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FIOM Voce27

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26 - 27 luglio indetto da FIOM - FIM - UILM

li Covegno Nazionale Unitario conclude la consultazione contrattuale

El in pieno sviluppo in tutte le fabbriche metalmeccaniche la consultazione sulle proposte di piattaforma contrattuale prospettate unitariamente dalle tre Organizzazioni Sindacali.

Si susseguono così le assemblee, le discussioni, non solo nelle riunioni, ma fra i lavoratori in luoghi più disparati.

Alle discussioni farà. seguito, nei prossimi giorni, un referendum unitario dei Sindacati, per permettere ad ogni lavoratore di esprimere il proprio parere per iscritto, sui diversi punti sulle proposte alternative nonchè con altri suggerimenti e proposte.

La consultazione unitaria si concluderà con due atti rmlto importanti:

La riunione congiunta dei Comitati Direttivi Provinciali della FIOMFIM-UILM di tutta Italia ( quell.j. della Provincia di Adlano si terrà il. 23 Luglio prossimo).

Un convegno nazionale Unitario che si terrà nei giorni 26 e 27 Luglio.

Sulla base della consultazi&ne di fabbrica, Pro-

vinciale e Nazionale saranno definite le richieste che, entro la fine del mese di Luglio saranno presentate alla Confindustria e Intersind aprendo cosi ufficialmente la vertenza per il rinnovo del Contratto di Lavoro.

Quale contributo al di-

Si è parlato di una piattaforma concentrata per risolvere alcuni problemi nodali delle condizioni di lavoro.

Nel fare questa scelta non è che non si è tenuto presente che vi sono altri problemi, come il cottimo, le qualifiche, la parità normativa fra impiegati e open.i, ma si vuole affrontare a fondo il problema del salario e dell'orario di lavoro a 40 ore settimanali.

Questi due punti si accompagnano, infatti non si può pensare alla riduzione effettiva dell'orario di lavoro senza un forte aumento dei salari.

Dunque dovremo concentrare tutte le disponibilità attorno a questi punti.

Aumentare in misura consistente i minimi salariali, vuol dire mettere subito a disposizione dei lavoratori una grossa somma di denaro che inevitabilmente verrebbe immessa sul mercato interno, aumentando la domanda, e parallelamente si estenderebbe la possibilità maggiore di lavoro.

battito sulla piattaforma dedichiamo gran parte del nostro bollettino alla pubblicazione di vari articoli e interventi pervenutaci da: operai , impiegati, attivisti o da gruppi di lavoratori, anche se esprimono opinioni, pareri diversi e anche contrastanti.

La riduzione effettiva dell'ora-rio di lavoro a 4 ore creerebbe nuovi posti di lavoro. Diritti dei lavoratori in fabbrica (assemblee, delegati, Sezioni Sindacali).

Questa scelta dunque, non è solo una rivendicazione per i. problemi immediati, ma tende alla soluzione di problemi di prospettiva.

Vi sono opinioni diverse fra noi lavoratori, sul come distribuire gli aumenti salariali.

Per una forte spinta ugualitaria, si indica che il metodo di distribuzione più giusto degli aumenti salariali sia quello dell'uguale per tutti.

Questo falso dilemma, se da una parte è affascinante, dall'altra ha in sè dei grossi pericoli: si rischierebbe di mortificare da parte dei sindacati dei valori professionali; lascerebbe una maggiore contrattazione individuale al padrone per operare delle discriminazioni fra i lavoratori porsegue in ?

11/ ;52 45 5 ti c'4 o ezione dale Marciti luglio 1969 B Sin FIO Anno V Voce Sindacale 5. R:NIL
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C. o G.- Milan Sesto
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Migliorareisalari,ridurreI'orariopersviluppare il mercato interno, per la piena occupazione

Dibattito sulla piattaforma contrattuale

Dalla prima

tando avanti la politica di sempre che è quella del « dividi et impera ».

C'è chi dice che basta togliere ogni margine economico al padrone per non permettergli queste operazioni.

Bene! Ma si tenga conto che (giustamente) non pensiamo di risolvere tutti i problemi con questo contratto, ma neppure pensiamo di fare la rivoluzione con il contratto.

Supponendo che togliessimo tutto quello che il padronato oggi dispone, sicuramente non potremmo pensare, se non modifichiamo i rapporti di potere, creando un nuovo regime sociale, di togliere ai capitalisti la possibilità di accumulare altri profitti, visto che i mezzi di produzione sono ancora nelle loro mani.

Dunque, niente dilemmi su questo problema, ma si tenga conto che vi sono questi pericoli.

Giuseppe Ai-lati

CONSULTAZIONE DI MASSA

DEMOCRAZIA DI BASE

E' questa la prima volta che le tre Organizzazioni Sindacali di categoria effettuano una consultazione di massa in occasione del rinnovo contrattuale dei Metalmeccanici, consultazione che deve tendere a rendere partecipi tutti i lavoratori del settore a quelle che saranno le scelte che si andranno a compiere. Questo è il conseguente impegno che le stesse organizzazioni vogliono allargare la democrazia già radicalizzata nelle grandi lotte articolate che sono tuttora in corso.

Le Organizzazioni Sindacali hanno già proposto una bozza di piattaforma che si dovrà discutere ed approfondire, è una piattaforma concentrata in pochi ma qualificanti punti, che costituirà la base del dibattito.

Entrando nel merito dei punti non si può fare a meno di analiz-

zare, come per esempio chiedere gli aumenti salariali, premesso che questi dovranno essere consistenti.

Nella bozza di piattaforma sono elencati tre modi: la scelta dell'aumento uguale per tutti; per quanto affascinante, presenta degli inconvenienti- abbastanza notevoli, come l'appiattimento dei parametri e conseguente non valorizzazione della forza-lavoro.

Altro inconveniente è che così facendo si darebbe modo al padronato di svolgere come più gli aggrada una politica paternalistica verso le categorie più alte, tutto a discapito del movimento ín generale.

La soluzione dell'aumento in percentuale d'altra parte verrebbe ad accentuare il divario fra categoria e categoria.

Di qui si arriva alla conclusione che il modo migliore è quello di chiedere un consistente aumento salariale per la 5' cat., per le altre categorie aumento pr e-:ametrale, con rivalutazione dei parametri della 4' e 3" cat.

Altra richiesta molto sentita è quella delle 40 ore, perciò riduzione dell'effettivo orario di lavoro, rivalutando tutti i salari, vedendo anche la riduzione dell'orario come primo passo per l'eliminazione della disoccupazione; libertà sindacale: assemblea in fabbrica con la presenza dei. dirigenti sindacali, problema INT il quale dovremo batterci per questo, e ci batteremo; parità normativa: possibilmente subito per malattia e infortunio, anche gradualmente gli altri aspetti.

IL NUOVO CONTRATTO DEI METALMECCANICI IN RAPPORTO ALL'UNITA' SINDACALE

In questi ultimi 5-6 mesi del 1969, la nostra categor,ia, sarà impegnata in una dura e decisiva lotta contrattuale.

Dura e decisiva, e non priva di pericoli, perchè gli operai sono convinti che l'unità sindacale sia già un fatto compiuto, comunque da realizzarsi organicamente in questa lotta contrattuale.

Partendo da questo presupposto, lo scrivente crede opportuno che le Organizzazioni Sindacali debbano tenerne conto, seriamente. E dovranno tenerne conto, per due fondamentali motivi:

Per ottenere dalla controparte tutto ciò che i lavoratori si aspettano dalla piattaforma unitaria del nuovo contratto di lavoro, è essenziale l'unità sindacale. Ma un'unità convinta, e convinti di dover andare fino in fondo senza tentennamenti, cioè tutto il contrario di ciò che è avvenuto fino ad oggi.

Se si falliranno questi obiettivi, sarà un serio colpo per la classe operaia, vorrà dire, cacciare indietro nel tempo, per almeno 10 anni, il movimento operaio e sindacale italiano. Ecco perchè io saluto con speranza la proposta che il compagno Novella, segretario Nazionale della C.G.I.L., di un incontro con gli altri sindacati per discutere ed accelerare l'unità sindacale.

A mio avviso però i sindacati debbono essere convinti di andare alla trattativa, senza preconcetti, ma per risolvere veramente il problema, con realtà, con responsabilità.

Certo, ci sono problemi politici da risolvere, bisogna scegliere quelli favorevoli della classe operaia e della maggioranza del popolo italiano.

Ma di una cosa essenziale non bisogna mai dimenticarsi: le organizzazioni sono affiliate internazionalmente, perciò non è nè democratico, nè reale pretendere che una delle attuali organizzazioni sindacali esca dalla sua organizza7ione sindacale. Il nodo da- risolvere è: o tutte o nessuna.

Il mondo ormai è piccolo, e nes-

suno può pretendere di avere la verità assoluta, perciò per essere reali e democratici, c'è un solo e semplice modo: autonomia da tutti, ma dialogo con tutti. Solo se si parte da queste basi l'unità sindacale può portare quei frutti che da più di 20 anni la classe operaia si attende.

E di ciò mi danno ragione le proposte per la piattaforma unitaria da presentare alla controparte.

Di queste proposte, tramite il referendum fra tutti i lavoratori, dovrà uscirne la definitiva piattaforma contrattuale. E' fuori dubbio, per me, che se si vuole che la classe operaia sia cosciente da lottare, deve essere questo contratto la fine della discriminazione che il padronato porta avanti, appunto per ttPnerv divisa la classe operaia. Perciò, le 40 ore settimanali, debbono essere una conquista per tutti, ma accompagnate da un sostanziale aumento salariale uguale per tutti, operai e impiegati. Non solo, ma deve partire da una data precisa, anche se diversa dalla data della stipulazione del contratto stesso, però, deve essere una data vincolante per il padrone. Il nuovo contratto dovrà partire dal giorno dopo che è scaduto quello vecchio.

La normativa dovrà essere uguale per gli operai e gli impiegati. In sostanza, ciò che dividerà le diverse categorie, sia operaie che impiegatizie, deve restare solo auella salariale attuale, altrimenti il divario fra chi prende meno, manovale, e chi prende di più, l'impiegato di prima categoria, aumenterà sempre di più.

Così facendo, si cadrebbe in una colossale contraddizione, cioè, mentre si è lottato per abbattere le gabbie salariali fra le diverse regioni italiane, nello stesso tempo le costruiremmo all'interno delle fabbriche.

Per evitare queste gabbie all'interno delle fabbriche, bisogna che i sindacati siano più accanto agli operai, di cirg esigenza di ottenere subito l'assemblea in fabbrica.

Logicamente 1' unità sindacale non basta per raggiungere questi obiettivi, ci vuole anche una nuova strategia della lotta. Cioè, le lotte non ' debbono essere programmate e tanto meno interrotte. Ci dovrà essere uno stato permanente per la fabbrica, la lotta dovrà essere articolata, con delle varianti aggiornate, piene, secondo quanto richiederà la situazione del momento, con assemblee fuori e dentro al fabbrica.

Naturalmente questa forma richiede uno sforzo organizzativo degli operai, reparto per reparto, perchè queste forme di lotta dovranno essere realizzabili nel giro di mezz'ora od al massimo di un'ora.

Perciò io invito tutti gli operai a compilare il referendum, ed a proporre ciò che pub sembrare migliore, sia come richieste, sia come forme di lotta.

Compagni lavoratori, questo dovrà essere il nostro motto, non per diletto, ma per il contratto: Disc,•tere, Lottare]

Un operaio (segue la firma)

Il Contratto e la condizione sociale dei lavoratori

Contratto: parola magica per tutti i lavoratori, termine che racchiude speranze, aspirazioni, ed alla fine... forse delusioni.

Cosa dicono gli operai, gli impiegati, cosa attendono dal nuovo contratto?

Per anni i lavoratori si sono dovuti accontentare di molto fumo e poco arrosto, mentre le classi privilegiate all'arrosto aggiungevano il dolce, il gelato con quel che segue.

Di chi la colpa?

Non certo dei lavoratori, i quali vedevano decurtate le loro modeste paghe dalla svalutazione, da ore di pedanti scioperi per ottenere misere migliorie normative e salariali,

Nel frattempo ai governi di destra si succedevano i governi di centro-destra influenzando e condizionando tutta la vita politica e sindacale su un'unica alternativa: quella di destra.

La stampa borghese o cosiddet-

ta indipendente alternativamente agitava lo spauracchio della crisi economica, della disoccupazione per soffocare sul nascere le sacrosante rivendicazioni degli sfruttati, facile capire che essi sono gli operai.

Ma il mondo del lavoro è stanco di soprusi, angherie, insicurezza, minacce, bassi salari e si arriva alle prime vere e proprie esplosioni di malcontento, a quelle esplosioni che oggi comunemente si usano definire come rabbia in corpo, maoismo, cinesismo e vía di questo passo.

Vengono così ribaltati i vecchi canoni della trattativa ed è ora la base, non il vertice, ad imporre il proprio volere, vengono aboliti gli "menti in percentuale. •

La base anche se ancora schiva ad una massiccia partecipazione alle assemblee precontrattuali, tramite i suoi più qualificati rappresentanti, fa sentire la sua voce, vuole che gli aumenti siano in ci-

40 ore pagate 48

Abolizione delle ore straordinarie

Giudizio attorno all'orario di lavoro, i lavoratori giustamente sono orientati verso la riduzione effettiva dell'orario di lavoro, tutto questo per avere più tempo libero in modo da recuperare in parte le energie che questa società squilibrata ci porta via. Le 40 ore settimanali devono essere un obiettivo che in questo rinnovo contrattuale non può assolutamente essere tra-. scurato, ma deve essere risolto alla firma del contratto, e non un giorno dopo.

Abolizione totale delle ore straordinarie: ricordiamoci che in Italia ci sono ancora molti lavoratori che sono cotretti a riparare all'estero per guadagnare un pezzo di pane, altri invece bagnano le piazze col proprio sangue per aver diritto al lavoro, come è avvenuto

recentemente ad Avola e Battipaglia. E' inconcepibile dunque che si arrivi alla stipula dei contratti di lavoro e si dia la possibilità ai padroni di obbligare i lavoratori a fare un dato numero di ore straordinarie.

Chi si rifiuta viene multato, il padrone dalla sua parte ha la legge.

Detta legge fascista (risale al 1923) e è tutt'ora in vigore ed è strano che i sindacati dopo aver presentato una nuova legge al CNEL nel 1966 non si siano ulteriormente impegnati per abrogarla. E' ora che questo problema venga affrontato nuovamente per giungere ad una soluzione definitiva.

Franco Bianchi (della Commiss. Interna)

frsa fissa, più alti per le categorie meno retribuite, che l'orario venga ridotto a 40 ore settimanali senza più ore straordinarie, gli sia dato non la possibilità ma il diritto dell'assemblea in fabbrica per discutere i propri problemi.

II padrone ha tutto l'interesse a tenere gli operai, l'impiegato in fabbrica 1-10 ore al giorno, in quanto questo esce dall'officina, dall'ufficio che è talmente stanco da non desiderare che di rifugiarsi in casa, mangiare e dormire, o nella peggiore delle ipotesi farsi riempire occhi ed orecchi guardando la televisione.

Se invece avesse tempo a disposizione potrebbe dedicarsi di più alla famiglia, potrebbe interessarsi attraverso libri e giornali di ciò che gli succede all'intorno, radunarsi, discutere i suoi problemi, capire che le ore straordinarie portano a lui miseri guadagni mentre il padrone fa la parte del leone, che toglie ad un altro la possibilità di un posto di lavoro, che favorisce la sottoccupazione, che riduce la sua esistenza ad una schiavitù.

Alla domenica poi, unica giornata libera, i vari Agnelli lo attraggono allo stadio per propinargli una spettacolo i cui attori sono stati acquistati e sono pagati con i milioni che spettavano e spettano a lui, al misero lavoratore.

A questa politica i lavoratori dicono basta, sono stufi di fare da semplici spettatori ad uno spettacolo ín cui loro sono i protagonisti; vogliono la sicurezza del posto di lavoro, vogliono salari alti, se non uguali certo con differenze molto contenute tra la prima e l'ultima categoria, vogliono poter vivere come borghesemente si usa dire da « cristiano » e non da schiavi, in un sistema che finalmente rispetti la norma costituzionale che la Repubblica è fondata sul lavoro e non su chi sfrutta il lavoro.

Un impiegato (segue la firma)

Critica e unità sindacale

Considerazioni di un impiegato circa la situazione sindacale di oggi dopo il VII Congresso Nazionale della C.G.I.L.

Volendo cercare il vero termine di incontro dei rapporti sindacali, bisogna risalire al processo di collegamento tra le rispettive organizzazissi sindacali, che non si esprime in un orientamento soggettivo qualsiasi, ma nei contenuti costituenti una funzione sociale e morale, cioè la funzione della politica economica della classe lavoratrice nello Stato moderno. La risultante di questa funzione dovrebbe essere ampliata a tutti i settori del lavoro per giungere a valutare e unificare tutte le componenti isolate della coscienza sindacale.

Nel presente tempo storico della democrazia formale e astratta dalla realtà operante — e noi lavoratori lo sappiamo bene —, l'esistenza dei diversi sindacati in se stessa contraddittoria, è proprio una delle caratteristiche espresisoni delle odierne società in Occidente. Un sindacato che da solo non rappresenta tutti i lavoratori di una fabbrica o di una categoria nel loro complesso finisce inevitabilmente nelle secche del settarismo asmatico corto di vista e privo dei mezzi di interpretazione e di realizzazione nella dinamica del mondo del lavoro con la dolorosa assurdità di far segnare il passo ai lavoratori e di esporli ai dardi dell'ingordigia del grande padrone. Si è visto e si capisce ora come gli impiegati e gli operai non accettano che si possa ioni attaccare a piacimento etichette con diverse sigle o denominazioni sindacali.

Alla luce di queste cose scaturisce la necessità di spingere la molteplicità delle linee particolari delle centrali sindacali a confluire verso un istituto sindacale unitario accresciuto di contenuti, di colorito, di qualità, di mettere in comune tutti i mezzi di espressione e tutte le capacità di lotta dei lavoratori, indistintamente e senza riserve mentali. La rappresentanza sindacale unica acquisterà per i lavoratori un'originalità e un significato nuovi anche se non immediati nella posizione scelta nel complesso ordine cui si arti-

cola la società che non è una realtà immutabile e statica.

La lotta assorbente molte forze contro le ingiustizie, lo sfruttamento, non avrt altro significato che la preparazione democratica del ponte di passaggio sulle maleodoranti acque dello stagno padronale verso la libertà, il governo popolare, l'uguaglianza umana. E' necessario e urgente far cadere le chimere di certi presupposti ideologici e pseudoscientifici della sociologia che si polverizzano in un realismo ingenuo e paralitico, perchè i contenuti della coscienza sindacale dei lavoratori non si esauriscono nelle rivendicazioni economiche e normative e nemmeno in questa o in quella azione sindacale, ma sono una delle ragioni interiori della vita associativa Zi un popolo civile che lavora nell'interrotto divenire.

noma di tutte le forze sindacali si basa su di una ragione logica obiettiva, intrapresa dai lavoratori pensanti allo scopo pratico di poter dire seriamente « basta » alle sconsiderate coercizioni delle Direzioni aziendali, per esempio lasciando insoluti i molteplici e svariati problemi che interessano ai lavoratori.

Essi vogliono essere garantiti dalla rappresentanza unitaria del sindacato, in fabbrica e dall'opera infaticabile ed intelligente dei componenti la C.I. in tutte le contrattazioni individuali e collettive.

Non è più possibile continuare a lavorare in condizioni disumane subire le angherie, i soprusi e il cattivo trattamento del padrone, attraverso dirigenti senza scrupoli insensibili ai diritti dei propri amministrati, ed irresponsabili del loro dovere di tecnici e di cittadini.

Il mondo ciel lave ro si esprime nel sindacato politicamei.te indipendente che in tutti i suoi gradi, percepisce, elabora, trasforma e realizza la ricca fenomenologia del lavoro umano. E' una polemica sterile, è un falso problema, quello che contrappone la ricchissima pluriennale esperienza sindacale del nobile ed anziano lavoratore alle fresche forze ideali dei giovani sindacalisti.

Moltissimi impiegati della E. Marelli approvano lo spirito nuovo che anima la materia oggetto del VII Congresso Nazionale della C.G.I.L., con l'augurio e l'impegno di buon lavoro per l'unità e l'autonomia di un grande sindacato.

L'unitarietà dei propositi sono il presupposto indispensabile, nel processo generale di sviluppo ma-. teriale e culturale delle masse lavoratrici, per esplicare realmente e nei compiti specifici del sindacato scevro da qualsiasi mescolanza di esperienze di altre sfere (politiche e religiose).

Questo atto di unificazione auto-

Il contrasto di opinioni non sempre è fecondo se ciascuno si ostina a difendere la propria senza sottoporla ad esame critico in sede di dibattito sindacale nel trattare i problemi economici e normativi dei lavoratori. Tra essi non possono darsi antitesi nelle cristallizzate in fazioni o correnti. La varietà dei caratteri e la vivacità di temperamento dei singoli attivisti sono un fattore positivo della vita sindacale che gli danno quell'articolazione necessaria per intendere e risolvere i contenuti della tematica sindacale. Del re sto, fare del sindacalismo è più difficile che fare della pura e .sem-1 plice politica. E se è così, questa è una ragione di più che giustifica la separazione autonoma della scienza sindacale da quella politica.

L'impiegato (segue la firma)

O
TO
VOGLIAM
IL CONTRAT

Problemi degli impiegati Salari 40 ore -Parte normativa

In merito alla consultazione in atto sulla piattaforma rivendicativa contrattuale, desidero esprimere anche la mia opinione che mi risulta largamente condivisa nel settore degli impiegati Lecnici. La prima questione riguarda la struttura della piattaforma che ritengo necessario debba essere costituita da pochi punti qualificanti e redditizi e su cui non debbono essere concessi margini di trattativa alla controparte. Forti aumenti retribuitivi senza assorbimenti;

Orario settimanale a 40 ore effettive entro il periodo di validità del contratto, e considerazione del sabato festivo, con massima limitazione delle ore straordinarie;

Alcuni aspetti di avvicinamento de ltrattamento normativo degli operai nei confronti degli impiegati;

-- Diritti sindacali, in più specificatamente per gli impiegati; Regolamentazione dei criteri di assegnazione degli aumenti di merito;

Definizione dei criteri di sviluppo delle carriere; Sblocco degli scatti biennali ante 1954.

Sul primo punto, aumenti retributivi, i sindacati propongono tre ipotesi sui criteri di distribuzione, su cui più accalorata si è accesa la discussione.

La ragione fondamentale di tale alternativa si basa sul fatto dio le nuove tecniche produttive hanno portato a un declassamento, in particolare fra gli operai, con un forte addensamento nella 3' categoria operai.

In conseguenza, per tenere giustamente conto di una legittima rivendicazione che viene avanti con forza, i sindacati propongo:

1) aumenti proporzionali ai parametri, con rivalutazione adeguata del parametro della 3' categoria operai che io estenderei anche alla 4' categoria

operai e impiegati; aumento in cifra uguale fra tutte le categorie; aumento proporzionato ai parametri in vigore senza alcuna modifica.

La scelta fra queste tre ipotesi deve essere fatta scartando ogni forma di egoismo individuale o settoriale, ma valutando attentamente i pro e i contro di ciascuna alternativa.

Ritejtigo che la scelta debba essere effettuata sulla base di alcune considerazioni generali.

Il processo di declassamento in atto può essere risolto solo affrontando radicalmente la struttura delle categorie in relazione alle nuove realtà aziendali. Ciò dovrà essere fatto in un successivo contratto, dato che non previsto, per le ragioni su indicate, in questo momento. Nessuna soluzione concreta può invece venire agendo esclusivamente sul piano salariale.

Nei propositi sindacali c'è l'impegno di giungere rapidamente alla contrattazione dell'intera retribuzione, togliendo al padronato ogni possibile margine di manovra paternalistica e discriminatoria.

I parametri contrattuali attuali, tanto criticati da certa parte, sono nettamente inferiori ai parametri di fatto, costituiti dai padroni attraverso concessioni aziendali unilaterali alle categorie più elevate.

Non è vero che attraverso la forma degli aumenti uguali per tutti, le categorie più basse potranno ricevere un beneficio superiore, perchè il padronato cercherà comunque di riservarsi la possibilità di dare di più agli operai qualificati e specializzati, nonchè aí tecnici, perchè così, nella società in cui viviamo, oggi impone il mercato della mano d'opera.

I sindacati, i lavoratori, ed an-

che il padronato, non potranno mai prescindere dal valore della forza lavoro, che è la sola merce che noi possiamo offrire.

Questo valore è definito grosso modo, dalla spesa, dal tempo, dal sacrificio che si sono resi necessari per la formazione professionale e guai a noi se dovessimo .svalutare questo valore.

Verrebbe a mancare lo stimolo al miglioramento dell' individuo, che è la premessa e la condizione necessaria per ogni sviluppo sociale e civile. La mortificazione dei valori professionali porterebbe ad elementi di divisione fra i lavoratori, parte dei quali non si sentirebbero più adeguatamente difesi e non potrebbero quindi più riconoscersi nel sindacato in quanto la loro posizione sarà condizionata più dalle concessioni padronali che non dalla contrattazione sindacale.

Per tutti questi motivi succintamente indicati, che pongono all'attenzione di tutti i lavoratori e che indubbiamente possono e debbono essere ulteriormente affrontati, io ritengo (e non io solo) che la scelta debba cadere sulla prima ipotesi che di fatto rappresenta la soluzione più valida per tutti ed anche per i numerosi operai di 3' e 4" categoria che giustamente reclamano una maggiore valutazione.

Una osservazione che potrebbe ulteriormente rassicurare tali operai e che in modo assoluto dovrà essere salvaguardato il diritto alla contrattazione integrativa articolata chee, sul piano aziendale, potrà, fra l'altro, operare per far loro acquisire un maggior peso salariale che prepari una seria riforma del sistema delle categorie.

Pitea Oscar (della Commiss. Interna)

Normalità, sciopero e coscienza di classe

Questo contratto rappresenta un'occasione nuova per aprire gli occhi di fronte alla realtà.

In periodo di « calma o normalità» noi veniamo assorbiti dalla società dei consumi e quasi senza accorgercene lavoriamo come bestie per soddisfare i bisogni che questo sistema ci impone, ci isoliamo occupandoci soltanto di quello che ci tocca direttamente, il nostro pensiero fisso sono i soldi, non importa a quali sacrifici, umiliazioni, sfruttamento ci sottoponiamo, l'importante è averne il più possibile. Poi improvvisamente arriva qualche sciopero, la cc rsa rallenta, e durante queste pause si comincia a guardarci intorno, a parlare di problemi generali, ad ascoltare anche gli altri e piano piano i soldi perdono un po' di importanza, e più la lotta diventa dura, più ci accorgiamo di come ci siamo ridotti col nostro stupido egoismo, ci accorgiamo di essere diventati degli schiavi, strumenti di produzione, automi, non uomini ma cose. Per reazione, oltre a paghe migliori, chiediamo più libertà, più diritti in fabbrica fuori, più potere, insomma vogliamo essere più uomini.

Ma poi la lotta diventa lunga la società dei consumi prende di nuovo il sopravvento. Stampa, televisione, uomini politici ecc. si fanno in quattro per dimostrare i danni che facciamo al Paese con gli scioperi, la repressione a tutti i livelli, e le esigenze che ci impone questo sistema, spengono i nostri entusiasmi, tirano fuori il nostro egoismo, la nostra stupida ignoranza ed abbiamo paura. Paura di aver osato alzare la testa, di avere per un attimo pensato di essere uomini come il nostro padrone, di aver avuto la presunzione di credere di avere una dignità di aver pensato di non es: sere delle bestie e degli imbecilli.

Allora ci appartiamo, ci ritiriamo nell'ombra sperando che il padrone non ci abbia individuato, cominciamo ad accettare prima a difendere poi le posizioni più moderate e tacciamo di estremisti politicanti, coloro che continuano a chiedere le cose che anche

a noi sembravano giuste. A questo punto accettiamo riconoscenti le briciole che il padrone si degnerà di concederci e tutti contenti torneremo al lavoro e ci rimetteremo sulla stessa strada di prima, salvo poi ricominciare al contratto successivo.

Putto questo è un po' deprimente, fa male pensare che tutto quello che si riesce a costruire durante le lotte è destinato a morire senza lasciare tracce nella coscienza dei lavoratori, ma purtroppo è la verità.

Nessuno fa niente per tenere vivo nel lavoratore quel patrimonio di combattività, di solidarietà, di

Un gruppo di

Un gruppo di operai della sezione 4G commentando la piattaforma contrattuale proposta dai sindacati hanno espresso il loro parere in questo modo: diritti sindacali; conquistare l'assemblea in fabbrica con la presenza dei sindacalisti, permessi retribuiti ai membri della sezione sindacale; riduzione effettiva dell'orario di lavoro a 40 ore settimanali anche in forma graduale, inoltre l'abolizione dello straordi-

partecipazione, di dignità, di tutto quell'insieme di cose che si può chiamare « presa di coscienza », che potrebbe portare a conquiste ben più grandi di quei miseri quattro soldi per i quali /iene chiamato a lottare. Forse sarà perchè quelle cose per le quali varrebbe veramente la pena di lottare sono in contrasto con la società dei consumi e noi siamo talmente integrAti in essa che ci spaventa persino il pensiero di poterne turbare il meccanismo.

Un operaio della Sezione Quadri' (segue la firma)

operai del 4 G

nario; parità normativa completa e subito; sul come chiedere gli aumenti salariali i pareri sono stati discordi, mentre alcuni sostengono l'aumento uguale per tutti, altri sono per gli aumenti parametrali con la rivalutazione delle categorie inferiori.

o. e del 1 13 1, 1 C 1 ecc.

Un gruppo di opera del 1.B.11.C.1 - 1.H.1 - 1.H.2, ritiene che il contratto abbia a risolvere 'la parità normativa fra operai e impiegati, sono vent'anni che se ne parla e non è mai stato risolto, ancora oggi si parla d'avvicinamento solo per alcuni punti, noi diciamo che si vuole far giustizia.

Vogliamo i giorni di ferie come gli impiegati.

Una mensilità per ogni anno di servizio prestato e non 130 ore dopo 10 anni.

Il mese completo per indennità di malattia e infortunio.

Aumenti: per noi è valido il prin-

Tutti ì punti esposti, a detta degli interessati, sono in eguale misura importanti. cipio dell'uguale per tutti, è da sempre .che si fanno in percentuale, questo ha portato ad una sperequazione troppo forte, vogliamo un po' di giustizia salariale.

Riduzione dell'orario effettivo a 40 ore settimanali.

Diritti dei lavoratori e diritti sindacali siamo d'accordo.

Noi riteniamo di non ipotizzare in questo momento quale sarà il risultato, vogliamo solo lottare per avere quei punti sopra citati.

Inoltre vogliamo sia messo un freno all'aumento del costo della vita.

* * *

Il palazzone di vetro è come una nave con un comandante vecchio di età e di idee, o 'almeno non riconosce il nuovo se non' è in termini di efficenza produttiva, è rimasto al tcnzpo quando i capi ufficio erano « capi manipoli » e a dire il vero ce n'è qualcuno di più alla E. Marelli, essi si comportano come se il mondo non cambiasse.

Difatti alcuni elementi di valutazione scoperti in questi ultimi tempi, per esempio durante la lotta degli impiegati questo signore comandante ha chiamato più volte capi ufficio, impiegati di f, per impartire delle ramanzine perché gli impiegati scioperavano, ed anche bene, dunque bisognava frenarli, perchè la rivolta era entrata in questo ambiente, roccaforte della politica padronale, dove per decenni ha imperato considerando l'impiegato uno strumento senza valore, senza personalità.

Sì, perché non era e non lo è tutt'ora la capacità dell'impiegato che determina il diritto alla carriera professionale, ma ancora i giudizi che danno certi signori comandanti, se uno è più o meno leccapiedi, crumiro, un nulla, se meriti tale possibilità.

E' il caso successo all'ufficio C.A.O. che un dipendente dopo mesi di tirocinio si sentiva in diritto di presentare richiesta di passaggio di categoria da salariato ad impiegato tramite la commissione interna che è stato rimandato al proprio reparto come punizione, la quale ha tutto un significato, qui le cose devono restare come dice il padrone, il comandante, il capo manipolo. Un alto elemento è la bravura di questi signori, la quale sta nel portare avanti certi processi di trasformazione negli uffici, cottimizzando alcuni lavori come si sta facendo all'ufficio G.C., su indicazione della cosiddetta commissione americana.

Niente in contrario per quanto riguarda alcune trasformazioni tecniche, però è i lrisultato di questi nuovi indirizzi che contestiamo ed è che le impiegate addette sono sottoposte a rilevazioni di tempi, questa è solo una formalità, il fatto è che sono obbligate a fare il doppio della produzione, cosa

impossibile, altrimenti sono minacciate di essere messe a disposizione dell'ufficio personale. Un richiamo, a questi soprusi non bisogna aspettare l'imbeccata della commissione interna o dei sindacati; qui c'è,,c4 mezzo questioni di principio ormai acquisite nella coscienza dei lavoratori, perchè quando si tocca il diritto, che vuol dire la propria morale, la libertà, la propria personalità, anche quando tocca il singolo, tocca tutti, dunque bisogna respingerla

Lettera in redazione

con forza, con lo sciopero senza tentennamenti e non appellarsi alla paternità di questo o quell'organismo.

Questo il modo migliore per incominciare a capire l'importanza di questi fatti, ed è partendo da queste cose, e non da idee astratte, per cambiare e trasformare bisogna partire dalle reali situazioni che tutti i giorni li viviamo e li subiamo.

Un lavoratore (segue la firma)

Un capo squadra del 4 G 2

Un capo squadra, del Rep. 4G2, sperando forse di accedere a qualche posto di dirigente d'alto grado, da un po' di tempo in qua, sta veramente oltrepassando la misura.

Parliamo di quel signore col sorriso apparentemente bonario che si aggira continuamente nella zona dove si costruiscono e si bilanciano i ventilatori.

La bonarietà di questo signore si esalta in ogni sua azione; per esempio, quando va a controllare, durante gli intervalli, il lavoro eseguito da questo o quell'operaio; oppure quando alza la voce con

chi non sa rispondergli per le rime; ma il meglio di se stesso lo dà quando arbitrariamente manomette i tempi di lavorazione.

Noi vorremmo sapere dove vuole arrivare, perché se crede di poter continuare su questa strada si sbaglia di grosso.

Chiediamo a questo signore una profonda riflessione da parte sua e un conseguente cambiamento di comportamento, altrimenti sarà inevitabile che le cose le faremo cambiare con la forza.

Un gruppo di operai del 4G2 (seguono le firme)

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IL PALAllONE DI VETRO

Straordinari, bassi salari, discriminazioni

Abbiamo ricevuto e pubblichiamo questa lettera di un gruppo di operai del 3G1 (grossa meccanica).

« Caro giornaletto, desideriamo che pubblichi questa nostra lettera perchè vogliamo che tutti gli operai della E. Marelli sappiano come si vive nell'ambito del reparto 3G1 (cosiddetto modello), anche perchè vogliamo che sia un modo educativo quello di pubblicizzare alcune cose che si verificano in questa sezione.

Quello che vogliamo denunciare è uno degli aspetti della classica politica del padrone, quello della discriminazione sui vari elementi della paga, all'interno delle categorie e tra le categorie, e che purtroppo alcuni operai .si lasciano influenzare.

Alcuni esempi:

Per quanto riguarda il cottimo a resa (cioè quando l'operaio, indipendentemente dalla sua volontà, non guadagna) per alcuni lavoratori, cioè della categoria super, denominati anche onorevoli o senatori, si danno percentuali di guadagno del 35 %; ad economia il 34 %; a cottimo personale 38 %; per gli specializzati, i cosiddetti dell'ala destra, la possibilità di guadagnare personalmente il 37%, quelli invece dell'ala sinistra il 31 %, mentre la categoria qualificati, zona chiamata Corea, 29 %; altre zone 32 %.

Con queste percentuali si vuol significare le differenze abbastanza significative dei guadagni orari.

Politica questa che è vecchia come il padrone: se sei buono ti accontento, se invece pretendi i tuoi diritti ti maltratto e ti licenzio.

Facciamo notare anche che non soltanto sul cottimo c'è la discrinante, ma anche sulle paghe dove sono favoriti sempre quelli con enormi dislivelli cercando di dividere sempre più gli operai; purtroppo bisogna dire che qualche operaio ci casca nella credibilità dell'operato della direzione di reparto.

Così' per quanto riguarda l'organizzazione del lavoro e i capi che una buona metà se ne fregano delle difficoltà che l'operaio incontra nell'esecuzione del lavoro con la naturale perdita di guada-

gno del cottimo ma non solo questi capi fanno .anche da barbiere dei tempi come se fossero dei tempisti, mentre quando si fa presente le difficoltà intercorse nell'esecuzione del lavoro non hanno nessuna considerazione, il fine è che i lavoratori subiscono un maggiore sfruttamento con meno soldi.

Non va dimenticato il capo reparto nemmeno lui si interessa di queste cose, il quale continua a girovagare per il reparto e non vedere le cose che è interessato a dare le giuste soluzioni.

Questa lettera vuole richiamare l'attenzione su un altro elemento importante della componente dello sfruttamento padronale.

E' ormai anni, come del resto in tutta la E. Marelli, che le ore straordinarie sono l'anima dì tanti operai, ma noi diciamo che qui nel nostro reparto « modello », si fanno 72 ore settimanali 12 al

turno di notte 11 al turno normale, oltre a questo ci fanno lavorare al sabato notte, alla faccia del decantato tempo libero. Di fronte a questo stato di cose ci sono alcuni operai, fortuna pochi, che dicono in giro che alla E. Marelli si guadagna 170 mila lire al mese, però a questi creduloni nessuno fa fede perchè se dichiarassero le ore fatte, circa 300 mensili, qualcuno gli risponderebbe che è andato alla Marelli come in galera e non in un posto di lavoro. Si deve dire anche che questa è la politica di Marelli. Terminiamo con l'augurio che la lotta contrattuale elimini• le ore straordinarie, anche perchè ormai è una questione di condizione civile che serve a tutti i lavoratori ».

Un gruppo di operai del 3G1 (seguono le firme)

SCIOPERO AL REPARTO 4 M CONDIZIONI INSOPPORTABILI

Le operaie e operai del 4M hanno fatto un primo sciopero di denuncia, giovedì 19 giugno, delle condizioni di lavoro insopportabili che sono sottoposti.

Era da tempo che la Commissione Interna aveva fatto presente il problema alla Direzione e con la propria pressione aveva costretto la ditta ad adottare alcuni accorgimenti, i quali però non è che abbiano risolto il problema, ma anzi a detta degli operài anno in anno la situazione è peggiorata.

Difatti è oltre 10 anni che questi lavoratori operano in un luogo prima adibito a magazzeno, ora sono costretti a lavorare in condizioni tali che, sia per l'aumento del personale, sia per lo spazio, che per gli elementi gravemente nocivi, come le vernici a base di benzolo, toluolo, xiluolo e altri additivi che vengono introdotti nel processo produttivo minacciando nel tempo la loro salute.

Infatti un operaio è stato tra-

sferito da questo reparto, dopo anni di lavoro perchè ormai intossicato e malato cronicamente di eczema, mentre ad altri lavoratori è stato riscontrato mediante visite mediche un principio di questa malattia. Altri casi di svenimento, soprattutto donne, di cui la causa fondamentale sono gli odori insopportabili emanati dalle vernici e il caldo che nella stagione estiva, data la struttura del reparto, molto bassa e senza sfogo, si produce nell'ambiente, un calore di oltre 35 gradi. Questi sono alcuni elementi gravi della condizione ambientale di qudsti lavoratori.

I lavoratori durante lo sciopero hanno presentato una petizione firmata che fa presente alcuni punti rivendicativi per trasformare questo reparto in modo radicale.

La direzione è stata impegnata dalla Commissione Interna di esaminare il problema in modo serio altrimenti i lavoratori passeranno decisamente all'azione.

POSTA DAL 3 G 1

Riforme di struttura e unità sindacale

Il grande interesse suscitato dal VII Congresso della CGIL è una prima testimonianza della forza e dell'importanza decisiva delle scelte che il nostro sindacato ha compiuto a Livorno.

Se non sono certo mancati nelle cronache giornalistiche o televisive deformazioni e interpretazioni interessate, al di là di esse vi era, forse per la prima volta, la « scoperta » del grande ruolo che gioca la CGIL sui temi decisivi di lotta e di progresso dei lavoratori italiani.

Infatti, il principale risultato

sui salari e sgii stipendi, riforma della scuola, ecc.), lotte contrattuali che facciano compiere un salto qualitativo alle condizione operaia (forti aumenti salariali, quaranta ore in cinque giorni, progressivo raggiungimento della parità operai-impiegati, libertà e diritti sindacali, ecc.) e lotta articolata e aziendale.

Se a testimonianza delle possibilità di successo stanno le positive conclusioni delle grandi vertenze nazionali per la riforma pensionistica e per l'abolizione delle zone salariali, oggi occorre discu-

ma soprattutto le prossime lotte contrattuali dovranno permettere un salto qualitativo del processo unitario.

A Livorno la CGIL ha dimostrati una piena e larga disponibilità per compiere nuovi ed importanti passi in avanti. A questo proposito alcune nuove decisioni di incompatibilità solennemente stabilite hanno approfondito non già una divisione o un distacco di interessi e di obiettivi con i partiti del movimento operaio, ma invece hanno definito con maggior precisione la piena fiducia che il ruolo autonomo del sindacato oggi serve assai meglio i comuni obiettivi generali e di classe. Parlando delle condizioni dell'autonomia il compagno Novella giustamente ricordava a questo proposito: « Un sindacato che — come si è venuti sostenendo — rifiuta una matrice ideologica, non è un sindacato senza idee e senza ideali. Quando l'azione del padronato e delle forze politiche perviene, come in certi casi è avvenuto, a far allentare questa tensione ideale, che per i lavoratori è coscienza della propria autonostessi che hanno pagato in termini mia di classe, sono i lavoratori di condizioni di vita, di lavoro e di libertà ».

del VII Congresso è da ricercare nella definizione più approfondita degli obiettivi rivendicativi e di riforma che dobbiamo riuscire a realizzare sul terreno di più intense e avanzate battaglie sindacali.

Nella relazione del compagno Novella e nel dibattito i temi rivendicativi delle grandi battaglie contrattuali di autunno si sono legati ad una serie di obiettivi generali che già oggi dobbiamo porre su un terreno di lotta. E' emersa con forza, cioè, la necessità dí un legarne reale e non solo teorico fra lotte generali che dobbiamo dare (riforma sanitaria, integrale revisiòne del pesante fiscalismo

tere, decidere e lottare per avere, senza soluzioni di continuità, una permanente dinamica di lotta che non abbandoni nessun terreno rivendicativo (generale, contrattuale e articolato).

Un secondo e grosso risultato del Congresso 'della CGIL concerne l'unità sindacale. Il saluto portato da CISL e UIL personalmente al Congresso (per la prima volta dalla scissione) testimonia dei passi in avanti compiuti negli ultimi 4 anni. Novella, illustrando nuove proposte e quelle già contenute nei « temi congressuali », ha parlato di « fase costituente dell'unità sindacale ».

I prossimi congressi CISL e UIL

Il VII Congresso della CGIL ha discusso e stabilito molte altre cose. Vogliamo ricordarne una sola e assai importante. Nel decidere la permanenza nella Federazione Sindacale Mondiale e nell'ascoltare, con profondo rispetto e commozione, i saluti delle delegazioni dei sindacati stranieri fratelli, tutto il Congresso, tutta la CGIL ha rinsalda)o quella piena e compiuta volohtà internazionalistica che sta alla base del nostro impegno, qui in Italia, per battere l'imperialismo e (come dice la mozione conclusiva del Congresso) « per sconfiggere le forze della guerra e per superare la Nato e ogni blocco ».

CONGRESSO
VII'
DELLA CGIL
Lucio De Carlini (della Segreteria Regionale CGIL)

La distribuzione del reddito nazionale

Abiamo visto in precedenti numeri della nostra rivista come, nel'ultimo quadriennio (cioè dalia data d'inizio del piano quinquennale per la programmazione economica), la produzione sia aumentata in misura complessivamente notevole, mentre i salari hanno registrato aumenti molto modesti e la occupazione era in complesso addirittura diminuita. In questo numero mettiamo a confronto i risultati di questi andamenti. Le cifre che riportiamo sono frutto di calcoli a stima effettuati dall'ISTAT. (Come già si è detto altre volte questi dati non offrono molte garanzie di attendibilità, comunque credo che essi do-

vrebbero almeno offrire un'indicazione di tendenza sufficientemente approssimata). Tra i quattro anni considerati le variazioni monetarie sono state: + 22,8°/o, l'ammontare delle retribuzioni lorde e + 31,8% il reddito nazionale. Ciò ovviamente significa che la fetta di reddito andata ai lavoratori dipendenti è, in questi anni, notevolmente diminuita (v. terza colonna della tabella). Inoltre da ciò si può, sia pure indirettamente, arguire che il plusvalore distribuito ai proprietari dei mezzi di produzione è, sempre in questo periodo, aumentato tanto in valore assoluto che relativo.

Fonte: Relazione generale sulla situazione economica del Paese 1967 e 1968.

(1) Questo dato è calcolato dall'ISTAT solo a partire dal 1965.

Aumenta la produzione industriale

Nel mese di marzo la produzione industriale ha avuto un aumento del 5,2 per cento rispetto al febbraio e del 7,5 per cento. rispetto al marzo dell'anno precedente. Dopo l'andamento non molto buono registrato nei mese di febbraio (+ 4,5 per cento l'indice generale rispetto al febbraio 1968) le attività produttive industriali hanno ricominciato a marciare a ritmi sostenuti.

Persino le industrie estrattive e le industrie tessili, che nel mese di febbraio registravano una flessione rispetto al• corrispondente mese dell'anno precedente, registrano buoni incrementi. Ma i settori che tirano di più sono in generale quello meccanico e quello dei mezzi di trasporto. Il settore delle macchine elettriche è quello che risulta in maggiore espansione, e, all'interno di questo, le industrie produttrici di elettrodomestici (in particolare le lavastoviglie).

Mentre già si ricomincia a parlare di .. boom », non è inopportuno ricordare ancora una volta che i sa. lari e l'occupazione dell'industria continuano, come si è visto nei numeri precedenti, a registrare aumenti men che modesti. Si allarga sempre di più cioè la forbice tra l'andamento dei profitti e quello dei salari.

INDICI DELLA PRODUZIONE MEDIA GIORNALIERA (')DELL'INDUSTRIA

(base 1966 = 100)

(*) Questi indici sono calcolati in modo da eliminare l'influenza della diversa lunghezza dei mesi e del differente numero dei giorni festivi ricadenti nei mesi stessi. - Fonte: ISTAT.

DISTRIBUZIONE DEL REDDITO NAZIONALE LORDO A Monte retribuzioni lorde (1) B Reddito nazionale ' lordo A - 100 B 1965 12.521 31.669 39,5 1966 13.359 35.604 37,5 1967 14.476 38.789 37,3 1968 15.371 41.738 36,8
NUMERI INDICI
VARIAZIONI % genn.-marzo marzo gennaio mar. 1969 rispetto a gennaio mar. 1968 mar. 1969 rispetto a mar. 1968 1968 1969 1969 Industrie estrattive 1C7,1 113,4 118,5 + 5,9 + 5,7 Alimentari 103,4 112,3 119,9 + 8,6 + 8,5 Tessili 99,6 101,2 106,3 + 1,6 + 6,4 Chimiche 123.2 121,3 125,0 - 1,5 - 3,3 Metallurgiche 121,7 131,5 136,7 + 8,1 + 7,8 Meccaniche 117,5 126,4 131,0 + 7,6 + 11,5 Mezzi trasporto 107,1 124,6 133,6 + 16,3 + 16,0 Energja elettrica 118,7 128,6 127,3 + 8,3 + 10,0 Indice Generale 113,0 121,0 125,8 + 7,1 + 7,5

La riforma tributaria proposta dal governo

Rompendo con tre anni di esitazioni, il governo ha varato uno di suoi progetti più antidemocratici: quello che aggrava la repressività del sistema fiscale, prelevando ancora di più sui consumi le buste paga. A oltre 20 anni dalla Costituzione, che prevedeva una riforma ispirata alla progressività (esclusione di chi non ha capacità contributiva », cioè ha solo di che vivere; « chi più ha più paghi »), viene proposta una vera e propria controriforma. I sindacati, nonostante che si tra'Ai di attingere direttamente e pesantemente sui salari — oltre un quarto dei salari già oggi viene sottratto dal fisco ai bisogni familiani — non sono stati nemmeno consultati. Lo stesso Parlamento, che ha competenza assoluta in materia fiscale a norma della Costituzione, si vede richiedere una delega, sia pure specificata nei tratti essenziali. Ma ecco i termini del progetto.

IMPOSTA PERSONALE

Un'unica imposta, riscossa direttamente sulle buste paga per i dipendenti, sostituirà ricchezza mobile, complementare e imposta di famiglia. Sarà del 10 % fino a 2 milioni di entrate lorde annue; del 13 % fra 2 e 3 milioni; del 16 % fra 3 e 4 milioni; del 19 % fra 4 e 5 milioni; del 22 % fra 5 e 6 milioni; con maggiori aliquote per i redditi superiori. Per reddito » il fisco intende, riguardo ai lavoratori, non ciò che eccede alle loro necessità vitali, ciò che avanza loro dopo avere ricostituito le proKie energie e capacità professionali, ma tutto quello che ricevond di paga. Mentre per una società per azioni, reddito è ciò che rimane detratte le si" se, ai fini fiscali il salario è considerato tutto reddito, tutto profitto. Le detrazioni ammesse, infatti, non hanno alcun rapporto con la spesa media degli individui statisticamente accertata: si abbuonano 30 mila lire di imposta (vari a 30 mila lire annue di reddito) a tutti e, per i lavoratori dípen-

denti, 35 mila lire, pari a 350 mila lire annue con le quali evidentemente un uomo dovrebbe mangiare, alloggiare, vestirsi, riposarsi, curarsi e istruirsi per ricostituire le energie da spendere in fabbrica in ufficio. Per un familiare si abbuonano 7,,ngla lire di imposta, pari a 70mila 'lire annue (per un giovane che va a scuola, non bastano a comprargli i libri; figurarsi ad alimentarlo, vestirlo, ecc....); per due familiari a carico• l'abbuono d'imposta è di /5 mila lire (150 mila annue); per tre persone 25 mila lire d'imposta (250 mila di entrata). Una famiglia di quattro persone, con 2 milioni di entrata e quindi di 200 mila lire di tassa, si vede ridurre l'imposta a 140 mila lire; ma queste 140 mila lire sono sottratte ai suoi bisogni essenziali perchè già nel 1968, statisticamente, per quattro persone occorreva una spesa media di 2 milioni e 200 mila lire annue. Le detrazioni, oltre che misere e offensive, tenute basse in violazione del principio costituzionale della « capacità contributiva », sono fraudolente perchè manca qualsiasi adeguamento al costo della vita; dimodochè l'imposta aumenta ogni anno di peso, senza che il governo muova un dito.

IMPOSTE SUI CONSUMI

L'Ige, che attualmente viene pagata sulla maggior parte delle merci ad ogni atto di vendita, sarà sostituita da un'imposta sul valore aggiunto (Iva), del 10 % in genere, che sarà riscossa in un solo passaggio. Molti prodotti agricoli alimentari, che erano esenti in tutto in parte dell'Ige, verrebbero assoggettate all'Iva: fra questi farina (e quindi pane), ortaggi venduti direttamente dai produttori, riso. Il costo dell'alimentazione, già altissimo, aumenterà: si pensi che attualmente le imposte si portano via il 22 per cento della borsa della spesa.

Un'imposta sui consumi, comunali (Ico), colpirà ulteriormente dall'i al 20 per cento i prodotti al momento della vendita. In tal mo-

do, il 70 per cento delle imposte continuerà ad essere pagato dai consumatori, cioè quasi interamente dai lavoratori, compresi i socialmente indifesi. Il sistema contraddice e offende ogni principio di attuazione della sicurezza sociale: da un lato si dà, faticosamente, un minimo a tutti i vecchi (le 12 mila, 18 mila o 25 mila lire mensili); dall'altro si toglie loro di, tasca un quarto di quel poco che gli è dato. Da un lato si danno assegni familiari, dall'altro si diminuisce la possibilità di alimentazione della famiglia.

Il progetto di riforma tributaria investe, ovviamente, molti altri aspetti. Istituisce la imposta comunale sull'incremento • dei patrimoni e riduce il prelievo sulle ere-

dità. Conferma il segreto bancario forme di anonimato azionario: se si toglie tanto ai lavoratori, è per darlo ai percettori di profitti, per accrescere la « libertà dei capitali ».

La posizione del moviniento sindacale è di lotta aperta per una diversa riforma che esenti da tassazione personale ciò che serve alle esigenze normali della vita; che stabilisca l'esenzione per un pacchetto » di beni essenziali, alimentari e non.

Un progetto legge da respingere con la lotta
BISOGNA RIDURRE LE TASSE SUI SALARI DEI LAVORATORI

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