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Fabbrica unita1

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FABBRICA UNITA

Il trattamento dei lavoratori della Redaelli deve essere uguagliato a quello degli altri siderurgici di un viaggio

Qualche tempo fa, da queste stesse colonne, avevamo auspicato migliori rapporti con i paesi socialisti, e ciò non solo perchè siamo naturalmente portati, in quanto lavoratori salariati o stipendiati che sia, alla solidarietà verso il mondo socialista, che è poi il modo di vivere che vorremmo veder realizzato anche nel nostro paese, ma da un punto di vista più generale, dell'interesse di tutti, e quindi anche dei padroni della nostra fabbrica, ad abbandonare la strada della guerra fredda, del blocco economico, sotto lo specioso pretesto dei materiali strategici, ecc.

Anzi avevamo consigliato di vedere cosa 'si poteva fare per la nostra, fabbrica, per trovargli altri mercati e migliorare, con le condizioni della fabbrica, anche le condizioni dei lavoratori;

Le nostre parole non sono state raccolte, si è perso altro tempo prezioso! Il tempo però è galantuomo. Ecco che il Presidente della Repubblica viene invitato nell'U.R.S.S. e vi si reca, ricevuto con onori e la cordialità che tutti sanno. Ecco che viene firmato un accordo culturale fra i due paesi e vengono gettate le basi per maggiori scambi commerciali.

Per noi non è questione, adesso, di rivalsa; di discutere chi è più bravo, chi aveva ragione, e così via. E' questione di tempestività di senso di responsabilità, di larghezza di vedute. Se la fabbrica la dirigessero i lavoratori, state certi che i nostri commessi viaggiatori avrebbero viaggiato prima e viaggerebbero a maggior ragione adesso dopo il viaggio del Presidente Gronchi.

Al suo arrivo a Ciampino ha detto che il viaggio era stato utile e profiquo, anzi ha sferzato coloro che, lui assente dall'Italia, lo avevano attaccato con violenza per compromettere la sua missione di pace. Vogliono ora provare i dirigenti della Redaelli se è possibile intraprendere qualche viaggio profiquo verso l'est?

E' da molto tempo che i lavoratori del reparto Acciaieria vivono in uno stato di largo malcontento e noi ci domandiamo come mai i responsabili non abbiano avuto sentore di tale stato d'animo, che senza troppe spinte potrebbe sfociare in un'azione unitaria di protesta tale indubbiamente da recare fastidio a qualcuno.

Non è la prima volta che la questione dell'aumentata produzione di questi ultimi anni, la situazione degli organici e dei guadagni di cottimo che non hanno subito quell'avanzamento in relazione al rendimento e allo sforzo fisico cui i lavoratori sono sottoposti, vengono discussi con chi è di competenza senza ottenere il giusto riconoscimento di essere parificati al trattamento che percepiscono i lavoratori siderurgici di altri stabilimenti similari.

Risposta

Recentemente con la marcia dei tre Forni Martin, che ha avuto luogo solo per un periodo di tempo, su richiesta dei lavoratori che rivendicavano un miglioramento economico sulla base delle tariffe di cottimo, la Direzione non tenendo conto del desiderato, concedeva con concetti prettamente restrittivi un premio di lire 10 l'ora, non soddisfando così la aspettativa dei lavoratori alla continuità del premio che gli stessi si aspettavano.

In questi giorni siamo al corrente della iniziativa intrapresa in proposito dai lavoratori che, riunitisi unitariamente con i propri rappresentanti della Commissione Interna, hanno esaminato e discusso la rivendicazione economica, concordando con energia e forza di portare avanti la richiesta, dando mandato alla Commissione

ad un professionista

Il giornale dei lavoratori delle ACLI ha voluto per opera di un certo «Cigi» interessarsi ai lavori precongressuali dell'organizzazione comunista della nostra Fabbrica. Niente da ridire da parte nostra sul diritto di ognuno di giudicare come più gli piace il dibattito in corso nel nostro Partito, anzi è cosa ormai normale che la nostra attività politica sia seguita con interesse dalle più varie parti. Ciò che ci meraviglia è il linguaggio rivoltante che il «nostro» usa, è la grossolana manifestazione di anticomunismo, corredata da slogans che credevamo superati e sepolti dalla nuova realtà che va sviluppandosi nel mondo del lavoro e nel mondo politico. Linguaggio che male si accorda con lo spirito di altri articoli pubblicati dallo stesso giornale.

Ma sentiamo dunque il parere del nostro Cigi. Egli sostiene, in breve, che tutti i lavoratori che credono in noi sono degli allocchi; che noi siamo una specie di santoni che vanno attorno promettendo il « bengodi»; che la nostra politica non è unitaria e che in fabbrica per col-

pa nostra esiste la più grave delle divisioni; ed infine che la nostra azione non avrebbe portato a nessun successo in 15 anni di incontrastato d9minio in fabbrica ed in commissione interna.

Chiedendo, se per caso, negli uffici della Direzione hanno seduto in questi 15 anni i comunisti, rileviamo come la stranezza e la contraddittorietà di questa ultima affermazione indica come il Cigi non abbia fatto il benchè minimo sforzo per esaminare il valore e la portata della nostra azione politico-sindacale, per aprire un dialogo serio e onesto, con la maggioranza dei lavoratori della Fabbrica.

Del resto il nostro Cigi non vuole esaminare a fondo le cose; egli si sente al di sopra del migliaio di lavoratori della Redaelli, dei 7 milioni di italiani che votarono P.C.I., dei lavoratori della Valle d'Aosta, di Sicilia, di Bologna, delle centinaia di milioni di uomini e donne che in tutto il mondo hanno fiducia in uomini che si ispirano ai nostri stessi ideali, milioni di uomini che per credere nei nostri ideali hanno

Interna per i primi contatti con la Direzione dello Stabilimento.

Ottima questa posizioné unitaria, che al disopra delle proprie concezioni di ideali, i lavoratori del reparto Acciaieria vedono la necessità di intraprendere una lotta per realizzare migliori condizioni di vita, e siamo convinti che tale rivendicazione sarà portata a buon termine con soddisfacimento da parte di tutti gli operai, nella misura che tutti discuteranno continuamente in proposito, si sentiranno legati ai propri organismi di fabbrica, ed associandosi tutti ad un Sindacato purchè questo sia di suo gradimento nella lotta e nella difesa dei propri interessi e per far fronte alla posizione di caparbietà che il padronato italiano ha assunto in tutto il nostro Paese.

della zizzania

dovuto rompere con i pregiudizi, hanno dovuto lottare e anche compiere duri sacrifici i cui effetti però oggi sono simboleggiati dalla bandiera rossa che sventola sulla luna. Questo Cigi ci chiede perentoriamente un elenco dei nostri successi. Di che tipo? Vuole forse un elenco tipo classifica del campionato di calcio? Tante partite alla squadra X, tante alla squadra Y? Povero Cigi; i nostri successi sono i successi dei lavoratori. Vada a vedere Cigi quali erano le forze che si opponevano nel passato e che si oppongono oggi alla avanzata dei lavoratori, troverà che queste farse e non noi sono strettamente vincolate idealmente e finanziariamente, al partito dello scudo crociato.

Tutte le lotte condotte in questi 15 anni in difesa dei diritti dei lavoratori, per migliorare le loro condizioni di vita, per difenderne la libertà, la loro stessa integrità fisica, lottando contro la guerra, hanno visto la partecipazione, non esclusiva, ma attiva e decisiva, dei comunisti come forza unitaria e democratica di progresso. Che sia sta-

Una copia L. 20 Anno II n. 1 Febbraio 1960
PERIODICO DEI LAVORATORI DELLA REDAELLI

A

Intervista col Presidente dell'"Unione„

Prima Domanda:

In questi ultimi tempi sono intervenuti, per il movimento cooperativistico, in generale e per la nostra Cooperativa in particolare, fattori nuovi di grande importanza che rivestono tutti i problemi organizzativi ed economici della stessa.

Parliamo dell'azione dei monopoli delle vendite al minuto.

Come vengono affrontati questi problemi? Quali i possibili risultati?

Risposta:

Effettivamente in questi ultimi tempi sono intervenuti e tuttora esistono, nell'ambito del movimento delle Cooperative fattori e problemi nuovi.

Come fattori si possono identificare quelle forze economiche che, colla potenza del denaro, vogliono prima comprimere e poi soffocare quel vasto movimento Cooperativistico che sorto subito dopo la liberazione si è sviluppato talmente da inserirsi come nuova forza nella economia popolare del paese.

Ed è appunto per soffocare questa funzione calmieratrice e di difesa delle conquiste del lavoro che troviamo il grande monopolio industriale, alleato all'alta finanza ed ai grandi proprietari terrieri, intento ad attuare una politica di asservimento della totalità del mercato al minuto.

Se partiamo dall'assioma che mai e poi mai il padronato ha fatto spontaneamente politica di miglioramento di benessere a favore della classe lavoratrice e se, talvolta, ha dovuto cedere alcune briciole dei lauti profitti ha dovuto farlo a seguito di grandiose lotte sostenute dai lava ratori, è ovvio che impadronendosi di tutte le leve economiche esse gli consentirebbero, manovrando con quella abilità ed elasticità di cui sono maestri, di annullare qualsiasi conquista del lavoro; togliendo cioè colla mano destra ciò che ai lavoratori era stato ceduto con quella sinistra.

Se a ciò aggiungiamo quel compiacente dispositivo di legge che, togliendola ai Ca muni, dà alle Prefetture la facoltà di rilasciare licenze commerciali per grandi Empori (vedi Supermarkets) avremo un quadro completo della situazione attuale e più precisamente della gravità del momento; cioè la lotta intrapresa da una parte dai monopoli per la conquista della egemonia economica del mercato al minuto e dall'altra gli esercenti privati e le Cooperative che devono lottare per la propria sopravvi-

venza e per la difesa dell'interesse comune.

Onde affrontare questo problema con possibilità concrete di successo dovremo inserire, nella lotta, un fatto nuovo che, se attuato, potrà dare, a mio modesto avviso, i frutti sperati con sensibile sollievo economico di vasti strati di popolazione che possono andare dai lavoratori salariati agli impiegati, dagli esercenti ai liberi professionisti tutti cioè coloro che vivono di un proprio lavoro.

Qual'è questo fatto nuovo?

Il non fossilizzarsi nella sola cerchia delle alleanze fra Cooperative ma estendere le alleanze agli esercenti privati cercando di consorziarsi onde rendere più attiva e fattiva la difesa dai monopoli.

Una simile alleanza, se effettuata, può procurare seri fastidi al grande monopolio facendolo desistere dal suo obiettivo finale poichè aumentando la potenza di acquisto si possono sottrarre alla schiavitù economica dei monopoli larghi strati di piccoli e medi proprietari terrieri e portarli al nostro movimento.

Seconda Domanda :

Quale pensi che Siano le prospettive di attività e di sviluppo economico del nuovo spaccio di vendita di S. Donato?

Risposta :

Penso che le possibilità di attività economica dello spaccio di S. Donato non possono, per il momento essere molto marcate; ma sono certo che in un prossimo futuro vi sia molto da fare perchè la zona va ampliandosi con ritmo febbrile e verrà un giorno che lo spaccio raggiungerà l'intensità di quello di Rogoredo, avendone la capienza, e potrebbe benissimo anche superarlo anzi l'attrezzatura, del tipo Seif Service, è fatta apposta per la previsione di un notevole sviluppo dello spaccio con grande beneficio dei cittadini che oltre avere della merce di qualità a prezzi bassi potranno, specialmente quelli delle varie frazioni periferiche, godere di un accurato servizio a domicilio bisettimanale o trisettimanale secondo le esigenze; attualmente allo studio.

Terza Domanda:

Quali sono stati finora i risultati concreti e quali sono le direttive future dell'attività edilizia che dovranno svolgere i dirigenti della Cooperativa?

Risposta : I risultati concreti di attività edilizia sono palesi nella casa di S. Donato M. Viale della Libertà 20 costruita dalla Cooperativa colla collabo-

razione fattiva dei Soci e già totalmente occupata dalle 24 Famiglie.

Casa accogliente, di stile moderno, imponente colla sua mole massiccia all'uscita dell'autostrada del sole corredata di tutti i comfort moderni, solai, stenditoi per biancheria, deposito per moto e biciclette, riscaldamento centrale, gas, luce, ecc., il tutto con un affitto più che modesto.

Attualmente stiamo vedendo quando sarà possibile iniziare la costruzione della seconda casa; crediamo presto.

In quanto alle attività edilizie del futuro, la nostra aspirazione sarebbe quella di dare un alloggio decoroso ad una grande quantità di soci, ma ciò è subordinato ai soci stessi che dovrebbero continuare a portare i loro risparmi alla nostra Cooperativa che oltre corrispondere un interesse alto li può utilizzare per mantenere il più basso possibile i costi di affitto.

Quarta Domanda:

Si parla molto a Rogoredo di una radicale trasforma-

zione del sistema di vendita dello spaccio di Via Frejkofel, cioè della creazione di un negozio Semi Self Service.

Cosa puoi dirci a proposito? Risposta: Deve essere fatto un radicale mutamento del sistema di vendita nel negozio di Rogoredo altrimenti, malgrado tutte le innovazioni e gli accorgimenti il peso delle spese resterebbe eccessivo compra mettendo la funzione calmieratrice e di risparmio che si è sempre fatta sinora.

E' logico che una trasformazione non potrà avvenire a carattere immediato, però deve essere fatta prima che lo spaccio di S. Donato prenda un forte sviluppo e richieda un aumento di personale.

L'eventuale richiesta di personale dovrà essere soddisfatta da quello che potrà crescere dall'organico di Rogoredo perchè noi che siamo tutti lavoratori siamo contrari ad ogni forma di licenziamento di personale eccedente.

ta unitaria la nostra azione lo mostrano i fatti di ogni giorno anche nella nostra fabbrica: basterebbe che il nostro Cigi guardasse con più rispetto alla attività delle correnti sindacali in C.I. per rendersene conto, basterebbe riandare alle non lontane lotte sindacali per smentire l'affermazione di Cigi secondo cui in fabbrica regnerebbe la divisione. E' vero, alcuni elementi antiunitari vi sono, sono gli amici di questo Cigi il quale non vive in fabbrica, e sputa sentenze per sentito dire. E' vero, nelle ultime lotte vi sono stati dei non scioperanti e dei dirigenti crumiri, ma non ap. partenevano alla F.I.O.M. e non erano dei dirigenti comunisti; i fischi dei lavoratori di tutte le idee non sono certo stati indirizzati a noi.

Ma forse il nostro Cigi insistendo nel suo linguaggio a base di volgarità e di menzogne mira a qualche cosa di più serio.

Sempre, in ogni momento, quando superate incomprensioni e pregiudizi i lavoratori hanno ritrovato l'unità e con essa le condizioni reali per compiere degli importanti passi in avanti, si sono fatti avanti i vari «Cigi» a fomentare discordia ed odio in nome di questo di quest'altro idolo.

E' di questi tempi la chiassata di Adenauer che si autodefinisce uomo della provvidenza incaricato di difendere la libertà occidentale (forse i campi di concentramento fran-

cesi od i rigurgiti nazisti in tutto il mondo) dal comunismo, è di questi ultimi tempi la tirata di un alto rappresentante della Chiesa contro il viaggio del Presidente della Repubblica in Unione Sovietica e non ultima la meschina richiesta di Saragat al IX Congresso del nostro Partito.

E' ovvio che anche nei bassifondi vi sia un Cigi qualsiasi che semini il suo veleno.

Ma vede Cigi.., con la violenza e l'odio contro i comunisti è nato il primo stato socialista, con la violenza e l'odio contro il primo stato socialista è sorto tutto un sistema di stati socialisti, con la violenza e l'odio contro noi comunisti italiani siamo cresciuti e lavoriamo per costruire nel nostro paese uno stato socialista.

A che serve affannarsi Cigi? Tanto la ruota della storia non c'è Cigi che possa fermarla; Cigi potrà mentire vergognosamente sul conto del segretario del C. di Fabbrica comunista, sul conto del presidente della Ci., sul conto dei dirigenti degli organismi democratici ma che cosa crede di ottenere?

Sono anni che si scrivono calunnie contro i dirigenti comunisti e tutto ciò è servito a far aumentare nei loro confronti la stima, l'affetto di tutti i lavoratori i quali da tempo hanno imparato a giudicare dai fatti e non dalle parole degli azzeccagarbugli come Cigi.

LE PROSPETTIVE DELLA COOPERAZIONE
ROGOREDO
continua dalla prima pagina RISPOSTA AD UN PROFESSIONISTA DELLA ZIZZANIA

Stroncare le radici del fascismo

Milano, molti sanno, è una città piena di contraddizioni. C'è la grande Milano, la nervosa metropoli di stampo europeo zeppa di grattacieli e di monopolisti evasori fiscali e c'è la Milano delle baracche e dei barboni che potrebbero dar lezioni sull'arte di arrangiarsi; c'è la Milano ricca di profonde e radicate tradizioni democratiche (Milano, città medaglia d'oro della Resistenza) e quella purtroppo che ha celato nel suo seno accogliente il nucleo primitivo delle squadracce fasciste.

E così quando non si è ancora spento l'eco delle più recenti ed entusiasmanti battàglie della classe operaia, quando ancora ci sono nei nostri occhi e nelle nostre orecchie le immagini ed il frastuono degli splendidi scioperi dei metallurgici e dei bancari, tanto per fare un esempio, che hanno saputo incitare i lavoratori di molte altre zone d'Italia, ecco, in piena concomitanza ed in perfetta ubbidienza alle direttive dei circoli reazionari della Germania di Bonn (Adenauer), anche nella nostra ,città le svastiche, le lettere minatorie alle Sinagoghe, in una parola il razzismo antisemita.

Quali siano la mente direttiva e gli esecutori materiali di queste odiose vigliaccate è di dominio pubblico : quattro studentelli falliti ed il loro « teorico », un insegnante bacato e corruttore di coscienze. Ma ci si chiede questo : questi giovinastri sono forse isolati nelle loro azioni, oppure c'è qualcosa, qualche forza dietro loro che li spinge, li aiuta, li accarezza?

« L'ordine nuovo » cui essi aspirano noi lo conosciamo bene; è un « ordine vecchio » che sa di stantio e puzza come un cadavere imputridito, è lo stess'ordine, o meglio disordine fascista contro cui abbiamo combattuto e vinto.

Quando si afferra il senso di tutto questo si comprende molto bene come certa stampa, con alla testa il « Corriere », abbia trattato piuttosto benevolmente questi « ragazzacci maleducati » che invece di studia-

re e « ubbidire a papà » si mettono a far « bravate ». Anche i primi massacri dei fascisti erano bravate di elementi esuberanti per il « Corriere » e per la « spregiudicata e manovriera s borghesia che si riproponeva di usare Mussolini contro il « pericolo rosso » là dove non • sarebbero riuscite le «forze dell'ordine »; i risultati li abbiamo visti e sofferti tutti.

Forse qualcosa di simile si ripropongono i reazionari contemporanei? Altrimenti come giustificare l'improvvisa rinascita piena di baldanza e di fiducia degli spettri del passato regime? Ma stiano attenti i reazionari aperti e chi gesuiticamente sta alle loro spalle ad essi si appoggia : i tempi sono mutati, la Milano democratica, così come la parte più sana e democratica del Paese,

(Un Pim idtruifivo

sta in guardia; la opinione pubblica è fortemente disgustata da questi tentativi di far risorgere ciò che deve essere per sempre sepolto.

Ma spetta alla parte più attiva del Paese, ancora una volta alla classe operaia ed ai suoi alleati lottare contro le radici del male, contro ciò che è per natura reazionario; perché il pericolo non tanto sta nei folli esecutori materiali del « movimento » (così viene chiamato) antisemita, quanto in ciò che si oppone con tutte le sue forze ad un concreto rinnovamento democratico del Paese, garantito dalla Costituzione, in tutte le sue strutture (politiche, economiche, morali, educative): in una parola nella ricca borghesia monopolista che ha in Milano la sua più agguerrita fortezza.

Uno dei film più istruttivi per gli operai (peccato che costa « solo » 1000 lire l'andarlo a vedere) è la «Dolce Vita » di Fellini, che si proietta nei locali di prima visione, di questi tempi.

Istruttivo perché per quanto si sappia delle classi dirigenti italiane dei loro tirapiedi e del sottomondo che vive ai loro margini, ogni conoscenza, per chi lavbra otto o dieci ore davanti alla bocca clí , un forno Martin, o al treno della, ivergella, a vuotare crogiuoli •in, fonderia, è soltanto una pallida cosa in confronto alla realtà.

Infatti, di solito, i rotocalchi, la televisione, i film, ci mostrano come mangiano bene i grandi magnati e i loro rampolli, come vestono « scich », -come ballano con classe nei locali alla moda...

Fellini ha il merito di mostrarceli come sono fatti di dentro.

Vedendo questo filtri si capisce perchè le classi sfruttatrici non hanno più nulla da insegnare alle classi sfruttate e perché il socialismo, rappresenta una forza morale indistruttibile.

UNA RECeNSIONE INVIATACI DALLO STUDENTE G. S.

E' incredibile che proprio un inglese ci venga a spiegare la storia degli errori della nostra politica dalla fondazione del Regno d'Italia fino ad oggi. Eppure è la verità. Nessuno dei nostri storici si era accorto di una cosa, studiando le mosse politiche di Cavour, di Depretis, di Giolitti, di Crispi, di Mussolini — per non parlare degli attuali uomini al Governo — cioè che — più o meno — erano sempre le stesse. Come mai Cavour potè, per esempio, condannare nei primi mesi dell'impresa dei Mille il metodo della rivoluzione popolare e della guerra civile e poi accettarne i risultati, dire di credere nella autonomia regionale proprio mentre stava attuando il più rigoroso accentramento, scrivere di sentirsi più debole quando il Parlamento era chiuso e praticare, nei momenti in cui avvertiva il bisogno di essere forte, un sistema di Governo personale, eliminando partiti ed opposizioni?

E' chiaro che il primo uomo di stato italiano — liberale in teoria — all'atto pratico si rifugiava nei più svariati op-

portunismi. E così i suoi successori, di qualunque partito essi fossero.

Il « Trasformismo », cioè la facoltà di chiamare al Governo gli uomini dei più svariati partiti, ogni volta che uno di loro facesse comodo, è, secondo il Mack Smith, il male congenito della politica italiana; il famigerato principio con il quale la doppia coscienza degli uomini di Stato impedì il formarsi di una seria opposizione in Parla, mento; la quale opposizione sarebbe stata il solo modo per realizzare sino in fondo i progetti onesti e stroncare gli infami; la quale opposizione, se fosse esistita nel 1922, ci avrebbe risparmiato vent'anni di fascismo. (Qui, però, più che di serietà dell'opposizione sarebbe meglio parlare di unità d'azione, dato che all'opposizione nel periodo prefascista stavano concretamente solo un partito comunista giovane, inesperto, malato di infantilismo estremista, ed un partito socialista profondamente diviso dai germi dell'opportunismo e del riformismo).

Mussolini infatti — ben

spiega il Mack Smith — fu il maestro dei maestri in fatto di doppio gioco politico e superò i vari Crispi e i vari Giolitti, suoi diretti predecessori, atteggiandosi di volta in volta, o addirittura nello stesso tempo, a repubblicano e monarchico, a socialista e liberale, ad anarchico e corporativista, tutto questo con la nascosta compiacenza dei deboli uomini politici borghesi d'allora.

Come reagì il popolo italiano a questo cumulo di menzogne e di violenze? Con la Resistenza dapprima segreta poi gloriosamente manifesta, perchè — così afferma l'illustre storico inglese — il popolo d'Italia dimostrò, di fronte alle prove più severe, di essere fra i resistenti come pure fra i più civili del mondo.

Dopo il 1945 il .libro si fa più sintetico e raggiunge rapidamente la fine. Ma se gli errori di Cavour, di Crispi, di Mussolini durino ancora nel nostro attuale Governo, questa è una conclusione alla quale dobbiamo arrivare da soli.

lin • compito storico della classe operaia
CONTINUITA'
DEL TRANSFORMISMO

235 MILIARDI

Le speranze che qualcuno fra i lavoratori nutriva nella politica del governo Segni, sono state disilluse, non solo per quanto riguarda le questioni di politica estera e interna, ma soprattutto per come vengono affrontati i problemi delle classi meno abbienti. Ecco, ad esempio, l'ultimo provvedimento preso dal Consiglio dei Ministri di aumentare dell'1,40% il contributo pagato dai lavoratori per il fondo adeguamento pensioni. Non a caso esso ha suscitato indignazione e reazione nelle varie categorie e nella nostra fabbrica. Infatti si tratta di un provvedimento che in generale viene a decurtare sensibilmente i recenti

SOTTRATTI DAL GOVERNO

aumenti salariali che la classe lavoratrice del nostro paese ha saputo strappare con dure lotte, durante gli ultimi rinnovi dei contratti di lavoro.

Complessivamente la cifra che verrebbe sottratta ai lavoratori è più che rilevante, poichè secondo la relazione economica presentata dal Ministro Tambroni, il monte complessivo delle retribuzioni del lavoro dipendente nel 1958 è di L. 6.903 mliardi, e pertanto se il provvedimento venisse approvato, dal governo, questo comporterebbe una decurtazione che si aggira annualmente sui 90 miliardi di lire.

La Confederazione Generale Italiana del Lavoro ha assun-

to immediatamente la sua precisa posizione chiedendo la sospensione e la discussione in merito (così pure la U.I.L.M.) con il Ministro del Lavoro On. Zaccagnini, mentre in tutte le fabbriche del nostro paese si è visto nascere un'ondata di ordini del giorno e telegrammi di protesta.

E' evidente che l'aumento del contributo a carico dei lavoratori dovrebbe servire a colmare il grave deficit che si è verificato nel fondo adeguamento pensioni, deficit dovuto a una palese violazione della legge commessa dai governi succedutesi in questi anni.

Mentre i lavoratori con la attuale trattenuta pagano il

3,25° o, la legge stabiliva che lo Stato avrebbe contribuito con il 25° o, quota che se fosse stata regolarmente versata al fondo in questi anni avrebbe comportato una cifra di circa 285 miliardi, ma il governo non ha ottemperato a tale obbligo.

Questi sono i frutti che ogni lavoratore è bene conosca, in modo che qualora questa arbitraria decisione non venga revocata, le classi lavoratrici possano sotto la guida dei loro sindacati intraprendere quelle lotte necessarie ad impedire che vengano peggiorate le già tristi condizioni di vita del popolo lavoratore,

UN BANCO DI PROVA

Un banco di prova della maturità della classe operaia, organizzata nei suoi movimenti di avanguardia politica e sindacale, è sicuramente il « tempo libero ». Deve essere chiaro prima di tutto che, se si intende come « tempo libero » il momento della libera e sincera attività dell'individuo, in cui ciascuno riesce a manifestare la propria personalità e la capacità di migliorare se stesso e la collettività, la classe operaia non può demandare 1' organizzazione, molto spesso la conquista del suo tempo libero nè a quei gruppi d'intellettuali, che hanno fatto della sociologia « un idealismo dei rapporti sociali » al di fuori della vita politica e della lotta per le riforme di struttura, nè tantomeno agli industriali dal paternalismo interessato, del resto limitati a pochi casi come l'Olivetti di qualche anno fa.

La classe operaia deve invece affrontare il problema attraverso i suoi organismi e coi suoi mezzi, deve dimostrare cioè la sua forza rivoluzionaria, la sua capacità di venire incontro alle esigenze ed alle richieste più complesse del popolo.

Alla constatazione che le masse tendono sempre più ad usare coscientemente, e quindi come mezzo di elevazione, il tempo libero, bisogna far seguire l'azione affinchè questo tempo lo si abbia e lo si utilizzi in senso positivo.

E' necessario quindi lottare prima di tutto contro chi ten-

de, come l'ENAL, a rovesciare i termini del problema in questo modo : non bisogna ridurre le ore di lavoro e aumentare i salari, perchè aumentare le ore d'ozio e migliorare le condizioni economiche non risolve la questione; l'unica cosa da fare è quindi invitare ( !) gli industriali a legare il lavoro ad attività ricreativo-culturali.

NON ABBIAMO BISOGNO DEL PATERNALISMO

E' chiaro che questa affermazione di sfiducia nelle capacità dei lavoratori ad utilizzare intelligentemente il tempo libero, serve solo da grottesca copertura a interessi di conservazione sociale e, d'altra parte, smaschera facilmente questo tipo di « umanitarie » associazioni pro-lavoratori di ispirazione padronale.

Ciò è indice, se c'è bisogno anche di questo esempio, di come sia dura, e come si tenda a farla perdurare tale, la condizione operaia in Italia, dove ancora devono essere soddisfatte le fondamentali esigenze di umani orari di lavoro, di minor sfruttamento, di salari adeguati alla vita moderna.

Quindi, per larghe masse di lavoratori, il problema si pone ancora come conquista del tempo libero: lotta questa che si collega a tutte le altre lotte

sindacali e politiche, volte a dare una diversa e migliore sistemazione alla struttura della nostra società.

Ma esiste il compito più specifico e forse più difficile per esigenze di adeguamento ad ogni situazione particolare, di lavorare nelle condizioni obbiettivo in cui ci troviamo.

Quasi tutto il tempo libero dei lavoratori viene assorbito in generale dal cinema e dalla T.V. ed è con queste forme che la nostra reazionaria classe dirigente imbottisce i crani, che limita praticamente la « libera scelta » che deve essere a fondamento del tempo libero.

Con le enormi possibilità di diffusione e propagazione delle idee che hanno questi mezzi, si fa di tutto per smerciare la gretta visione della vita piccolo-borghese e per portare avanti il processo di frantumazione del senso del reale e dei gusti, tendendo a costruire più le verità sugli slogans, simili a quelli della pubblicità, che non attraverso un processo di chiarificazione della realtà storica.

DEMOCRATIZZARE

LA R.A.I. - T.V.

La classe dominante non è più capace di dare indicazioni morali e politiche che abbiano aderenza con la vita, quindi si acuisce fra uomo e uomo il distacco, l'incomprensione.

E' dunque proprio qui che deve essere costantemente presente la nostra azione, i cui obbiettivi devono essere la attuazione del dettato costituzionale di una televisione libertà dell'artista ma antive, il regolamento in termini civili dei poteri della censura, la rivendicazione della piena libertà dell'attivista, ma anche lo sviluppo di numerose iniziative alla base.

Far divenire esigenze normali la discussione organizzata dei programmi televisivi, dei films, dei lavori teatrali, degli articoli di giornali.

Necessità quindi di creare cine-club, teleclubs, tanto più che la potenziale obbiettività, sotto forma di visione diretta, di cronaca, caratteristica rivoluzionaria di questi mezzi di espressione e di informazione, ci può permettere con più facilità il dibattito, la discussione sui più vasti argomenti. E' il primo passo per creare le condizioni per la vita dei circoli culturali ricreativi dall'iniziativa autonoma, organizzati con una democrazia interna sempre più vasta, premessa di un rinnovamento profondo della cultura, che oggi si crede di mantenere ipocritamente distinta in « popolare » (che poi diventa « Poveri ma belli » al cine e « Le due orfanelle » alla T.V., che di popolare non hanno niente) e d'élite (che la accademia non ha come strumento ma come fine).

AUMENTATO DELL' 1,4 % IL CONTRIBUTO DEI LAVORATORI AL FONDO PENSIONI
FORZA
LA CLASSE OPERAIA DEVE AFFRONTARE CON
IL PROBLEMA DEL TEMPO LIBERO
LUIGI
Supplemento a "Fabbrica Unita„ Periodico dei lavoratori della Pirelli Autorizzazione del Tribunale di Milano N. 3259 - Direttore responsabile: L. VANTI - Tip. " PORPORA"

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