VII CONGRESSO DELLA CGIL
I 4 anni che dividono il VII Congresso della CGIL (che si terrà a Livorno dal 16 al 21 giugno prossimo) dal precedente Congresso di Bologna, sono stati tra i più ricchi ed intensi.
Dal punto più basso della crisi economica del 1963-'65, con i drammatici problemi occupazionali ieri e oggi risolti, il padronato italiano è uscito riorganizzando a fondo strutture e processi produttivi.
Questa riorganizzazione ha puntato tutto su un intensificato sfruttamento di classe, aggravando problemi e squilibri civili, economici e sociali.
La risposta sindacale, nel corso di questi anni, non si è però fatta attendere. A chi predicava austerità, politica dei redditi, accordiquadro e gabbie rivendicative o contrattuali, i lavoratori hanno risposto con forza. Dalle grandi lotte contrattuali del 1966 alla cronaca sindacale di questi primi mesi del 1969, abbiamo assistito ad uno sviluppo imponente di lotte.
Il Congresso della CGIL dovrà fare un bilancio di queste lotte, scoprire il senso profondo dell'incessante e continuo svilupparsi dell'iniziativa sindacale, offrire l'occasione di un dibattito largo e di massa per formulare una linea generale politico-sindacale degli anni '70.
Infatti, a chiusura degli anni '60, il bilancio delle lotte e dei loro significati di fondo comporta anche delle grosse novità di linea per gli anni futuri.
Basti pensare a solo quattro fatti.
Il primo, e più importante, consiste nella ricchezza senza precedenti dell'azione articolata e della contrattazione aziendale: qui la continuità di iniziative e di lotte è già, per molti aspetti, una caratteristica nuova dell'azione sindacale.
Il secondo fatto consiste nel fal-
limento della programmazione economica ai vari livelli e nella necessità che l'azione per riforme di strutture nel nostro paese cammini sempre più con la lotta dei lavoratori. A questo proposito la lotta per la riforma pensionistica e, in un certo senso, la grande vertenza per l'eliminazione delle zone salariali, insegnano che per affrontare certi problemi sociali e certi squilibri sociali, il ruolo tipico della lotta sindacale è oggi indispensabile.
Il terzo fatto è la crescita di momenti di partecipazione democratica e di massa alle scelte di lotta e alla vita del sindacato, con tutto ciò che comporta in termini di conquista (assemblee di fabbrica e di reparto, ad esempio) e di democrazia sindacale.
Il quarto fatto è il cammino che il processo unitario ha compiuto ìn
questi anni, e le grosse novità di comportamento sindacale che ciò ha portato, dalla fabbrica fino alle Confederazioni.
Anche solo da una elencazione di questi fatti principali si comprende tutta l'importanza del Congresso della CGIL.
Esso dovrà esekre un momento di larghissimo dibattito, partendo soprattutto dalla fabbrica. Dall'analisi più spregiudicata dei fatti sindacali più significativi di questi anni si dovrà giungere a definire conseguenti obiettivi da realizzare.
Così il nostro Congresso potrà rappresentare un ulteriore, decisivo momento di unità dei lavoratori (e di grave scacco a chi spera in un processo inverso).
Lucio De Carlini (della Segreteria Regionale della CGIL)
SABATO 17 MAGGIO
16 - 21 GIUGNO A LIVORNO
PRECONGRESSO AZIENDALE IN PREPARAZIONE DEL VII CONGRESSO DELLA CGIL Presso Camera del Lavoro di Sesto Via Villa, 6
LA LOTTA E L' ACCORDO DEGLI IMPIEGATI
Dopo l'accordo per gli operai, anche gli impiegati hanno conquistato il loro accordo. In esso trovano soluzione buona parte dei punti rivendicativi che gli impiegati stessi avevano elaborato nel corso di due assemblee.
Possiamo nell'insieme affermare che i risultati ottenuti sono positivi, anche se evidentemente dobbiamo rilevare i limiti contenuti nell'accordo stesso.
Sono state ottenute le 40 ore (e questo rappresenta un grosso successo) anche se il risultato finale è stato graduato entro il 1970; sono stati sensibilmente migliorati i trattamenti dalla 41" alla 44' ora anche se non si è giunti alla intera quota oraria di stipendio: sono stati acquisiti notevoli affermazioni in merito alle categorie e alle qualifiche anche se la pratica sistemazione delle stesse è demandata alla contrattazione aziendale da parte della C.I.; si sono ottenuti miglioramenti economici in misura uguale per tutti, anche se limitati e in sostituzione del riconoscimento dei sabati festivi e di ferie.
Il tutto oltre i miglioramenti per la mensa e per gli studenti lavoratori già recepiti nell'accordo 16 aprile 1969 per gli operai.
11 giudizio positivo, che noi esprimiamo, va però al di là dei contenuti economici e normativi dell'accordo. Esso parte anzitutto dalla considerazione che per la prima volta dopo oltre venti anni esso è il frutto dell'elaborazione unitaria, dalla lotta collettiva e dall'impegno autonomo della categoria impiegatizia in quanto tale e non il risultato riflesso della lotta degli operai come è sempre avvenuto per il passato.
Determinante è stato l'apporto delle nuove generazioni che col loro impegno e il loro esempio hanno trascinato anche i più esitanti in una battaglia che resterà nel ricordo di tutti quanti vi hanno preso parte, come il momento del risveglio e della presa di coscienza di una categoria da troppo tempo inerte e assente dalla lotta sindacale.
Impegno dei sindacati oggi è far sì che questo spirito di riscossa non si sopisca mai più, ma che diventi l'elemento fondamentale di un processo di maturazione e di consolidamento di una categoria che va assumendo un peso e un ruolo sempre più importante nella produzione e nella società.
Ai giovani in primo luogo, ma naturalmente anche a tutti gli altri diciamo: venite al sindacato, associatevi a coloro che da sempre sì battono per l'emancipazione dei lavoratori. Solo nel sindacato troverete la sede più logica per portare avanti tutti uniti la battaglia sulle idee e sulle cose, per costruire un mondo migliore.
Riceviamo e pubblichiamo
IMPIEGATI E LOTTA DI CLASSE
Un impiegato ci ha inviato la seguente lettera, la pubblichiamo voleptieri:
In una assemblea è stato detto poco generosamente, che gli impiegati sono preparati solo scolasticamente a capire i problemi economici, ma hanno scarsa coscienza sindacale e politica. E' una tesi ingiusta. Ma mi voglio riferire subito ad uno dei problemi che ci interessano, che riguardano nella stessa misura tanto gli operai quanto gli impiegati: il problema delle mansioni e delle qualifiche.
Siamo stufi di constatare e di subire i falsi economici, i trucchi e i metodi scorretti che la direzione mette in atto a danno degli impiegati. Noi impiegati lottiamo e lotteremo per avere stipendi più decenti che consentano una vita migliore per noi, e per le nostre famiglie e, invece, i capitalisti con fredda determinazione declassano col risultato che un sempre maggior numero di lavoratori è assegnato alle categorie più basse e meno retribuite. Insomma i capitalisti intascano milioni su milioni a nostre spese. La tesi dei padroni che bassi stipendi significano produzione a buon mercato, che se le retribuzioni fossero alte alti sarebbero i costi è diventata da molti anni un tipico esempio di errore economico duro a morire cui sono inclini le menti (come quella del dott. Costa) che si
rifiutano di pensare.
Il lavoro fisico e mentale di tutti i lavoratori è sempre più intenso, più vigoroso, più produttivo ma gli stipendi restano fermi ed il loro valore reale diminuisce con l'aumento dell'indice del costo della vita. Noi sappiamo praticamente che un aumento delle retribuzioni non implica di necessità un aumento dei prezzi. Se i capitalisti vogliono più alta efficienza organizzativa e produttività umana, gli impiegati reclamano stipendi più alti, categorie più alte, migliore tenore di vita.
In altre parole, gli impiegati chiedono anche che le « relazioni umane » siano a base di una civile etica sociale cui si ispirano i dirigenti della E. Marelli che pare abbiano, ancora nel XX secolo, una mentalità schiavistica. Per queste cose gli impiegati entrano nella determinazione di fare più forte il sindacato, la C.I., il C.T.P., organismi indispensabili alle loro lotte per ottenere più tempo libero e maggiore reddito; per cancellare lo sconcio della « rotazione del lavoro » uno degli espedienti americani che il padrone italiano mette in atto per ridurre i costi di produzione e costringere gli impiegati a dare le dimissioni e cercare occupazione presso un altro datore di lavoro nella speranza di migliorare lo stipendio.
segue ìn C
DOCUMENTAZIONE
In preparazione del rinnovo del contratto Nazionale di Lavoro e del 7 " Congresso Nazionale della G. G. I. L. , vogliamo fornire a tutti i lavratori una più ampia documentazione in modo che gli stessi abbiano tutti gli elementi indispensabili per partecipare attivamente al dibattito ed alla elaborazione collettiva.
Il primo elemento indispensabile , per lo sviluppo della Democrazia , è l'informazione e la documentazione ecco perchè publichiamo tutti questi dati anche se gli stessi possono sembrare " barbosi " .
In questo numero Pubblichiamo la parte di uno studio della FIOM Nazionale riguardante l'occupazione e salari alla Ercole Marelli negli ultimi sei anni. Siccome lo studio è stato fatto all'inizio dell'anno esso non tiene conto dei benefici economici conquistati con l'ultimo accordo.
LA REDAZIONE
L' OCCUPAZIONE E I SALARI ALLA E. MARELLE
Pubblichiamo la parte riguardante l'occupazione e i salari della Ercole Marelli, dello studio fatto dalla FIOM Nazionale in preparazione del Convegno nazionale sul settore della elettro-meccanica pesante.
a) L'occupazione (fatto 100 l'anno '63) ha seguìto nel '64 (— 6), nel '66 (-8) e nel '68 (— 10) con una diminuzione percentuale del 9,9 % ed assoluta di 586 unità operaie e 63 unità di impiegati. Da questi dati, prima di passare ad una loro analisi disaggregata, si conferma quanto detto circa la diminuzione dell'occupazione anche dopo il periodo recessivo, tanto che se nel '66 la diminuzione dell'occupazione (rispetto al '63) era pari aI 7,05 % (con una chiara ripresa rispetto al 13,16 % del '65) nel '68 essa risaliva al — 9,01 %.
Più in particolare è da notare che alla dinamica dei processi su indirizzati, è da aggiungere che per due anni ('64-'65) si è lavorato (con una forte riduzione dell'orario che ha investito sino al 70 % degli occupati. Il che ha rappresentato un ulteriore attacco ai livelli d'occupazione.
Più in particolare è da notare come la diminuzione dell'occupazione abbia riguardato nel '65 (che può essere considerato l'an-
no cruciale) in egual misura sia gli operai che i tecnici (— 13,4 i primi, — 13,5 i secondi), mentre nel '66 sia aumentata più l'occupazione operaia che quella dei tecnici. Tale tendenza appare però capovolta nel '68, allorchè la diminuzione dell' occupazione ha toccato, per gli operai, quasi i livelli del '65 (— 11,7 %), mentre per gli impiegati risale a livelli quasi normali (-2,8 %); il che deve trovare spiegazione in mutamenti del processo produttivo (si è infatti per la prima volta superato il limite del 30 % nel rapporto tra l'occupazione dei tecnici ed occupazione complessiva) e, quindi dell'occupazione del lavo. ro interno alla fabbrica.
Peri quanto riguarda i processi su analizzati, essi trovano spiegazione al fatto che tra il '64-'65, attraverso il blocco dell'occupazione, non venivano reintegrati quegli operai che per ciclo vitale annualmente escono dalla fabbrica (sono circa 600-800 ogni anno); a cui devono essere aggiunti tutti coloro che furono obbligati a rassegnare le dimissioni (licenziamenti silenziosi) o furono licenziati per « scarso rendimento ». Anche se con precisione non è stato possibile calcolare l'incidenza che, sul totale della riduzione dell'occupazione, hanno avuto le
varie qualifiche operaie, viene compensata quella tendenza generale che ,nella prima parte del lavoro si metteva in luce, secondo cui gli operai maggiormente colpiti furono i meno qualificati (3', 4', 5' categoria).
Infatti di fronte alla riduzione della produzione, le scelte della direzione dell'azienda tra operai con capacità professionali differenti qualitativamente e quantitativamente, si orientò oggettivamente verso i più qualificati (e questo anche in prospettiva dì eventuali rinnovamenti tecnologici, oltrechè come scelta di evitare i costi di riassunzione futura di forza-lavoro qualificante), salvo poi ad operare nei loro confronti un profondo processo di dequalificazione nella produzione.
In tal modo le scelte padronali, nella misura in cui tesero a far pagare alla classe operaia le proprie contraddizioni, lo fecero da un lato, evitando di dovere pagare i costi di un'eventuale successiva riqualificazione nell'azienda della forza-lavoro, dall'altro mentre si salvaguardavano per il futuro scaricavano un'altra parte dei costi della crisi sugli operai più qualificati attraverso processi di riqualificazione reale nel processo produttivo aziendale e forti segue in 6'.
Continua dalla quinta
riduzioni dell'orario di lavoro. La situazione attuale dell'occupazione trova in questo quadro la sua spiegazione. Infatti la variazione nelle caratteristiche dell'occupazione rilevate nel '68 (aumento dall'incidenza percentuale dell'occupazione impiegatizia su quella operaia) devono essere ricollegate (si è già detto che nella E. Marelli non sono stati portati avanti profondi processi di rinnovamento tecnologico) di fatto che la ristrutturazione produttiva dell'azienda si è concretizzata da un lato con l'allargamento dell'apparato commerciale e di gestione e dall'altro da una forte intensificazione nei ritmi dello sfruttamento soprattutto attraverso un reale prolungamento della giornata lavorativa media (si è calcolato che alla Marelli mensilmente si fanno circa 85.000 ore di straordinario, come media di 8 ore settimanali in più per circa 2.500 operai).
In questo quadro è da aggiungere una situazione di forte e generalizzata dequilificazione che si concretizza nel « mansionario segreto » padronale su cui viene strutturata l'organizzazione del lavoro, che in genere presenta l'assegnazione dí una mansione con una qualifica inferiore rispetto a quella reale: a conferma di ciò basta considerare che nell'ultimo anno, sotto la spinta rivendicativa, vi sono stati nell'azienda 800 passaggi di qualifica e più di 1.000 aumenti di merito.
D'altra parte anche verso la nuova occupazione l'azienda si muove con questa politica; infatti generalmente si assumono gio-
vani manovali specializzati che vengono immessi direttamente nella produzione (senza pagare così nessun costo per l'apprendistato) con la « promessa » di una successiva qualificazione. In realtà di questi solo una minima parte (quella necessaria) « viene qualificata », mentre per gli altri (cho al pari dei primi hanno nei fatti raggiunto un nuovo grado superiore di qualifica) la « necessità della qualificazione » si traduce concretamente in un salario più basso di quello medio (limiti di paga per apprendistato, incentivi bloccati ecc.).
Per quanto riguarda l'occupazione degli impiegati è possibile qui fare solo delle ipotesi che necessitano di ulteriori approfondimenti.
Innanzitutto la struttura inesistente di ogni progettazione comporta che i laureati sono praticamente assenti dal rapporto diretto con il processo produttivo in quanto gli uffici tecnici debbono semplicemente tradurre i brevetti comprati da altre società (lavoro questo che per essere fatto da qualsiasi perito) mentre « abbondano >> negli uffici vendite della fabbrica.
Altra parte consistente dell'occupazione impiegatizia è quella che svolge tutte le funzioni burocratiche e di controllo amministrativo.
E' da ipotizzare che queste due figure di impiegati (ufficio vendite e apparato burocratico) abbia maggiormente ancora la riduzione dell'occupazione, durante il pefiodo della crisi, mentre al contrario al loro aumento sia da attribuire quella variazione percentuale sul totale dell'occupazione rilevato per il '68.
La restante parte, che è la maggioranza, si compone di disegnatori (che sono la maggioranza dell'ufficio progetti), di capi reparto (che possono essere o ingegneri o semplici tecnici « promossi sul campo »), di capi squadra (in genere operai promossi alla categoria superiore), e dei cronometristi (anch'essi in genere periti tecnici o operai secondo la funzione che svolgono di coordinamento o di semplice rilevazione e rispetto dei tempi).
b) Salari. - Prima di analizzare le caratteristiche concernenti l'evoluzione dei salari (e della loro struttura) alla E. Marelli in questi ultimi anni è necessario fare alcune precisazioni.
Innanzitutto non è stato possibile ricostruire i dati salariali degli impiegati, mentre per quanto riguarda quelli operai si è tentata una analisi comparar :t della loro evoluzione scegliendo quelli degli operai qualificata (2' categoria). Tale scelta è stata motivata dal fatto che da un lato il salario medio dí fatto dell'operaio qualificato presenta caratteristiche più costanti rispetto a quella dello specializzato, mentre per le altre categorie ci si è trovati di fronte ad una struttura dell'accordo aziendale che, risalendo al '59, presentava notevoli differenze nei parametri delle qualifiche rispetto ai contratti nazionali del '63 e del '66. Da ciò, se si è potuto tentare una ricostruzione pur sommaria degli andamenti assoluti attraverso una omogeneizzazione della struttura salariale aziendale con quella contrattuale, non si è voluto andare oltre con rischio di commettere grossi sbagli di riduzione (tabella A, B, C, D).
La struttura salariale oraria dì
fatto, qui calcolata, si compone: paga base o minimo contrattuale; premio di cottimo (l'accordo sulle basi di cottimo in vigore dal '59 è stato rinnovato nel maggio del '68); contingenza; premio di rendimento orario (l'accordo è del '59) ed ha la seguente struttura: premio di rendimento (L. orarie):
- specializzato L. 18,60
- qualificato » 16,70
- comune di 1' -» 15,80
- comune di 2' » 15,80
- manovale » 14,80
- manovale . . . . » 13,20
le restanti voci, come il P.P. e la mancata mensa, o i superminimi, 'data la loro scarsa incidenza sul salario orario, non sono stati qui calcolati.
Se si pone a 100 il salario orario di fatto dell'operaio di 2' categoria del 1963, esso sale a 111,2 nel '66, a 115,72 nel '67, a 123,99 nel '68, passando da 375,45 lire nel '63 a 419,66 nel '66, a 455 nel '67 ed a 465,12 nel '68.
Più in particolare in tali aumenti dal '63 al '68 è da vedersi (tabella E): il salario contrattuale tra il '66 ed il '63 non ha avuto variazioni, mentre successivamente al '66 l'aumento percentuale della paga base rispetto a quella precedente è stata del 7,66 per cento.
L'incidenza dell'aumento della contingenza sull' aumento del salario di fatto orario è stata pari al 95,43 % per il '66 sul
'63, al 58,37 % sull'aumento del '67 sul '63; il 58,82 % sull'aumento del '68 rispetto al '63. Tale incidenza si è cocì concretizzata: di 44,21 lire dell'aumento del salario orario di fatto del '66 rispetto a quello del '63 42,19 lire sono di contingenza; nell'aumento di 79,55 lire del '67 sul '63 46,44 lire sono di contingenza; mentre sulle 89,67 lire d'aumento del salario orario del '68 rispetto a quello del '63 52,75 lire sono di contingenza.
L'incidenza percentuale dell'aumento del cottimo sull'aumento del salario orario di fatto
è stato pari al 5,9 %, nell'aumento del salario del '66 rispetto al '63; 5,00 % nel '67 rispetto al '63; di 20,87 % nel '68 rispetto al '63. Si ricorda che nel '68 si è avuto il nuovo accordo aziendale sui premi di cottimo, concottimo.
L'incidenza percentuale della voce di cottimo sul salario orario di fatto, è stata pari nel '63 al 20,08 %, nel '66 di 20,73 %, nel '63 di 19,11 %, nel '68 di 18,61 %.
2) che l'incidenza percentuale sull'aumento salariale della voce del salario collegata alla dinamica della contrattazione aziendale, il cottimo risulta estremamente bassa e per nulla capace di tradurre in termini salariali l'aumento reale dello sfruttamento aziendale. Ciò è confermato non solo da un dato macroscopico come quello del '67, in cui risulta che sull'aumento del salai:io -orario di fatto di quest'anno rispetto'a quello del '63, che è stato pari a 79,55 lire, il cottimo è aumentato di 5,09 lire "(e si deve tener presente che in questo anno già gran parte della ristrutturazione era stata portata avanti); ma anche, dai dati successivi di rinnovo del contratto aziendale (1968) sul premio di cottimo. Infatti il cottimo pur rappresentando sull'aumento del salario orario reale del '68 rispetto a quello del '63 il 20,87 %, non aumenta, anzi cala rispetto al '63, la sua incidenza percentuale sul totale del salario orario di fatto passando dal 20,08 % del '63 al 19,64 % nel '68.
Quanto visto su a), b), c) e d) comporta che:
1) elemento fondamentale della dinamica dei salari di fatto operai alla E. Marelli risulta essere la contingenza, mentre praticamente nulla risulta sull'aumento l'incidenza percentuale della dinamica della paga base;
Se a ciò si aggiunge il fatto che l'altra voce del salario collegato alla contrattazione aziendale, il premio di produzione, nonostante sia raddoppiato nel '68 (passando da L. 12.500 annue a 25.000), risulta avere una incidenza irrilevante sulla dinamica del salario orario, e che il premio di mendimento è fermo dal '59, si può affermare, in conclusione che segue in 8' Ampia consultazione dei lavoratori - verso il rinnovo del contratto di lavoro
Nelle scorse settimane le Organizzazioni Nazionali F. I. O. M. , F. I. M. e U. I. L. M. hanno unitariamente deciso di lanciare una grande consultazione fra tutti i lavoratori metalmeccanici per definire la piattaforma rivendicativa da presentare per il rinnvo del Contratto di Lavoro.
I punti rivendicativi indicati per la consultazione sono:
1) Consistente aumento dei salari in cifra ( da definire se in misura eguale per tutti o in base ai rapporti pararnetrali );
2) Riduzione dell'orario di lavoro a 40 ore settimanali ; ricalcolo dei salari sulla base dell'orario settoriale; pa-: gamento degli straordinari a partire
dall'orario settoriale; fissazione dei limiti per il lavoro straordinario; Avvicinamento normativo fra 'perai e impiegati;
Diritti sindacali;
Rivendicazioni specifiche per giovani e impiegati.
La consultazione fra tutti i lavoratori deve permettere di definire con precisione le richieste le quali saranno presentate alla Confindustria e all'Intersind entro il mese di Luglio.
Dopo le ferie inizierà l'azion , e Daauistare il contratto, che dovrà decorrere dal 1^ Gennaio, 1970 per non permet-. tere nessuna vacanza-contrattuale, come è invece avvenuto per il passato.
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Dalla settima alla É. Marelli in questi anni è della paga base e di quella conil basso livello salariale presente sintesi della sostanziale staticità trattata aziendalmente.
SALARIO ORARIO DI FATTO ALLA E. MARELLI
* Sono qui comprese le divisioni che per il cottimo sono ancora strutturate secondo il contratto pre- cedente
TABELLA A (1963) media di cottimo (41 %) L. (salario orario) Specializzato . . 92,35 (cottimo) + 265,55 (contr.) + 42,87 (cont.) + 18,60 (p.r.) = 419,37 Qualificato . . . 82,92 » + 237,40 » + 38,43 » + 16,70 » = 375,45 Man. Specialzz. 78,49 » + 223,30 » + 36,25 » + 15,80 » = 353,84 Dolina 1' . 70,97 » + 223,30 » -l- 36,25 » + 15,80 » = 346,32 Donna 2' . . 67,17 » + 214,25 » + 35,56 » + 14,80 » = 331,78 TABELLA B (1966) media di cottimo 42 %) L. (salario orario) Specializzato . . 94,60 (cottimo) + 265,55 (contr.) + 9006 (cont.) + 18,60 (p.r.) = 468,81 Qualificato . . . 84,94 » + 237,40 » + 80,62 » + 16,70 » = 412,66 Man. Specializz. 80,40 » + 223,30 » + 74,31 » + 15,80 » = 393,81 Donna 1.- . . . . 72,70 » + 223,30 » + 74,31 » + 15,80 » = 286,11 Donna 2' . 68,81 » + 214,15 » + 73,68 » + 14,80 » = 371,43 TABELLA C (1967) (media di cottimo 43 %) (L (salario orario) Specializzato 520 - 530 Qualificato . 450 - 460 (cottimo 86,97) Comune 1** . . 415 - 420 Comune 2** 385 - 395 Manovale . . . 280
al
_ TABELLA D (1968) media 44 %) L. (salario orario) Specializzato (super) . 117,25 (cottimo) + 302,10 (contr.) + 101,87 (coni) + 18,60 (p.r.) = 539,82 Specializzato 111.76 » + 286,20 » + 101,87 » + 18,60 » = 517,13 Qualificato . 101, 64 » + 255,60 » -I- 91,18 » + 16,70 » = 465,12 Comune l' . 96,89 » + 238,70 » + 83,87 » + 15,80 » = 435,26 Comune r . . . 93,13 » + 288,10 » + 83,18 » + 14,80 » = 419,21 .Manov. Com. . . 91,68 » + 211,20 » + 80,25 » + 13,20 » = 396,33 , TABELLA E Evoluzione in numeri indice dei salari operai 1963 = 100 1966 = 110,12 1967 = 115 1968 = 123,99 Aumento percentuale del salario orario di fatto del qualificato dal '63 al '68 1966 su '63 1967 su '63 1968 su '63 10,91 % 12,11 % 12,38 % Incidenza percentuale della voce di cottimo sul salario orario di fatto 1963 1966 1967 1968 r 20,08 % 20,73 % 19,11 % 19.64 °i) Segue TABELLA E Incidenza percentuale dell'aumento del cottimo su V'aumento del salario orario di fatto.'66,/'63 '67/'63 '68./'63 '68 /'67 5,9 % 5,09 % 20,87 % 144,96 % 'in lire: 2,02 in lire: 4,05 in lire: 18,72 in lire: 11,67 su 34,21 su 79,55 . su 89,67 su 10,12 Incidenza percentuale dell'aumento della contingenza sull'aumento del salario orario di fatto. '66/'63 '67/'63 '68/'63 '68,/'67 95, 43% 58,37 % 58,82 % 19,20 % in lire: 42,19 in lire: 46,44 in lire: 52,75 in lire: 6,31 su 44,21 su 79,55 su 89,67 su 32,85
'63.