IL FLORITESTO
hi mostra di arte grafica di Fernando Léger, una delle iniziative culturali più imponenti del festival
DIECI GIORNI DI ENTUSIASMO , DI CULTURA, DI SVAGO AL FESTIVAL PROVINCIALE DELL'UNITA'![]()
hi mostra di arte grafica di Fernando Léger, una delle iniziative culturali più imponenti del festival
DIECI GIORNI DI ENTUSIASMO , DI CULTURA, DI SVAGO AL FESTIVAL PROVINCIALE DELL'UNITA'
"Etna folla incredibile... una partecipazione entusiasmante.,. una seria organizzazio. ne... un programma talmente ricco e interessante da rendere difficile la scelta degli spettacoli e dibattiti cui partecipare...": queste solo alcune delle frasi colte qua e là in questi giorni tra i nostri colleghi a proposito del festival provinciale dell'Unità. Ancora una volta il festival si è imposto come uno degli avvenimenti politici e culturali di maggior rilievo di tutto l'anno. Numerosi i commenti, le critiche, le osservazioni: indubbio quindi l'interesse che anche il festival di quest'anno, più dei precedenti, ha suscitato nella nostra città. Ne abbiamo avuto la prova leggendo i giornali per tutta la sua durata: la stampa nazionale e internazionale se ne è occupata come mai aveva fatto in passato.
Per dieci giorni consecutivi un angolo della
nostra città ha vissuto in un clima di entusiasmo momenti dedicati al teatro, alla musica classica, al jazz, al dibattito, allo svago, alla buona cucina. Un angolo della città che ha coinvolto la città intera: centinaia di migliaia di persone ogni giorno hanno fatto vivere con la loro presenza, la loro partecipazione attiva e diretta, questa grandiosa festa. E non pensiamo in questo momento ai compagni iscritti e ai simpatizzanti che han.no contribuito con innumerevoli sacrifici e con il loro lavoro entusiasta e generoso alla realizzazione pratica; pensiamo invece a quanti sono stati attratti dalla nostra iniziativa, a tutti coloro che sono venuti per seguire uno spettacolo, per partecipare a un dibattito, per divertirsi, o anche solo per gustare qualche specialità nei numerosi stands gastronomici.
E' proprio questa immensa partecipazione
di massa l'aspetto più significativo del festival. E' questa capacità del nostro partito di saper suscitare l'interesse di tutti, giovani e anziani, intellettuali, operai, proletari e borghesi, uomini e donne di diversa fede politica. Ciò è dovuto innanzitutto al successo della linea politica del nostro partito - quella dell'unità e dell'abbattimento della pregiudiziale anticomunista in un legame sempre più stretto con le masse - e all'adesione che ad essa è stata data da sempre più numerosi strati sociali (i risultati del 15 giugno restano la prova più significativa); ed è dovuto anche alla proposta di una nuova vita collettiva, alla possibilità di creare situazioni perchè la gente si ritrovi, discuta, impari, si diverta assieme. E' la capacità di cogliere e sviluppare quei sintomi positivi nella coscienza popolare - il gusto (continua a pag. 10)
mensile a cura delle cellule del PCI della Garzanti di Cernusco, Milano e Precotto - Anno II, settembre 1975, n. 8In uno studio sui problemi della sessualità nelle sue manifestazioni concrete (amore, coppie ecc.) si deve sottolineare che il fattore sessuale non è mai un fattore biologico isolato, ma si traduce immediatamente in un fatto culturale. Partendo dal presupPosto che la sessualità umana è socializzata nella sua essenza, l'autore invita a non vivere la sessualità come un malinconico tributo pagato alla "carne", né a considerar la come servizio igienico, come tecnica del corpo: si correrebbe il rischio di tagliare i sentimenti alla radice, disseccando le coppie in una inutile solitudine.
L'amore sessuale dovrebbe invece essere un rapporto assolutamente naturale, segnato da una tensione essenziale verso il partner, dal riconoscere raltro" come soggetto. Ma se il contenuto soggettivo dell'amore sessuale è sempre un contenuto sociale e culturale, questa sessualità e questo amore risultano alienati in una società alienata, dove i divieti e i tabù sono l'espres sione di questa alienazione. La storia della sessualità può essere compresa meglio facendo un parallelo con la storia dell'oppressione sociale della donna. Lo sfruttamento della donna da parte dell'uomo, lo stato economico e sociale della donna condizionano "la psicologia fernininile" e i rapporti tra i sessi vanno visti ancora in questa prospettiva, nel loro vissuto concreto, fisico, estetico e morale. Si può dire allora che il rapporto tra uomo e donna è un rapporto naturale? O è un bisogno naturale che si esprime in un rapporto condizionato dalla vita sociale e dalla storia della società?
Marx ha scritto: "Nel rapporto dell'uomo verso la donna, preda e schiava della voluttà collettiva, si esprime l'infinita degradazione nella quale l'uomo esiste..."
Bisogna quindi restituire il proprio significato umano al bisogno sessuale. Infatti il problema potrebbe essere tutto qui: o la sessualità rappresenta il residuo di animalità in noi, del quale è necesSario avvalersi per perpetuare la specie, oppure la sessualità è essenzialmente bisogno umano dell'altro, e allora tutto viene rimesso in discussione.
"Lavoratori della mia patria: ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Continuate voi sapendo che più presto che tardi si apriranno le grandi strade per le quali passerà l'uomo libero per costruire una società migliore ".
Queste le ultime parole, pronunciate alla radio l'I I settembre 1973, da Anemie, pochi minuti prima di essere ucciso dal sanguinosi) golpe fascista.
Compiendosi il secondo anniversario di quel tragico evento, desideriamo fissare alcune riflessioni. Dal 1970 il Cile è stato uno (lei maggiori centri d'interesse dell'opinione pubblica mondiale. II trionfo delle forze popolari e I'istatira•r.iune del governo di Unidad Popular significavano, in effetti, una sfida all'imperialismo USA e alla oligarchia cilena che videro minacciato il loro status di sfruttatori del popolo. La macchina messa in moti) dalla CI ,\ con la complicità della reazione interna per schiacciare il governo Allende fu oggetto di costanti denunce• interne e esterne. I latti di quei giorni sono già storia. Oggi il Cile è un gigantesco campo di concentramento, dove si continua a uccidere e torturare. La violenza reazionaria scatenata dai generali fascisti inni perdona neppure quel settore della DC, essa pure reazionaria, clic fu causa della gestazione del golpe.
I,a grandezza e i limiti di Unidad Popular, l'ambiguità prima e il tradimento poi della DC di Frei, la vocazione al fascismo della vecchia oligarchia trainante i ceti medi, il potere di un capitalismo dipendente: un difficile intreccio per le qualità della esperienza che si stava compiendo in Cile. La scelta della costruzione del socialismo nella democrazia, il pluralismo dei partiti, le linee tentate per uscire dalla grave crisi costituivano lo stimolo per reali riforme con una reale partecipazione popolare.
ta la loro autonoma posizione, per creare una vasta impresa di popolo SU problemi di fondo, per rivitalizzare una nuova coscienza nazionale,per rompere definitivamente con la cronica corruzione delle istituzioni e con la storica dipendenza economica. Per questi obiettivi lottava quel governo e lottano oggi i partiti della sinistra cilena ed alcuni esponenri della sinistra cilena ed alcuni esponenti della DC: formare un'ampia convergenza, rinvigorita dall'esperienza di questi ultimi anni. unica possibilità concreta per battere il fascismo e la reaz-ione stimolando le masse popolari a diventare interpreti della nuova storia acini.
Si può dire allora, e sulla base dell'esperienza cilena, che sia fallita una proveniva che punti sulla "via democratica" anche in paese a capitalismo avanzato? Certamemte no, anzi. Dagli avvenimenti vitelli e di altri paesi esce confermata questa prospettiva a patto però che l'azione rivoluzionaria, di rinnovamento, non sia sostemita dal 44 o 51 per cento dei consensi, ma dalla gran parte del popolo lavoratore affinchè si possano operare le radicali trasformazioni della società coinvolgendo tutti coloro che• credono nel confronto col socialismo.
Bernard Muldworf, SESSUALITA' E FEMMINILITA', Editori Riuniti (L. 1400)Non tattica quindi ma strategia dei partiti progressisti cileni per liberare il paese dal sottosviluppo endemico. La ricerca cioè di una piattaforma unitaria, fra tutti i partiti democratici, mantenendo inaltera-
Caro compagno I °radi, che cosa cambierà nella vita della nostra città con la costiluzicne della giunta di sinistra?
Credo che cambierà molto e in modo sostanziale. Allo scempio della nostra città compiuto dalle giunte centriste col dare mano libera alla speculazione dei grandi gruppi immobiliari e finanziari, il centrosinistra non ha saputo contrapporre una valida alternativa, un'inversione di tendenza. Riteniamo anzi che abbia costituito) un freno allo sviluppo della città. Certo le lotte popolari, le azioni unitarie dei Consigli di Zona, non sotto passate invano e alcune cose sono state ottenute Ma abbiamo anche visto come dopo avere conquistato alcune delibero importanti in giunta, in Consiglio comunale, le tenaci resistenze della destra democristiana e delle altre componenti moderate del centro sinistra le hanno verificate boicottandone. l'applicazione.
Ora finalmente con la costituzione della giunta di sinistra, al centro dell'iniziativa del Comune saranno le necessità reali di Milano e dei suoi cittadini e non gli interessi dei gruppi finanziari dominanti. Intendiamoci, nessuno di noi ha la bacchetta magica e non ci si può attendere miracoli. Ma noi vogliamo prima di tutto stabilire un rapporto nuovo con i lavoratori, le categorie produttive, i cittadini; coinvolgerli nelle decisioni e ottenere il loro appoggio alle iniziative del Comune.
E' anche in questa prospettiva che si colloca la convocazione per il 9 novembre delle elezioni dirette dei Consigli di Zona. La situazione, vedete, è assai pesante; ci troviamo di fronte a problemi drammatici, che richiedono risposte immediate. A questi ci dedicheremo in modo prioritario.
Innanzitutto l'occupazione. Una giunta che abbia a cuore gli interessi della città non può assistere inerte ai tentativi di smobilitazione produttiva in atto a Milano. Occorre un'iniziativa per mobilitare tutte L. energie in difesa dei posti di lavoro e per il rilancio dell'attività produttiva. D'altra parte il Comune ha anche la possibilità di intervenire direttamente, per una politica di investimenti, mediante il (garnii() del credito attraverso quegli istituti in cui la sua presenza è determinante, in primo luogo la C.assa di risparmio. Decisiva rimane tuttavia razione politica, e, a questo riguardo, attribuiamo grande importanza alla Conferenza cittadina sulla occupazione che stiamo preparando d'it. tesa con le organizzazioni dei lavoratori e degli altri ceti produttivi di Milano. C'e poi la questione sempre più urgente della casa. Abbiamo approntato un piano di emergenza per risolvere le sitttazioni più gravi e degradate; pensiamo, per esempio, al quartiere Garibaldi. E' però necessario preparare un programma a lungo respiro, che veda coinvolto anche il capitale privato; certo, in modo da sottrarre adesso gli spazi speculativi di cui finora ha goduto, ma creandone di compatibili con uno sviluppo ordinato della città e con un affitto equo per i cittadini.
Infine l'aumento dei prezzi. E' proprio quello del carovita uno dei punti in cui si sono maggiormente avvertite le assenze del centro-sinistra. Qui non si tratta di fare della demagogia con gride di manzoniana memoria, ma di por mano a un'azione strutturale che affronti con decisione il problema dell'intermediazione parassitaria e del funzionamento dei mercati generali, che faccia delle aziende municipalizzate
del settore, soprattutto la Soveco e la Centrale del latte, strumenti capaci di incidere. Determinante anche qui sarà la capacità di coinvolgere le categorie interessate, i commercianti, il movimento cooperativo.
Questi sono problemi prioritari è vero; ma le attese sono molte anche in altri campi, la scuola per esempio.
Nella situazione finanziaria in cui si trova Milano sarebbe demagogico pensare di poter soddisfare subito tutte le esigenze; ci siamo trovati con un'eredità di inadempienze troppo pesante per i margini di intervento che la politica di accentramento dei governi nazionali ha lasciato agli enti locali. Occorre il coraggio di fare delle scelte; in alcuni casi di saper attendere. Questo naturalmente non vuol dire che trascureremo settori importanti come la scuola o i trasporti. Ma in un primo momento la nostra azione sarà essenzialmente normativa, con l'obiettivo) di allargare gli spazi democratici. Un impegno preciso è quello di rivedere il regolamento di applicazione dei decreti delegati nelle scuole comunali, superando chiusure e impostazioni burocratiche. Solo in un secondo momento potremo espandere gli investimenti oltre ai livelli attuali.
Cosi nei trasporti. Occorre investire certo; ma è necessario innanzitutto stabilire un rapporto nuovo tra il trasporto privato e quello pubblico.
A proposito di pesante eredità: si parla di centinaia e centinaia di miliardi di debito del Comune.
lo penso che la situazione sia pesante non tanto per i debiti contratti nel passato, (continua a pag. 9)
C'è chi pensa che il lavoro per una donna sia soltanto un modo di integrare i guadagni insufficienti dell'uomo, e che quindi appena ne ha la possibilità la donna deve starsene a casa, dove è la "regina". Noi pensiamo invece che il lavoro sia per le donne (come per tutti) la base fondamentale per la formazione della personalità, per la conquista di un ruolo autonomo e attivo nella società per la liberazione di un'antica condizione subordinata. Certo non ci nascondiamo le difficoltà grandi che nell'attuale stato sociale una donna che lavora deve affrontare: i lavori più dequalificati sono destinati a lei: la crescita
Una delle cose in cui credo fermamente è l'inserimento della donna nel mondo del lavoro. Più una nazione produce più c'è benessere, senso civico e democrazia; al contrario più c'è disoccupazione più c'è miseria, ingnoranza, fascismo e corruzione; non vedo quindi perchè il cervello, le braccia, la forza della donna debbano andare disperse.
Anch'io come tutte le mamme che lavorano ho dovuto organizzarmi come potevo (a Cernusco s/Naviglio, 25.000 abitanti, non esiste un asilo nido): ho passato tempi duri quando la bambina era piccola, non c'era giorno che non ne avesse una: chi ha figli mi capisce, si doveva lasciare la bambina ai nonni sessantenni e andare a lavorare e alla sera correre dal dottore.
Attualmente abbiamo trovato una soluzione migliore per la bambina con un grande
professionale, il conseguimento di un lavoro soddisfacente, sono troppo spesso mete irraggiungibili: alla fatica e allo sfruttamento sul posto di lavoro si aggiungono il peso <lei lavori domestici, della maternità e della conduzione della vita familiare, che ricadono sempre e comunque sulle sue spalle.
Abbiamo chiesto alle nostre colleghe una testimonianza sulla loro esperienza di donne che lavorano, per meglio comprendere quali problemi esse incontrano per la loro condizione sia all'interno della Carzanti. sia più in generale nella vita sociale.
sacrificio nostro: quella dei turni alternati; non ci vediamo che dopo le dieci di sera, stanchi e assonnati cor► la testa piena di rumori e non sempre disposti a sentire nuovi problemi. Consumiamo insieme i pasti del sabato sera e della domenica. infatti noi turnisti dobbiamo lavorare due sabati al mese.
Voler lavorare in quest'Italia mal governata e capitalista è duro per noi tutti. Una cosa ci accomuna donne e uomini lavoratori: la nostra lenta ma tenace battaglia che rosicchia sempre più potere per fare in modo che rinasca una nazione democratica secondo le esigenze dei suoi cittadini.
Maria Soldì - Cernusco
La mia esperienza di donna che ha lavorato e che lavora rispecchia esattamente le condizioni di discriminazione e le difficoltà che la donna incontra nei posti di lavoro in generale.
Operaie della tipogn all'uscita dal lavoro e mentre si recano in mensa
L'ufficio in cui lavoro, la perforazione, e composto esclusivamente da donne; secondo alcuni sono le più adatte a svolgere questo tipo di lavoro che è monotono, ripetitivo e parcellizzato. Naturalmente le possibilità di carriera sono praticamente inesistenti. Questo dimostra ancora una volta che esiste 1111 problema fernminde, basato su fatti reali, concreti. .A questo si aggiunge per me il problema della casa e dei figli e la mancanza dei servizi sociali o la inefficienza di quelli esistenti che non (latino possibilità alla donna di avere a disposizione del tempo libero.
In considerazione di questo, molte delle stesse lavoratrici pensano che tutto sommato sia meglio prima o poi abbandonare il posto di lavoro e stare a casa. Ma quello che r►on si deve dimenticare è cha a casa nor► si svolge alcun ruolo sociale. Lavorare in fabbrica o in ufficio significa stare a contatto con la società e quindi vedere e vivere i problemi di essa.
Difendere l'occupazione femminile i estremamente importante proprio perchè sono convinta clic il diritto al lavoro sia uno (lei nodi principali della questione fernminile.
Francesca Botton PrecottoIl diritto al lavoro stabile e qualificato è senza dubbio una componente necessaria per la liberazione della donna dal ruolo subalterno cui è costretta. E' con l'uscita all'esterno, entrando in contatto con i suoi simili, che riesce a vedersi come perbolla dotata di intelligenza e capace di sviluppare la sua personalità.
Nella società capitalistica (dove la casalinga è il surrogato delle strutture sociali e le lavoratrici non qualificate costituiscono l'enorme sacca da cui attingere forza lavoro nel momento giusto) la donna che ha scelto di lavorare per se stessa si trova a dover affrontare un'enorme serie di difficoltà.
Arrivi al lavoro piena di ottimismo e fiducia ma quasi subito ti accorgi di essere considerata una "donna": non ti è concesso di essere capace oltre quel limite. Ma cerchi di darti da fare. Poi capita che ti sposi e che ti arriva un figlio. Nel lavoro perdi anche quel minimo che avevi conquistato. La tua vita diventa una girandola di impegni e di doveri; hai a che fare con un sacco di problemi familiari e quindi gare con le lancette dell'orologio, sensi di colpa, di generale disagio. Non sai come e dove sistemare il figlio, non hai più nemmeno un secondo per pensare a te stessa; un problema dopo l'altro, che, "ti accorgi" di dover affrontare da sola.
La mia testimodianza sulla esperienza di donna lavoratrice? Ma esiste una "mia" esperienza? A mio parere Ogni mio problema è simile a quello di ogni altra donna sia nell'ambito particolare della Garzanti sia in generale nei rapporti con la società. Perchè nell'organizzazione attuale della società è il difetto: il suo fine non è l'uomo ma il profitto e a questo fine serve una parte di esseri da sfruttare, di cui la donna fa parte. Anche all'interno della Garzanti la donna è discriminata rispetto all'uomo, e anche quando ha la stessa qualifica si vede affidare i lavori meno importanti. E' necessario che la donna prenda coscienza del suo valore e per esso combatta con coraggio e costanza.
Mariolina Marrocu - MilanoDovrei-innazitutto premettere che la scuola per "Segretariato D'Azienda" tipicamente femminile da me'frequentata mi ha insegnato che una dattilografa per essere brava ed efficiente deve vivere nell'ombra del principale e pertanto deve essere servizievole, meticolosa, attenta ai particolari più banali: un lavoro decisamente dequalificato.
Per mia fortuna, in seguito alle lotte dei lavoratori e delle lavoratrice direttamente interessate, le dattilografe, da sempre non ritenute all'altezza di svolgere certe mansioni più qualificate, non sono più considerate un macchinino tutto fare ma perlomeno ora occupano un posto che consente loro di pensare.
Deve finire pertanto l'Era in cui i posti di maggiore responsabilità vengono affidati a soli uomini poichè anche la donna ha dimostrato di non essere da meno; l'unica cosa che chiede è che le si offrano le medesime possibilità
Giacomina Ferrari - Precotto
Sulla condizione femminile oggi pesano ancora tutti gli elementi di gravità e di disagio di una situazione economica e sociale a cui ha condotto la politica di coloro che hanno governato da 30 anni nell'interesse dei grandi gruppi capitalistici.
Si parla spesso di una presunta vocazione della donna alla vita domestica, al lavoro casalingo (regina o schiava della casa), mettendo tutto ciò in contrasto con un impe-
gno produttivo e professionale della stessa nella società.
In realtà si vuol condannare le donne a supplire a quelle carenze sociali quali gli asili nido, le scuole materne, i doppi turni nelle scuole, costringendoci cosi a trasformarci oltre che in casalinghe per forza, in mamme, maestre, infermiere ecc. Ad esempio, all'interno della Garzanti, le donne sono le più discriminate; a loro sono affidati i lavori più pesanti e ripetitivi, perchè la donna in questa società viene considerata come manodopera di riserva e di sottoccupazione.
Non è giusto credere che la liberazione delle donne possa avvenire in una società capitalistica, perchè la struttura stessa di questo sistema è basata sullo sfruttaménto e sull'oppressione sia della donna sia dell'uomo. Perciò la nostra lotta deve essere condotta oltre che per i servizi sociali anche per il socialismo e contro l'imperialismo.
Lucia Valzasina - CernuscoLa mia esperienza di donna che lavora è l'esperienza di tutte le donne che abbiano raggiunto una certa anzianità lavorativa nell'ambito della Garzanti e che nonostante desiderino contribuire in modo intelligente e non amorfo ad una componente essenziale del contesto sociale qual è la azienda e nonostante qualcuna di esse (più fortunata delle altre) abbia avuto il passaggio di categoria si sentono svilite e deluse. Infatti in Garzanti pochissime donne possono vantare di occupare posti autonomi e di responsabilità. Ed è molto diffusa inoltre la tendeza a rendere più insignificanti anche quei ruoli che se impostati correttamente offrirebbero soddisfazioni adeguate.
Io credo che una reale qualificazione possa avvenire solamente se muterà l'attuale rapporto esistente tra azienda e lavoratore. I contrasti più evidenti che emergono tra le istanze espresse dalle masse e gli obiettivi che la classe economica dominante cerca di raggiungere vengono a configurami in modo evidente nella vita delle (continua a pi/. IO)
Tutti i lavoratori della sede, chi più chi meno, si sono trovati coinvolti in qualche trasloco. Alla Garzanti si trasloca spesso: non passa anno, e vogliamo essere larghi di manica, che non avvenga un qualche rimestamento di uffici: uffici che passano da un piano all'altro del palazzo, persone che vagano'in cerca di una scrivania, stanze magari inutilizzate da tempo che vengono rese di nuovo agibili, uffici periferici che rientrano in sede, mentre altri lavoratori, cartine e piante del palazzo alla mano, si scervellano per trovare soluzioni impossibili.
E' sempre più difficile rintracciare un collega e l'elenco telefonico interno non si riesce a tenerlo aggiornato.
Dopo il trasferimento al centro ineccanografico della contabilità a privati e delle
Grandi Opere (in tutto 17 persone), si è iniziata un'operazione che prevede in definitiva il rientro di tutti gli uffici della sede di via Senato 16 (una cinquantina di persone circa). Il già avvenuto rientro della sola contabilità generale e dell'ufficio budget ha visto il determinarsi di una situazione caotica al terzo e al quarto piano. Basta fare un giro da quelle parti per rendersi conto di quale sia la situazione:
12 scrivanie (più due inutilizzate) in pochi metri quadrati, tre ispettori nel medesimo spazio dove prima stava ún unico ar-
chivista, scaffali pieni di roba da riordinare, scatoloni straripanti di pratiche per terra, e via di questo passo. Da un unico ufficio se ne sono ricavatidue con una tramezza, quasi a voler illudersi che lo spazio aumenti (non certo per ragioni di divisioni di uffici dal momento che nella stessa ala della stanza sono stati sistemati due uffici diversi): sta di fatto che in un locale dove una volta c'erano circa 20 persone, oggi ce ne sono quasi trenta! Lavoratori che sono passati da locali ritenuti malsani dal Cdt, a uffici più comodi, altri che da uffici comodi si trovano a non dover ingrassare di un etto per poter continuare a passare tra le scrivanie; altri lavoratori (vedi l'ufficio posta e gli operai) costretti negli stessi locali del pianoterra, giudicati a suo tempo inagibili dal CdL, senza che siano stati fatti i lavori pRQ!nesgarantire un ambiente di lavoro sano. Questa, a grandi linee, la situazione della sede: rosea, se vogliamo, in confronto a quella che si verifica in altri settori dell'azienda. Pensiamo, per esempio, al niagazzino di Ceni asco, dove per i nostri colleghi il prelievo e il deposito dei libri è diventato, sempre per la mancanza di spazio, oltreche un lavoro manuale faticosissimo, un vero e proprio rompicapo da enigmistica.
Abbiamo l'impressione che la Carianti sia davvero diventata una coperta troppo corta per i lavoratori, e ci auspichiamo che si sventino presto pericoli di raffreddori O di altri malanni più gravi.
Si può bere amaro, dolce o molto dolce, con il latte o senza: queste le possibilità di scelta per quanti bevono il caffè erogato dalla macchinetta. A Precotto il caffè si beve al bar, e il ventaglio della scelta si allarga: ristretto, lungo, macchiato ecc.. Alla fine però si dovrebbero allargare anche le tasche dei lavora lori per contenere tutti gli "spiccioli" che al bar se ne vanno nel corso di uria giornata, senza che uno se ne accorga.
chi pensa A(' la possibilità di recarsi al bar sia una sorta di conquista irrinunciabile. Certo, l'occasione interrompe la rotatine quotidiana e offre l'opportunità di fare due passi. D'altra parte, le vetrine dei quattro negozi che dividono l'uscita degli uffici del centro meccanografico dal bar più vicino non vengono rinnovate tanto frequentemente da costituire un motivo di svago o di curiosità-, e il traffico di Viale \lonza. sempre piíifcaotico e assordante, esclude qualsiasi possibilità di distrazione o di relax mentale.
Pensiamo che l'installazione anche a Precotto delle distributrici automatiche di caffè, oltrechè costituire un notevole risparmio per i lavoratori, significherebbe la conquista gli 11no spazio loro, anche se piccolo, all'interno dell'azienda. dove concedersi la lègittima pausa, durante l'attività lavorativa, e dove trovare un momento di dialogo, di scanagio di opinioni e, perchè no .! , di pettegolezzi, che a ,,alte riescono a dare un p() di colore alla grigia atmosfera respirata tra le grigie pareti di una azienda.
Il 25 aprile del 1974 cadeva definitivamente, dopo quasi 50 anni,la dittatura fascista che aveva dominato il Portogallo. 1 motivi furono diversi, di ordine interno e internazionale; è soprattutto per questo secondo fattore che crolla il regime salazariano, è la lunga lotta condotta per l'indipendenza nazionale dei popoli delle ex colonie portoghesi che provoca la rivolta delle forze armate, che stanche di una lunga guerra abbattono la dittatura, e si pongono l'obiettivo di trasformazione del paese in senso democratico. Oggi, a più di un anno da quella data storica, la situazione appare confusa. Mentre una grave crisi investe le forze armate, divise sulle prospettive e sugli obiettivi da dare alla società portoghese, si aggravano le tensioni sociali e le ormai aperte provocazioni della reazione, specialmente nell'arretrato nord, fomentando un generale disordine e possibili tentazioni golpiste. Gli assalti alle sedi comuniste ne sono la drammatica testimonianza. L'aspro scontro all'interno del MFA e tra i partiti della sinistra verte su alcune questioni di fondamentale importanza che sono i problemi di una economia in dissesto (questa è l'eredità che ha lasciato il fascismo), la risposta da dare alla violenza reazionaria e fascista, e la questione di cosa si intende per democrazia. Il fatto negativo rimane però che questi problemi sono affrontati ai vertici delle forze armate, mentre il popolo e le forze politiche sono escluse da ogni decisione. Le notizie che ci giungono di giorno in giorno dimostrano la gravità della situazione e il pericolo che dallo scontro verbale in atto ai vertici militari si possa arrivare allo scontro armato. Ci sembra quindi importante e giusto, nel rispetto della sovranità di ogni popolo, favorire ogni presa di posizione, documenti o iniziative unitarie che portino la crisi portoghese a uno sbocco democratico. Questo il senso della dichiarazione Berlinguer-De Martino che, nel rispetto dell'autonomia del PCI e del PSI, auspica per il Portogallo l'unità tra le forze di sinistra e una intesa con le forze progressiste e militari, per l'esercizio delle libertà democratiche e per il rispetto del consenso popolare per creare solide basi per un Portogallo indipendente e pluralistico. La vasta eco seguita in Italia a questa dichiarazione e le polemiche artificiosamente manovrate da molti organi di informazione mettono in risalto da un lato la volontà di far sviluppare un positivo dibattito per portare in
salvo la democrazia portoghese, e dall'altro la rabbia di sempre di coloro che, a destra o al centro, nella loro incallita miopia non scorgono la nascita di nuove possibilità di fiducia create soprattutto dal PCI per una reale unità a sinistra e per l'originale concretarsi delle trasformazioni socialiste in occidente. Ci auguriamo che la situazione portoghese possa tra breve riflettere le nostre attese e quelle di Tanti si sforzano di rilanciare in quel paese un fronte unitario antifascista, dove siano coinvolte, nell'unità di intenti rivoluzionari e nell'autónonna reciproca, anche le gerarchie ecclesiastiche e le masse cattoliche imbavagliate per mezzo secolo dalla tirannica miseria fascista e fuorviate da un anacronistico anticomunismo che sempre può essere resuscitato e manifestarsi nel tentativo di rallentare l'irreversibile marcia dei popoli verso il socialismo.
I segni evidenti di disgregazione del regime poliziesco franchista appaiono inconfutabilmente in alcune, estreme, misure repressive adottate dal governo per ritardare l'ormai vittoriosa battaglia del popolo spagnolo: la proibizione totale di diffondere via radio e TV ogni notizia relativa alla situazione interna; l'intensificazione della repressione contro il popolo basco; il fanatico e inconsulto disprezzo per quanti, nel mondo, si preoccupano delle sorti della Spagna. E tutto questo, con l'infame sentenza di condanna a morte di Garmendia e Otaegui, deve ricordare agli immemori, agli indifferenti, ai distratti che un regime fascista è ancora installato in un paese europeo. La violenza dei colpi di coda di quel regime morente deve chiamare tutte le forze democratiche a intervenire affinché non si commetta, ora, questo duplice "delitto di stato" e si arrivi unitariamente a un necessario e radicale cambio delle dispotiche strutture franchiste.
I lavoratori spagnoli, nomai di cultura e di scienza e la parte più avanzata delle gerarchie ecclesiastiche, hanno già dimostrato di poter dare alla Spagna una nuova immagine fatta di coraggio, di razionale ottimismo e sopratutto di una forte unità combattiva.
Il lavoratore che attende tutto l'anno il meritato e necessario periodo di riposo, in molti casi, per la cattiva organizzazione,si trova costretto a prenderselo nel mese di agosto assieme ad altri milioni di lavoratori coni, lui desiderosi di riposo e tranquillità. Le ferie, acquisite con lotte e sacrifici, non solo rappresentano il diritto del lavoratore di disporre un pò del proprio tempo, ma sono anche la sosta indispensabile per recuperare quelle energie assorbite durante l'anno dalla dura battaglia quotidiana a sostegno dei propri diritti in fabbrica e fuori, dai ritmi di lavoro, dai rumori, dalla vita in ambienti malsani, dai trasporti inadeguati ecc.
Bene, dobbiamo purtroppo constatare che invece le ferie, cosi come le facciamo ora. non assolvono il loro compito. Infatti il lavoratore incontra disagi subito, dalla partenza: se viaggia in automobile, deve affrontare rischi e avventure per l'affollamento stradale; se in treno, arrivato in stazione non sa quando riuscirà a partire e tantomeno quando arriverà, inoltre, quanto al posto a sedere, conosciamo tutti le tragicomiche scene di assalto ai vagoni e ai finestrini, che denotano la totale inadeguatezza delle ferrovie nei periodi di maggiore affluenza. Giunto poi nelle località turistiche popolari, appositamente organizzate perchè i'. suo periodo di riposo sia distensivo e gradevole, il lavoratore vi trova invece un caos indescrivibile, molte volte peggiore di quello che ha lasciato in città; alberghi strapieni, i sgorghi stradali, prezzi proibitivi, cibo scadente e speculazioni su tutto quanto è speculabile. Queste località, d'altra parte, che lavorano prevalentemente sul turismo di massa, devono sopportare in un breve periodo l'urto di milioni di persone, in molti casi, la loro capacità di ricezione è insufficiente e sorgono cosi vari problemi di difficile soluzione, quali ad esempio, la carenza d'acqua e di servizi igienico-sanitari. Alcuni danno la colpa alle strutture inadeguate ad accogliere la massa di turisti: in realtà il problema fondamentale non è quello di ampliare queste strutture, ma quelle di utilizzarle meglio sca(continua a pag. 9)
Si sta aprendo una nuova stagione contrattuale mentre di giorno in giorno sempre più profonda si fa la crisi economica con gravi riflessi immediati sull'occupazione e, più in generale, sulle stesse prospettive di sviluppo di tutto il paese. Mai come oggi il paese guarda all'azione dei lavoratori come al principale punto di riferimento attorno a cui è possibile costruire una via di uscita democratica e di progresso alla crisi. In questa situazione era inevitabile che si aprisse un serio dibattito sul rapporto esistente tra i contenuti dei contratti di categoria:, le scelte economiche più adeguateda adottare e le reali possibilità del sistema produttivo. Questo dibattito è tuttora in corso nei sindacati e fra le forze politiche più legate agli interessi nazionali. Già si sono consolidate alcune posizioni generali sulle quali queste righe non torneranno,cercheremo invece di dare un contributo all'approfondimento di un singolo tema; anche perchè è oggi doveroso far progredire il dibattitooltre che nei luoghi di lavoro anche sulle questioni più specifiche.
Il tema è quello del controllo reale dei salari o meglio di quella parte di retribuzione che attualmente sfugge al sindacato e viene gestita unilateralmente dal padronato attraverso l'elargizione dei superminimi individuali. Anzitutto va detto che tale problema esiste nonostante che la contrattazione aziendale abbia aumentato rispetto al passato il controllo dei salari. Infatti secondo una recente indagine risulta che alla fine del 1974, nelle industrie private di Milano e provincia associate all'Assolombarda gli impiegati delle due categorie più elevate sono praticamente in gran parte al di fuori del controllo sindacale, e il fenomeno riguarda anche una parte degli impiegati collocati nel terzo livello più elevato e alcune categorie di operai specializzati.
Risulta cioè che nel settimo livello dei metalmeccanici il superminimo individuale è il 110 per cento dei minimo tabellare e nei chimici è il 123 per cento, mentre per il sesto livello è-rispettivamente il 90 e il 66 per cento. Bastano questi dati, uniti al fatto che in Italia esistono per lo meno 600 mila quadri intermedi collocati nel livello superiore, per rendersi conto della rilevanza del fenomeno. Il problema dunque è reale e di dimensioni tali da richiedere un intervento dei lavoratori; si rende quindi necessaria una riflessione sul modo in cui è stata portata avanti la politica di inquadramento categoriale in questi ultimi anni. Indubbiamente l'azione perequativa e di appiattimento tra le categorie attuata dal sindacato ha dato buoni risultati, occorre chiedersi però se siamo oggi di fronte al pericolo di ricreare le condizioni che costrinsero le organizzazioni sindacali già negli anni '60 a instaurare una politica tesa ad allargare i rapporti para►netrali e il ventaglio delle qualifiche con l'obiettivo di adeguare la situazione contrattuale a quella esistente. Ciò è vero anche in ragione dell'effetto della contingenza che da sola abbasserà ulteriormente il ventaglio parametrale esistente; cosa confermata da un calcolo fatto secondo criteri attendibili per il quale il rapporto tra la categoria inferiore e quella superiore tra i meccanici passerà dall'attuale 214 a 199 o 197 nel 1976.
Partendo da questa realtà possiamo ora formulare alcune considerazioni. La prima sta nel fatto che esistono fondati motivi per ritenere che i superminimi dati alle prime categorie impiegatizie sono in gran parte collegati al mercato del lavoro e perciò essi tenderanno a rimanere tali nel tempo. A conferma di queste affermazioni sta il ricorso ai superminimi anche nelle cooperative, realtà in cui sono ridotte al minimo le politiche
di divisione dei lavoratori. Ciò significa che se si appiattiranno ulteriormente i livelli contrattati, tenderà a crescere il divario con la parte di salario non contrattato. Collocandoci poi secondo un altro punto di vista incappiamo nel problema politico rilevante di dover adottare una politica categoriale che aiuti la battaglia contro la ristrutturazione unilaterale e valorizzi le forze positive. Pioprio in questa fase assume quindi grande importanza l'orientamento dei quadri intermedi e di tutti quegli strati di lavoratori che occupano posizioni chiave nel processo decisionale aziendale, sia per non attuare scelte sbagliate che per adottare le scelte migliori. Infine è da rilevare che se la strada della costruzione di uno sviluppo economico equilibrato passa anche attrakraso la valorizzazione e l'aumento delle capacità produttive della forza lavoro tali capacità vanno materialmente valorizzate. Un pungolo efficace per orientare la riconversione produttiva proviene dalla capacità di elevare la professionalità della forza lavoro e imporla nei piani di sviluppo della impresa. La prevalenza in Italia di forza lavoro comune, non essendo una irrimediabile conseguenza dello sviluppo capitalistico, è infatti legata al tipo di specializzazione produttiva del nostro sistema economico. La produzione di nuovi beni richiede anche professionalità e competenza basate su criteri più moderni di quelli esistenti oggi, se è vero, come è vero, che 1'80 per cento degli operai ha il diploma elementare. Dunque, valorizzare le reali capacità produttive significa in Italia fare i conti con una politica in parte suicida della classe dominante, che ha valorizzato di più certe attività improduttive, stabilendo criteri autonomi di classe che vedono il ricercatore dell'ENI incentivato materialmente a svolgere la propria funzione di sviluppo più di quanto non lo siano con il paese i superburocrati la cui funzione è spesso quella della conservazione. A questo punto, potrebbe obiettare qualcuno: "ma così non si rifarebbe l'interesse del capitale? ". Non mi sembra che a tal proposito vi sia nulla da aggiungere alla famosa frase di Lenin "Il sistema economico socialista è quello che assicura il massimo sviluppo della produttività".
Carlo Alberto Rinolfi (Ufficio Fabbriche - Federazione PCI)(segue da pag. 3)
ma perchè il Comune, per poter funzionare ed erogare servizi, accumula ogni anno quasi duecento miliardi di deficit effettivo. D'altra parte non credo che si debba essere schiavi del mito del bilancio in pareggio.
Dovremo controllarecon il massimo rigore le spese correnti, eliminando senza debo: lezze sprechi, spese inutili, inefficienze; ma se per assicurare servizi e h> sviluppo della città si dovrà andare allo spareggio, abbene andremo allo spareggio.
In realtà il problema è politico, e sta negli indirizzi economici e fiscali del gover no. La Malti dice che una parte importante del dissesto dello stato sarebbe costituita da una situazione di indebitamento insostenibile degli enti locali. Quello che La Malia dimentica è che se certe iniziative noti le avessero prese i Comuni, non le avrebbe prese nessuno. E i comuni mentre sono costretti ad accollarsi i servizi che lo Stato dovrebbe rendere e non rende (si pensi, per esempio, all'edilizia scolastica), si vedono ridurre o negare i fondi necessari e non possono disporre di una quota proporzionale di risorse finanziarie. D'altronde lo Stato ha dimostrato di non essere capace di spendere; se si vuole darle efficienza e portare avanti una politica
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(segue da pag. 7)
glionando nell'arco di più mesi le ferie dei lavoratori.
Da tempo si intende da più parti affrontare questo problema, per ora esso è solo nelle buone intenzioni; nella pratica, sappiamo, che quasi tutte le grandi aziende, cle meno grandi chiudono ad agosto determinando casi un "imbottigliamento" delle ferie. Ciò è aggravato dal fatto che anche quei lavoratori liberi di fissare le loro ferie in altri mesi dell'anno sono in difficoltà se qualche fàmigliare è costretto a fare le proprie in agosto. L'alternativa sarebbe una turnificazione delle ferie in famiglia con aumento della spesa e notevoli disagi, cosa certamente non sopportabile da chi nelle spese eccessive e nei disagi sta già tutto l'anno.
La soluzione migliore sarebbe la tanto attesa diluizione delle ferie.
C'è poi un altro aspetto su cui sarebbe forse bene riflettere: in genere, le località di
di investimenti concreta bisogna quindi passare per le Regioni e i Comuni, decentrare la spesa pubblica.
Il risanamento della situazione finanziaria del Comune di Milano fa parte della battaglia più generale per l'autonomia finanziaria degli enti locali, per il potenziamento delle entrate dei Comuni.
E' in questa direzione che sarà necessario battersi.
C'è chi pensa che con una D.C. relegata all'opposizione e in crisi. siano venuti meno nei fatti presupposti della nostra politica di compromesso storico.
C'è chi ha cercato di presentare i comunisti come preoccupati, quasi scontenti della costituzione di una giunta di sinistra a Milano. Non è affatto vero. Noi abbiamo puntato e continueremo a puntare su una politica di intese democratiche, le più larghe possibili. Ma di fronte alla assoluta incapacità della D.C. milanese di esprimere una proposta di rinnovamento che tenesse conto del voto del 15 Giugno e degli interessi reali della città, la giunta di sinistra non ha rappresentato una "soluzione obbligata", ma bensi quella più idonea a garantire lo sviluppo di Milano. E noi sia tuo felicissimi di esserci.
La stessa presenza in giunta di esponenti che vengono dal PSDI e dalla DC è un fatto positivo, che testimonia da una parte il carattere aperto della giunta, dall'altra il travaglio apertosi in quei partiti dopo il voto del 15 giugno.
D'altra parte la realtà scaturita dal voto è più complessa della logica dei due fronti: uno che si sarebbe spostato più a sinistra e l'altro più a destra. Certo vi è stato un largo spostamento a sinistra; ma è anche vero che all'interno della DC e delle altre forze intermedie è in atto un ripensamen— to delle proprie funzioni alla luce di questo risultato.E' anche per questo che non condividiamo le posizioni, cosi largamente propagandate contrarie a un preteso assemblearisino che cancellerebbe ogni distinzione fra il "ruolo della maggioranza e quello dell'opposizione" a cui, non si sa per quale destino storico , sarebbero relegati i comunisti. ln-realtà si tratta di spostare il punto di separazione fra maggioranza e opposizione a destra e non più a sinistra. Una giunta di sinistra, dunque, che intende costruire la base da cui condurre una battaglia per una più ampia unità democratica e antifascista, per costruire ulteriori posizioni di convergenza e di dialogo.
soggiorno marino o montano, passato il periodo estivo, si sgonfiano come palloni bucati, assomigliano tanto a quegli squallidi finti villaggi cinematografici.
E' soprattutto desolante vedere tante attrezzature turistiche inutilizzate per gran parte dell'anno. Perchè non mantenerle in attività più a lungo, con un ritmo piiicostante e meno frenetico e anche meno speculativo di quello dei periodi di punta? Basterebbe, come si è detto, una migliore distribuzione delle ferie dei lavoratori; ma in tali località potrebbero soggiornare anche i pensionati, le persone anziane, i bambini, nei mesi non estivi quando cioè la loro salute spesso necessita di un clima più mite e d'altra parte non ne hanno i mezzi? Perché non offrire la possibilità tramite un opportuno servizio sociale, di utilizzare in continuazione quelle attrezzature? Sarebbero forse le sole ferie di tanta gente.
Si raggiungerebbe, in ogni caso, anche il risultato di aumentare l'occupazione di chi presso i servizi terziari trova oggi lavoro solo momentaneo.
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aziende. Infatti da una parte si tende a sviluppare e a organizzare in una logica quantitativa e di guadagno, dall'altra si vuole l'istituzione aziendale come entità sociale che ha per scopo dei risultati che corrispondono. alle esigenze della collettività nel senso di sfruttare appieno le capacità di tutti i lavoratori.
Come donna che lavora e con una coscienza di classe, credo sia utile approfondire quei concetti che riguardano l'intera classe lavoratrice per addivenire cosi ad una migliore comprensione nel trinomio lavoro - donna - società.
Maria Teresa Giampì - MilanoA mio avviso per una donna il lavoro è spesse volte un modo per arrotondare il bilancio familiare.
La donna che lavora incontra sacrifici materiali e morali grandissimi, che però giorno specie le mie colleghe sposate e madri di famiglia con spirito di rassegnazione riescono a superare.
Come donna lavoratrice nubile io ho problemi un pò diversi. Le mie difficoltà non sono dei figli, ma della mamma anziana da badare che spesse volte lascio sola fino a tarda sera perchè gli orari di lavoro sono fatti a turni. Io vorrei che per la donna gli anni che danno diritto alla - pensione si riducano di molto.
Operaia Garzanti - CernuscoRitengo molto positivo l'inserimento della donna nel mondo del lavoro (a prescindere dall'utile specifico per la famiglia di origine o acquisita che, al contrario, implica ancora un concetto di strumentalizzazione....) poichè, attraverso il contatto diretto col prossimo e con la realtà, concorre alla sua maturazione e presa di coscienza.
Negativo resta il fatto che tale inserimento, relativamente recente, sia ancora ostacolato e condizionato da tanti fattori, dequalificazione, sfruttamento, superlavoro ancora l'affliggono. Per citare poi un'ingiustizia fra le più gravi, in caso di maternità spesso la donna viene fatta retrocedere dalle mansioni tanto faticosamente acquisite, magari col sacrificio di anni, ad attività di ripiego. Ciò comporta un serio ostacolo, se non addirittura l'impossibilità di un suo futuro "avanzamento". La carenza di servizi sociali poi obbliga spesso la donna a sistemare i propri figli con "accomodamenti di fortuna". Ciò non contribuisce ad incrementare il grado di efficacia e rendimento che si esigono da lei, nè la sua tranquillità personale. Poichè questo è il punto: le si chiede ma non le si dà, non la si aiuta come sarebbe invece auspicabile anche nel reciproco interesse.
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della democrazia, la passione politica, la curiosità intellettuale - che, pur in una società corrotta e in un paese in crisi perché malgovernato, sono sempre vivi. E questo nostro festival è stato davvero un punto di riferimento della vita collettiva di una grande città, sia dal punto di vista politico che dal punto di vista culturale. A questo proposito i comunisti hanno dato un esempio di quello che si potrebbe fare in una grossa città cote Milano per accostare al teatro, all'arte,allo spettacolo in genere migliaia di cittadini che ne restano generalmente esclusi, e che hanno saputo, in occasioni come questa, dimostrare un'intelligenza e un gusto incredibili. Si tratta di un modello nuovo di vita, di una società diversa fondata sul massimo di partecipazione e sul consenso.
Sono una ragazza orfana di padre che da pochi anni lavora alla Garzanti; il mio lavoro è molto pesante perchè faécio la legatrice. Noi donne non siamo considerate come gli uomini, anzi ci sono delle ditte che non ci vogliono assumere, e invece fanno male perchè siamo più utili degli uomini, in certi lavori noi abbiamo più malizia. Quando la mia giornata di lavoro termina, mi sento stanca e affaticata e quando arrivo a casa, non è che io mi siedo e aspetto che la cena sia pronta, anzi il mio lavoro continua perchè la mia famiglia è numerosa. Siamo in 8 e in casa siamo in tre che lavorano, cioè mia madre, mio fratello e io. Con lo stipendio che portiamo a casa si riesce appena a finire il mese, e con i prezzi che ci sono non so se si potrà andare avanti. Io frequento anche un corso serale a Cernusco perchè un domani potrei migliorare la mia situazione finanziaria e sitemarmi meglio. Il mio tempo libero è ben poco.
Ornella Valerani Cernusco( mostra fotografica sulla citta di Milano ( partecipazione popolare al festiva! )
supplemento a 'Milano Oggi
Stampato in proprio a cura delle cellule del PCI della Garzanti Via C. Balconi 34. Cernusco sul Navegleo
G.B. - Milano
A scuola di sera per un lavoro diverso