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Fabbrica unita1

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FABBRICA UNITA

Edizione per i Lavoratori della ERCOLE MARELLI

Anno II N. 3 + 1 Aprile 1953

ateàentLavno, ,,Lors,tage ài gaggtica

Per iniziativa di un gruppo di lavoratori, vede oggi la luce per la prima volta il giornale di fabbrica.

Già per il passato erano apparsi più volte nella nostra fabbrica dei fogli che avevano l'eN 'dente intento di configurare l'attività e l'orientamento di una determinata parte, corrente o partito.

Non vogliamo qui discutere sulla utilità e sulla efficacia di quei fogli che, d'altronde hanno avuto breve vita, ma ci preme dichiarare che questo giornale si vuole differenziare nettamente da quelli in quanto non è emanazione di alcun partito politico o corrente sindacale ed a nessuno è legato se non all'interesse dei lavoratori tutti.

Premesso questo è necessario stabilire in modo chiaro ed inequivocabile quali siano state le esigenze che hanno determinato in noi il proposito di dar vita a questo giornale e quale l'indirizzo che ad esso vogliamo dare.

Essendo noi stessi lavoratori sentiamo profondamente, oggi più che ieri, 11 grave stato di disagio in cui si dibatte tutta la classe dei lavoratori che, dopo avere realizzato con le dure e gloriose lotte del passato grandi conquiste in tutti i campi della vita sociale, economica e politica, si trova ora costretta ‘.11..11a intensificata reazione padronale a rinunciare a molti dei benefici già ottenuti e soprattutto a mortificare sempre più la sua profonda aspirazione a conseguire migliori condizioni di vita.

Ma constatato questo dobbiamo perciò concludere che non c'è più nulla da fare e che in noi non vi è più la forza sufficiente per superare questo periodo critico e continuare sulla via del progresso?

No certamente.

L'esperienza del passato ci ha insegnato che i lavoratori uniti rappresentano una forza invincibile ed è chiaro quindi ravvisare quale causa (fondamentale di questa ettuale situazione la divisione e l'antagonismo che, fomentati e continuamente alimentati dai nostri diretti avversari oggi dilaniano la classe dei lavoratori, distogliendola dalla chiara visione dei suoi obiettivi e neutralizzazione ogni capacità combattiva. Ecco quindi chiaramente delineato lo scopo per cui sorge questo giornale che innalza come sua bandiera l'UNITA' DI TUTTI I LAVORATORI, al disopra delle passioni di parte, per la difesa dei comuni interessi.

Noi chiamiamo a collaborare tutti coloro di buona volontà, impiegati od operai, che come noi sentono questa improrogabile esigenza e che desiderano portare il contributo della loro capacità della loro esperienza a questa nostra battaglia, inviandoci articoli, notizie, consigli o suggerimenti che verranno tutti tenuti nella massima considerazione, perchè questo vuole essere e sarà soltanto il giornale dei lavoratori della Ercole Marelli.

Consideriamo nostri nemici esclusivamente coloro che opereranno per dividere i lavoratori e soltanto a costoro neghiamo e negheremo sempre il diritto di presentarsi su questo giornale.

Auguriamo dunque lunga e prospera vita a questo nostro giornale e facciamo sì che il suo motto « UNITA' DI TUTTI I LAVORATORI » diventi il simbolo di ogni nostro atto e sia il lieto auspicio di un avvenire sereno, nella prosperità nel progresso.

Gloria eterna a Giuseppe Stalin

l'uomo che più diede per la Causa dei lavoratori di tutto il Mondo

A breve tempo dalla scomparsa di GIUSEPPE STALIN, colui che tutta la vita lottò per la emancipazione dei lavoratori, riteniamo doveroso ricordarLo ai nostri lettori, riproducendo un brano del discorso da Lui tenuto nel 1926 agli operai delle officine ferroviarie di Tiflis, da cui risaltano in modo particolare la Sua semplicità ed i profondi, umani legami con i lavoratori.

Il compagno Arakiel (A. Okuaschcili) ha detto qui che egli si è considerato prima uno dei miei maestri e mi ha considerato suo scolaro. Questo è assolutamente esatto, compagni. Io ero e rimango in effetti uno scolaro degli operai avanzati delle Officine ferroviarie di Tiflis. Permettetemi uno sguardo indietro nel passato .Io ricordo l'anno 1898, quando per la prima volta assunsi la direzione di un circolo di operai delle officine ferroviarie. Ciò accadde 28 anni fa. Io penso alle prime lezioni sul lavoro pratico di partito avute nella casa del compagno Sturua alla presenza dl Dshibladse (anch'egli era allora uno dei miei maestri)', Ciodrscvili, Ckeidse, Bacioriscvili, Ninua e altri operai avanzati di Tiflis.

A paragone di questi compagni io ero allora un giovane. Forse ero un po' più istruito di molti di questi compagni. Come militante nel lavoro pratico di partito tuttavia ero allora assolutamente un principiante. Qui nella cerchia di questi compagni lo sostenni allora la mia prima prova del fuoco rivoluzionaria. Qui, nella cerchia di questi compagni, io divenni un apprendista della Rivoluzione. Come vedete, gli operai di Tiflis furono i miei primi rnzestrl.

Permettetemi di inviare ad essi il mio sincero fraterno ringraziamento.

Io ricordo inoltre gli anni 1907-1903 quando andai per ordine del partito a Baku per un lavoro di partito. Tre anni di attività rivoluzionaria tra gli operai dell'industria del petrolio mi rafforzarono come combattente pratico e co-

Sulla

me dirigente locale del lavoro pratico di partito. Trattando con operai avanzati di Baku come Wacek, Saratowjetz, Fioletow e altri ancora, da una parte, e nel tumulto dei conflitti straordinariamente profondi tra gli operai e gli industriali del petrolio, dall'altra, imparai per la prima volta cosa significhi dirigere grandi masse di operai. Là, a Baku, io sostenni così la mia seconda prova del fuoco rivoluzionaria. Là io divenni un lavorante esperto della rivoluzione.

Permettetemi di inviare ai miei maestri. di Baku il mio sincero fraterno ringraziamento. Infine ricordo l'anno 1917, quando dopo lunghe peregrinazioni attraverso le prigioni e i luoghi di deportazione, venni a Leningrado per ordine del Partito. Allora nella cerchia degli operai russi, in diretto contatto con il grande maestro del proletariato di tutti i paesi, il compagno Lenin, nel tumulto delle grandi battaglie tra proletario borghesia, nella situazione creata dalla guerra imperialista, imparai per là prima volta cosa significhi essere uno dei dirigenti del grande partito della classe operaia. Là, fra gli operai russi liberatori dei popoli oppressi e dirigenti nella lotta del proletariato di tutti i Paesi e di tutti i popoli, io sostenni la mia terza prova del fuoco rivoluzionaria. Là, in Russia, sotto la guida di Lenin, divenni un artefice della Rivoluzione.

Permettetemi di inviare ai miei maestri russi il mio sincero, fraterno ringraziamento e di inchinare il capo al ricordo del mio grande maestro Lenin.

Dalla qualifica di apprendista (Tiflis) attraverso quella di lavorante esperto (Baku) a quella di artefice della nostra Rivoluzione (Leningrado): ecco, compagni, la scuola del mio tirocinio rivoluzionario.

Questo, compagni, è il quadro reale di ciò che sono diventato, se si parla con la mano sul cuore senza esagerazione. STALIN

situazione sindacale

Il sig. Rossi Alessandro, operaio, membro delCommissione Interna, ci ha fatto pervenire questo articolo pregandoci di pubblicarlo.

Volentieri lo accontentiamo col proposito di soddisfare analoghe richieste che da qualsiasi parte ci pervenissero.

Con questo articolo ci proponiamo di esaminare, riservandoci di approfondire in seguito, tutte le rivendicazioni che stanno di fronte in questo momento a tutti i lavoratori italiani e che sono stati posti al centro di tutta la vita politica-economica nazionale dalla più grande organizzazione sindacale del nostro paese: la C.G.I.L.

Incominciamo con l'analizzare le principali fra quelle a carattere generale riguardanti la nostra categoria: quella dei lavoratori del settore metalurgico.

E' necessario mettere in rilevo gli aspetti principali che caratterizzano i compiti dell'organizzazione sindacale nella fase attuale e cioè la difesa del diritto di sciopero e le rivendicazioni economiche.

Gli industriali vorrebbero abolito il diritto di sciopero per motivi politici; il governo vuole limitare questo diritto solo quando si tratta di azioni per la conquista o la modifica di contratti nazionali; alcuni industriali poi non riconoscono nemmeno il diritto di sciopero per ragioni economiche. Che gli industriali italiani sperino di riuscire a creare con l'imposizione della legge elettorale oggi in discussione al Senato, le condizioni favorevoli per un ritorno di padronanza dispotica nelle aziende è un fatto ormai accertato. Ma appare assurdo ed incomprensibile che essi pretendano sia ritenuto giusto impedire la libera attuazione di un diritto (garantito dalla Costituzione Repubblicana) che viene esercitato, per evitare che, attraverso una legge antidemocratica e truffaldina, si creino le condizioni per eventualmente calpestare i diritti sindacali italiani. La verità è tutta qui: la Confindustria e i dirigenti dei gruppi monopolistici italiani muovono già all'attacco contro le raggiunte posi-

zioni economiche e contrattuali di tutti i lavoratori.

Ma i lavoratori hanno capito qual'è la manovra a nulla servono i diversivi, le intimidazioni, le minacce al fine di seminare il terrore e la divisione fra di essi. Il diritto di sciopero è sacro ed inviolabile. I lavoratori italiani lo conquistarono lo esercitarono, prima ancora che lo garantisse la Costituzione, nel corso di lotte durissime, sfidando la persecuzione, il carcere, la morte e negli ultimi tempi il terrore nazi-fascista. Perciò essi sono decisi a battersi uniti, spalla a spalla, al disopra di ogni convinzione politica, poichè sanno che esso rappresenta lo strumento più valido per la difesa dei loro interessi di classe. I diritti del cittadino italiano (che non cessa affatto di essere tale al momento in cui entra in fabbrica) garantiti dalla Costituzione, vengono continuamente violati; non si ha più rispetto nemmeno per la dignità umana; per l'industriale il lavoratore deve essere un numero e basta! Esso dovrebbe piegarsi alla sua volontà dispotica con le buone o con le cattive. Perciò è urgente la lotta per l'applicazione dello Statuto dei diritti del cittadino lavoratore, promosso dalla CGIL. Per quanto riguarda le rivendicazioni economiche si possono annoverare tra le piu importanti: l'elevamento del tenore di vita mediante l'unificazione dei salari e degli stipendi ed il livellamento delle sperequazioni notevoli che oggi esistono tra provincia e provincia; il conteggio dei cottimi sulla intera retribuzione; la diminuzione dello scarto tra le paghe femminili e quelle maschili.

L'unificazione dei salari pone infatti anche il problema delle sperequazioni determinato dalla inclusione della contingenza. Prendendo a base di confronto il costo della vita nel febbraio-settembre 1952, rilevato dall'ISTAT col vecchio bilancio familiare, la percentuale del rapporto fra la retribuzione globale del manovale comune e il costo della vita, va da un massimo del 71% a (segue in 4. pag.)

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S'avvicinano le elezioni della Commissione Interna

Fra pochi giorni avranno luogo nella nostra fabbrica le elezioni per rinnovare la Commissione Interna.

Potremmo scrivere a lungo se volessimo fare un approfondito esame sui risultati conseguiti in un anno di attività dall'attuale C. I.

Non è questa però la nostra intenzione. Lasciamo a chi di competenza questo esame critico, ben lieti se un eventuale dibattito, per cui offriamo volentieri largo spazio su questo giornale, possa portare in definitiva ad un comune orientamento, ad una comune volontà di difendere in modo conseguente i comuni interessi.

Preferiamo invece porre bene in evidenza alcune questioni che riteniamo di fondamentale importanza per tutti i lavoratori.

Le Commissioni Interne rappresentano una grande conquista dei lavoratori italiani e le loro funzioni nella vita di una comunità aziendale sono di tale importanza che risalta con evidenza la necessità di difenderle con tutte le nostre forze contro chicchessia intenda non solo sopprimerle, ma anche solo limitarne le attribuzioni o comunque menomarne la struttura.

Deve essere ben chiaro per tutti che la Commissione Interna non è un organismo di rappresentanza dei vari sindacati, ma è invece l'istituto

unitario che nella forma più larga assume la rappresentanza di tutti i lavoratori della fabbrica, indipendentemente dalla appartenenza o meno degli elettori ad un qualsiasi sindacato.

La funzione unitaria di quest'ultimo organismo unitario rimasto ai lavoratori dopo la non mai abbastanza deprecata scissione sindacale non è però ancora chiaramente intesa da molti lavoratori. Infatti da alcuni anni ormai assistiamo ad una dannosa lotta di correnti per conquistare maggioranze che poi non tengono alcun conto, non solo del contributo delle minoranze, ma nemmeno della volontà dei lavoratori che vengono lasciati per lunghi periodi all'oscuro di tutta guanta l'attività della Commissione Interna. Coie non capire che così facendo si agevola il roposito padronale di annullare l'efficacia delle lommissioni Interne, minandone alle basi la loro orzo e facendole diventare in definitiva uno strumento di parte, incapace di assolvere i partito ari compiti assegnati alle Commissioni Interne. Noi diciamo a tutti i lavoratori che è necessaio lottare contro queste posizioni; affermiamo he si può salvaguardare la Commissione Interna soltanto se sapremo difendere e riaffermare energicamente la sua fondamentale caratteristica unitaria.

Ci consta che nella nostra fabbrica si sta sviluppando un'azione intesa a realizzare un'unica lista di candidati che si dichiarino disposti a battersi per un programma rivendicativo proposto e accettato dai lavoratori tutti al disopra delle particolari esigenze delle singole correnti sindacali. Noi plaudiamo a questa iniziativa che tende a riunire tutti i lavoratori nella difesa dei loro interessi e mentre ci dichiariamo pronti a batterci per la sua affermazione, invitiamo tutti, operai ed impiegati a dare la loro cosciente adesione perchè la proposta possa veramente oncretizzarsi.

Gli industriali, despoti delle fabbriche in cui ,iviamo, sono fra loro uniti nella difesa del loro privilegio. Essi stessi quindi ci insegnano che olo nell'unità sta la forza.

Uniamoci allora anche noi in occasione di queste prossime elezioni e sia così data ai lavoratori iella nostra fabbrica una forte Commissione Inerna che sia espressione della volontà della totalità dei lavoratori, garanzia di risalire decisamente quella china pericolosa che già da alcuni anni ci sta portando verso rinunzie e sacrifici sempre maggiori.

Elezioni alla "Cooperativa Nostra"

In vista dell'assemblea, abbiamo creduto opportuno chiedere al presidente della cooperativa, sig. Casiraghi, alcune anticipazioni sulla situazione economica e sulle prospettive future per il funzionamento della cooperativa a Nostra s.

D. - E' vero che il bilancio della cooperativa si chiude quest'anno al passivo?

R. - La gestione 1952 presenta purtroppo un non grave disavanzo che però può essere completamente coperto dalle riserve statutarie accantonate nei precedenti esercizi. Il bilancio complessivo non è quindi in passivo nonostante il diminuito volume delle vendite e le difficoltà incontrate per un accordo con la ditta circa l'applicazione di alcuni provvedimenti proposti fin da due anni or sono dal consiglio d'amministrazione.

D. - Quali sono le cause che hanno determinato la contrazione delle vendite?

R. - La contrazione delle Vendite ha colpito non solo noi, ma tutti gli esercenti ed è dovuta al diminuito potere di acquisto delle masse popolari causa l'aumento della disoccupazione e, per Sesto in particolare, alla parziale smobilitazione delle fabbriche.

D. - In che cosa consistono i provvedimenti proposti a suo tempo dal Consiglio per sanare la situazione?

R. - Tre anni fa, all'inizio della nuova gestione, in concomitanza con la diminuzione delle vendite, la cooperativa si è trovata di colpo ad affrontare anche la pesante situazione determinata dalla decibione della ditta di togliere i contributi a suo tempo concordati, addebitando alla cooperativa le retribuzioni del personale addetto,

le spese per trasporti, amministrazione servizi rateazioni, il consumo luce e forza motrice. Per far fronte alla nuova situazione il consiglio si preoccupò di realizzare misure dl stretta economia e prima fra tutte, quella di chiedere alla direzione della ditta un travaso di parte del personale, facendolo rientrare ai posti di lavoro precedentemente occupati in fabbrica e di attuare per il rimanente personale un turno alternato di lavoro onde consentire alle esigenze del servizio

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che, a differenza degli altri spacci del genere, nella nostra cooperativa è in gran parte concentrato ad orari fissi: quelli dell'intervallo di lavoro a mezzogiorno e quello serale.

D. - Quali sono le difficoltà incontrate?

R. - La ditta ha acceduto solo in parte, in misura graduale e dopo trattative prolungatesi per mesi e mesi, alle nostre richieste. Se esse fossero state accettate subito, due anni fa, avremmo evitato un gravoso onere. Altre difficoltà incontrate sono gli sproporzionati oneri fiscali che non han-

no subito una diminuzione proporzionale agli incassi e non tengono alcun conto delle finalità sociali delle cooperative.

D. - La cooperativa 4 Nostra risponde ancora alla funzione calmieratrice ed alle necessità per cui fu costituita?

R. - La media dei prezzi da noi praticati, a peri qualità, è inferiore a quella dei privati, sia sui generi alimentari, sia sull'abbigliamento. La nostra clientela è costituita esclusivamente da lavoratori della nostra fabbrica e dalle loro famiglie. Molti nostri operai trovano comodo il provvedersi a mezzogiorno il pasto o un completivo di esso al nostro spaccio, anche perchè questo non li obbliga ad allnotanarsi dalla fabbrica. Inoltre il nostro negozio di abbigliamento consente loro di provvedere agli acquisti e ai pagamenti senza perdite di tempo e con tutte le facilitazioni possibili. Ritengo per questo, che gli spacci del nostro tipo rappresentano ancor oggi, nonostante la normalizzazione dei mercati, una necessità del lavoratori ed in particolare delle lavoratrici per le quali ogni risparmio di tempo, nelle poche ore disponibili per i bisogni della famiglia e della casa, sono un vero sollievo.

D. - Il consiglio che verrà eletto Potrà dunque secondo lei affrontare la gestione con probabilità di successo nel buon funzionamento della cooperativa?

R. - Io penso di sì. Tanto più se si metteranno a tacere le questioni di parte e si riuscirà a formare un consiglio unitario, composto di capaci e attivi amministratori, che si possa avvalere della collaborazione e dell'appoggio unitario di tutti i lavoratori soci della cooperativa.

2 FABBRICA UNITA

In merito al 2° Convegno Nazionale degli impiegati metallurgici

Per opportuna conoscenza degli impiegati della nostra fabbrica riteniamo giusto riportare uno stralcio della risoluzione approvata dal Convegno nazionale unitario degli impiegati metallurgici che si è tenuto a Milano il 15 Febbraio scorso per iniziativa del sindacato FIOM.

Molti sono stati i problemi particolari - della categoria che sono stati dibattuti dai numerosi intervenuti, che hanno portato il contributo della loro capacità e della loro profonda conoscenza della situazione reale in cui è costretto a vivere il ceto impiegatizio.

I più importanti fra i temi trattati, quelli che richiedono rapida ed equa soluzione sono stati puntualizzati in una mozione che tutti gli impiegati, perchè direttamente interessati, dovrebbero conoscere.

In relazione alla definizione delle categorie, istituto contrattuale ancora non concordato solo a causa della ostinata intransigenza della Confindustria, il convegno si è così espresso: suddivisione in gradi A e B anche della prima e della seconda categoria, col presupposto che gli attuali minimi di stipendio siano mantenuti per gli impiegati di grado B e siano adeguatamente aumentati per quelli di grado A; precisazione del' criteri di assegnazione alle varie categorie su scala nazionale ed esemplificazione delle mansioni su scala provinciale; costituzione inoltre di Collegi Tecnici Provinciali on funzioni deliberative.

Per il Fondo di Previdenza Impiegati, tuttora limitato all'anacronistico massimale di L. 60.000 annue ed all'irrisorio contributo padronale di L. 50 mensili, il convegno, in analogia a quanto in merito concordato a favore dei dirigenti, rivendica l'elevazione proporzionale del massimale annuo a 2 milioni di lire e l'aumento del contributo padronale dall'i al 4 %, fermo restando il contributo dell'impiegato all'i %.

Riguardo all'unificazione della retribuzione, il convegno afferma la necessità e l'urgenza di addivenire al conglobamento nello stipendio della indennità di contingenza e di caropane e alla applicazione sullo stipendio così unificato, dei premi ed incentivi di produzione in modo da consentire un sostanziale miglioramento retributivo. Inoltre il convegno riafferma, in conformità alla relativa norma costituzionale, di addivenire alla parificazione delle retribuzioni delle impiegate a quelle degli impiegati di uguale mansione.

Altra questione che sempre ha preoccupato gli impiegati è quella dei gravami fiscali. In merito il convegno, pur riaffermando il principio della esenzione dei redditi di lavoro, chiede per il momento:

per l'imposta di Ricchezza Mobile, esenzione fino a L. 600.000 annue e applicazione dell'aliquota del 4 % da L. 600.000 a L. 1.500.000 e dell'8 % oltre L. 1.500.000;

per l'imposta complementare elevazione del

Del lavoro e di altre cose

Da molto tempo ormai in numerosi reparti del primo e del secondo stabilimento, si assiste ad una progressiva riduzione di attività, seppure alternata da brevi e rare riprese.

Da principio si sperava in un fenomeno transitoio di breve durata, ma ora questa speranza si è dimostrata puramente illusoria.

Infatti la crisi si affaccia oramai anche nella nostra fabbrica che finora aveva potuto prosperare senza eccessive preoccupazioni.

Cosa fanno i nostri amministratori di fronte a questa situazione così densa di preoccupazioni per i lavoratori?

Si dice che il lavoro manca, manca il denaro, non si esporta. Certo tutte buone ragioni, ma ad ogni guaio bisogna sapere opporre un rimedio. Quando il lavoro è scarso non è lecito scegliere, cioè accettare ordini molto rimunerativi di prodotti che non temono concorrenza e scartare invece con molta facilità ordini con poco margine, come molto sovente avviene. Riceviamo molte richieste di preventivo, ma spesso gli uffici preposti non fanno offerta oppure richiedono fuori ditta quei prodotti che sarebbe agevole ed utile produrre nella nostra fabbrica.

Ma le disposizioni che limitano queste possibilità di lavoro vengono da molto in alto e non è possibile contrastarle!

Quando manca il denaro (così quanto meno al afferma) crediamo che sia alquanto difficile ingrandire gli impianti, ridurre il tasso di interesse ed aumentare il capitale come sta avvenendo nella nostra ditta. Quando non si esporta (e qui

non è il caso di dire che non si esporta, ma soltanto che si esporta meno di un tempo) si provvede cercando di allargare il mercato, migliorando le condizioni di fornitura in modo da reggere la concorrenza, ma soprattutto la crisi di esportazione si deve cercare di risolverla andando a vendere dove si è certi di trovare facile sbocco ai nostri prodotti, anche se in quei luoghi non si vuole vendere (per disposizione delle alte autorità nostrane e straniere). La conferenza di Mosca, di cui molto hanno approfittato inglesi, francesi, belgi, ecc., insegni ai nostri dirigenti che parlano di crisi. Su questi argomenti così succintamente esposti, riprenderemo presto la di.

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scussione, ma una affermazione vogliamo farla fin d'ora.

Nel binomio Capitale-Lavoro, le cure solerti degli amministratori sono tutte rivolte al primo termine; sarebbe saggio che costoro pensassero un pochino anche al secondo termine e ciò non solo per dare maggiore tranquillità a: lavoratori, ma anche e soprattutto per la tranquillità loro e di chi essi rappresentano.

limite per la denuncia da L. 480.000 a L. 900.000 annue.

Noi abbiamo partecipato a detto convegno e con soddisfazione abbiamo constatato l'estrema serietà e preparazione degli impiegati intervenuti e siamo dolenti che la ristrettezza dello spazio concessoci ci impedisca di commentare adeguatamente, con i particolari riferimenti alla nostra situazione aziendale i problemi che abbiamo sopra riferito. Ci ripromettiamo di farlo separatamente per ogni singolo problema nei prossimi numeri.

Una cosa però possiamo fin d'ora affermare. Da parte industriale ì nostri problemi sono trascurati se non del tutto ignorati, trincerandosi essi dietro all'affermazione che gli impiegati non hanno alcuna particolare esigenza e anzi sono perfettamente soddisfatti del loro stato in quanto mai reclamano alcuna cosa, mai levano la loro voce per sostenere le loro rivendicazioni. E' ben vero invece che non è così. Noi sentiamo profondamente il disagio della nostra condizione e giustamente chiediamo che anche le nostre fondamentali richieste vengano risolte.

Facciamoci dunque vivi, facciamo capire agli industriali, attraverso tutte le forme consentiteci, quali la mozione, gli ordini del giorno ecc. fino ad arrivare se necessaio, anche allo sciopero, che anche noi come tutti gli altri lavoratori, ane liamo e lottiamo per ottenere migliori condizioni di vita.

Questioni Assistenziali

Si è sempre affermato che i problemi assistenziali non siano seguiti con interesse dai lavoratori e appunto noi vogliamo dimostrare con una serie di articoli, che i problemi della protezione sociale hanno sempre interessato tutta la classe lavoratrice in ogni sua categoria. Infatti vogliamo ricordare a quanti conoscono la storia del movimento operaio, le lotte affrontate dai lavoratori per la conquista di una legislazione sociale, e cioè: per la protezione dagli infortuni, dell'invalidità, della vecchiaia, della disoccupazione, ecc, ecc.

A conferma di quanto detto citeremo la lotta sostenuta dai lavoratori per darsi una assistenza mutualistica adeguata ai bisogni della vita, quando cioè detta assistenza era elergita da enti pubblici e confessionali in forma caritatevole e pietistica limitata soltanto agli iscritti all'elenco dei poveri.

Infatti man mano che i lavoratori acquistarono coscienza di classe e si unirono in stretta alleanza sorsero per volontà degli stessi le prime Casse di Soccorso di categoria, basate sul concetto che tutti dovevano essere difesi contro eventi improvvisi.

Nel 1898 sorse la Cassa di Previdenza a favore degli operai per la difesa contro l'invalidità e vecchiaia, nel 1883 la Cassa Nazionale contro gli infortuni, e il potenziamento delle Casse di Mutualità sorte nel periodo Risorgimentale. I lavoratori uniti continuarono la loro lotta e ottennero l'obbligatorietà della iscrizione alle assicurazioni e stretti nel patto di fratellanza giunsero così al riconoscimento dei grandi Istituti Assistenziali sotto il controllo dello Stato e non più basati sulla iniziativa privata e di Enti confessionali. Ma il movimento non si è fermato e dopo la gloriosa Liberazione di Aprile con il nuovo spirito di progresso e di libertà i lavoratori hanno chiesto una radicale riforma della Previdenza Sociale.

E' appunto della Riforma della Previdenza Sociale e degli Istituti Assistenziali che ci soffermeremo nei prossimi appunti, sopratutto per chiarire e discutere con tutti coloro che intendono lottare per raggiungere una adeguata assistenza per noi e i nostri familiari.

FABBRICA UNITA 3

Rubrica dello Sport

Questa piccola rubrica dello sport non può certo avere la pretesa di dare ai lettori un quadro generale dell'attività sportiva nazionale date le dimensioni, la periodicità del giornale e la sua particolare impostazione. Peraltro la concorrenza dei grandi giornali sportivi toglierebbe qualsiasi possibilità di imeressare i lettori, al più pretenzioso dei redattori che si cimentasse in tale campo.

Dopo queste premesse di orientamento che chiariscono i nostri limiti, si può vedere quali possono essere i temi che si potranno trattare con la speranza di interessare e giovare ai lettori.

Nei limiti delle nostre possibilità (in questo caso aziendali) vedremo di collaborare a superare la tanto deprecata crisi dello sport, analizzando le ragioni che hanno causato la eliminazione di tutte le branche sportive del nostro CRAL, dal calcio alla pall leanestro al ciclismo ecc. e quali le possibilità per una loro possibile ripresa, ridando così ai giovani lavoratori della nostra fabbrica la possibilità di praticare lo•sport.

Valorizzare con interviste e biografie gli atleti che lavorano in ditta, stimolando così i giovani allo sport attivo.

Inchieste su società sportive sestesi e resoconti sugli avvenimenti iocali più importanti.

Su questi temi che saranno particolarmente trattati su questo giornale; noi invitiamo i lettori ad inviarci del materiale affinchè la rubrica possa prosperare e veramente interessare i lavoratori.

Notizie Sportive

Il Primo Trofeo Sestese di Scopa, per 64 coppie, organizzato dal C.R.A.L. della Villa Zorn (ANPI) di Sesto è stato vinto brillantemente dalla coppia formata da Oriani Angelo del nostro reparto S. 5 e da Guzzi Andrea dell'Ufficio Lavori P. C.. Ai vincitori è stata aggiudicata la coppa Città di Sesto offerta dal Laboratorio fotografico Galbiati. Congratulazioni!

Collaborale coi Uostro gioritaig

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UN ANEDDOTO

Il poeta francese Francesco Malherbe (15551628) non era molto religioso; era però caritatevole e dava spesso l'elemosina ai poveri.

Un giorno un suo beneficato gli disse che avrebbe pregato Dio per lui.

— Amico, — gli rispose Malherbe, — io te ne dispenso. Non mi pare che tu goda un gran credito in cielo, perchè vedo che Dio ti abbandona in terra.

Ghel mettum un poo de

e un guai lampiun?

Se c'è mai stata occasione più propizia di questa per dimostrare che la proprietà privata è migliore di quella pubblica, questa è la volta buona.

Tocca dimostrarlo ai proprietari di quel tratto della via XXIV Maggio, quella che costeggia il nostro stabilimento a nord e che porta dalla portineria centrale agli uffici staccati della Broggi.

Questa strada può rappresentare un percorso ideale per... Malabrocca„ ma non certo per i numerosi nostri dipendenti e gli altri passanti che sono obbligati a percorrerla a piedi o in bici, quattro volte al giorno. D'inverno è un trabocchetto di buche d'acqua e di fango, difficili a scansarsi per la mancanza di marciapiedi e il problema si complica alle prime ore della sera per via dell'oscurità che vi domina incontrastata e di quel binario che corre nel bel mezzo, sopraelevato di una spanna, che è una vera e propria trappola per capitomboli.

In estate è il paradiso della polvere e a farne le spese questa volta non sono solo i pedoni, ma anche gli impiegati dislocati in quegli uffici che fiancheggiano la strada.

Quando passano i rombanti autotreni o gli autobus dei servizio urbano e interurbano, le pareti degli uffici, in particolare quelli situati al piano terreno, sembra vogliano cedere da un momento all'altro per il gran scuotimento ed è un gran correre a chiudere le finestre per ripararsi dal rumore e dalle folate di polvere. In quaicuno di questi uffici si è dovuto rinunciare ad aprire le finestre anche d'estate come se non bastasse il fatto che sono gia privi del sole tutto l'anno e che anche quella poca luce che viene da nord è filtrata da robuste sbarre di ferro, reti di protezione, vetri smerigliati ecc.

Chi certo non reclama una sistemazione della strada sono le numerose coppie che, dopo il forzato esodo dalla • murella » della Breda, calano qui alla sera e hanno trovato nella compiacente oscurità di via XXIV Maggio il poste ideale per le loro espansioni affettive.

Ed allora? Ghel mettum un poo de asfalt e un quai lampiun?

Sulla situazione sindacale

(continuazione della prima pagina)

Pisa a un minimo del 50% a Reggio Calabria; Napoli si trova al 60, Genova e Milano al 59, Venezia al 58, Torino e Roma al 56%. Si viene così a sfatare la leggenda che i salari nelle grandi città sarebbero punte avanzate in confronto a tutti gli altri. Infatti mentre i contratti nazionali hanno assicurato minimi salariali nazionali, la contingenza è oggi diversa da provincia a provincia, mentre il costo della vita si può ritenere uguale.

La CGIL non pone la rivendicazione generale di un adeguamento di tutte le provincie ad una quota massima, ma ogni provincia dovrà avanzare richieste per limitare al massimo queste sperequazioni. Anche per la nostra provincia esiste quindi questo problema per cui, assieme all'unificazione delle retribuzioni si pone anche la necessità di un sostanziale miglioramento econo- mico.

Per i cottimi, questi dovranno essere conteggiati sulla intera retribuzione e corrispondere al reale sforzo fisico dei lavoratori.

Per le donne, primo passo per l'ottenimento di uguale retribuzione per uguale lavoro è l'accorciamento delle attuali distanze con le paghe maschili che attualmente si aggirano dal 23% al 13% portando le paghe femminile all'87% rispetto al 100% di quelle maschili. Resta poi l'annoso problema del completamento del contratto FIOM.

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