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IL FLORITESTO
mensile a cura delle cellule del PCI della Garzanti di Cernusco, Milano e Precotto - Anno II, maggio 1975, n. 5
IL PARTITO COMUNISTA HA VOTATO CONTRO LA "LEGGE REALE"
Sì all'ordine pubblico, no alla demagogia elettorale di Fanfani Alla Camera i comunisti hanno votato contro il progetto di legge governativo sull'ordine pubblico, conosciuto anche come "legge Reale". E non certo perché pensano che non esista un problema dell'ordine pubblico in Italia e di una più efficace lotta contro il terrorismo fascista. In realtà i comunisti rifiutano quelle interpretazioni che imputano il disordine e l'inefficienza della lotta contro la criminalità in prevalenza a un difetto di leggi. Rifiutano le impostazioni settarie o superficialmente propagandistiche. Non è la prima volta che vediamo presentare come toccasana di ogni problema misure come il "fermo di polizia", l'uso incontrollato delle armi da parte delle forze di polizia il puro e semplice inasprimento delle pene: simili proposte costituiscono una tentazione da condannare 'e sono un grave errore, da cui ancora una volta i comunisti mettono in guardia tutto il popolo perché non solo costituiscono un pericolo grave per le libertà personali dei cittadini, ma ostacolano la necessaria ricerca delle cause reali dell'attuale situazione e delle soluzioni che possano effettivamente garantire la salvaguardia della democrazia e dell'ordinato vivere civile nel Paese. E non occorre ricordare che da Scelba in poi - cioè da trent'anni - sono democristim ni i ministri degli Interni e che quindi alla DC tocca in primo luogo rispondere delle scelte infelici, e talvolta sciagurate, degli uomini posti alla direzione dei corpi più delicati dello Stato, delle distorsioni e degli inquinamenti in essi verificatisi e già venuti alla luce, discussi e "mai" risolti per volontà politica come il SIFAR e vari scandali sulla cosa pubblica. Noi comunisti eravamo e siamo tuttora critici e severi oppositori della concezione
e della linea politica del segretario e dell'attuale gruppo dirigente della DC anche su questo nodo dell'ordine pubblico, non solo e non tanto perché non possiamo consentire a troppe disinvolte omissioni di responsabilità, ma anche perché ancora una volta si ripropone in sostanza la teoria degli opposti estremismi, posizione che punta alla esasperazione e a quello scontro frontale tra le forze democratiche e popolari, bandendo ancora quell'anticomunismo che è la radice, la causa delle cause dei mali e dei guasti di oggi.
Né ci convince l'aberrante teoria fanfaniana che l'unità antifascista porta alla confusione e alla soppressione di ogni pluralismo politico: come si spiega allora che è stata proprio quell'unità antifascista a conquistare la democrazia in Italia? Al contrario, sfuggire all'urgenza di ricostruire un'efficace unità antifascista in nome di un- meschino calcolo elettorale significa soltanto chiudere gli occhi di fronte ai gravi problemi della società italiana, che sono poi all'origine del crescere della criminalità e dell'insorgenza neofascista.
Il Vietnam ha vinto per tutti Il nome di Ho Chi Minh è risuonato alto e forte nelle manifestazioni per il primo maggio. L'entusiasmo dei lavoratori di tutto il mondo per la liberazione di Saigon non era determinato soltanto dalla solidarietà per un popolo che è arrivato alla conclusione della sua lotta per l'indipendenza e per la libertà, ma dalla coscienza che la vittoria definitiva del Vietnam segna un successo di portata storica per tutte le forze che si battono contro l'imperialismo. Oggi noi tutti siamo più liberi: la sconfitta degli americani in Indocina dimostra che i rapporti di forza nel mondo si sono spostati a favore dei paesi socialisti e dei popoli del terzo mondo in lotta contro il colonialismo e il neocolonialismo, e che l'imperialismo non è più in grado di portare a effetto impunemente i suoi piani aggressivi. Accanto all'eroismo del popolo vietnamita e alla saggezza politica dimostrata dal Fron•
te nazionale di liberazione e dal Partito del lavoro della RDV, sono stati decisiví per la vittoria gli aiuti dei paesi socialisti, in primo luogo dell'URSS e della Cina, e il sostegno attivo della classe operaia e dei democratici di tutto il mondo, che hanno isolato l'aggressore americano e hanno unito nella sua condanna un fronte amplissimo di forze, anche all'interno degli stessi Stati Uniti. La lezione del Vietnam è stata determinante per un'intera generazione di militanti rivoluzionari, che hanno compreso come a decidere lo scontro di classe sia alla fine sempre la capacità di unire tutto il popolo e di analizzare il fronte avversario, individuando il nemico principale e sottraendogli i potenziali alleati.
** In questo numero un inserto-documento della 3"media di Carugate