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IL RIORITESTO mensile a cura delle cellule del PCI della Garzanti di Cernusco, Milano e Precotto - Anno II, novembre 1975, n. 10

DOPO LA MORTE DI FRANCO

Per una Spagna libera e democratica

Dedichiamo questo disegno di V. Maiakovskij all'anniversario della Rivoluzione d'ottobre,. che cinquantotto anni fa ha aperto una nuova era per i lavoratori di tutto il mondo.

GARZANTI RIPROPONE UNA GESTIONE PERSONALISTICA

Nostalgia di un 'azienda senza sindacato? L'intervento di Garzanti all'incontro dei Consigli di fabbrica con la direzione sui problemi dell'enciclopedia è senza dubbio un fatto nuovo e di rilievo, che merita un commento. Il tentativo di Garzanti è stato quello di ottenere l'appoggio dei consigli alla gestione da lui imposta alla casa editrice, scavi cando su altri le responsabilità delle difficoltà che oggi stiamo attraversando. Quali sono le ragioni che hanno spinto l'editore a inserirsi per la prima volta nelle trattative sindacali? Se da una parte è sicuramente pesato il deterioramento della situazione (peraltro anche dopo il suo intervento gli stenti dell'enciclopedia non sono cessati, mentre l'ottobre 1976 si fa sempre meno credibile come data di uscita dei primi due volumi), dall'altra è stata decisiva la forza della pressione unitaria dei lavoratori per far uscire la Garzanti dalle ambiguità produttive e dalla stagnazione delle idee. In realtà oggi nella nostra casa editrice, co-

me in tutto il mondo dell'editoria e dell'informazione, il movimento dei lavoratori è profondamente maturato e intende svolgere un ruolo di protagonista nello sviluppo aziendale. E' quello che Garzanti non vuole riconoscere,- riproponendo una concezione dei rapporti con i lavoratori arretrata e sistemi di gestione non corrispondenti alla dimensione industriale della casa editrice. Intendiamoci, noi ci opponiamo a strutture organizzative e a "filosofie" aziendali di stampo artigianale non per contrapporvi una gestione industriale che si basi sulla parcellizzazione del lavoro e sulla moltiplicazione puramente quantitativa del pro dotto; ma perchè siamo convinti che il li vello qualitativo dipende dal superamento di "una mentalità padronale che impedisce il decentramento delle responsabilità, la definizione dei ruoli, la specificazione degli organigrammi", come hanno richiesto nel loro comunicato del 28 ottobre i tre con sigli di fabbrica. In definitiva noi poniamo (segue a Pago 2 )

Il massimo torturatore spagnolo, il boia garrotatore che per quaranta terribili anni ha insanguinato la Spagna, finalmente è morto. La sua fine però non rappresenta la fine del franchismo. Sono di questi giorni le ondate di arresti scatenate dalle residue ma potenti forze della Spagna arcaica nelle file dell'opposizione cattolica e socialcomunista, e fra gli antifascisti violentemente perseguitati, mentre gruppi di falangisti veterani denominati "cavalieri di Cristo Re", "requetes", "divisione azzurra" ecc. hanno tentato in diverse occasioni di assaltare il carcere di Carabanchel per fare strage dei detenuti politici. La fine del solitario potere di Franco, lontano dall'Europa e dal popolo, che ha mantenuto in vita, con crudele e tragica spietatezza, l'ultima propaggine europea del fascismo, rappresenta il momento più importante della storia spagnola, ma anche un momento gravido di pericoli e interrogativi per la vita di migliaia di detenuti politici, per la cui salvezza, proprio nei giorni scorsi, il compagno Vidali, valoroso comandante della guerra di Spagna, aveva lanciato un appello all'opinione democratica internazio-» nale. Gli innumerevoli, mostruosi delitti di Franco non devono perpetuarsi, né si deve lasciare spazio per vendicativi, estremi colpi di coda falangista all'oppressiva mobilitazione poliziesca e alla vecchia destra fedele all'ex dittatore. I protagonisti della nuova storia spagnola siano gli spagnoli, i lavoratori tutti, le comisiones obreras, i partiti democratici che si sono accanitamente battuti per l'integrazione spagnola per un governo di unità e concordia nazionale, per l'avvio della Spagna sul cammino delle libertà, affinché si passi, come ha detto il grande poeta esiliato Rafael Alberti dalla "Espafia de la muerte a la Espansa de la vida". Viva la Spagna libera e democratica.


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