Bollettino della Sezione
Sindacale Aziendale
FIOM-CGIL E. Marelli
Anno V I febbraio 1970
Vote Sindacale
Il futuro della Ercole Marelli riguarda 7000 lavoratori. Per questo
NON PUO' E NON DEVE DECIDERE SOLO FERMO MARELLI
Da alcuni mesi circolano svariate ipotesi sul futuro dell'azienda. Ci riferiamo alle prospettive di concentrazione nel settore elettromeccanicó di cui già in passato ci siamo occjpati. Si fanno varie ipotesi, delle quali la più recente e che sembra avere maggiore consistenza è quella di una concentrazione del tipo IPT, senza peraltro che sia stata smentita l'ipotesi di un cartello Westinghouse. In entrambi i casi la Ercole Marelli verrebbe smembrata e i Suoi settori produttivi avrebbero un des tino diverso. In sede aziendale si parla di uno spostamento della sezione aerotermica in uno stabilimento di nuova costruzione e in forma autonoma rispetto alla casa madre.
D'altronde non ci risulta che a distanza di due mesi dal rinnovo contrattuale l'azienda abbia predisposto dei piani di ristrutturazione per adegursi alle nuove realtà contrattuali.In questo quadro di incertezza assumono un rilievo particolare gli squilibri di orario che permangono tra i vari settori produttibi.
Riteniamo a questo punto che la ditta debba uscire dal riserbo fin qui conservato e dichiarare esplicitamente le sue intenzioni. I lavoratori hanno il diritto di conoscere il destino della fabbrica in cui operano, non solo, ma di dire la loro parola su un problema che riguarda le loro prospettive di lavoro e i loro trattamenti.
La Fiom sta preparando una serie di riunioni per affrontare la situazione. Anzitutto il convegno che annunciamo in questo giornale; inoltre una riunione nazionale unitaria del settore elettromeccanica pesante che si terrà nei primi giorni di marzo.
Non siamo disposti ad attendere le decisioni dell'azienda; vogliamo discutere prima. Per questo tutte le istanze del sindacato devono sentirsi mobilitate, dalla C.I. alla sezione sindacale; e in relazione a ciò assume una particolare importanza il problema dei delegati sindacali di reparto della cui elezione - in modo democratico e unitario - si avverte tra i lavoratori la necessità e l'urgenza.
Sabato 21 febbraio alle ore 9
PRESSO IL CIRCOLO CULTURALE
RINASCITA DI SESTO
delta Sezione Sindacale FIOM della Ercole Marelli
Presenzieranno : PIO GALLI
Segretario nazionale della FIOM
Dott. ADA COLLIDA'
Responsabile dell' ufficio studi della FIOM
CONVEGNO
NOTE ECONOMICHE il capitale americano nell'elettromeccanica pesante
di Ada Collidà
Se si esamina con una certa attenzione il flusso di penetrazione del capitale americano e più in generale del capitale estero in Italia, ci si accorge che i settori verso cui esso si dirige sono contraddistinti da particolari caratteristiche. Nella maggior parte dei casi si tratta, cioé, o di settori che hanno una importanza strategica per il futuro sviluppo industriale o di settori che hanno un'importanza strategica per lo sviluppo sociale inteso in senso più lato. Nella prima categoria potremo collocare come esempio tipico l'industria petrolifera, nella seconda l'industria alimentare. E' evidente, anche di primo acchito, che nella strategia generale del potere capitalistico il dominio sui settori strategici per lo sviluppo industriale da parte di poche aziende monopolistiche ha un'immenso significato. A ciò si deve ricollegare il tentativo sempre verificatosi da parte dei paesi che, volta per volta, raggiungevano stadi più avanzati di industrializzazione di mantenere alle proprie imprese il controllo sul mercato mondiale di dati prodotti: il carbone e l'acciaio, il petrolio, i metalli, i minerali "nucleari". ecc.. A ciò naturalmente si ricollegano anche gli sforzi compiuti dai paesi "in ritardo" per imporre una propria presenza. che raramente riusciva ad essere veramente autonoma, almeno sul mercato nazionale di tali prodotti.
Da qualche anno é in atto nel mondo capitalistico una dura lotta che si inquadra perfettamente in questo contesto: la lotta per un completo controllo USA sulla produzione di energia nucleare. Ed é da questo presupposto che occorre partire per considerare realisticamente la strategia dei grandi monopoli americani che operano nell'industria elettromeccanica pesante. La presenza della General Electric e della Westinglionse in Italia (e in Europa) era garantita da anni dalla incapacità dell'industria elettromeccanica pesante nazionale di svilupparsi in modo autonomo. Il grande capitale americano affiancato a quello europeo dominava il settore sia attraverso l'istallazione di aziende facenti capo alla casa-madre americana (G.E.) sia attraverso il controllo quasi assoluto delle licenze.
Multe delle difficoltà incontrate negli ultimi anni dalle aziende operanti in Italia sono state proprio attribuite a questa situazione di predominio diretto e indiretto del capitale estero, nella misura in cui la subordinazione alle licenze estere non consentiva lo sviluppo di un'attività
autonoma di ricerca e progettazione e di conseguenza frapponeva considerevoli ostacoli a una più estesa penetrazione sul mercato mondiale, condizionando la capacità produttiva utilizzata alle ridotte dimensioni e alle alterne vicende del mercato italiano. Per rendersi conto delle dimensioni del fenomeno negli anni più precedenti, e del peso che gli USA rivestono in esso, basterà esaminare le tre tabelle (purtroppo i dati sono riferiti a settori molto più ampi di quello considerato, ma essi restano comunque significativi).
Esaminando le condizioni del settore della elettromeccanica pesante qualche tempo fa. con occhi non sufficentemente avveduti delle condizioni generali dello sviluppo tecnologico. si poteva avere l'impressione che si trattasse di un settore destinato a rivestire un'importanza decrescente nella strategia generale dello sviluppo dell'industria italiana e quindi tendenzialmente abbandonato dai gruppi che controllano questa strategia. Quest'impressione poteva essere tanto più giustificata quanto più si riflettesse al fatto che tutti i gruppi "di controllo" o quasi (IRI, Fiat' capitale finanziario lombardo) erano presenti nelle principali aziende esistenti, talvolta anche con partecipazioni comuni e che ciononostante il settore mostrava segni preoccupanti di stagnazione, quando non di crisi.
In realtà quest'impressione non corrispondeva che molto parzialmente all'evolversi della situazione. Nell'industria elettromeccanica era anzi in atto un processo di riassestamento. non tanto delle condizioni produttive e delle capacità di espansione, ma certamente del regime di proprietà e delle posizioni di controllo.
Il processo ha il suo avvio più significativo con l'accordo tra IRI-Finmeccanica e General Elettrie. in base al quale la C.G.E. mantiene tutte le produzioni elettromeccaniche leggere e passa gran parte delle produzioni pesanti ad una società che ingloba anche la principale azienda dell'IRI operante nel campo: dalla fusione nasce I'ASGEN. La costituzione dell'ASGEN rappresenta un punto di svolta proprio perché con essa si ha il decisivo passaggio del capitale americano al controllo diretto di un'azienda prima operante su licenza (10 (e poco importa, a questo proposito. che il livello della partecipazione estera superi o no il 50 per cento del capitale).
Dalla rivista nazionale della FIOM " Sindacato Moderno „
Tab. 1 - Bilancia dei pagamenti tecnologici per il settore metalmeccanico e elettrico (valori assoluti e percentuali sul saldo globale dell'industria) - 1963 - 1967
Tab. 2 - Rapporto tra esborsi e introiti per pagamenti tecnologici dei settori metalmeccanico e elettrico e del totale dell'industria (rapporto medio)
Tab. 3 - Bilancia dei pagamenti tecnologici con gli USA per i settori metalmeccanico e elettrico (valori assoluti e ponentuali sulla bilancia complessiva - tab. 1)
4 - Fatturato e dipendenti delle principali (°) aziende della elettromeccanica pesante (1966 - 1968).
Fonte: indagine II Sole-24 Ore. (°) Le produzioni EFIM-Breda non compaiono in questa indagine.
settori anni 1963 1964 1965 1966 1967 metalmeccanico - 22.542 - 29.087 - 21.746 - 25.089 - 14.606 val. p. 33,9% 39,3% 31,1% 30,1% 17,9% elettrico - 12.399 - 15.668 - 15.222 - 14.890 - 9.218 val. p. 18,6% 21,1% 21,7% 17,8% 11,3%
settori anni 1963 1964 1965 1966 1967 metalmeccanico 3,7 5,9 4,4 4,2 2,0 elettrico 5,5 8,1 6,8 4,8 4,1 totale 4,2 3,9 3,5 3,7 3,1
settori anni 1963 1964 1965 1966 1967 metalmeccanico - 13.363 - 15.601 - 13.182 - 17.080 - 12.754 val. p. 59,28% 53,64% 60,62% 68,08% 87,32% elettrico - 6.046 - 9.668 - 10.070 - 10.750 - 5.739 val. p. 48,76% 61,70% 66,09% 72,19% 62,26% Fonti: dati Ufficio Italiano
Cambi.
aziende fatturato (milioni) 1966 1967 1968 1966 dipendenti 1967 1968 Marelli 40.119 40.613 42.423 7.232 6.954 7.166 C.G.E. 28.865 44.292 40.800 5.073 6.340 5.751 ASGEN 22.047 33.434 39.394 4.377 6.004 5.854 Tosi 25.168 39.257 37.735 3.776 4.028 4.270 Ans. M. N. - 31.475 32.900 - 4.107 4.270 T.I.B.B. 18.000 17.000 19.500 3.800 3.650 3.600 OCREN 4.805 4.748 3.984 909 844 833 Totale dipendenti 25.167 31.927 31.744 (esclusa l'A.M.N.) 25.167 27.840 27.474
Tab.
L'industria elettromeccanica pesante in Italia si trova a questo punto suddivisa in due grandi blocchi, da cui va esclusa la T.I.B.B. che fa riferimento alla propria casa-madre europa: da un lato, le aziende CGE e lri-Finmeccanica che sono parte dell'ambito di influenza della G.E.; dall'altro lato, le aziende legate ai maggiori gruppi privati finanziari e industriali, E. Marelli e E. Tosi, e le aziende del gruppo EFIM Breda che utilizzano brevetti e licenze Westinghouse e sono quindi parte dell'ambito di influenza europeo di questo secondo monopolio. ( tab. 4)
La situazione non é però stabile. Ben presto si annuncia il programma Westinghouse di massiccia penetrazione in campo europeo, attraverso l'acquisto di importanti quote azionarie in una società francese (la Jeaumont-Schneider), in una società belga (l'ACEC), in due società .italiane (Tosi e Macelli). in una società spagnola (la Somesa). Che dietro a questo programma vi sia la precisa intenzione della Westinghouse di assicurarsi il controllo della produzione di energia nucleare in Europa, (2) o almeno di contrastare ogni analogo tentativo da parte della G.E., pare indubbio. Per quanto riguarda l'Italia, la G.E. era tra l'altro già riuscita a inserirsi nei primi investimenti effettuati in questa direzione, con gli accordi stipulati con l'IRI e con la Fiat.
Le notizie sul programma Westinghouse restano per alcuni mesi stagnanti o almeno contradittorie: la penetrazione non pare così facile come il monopolio americano poteva aver previsto. Una risposta al tentativo della Westinghouse sembra allora venire in Italia dalle partecipazioni statali che realizzano nell'aprile 1969 la concentrazione sotto la Finmeccanica di tutte le produzioni elettromeccaniche pesanti, comprese cioè quelle precedentemente appartenenti all'Efim-Breda (ALCE e Breda Elettromeccanica).
Ma che valore effettivo ha l'operazione effettuata dalle aziende a partecipazione statale? . Non é agevole approfondire questo tema. Da un punto di vista strettamente aziendale e di coordinamento delle produzioni, l'operazione appare scarsamente comprensibile dal momento che le produzioni Breda erano prevalentemente integrate con il materiale rotabile ferroviario ( che, nell'ambito delle PP.SS., rappresenta una produzione recentemente concentrata entro il gruppo Breda). Da un punto di vista di strategia complessiva l'operazione potrebbe giustificarsi se avesse come fondamento il tentativo di impedire che la G.E. e la Westinghouse (presente con le sue licenze -- come si è visto nelle aziende Breda) si dessero battaglia proprio sul territorio italiano, dotato di• una struttura nel suo insieme più fragile per una serie di motivi sufficientemente rigidi (3).
Ma, se l'ipotesi era questa (e lo confermerebbe un articolo di chiara invocazione comparso sul giornale Confindustria in occasione della concentrazione IRI), essa sarebbe stata completamente mancata nel momento stesso in cui alla Westinghouse fosse concesso di trattare l'acquisto di importanti quote azionarie nella Marelli e nella Tosi (nella prima già presisteva una partecipazione Westinghouse, ma sembra -- non superiore ad un 4 per cento).
L'ipotesi di mediazione cautelativa nei confronti dei due monopoli americani, che, oltre all'IRI avrebbe dovuto avere come protagonista almeno la Fiat (presente anche nella Nlarelli), parrebbe dunque fallita. Con quali conseguenze? : molte ipotesi sono a questo proposito possibili, compresa quella che l'Italia teatro principale in Europa delle lotte tra i due gruppi resti ancora una volta indietro per quanto concerne la realizzazione delle centrali nucleari e veda ulteriormente accentuata la propria subordinazione a livello internazionale con il rischio tutt'altro che vago di mantenere il settore in una posizione stagnante e di contrarre ancora la manodopera in esso occupata. Alcuni dati sono però certi e principalmente il fatto che contrariamente a quanto è accaduto in altri paesi (in Belgio e in Francia sembra che il governo abbia posto il divieto all'acquisto delle aziende e alcuni mesi addietro i giornali davano notizia di un parere
contrario degli organismi europei comunitari all'operazione complessiva della Westinghouse) le autorità italiane sono disposte a porre il loro sigillo a questa operazione che oggettivamente — e quindi al di là delle apparenze -- parrebbe voluta e determinata dai principali gruppi finanziari e industriali pubblici e privati (IRI e Fiat in primo piano). In ogni caso una cosa é certa ed é che a decidere dello sviluppo delsettore elettromeccanico pesante e miclare in Italia non sarà d'ora in poi il governo italiano, né sarà il capitale nazionale, ma saranno i gruppi monopolistici americani.
L'Italia si riconferma così ancora una volta, nella interpretazione dei responsabili della politica economica e di sviluppo, come un paese destinato ad avere una "moneta forte", ma una struttura industriale sempre più debole e sempre meno autonoma.
Certamente nessuno può essere così fuori dalla realtà delle cose da nascondersi il valore strategico che avrà la produzione di energia nucleare nello sviluppo industriale dei prossimi decenni. Rinunciare ad una qualsiasi posizione di controllo in questo campo (dopo aver rinunciato, ed in modo sufficientemente drammatico, a quella posizione parziale di controllo che l'ENI era riuscita ad assicurarsi con la gestione di Mattei nel settore del petrolio) vuol dire legarsi mani e piedi agli indirizzi generali e alle vicende congiunturali del capitale USA. Ed é doveroso riconoscerlo, almeno per i sindacati, perché riconoscerlo vuol dire automaticamente ritenere inaccettabili i lamenti che le stesse autorità pubbliche, che consentono alla Westinghouse di entrare nelle aziende italiane e che sono ancora più direttamente complici dell'accordo tra IRI e G.E., avanzano e proposito della subordinazione dell'economia italiana alle variazioni cicliche dell'economia statunitense. E ritenere inaccettabili questi lamenti vuol dire rifiutare nei fatti che a pagare le conseguenze di tale subordinazione siano i lavoratori.
Quando il contratto sarà concluso, queste autorità pubbliche riprenderanno i discorsi che già vanno annunciando, sulla deflazione USA, sull'instabilità della congiuntura europea e sulla "Lira forte", per determinare in che misura i lavoratori dovranno pagare perché a conti fatti i settori (automobile, elettrodomestici) la cui "autonomia"é stata in questi anni barattata con il controllo estero sui punti più importanti per il futuro sviluppo della struttura industriale, restino in condizione di allargare i loro margini di esportazione. E questa non e che un'altra conseguenza della ferrea logica della subbordinazione cosi tenacemente perseguita.
Il sindacato può e deve pertanto elaborare una precisa strategia di lotta contro una tendenza che da anni cerca di combattere, ma che, ciononostante, minaccia di rafforzarsi sempre più; e, perché questa strategia sia efficace, due condizioni almeno sono necessarie: (a) che ci si batta punto per punto per evitate operazioni dí penetrazione come quelle considerate o per ridurre almeno le loro consegnenze immediate e mediate; (b) che si cerchino a livello internazionale tutte le alleanze capaci di allargare il fronte di lotta e di portare volta per volta i colpi là dove la strategia dei monopoli in quel momento avanza.
(I) il meccanismo delle licenze si presta a questo tipo di "sostituzioni" in quanto la licenza è generalmente concessa con un contratto a termine, scaduto il quale la licenza può essere ritirata e l'azienda che su di essa operava può trovarsi in condizioni tali da non poter proseguire la produzione. Nel caso dell'Ansaldo S. Giorgio le licenze C.E. scadevano nel 1969.
Dall'ambito di interesse in Europa della Westinghouse resta esclusa L Germania in cui è presente una grande concentrazione di industrie a capitale tedesco (Siemens AG - A.E.G. - Telefunken: nel 1967 377.500 addetti).
Oltre a quelli prima citati va ricordata la politica delle commesse degli enti di Stato (FF.SS., ENEL).
Sabato 14 febbraio 1970
Trattative della Westinghouse con Ercole Marel I i e Franco Tosi
i H piano di penetrazione del grande gruppo americano in Europa - Già acquisito il controllo di una società belga II
CORRIERE DELLA SERA
avviene ancora per le attrezzature industriali di una certa mole, che sono ancora sottoposte ad una quantità di restrizioni » Dall'inizio dell'anno, il gruppo Westinghouse ha riscattato il 92 per cento del capitale della società spagnola Senemesa, e sta proseguendo le trattative con le società Marelli e Tosi. Il signor Marelli, che si trova in questi giorni a Bruxelles per incontrare i massimi dirigenti della Westinghouse, giunti da Nuova York per la conferenza stampa di oggi, si è rifiutato di rilasciare dichiarazioni sull'andamento delle trattative: « Lasciatemi in pace, ne riparleremo un po' più in là », ci ha dichiarato stasera per telefono dalla sua stanza dell'albergo Hilton.
DAL NOSTRO CARRISPONDENTE
Bruxelles, 13 febbraio.
In una conferenza stampa organizzata oggi a Bruxelles il presidente della Westinghouse Electric Corporation, Donald C. Burnham, ha annunciato che il gruppo americano ha assunto il controllo del gruppo belga ACEC (Ateliers de Costruction Electrique de Charleroi) che si trovava da qualche anno in difficoltà. L'assorbimento del gruppo ACEC costituisce uno degli elementi di un ambizioso piano di penetrazione sul mercato europeo, messo in atto dalla società americana.
L' accademico di Francia Louis Armand, presidente della Westinghouse Europe, una holding in via di costituzione,
ci ha confermato che il piano iniziale del gruppo americano prevedeva una Serie di accordi (da realizzare soprattutto mediante delle prese di partecipazione a carattere maggioritario) con la società spagnola Senemeda, la società francese Jeumont-Schneider, le società italiane Ercole Marelli e Franco Tosi, e col gruppo belga ACEC.
All'inizio di dicembre, per ragioni politiche, il governo francese ha rifiutato al gruppo Westinghouse di riscattare la partecipazione azionaria del 61 per cento, detenuta dalla famiglia belga Empain, nel capitale della società francese Jeumont-Schneider. Nonostante il rifiuto del governo francese il gruppo americano non ha rinunciato a stabilire una hase industriale in Europa. che dovrebbe permettergli di produrre sul posto le centrali elettriche (nucleari e
classiche) destinate al mercato europeo e ai paesi in via di sviluppo, che sono attualmente costruite negli Stati Uniti. Infatti, il costo della mano d'opera in Europa è ancora più basso di quello americano.
Al termine della conferenza stampa, Louis Armand ha dichiarato: «1l nostro piano di penetrazione sul mercato europeo procede a tappe. Nonostante che il governo francese ci abbia vietato di assumere il controllo della Jeumont-Schneider, la Westinghouse ha intenzione di incrementare notevolmente la sua attività in Europa, anticipando in certo qual modo la realizzazione del mercato comune per i prodotti industriali. Infatti, se le carote e i cavolfiori circolano pressoché liberamente nei sei paesi della comunità, lo stesso non
VERTENZE DI REPARTO
Non sono ancora trascorsi due mesi dalla firma del contratto nazionale che già alcuni problemi che non erano stati risolti vengono posti dai lavoratori di alcuni reparti come manifestazioni di malcontento e sciopero.
Infatti nei giorni scorsi i reparti 2Q2 - 2Q3 hanno effettuato fermate di protesta per il mancato ispetto >Lli un accordo che a suo tempo era stato stipultuto fra direzione e C. I. Accordo che prevede una percentuale minima di cottimo del 42% che equivale al 31,5% attuale. Questi reparti hanno chiesto
Secondo alcune indiscrezioni, il gruppo americano (che ha un fatturato annuo di 2200 miliardi di lire) avrebbe pure acquisito il controllo di tre o quattro piccole e medie imprese di costruzione elettrica situate in Austria, in Olanda e :n Danimarca. Nello stesso tempo, il gruppo americano avrebbe l'intenzione di rafforzare la sua collaborazione con il gruppo tedesco Siemens-AEG (che ha un fatturato annuo di 2300 miliardi di lire), soprattutto nel settore delle centrali nucleari.
Sinora il gruppo Westinghouse ha costruito, o ha in corso di costruzione quarantaquattro centrali nucleari, di una potenza complessiva di trenta milioni di KW. La General Electric, che è il maggiore colosso americano del settore ( fatturato annuo del 1968 5100 miliardi di lire) ne ha costruite invece quarantasei. Il prezzo di una centrale nucleare completa, negli Stati Uniti oscilla tra 120 e 150 milioni di dollari.
G. F. Ballardin
inoltre che detta percentuale sia aumentata in proporzione dell'andamento generale del cottimo di fabbrica . Altro reparto che ha effettuato una fermata di protesta è stato 1' 1P2 che ha posto il sempre attuale problema delle qualifiche. Problema che ci ha impegnato a livello di fabbrica per più di due anni e che intendiamo portare avanti con sempre maggior slancio . Infine hanno scioperato i lavoratori dei servizi generali i quali non hanno avuto la correspon— sione del 50 % sulll'orario straordinario prestato il sabato.
Assemblee di reparto e referendum
:
I delegati sindacati
Nei giorni scorsi, organizzate dalla com— missione interna e dai delegati di reparto, si sono tenute numerose assemblee nei più ,s2;rossi settori produttivi della E. Marelli sulla base di un questionario che poneva alcune domande su due problemi: quello deí delegati sindacali di reparto conquista ti con la lotta contrattuale e quello del— le riforme. Reparto per reparto riportiamo un sunto della discussione e le risposte più significative.
Il questionario sui delegati chiedeva qua— le ruolo essi debbano svolgere, in che modo debbano essere eletti,
Le risposte più frequenti sono: "Tenere informati gli operai sull'andamento delle vertenze nazionali e aziendali". "Collega— mento tra operai e C.I. e controllo del rispetto del contratto all'interno del re— parto". "Risolvere tutti i problemi del lavoratore che sorgono nel reparto"."E' una conquista che va in direzione della democrazia sindacale". "Informare il repar— to di ogni notizia sindacale e intervenire in ogni situazione che si crea". Sul secondo quesito tutti d'accordo per l'elezione democratica e unitaria.
33 IH
Al primo quesito la risposta più generaliz— zata è che i delegati debbono essere l'es— pressione e la volontà dei reparti e tenere i contatti tra lavoratori, C.I. e sindacto. Nell'assemblea 33 lavoratori si esprimono per l'elezione da parte di tutti i lavorato rii e 7 per l'elezione da parte dei soli iscritti. Al terzo quesito, se i delegati possono essere un importante punto di rife— rimento per l'unità sindacale organica, un lwroratore risponde: "Si, purchè i delegati Nano una forza viva nel movimento operaio".
3T
"Raccogliere e riferire alla C.I. e ai sin— dacati le decisioni dei reparti". "Trattare con i capi i problemi di reparto". "Creare più giustizia e più libertà nella fabbricai: Tutti d'accordo sull'elezione democratica e unitaria.
Accordo generale con le ipotesi prospettate nel questionario. Un lavoratore aggiunge: Il delegato deve essere il rappresentante del reparto a cui ogni operaio possa segna— lare i disguidi del reparto stesso per poi discuterli a livello di C.I.
TS
In questo reparto una parte degli operai si dichiara d'accordo con la impostazione del questionario, un'altra parte si esprime co— sì: "I delegati devono essere capaci di por tare la volontà operaia in seno al sindaca— to, ed indicare ad esso il modo di condurre la lotta. I delegati devono essere eletti dagli operai, revocabili dagli operai stes— si in qualsiasi momento lo ritengono oppor— tuno, non devono seguire nessuna discipli— na sindacale ma solo la volontà di ohi rap— presentano". "I delegati debbono dipendere unicamente dai lavoratori che in ogni caso possono cambiarli evitando così che si for— mino dei gruppi di potere per scopi indivi— duali, e debbono portare le rivendicazioni dei lavoratori fuori da ogni confederazione o gruppo".
"Il compito del delegato è quello di senti— re, discutere, concretizzare, attraverso riunioni coi lavoratori del reparto, le esi genze, le richieste e le decisioni da pren— dere, in comune accordo con essi, nella for ma più ampia e democratica". Altri sottoli—
Assemblee di reparto e referendum : La lotta per le riforme
neano il collegamento che devono tenere con la C.I. Tutti d'Accordo con l'elezione diretta e unitaria.
3G 3H
In questo reparto la discussione verte sul tema se la votazione tra i lavoratori, che deve avvenire in modo unitario, si deve o meno fare su una lista e chi deve preparare questa lista.
LA LOTTA PER LE RIFORME
Il questionario sulle riforme chiedeva se si è d'accordo con gli obbiettivi posti dai sindacati su: casa, sanità e R.M. Inoltre il tipo di lotta da adottare; infine una domanda particolare sulla R.M.
Sono d'accordo con la impostazione sindacale. Suggeriscono un aumento degli assegni famigliari. Proseguire la lotta non dando tregua al potere politico, senza fermarsi mai fino all'ottenimento della riforma, con scioperi articolati per regione, provincia e azienda.
3B 1H
D'accordo coi sindacati. Forme di lotta "più serie e continue con grandi manifestazioni di piazza".
3T . 2 .A
L'opinione è di eliminare del tutto la R.M. "Paghiamo già le tasse, via la R.M.' Carovita. Una legge che contenga i prezzi. Scioperi genekali e articolati.
TS
Le risposte sono le più varie: si propone di proseguire la lotta obbligando i deputati a fare il proprio dovere; raccolta di firme, e se non basta scioperi generali e
articolati; sviluppare un'azione propagandistica che renda partecipe tutto il popolo di questi temi di riforma; scioperi di massa con articolazione e blocco delle portinerie (non simbolici) e veramente rivoluzionari, senza contrattazione, per un vero sbocco verso il comunismo; fiducia nel sindacato unito; impegnare tutto il popolo e i partiti della sinistra; non pagare l'affitto fino alla conclusione della vertenza.
La discussione si incentra sul metodo di lotta: generale accordo per la lotta articolata; la lotta deve essere diretta dalle assemblee di reparto e impostata in modo da renderla incisiva e sentita, Un lavoratore propone.una "lotta identica a quella per il contratto di lavoro".
3G 3H
La stragrande maggioranza è d'accordo con le proposte dei sindacati, adottando però una forma più articolata della lotta per conquistare queste riforme nel tempo più breve.
L'aumento non te lo posso dare, ma ben volentieri ti offro un biglietto per la partita.
AL 3 G 1 E' ACCADUTO UN GRAVE INFORTUNIO
Qualche giorno fà a un operaio è restata spapolata mezza faccia per la caduta di un collettore da 200Kg , causa la imperfetta imbragatura. Succedono frequentemente nel nostro stabilimento infortuni che causano a volte anche la 'Torte.
Le cause sono note: spazio insufficente, macchine in maggior parte senza le dovute protezioni, impianti non sempre impostati con criteri di prevenzione, ambiente malsano con una insufficente possibilità di ricambio di aria e sempre impregnato di fumo e gas causato dalla produzione , oltre ad una mancanza totale di una idea del senso della prevenzione.
La causa di ciò risiede in un solo principio di fondo: lo sfruttamento. Il concetto di fare sempre e comunque il massimo di produzione. Questo ha ratto si che anche il lavoratore fosse coinvolto in questo ingranaggio, subendone le conseguenze.
Guardiamo a questi dati per riflettere seriamente : nel nostro paese in questi ultimi vent'anni sono morti sul lavoro
N. 82. 557 , invalidi permanenti 996. 880; ogni 20 secondi un infortunio, ogni 20 minuti un'invalido , un morto ogni 2 ore, oltre le malattie professionali, sia quelle riconosciute sia quelle non riconosciute, come quella della nevrosi la cui causa sono i ritmi di lavoro, l'ambiente, il controllo psicologico che vige all'interno dell'azienda
Questo costo sociale in vite umane, in invalidi e infortuni, lo pagano i lavoratori stessi. Di fronte a questa situazione, la conquista dei comitati antinfortunistici a livello di fabbrica ha la massima importanza. In questi giorni si son fatte le prime riunioni e i rappresentanti della Commissione Interna membri del Comitato Antinfortunistico hanno denunciato le questioni di fondo oltre ad esprimere la volontà di portare
avanti con vigore la battaglia per contrattare le condizioni di lavoro e trasformarle radicalmente.
I primi orientamenti di massima sono: La salute non si vende; la difendono i lavoratori lottando uniti per nuove condizioni di lavoro.
Il giudizio dei lavoratori sul rischio del lavoro deve essere decisivo.
Il lavoratore in cambio del salario deve dare solo la forza lavoro, e non anche la salute.
Strumenti efficaci per contestare e dare uno sbocco concreto, sono i delegati di reparto, di squadra, di linea e altri organismi di fabbrica collegati ai lavoratori.
LA
COTTIMIZZARE GLI IMPIEGATI ?
Sempre più vive sono le proteste che ci giungono da parte degli impiegati e dei tecnici per le tabelle che la ditta tende a far compilare ad ogni singolo lavoratore. Queste tabelle a nostro avviso sono di tipo altamente provocatorio perchè, oltre ad essere nominative, devono riportare tutti i motivi di sospensione del lavoro, creando così una condizione di ulteriore controllo agli uffici.
La Commissione Interna ha già diffidato l'azienda a procedere in tal senso e a dire chiaramente deve vuole arrivare; diversamente avrà la reazione immediata degli impiegati e dei tecnici.
ERCOLE MARELLI VUOLE