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IL FLTORITESTO mensile a cura delle cellule del PCI della Garzanti di Cernusco e di Milano - Anno I, dicembre 1974, n. 2

A che punto siamo

La delegazione dei poligrafici milanesi entra in piazza San Carlo

L'unità è nelle mani dei lavoratori `L'unità è nelle mani dei lavoratori, dei lavoratori, dei lavoratori! ': quando il compagno Luciano Lama, segretario della CGIL, ha pronunciato queste parole, i 200.000 lavoratori riunitisi in piazza San Carlo a Torino per lo sciopero generale del 4 dicembre sono *esplosi in applauso entusiasta. Fra coloro che applaudivano c'erano vecchi lavoratori della Fiat, che negli anni della scissione sindacale avevano sperimentato i reparti confino e le più umilianti discriminazioni, ma c'erano anche quei lavoratori più giovani (come la gran parte dei 40 colleghi della Garzanti che hanno partecipato alla manifestazione) venuti alla milizia sindacale nel clima unitario che non ne vogliono sapere di tornare indietro. Troppo alto era stato il prezzo delle divisioni. Tutti avevano la consapevolezza che l'unità è la forza principale dei lavoratori ed esprimevano la volontà di difenderla contro le manovre di ristretti gruppi di potere al servizio di forze politiche conservatrici, pronte a riversare sulla classe operaia, e sul sindacato il peso della crisi.

Sul punto dell'unità il compagno Lama è stato assai chiaro: qualsiasi decisione prenderà il direttivo della Federazione, essa dovrà venire verificata fra i lavoratori, che sono i 'veri padroni del sindacato'. Questa verifica politica del processo unitario deve costituire anche l'occasione per .una più generale verifica del funzionamento delle strutture sindacali di base, dei consigli di fabbrica e dei delegati di reparto. In una situazione econ'omica e sociale della gravità di quella che stiamo attraversando, diveta centrale la figura del delegato, ma nella misura in cui riesce a mantenere il contatto più stretto con il proprio reparto e la capacità di interpretarne politicamente le esigenze. Un sindacato serio, ha detto Lama certa mente punta alla difesa del tenore di vita dei lavoratori, ma ha coscienza che esso può essere difeso (in particolare per le categorie più deboli, in primo luogo per i milioni di pensionati che sono al limite della sopravvivenza) solo attraverso profonde riforme nella struttura economica e civile del paese.

Un bilancio della situazione aziendale che risponda alla domanda 'a che punto siamo' deve proporsi una valutazione di come e in quale misura le lotte dei lavoratori della Garzanti, l'attività e l'iniziativa dei consigli di fabbri. ca hanno modificato i rapporti di forza esistenti in azienda e hanno pesato sui Criteri di gestione aziendali. Non c'è dubbio che con l'accordo del gennaio di quest'anno, che se pure con limiti e carenze fissa il diritto dei consigli di fabbrica a discutere il rientro del lavoro esterno, la qualificazione del lavoro e gli investimenti, si è iniziata una fase più avanzata nella politica rivendicativa dei CdF; essa è stata ulteriormente portata avanti con la conferenza di produzione del settembre, che avanza la proposta di una produzione del 'libro come servizio sociale'. Ciò che ha fatto maturare questa situazione sono state le discussioni e le analisi fatte nei reparti e nelle assemblee sui temi particolari e generali, che hanno chiarito meglio la funzione e il ruolo dei delegati e del consiglio, la necessità di una maggiore unità tra operai e impiegati. Anche la direzione aziendale perciò ha dovuto tener conto che i lavoratori oggi vogliono mettere in discussione le scelte e l'indirizzo produttivo perché da esso dipendono non solo le condizioni di lavoro ma la stessa stabilità dell'azienda. Di fronte alla crescita politica dei lavoratori la direzione è stata costretta da un lato a abbandonare l'ambiguità paternalistica che aveva caratterizzato la sua azione finora, dall'idtro a assumere alcuni impegni relativi ai programmi di produzione e al mantenimento dell'occupazione. Giudichiamo insufficienti questi progmmmi perché concentrano l'attività in una sola opera, lasciando intanto deperire gli altri filoni produttivi: sarà ancora compito dei lavoratori richiamare la direzione alle proprie responsabilità.


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