IL FIJORITESTO
ra: essi hanno indicato la necessità della loro presenza nel governo per recare il loro contributo all'indispensabile processo di rinnovamento economico e di riconversipne industriale che solo può portare l'Italia fuori dalla crisi. Questo è stato rifiutato, mentre con formule varie si ricerca una nostra collocazione di fatto, per poterci addossare le responsabilità di una politica di cui non saremo in grado, restando fuori dal governo, nè di valutare la reale portata nè di controllare una corretta attuazione. Non ci si può illudere di ottenere il nostro appoggio'sottobanco a una politica fallimentare.
I lavoratori dell'Innocenti manifestano mostrando le lettere di licenziamento
LA CRISI SI PROLUNGA PER LE MANOVRE DELLA DC
Sulla pelle dei
La crisi di governo si trascina scandalosamente ormai da un mese e più tra reticenze, rinvii, ipotesi subito cadute, oscure manovre. Questo percorso tortuoso ci impedisce di formulare previsioni sui suoi sbocchi, ma certo alcune considerazioni si impongono.
La situazione economica, finanziaria e sociale del paese è, per ammissione di tutti, la più grave dal dopoguerra. Al calo produttivo e alla pesante contrazione dell'occupazione si accompagna un brusco deprezzamento della lira, quindi un indebolimento della posizione internazionale dell'Italia, che pone una seria ipoteca, se non si interviene subito, sulle possibilità di ripresa.
La responsabilità di questa situazione drammatica ricade pienamente sulla Democrazia cristiana, che ha scelto volutamente il metodo dei tempi lunghi e delle manovre per prendere tempo, cercando di scaricare sugli altri partiti e sul paese il prezzo delle sue contraddizioni interne della lotta feroce delle sue correnti. Incapace di scegliere una via di reale rinnovamento, la DC ha manovrato per ostacolare una reale chiarificazione, aiutata in questo dalle forze interne ed esterne (imperialismo americano, alte gerarchie vaticane) che si oppongono alla partecipazione del PCI alle responsabilità di governo.
In realtà i problemi del paese non sono mai
lavoratori
apparsi al centro della discussione dei partiti di centrosinistra per la formazione del governo. C'è voluto oltre un mese perchè la DC si decidesse a riunire i suoi esperti per stendere un programma da discutere con gli altri partiti. Ma si può sapere di che cosa mai avranno parlato prima? la girandola di formule appare cosi in tutta la sua strumentalità: o tenersi il governo MoroLa Mal fa coli com'è, o andare alle elezioni anticipate. E' un ricatto da respingere, perchè esistono altre soluzioni se le forze democratiche sapranno rimettere in primo piano - e in termini nuovi - alcune chiare scelte economiche e politiche che tengano conto degli interessi del paese, uscendo cosi dalla disputa sulle formule. Ma è proprio questo che la DC non vuole, nella convinzione che il momento sia favorevole per giocare la carta elettorale scaricando tutte le colpe sul PSI. Appare chiaro l'errore di calcolo compiuto dal PSI nell'aprire la crisi nei modi e nei tempi in cui l'ha aperta, come noi avevamo subito rilevato. Ma si illude chi pensa di poter speculare sulle differenze di valutazioni fra socialisti e comunisti: certo queste esistono, ma non possono e non devono odacolare un processo di avvicinamento dei due partiti della classe operaia, che è essenziale alla tutela degli interessi dei lavoratori. La posizione dei comunisti è assai chia-
Nei giorni pericolosi che attendono il paese i comunisti sono pronti a dispiegare la loro capacità di lotta, con tutta la sua comprovata efficacia, a difesa della sacrosanta causa del lavoro e della libertà.
La professionalità base della classificazione unica
Con la classificazione unica tutti i lavoratori della nostra categoria sono suddivisi in cinque gruppi professionali e in dieci livelli salariali, che ricomprendono insieme operai e impiegati. Si è realizzato un intreccio fra categorie impiegatizie e categorie operaie non meccanico, ma su una prospettiva di equivalenze professionali.
La drastica riduzione del ventaglio retributivo, caratteristico dei contratti precedenti, rappresenta un profondo salto di qualità nella nostra categoria: per questa via si pongono le basi di una reale unificazione di classe dei lavoratori grafici, superando la logica padronale della paga di posto fondata sul rapporto rigido uomo-macchinamansione. Oggi invece ogni valutazione deve partire dall'analisi dell'organizzazione del lavoro in rapporto alla professionalità. Alla base di una corretta applicazione del contratto - dal momento che l'organizzazione del lavoro non è mai un dato astratto, ma strettamente legato alla realtà produttiva dell'azienda - deve stare la cono— scenza e la contrattazione dei programmi di produzione. Solo in questo modo è possibile avanzare proposte in grado di modificare nel concreto l'organizzazione padronale del lavoro, affrontando il problema del lavoro esterno e degli organici per una corretta politica dell'occupazione.
(segue a pag. 2)
mensile a cura delle cellule del PCI della Garzanti di Cernusco, Milano e Precotto - Anno III, gennaio 1976, n. I
gli "altri" libri
"Il cristianesimo trovò la donna schiava e la lasciò serva. La rivoluzione borghese la trovò serva e la lasciò incapace, interdetta e pupilla. La rivoluzione sociale la troverà minorenne, come la lascerà? "Queste parole di A.M. Mozzoni, una delle pioniere della lotta per l'emancipazione femminile in Italia, compendiano il significato della ricerca che l'autrice sta conducendo sulle origini dei movimenti femminili in Italia, a partire dal saggio del 1964: Alle origini del movimento femminile in Italia. 18481892. Fare la storia dei movimenti fem_ minili in Italia è impresa ardua, non solo per la relativa marginalità dell'esperienza e per le difficoltà della ricerca, ma soprattutto perché è necessario superare gli schieramenti politici e condurre un'attenta analisi di quei pregiudizi nei confronti della questione femminile, ideologici e culturali prima ancora Che politici, che opponevano non tanto la destra e la sinistra tradizionali ma passavano all'interno di quegli stessi schieramenti (e ancora oggi quanti tra gli stessi compagni e, perché no, compagne politicamente impegnati conservano posizioni arretrate e contraddittorie sull'emancipazione della donna? ). La battaglia per l'emancipazione femminile si è configurata quindi all'inizio del secolo non come una lotta unitaria portata avanti dai partiti progressisti, quanto piuttosto come una isolata e spesso sconfitta offensiva di avanguardie femminili. Il discorso della Pieroni Bortolotti si snoda attraverso le posizioni più aperte della Mozzoni a quelle dei moderati
lettere al giornale
Volontà di partecipazione
Considerando il vostro interessante giornalino un po' come l'organo ufficiale dei lavoratori della Garzanti, vi prego di voler pubblicare questa mia lettera.
Alcuni mesi orsono, partecipando al Circolo della Stampa di Milano a una conferenza avente per tema: ",1 sordi italiani e i cento anni della loro prima associazione", il conferenziere trattando in particolare i rapporti sociali, politici e sindacali, disse fra l'altro che "... la più grave forma di emarginazione è la non partecipazione". Così, credendo di trovare un sistema per
(che partecipavano su basi essenzialmente legalitarie alle grandi rivendicazioni dei movimenti feinminili internazionali), a quelle dei socialisti, lacerati fra l'ideologia egualitaria di derivazione illuministica e marxistica e un confuso conservatorismo dei valori della famiglia tradizionale. La lotta assume due aspetti, che spesso possono anche coincidere, ma che rispecchiano la provenienza sociale dei protagonisti: quello delle rivendicazioni di parità giuridica e quello della lotta di classe. Questo secondo aspetto è di gran lunga il più interessante perché illustra la difficile conquista, attraverso la costituzione delle prime leghe femminili, di alcune caute riforme agli inizi del nostro secolo e soprattutto perché illustra la presa di coscienza attraverso il dibattito e la partecipazione alla lotta, della posizione della donna come lavoratrice e come .persona: "lo ho bisogno di dirvi - sono ancora parole della Mozzoni - che, se associandovi come tali nella battaglia con i vostri compagni, voi obbedite alla stessa legge, cui essi obbediscono, e lo fate cori maggior ragione perché lo sfruttamento che si fa delle vostre membra delicate è ancor più intenso, avete per di più il diritto, il dovere in nome della dignità e libertà umana, di ribellarvi contro le tante diminuzioni della vostra personalità giuridica, sociale e domestica, di cui tutte le passate e presenti civiltà furono cosi feconde per la donna". Purtroppo il discorso cosi ricco di premesse rivendicative, ideologiche e sin- • Bacali, era destinato alla sconfitta negli anni grigi del primo dopoguerra in coincidenza con la sconfitta del movimento operaio. Il movimento femminile si divide: l'ala moderata passa a posizioni prima nazionalisti-
che, poi decisamente fasciste; l'ala progressista - schierata con i socialisti - viene travolta dalla crisi che investe il partito. Non è senza significato che le personalità più impegnate come la Montagnana e la Bavera, passeranno dopo la scissione di Livorno nelle file del PCd'I. Negli anni del fascismo la lunga battaglia dei movimenti femminili verrà sconfessata dall'equivoca mistica della donna "sposa e madre esemplare", relegata nuovamente nel ruolo tradizionale di sfruttata di sesso e di classe.
Franca Pieroni Bertolotti, SOCIALISMO E QUESTIONE FEMMINILE IN ITALIA 1892-1922, Mazzotta Editore, L. 3.500
PROFESSIONA LITA' (segue da pag. I )
poter finalmente partecipare alle assemblee di fabbrica (e magari facendo anche un ottimistico pensierino di poter in futuro parteciparvi come membro del Consiglio di fabbrica..), chiesi al CdF che uno di loro durante le assemblee mi stesse vicino per trascrivermi, di tanto in tanto, brevi sunti degli argomenti che venivano trattati di volta in volta. Se oggi, 9 gennaio 1976, non partecipo alla assemblea sull'occupazione, è per aver purtroppo osservato che la mia richiesta viene considerata una seccatura. La mia buona volontà di "partecipare", non deve intendersi come elemosinare la partecipazione, ma come l'acquisire un diritto o l'assolvere a un dovere.
Ringrazio per la pubblicazione e spero ché possa servire.
Marco Luè
I n altro elemento determinante per la gestione politica della classificazione unica è la rotazione delle mansioni nell'ambito del gruppo omogeneo, che dia a tutti la possibilità di arricchimento della professionalità e di massima specializzazione. La rotazione tuttavia non può essere trasposizione meccanica di un principio, ma il risultato del confronto e del dibattito dei lavoratori (operai o impiegati) del gruppo omogeneo per fare avanzare un modo diverso di organizzare il lavoro e una alternativa all'appiattimento e alla mortificazione delle capacità professionali che il padronato ha sempre perseguito. Si tratta di porre all'ordine del giorno il riconoscimento del ruolo determinante dei lavoratori nella gestione dell'azienda: una battaglia difficile che si scontra con la volontà del padrone di non cedere nessun potere e con le-posizioni rinunciatarie e subalterne che negano valore alla professionalità.
SOCIALISMO E QUESTIONE FEMMINILE IN ITALIA IO 21 92 2 2
Novemilaseicento miliardi per curare male
Le recenti polemiche sul tempo pieno per i medici ospedalieri e sull'obbligo, anche per quelli a tempo definito, di scegliere fra la pratica nell'ospedale pubblico e quella nelle cliniche private, hanno riacceso il dibattito sui problemi della salute nel nostro paese e sul funzionamento delle strutture sanitarie. Come già in altre occasioni per chiarirci le idee abbiamo preferito andare a parlare direttamente con i lavoratori che nelle strutture sanitarie operano; abbiamo perciò posto alcune domande al compagno Doriano Basso, segretario della cellula del PCI all'ospedale Fatebenefratelli.
Cosa c'è di vero nell'affermazione dei medici che li si vuole costringere tutti a diventare "impiegati" ?
Niente. Porre così la questione significa voler gettare del fumo negli occhi. La scelta non è fra "impiego" e libera professione, ma fra l'impegno nella struttura pubblica e quello nella struttura privata. Del resto è quello che si richiede a qualsiasi altro laureato: un ingegnere-del Genio civile non può esercitare anche la professione per conto suo. E' anche una questione di serietà: un medico che voglia fare veramente il medico non può che optare per il tempo pieno: dopo sei ore di corsia o di visite si è saturi e non si può continuare. Anche i medici hanno un'integrità psicofisica da tutelare. E poi dovranno pure avere il tempo per aggiornarsi: la medicina è una scienza in continua evoluzione, non è pensabile che dopo la laurea un medico smetta di studiare e si limiti a informarsi sui foglietti di istruzione dei medicinali. Se qualcuno pensa che la libera professione gli basti, la faccia pure. Quel che conta è togliere la professione medica da una logica puramente mercantile che si traduce nella spirale maggior lavoro maggior guadagno, maggior guadagno maggior lavoro, in cui a essere sacrificati sono gli interessi dei malati e la stessa professionalità dei medici. D'altra parte un medico appena laureato, a ventiquattro o venticinque anni, che faccia il tempo pieno in un ospedale pubblico ha come primo stipen-
dio 490 mila lire al mese, a cui si può aggiungere un sessanta per cento per visite private eseguite nelle strutture dell'ospedale. Quale altro giovane laureato ha in Italia simili opportunità di impiego e livelli di stipendio?
Insomma come l'hanno presa i medici? Complessivamente, nonostante le resistenze che conosciamo e che vengono soprattutto dai clinici universitari, la risposta non è stata negativa, in particolare fra i medici più giovani. Al Fatebenefratelli, per esempio, il primario del reparto rianimazione ha già scelto il tempo pieno; finora solo due assistenti hanno optato per la professione privata, ma forse più per divergenze con il primario che per ostilità alla legge. Questa legge poi non è arrivata all'improvviso, è del 1968, e si sapeva che andava applicata - e noi siamo per una applicazione rigida a opera della Regione che deve istituire controlli seri - entro quest'anno. In Trentino Alto Adige d'altronde essa è in vigore da anni; in Emilia l'85 per cento dei medici ospedalieri è già a tempo pieno. Si tratta di creare strutture e incentivi che facilitino questa scelta.
Cambierà qualcosa nell'assistenza ospedaliera e nella tutela della nostra salute? Qui siamo al punto dolente. Non si può risolvere un problema per volta senza un piano generale, eludendo ogni intervento strui turale e organico e mantenendo in vita istituzioni sanitarie che sono in funzione di interessi clientelari, corporativi e mercantili. Non è più possibile rimandare oltre una riforma sanitaria che raccolga l'evoluzione in atto nella nostra società, le spinte alla tutela della salute nel luogo di lavoro, l'esigenza di privilegiare il momento della prevenzione delle malattie, la necessità di garantire un'assistenza efficace alle persone anziane anche a domicilio, l'affermazione del valore sociale della maternità attraverso l'istituzione di consultori.
In realtà in Italia siamo a un passo dal collasso di tutto il sistema sanitario. Il costo per tenere in piedi questo edificio crollante è pazzesco e in continua crescita; dal 1972 al '74 la spesa mutualistica è passata
da 2700 a 5100 miliardi, e la spesa sanitaria totale (pubblica e privata) da 4901 miliardi del 1971 è aumentata a 7900 nel 1974, a 9600 nel 1975. Queste cifre incidono pesantemente sul bilancio della crisi economica del paese: e tutto ciò senza alcun miglioramento nelle prestazioni, nè quantitativo nè qualitativo.
Due problemi vanno affrontati con risolutezza: l'assurdo spreco nei consumi di medicinali e la moltiplicazione inutile delle degenze ospedaliere con il loro eccessivo prolungarsi. L'Italia è il pascolo più grasso delle industrie farmaceutiche: basta pensare che nelle farmacie italiane sono in vendita 20.000 confezioni diverse di medicinali contro le 800 dell'Inghilterra. La spesa ha raggiunto nell'ultimo anno quasi 2900 miliardi, con il risultato che su dieci ricoveri ospedalieri almeno uno avviene per effetti collaterali di farmaci. E molte medicine fra le più usate, se non fanno male sono perfettamente inutili tipo ricostituenti, epatoprotettori ecc. Per i soli epatoprotettori sono stati spesi 160 miliardi: pensate quante cose veramente utili si sarebbero potute fare con tutti questi soldi.
Quanto al problema delle degenze ospedaliere, si può dire che gli ospedali sono affollati di persone che potrebbero benissimo non esserci: si pensi a quanto ci vuole per fare gli esami diagnostici, quante cure potrebbero essere fatte ambulatoria!mente, quanti anziani sono messi all'ospedale in mancanza di assistenza adeguata. A 40.000 lire al giorno in media per degente sarebbe meglio ricoverarli al Grand Hotel! Occorre ristrutturare gli ospedali: istituire ospedali diurni per quei malati che possono dormire a casa loro; sopra» tutto organizzare i dipartimenti di accettazione e pronto soccorso per una diagnosi sollecita e una selezione dei malati che possono essere curati ambulatorialmente, di quelli che hanno bisogno di cure intensive, di coloro che richiedono una più lunga degenza, si potrebbero evitare così le lunga ggini e il superaffollamento dei reparti.
INTERVISTA A DORIANO BASSO SEGRETARIO DELLA CELLULA DEL PCI DEL FATEBENEFRATELLI
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Quale ruolo nello sviluppo dell'azienda?
Ancora capita che il centro di Precotto sia chiamato meccanografico; e ciò non è giusto, in quanto da anni, ormai, è della "generazione" elettronica. La distinzione è fondamentale per comprendere come è stata l'organizzazione del lavoro negli anni passati rispetto alla presente e, quale potrebbe essere in futuro. Per capirci meglio, con un centro meccanografico non si sarebbero potuti introdurre i video-terminali in quanto quel sistema prevedeva il calcolo e la trasrnissione dei dati con un sistema "elettromeccanico" (rigido), mentre l'attuale centro elettronico permette velocità di calcolo e di trasmissione di dati tali da riuscire a soddisfare contemporaneamente richieste di informazioni che vengono da più parti. Alla Garzanti, come è avvenuto nelle altre aziende, alla meccanizzazione della contabilità è corrisposta una razionalizzazione delle preesistenti strutture amministrative, ciò che ha consentito di far fronte tempestivamente alle necessità determinate dallo sviluppo dell'azienda, a partire dal 1963, anno di introduzione del Cintro , a oggi. La meccanizzazione di operazioni fondamentali come la fatturazione, la documentazione per la spedizione dei volumi, il controllo dei pagamenti, la contabilità dei clienti e dei depositi, ha consentito di sollevare i lavoratori da lavori puramente manuali adibendoli al controllo degli elaborati del centro elettronico. Snellendo e sveltendo a lavoro si sono aperti spazi e prospettive di produzione e di vendita che prima era impossibile affrontare. Di ogni documento elaborato inoltre il centro elettronico conserva i dati che, opportunamente trattati, consentono di ottenere i più svariati prospetti (amministrativi o statistici) che possono risultare utili per l'esame e il controllo delle attività aziendali.
Attualmente la struttura del centro elettronico comprende, oltre alla "macchina", l'ufficio analisi che, analizzando appunto i problemi, ne prospetta soluzioni e forni-
sce procedure poi trasformate dall'ufficio programmazione in istruzioni che la macchina è in grado di le ere. Gli operatori sono propriamente gli addetti alla macchina che hanno il compito di utilizzare i programmi loro forniti per aggiornare i dati in possesso del centro elettronico e stampare i documenti e i prospetti richiesti.
Abbiamo infine gli uffici codifica e perforazione documenti, che sono attualmente interessati a una ristrutturazione per l'introduzione dei video-terminali che li trasformerà in ufficio evasione ordini. Tralasciamo volutamente di parlare dell'ufficio saldaconto, che in questi ultimi mesi si è aggiunto a quelli già citati, in quanto riteniamo che i lettori del "Euoritesto" siano sufficientemente informati per lo spazio che gli è stato riservato durante la ristrutturazione. Certo attorno all'introduzione di queste macchine le discussioni sono state molte e il dibattito è tuttora aperto. Un punto molto importante perchè interessa tutti i lavoratori, è quello del rapporto macchina-qualificazione del lavoro. Questo problema è stato vissuto in tutte le aziende e anche alla Garzanti in occasione delle recenti ristrutturazioni dei reparti amministrativi. Da parte nostra riteniamo che la qualificazione discenda soprattutto dal modo di utilizzazione e di impiego della macchina. E' necessario in questo caso allargare la visione a tutti i settori impegnati attorno al centro. Facciamo un esempio: se gli impiegati della contabilità generale pensano di subire una dequalificazione attraverso la meccanizzazione di quella contabilità non possono prescindere dal chiedersi due cose; la prima riguarda la produttività del lavoro (c'è da valutare il vantaggio portato da una maggiore velocità di esecuzione e dalla prospettiva di ampliare la visuale della contabilità ad aspetti finora trascurati proprio per la difficoltà di arrivare a tutto con procedure manuali); la seconda riguarda altre lavorazioni che tale operazione pre-
suppone . Servirà qualcuno che attui questo lavoro sulla Macchina ? che studi il programma? e forse un centro elettronico più potente e quindi un maggiore numero di addetti? In quel momento si dovrà prendere l'iniziativa forinulando proposte, come lavoratori, per impedirela dequalificazione, e al contrario conseguire un arricchimento professionale. E non è poi detto che ottenere rapidamente dal centro elettronico dati da valutare e su cui prendere decisioni sia meno qualificante che costruire faticosamente gli stessi dati con una spesso noiosa routine. Tutto ciò dipende, come abbiamo detto, dalla nostra capacità di iniziativa. Alla Garzanti il calcolatore viene utilizzato prevalentemente nel settore amministrativo: a nostro avviso sarebbe utile che i lavoratori aprissero un ampio dibattito sull'utilizzo dei calcolatori e in generale dell'elettronica riferita direttamente ai reparti di produzione e alla programmazione aziendale. Pur avendo introdotto uno strumento avanzato come i terminali che permettono di avere subito a disposizione dati aggiornati, l'uso che ne viene fatto riguarda prevalentemente la gestione del profitto e non è sfruttato invece nel campo della produzione, come avviene in altre aziende.
Di fronte alla crisi economica è noto che il padronato e i partiti storicamente collocati a difesa dei suoi interessi da una parte, e i lavoratori e i loro partiti dall'altra, sono impegnati in un duro confronto per la definizione di una nuova prospettiva economica. Uno dei nodi da sciogliere è certo il recupero della produttività; ma per far questo è necessaria l'acquisizione di una moderna mentalità industriale che punti sugli investimenti e sull'ammodernamento della tecnologia e non sullo sfruttamento della manodopera e sul lavoro nero. Ciò è vero anche per la Garzanti e in questa prospettiva noi pensiamo che il centro elettronico abbia un ruolo importante.
4 INCHIESTA
SUI REPARTI: IL CENTRO ELETTRONICO
La condizione di lavoro degli operatori
Le funzioni dell'operatore in un centro elettronico sono molteplici e di primaria importanza in quanto, oltre a prestare la massima attenzione al lavoro singolo che esegue, deve altresì avere un'ottima conoscenza dellé capacità tecniche dell'elaboratore al fine di eseguire più lavori nel modo più corretto e tempestivo possibile. L'operatore, trovandosi in contatto giornaliero con un elaboratore elettronico le cui capacità elaborative si misurano in micro secondi, è in una situazione particolare strettamente connessa con la macchina, e deve così eseguire lavori e prendere decisioni con estrema rapidità. Noi la riteniamo una professione interessante in quanto la quasi totalità del lavoro contabile amministrativo viene eseguito dal Centro e ognuno di noi deve esserne a conoscenza . E' positivo al riguardo il fatto che tutti noi proveniamo da uffici direttamente dipendenti dal centro elettronico. Tecnicamente il nostro lavoro consiste in varie operazioni quali il passare le schede perforate nel lettore, montare su apposite unità nastri e dischi, stampare una quantità innumerevole di moduli e battere a consolle messaggi operativi. Per un migliore sfruttamento dell'elaboratore, il nostro orario di lavoro è dilazionato lungo tutta la giornata e si protrae sino a tarda sera. Per ciò che riguarda i nostri rapporti umani e di lavoro con i colleghi, riteniamo senz'altro positivo lo spirito di valida collaborazione che esiste tra noi operatori e i programmatori. Questo è dovuto in gran parte al fatto che, quasi tutti, provengono dalla sala macchine. L'installazione e la conseguente messa in funzione dei video-terminali, oltre a permettere una utilizzazione più alta delle capacità dell'elaboratore,
ha richiesto un aumento di responsabilità da parte dell'operatore, qualificandone ulteriormente la professione.
Giancarlo Castellazzi
Un valido esempio di qualificazione
La quantità e la complessità dei problemi aziendali da risolvere sono aumentate in modo notevole in questi ultimi anni. Il progresso tecnologico, per venire incontro a tali esigenze, ha progettato macchine elettroniche sempre più veloci e potenti, di conseguenza si è reso necessario organizzare in modo adeguato i reparti del Centro, per meglio utilizzare le possibilità del personale che vi lavora in rapporto alle prestazioni delle macchine. Le funzioni principali dell'ufficio programmazione consistono sostanzialmente nel preparare i programmi secondo la procedura stabilita e inoltre nel generale, estendere e controllare, attraverso valutazioni appropriate il sistema per ottenere dal calcolatore un miglioramento nelle prestazioni. Attualmente l'organico dell'ufficio programmazione è for-
mato da sei persone, tutte provenienti dall'interno della ditta. Infatti si è preferito, tenendo conto di una precisa richiesta del Cdl, addestrare e avviare alla programmazione persone che già lavoravano in Garzanti, anzichè ricorrere ad assunzioni dell'esterno. Questo orientamento si è dimostrato, a mio avviso, molto valido, perchè ha permesso ad alcuni lavoratori di svolgere una mansione più qualificata di quella che avevano precedentemente; nello stesso tempo ha garantito un buon funzionamento dell'ufficio che è composto da persone che assommano a una specifica preparazione tecnica, una notevole esperienza di lavori e procedure aziendali acquisite in precedenza.
Franco Sbrana
Maggiore responsabilità ai lavoratori
Da quasi tre mesi faccio parte di un nuovo ufficio con altri tre colleghi. Il lavoro che viene svolto è l'evasione degli ordini rateali che prima era suddiviso in vari uffici. Ora, con l'introduzione dei video-terminali verrebbero ricomposte tutte queste fasi di lavoro con la possibilità di una riqualificazione. E' necessario però che da parte della direzione ci sia un impegno nel senso di responsabilizzare la gente e di riqualificare un certo tipo di lavoro che prima non aveva sbocchi. Per ora, non essendo ancora completata la riorganizzazione del reparto,.deve essere nostro impegno di lavoratori verificare in modo costante le iniziative della direzione e formulare anche noi delle proposte per fare in modo che alla conclusione il risultato sia un effettivo e concreto avanzamento dei lavoratori.
Eliseo Mazzola
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GLI INTERVENTI DEI LAVORATORI DEL CENTRO ELETTRONICO
cronache aziendali cronache aziendali
La lotta per la salute in fabbrica: l'esperienza di un medico
La Garzanti è stata la prima azienda della zona del Consorzio sanitario di Cernusco sul Naviglio dove ha operato lo SMAL; ha rappresentato quindi un banco di prova importante sia per i tecnici sia per i lavoratori impegnati nell'indagine. Questo non tanto per la curiosità di vedere quanto e come si sarebbe riusciti a fare, ma per la consapevolezza che partire con il piede giusto in una fabbrica di grossa importanza per la zona avrebbe significato avere un impatto notevole rispetto alle altre fabbriche: Non è un caso quindi che si sia partiti proprio dalla Garzanti, dove i lavoratori avevano alle spalle già una tradizione di discussione e di lotta rispetto al problema della salute.
Il principio che sta alla base della metodologia usata dagli SMAL (che, tra l'altro, non è invenzione di qualche medico, bensì indicazione delle esperienze del movimento operaio in questo campo) è precisamente che sono i lavoratori i protagonisti dell'indagine e i tecnici si pongono al loro servizio. Ciò significa, per esempio, che la positività o meno dell'intervento dello SMAL si misura in gran parte sul grado di coinvolgimento nella discussione della maggior parte dei lavoratori, che è poi la miglior garanzia perché, in seguito, le richieste emerse dall'indagine vengano portate
realmente avanti.
Da questo punto di vista mi sembra che il bilancio dell'indagine alla Garzanti sia doppiamente positivo sia rispetto a quanto detto prima, sia perché la conduzione dei gruppi omogenei non era tenuta dai medici ma dagli stessi lavoratori (e dai delegati di reparto): il che, oltretutto, facilita anche il lavoro dei medici che possono più agevolmente porre le domande di carattere "tecnico". Oltre ai punti riferiti nella relazione, si sta procedendo all'approfondimento di altre questioni quali l'illuminazione, la saldatrice in magazzino, le eventuali esalazioni in offset, ecc. Si è preferito fare una relazione non del tutto completa (ma in cui già sono molti punti importanti) per non prolungare troppo i tempi, vedendo magari diminuire l'attenzione rispetto all'indagine. Adesso il nostro impegno deve essere rivolto verso le altre fabbriche della zona (piccole e medie nella maggior parte): purtroppo vi sono già alcuni esempi di come lo SMAL non sia di fatto ancora riconosciuto da alcune direzioni aziendali come un organismo istituzionale: basti l'esempio della Sipal Arexons, dove la direzione sosteneva di non conoscere l'esistenza degli SMAL; e, ancor più grave, della Pasta Elettrocavi, dove la direzione, dopo aver firmato la richiesta di intervento con il CdF, ci vietava l'ingresso in fabbrica perché "aveva saputo" che facevamo assemblee con gli operai. E' inutile poi ricordare la situazione di molte piccole fabbriche della zona in cassa integrazione o con licenziamenti, impossibilitate a rivolgersi allo SMAL, anche se le condizioni di nocività ambientale lo richiederebbero urgentemente.
Da ciò derivano due considerazioni elemen-
tari: 1) per difendere la salute dei lavoratori sul posto di lavoro, bisogna che questo posto di lavoro ci sia! 2) Se quindi noi ve• dessimo il problema della salute solo internamente alle fabbriche dove operiamo, e non anche come strettamente legato alla difesa dei posti di lavoro e alle lotte contro la disoccupazione, ci dimenticheremmo della più banale norma medica: chi non mangia (perché non può lavorare), non può star bene!
dottor Roberto Caprioli
Conti correnti
Quando alla fine del '74 la direzione aziendale ci segnalò i dominativi di due o tre banche per l'apertura di un conto corrente ove effettuare il versamento dello stipendio, molti di noi scelsero il Credito italiano. Abbiamo saputò da un collega che ha il conto corrente presso tale banca che, avendo depositato un assegno ed essendosi dimenticato di girarlo, si è visto recapitare dalla banca a mezzo raccomandata l'assegno per la firma, con una ritenuta di 500 lire per le spese. Un altro fatto analogo: il prelievo di una certa somma dal conto corrente, di cui una parte è costituita da un assegno che noi giriamo alla banca, comporta una spesa di lire 500, non si capisce bene a questo punto per quali spese. Ora, poiché ci risulta che questa prassi non sia in atto presso altre banche (vedi per esempio l'1B1), giriamo queste notizie alla direzione aziendale perché si informi, ed eventualmente riveda gli accordi con il Credito italiano, e invitiamo gli altri colleghi a segnalare fatti di questo tipo.
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...Interim? La risposta è... la più esatta possibile!
Un rischio... Per la materia "direzioni generali dell'editoria" ci dica chi è il direttore generale della Nota Casa Editrice.
cosa succede nel mondo
Attacco imperialista in Angola
Si fanno sempre più frequenti le prese di posizione di parlamentari americani contro l'intervento USA in Angola tanto che il portavoce del Congresso, rispondendo a Kissinger, ha dichiarato che "né una sola vita, né un solo dollaro saranno concessi per un secondo Vietnam". La stampa"indipendente" europea (e la nostra RAI-TV) grida istericamente che la causa dell'attuale situazione angolana è da addebitarsi all'intervento sovietico. Ma quali sono i fatti? L'MPLA di Agostinho Neto, costituitosi nel 1956, è stato il primo movimento popolare organizzato per combattere il colonialismo dei fascisti portoghesi. Nei primi anni di lotta ottenne dall'Unione Sovietica, e solo da essa, diversi aiuti in armi e munizioni. Nel .1963 gli USA, considerando una possibile caduta dell'impero portoghese, affidarono ad Holden Roberto (da poco espulso dall'MPLA) l'incarico di formare l'.FNLA che, in dieci anni di vita, ha effettuato solo sporadici combattimenti contro i portoghesi, dato che il Comando e la maggior parte dei mercenari arruolati risiedevano a Kinshasa, nel Congo di Mobuto, fidato amico degli USA.
L'UNITA, creata nel 1966 da Savimdi e altri dirigenti usciti dall'FNLA, ha effettuato un solo vero combattimento, occupando la piccola base di Nluxi, e non ha mai avuto alcun peso nella lotta di indipendenza. Questi due movimenti, creati e foraggiati dall'America e dal Sudafrica razzista per contrastare l'azione dell'MPLA non solo si sono rifiutati di partecipare a un governo di concordia nazionale, come proposto dall'MPLA, ma hanno iniziato una lotta frontale contro l'attuale legittimo governo di Luanda, strumentalizzando le differenze tribali ancora esistenti. Sono evidenti a questo punto i falsi di chi alza lamenti per l'intervento sovietico e cubano in Angola. In realtà quello che costoro non vogliono accettare è che sia I'MPLA a governare il paese, perché è l'unico movimento che lotta per la totale liberazione dell'Angola e per spezzare la catena dei privilegi delle multinazionali americane ed europee che da decenni ne sfruttano suolo e sottosuolo. Sono quelle stesse multinazionali che in Italia e in altri paesi elargiscono sussidi straordinari ai campioni della "civiltà occidentale" in funzione anti• comunista e contro la progressiva liberazione dei popoli dalla dipendenia economica. Non vi possono essere più dubbi su chi trae vantaggi intervenendo in Angola. 11 fatto più drammatico è che gli USA (e anche il
superman Kissinger) sembrano non aver compreso la lezione del Vietnam e di tutti gli altri paesi che sono riusciti a liberarsi dal giogo imperialista e neocolonialista. Importante sarà l'atteggiamento dell'Europa, che Kissinger cerca in ogni modo di coinvolgere in un'altra crociata anticomunista in Africa. Già purtroppo Francia e Germania Federale armano e finanziano I'FNLA. Sapranno resistere gli altri paesi della NATO (e soprattutto l'Italia) alle pressioni dei circoli imperialisti americani?
Caccia alle streghe in Germania
Berufsverbot, in tedesco significa divieto di professione. Nella Germania federale rappresenta l'esclusione dagli impieghi statali di tutti coloro che sono accusati (in base alla legge del 28.1.1972, che porta appunto tale nome) di non essere fedeli alla Costituzione. Gli "infedeli" appartengono quasi tutti al DKP (Deutsche Kommunistische Partei, il nuovo partito comunista da poco riammesso nella legalità); dalla firma del decreto sono 2700 gli esclusi dagli uffici pubblici, mentre sono circa 700.000 gli impiegati che sono stati sottoposti a controlli dalle Corti costituzionali federali e regionali. L'apparato spionistico della polizia controlla sistematicamente le attività
di professori, giudici, maestri, autisti e ferrovieri, scavando nel passato degli elementi sospetti, compilando schede, fabbricando "dossier", da cui poi si tirano le somme escludendo gli "anticostituzionali". Questo gravissimo processo di involuzione antidemocratico, le cui vittime sono ora anche cittadini non comunisti (sono stati colpiti persino iscritti al partito socialdemocratico attualmente al governo! ) rappresenta il primo risultato dell'incalzare della DC tedesca, e in particolare del suo rozzo leader bavarese Strauss, verso un governo autoritario che rompa con la sia pur timida politica di apertura verso l'Est attuata dagli ultimi governi. Il disegno del Berufsverbot, colpendo "chi non offre serie garanzie di fedeltà alla Costituzione", ha inoltre lo scopo dichiarato di impedire la trasformazione del movimento sindacale e studentesco in forza consolidata. Inizialmente questi provvedimenti (varati da un governo che pur si dice socialdemocratico) erano passati in Germania senza suscitare dissensi e proteste. E la stampa "indipendente" italiana ha creduto bene di passarli sotto silenzio o di dar loro pochissimo rilievo, forse per non interferire negli affari interni di un paese occidentale. Ora però è stata denunciata l'atmosfera di paura e di intolleranza che si è creata negli uffici pubblici. Cattolici e comunisti, sindacalisti e intellettuali manifestano insieme per l'immediata sospensione dei decreti liberticidi contro i lavoratori democratici, per la tutela delle libertà politiche e civili.
Il diritto al lavoro al centro della lotta delle donne
Migliaia di lavoratori sono stati licenziati, altri sono in cassa integrazione e altri ancora lavorano oggi e non sanno se domani avranno ancora un posto di lavoro. Le prime però a essere licenziate sono state le donne, cosicchè la percentuale delle donne occupate, la più bassa dell'Europa e del mondo capitalistico sviluppato, è ulteriormente diminuita. Ma non si può più pensare di rimandare le donne tra le mura domestiche in maniera "indolore": esiste oggi la volontà e la capacità di controbattere, ed è sempre più diffusa la coscienza delle donne della condizione di emarginazione, in cui si vuole mantenerle in questo modo. Vari sono i fattori che hanno fatto maturare nella donna una nuova coscienza di sè: la crescita della scolarizzazione, la partecipazione alle lotte contrattuali e studentesche (in particolare delle giovani in cerca di occupazione, delle lavoratrici in difesa del posto di lavoro), le battaglie
per i servizi sociali, e per la riforma del diritto di famiglia, i risultati del referendum sul divorzio e quelli delle elezioni del 15 giugno. Le donne oggi rifiutano di essere confinate nel ruolo tradizionale di casalinghe e intendono conquistarsi una collocazione non subalterna nella società; e il fronte delle forze politiche e sociali che appoggiano questa battaglia e si propongono di risolvere la "questione femminile" si è allargato. Ma i problemi delle masse femminili sono strettamente collegati a quelli posti da un assetto sociale profondamente in crisi nelle sue strutture economiche e nei suoi orientamenti ideali; non è pensabile di poter risolvere la crisi che cosi drammaticamente attanaglia il nostro paese, di garantire uno sviluppo economico reale e duraturo ponendo ai margini della vita nazionale milioni e milioni di donne, rifiutando o il contributo attivo e (segue e Pot. 8)
VI CONFERENZA DELLE DONNE COMUNISTE -
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LA SCOMPARSA DI UNO DEI MAGGIORI PROTAGONISTI DELLA RIVOLUZIONE CINESE
La morte di Chou En-lai
Pochi avvenimenti hanno inciso nella nostra storia e nell'assetto del mondo quanto la vittoria delle forze rivoluzionarie in Cina nel 1949. 11 socialismo, fino allora accerchiato nell'URSS, diventò con la creazione della Repubblica Popolare di Cina un sistema articolato di stati, in grado di modificare profondamente i rapporti di forza con l'imperialismo e di frenarne le • spinte aggressive, innescando un processo di liberazione delle nazionalità oppresse , che ha avuto il suo momento più alto nella vittoria del Vietnam.
Con la morte del compagno Chou En-lai, presidente del consiglio e membro dell'ufficio politico del Partito comunista cinese, scompare il maggiore protagonista, insieme con Mao Tse-tung, della rivoluzione cinese. Dopo la sua morte innumerevoli sono stati coloro che su giornali e riviste si sono dedicati a tirare un bilancio della vita di Chou, a analizzarne la personalità. La nostra intenzione non è quella di aggiungere agli altri la nostra analisi o il nostro bilancio; vogliamo solo ricordare il compagno Chou En-lai nelle caratteristiche che più ci hanno colpito.
Innanzitutto il suo profondo realismo rivoluzionario, cioè la sua capacità di affrontare anche le più complesse e ardue situazioni con concretezza e senza impazienze ma insieme con fermezza e con volontà di trasformarle. Pensiamo, in campo internazionale, all'isolamento in cui era relegata la
Cina, tranne i rapporti con gli altri stati socialisti, all'ostilità degli Stati Uniti: emblematico fu il gesto dell'allora segretario di stato americano, Foster Dulles, che alla conferenza di Ginevra del 1954 si rifiutò di dare la mano a Chou En-lai, voltandogli ostentatamente le spalle: per lui la Cina comunista non esisteva! Ebbene fu il presidente Nixon, diciotto anni dopo, a andare in Cina a stringere la mano a Chou, quasi a riconoscimento del peso che la nuova Cina aveva assunto nello scacchiere internazionale e della necessità di fare i conti con essa.
Certamente questo processo non era stato rettilineo, e profonde sono le divergenze fra le posizioni dei comunisti italiani e quelle dei compagni cinesi, soprattutto sulle questioni della distensione internazionale e della solidarietà all'interno del movimento comunista e delle forze antimperialiste. Ma non possiamo dimenticare che Chou En-lai fu il propugnatore dei "cinque principi" della coesistenza pacifica e cercò sempre di evitare che la disputa ideologica con l'URSS degenerasse in scontro fra stati.
Infine ricordiamo in lui il valoroso combattente rivoluzionario, uno dei comandanti dell'armata rossa durante l'epica "lunga marcia" di 12.000 chilometri che sottrasse le forze comuniste all'accerchiamento degli av versari. Di quei tempi eroici egli conservò sempre lo stile di lavoro: la mancanza di burocratismo, la capacità di legarsi alle masse e di mobilitarle lavorando in mezzo a esse.
OCCUPAZIONE FEMMINILE
(segue da pag. 7)
creativo che sono in grado di dare. dunque più che mai è necessario che la spinta ideale delle donne trovi uno sbocco nell'azione concreta per sciogli'-re i nodi che stanno alla base della loro condizione di subordinazione. Noi riteniamo che in questa azione l'aspetto centrale è la lotta per il diritto al lavoro e per un'occupazione stabile e qualificata. Il compagno Togliatti disse: "la chiave della soluzione del problema di emancipazione sta nel fatto che le donne accedano a quella che è nei rapporti sociali, la sostanza della persona umana, cioè il lavoro. L'uomo diventa essere sociale in quanto lavora, e la sua personalità si afferma e si sviluppa nella misura in cui egli può scegliere liberamente il suo lavoro". Quindi l'attuazione del diritto al lavoro per la donna non rappresenta solamente il riconoscimento di un diritto sancito dalla nostra Costituzione, ma anche il mezzo e la condizione fondamentale per la realizzazione dell'obiettivo finale della lotta delle masse femminili, cioè il libero sviluppo della per- . sonalità della donna. Occorre dunque battersi per una nuova politica economica che garantisca la piena occupazione, altrimenti la donna sarà ancora la prima esclusa: qui sta il collegamento tra la battaglia di emancipazione femminile e quella più generale per la trasformazione economica e sociale del nostro paese. l na nuova politica economica infatti si può realizzare solo se si privilegiano i servizi sociali, alla mancanza dei quali la donna ha sempre supplito. Lo sviluppo di questi servizi significa maggiore occupazione e perchè funzionino occorre personale qualificato, e quindi la riforma della scuola. Le donne in questi ultimi anni si sono battute con forza sul piano del costume e dei diritti civili conseguendo risultati importanti come il nuovo diritto di famiglia. E' necessario trasportare questa capacità di lotta sul piano del diritto al lavoro. Tra la lotta per il diritto al lavoro e quella per il diritto alla sessualità e per il riconoscimento del valore sociale della maternità non può esistere contraddizione, sono due questioni legate alla emancipazione femminile che è necessario congiungere, perchè altrimenti non si vince nè nell'una nè nell'altra. Sono questi i temi che le donne comuniste dibatteranno nella loro sesta conferenza nazionale (che si terrà a Milano il 20/21/22 febbraio) e intendono confrontare con le altre donne e con tutte le forze politiche.
supplemento a Milano oggi Stampato in proprio a cura delle cellule PCI della Gasanti Via C. Balconi 34, Cernusco sul Naviglio
Chou En-lai riceve una delegazione italiana. Da sinistra: Umberto Terracini, Chou En-lai, un interprete, Giuliano Pajetta e la scrittrice Elsa Morante.
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