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ollettino della sezion e aziendale e. mandi i PER RESPINGERE L'ATTACCO DELLA DIREZIONE E RISOLVERE I PROBLEMI

Sciopero Alla E. Marelli si stanno verificando dei fatti che già erano accaduti negli ultimi anni. Un primo dato è quello della riduzione di orario che caratterizza la situazione della fabbrica. Dai 300 operai dei primi mesi dell'anno ai 1000 di qualche mese fa, ai 2000 circa dell'ultima quindicina di giugno ai 290 circa della prima settimana di luglio. L'ultimo dato è una vera e propria mascheratura della direzione tanto è vero che ci sono settori, come i piccoli e i medio motori, ove vi è esposto un orario fino al venerdì. Il resto rimane a discrezione delle direzioni di reparto, in barba alle leggi ed ai contratti. E' una situazione che per molti altri aspetti si manifesta simile a quella del 1964-65, anni in cui con forme « silenziose » si licenziavano circa 800 lavoratori. Oggi è la stessa linea: guai a chi si ammala, nei reparti dove avvengono alcune trasformazioni si licenzia col sistema del ricatto, altrimenti c'è la lettera di scarso rendimento. Accanto a questo problema vi è l'operazione di attacco alle conquiste realizzate. L'applicazione del contratto a 7 mesi dalla firma non c'è, inutile si è dimostrato lo sforzo della C.I. per imporre l'attuazione di norme acquisite come i tre giorni di carenza, dopo 30 giorni di malattia, cose da applicare e basta. Senza parlare della contrattazione delle qualifiche e dei cottimi per i quali la direzione non risponde nemmeno. Ma ciò che crudemente pesa sul lavoratore è la condizione in cui è costretto a lavorare. L'attacco portato soprattutto alle condizioni di lavoro; non si bada ai pericoli di infortunio, ci si preoccupa solamente di tagliare i tempi, di imporre ritmi estenuanti, l'azione sempre più pressante del « corpo di vigilanza » che preme sugli operai giungendo a controllare anche durante le pause di lavoro e quando si assentano per i normali bisogni fisiologici (controllo nei gabinetti).

Tutto questo su chi lavora, non importa come è trattato, guai fermarsi perché ci sono di mezzo i lauti guadagni dei nostri padroni. Nel 1966, anno che secondo loro era di magra, dato le nostre lotte e le conquiste contrattuali, hanno superato il fatturato dei 40 miliardi (mai raggiunti finora) si è registrato un aumento del 20% della produzione in peso, l'aumento del 4% delle commesse; l'aumento del 5% dei profitti lordi industriali (9 miliardi e 620 milioni) è stato detto nell'ultimo bilancio. Noi lavoratori di fronte a questa situazione, se non vogliamo che si peggiorino le nostre condizioni nell'interesse di tutti, abbiamo una sola strada ed è quella di passare all'azione sindacale per applicare ciò che abbiamo acquisito con il contratto e ciò che ci spetta di diritto. Si tratta di: far applicare il contratto in tutte le sue parti; un aumento dei guadagni mediante il riproporzionamento dei cottimi e riportando la guadagno aì nuovi minimi; Applicare secondo lo spirito del contratto l'orario di lavoro; contrattazione preventiva degli organici; In più siamo convinti che una nostra decisa azione sindacale darebbe un contributo anche al superamento della pesantezza in cui si trova la E. Marelli e tutto il settore dell'elettromeccanica pesante. Si tratta di rivedere le attuali strutture e disorgapicità certo fonte - per diversi anni - di lauti guadagni, ma non niù adeguate oggi, con il mondo in evoluzione. I nostri padroni, se vogliono mantenere il passo, devono adeguare i propri impianti trasformando e organizzandoli con nuovi criteri, facendo i conti con noi in fatto di investimenti e condizioni dei lavoratori.

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