrone.

L'accelerazione dei tempi di colata, le colate in forni a capacità maggiori, l'introduzione del lavoro domenicale, la insufficienza degli organici sono tutti elementi a favore del padrone-the rendono però la vita estremamente dura ai 280 lavoratori dell'acciaieria. Nello scorso 'mese di giugno i lavoratori stanchi di fare 16 ore di lavoro su 24 alla domenica, si sono ribellati ed hanno ottenuto la soppressione del secondo turno domenicale limitatamente, però, al periodo estivo (21 giugno, 21 settembre). Il 21 settembre è. arrivato, i lavoratori però non si sentono di riprendere la vecchia maratona che li porterà sfiniti alla pensione.

Il padrone vuole lavorare 21 turni alla settimana? Lo faccia! Si appresti-

no però gli organici, si formi la quarta squadra. Non è concepibile infatti che per aumentare i profitti del padrone, senza contropartita, si riduca la vita dei lavoratori ad una marcia forzata inumana, quando in altri paesi i siderurgici, proprio in virtù del progresso tecnico e della durezza del lavoro che compiono, godono di una situazione di privilegio con la giornata lavorativa di 6 ore.

Nella nostra fabbrica non solo si fanno otto o più ore, non solo si pretende che un operaio che esce alle sette del mattino rientri alle quindici dello stesso giorno, ma addirittura si trova difficile far fare le ferie ed i riposi di conguaglio.

E' paradossale che a tutto il 31 agosto i 280 lavoratori dell'aoraieria debbano ancora usufruire di circa tremila giornate tra ferie e conguaglio il che significa una media di 120 lavoratori che usufruiranno delle ferie nei mesi autunnali ed invernali.

Chi, se non dei lavoratori che svolgono il loro lavoro a temperature impossibili ha il diritto a godere le ferie nei mesi più caldi? Forse i capi servizio, i dirigenti che hanno il ventilatore sulla scrivania?

Gli organici sono sufficienti, ci dicono con autorità i nostri dirigenti.

Tanto sufficienti che non possono andare in ferie più di, dieci lavoratori al giorno; di questo passo a fine anno avremo *ancora più di duemila giornate di ferie scoperte. La realtà è che gli organici sono insufficienti, la realtà è che la sete di profitto sta sempre più trasformando la classe dirigente italiana in una compagine di sfruttatori. La realtà dice però anche che, caduta la maschera del paternalismo, sta rapidamente maturando l'ora di porre termine ai sacrifici, alle miserie, sulle quali si è costruito fino ad ora il «miracolo a nel portafoglio dei capitani d'industria.

Edison uno dei servizi essenziali per la città di Milano, una lotta ingaggiata dalle forze popolari per liberare l'amministrazione municipale da una grave ed opprimente ipoteca accesa con l'atto di concessione del 6 giugno 1931, autentico contratto capestro » per il municipio, sottoscritto dal podestà Marcello Visconti di Modrone e dall'ing.

Piero Ferrerio, allora presidente della Società Anonima Servizi Pubblici e Partecipazioni del gruppo Edison.

Il monopolio di Foro Buonaparte si è battuto accanitamente, con tutti i suoi uomini, con tutti i suoi mezzi per impedire la municipalizzazione. Ha tentato fino all'ultimo di disorientare la pubblica opinione utilizzando le proprie pubblicazioni, affiggendo manifesti murali, diffondendo opuscoli, orchestrando una furiosa campagna dei giornali «amici»: in primo luogo il «Corriere della Sera» dei Crespi che sono direttamente interessati nel Gruppo Edison.

continua in 4.a pagina

Catechizzato il diavolo ?

La nostra società si è sempre atteggiata a buona góvernante di una idilliaca famiglia, dove chi ha su di sé il peso, la responsabilità della direzione della casa non è pensoso d'altro che di garantire il pranzo, la cena e tutti i comfort possibili ai propri congiunti.

E' un atteggiamento questo prettamente clericale che la -classe dirigente italiana ha ereditato dalle vecchie generazioni oscurantiste che hanno fondato per decenni il loro potere sulla miseria e sull'ignoranza.

Oggi, nell'era atomica, nell'era degli sputnik, assodato ormai che la terra è quasi tonda, diventano anacronistiche le lacrime del buon papà ed anzichè commuovere, muovono al riso in certe circostanze, al disprezzo in altre.

Fra le cause che muovono al disprezzo oltre alla condizione operaia

che va mano a mano peggiorando, emerge la veramente triste ed umiliante situazione dei dipendenti delle aziende appaltatrici delle quali i nostri buoni tutori si servono per sommare profitti ai profitti protetti dalle materne ali dei governi « democratici s e « cristiani a.

E' da capo famiglia permettere che il fratello maggiore intaschi parte della mancia già decurtata del fratello minore? E' da cristiani permettere che decine di poverelli percepiscano paghe di 160-180 L. ora come gli operai della S. Biagio oppure 850 L. al giorno come le donne della mensa?

I buoni papà di questa specie non possono che finire all'inferno e chissà che là tra unti imprecazione e l'altra non trovino il tempo di catechizzare il diavolo.

Abbonamento annuo L. 200 - Sostenitore L. 500 Anno II n. 7 Settembre 1960 Una copia L. 20
IL MIRACOLO ECONOMICO

* CRONACHE DEI REPARTI *

RISPETTARE I DIRITTI di mensa dei lavoratori

Abbiamo già avuto occasione di trattare su queste colonne il problema della mensa, sottolineando come in alcuni reparti i lavoratori siano costretti a consumare i pasti a più riprese ed in condizioni incivili.

La direzione del Servizio Manutenzione ha voluto confutare quanto da noi scritto nel comunicato, che pubblichiamo integralmente, esposto in manutenzione il giorno 3 u.s. nel quale si ricordano ai lavoratori tutti i loro doveri.

Giuseppe e fratello Redaelli.

Servizio Manutenzione Rogoredo 30-8-1960.

Disposizione di servizio N. 218.

Si richiama il personale tutto alle disposizioni vigenti e cioè: «Il personale che lavora a turno continuato ha a disposizione per la refezione ore 0,30 computate nel periodo di lavoro. La refezione dovrà essere consumata nel reparto in cui presta servizio qualora le esigenze del lavoro lo consentono nel refettorio del

Dirigenti che non vedono ?

servizio manutenzione a questo preciso scopo destinato ».

Il Capo Servizio Manutenzione

Lontani dal disprezzare le disposizioni quando esse tendono a disciplinare umanamente il regolare svolgimento dell'attività produttiva, ci pare che questo comunicato, là dove impone all'operaio di consumare il pasto in reparto, significhi nella sostanza che questo operaio, se verrà richiesto il suo intervento, verrà privato del diritto di consumare il pasto nei 30 minuti stabiliti, così come è avvenuto il giorno 6 u.s. per tre operai di servizio in acciaieria i quali hanno potuto iniziare (ma non concludere perchè nuovamente chiamati al lavoro) il loro pasto alle ore 14 (inizio del lavoro, ore 7 termine ore 15).

Ci pare pertanto che la spettabile direzione, tanto sollecita nel rammentare i doveri ai lavoratori, dovrebbe prendere tutte le misure necessarie affinchè vengano rispettati anche i loro diritti.

Garantite dal contratto le ferie dei lavoratori

L'articolo 12 del Contratto di lavoro dice:

« Il lavoro straordinario deve avere carattere eccezionale ».

Vogliamo chiedere alla direzione e, più da vicino, al Capo Servizio Manutenzione se viene considerato e caso eccezionale » il fatto che i lavoratori vadano in ferie in riposo compensativo, oppure cadono in malattia od in infortunio.

A noi pare di no! in quanto le ferie, (anche se a loro dispiace) tono garantite dal contratto,il riposo compensativo è una causa creata dalla stessa Società, le malattie e gli infortuni sono una conseguenza, le prime, del fatto di essere al mondo, i secondi, spesso dalle condizioni di lavoro, comunque in ambedue i casi vi sono delle statistiche che varianó relativamente ed è compito di chi dirige il valutarle.

Ci pare una richiesta legittima in quanto tutte le volte che dei lavoratori si assentano

dal lavoro per le cause suaccennate, ai lavoratori in servizio viene richiesto, anzi, imposto, lavoro straordinario. -

Che sia un modo come un altro per aumentare lo stipendio e diminuire gli anni di pensione ai lavoratori?

Abbiamo appreso con viva soddisfazione che la direzione si accingeva ad assumere alcune decine di lavoratori con lo scopo di ampliare la produzione ai Laminatoi Ferri e Vergeila. Anche in questa occasione però non poteva mancare la nota stonata. Si è infatti esposta una circolare (da un po' di tempo il tono di queste circolari va scadendo al livello di ordini capolareschi) che predispone l'inventario degli armadietti e degli spogliatoi. Nulla da eccepire sul fatto che un operaio deve avere a sua disposizione un solo armadietto, solo bisogna tenere conto dell'ampiezza dello stesso. Decisamente i nostri armadietti sanno molto di recupero di magazzeno, forse sufficienti trenta anni fa quando agli operai il cappotto era inibito, senz'altro insufficienti e ridicoli oggi, nonchè piccoli sarcofaghi pestilenziali nei mesi caldi e meno caldi.

E' mai possibile che la direzione della società nei suoi piani di ampliamento della fabbrica non abbia trovato un angolino per uno spogliatoio effìcknte, dotato di armadietti nei quali ci possa stare un cappotto, e dotato di acqua meno puzzolente di quella che scorre ad esempio allo spogliatoio Lamiere?

E' mai possibile che nessun dirigente abbia mai visitato senza arrossire dalla vergogna lo spogliatoio acciaieria durante il cambio dei turni? E' mai possibile che nessun dirigente abbia mai visto come sono ridotte le vasche del Ferri?

Ma forse sono domande fuori luogo, hanno visto tutto e sanno tutto, solo che al padrone tutto cia non interessa, a lui interessano i profitti. Le condizioni igieniche e quindi la salute dei lavoratori sono cose estranee ai loro interessi, sono piccole noie da risolversi a colpi di proclami.

La lotta degli elettromeccanici

I 100.000 addetti al settore elettromeccanico sono scesi ieri in sciopero, rispondendo compatti all'invito unitario che le organizazzioni sindacali — FIOM, FIM-CISL, UILM — avevano loro rivolto.

Come si ricorderà rii luglio scorso la FIOM aveva presentato alla Confindustria e all'Intersind le seguenti richieste: sostanziale aumento delle retribuzioni, mediante la istituzione di un premio di produttività collegato adeguatamente al rendimento del lavoro; riduzione dell'orario di lavoro a parità di retribuzione; parità salariale fra lavoratori e lavoratrici; adeguamento e contrattazione delle qualifiche, dei cottimi, degli organici, con una più

elevata e appropriata retribuzione per gli addetti alle catene e alle linee di montaggio.

Anche le rivendicazioni presentate dalla FIM-CISL e dalla UILM sono analoghe a quelle della FIOM.

Avendo sia la Confindustria che l'Intersind rifiutato di iniziare qualsiasi trattativa sul merito di queste rivendicazioni, con trattazione a livello di settore la scusa speciosa che una conviolerebbe il contratto di lavoro recentemente stipulato, l'agitazione che in questo giorno ha avuto inizio, si è dimostrata indispensabile.

Ai lavóratori elettromeccanici in lotta vada il saluto e l'augurio fraterno dei lavoratori della

rfilotorelle al " cimitero „

La Buon'anima Alcide De Gasperi portò in un comizio elettorale a Milano, a testimonianza del miglioramento delle Condizioni di vita dei lavoratori, il fatto che migliaia di essi possedevano la lambretta. Oggi sicuramente gli operai in possesso di un proprio mezzo motorizzato sono aumentati, anche se il suo acquisto costa enormi sacrifici per tutti.

E' sotto questo punto di vista, consapevoli come siamo che nessuno più del padrone può calcolare il valore di questo sacrificio in base al salario che ci liquida, che non riusciamo a capire che cosa si aspetti ad allestite almeno una tettoia per riparare le motociclette e le biciclette dei lavoratori che oggi, per l'insufficienza del deposito, vengono lasciate allo scoperto riportando gravi danni.

E' mai possibile che si sia sempre tanto solleciti a tagliare cottimi, fondi alla Coopera-

tiva, al 'C.R.A.L., alla Mutua e non si trovi il tempo di investire poche migliaia di lire per il deposito cicli e moto?

Ci sembra il caso di ricordare che seppure De Gasperi « sparò » la « novità » per evidenti motivi elettoralistici, lo stesso non ebbe il coraggio di dire che i lavoratori potevano permettersi il lusso di portare di anno in anno il motorino al « cimitero » perchè reso inservibile dall'uso e soprattutto perchè i capitalisti non possedevano lamiere per fornire adeguate tettoie.

FABBRICA UNITA

Periodico dei lavoratori della Radaelli direttore responsabile BRUNO CREMASCOLI

Registr. del Trib. dì Milano n. 5271 del 20 Aprile 1960 • Redazione e AmministrazioneVia M. Palombino, 4 Tip. Porpora - Tel. 273.071

1956 - 1958 così ha votato Rogoredo 1956 PCI 1631 41,4% PSI 1027 ' 26 % PSDI 201 5,1% DC 908 23 % PCI PSI PSDI DC 1958 1762 943 179 921 43,5% 23,3% 4,4% 22,7%
1~114111•11411•1111~11~1111~111~114111.11111~11~11~11~1111~11~41~11~11~1140.111~/ 411111.,11~11~1
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I Operai, impiegati i leggete, di 5qondete " fabbrica 'Unita „

Di ritorno dalla Germania - Est

Un nostro concittadino, tornato recentemente dalla Germania Orientale, ci ha inviato questo articolo sul sorgere di nuove fabbriche e nuove città nel circondario di Furstenberg, che siamo lieti di pubblicare, certi di incontrare l'interesse dei nostri lettori.

Brughiera, una grande distesa di sabbia e di pini: questo erano, dieci anni fa, le princiklali caratteristiche della regione che si estende fra Furstenberg e Schoenfliess in Germania. Poi, un bel giorno, vi arrivarono uomini da diverse parti. Operai, edili, metallurgici ed altri rappresentanti delle più diverse professioni. Essi piantarono e scavarono, il petto e il viso bruciati d'estate, le mani piagate sotto i morsi del freddo l'inverno. Eressero migliaia di impalcature, colarono tonnellate di cemento. Vissero in mezzo ad ogni sorta di difficoltà, superando ogni giorno mille ostacoli, dormendo in 5.6 in una baracca.

Il governo della R.D.T. aveva deciso di costruire un grande complesso siderurgico nel circondario di Furstenberg. I crescenti bisogni di una industria in piena espansione e il piano di miglioramento del tenore di vita della popolazione, rendevano necessaria la realizzazione di questo progetto.

La dislocazione di questo complesso era stata decisa a ragion veduta. E' vero che nel sottosuolo di questa regione non c'è una quantità di minerale di ferro superiore a quello di al-

tre regioni della R.D.T., ma il fiume Oder ed altre vie di comunicazione che passano nei pressi del complesso vi porteranno il minerale di ferro della Unione Sovietica e il carbone dell'Alta Slesia polacca.

Il 18 agosto 1950 il primo pino veniva abattuto dalle macchine spianatrici, il 1° gennaio 1951 si iniziava la costruzione del primo altoforno, il 13 novembre 1951 si procedeva alla prima colata. Oggi questo complesso produce centinaia di migliaia di tonnellate di ghisa.

Contemporaneamente al complesso siderurgico, sorgeva una nuova città. Una città senza Passato, senia luoghi .storici, senza musei, i cui abitanti parlavano i dialetti del Meclemburgo, della Sassonia, della Turingia, del Brandeburgo. Una città dotata di ogni comfort, costruita secondo i più moderni criteri urbanistici, nella quale i due terzi di spazio a disposizione occupato da giardini e da parchi.

Una città ove noti mancano certo case, ospedali, asili, così come non mancano le distrazioni, le possibilità di svago.

Si può„ , per esempio, passare una eccellente serata al Teatro Wolf e al termine dello spettacolo recarsi nella sala da ballo dello « Aktivist », che non ha niente da invidiare, per il lusso e per la perfezione dei servizi, a qualsiasi altra sala delle grandi città. Oppure, si può concludere la serata

Un racconto italiano

Può una poesia, una poesia vera, essere presa a riprova della intensità con cui furono vissuti dal popolo italiano i giorni delle grandi lotte antifasciste del luglio scorso che hanno portato al rovesciamento del governo Tambroni e dei suoi amici fascisti?

Ecco un poema di Sergio Miniussi, giovane scrittore irtestino:

Tesoro mio, ti scriverei stasera un biglietto d'amore, volentieri ti parlerei di noi, ma giorni neri fanno l'Italia (anche Trieste) nera. Immagina d'avere sedici anni ed io vent'uno, siamo di Catania. Il nostro amore certo non si lagna ma il non aver lavoro fa malanni: stiamo serrati, dentro casa, assieme ai miei, si sente il letto quando amiamo, da un mucchio di cose ci sentiamo separati per forza. Un grande bene io ti porto, vorrei da te un bambino da sentirmelo mio, tanto vicino che poi mi scoppi il cuore d'esser padre tu, schiva e gentile, sei la madre di questo e d'altri figli. Un fil di luce divide il comodino e il bollitore, nel mio petto non porto mai rancore ma non sopporto che ritorni il Duce in Italia: mio padre ne ha sofferto molto, ha vissuto male anche mia madre. Esco in piazza, li affronto a viso aperto all'improvviso quelle mani ladre mi strappano la vita. Figlio mio, che non vedrai (e già ti dico addio) bello il mondo la casa i genitori, se tu sapessi come questi amori dell'uomo a volte sono sconsolati, irrisi... basta un colpo dì moschetto per avvilirli... In realtà siamo stati bravi. Tuo padre era un ragazzo schietto, Salvatore Novembre, ed Antonina Zimbile poi t'avrebbe messo al mondo senza quel colpo di pistola in cima al cuore, che m'entrò molto in profondo... SERGIO MINIUSSI

Ecco « un racconto italiano », semplice tragedia. Questo modo umano e nitido di sentire le cose è certamente una testimonianza viva, tangente, della forza e dell'entusiasmo che ha animato i lavoratori, i giovani e gli italiani tutti nelle grandi battaglie di luglio che sono fra le più belle condotte in Italia nel dopoguerra.

al e Dielower », un locale più intimo più elegante. Una città costruita per un migliore avvenire, ma in cui si vive già un ottimo presente.

Manfred Lurgenhorst del e Munchen -Illustrierte» periodico della Germania di Bonn, ha voluto toccare con mano questa realtà e ha intervistato l'operaio Heinz Reisner che non appartiene ancora alla categoria degli operai specializzati e meglio pagati:

Quanto guadagnate?: 683 marchi

Vostra moglie lavora?: Sì, all'asilo -- Quanto guadagna?: 340 marchi

Che tipo di appartamento abitate e quanto pagate d'affitto?: Una nuova costruzione, 2 grandi stanze, un'altra piccola, la cucina, la stanza da bagno - spendo 38 marchi Sperate di poter un giorno comprare l'automobile?: ne possiedo già una.

Non ci resta che aggiungere che dei 240 operai che lavorano nei 6 altiforni della città, 60 possiedono una vettura e Trabant » e altri venti una e Wartburg ».

La fiaccola olimpica, come è ormai sua tradizionale abitudine s'è spenta a conclusione delle quindici giornate di giochi. Certo che tutto il mondo di interessi, risvegliati in quei giorni, avrà materia di commenti ancora per lungo tempo. Se aguzzi attentamente lo sguardo e con orecchio teso frughi qua là nel grande coro dei commenti meravigliati o delusi, -ti imbatterai immancabilmente in strani individui, sprezzanti di tanto chiasso, che con fare da sperimentati « sornioni » si ripetono l'un l'altro: « Ce l'ho fatta! ». E' fama, e tutti lo sanno, che al tempo degli antichi, durante i giochi di Olimpia, tutto il mondo cessasse ogni controversia e si raccogliesse ai piedi del sacro monte in religiosa aspettativa: era una buona occasione per riaffermare, tra tante guerre, l'unità delle genti di Grecia, d'Asia, d'Italia, ecc., in uno sforzo che ne sublimava per altro le qualità migliori.Ne sono passati dei secoli (!), e lo «home novo » quello dei commerci e dell'industria, escogita, con la sua sorprendente inventiva, l'e Affare Olimpiadi ». Ma scherzi a parte, è ben vero che le Olimpiadi dell'ultima edizione romana hanno rappresentato un grosso affare politico-amministrativo-finanziario. Dal famoso discorso di Andreotti in cui il ministro, compiaciuto, sosteneva che il contribuente italiano poteva dirsi soddisfatto per il buon impiego del suo denaro (il Mezzogiorno, l'agricoltura, il milione di disoccupati stanno aspettando, e ce ne sarebbe per molto) ai 55 miliardi di valorizzazione

delle aree di innumerevoli istituti religiosi, trascorre tutta la meschinità, la grettezza di una classe dirigente che, schiva del progresso dei e tempi moderni », s'arrabatta a salvare se stessa in una lotta soffocata. Ma alla testardaggine dei nostri amministratori, dei Segni, dei Pella e della reazione clericale per intenderci, si contrappongono (e si provino a contrastarle ancora a lungo!) la distensione mondiale, la liberazione dei popoli coloniali, l'aspi. razione ad una vita più e sana» e sicura delle classi lavoratrici, il progresso delle forze democratiche d'avanguardia. Ebbene la Roma delle Olimpiadi del '60 è stata anche, una volta trascurata la cospirazione dei clerico-democratici, la espressione chiara e commovente di questa situazione. Nelle 15 giornate; atleti di tutto il mondo hanno riaffermato, rifiutando così artificiose «cortine di ferro» e discriminazioni politiche o di razza, la necessità di un superamento della crisi storica del nostro momento nella comprensione e nel rispetto degli sforzi che ogni popolo produce per affermarsi in una pacifica espansione. Nessuna meraviglia, a questo punto, se persino l'organo dei Crespi, il e Corriere della Sera », s'è compiaciuto dell'« unità tedesca », e non importa se poi in mille occasioni si siano affrettati a smentire l'inaspettata sincerità: niente salto qualitativo, ma solamente, in verità, un curioso «lapsus» di abili redattori del grande quotidiano.

Nella foto un nuovo negozio 41 generi alimentari di Furstemberg
I GIOCHI OLIMPICI DI ROMA
Grosso affare finanziario per la D.C. e istituti religiosi

IL FESTIVAL CINEMATOGRAFICO DI VENEZIA

"Rocco e i suoi fratelli un film serio

e quindi, secondo Lonero e la Giuria, da non premiare

Frankestein, Dracula, Barbablù, vampiri, spettri, sadici ed affini, sono i mostri che la fantasia dei einematografari, a corto di idee originali, da qualche tempo a questa parte, ci propina al ritmo di cinque o sei proiezioni alla settimana. Con l'abitudine e la pazienza, alle loro facce dal trucco terrificante, alle loro imprese un po' grottesche e in fondo umoristiche, alla loro giusta punizione finale (li sopportiamo per un'ora e mezza per film!), ormai non facciamo più caso: ci siamo ormai tanto assuefatti all'orrore, che forse non ci impressiona più neanche « Notte e nebbia », il nobile documentario sui campi di sterminio nazisti, i cui reali, storici mostri-interpreti sono A. Bitter e il generale dei cannoni Krupp.

si poteva star sicuri che se ci fosse stato in concorso un film mezzo fascista e mezzo qualunquista, quello sarebbe stato il premiato. E così, come certi registi usano le porte cigolanti o i pipistrelli noleggiati allo zoo per infliggere colpi bassi al nostro coraggio, Lonero fece premiare, brutto e reazionario, un film francese, nato sotto l'ombra compiacente del lungo naso di De Gaulle.

mostro Hyde, noi non abbiamo compassione, sappiamo che solo escludendoli dal potere si potrà 'ricreare in pieno il clima di libertà e di discussione quel cinema italiano, che

nel primo dopoguerra, col nome di neorealismo, aveva reso celebre l'arte italiana nel mondo.

Allori Luigi

UNA VITTORIA CONTRO LA EDISON

Abbisognava quindi l'idea di un genio, occorreva la nuova creazione, era necessario inventare un nuovo mostro, che facesse di nuovo tremare le nostre midolla nelle poltrone dei cinema. Si rendeva insomma inevitabile l'intervento governativo. Così fu e così nacque Lonero, il direttore della Mostra Cinematografica di Venezia per il 1960. Era un nuovo mostro ed era finalmente il mostro che faceva paura a tutti: il mostro clericale.

Gli si dette una maschera da gesuita perfetto; le sue capacità intellettuali furono ridotte alla sola conoscienza delle Encicliche papali; gli fu istillato profondamente il concetto di timorosa obbedienza al padrone Vaticano; e lo si lanciò sulle tracce della sua vittima: la libertà e la laicità del cinema italiano.

Arrivato a Venezia, Lonero cominciò subito a « terrorizzare »: a Inviterò solo i films parrocchiali — urlò fra gli ululati dei juke-box del Lido — basta coi registi marxisti e con la politica nei films: qui comando io e qui non si parla di politica e di alta strategia! ».

Con questi precedenti, diciamo così, di natura nostalgico-sacrestana,

Questa fu l'ultima scellerataggine: in concorso c'era il film di Visconti, « Rocco e i suoi fratelli », considerato capolavoro dai critici di ogni tendenza, ma che aveva il difetto di essere un'opera coraggiosa, aliena da compromessi ideali e spettacolari, e Lonero e la sua obbediente giuria (meno il sovietico Bondarciùk) neanche lo videro e lo capirono. O al contrario lo capirono tanto bene che lo reputarono un film troppo serio per potergli fare la giusta pubblicità dí fronte al pubblico.

Ho detto l'ultima scellerataggine, perchè, come ogni mostro cinematografico che si rispetti alla fine della recita ha la sua brava punizione esemplare, così Lonero ha avuto la sua: è stato indicato da tutta la stampa come l'affossatore della Mostra di Venezia; è stato rimbrottato dal Signor Ministro perchè Sua Eccellenza non ha potuto tenere in santa pace il discorso di chiusura della Mostra, in quanto che il pubblico fischiava sonoramente il verdetto della giuria clerico-fascista; e infine non sa più come tenersi attaccato alla « cadrega », visto che i critici cinematografici hanno chiesto la sua destituzione ed anche i suoi protettori di ieri, oggi lo ritengono un buon capro espiatorio da sacrificare per tacitare la acque.

Come Dracula quando si incenerisce al sole, il povero Lonero ci fa compassione: è un povero, misero arrivista senza idee e senza parte. Ma i suoi protettori, i vescovi, i sottosegretari democristiani, come per il dottor Jekill che mise in vita il

L'

Taluni «luminari» della scienza economica, in omaggio alla Edison, sono arrivati alla manipolazione arbitraria dei dati o addirittura hanno sostenuto che è nell'interesse... dei cittadini di Milano lasciare alla Edison un servizio dal quale il monopolio ricava un largo margine di profitto come hanno concordemente affermato, dopo un attento esame dei bilanci, i membri della maggioranza della Commissione consiliare di studio: dal comunista ing.

Battere la D. C,

presentarsi agli elettori con un unico volto; unita cioè da Pella a Scelba, da Pantani ad Andreotti, da Moro a Sul lo, tutti più che mai concordi nell'affidarsi al sostegno di preti, Comitati civici, e padronato. Quella D.C. i cui dirigenti vanno oggi cinciando di autonomie locali e di città moderne, quando si assiste all'ennesimo tradimento della Regione, ai miliardi della

speculazione olimpica, all'incapacità organica di risolve. re i gravi problemi italiani. Per batter questa D.C., non per « condizionarla » o peggio, occorrono i voti dei lavoratori; vadano i loro suffragi a quei partiti che vogliono il rafforzamento dello schieramento democratico e la realizzazione di quella reale svolta politica che la vittoria unitaria di luglio ha preparato.

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.Silvio Leonardi ai democristiani dott. Bassetti e ing. prof. Marcengo-Motta. Uno «slogan », di pretta marca qualunquista, destinato dalla Edison a disorientare la parte meno informata della cittadinanza, afferma: «Con il gas non si fa politica »... Può anche darsi, ma quel che è assodato è che la Edison con il gas ha fatto miliardi, tanti e tanti miliardi, e non si vede perchè gli utili di questo pubblico servizio — con un'azienda municipalizzata — non debbano tornare alla collettività, attraverso il miglioramento del servizio stesso piuttosto che seguitare a defluire ver so le casseforti dei magnati del monopolio. * La cultura nel mondo *

URSS AL PRIMO POSTO NELLA PRODUZIONE LIBRARIA

L'UNESCO ha pubblicato di recente i dati sulle Edizioni di libri nei vari paesi del mondo.

L'Unione Sovietica pubblica il 20 per cento di tutta la produzione libraria del mondo.

Nel 1959 nell'URSS sono usciti 69.072 libri per una tiratura complessiva di 1 miliardo 168 milioni 700 mila copie, vale a dire 5 libri e mezzo per abitante.

Solo la casa editrice dei voca-

bolari stranieri e nazionali ha pubblicato 530 dizionari di va. rio tipo in 75 lingue con una tiratura di 33 milioni di copie.

Ad esempio, la raccolta delle opere di Zola in 30 volumi, viene pubblicata con una tiratura di 300 mila copie, quella di Tolstoi in 20 volumi con una tiratura complessiva di 10 milioni di esemplari!

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OLISTELLA
I
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