Anno II n. 1
Una copia L. 20
Febbraio 1960
FABBRICA UNITA PERIODICO DEI LAVORATORI DELLA REDAELLI
Il trattamento dei lavoratori della Redaelli deve essere uguagliato a quello degli altri siderurgici
di un viaggio Qualche tempo fa, da queste stesse colonne, avevamo auspicato migliori rapporti con i paesi socialisti, e ciò non solo perchè siamo naturalmente portati, in quanto lavoratori salariati o stipendiati che sia, alla solidarietà verso il mondo socialista, che è poi il modo di vivere che vorremmo veder realizzato anche nel nostro paese, ma da un punto di vista più generale, dell'interesse di tutti, e quindi anche dei padroni della nostra fabbrica, ad abbandonare la strada della guerra fredda, del blocco economico, sotto lo specioso pretesto dei materiali strategici, ecc. Anzi avevamo consigliato di vedere cosa 'si poteva fare per la nostra, fabbrica, per trovargli altri mercati e migliorare, con le condizioni della fabbrica, anche le condizioni dei lavoratori; Le nostre parole non sono state raccolte, si è perso altro tempo prezioso! Il tempo però è galantuomo. Ecco che il Presidente della Repubblica viene invitato nell'U.R.S.S. e vi si reca, ricevuto con onori e la cordialità che tutti sanno. Ecco che viene firmato un accordo culturale fra i due paesi e vengono gettate le basi per maggiori scambi commerciali. Per noi non è questione, adesso, di rivalsa; di discutere chi è più bravo, chi aveva ragione, e così via. E' questione di tempestività di senso di responsabilità, di larghezza di vedute. Se la fabbrica la dirigessero i lavoratori, state certi che i nostri commessi viaggiatori avrebbero viaggiato prima e viaggerebbero a maggior ragione adesso dopo il viaggio del Presidente Gronchi. Al suo arrivo a Ciampino ha detto che il viaggio era stato utile e profiquo, anzi ha sferzato coloro che, lui assente dall'Italia, lo avevano attaccato con violenza per compromettere la sua missione di pace. Vogliono ora provare i dirigenti della Redaelli se è possibile intraprendere qualche viaggio profiquo verso l'est?
E' da molto tempo che i lavoratori del reparto Acciaieria vivono in uno stato di largo malcontento e noi ci domandiamo come mai i responsabili non abbiano avuto sentore di tale stato d'animo, che senza troppe spinte potrebbe sfociare in un'azione unitaria di protesta tale indubbiamente da recare fastidio a qualcuno. Non è la prima volta che la questione dell'aumentata produzione di questi ultimi anni, la situazione degli organici e dei guadagni di cottimo che non hanno subito quell'avanzamento in relazione al rendimento e allo sforzo fisico cui i lavoratori sono sottoposti, vengono discussi con chi è di competenza senza ottenere il giusto riconoscimento di essere parificati al trattamento che percepiscono i lavoratori siderurgici di altri stabilimenti similari.
Recentemente con la marcia dei tre Forni Martin, che ha avuto luogo solo per un periodo di tempo, su richiesta dei lavoratori che rivendicavano un miglioramento economico sulla base delle tariffe di cottimo, la Direzione non tenendo conto del desiderato, concedeva con concetti prettamente restrittivi un premio di lire 10 l'ora, non soddisfando così la aspettativa dei lavoratori alla continuità del premio che gli stessi si aspettavano. In questi giorni siamo al corrente della iniziativa intrapresa in proposito dai lavoratori che, riunitisi unitariamente con i propri rappresentanti della Commissione Interna, hanno esaminato e discusso la rivendicazione economica, concordando con energia e forza di portare avanti la richiesta, dando mandato alla Commissione
Interna per i primi contatti con la Direzione dello Stabilimento. Ottima questa posizioné unitaria, che al disopra delle proprie concezioni di ideali, i lavoratori del reparto Acciaieria vedono la necessità di intraprendere una lotta per realizzare migliori condizioni di vita, e siamo convinti che tale rivendicazione sarà portata a buon termine con soddisfacimento da parte di tutti gli operai, nella misura che tutti discuteranno continuamente in proposito, si sentiranno legati ai propri organismi di fabbrica, ed associandosi tutti ad un Sindacato purchè questo sia di suo gradimento nella lotta e nella difesa dei propri interessi e per far fronte alla posizione di caparbietà che il padronato italiano ha assunto in tutto il nostro Paese.
Risposta ad un professionista della zizzania Il giornale dei lavoratori delle ACLI ha voluto per opera di un certo «Cigi» interessarsi ai lavori precongressuali dell'organizzazione comunista della nostra Fabbrica. Niente da ridire da parte nostra sul diritto di ognuno di giudicare come più gli piace il dibattito in corso nel nostro Partito, anzi è cosa ormai normale che la nostra attività politica sia seguita con interesse dalle più varie parti. Ciò che ci meraviglia è il linguaggio rivoltante che il «nostro» usa, è la grossolana manifestazione di anticomunismo, corredata da slogans che credevamo superati e sepolti dalla nuova realtà che va sviluppandosi nel mondo del lavoro e nel mondo politico. Linguaggio che male si accorda con lo spirito di altri articoli pubblicati dallo stesso giornale. Ma sentiamo dunque il parere del nostro Cigi. Egli sostiene, in breve, che tutti i lavoratori che credono in noi sono degli allocchi; che noi siamo una specie di santoni che vanno attorno promettendo il « bengodi»; che la nostra politica non è unitaria e che in fabbrica per col-
pa nostra esiste la più grave delle divisioni; ed infine che la nostra azione non avrebbe portato a nessun successo in 15 anni di incontrastato d9minio in fabbrica ed in commissione interna. Chi.edendo, se per caso, negli uffici della Direzione hanno seduto in questi 15 anni i comunisti, rileviamo come la stranezza e la contraddittorietà di questa ultima affermazione indica come il Cigi non abbia fatto il benchè minimo sforzo per esaminare il valore e la portata della nostra azione politico-sindacale, per aprire un dialogo serio e onesto, con la maggioranza dei lavoratori della Fabbrica. Del resto il nostro Cigi non vuole esaminare a fondo le cose; egli si sente al di sopra del migliaio di lavoratori della Redaelli, dei 7 milioni di italiani che votarono P.C.I., dei lavoratori della Valle d'Aosta, di Sicilia, di Bologna, delle centinaia di milioni di uomini e donne che in tutto il mondo hanno fiducia in uomini che si ispirano ai nostri stessi ideali, milioni di uomini che per credere nei nostri ideali hanno
dovuto rompere con i pregiudizi, hanno dovuto lottare e anche compiere duri sacrifici i cui effetti però oggi sono simboleggiati dalla bandiera rossa che sventola sulla luna. Questo Cigi ci chiede perentoriamente un elenco dei nostri successi. Di che tipo? Vuole forse un elenco tipo classifica del campionato di calcio? Tante partite alla squadra X, tante alla squadra Y? Povero Cigi; i nostri successi sono i successi dei lavoratori. Vada a vedere Cigi quali erano le forze che si opponevano nel passato e che si oppongono oggi alla avanzata dei lavoratori, troverà che queste farse e non noi sono strettamente vincolate idealmente e finanziariamente, al partito dello scudo crociato. Tutte le lotte condotte in questi 15 anni in difesa dei diritti dei lavoratori, per migliorare le loro condizioni di vita, per difenderne la libertà, la loro stessa integrità fisica, lottando contro la guerra, hanno visto la partecipazione, non esclusiva, ma attiva e decisiva, dei comunisti come forza unitaria e democratica di progresso. Che sia sta-