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Fuoritesto4

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IL FIJORITESTO

Spagna sì Franco no

L'assassinio dei cinque patrioti spagnoli ha riportato in evidenza il vero volto della dittatura franchista: un volto sanguinario, di repressione violenta.

Il tentativo "aperturistico" del governo Navarro, che puntava sulla liberalizzazione del regime gestita dalle forze dominanti per isolare il movimento popolare e possibilmente l'intera opposizione, è clamorosamente fallito; lungi da essere emarginati, i settori più reazionari della Spa gna hanno preso il sopravvento e puntano apertamente sulla carta della guerra civile per assicurarsi la sopravvivenza .

In realtà questa ondata repressiva è la conferma della profonda "crisiin cui si dibatte il franchismo, incalzato da un sempre più possente movimento di massa che combatte per la libertà, la democrazia e i diritti civili.

CON I CDF LA DIREZIONE NON

Poche nessunapromesse, certezza

Dove va la Garzanti? E' una domanda a cui diventa sempre più difficile dare una risposta, anche dopo l'incontro del 30 settembre '75 fra la direzione e i consigli di fabbrica. Al di là di generiche dichiarazioni di buona volontà, la direzione si è limitata ad assicurare il lavoro per le macchine di stampa fino all'aprile prossimo, il potenziamento dell'ufficio che ricerca il lavoro per conto terzi con l'assunzione di due persone qualificate, la pubblicazione dei primi due volumi dell'enciclopedia entro il novembre 1976 (facendola slittare quindi di quasi un anno). Si sono anche riscontrati alcuni fatti che hanno potenzialità positive, come la pubblicazione della nuova collana di storia e la prospettiva di una ripresa della collana "Saper tutto".

Tutto sta però a come queste iniziative verranno gestite. Quanto al nuovo "Saper tutto" non potrà certo essere la rimasticatura della vecchia collana o un ennesimo vaso in cui travasare titoli da altre collane: si pensi soltanto alla domanda di cultura sanitaria che viene dall'istituzione dei Comitati sanitari e dalla diffusione degli SMAL, alla necessità di un aggiornamento pedagogico e didattico di massa posta dai decreti delegati, alla diffusione di una cultura urbanistico-amministrativa in senso ampio legata al funzionamento dei consigli di zona e di quartiere; questo tanto per esemplificare. Noi pensiamo d'altra parte che la diffusione di massa della cultura non significhi attenuazione del rigore scientifi(segue a pag. 7)

La risposta dei democratici e degli antifascisti è stata ampia e unitaria. Attorno al popolo spagnolo si è sviluppato un movimento mondiale di protesta e di solidarietà che ha coinvolto governi, forze di diversa formazione ideologica, socialiste, comuniste e cattoliche, accomunate dallo stesso spirito antifascista. In questo movimento hanno svolto una funzione politica importante le forze democratiche dell'Europa comunitaria.

La giornata di mobilitazione proclamata dalla Confederazione sindacale europea ne è la prova.E il primo risultato concreto e di importanza rilevante è la decisione recentemente adottata dalla CEE di interrompere, i negoziati per il rinnovo dei trattati commerciali con la Spagna fino a quando in questo paese non saranno rispettati i diritti dell'uomo e non sarà restaurata la democrazia.

D'altra parte in Spagna le condanne, gli arresti in massa, 'inasprimento della censura non sono riuscite a indebolire il movimento di lotta. Al contrario, si sono moltiplicati gli scioperi e le manifestazioni di strada, intorno all'obiettivo del ripristino della demo crazia convergono strati sempre più ampi (segue a pag. 7)

NELL'INCONTRO
UNA POLITICA EDITORIALE
PROSPETTA
(kp
mensile a cura delle cellule del PCI della Garzanti di Cernusco, Milano e Precotto - Anno II, ottobre 1975, n. 9

lettere al giornale

Dagli anni '60 i sindacati e i consigli di fabbrica hanno iniziato ad attuare nuove strategie rivendicative, privilengiando cioè il loro intervento sull'organizzazione padronale del lavoro, piuttosto che rischiare la salute in cambio di poche lire.

Si è cercato di evitare al lavoratore il contatto con materiali, di limitare la polvere, i fumi e i rumori dell'ambiente: queste sono conquiste importanti, che però non esauriscono l'intervento sindacale in questo campo. Se è vero infatti che si è costatata una riduzione delle malattie professionali, si è visto però che le innovazioni tecnologiche, ad esempio, hanno fatto sorgere altri problemi per quanto riguarda la salute dei lavoratori, i quali, pur lavorando in un ambiente pulito e spazioso, senza rischi e traumi fisici o intossicazioni, sono soggetti a uno stress psicologico enorme.

In questa situazione quindi, altro è ciò che si vuole ottenere: I lavoratori hanno ormai una preparazione scolastica che va quasi sempre al di là della scuola dell'obbligo, e

gli "altri" libri

Si tratta di un libro straordinario, che consigliamo a tutti di leggere sia perché costituisce una testimonianza di profonda coerenza umana, di intransigenza e di intelligenza nella lotta contro il fascismo, sia per gli insegnamenti politici che ci vengono da questa famiglia di "contadini di scienza", come amava definirla Alcide Cervi. Innanzitutto, il valore essenziale della politica e dell'impegno sociale, i soli che possono dare un senso compiuto e uno scopo alla vita: quando il figlio Aldo, tornato dal carcere militare dove era entrato in contatto con antifascisti militanti, parla della necessità di agire e di organizzarsi, papà Cervi commenta: "Capimmo che non eravamo più una famiglia di contadini e basta, e che da quel giorno avremmo lavorato oltre alla campagna, insieme agli altri uomini che diceva Aldo, anche l'Italia e gli italiani, per toglierci il fascismo e l'ingiustizia. E capii quella sera, e la madre pure lo capi, che i figli erano diventati uomini. "

D'altra parte l'azione politica non è cieca, ma occorre una teoria, lo studio: "Aldo è sempre stato la testa della famiglia. Quando studiava e non veniva nei campi l'ho sempre lasciato lavorare, perché era capitale anche quello, e più importante del fondo. Questo lo voglio dire chiaro perché chi ha

questo li induce a chiedere al lavoro che svolgono delle diversificazioni tali da sviluppare pienamente le conoscenze specifiche e generali acquisite, e di acquisirne delle nuove, in modo che la competenza professionale cosi raggiunta ponga le premesse per un reale avanzamento, che non risulti solo dovuto ai meccanismi rivendicativi grazie ai quali molti passano a livelli più qualificati continuando a svolgere mansioni del tutto dequalificate. Proprio in questi cas i, le nuove macchine possono fare assai poco: strumenti di altissima precisione, come un elaboratore elettronico, una tastiera compositrice o un terminale possono in egual misura essere arricchenti e stimolanti professionalmente, oppure spegnere le capacità individuali che il lavoratore aveva. Questo dipende dall'organizzazione del lavoro: se organizzare vuol dire solo produrre di più , oppure se oltre alla produzione si intende sviluppare quelle conoscenze tecniche e professionali che diano un senso al lavoro svolto. Esso sarà stimolante nella misura in cui questo permetterà a chi Io svolge di stabilire da sè i dati da analizzare e le condizioni ottimali che servono per realizzarlo nel migliore dei modi, senza dover rendere conto ad alcun capo in termini di procedure e di metodi e, in modo che ognuno

cultura non pensi sbagliato sul nostro conto, che siamo riusciti a fare certe cose solo con le braccia o perché siamo più spicciativi degli intellettuali. Vedete per esempio il paragone con la quercia. Mi hanno sempre detto cosi, nelle commemorazioni: tu sei una quercia che ha cresciuto sette rami, e quelli sono stati falciati, e la quercia non è morta. Va bene, la figura è bella e qualche volta piango, nelle commemorazioni. Ma guardate il seme. Perché la quercia morirà, e non sarà buona nemmeno per il fuoco. Se volete capire la mia famiglia guardate il seme. Il nostro seme è l'ideale nella testa dell'uomo."

C'è poi la capacità di agire con naturalezza,

abbia la possibilità di esprimere le proprie capacità al meglio e in un clima che finalmente favorisca la personalità di coloro che sono chiamati a contribuire alla realizzazione del lavoro quotidiano.

Siamo d'accordo sulla sostanza di quanto ci ha scritto il collega Scurati. Gli avanzamenti dovuti a passaggi automatici di categoria non hanno mai convinto neppure noi: una reale qualificazione può avvenire soltanto attraverso l'acquisizione di una maggiore professionalità. La macchina non deve cancellare le capacità dei lavoratori, ma ciascun componente del gruppo omogeneo deve essere messo in grado di eseguire tutte le varie fasi di lavorazione. Ci sembra però di discostarci un poco dal suggerimento di Scurati di abolire qualsiasi tipo di direzione sul lavoro. Siamo sempre stati contrari a un controllo puramente fiscale dei capi, ma pensiamo che in una moderna organizzazione del lavoro occorrano, sulla base delle competenze tecniche, specificazione dei compiti e definizione delle responsabilità; ma si deve permettere a chi oggi esegue il lavoro di poterlo domani organizzare.

di superare ogni forma di individualismo: "Avete.mai visto quelli che quando parlano in pubblico diventano rossi? Non è mica perché sono timidi e modesti, ma perché sono superbiosi. Mica vedono la gente, vedono solo la persona loro e si impressionano che li guardano. Cosi quando la morte li guarda sentono paura e si trovano soli, perché hanno terrore della morte come avevano paura della vita. Il sole non nasce per una persona sola, la notte non viene per uno solo. Questa è la legge e chi la capisce si toglie la fatica di pensare alla sua persona, perché anche lui non è nato per una persona sola."

Alcide Cervi 2
Alcide Cervi-R. Nicolai, I MIEI SETTE FIGLI, Editori Riuniti (L. 1000)

Le buone intenzioni non bastano

Gli incontri fra governo e sindacati si svolgono in una fase di aggravamento della crisi che attraversiamo: la produzione industriale cala mese dopo mese, la cassa integrazione è in continuo aumento e sta trasformandosi nell'anticamera del licenziamento, le schiere dei disoccupati si ingrossano sempre più, i giovani non trovano lavoro. Siamo d'altra parte alla vigilia di importanti rinnovi contrattuali, e da questi incontri si delineerà la linea di condotta del padronato pubblico, che influirà senz'altro anche su quello privato.

Certo non si può dire l'azione governativa abbia un indirizzo ben definito e preciso, in grado di affrontare i mali che tutti conosciamo, essa rispecchia il travaglio e le contraddizioni delle foze politiche di maggioranza che, dopo la sconfitta del 15 giugno e gli sconvolgimenti avvenuti nella formazione delle giunte locali non riescono ancora a trovare un'identità e una linea politica all'altezza della situazione.

Ci sembra chiaro che la misura della volon-

tà politica del governo al di là delle dichiarazioni di' buona volontà, ci verrà dagli impegni concreti che assumerà sui problemi dell'occupazione, degli investimenti, della riconversione produttiva. Saranno questi i temi che verranno affrontati dalle due parti appena risolta la vertenza sul pubblico impiego.

Proprio su questa grande vertenza registriamo con soddisfazione l'accordo raggiunto che costituisce un primo importante risultato dell'azione intrapresa dalle organizzazioni dei lavoratori per il risanamento e il rinnovamento della pubblica amministrazione.

Per la prima volta sono stati accettati dal governo orientamenti e principi che stanno alla base dell'azione sindacale in questo settore e rappresentano un primo passo verso la riforma della pubblica amministrazione superando le persistenti tentazioni corporative e garantendo il funzionamento della macchina dello stato.

Certo non è stato facile ra 2:iungere tale accordo. Il caso della "giungla retributiva" era stato sollevato proprio alla vigilia degli incontri in funzione antisindacale, quando in realtà la volontà delle confederazioni è proprio quella di mettere ordine in questo campo. Si tratta di un problema complesso e reale : proprio per questo doveva essere trattato con la massima serietà e onestà politica, senza far chiasso su episodi marginali anche se clamorosi per poi fare ricorso a quelle pratiche paternalistiche e clientelari che come nel caso dell'indennità di "presenza" per i dipendenti del ministero delle finanze hanno consentito la trasformazione del settore pubblico in un aberrante sistema di potere. L'avere accettato le modifiche all'assurdo decreto per i dipendenti delle finanze rappresenta un incoraggiante sintomo di ripensamento da parte del governo; ci auguriamo non sia un'iniziativa destinata a restare isolata, ma si allarghi a tutto il pubblico impiego, e al di là di questo colpisca i privilegi ovunque si annidano. Occorre, prima di tutto attraverso lo strumento fiscale, ar-

A compagno Luciano Lama rivare a imporre ai titolari di redditi alti e altissimi, di natura speculativa industriale o professionale, quei sacrifici ai quali essi pure sono tenuti proprio per quei doveri di socialità a cui sono sempre richiamati i soli lavoratori.

Le forze politiche hanno ribadito, alcune, o riconosciuto, altre, la necessità di cambiare e cambiare profondamente: si è detto che bisogna difendere l'occupazione, privilegiare chi ha di meno, allargare la fascia dei consumi sociali rispetto a quelli privati, riconvertire l'apparato produttivo. Questo è quanto il sindacato ha chiesto al governo; ma il problema vero è come esso intende affrontare nei fatti queste scadenze e quindi la necessità di superare una visione genericamente finanziaria, che si limiti solo a definire gli impegni globali di spesa, per indicare le linee di una nuova politica di sviluppo specificando piani organici di investimenti nei settori chiave che determinino dove e quanto si spenderà e quanta occupazione si creerà.

Il movimento sindacale del nostro paese è ormai diventato adulto e sa bene che difendere gli interessi della classe lavoratrice non significa sempre e soltanto chiedere aumenti salariali, ma che l'interesse dei lavoratori, occupati e disoccupati si fa soprattutto incidendo profondamente su un sistema economico che non é più in grado di garantire lo sviluppo.

La scelta fatta dai sindacati, anche in occasione del rinnovo dei contratti, è una chiara prova dell'alto senso di responsabilità raggiunto dal movimento dei lavoratori e rappresenta un punto di riferimento essenziale per la mobilitazione di tutte le forze sane del paese in funzione della salvezza e del rinnovamento della società italiana.

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Ugo La Mal fa

Non ci stanno i libri e ci stanno male i lavoratori

La situazione del magazzino centrale si rivela, così come la definisce un recente comunicato del Consiglio di fabbrica, fallimentare. E' pur vero che questo aggettivo non piace alla Direzione, ma la realtà rimane. Fallimento vi è stato perchè, se successi sono stati strappati dai lavoratori per quel che riguarda ritmi e carichi di lavoro, la Direzione per parte sua non ha saputo, o non ha voluto accogliere quelle richieste che anche in termini di investimenti e di ampliamento del magazzino sarebbero risultati a lunga scadenza vantaggiosi per tutti. Un anno fa, nella conferenza di produzione da loro organizzata i lavoratori della ,Gkrzanti avevano indicato prospettive nuove non solo in tema di occupazione e di investimenti ma si erano posti anche il problema di come migliorare l'organizzazione del lavoro e quindi le stesse condizioni dei lavoratori.

Alla luce di queste analisi e di queste proposte, non si può dire che per quanto riguarda il magazzino generale la Direzione sia stata capace di dare una risposta complessivamente positiva, perchè rispetto alla produzione e allo sviluppo dell'azienda nel suo complesso il magazzino è rimasto, per così dire, la "cenerentola" della Garzanti. Proprio partendo dal punto di vista delle attuali condizioni di lavoro, bisogna dire che il magazzino fu costruito con l'unico

obiettivo di ottenere la massima capacità di contenere libri senza praticamente tener conto che in quell'ambiente avrebbero pur dovuto lavorarci operai e impiegati.

Chi entra nel reparto spedizioni del magazzino se ne può rendere conto a prima vista, e la cosa diventa più evidente quando i libri messi su pedane sono pronti per essere spuntati e si incomincia la fase di imballaggio e spedizione: lo spazi() per lavorare non esiste quasi più e la confusione è generale.

L'ufficio dove lavorano gli impiegati del magazzino è collocato all'interno di questo reparto, da cui è diviso solo da due vetrate, che non lo riparano dalla polvere e dai rumori; la superficie dell'ufficio è assai limitata e in alcune occasioni viene ulteriormente ridotta dai pacchi di libri che per mancanza di spazio altrove vi vengono accatastati.

La stessa situazione è del reparto resa: per prelevare una pedana di libri occorre di solito spostarne almeno altre tre chepoi si è costretti a rimettere a posto, sempre se il posto si trova, perchè altrimenti occorre trovare una soluzione diversa; analoga è la condizione delle donne che lavorano in questo reparto, destinate a un lavoro monotono ripetitivo in condizioni scomode. Anche per chi preleva i libri mancanza di spazio e di mezzi meccanici sono una norma.

Un altro problema grave e non risolto è costituito dallo sforzo fisico eccessivo a cui sono sottoposti i lavoratori: essi devono sollevare alla bilancia una media di 250 colli al giorno, e ogni collo va da un massimo di 32 Kg a un minimo di 20 Kg . Con quali conseguenze per la salute è immaginabile: sono diverse le ernie e i dolori di schiena, che vanno dall'artrosi sino a conseguenze sulla colonna vertebrale, già riscontrati tra i lavoratori.

La mancanza di spazio ha costretto la Direzione a far ricorso a magazzini esterni, dove il lavoro è ancora più disagiato. Uno è nella vecchia Miret, polverosa e gelata d'inverno dal momento che non esiste riscaldamento;

quello De Poli, più recente, è preso in affitto: anche qui manca il viscaldamento e per di più, poichè il magazzino è di proprietà di un'impresa edile, i libri dividono il posto con il cemento, della cui polvere sono ricoperti in spessi strati.

La scarsità di luce (solo ora si è preso in considerazione seriamente questo problema dietro pressione del Consiglio di fabbrica), la polvere che è dappertutto, il problema del riscaldamento d'inverno e dell'aria condizionata (l'estate, quello dei servizi igienici, sono questioni che si ripropongono ogni stagione e a ogni cambiar di tempo aggravando ulteriormente le condizioni di lavoro. Per completare il quadro dobbiamo ricordare il controllo assiduo e insistente a cui sono sottoposti i lavoratori, con l'atmosfera pesante e fiscale e tutte le tensioni che ne derivano.

Da questa situazione tanto degradata e dal' le lotte parziali che ne sono scaturite per modificare i rapporti di forza e andare a un controllo da parte dei lavoratori della propria condizione, si è sviluppata la coscienza della necessità di modificare in modo radicale l'ambiente, anche con l'intervento delle nuove strutture di medicina preventiva del lavoro (SNIAL) e l'insieme dell'organizzazione del lavoro: in sostanza i lavoratori pongono la questione di un ambiente più sano, di nuove attrezzature più avanzate su/ piano tecnologico e in definitiva ribadiscono l'esigenza fondamentale della realizzazione dell'ampliamento del magazzino. Ci sembra che la strada scelta dai lavoratori sia quella giusta: ponendo la questione dell'ambiente e dell'espansione del magazzino, si tocca il nodo centrale della politica (o meglio la mancanza della politica) di investimenti e di programmazione produttiva e organizzativa da parte della direzione generale. E questo è tanto più significativo nel momento in cui per rispondere alla crisi in cui si trova il paese l'insieme del movimento operaio colloca al centro della sua iniziativa politica proprio i temi degli investimenti, delle scelte produttive e dell'occupazione.

4 INCHIESTA SUI REPARTI: IL MAGAZZINO CENTRALE

GLI INTERVENTI DEI LAVORATORI DEL MAGAZZINO CENTRALE

Il disagio degli impiegati

L'ambiente in cui lavoriamo, l'ufficio del magazzino, è polveroso, soggetto a correnti d'aria e ha la stessa temperatura del reparto, non adatta al nostro tipo di lavoro sedentario. Da questo infatti derivano raffreddori, arrossamenti alla gola ecc. Una soluzione sarebbe quella di separare l'ufficio dal reparto (cioè chiuderlo sopra), oppure fare degli impianti che consentano di avere una diversa temperatura di caldo o freddo dal magazzino vero e proprio. Speriamo che con l'intervento dello SMAL e la nostra collaborazione si riesca a prevenire questi malanni.

M.M.

Ma il padrone chiede tempo

Si spera sempre di migliorare, ma ogni giorno si scoprono nuove lacune e per porvi rimedio o modificare la situazione per il meglio, si è costretti a lunghi colloqui col padrone che si risolvono da parte sua solo con le promesse. I casi sono tanti e sarebbe lungo elencarli. Mettiamo la realtà in cui si lavora al magazzino spedizioni: si lavora ancora con metodi sorpassati e gli operai so-

no costretti a spostare a mano carrelli su cui poggiano quintali di carta. Abbiamo avuto già compagni di quel magazzino operati di ernia, altri ancora che lamentano dolori alla schiena, perché sollevare pacchi e non da pochi chili per tutto il giorno e per anni, lasciamo decidere al padrone se fa male o no. Tante e tante altre cose per la salute dei lavoratori dovrebbero essere prese in considerazione. Ma il padrone chiede tempo. E noi speriamo: che il tempo abbia il tempo di aspettare.

Una costruzione di emergenza senza funzionalità

Bisogna dire che il magazzino centrale è una tipica costruzione di emergenza ed è stato costruito senza tener conto della funzionalità in materia di organizzazionedel lavoro (forse perchè si trattava di un settore non produttivo) e del fatto che oltre i libri dovevano andarci anche i lavoratori. Questa struttura non ha consentito un adeguamento tecnologico e funzionale che andasse di pari passo con la produzione e lo sviluppo dell'azienda. Oggi i lavoratori sono costretti a lavorare in uno spazio sem -

pre più ristretto e quasi sempre per fare un'operazione bisogna prima compierne altre inutilmente. Quando nascono esigenze di recuperare spazio per far fronte a nuove operazioni, si presentano grossi problemi; e le soluzioni non sono mai le più idonee e hanno sempre l'aspetto provvisorio e precario. La mancata realizzazione del tanto decantato e promesso magazzino nuovo ha reso necessario e inevitabile la ricerca di nuove strutture al di fuori dell'azienda, i cui ambienti risultano poco idonei come luoghi di lavoro. Che il magazzino centrale non avesse le caratteristiche di un ambiente di lavoro moderno lo verificarono subito i lavoratori. La mancanza di aerazione è stata senz'altro la pecca più evidente di questa costruzione, tanto da indurre la direzione dopo alcuni casi di svenimenti a ridurre l'orario di lavoro. I lavori per renderlo più agibile non hanno dato risultati definitivi e soddisfacenti nonostante l'uso indiscriminato di acqua per raffreddare il tetto , che a lungo andare si può ripercuotere sull'impianto stesso. Un'altro dato negativo è quello dell'illuminazione: solo d'estate con l'aiuto di qualche spiraglio di sole aggiunto alle lampade si riesce ad avere una luce sufficiente. Altri problemi, non meno importanti sia sotto l'aspetto organizzativo che quello dell'ambiente di lavoro, verranno esaminati con i medici dello SMAL per poter arrivare a soluzioni che siano soddisfacenti per i lavoratori.

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cronache aziendali cronache aziendali

L'ufficio documentazione è morto prima di nascere

La Garzanti, si sa, è una casa editrice nota soprattutto per le sue grandi opere. Su di esse si basa il settore rateale, il più florido dell'azienda, l'unico che, a sentire la direzione, "tiri" anche in questi tempi di crisi. Certo i dizionari forse non si vendono più come panini caldi: il tempo passa anche per loro. Ma accanto ad essi ci sono la Storia della Letteratura Italiana e le due storie di Cambridge; ci sono soprattutto le piccole enciclopedie, la serie dei "dieci più"; per. fino di quel reperto archeologico che è l'enciclopedia in cinque volumi si riesce ancora a vendere qualche copia, non sappiamo con quale giovamento per i lettori.

Ora poi le redazioni hanno concentrato tutti i loro sforzi sulla nuova grande enciclopedia, che dovrebbe rappresentare - se riuscirà a superare la fase di travagliata gestazione che tuttora attraversa di prova in campione - l'opera di più valido impegno industriale realizzata dalla Garzanti, un avvenimento culturale e il punto di forza delle vendite rateali.

Ma tutte le grandi opere e soprattutto quelle di carattere enciclopedico, hanno bisogno di un'opera di aggiornamento, se non vogliono apparire rapidamente invecchiate e superate. Per questo le case editrici di una certa dimensione si sono dotate di uffici di documentazione che, in base ad annuari, "chi è" e fonti di stampa quotidiana e periodica, schedano avvenimenti culturali e politici, dati statistici e biografici, che poi vengono utilizzati dalle redazioni e dagli altri settori interessati per le loro necessità. Unica fra le grandi case editrici, e fra le medie orientate verso la produzione di opere generali, la Garzanti non ha niente di tutto ciò. Anzi, a dire la verità per un certo periodo ha funzionato un embrione di ufficio di questo tipo, che pubblicava un bollettino degli avvenimenti mese per mese. Forse non era sufficiente, ma era qualcosa. Quando l'enciclopedia è entrata in fase di realizzazione (be', diciamo di prerealizzazione, visti gli sviluppi), e tutti pensavano che questo servizio sarebbe stato potenziato, il bollettino non è più uscito e chi lo faceva è passato, come si dice, ad altro incarico.

Ci sembra ancora una volta che sia stata applicata una miope politica di contenimen-

to dell'occupazione: non è sicuramente per questa via che si migliora la produzione evitando nel contempo sprechi e utilizzazione irrazionale del personale.

Contenzioso: la Direzione è latitante, le lavoratrici no

L'ufficio contenzioso è uno dei tanti uffici della Garzanti, di cui i lavoratori conoscono poco o niente, eccetto il fatto che amministra i conti dei clienti morosi. In questi ultimi tre anni ben due capi ufficio e un'impiegata di seconda categoria hanno dato le dimissioni. Le uniche che hanno garantito una continuità nel lavoro sono state le tre impiegate inquadrate in terza. Queste, prima che si verificassero tutti questi cambiamenti di personale, svolgevano lavori esclusivamente d'ordine; le mansioni erano cristallizzate e stratificate in modo tale da impedire alle impiegate un minimo sbocco. Il capufficio, l'impiegata di seconda categoria, che era come si dice il suo braccio destro, preparavano, distribuivano e controllavano tutto il lavoro delle impiegate, che svolgevano in questo modo lavori esclusivamente di battitura, per tutte le otto ore di lavoro giornaliere. Ora, in seguito ai cambiamenti già citati e alla mancanza di un'organizzazione seria dell'ufficio da parte della direzione, le impiegate si sono trovate a gestire gran parte del lavoro che prima svolgevano il capufficio e l'impiegata di seconda, cioè tutta la prepara zione dei decreti ingiuntivi (prima fase importante della procedura legale per il recupero dei crediti, che va dal controllo contabile a quello legale) compreso tutto il lavoro che deve essere svolto nei vari uffici del tribunale. Le impiegate di terza, a un certo punto, si sono rese conto di non svolgere un lavoro d'ordine, ma importante e delicato. Mentre prima c'era sempre una persona che diceva loro cosa dovevano fare, ora si amministrano autonomamente e fanno il lavoro di seconda e terza categoria insieme. Questa consapevolezza le ha portate ad avanzare la richiesta della seconda categoria. La direzione ha risposto di non ritenere il lavoro svolto di seconda e che comunque si può andare ad analizzare più praticamente il lavoro per verificare in quale categoria debba essere inquadrato. In realtà, la rotazione delle mansioni attuata ha portato non solo a una maggiore qualificazione, ma anche a una migliore organizzazione del lavoro e una maggiore efficienza nel suo svolgimento;

è stato eliminato, per esempio, gran parte dell'arretrato, che si era accumulato quando si operava con ruoli fissi e cristallizzati. Sarebbe assurdo e miope se, per negare le categorie, la direzione tentasse di ricreare la vecchia e arretrata organizzazione, riportando le impiegate in una condizione subalterna, quando esse fino a oggi hanno provveduto a darsi un'organizzazione seria in mancanza di quella della direzione.

Medici nel gruppo omogeneo per la difesa della salute

Si è costituito presso il Centro di Gorgonzola SMAL (servizio-di medicina per gli ambienti di lavoro). Il primo intervento di questo organismo, voluto dai lavoratori, è stato effettuato nella nostra fabbrica e, a differenza del primo dello SMAL di Cotogno incentrato sullo specifico problema del piombo, ha toccato quasi tutti i raparti delle officine grafiche.

Uno degli aspetti più positivi è stato il lavoro di gruppo che si è sviluppato tra i lavoratori ehapermesso un proficuo proseguimento dell'indagine. I lavoratori hanno dimostra to in questo senso di non voler più delegare ad altri i problemi della salute nella fabbrica, ma di voler individuare loro stessi, assieme a medici competenti, i rischi, la nocività e tutte le cause che possono minare la loro salute.

Per questi motivi sentiamo la necessità di ribadire l'inutilità dell'esistenza di un ente quale l'ENPI (Ente nazionale per la prevenzione infortuni), che non ha mai assolto il compito di prevenzione delle malattie dei lavoratori, proprio perché estraneo al mondo del lavoro e quindi privo di una conoscenza approfondita del ciclo produttivo e degli elementi che sono all'origine delle malattie professionali.

C'è una grossa differenza di metodo di lavoro tra l'ENPI e lo SMAL: l'ENPI si limita a inviare medici o tecnici che, dopo visite e prelievi ai singoli lavoratori, stabiliscono se questi sono abili o no al lavoro, senza che gli interessati possano conoscere il loro grado di esposizione alla nocività. Lo SMAL, invece, adotta un metodo di lavoro collettivo all'interno dei reparti, dove i medici discutono con i lavoratori sui problemi relativi alla salute e li rendono partecipi poi dei risultati acquisiti.

Un esempio di questa diversità di metodo di lavoro ci viene fornito dal reparto composizione a mano: alcuni giorni fa, proprio in seguito a una riunione del gruppo omogeneo, i medici dello SMAL ritennero op-

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portano di avere le cartelle relative alle visite fatte precedentemente dall'ENPI, per avere un quadro completo della situazione. Alla richiesta del Consiglio di fabbrica, la direzione ha risposto che, pur essendo in possesso di queste cartelle cliniche, era impossibilitata a mostrarle ai lavoratori, in quanto esse erano sigillate e potevano venire aperte solo da un medico dell'ENPI.

Questa è un'ulteriore conferma che la strada intrapresa dai lavoratori con l'entrata dello SMAL nella fabbrica è quella giusta.

DIREZIONE

(segue da pag. I )

co, ma attualità di interessi e di prospettive, ricerca di un legame organico con la ricca elaborazione culturale del movimento operaio e popolare. La collana storica, per esempio, per la sua veste tipografica e i titoli già pubblicati (tradizionali biografie di grandi personaggi, secondo una linea che trova riscontro persino nelle dispense settimanali) ci sembra piuttosto legata al prestigio natalizio che a un impegno culturale innovatore.

Nell'insieme ci sembra che quello che manca è una politica editoriale organica: le iniziative sono slegate e tutta la vita della casa editrice si svolge all'insegna dell'improvvisazione e del "tira a campa".

Questo è pericoloso. Dalla crisi non si può pensare di uscire stando fermi o proseguendo sulle vecchie strade; occorre il coraggio (o la capacità o le strutture) di fare delle scelte, di operare investimenti, di trovare nuovi punti di riferimento. Per esempio, sul piano dell'editoria scolastica non ci si può adagiare sull'obbligatorietà di adonio: ni, limitandosi a rimpastare il vecchio materiale, proprio mentre nel movimento cresce la contestazione del libro di testo e la ricerca di un modo nuovo di fare entrare tanti libri nella scuola. Gli editori non possono rimanere spettatori di questo movimento, che li deve vedere partecipi sul piano di uno sviluppo produttivo: occorre quindi che anch'essi premano sull'ente pubblico (in modo particolare la Regione) e sulle forze di governo, perchè si creino le premesse per una nuova utilizzazione del libro come servizio sociale.

Finora il punto di forza su cui si è retta la Garzanti sono stati il senso di responsabilità, la capacità professionale e l'intelligenza dei iavoratori. A questo senso di responsabilità deve corrispondere da parte della direzione un doveroso sforzo di rinnovamento, di definizione di programmi di produzione concreti e di largo respiro, senza perdere ulteriore tempo, superando quegli ostacoli che travagliano la vita dell'enciclopedia e ne rendono problematico il futuro.

cosa succede nel mondo

Cuba: un'altra vittoria contro l'imperialismo USA

La notizia di alcune settimane orsono, confermata in questi giorni, che gli Stati Uniti hanno autorizzato le industrie nordamericane a riprendere i commerci con Cuba, assume un importante significato politico e una grande vittoria per l'intelligente attesa" del governo di Castro.

La rivoluzione cubana ha costituito uno storico cambiamento in America latina. A nulla sono valse le aggressioni militari e economiche intese a strangolare il primo paese socialista del continente americano. Nel 1962, il governo di Washington impose l'espulsione di Cuba dall'OSA (Organizzazione degli stati americani), convinto sempre più,nella sua miopia, che l'isolamento dell'isola, la paralisi commerciale e il blocco economico potessero in breve tempo costringere Castro a dimettersi, e consegnare il potere nelle mani della ricca borghesia cubana, già espatriata negli USA a Miami. Ma fu uno dei tanti gravi errori commessi dagli esperti della guerra fredda, soprattutto per l'aiuto immediato che venne prestato a Cuba dall'URSS e dagli altri paesi socialisti con fraterno spirito internazionalista. A sedici anni dalla vittoria di Castro, le realizzazioni di Cuba, le sue vittorie economiche, la sua profonda struttura democratica contrastano con la miseria e l'oppressione di cui soffrono tutti gli altri popoli del sudamerica. Il programma educativo cubano è oggi ammirato non solo dai paesi in via di sviluppo, ma anche dagli specialisti dei paesi più industrializzati. Come si è eliminato completamente ogni tipo di analfabetismo cosi si è fatta pulizia, senza alcuna violenza, della prostituzione, della droga e della delinquenza. Si è data la massima priorità ai bambini, ai giovani, agli anziani, combattendo a fondo diseguaglianze passate, realizzando condizioni idonee per una vita più sana, equilibrata, dove la salute è più preziosa dell'incentivo e della produzione, dove il tempo libero viene vissuto dal popolo creativamente e costruttivamente (e questa realtà si constata in ogni angolo di Cuba). Cuba ha iniziato ora la seconda tappa del suo processo di sviluppo che accentuerà maggiormente l'industrializzazione delle attività produttive, dinamizzando e diversificando l'agricoltura. 11 popolo cubano ci fornisce un grande esempio di unità, di elevazione culturale e morale di coscienza politica nazionale e internazionale. Esso ha saputo sviluppare la sua rivoluzione, difenderla su ogni terreno e contro tutti coloro che, direttamente o meno, l'hanno com-

battuto con le invasioni militari, le sanzioni economiche e i blocchi commerciali. La rivoluzione cubana può dire oggi di aver vinto un'altra battaglia sulla via della distensione e della normalizzazione internazionale. Gli USA sono stati costretti a ricredersi sulle possibilità di resistenza di questo piccolo ma imbattibile popolo, e a nulla è valso il loro atteggiamento di totale chiusura per più di un decennio verso Cuba, e inutile e perduta è stata la loro guerra economica contro Cuba.

SPAGNA

(segue da pag.I )

del clero e delle gerarchie ecclesiastiche, mentre le due più importanti organizzazioni dell'opposizione, la Giunta democratica la Piattaforma, hanno superato le loro divisioni e hanno formulato una dichiarazione programmatica comune.

Il terrorismo individuale, anche se animato da onesti propositi, non può che essere un fatto negativo e si espone a una strumentalizzazione della destra che tenta in questo modo di giustificare l'inasprimento della repressione e di evocare i fantasmi della guerra civile.

L'impegno è quello di uno sforzo comune nella mobilitazione unitaria delle masse per creare una alternativa democratica alla dittatura fascista.

Il nostro compito di antifascisti è di appoggiare con forza la lotta del popolo spagnolo, di isolare ulteriormente il regime franchista in campo internazionale, di denunciare il sostegno fornito dagli USA a Franco in cambio di basi militari: è su questo sostegno che si basano le ultime speranze di sopravvivenza dell'ultimo regime fascista in Europa.

D compagno l'idei Castro

IL COLLEGA POLISANO CI PARLA DEL SERVIZIO MILITARE APPENA COMPIUTO

Soldati senza retorica

E' stata un'esperienza utile? Positiva?

Queste domande mi sono state rivolte da colleghi e conoscenti sul servizio militare che ho finito da poco.

Al di là delle esperienze personali, che ognuno di noi può incontrare, credo che il servizio militare sia un dovere di tutti i cittadini; la sua obbligatorietà poi è un'importante garanzia per la difesa e la salvaguardia delle istituzioni repubblicane. Questo servizio però dovrebbe essere adempiuto in una struttura militare informata ai principi della democrazia, che tenga conto dei cambiamenti intervenuti nella società civile. Purtroppo dopo la Liberazione non vi è stata nelle forze armate quella svolta democratica che ha caratterizzato altri settori dell'apparato dello stato: non sono state epurate le persone compromesse con il fascismo, non si è provveduto alla abolizione dei tribunali militari, sono rimasti i codici e i regolamenti che si basano su modelli del passato regime.

Mi preme citare due esempi che dimostrano in maniera inequivocabile l'ingiustizia dei regolamenti militari. La CPR (camera di punizione di rigore), molto applicata, ha tutte le caratteristiche di una prigione, tuttavia essa viene ordinata senza un regolamento specifico e a discrezione di un co-

mandante, quando invece secondo la costituzione sarebbe necessario il giudizio di un magistrato per rinchiudere una persona in cella. Inoltre se un soldato ingiuria un ufficiale rischia da sei mesi a tre anni di carcere, mentre l'ufficiale che dice la stessa ingiuria a un soldato rischia un massimo di sei mesi! Ciò dimostra come le istituzioni militari siano rimaste non solo indietro, ma addirittura in antitesi ai principi costituzionali della nostra Repubblica. -

L'esigenza della riparazione di tali guasti è oggi evidente anche a chi ne è stato, e ne è, responsabile; manca tuttavia la volontà politica e il coraggio per risolvere concretamente questi problemi. Così la bozza del regolamento di disciplina presentato dal ministro della difesa Forlani alle commissioni della camera e del senato - frutto di dieci anni di lavoro di esperti -, anche se porta qualche novità come la sostituzione del CPR con una punizione più lieve e la abolizione del "tu" nei rapporti fra superiore e subordinato, sostanzialmente non si discosta dal precedente nell'enfatizzare retoricamente concetti come ebnegazione, spirito di corpo, onore e cameratismo, ecc. I problemi da risolvere per dare un nuovo volto al cittadino - soldato sono invece quelli concreti: il riconoscimento di tutti

i diritti civili e politici, garantendo in primo luogo la libertà d'informazione senza alcuna discriminazione; l'abolizione, almeno in tempo di pace, dei tribunali militari; la sostituzione dei codici e dei regolamenti fascisti con nuove leggi democratiche; il miglioramento delle condizioni materiali della vita del soldato quali l'igiene della caserma, l'assistenza sanitaria, la qualità dei pasti; uno stipendio soddisfacente (come tutti sappiar'o quello attuale non basta neanche per comperare le sigarette); le licenze garantite; la partecipazione democratica del soldato alla vita della caserma in tutti i suoi aspetti, in modo da evitare speculazioni, sprechi e soperchierie. E' necessario risolvere anche i problemi riguardanti l'educazione e l'istruzione del soldato, ma in modo da evitare lo attuale indottrinamento retorico che falsa la visione del rapporto fra società e esercito. Tutto ciò deve avvenire con il contributo e la collaborazione di tutte le forze democratiche, prestando molta attenzione a quelle componenti che all'interno delle caserme dimostrano una reale volontà di cambiamento. E' indispensabile insomma ricostruire quella unità fra popolo e forze armate che caratterizzò la Resistenza e portò alla formazione della Repubblica.

Con il numero di ottobre "Il Fuoritesto" ha compiuto, anche se con una settimana di ritardo, il suo primo anno di vita.

Vogliamo soprattutto ringraziare i colleghi che con i loro articoli, lettere, interviste, critiche hanno collaborato alla buona riuscita del nostro giornale, così come ringraziamo i lettori e gli abbonati.

Ricordiamo a tutti che con la prossima settimana si aprirà la campagna di abbonamenti: mentre tutto aumenta e i prezzi crescono, anche per quest'anno "II Fuoritesto" manterrà invariato il suo prezzo!

Il comitato di redazione

supplemento a Milano oggi

- Lo sai che l'enciclopedia degli Editori Riuniti si chiamerà "Ulisse"?

- Be vuoi dire che la nostra la chiameremo "Penelopè"7

Stampato in proprio

a cura delle cellule PCI della Garzanti

Via C. Balconi 34, Cernusco sul Naviglio

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