Bollettino interno della Sezione Sindacale Aziendale INNOCENTI
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settembre 1958 l,
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Il lavoro quale mezzo di vita e non strumento di oppressione
Il giudizio che Ia vita umana è degna di essere vissuta o meglio che può e dovrebbe essere degna di essere vissuta è poi vero? Tale premessa dovrebbe essere alla base di ogni lavoro sia fisico o intellettuale che l'uomo abbia da intraprendere. Senonchè nella società in cui ci troviamo a vivere ed operare ciò non avviene che in minima parte'. Esaminiamo ora l'aspetto che più ci riguarda e cioè il lavoro e qui sarà bene portare avanti un discorso che dovrà determinare le nostre scelte in un non lontano futuro.
Unica attesa, l'uscita serale, le ferie, le feste, le vacanze. Nulla sta nel presente, sempre siamo spinti verso il futuro, quasi volessimo invecchiare al più presto per farla finita. E' dunque un continuo sfuggire da quel lavoro che occupa gran parte della nostra vita e che dovrebbe darci delle soddisfazioni e invece, come dice un grande sociologo, è solo « Noia variata dall'ansia ». Uno dei motivi che ci rende alieni ed estranei al lavoro è l'adozione di forme sempre più scientifiche nell'organizzazione del lavoro;
l'adozione- di tecniche e di nuovi macchinari, la parcellizzazione sempre più accentuata del lvoro, l'incremento della cadenza e dei ritmi delle linee fanno sì che l'uomo perda la coscienza del proprio ruolo nella società umana e non concepisca il perchè del suo sforzo nel lavoro. Privati di iniziativa, di autonomia, abituati a poco a poco all'autoritarismo aziendale, ci sentiamo sempre più spersonalizzati trasformati , in oggetti da una tecnica sempre meno umana ci sentiamo spesso impotenti a., reagire segue in ultima