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CGE Notiziario

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PERIODICO DEI LAVORATORI DELLA COMPAGNIA GENERALE DI ELETTRICITÀ - MILANO

Commissione Tecnica none

olia Camera 001 lavoro di Milano e Commissioni Tecniche Aziendali

Qualsiasi organizzazione sindacale avverte oggi la necessità di disporre di propri uffici tecnici e di potersi valere in qualsiasi istante dell'opera di esperti di propria fiducia per affrontare con sicurezza competenza i vari problemi che di volta in volta .possono presentarsi. Tale esigenza è stata subito sentita anche dalle risorte organizzazioni dei lavoratori, che non hanno perciò tralasciato di invitare gli elementi più idonei e più preparati, appartenenti alle schiere stesse dei loro organizzati, a -formare commissioni di studio, o di consulenza, o tecniche, a disposizione per lo più dei singoli sindacati e eventi lo scopo di studiare a fondo determinati argomenti interessanti una categoria di lavoratori o di industrie, ecc. onde impostare poi, senza tema di errori, le rivendicazioni del_ caso, o discutere o risolvere con equità e buon senso questioni o divergenze come quelle ad esempio, che ogni giorno si presentano, relative all'incasellamento delle varie aziende o all'assegnazione di un operaio od impiegato ad una categoria piuttosto che all'altra.

Ma i limiti dell'attività della C. C.I.L. si sono andati sempre più allargando: il programma di tutela degli interessi dei lavoratori è oggi inteso nel senso più ampio: non solo quando occorre difendere salari e stipendi la C.G.I.L. vuole essere presente, ma in tutti quei casi in cui si trattano questioni che col lavoro possono avere una qualsiasi attinenza. Ed ecco perciò sorgere alla C.d.L. di Milano, che riunisce una massa imponente di organizzati, la Commissione Tecnica Centrale (C.T.C.) non tanto per coordinare eventualmente l'opera delle varie commissioni cui si è più sopra accennato, ma per affrontare, grazie all'opera di elementi competenti in ogni ramo, i problemi di natura essenzialmente tecnica e di carattere generale, interessanti cioè tutti i lavoratori di ogni categoria, nella risoluzione dei quali la C.d.L. intende dire là propria parola, affermare la propria tesi avente di mira sempre e soprattutto il benessere dei propri rappresentati.

Tale C.T.C. è oggi costituita da un centinaio di esperti di ogni categoria dal semplice operaio al dirigente; ne fanno parte: ingegneri, periti industriali, medici, avvocati, dottori in scienze commerciali, professori, insegnanti di scuole medie

e superiori, chimici, ecc. E' una schiera di tecnici ormai razionalmente organizzata, che si è posta volontariamente al servizio dei lavoratori, sempre pronta quindi ad intervenire ogni qual volta la Segreteria Camerale o le Leghe riten gano opportuno valersi della compe za e della collaborazione chi s componenti. A mezzo degli ste si la C.d.L. di Milano è così oggi rappresentata in qualsiasi organismo, ed in ogni congresso, o convegno, o riunione di esperti in cui si discutano questioni che interessano in qualsiasi modo i lavoratori. Ad es. è la C.T.C. che provvede alla designazione ed all'invio dei ati della C.d.L. presso le varie ni della Sottocommissione dell' ndustria, per l'A.I. del Ministero dell'Industria e Commercio per controllare, beninteso nei limiti del possibile, le distribuzioni di materie prime che l'U.N.R.R.A. consegna all'Italia.

In modo analogo essa è incaricata anche della scelta e della nomina dei rappresentanti della C.d.L. presso le Commissioni di esame delle varie scuole professionali di Milano e provincia.

E quando l'inverno scorso si ebbero le note difficoltà per le forniture dell'energia elettrica, la C.T.C. intervenne per conto della C.G.I.L. stessa onde effettuare le opportune verifiche, e nelle numerose riunioni con autorità, industriali, ecc., potè più di una volta far valere il punto di vista della C.G.I.L. ottenendo che per i provvedimenti da prendersi si seguissero criteri che, intralciando nella misura più ridotta possibile l'attività delle industrie, imponessero i minimi sacrifici ai lavoratori.

Altrettanto avviene ancora oggi per altri problemi di importanza capitale, quali quello del carbone del gas: ogni volta,in cui si devono prendere decisioni in merito da parte di organi statali, municipali o di speciali comitati, in cui anche gli Alleati possono imporre la •propria volontà, ecc., la C.d.L. a mezzo della C.T.C. è presente e si batte perchè gli interessi dei lavoratori non siano trascurati.

Troppo lunga sarebbe però la enumerazione dei compiti di carattere continuativo o contingente affidati alla C.T.C.: dagli accertamenti della reale situazione finanziaria ed organizzativa e delle possibilità di produzione di determinate aziende, alla quotidiana consulenza alle Leghe ed ai Sindacati

per risolvere questioni che richiedono un preventivo accurato esame tecnico, allo studio di particolari problemi (ad es. quello sui cottimi per la ricerca di un possibile sistema razionale ed unificato, e nello stesso tempo umano e ben accetto alle maestranze), agli interventi presso autorità od enti pubblici o privati, o in dibattiti dagli stessi promossi, sempre allo scopo di sostenere i principi cui si ispira l'azione della C.d.L. In proposito chi desiderasse maggiori notizie potrà ricavarle dai numerosi articoli già pubblicati su « Battaglie del Lavoro » (n. 3 del 17 gennaio 1946 - n. 5 del 31 genn. - n. 6 del 7 febbraio - n. 8 del 21 febbraion. 9 del 28 febbraio 10 del 7 marzo e n. 18 del 1. Wgio 1946) ed altri giornali e riviste, di cui alcuni trattano anche in modo specifico un solo e determinato argo'mento.

Sarà però opportuno accennare almeno brevemente alle indagini condotte dalla C.T.C. sul funzionamento dei Consigli ealkestione per contribuire alla Hen. dei mezzi atti al perfezionamento dello stesso. E' probabilmente già mito come per la preparazione di elementi idonei siano stati realizzati appositi corsi di avviamento aziendale aventi soprattutto lo scopo di dare una visione d'insieme dell'organizzazione tecnica, commerciale, amministrativa dell'azienda: a qualcuno di tali corsi hanno infatti già preso parte anche dipendenti della C.G.E.

Perchè però il C.d.G. possa esplicare proficuamente ed appieno la propria opera, è necessaria la collaborazione di tutti i lavoratori deIrazienda, è necessario cioè che ad esso possano pervenire tutte le proposte e critiche degli stessi, e che esso poSsa rendersi conto di quali sono le idee, le opinioni delle masse nelle varie circostanze. In numerose riunioni tenute con membri di C.d.G. e di C.I., nel corso di sopraluoghi presso aziende, in colloqui e contatti avuti con lavoratori è emerso invece che facilmente manca uno stretto legame tra le masse ed i loro rappresentanti nei C.d.G. e che frequentemente questi ultimi hanno difficoltà a potersi esattamente informare di quello che è il pensiero della maggioranza dei loro compagni di lavoro sull'uno o sull'altro argomento. Come «organizzare» tale collegamento e tale servizio di informazioni? Si è pensato che il sistema migliore fosse quello della istituzione, per i rappresentanti dei lavoratori nei C.d.G., di uno o più « collaboratori » (od « osservatori » «relatori») presso ogni reparto od ufficio che servano appunto da organi di collegamento col gruppo di lavoratori di quel reparto od ufficio. L'insieme di tali collaboratori

potrà costituire quella che si è ideato di chiamare « Commissione Tecnica Aziendale» (di fabbrica, di sezione, di reparto) che dovrebbe rappresentare la logica base del C.d.G. ed i cui compiti possono essere succintamente così elencati: consulenza e collaborazione tecnica per il C.d.G. (quando questo sentirà la necessità di consultarsi con l'esperto o lo specialista di un determinato ramo o settore dell'attività aziendale); raccolta delle voci dei singoli lavoratori e trasmissione delle stesse al C.d.G. (al che potrà efficacemente contribuire l'organizzazione di «servizi proposte> e « concorsi a premi »: la « proposta » infatti rappresenta la prima e più elementare forma di partecipazione alla gestione dell'azienda) ; divulgazione tra le maestranze dei criteri seguiti dal C.d.G. e dei motivi e degli scopi dei provverii menti presi ci prtimossi dal L'esperienza ha dimostrato che ove questi nuclei di collaboratori sono stati costituiti e realmente bene organizzati in forma di Commissioni Tecniche Aziendali (C. T. A.), come già avvenuto anche presso qualche grande azienda, hanno effettivamente contribuito a dare una impensata efficienza e vitalità al C.d.G.; e tali C.T.A. hanno poi spontaneamente fatto capo, per i consigli, i suggerimenti e gli aiuti, di cui potevano aver bisogno nell'esplicazione della loro attività, alla C.T.C. della C.d.L. nella quale hanno trovato il loro naturale centro di consulenza e coordinamento, che da tale circostanza anzi ha anche derivato il suo nome.

AUSANO CASATI

Siamo grati alla Camera del Lavoro di Milano che ci ha cortesemente fornito questa nota sulla Commissione Tecnica Centrale compilata a cura dell'Ing. Ausano Cenati, che ne presiede i lavori : In questa occasione la Camera del Lavoro ci ha pregati di porgere il suo ringraziamento ai molti dipendenti della C.G.E. che prestano la loro volenterosa ed apprezzata collaborazione alla C.T.C., al qual ringraziamento il ns. Notiziario si unisce a nome di tutti i nostri compagni.

Nozze

Si sono uniti in matrimonio:

Erino Marzolla, nostro compagno, con Cleonice Belladelli; Ettore Centro, nostro compagno, con Giulia Centro;

Oscar Ravagnan, nostro compagno, con Andreina Moneta.

Alle nuove coppie il Notiziario porge i migliori auguri dei, lavoratori della C.G.E.

I Anno 7 - N. 5 PUBBLICAZIONE MENSILE 7° Agosto 1946
P

Operai e

Impiegati e operai: questa è la attuale divisione dei lavoratori dell'industria, divisione non solamente formale o di qualifica, ma divisione reale concretatasi durante tutti gli avvenimenti storici che hanno portato alla creazione della industria e tale da creare oggi due strati sociali ben distinti di lavoratori.

Viene fatto di chiedersi quale sia l'origine di tale divisione, non fosse altro per rendersi conto dello stato attuale delle cose. Al suo nascere l'industria non aveva impiegati: vi erano solamente operai alle dipendenze del « padrone» e quest'ultimo, da solo o con qualche familiare di aiuto, svolgeva tutta la parte dirigente, tecnica, ecc. della produzione, mentre agli operai rimaneva la parte esecutiva. Subito dopo, però, l'immediato ampliarsi dell'industria obbligò il « padrone » a crearsi degli aiutaliti nella sua opera dirigente, aiutanti che, nei successivi sviluppi, si differenziarono e specializzarono in amministrativi, commercialisti, tecnici, ecc.

Nell'ultra secolare lotta di classe fra prestatori d'opera e datori di lavoro, gli impiegati, almeno nella prima fase dello sviluppo industriale, si schierarono naturalmente dalla parte dei datori di lavoro di cui erano i diretti collaboratori contrapponendosi alla classe operaia e tale caratteristica si può soprattutto individuare nelle industrie inglesi del primo '800 minerarie e manifatturiere.

Il successivo enorme sviluppo dell'industria in tutti i paesi del mondo richiese il continuo aumen(itseviluppo e specializzazione dell'elemento impiegatizio, nonchè la creazione di una necessaria gerarchia fra gli impiegati.

Logicamente, tutto questo ha portato ad un diverso orientamento dal punto di vista sociale della classe impiegatizia che nella sua maggioranza è oggi orientata verso gli interessi della classe operaia anziché verso gli interessi dei datori di lavoro.

Purtuttavia, rimane oggi, e lo dobbiamo obiettivamente constatare, una divisione fra operai e impiegati che ha molteplici aspetti. Fra i principali di essi, due soprattutto hanno una particolare im, portanza proprio dal punto di vista sociale: il primo è il così detto tenore di vita, il secondo la diversità dei contratti di lavoro.

Per tradizione — e taluni affermano anche per necessità di vita — il tenore di vita della classe impiegatizia è superiore a quello della classe operaia date le • maggiori esigenze della classe impiegatizia stessa.

E' chiaro che su tale punto molto vi sarebbe da discutere. Purtuttavia, almeno per ora, concentro la nostra attenzione sul secondo punto che riguarda la diversità dei contratti di lavoro.

Lavoratori gli uni come gli altri, *diverso invece il trattamento economico. Perché?

Vi sono innanzi tutto differenze formali da nulla giustificate e che riguardano ad esempio il modo di retribilzione : gli operai sono pagati ad ora e percepiscono la retribuzione ogni quattordieina; gli impiegati sono pagati a mese e percepiscono la retribuzione mensilmente.

Altre differenze sono invece sostanziali e richiamo qui solamente le principali:

1) in caso di malattia l'impiegato viene retribuito e l'operaio no (a

• •pi di impiegati che eseguono un laiimpiegati!vero puramente manuale. Altro pregiudizio molto diffuso è che l'impiegato fa un lavoro puparte il contributo della così dettaAito mentre l'operaio fa un lavoro Mutua)., ' « che sporca ». Se ciò è vero in irr,affiso di permesso giustifi- molti casi, in molti altri ciò non cato (nAíssità civili degli indivi- avviene e numerosi esempi possono dui) l'impiegato viene retribuito e citarsi di opifici, specie di industrie l'operaio no; • chimiche, dove le lavorazioni rile ferie degli dperai sono la chiedono una grande pulizia. metà o meno della metà di quelle Comunque, non si capisce bene impiegati; perchè tale elemento debba neces- degli sariamente dar luogo ad una di- in caso di licenziamento il ve La di trattamento economico. trattamento economico degli operai La soluzione di questi problemi è di gran lunga più sfavorevole di i presenta però notevoli difficoltà; quello degli impiegati; il trattamento fiscale (R. M.) degli impiegati è notevolmente più sfavorevole di quello dell'operaio.

basti pensare, ad esempio, che, se si dovesse oggi creare di punto in bianco un fondo tale da garantire agli operai la stessa indennità di licenziamento degli impiegati, non

Molte altre differenze sarebbero da elencare, ma quelle sopraespo- basterebbe probabilmente neppure ste sono le principali e valide ce- il bilancio ordinario dello Stato munque almeno a titolo esemplifi- che purtuttavia ammonta a centicativo. naia di miliardi.

E' logico quindi chiedersi ad un Pensiamo però che tutti que'sti certo momento il perchè di questa problemi dovrebbero essere almeno differenza di trattamento, mentre affrontati e, se la loro soluzione si riterrebbe molto più equo un immediata non è possibile, impounico stato giuridico sia per ope- state almeno le direttive per la rai che per impiegati, realizzato loro soluzione futura e graduale. naturalmente in modo tale da da- Taluni potrebbero anche pensare re per ogni singolo punto, a cia- che questi problemi siano di pertiscuna delle due classi, i vantaggi nenza del Governo o quanto mai dell'altra e non viceversa. dell'Assemblea Costituente che, fra le altre cose, dovrà anche compilare la nuova legislatura del lavoro; penso invece che i problemi stessi riguardano innanzi tutto i lavoratori italiani che possono e devono discuterli per primi.

La tradizionale giustificazione che gli operai lavorano con le braccia e gli impiegati con la mente non ha un carattere rigido, dato che molti operai specializzati lavorano più con la mente che con le braccia mentre non mancano esem-

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Previdenza sociale

Ci proponiamo di pubblicare su questo nostro giornale qualche articolo che a a chiarire — e di; ch iarimentiquesto argomento ne occorreero molti — il com-( plesso meccanismo delle norme co-' nosciute sotto la definizione di «assistenziali» e « previdenziali ».

L'argomento si presta male ad una ordinata trattazione, specialmente al fine che noi ci proponiamo che è quello di_ mettere a diretto confronto gli oneri e i benefici che alla produzione (intesa come sintesi degli interessi dei datori di lavoro e dei lavoratori) ne derivano. La difficoltà sta soprattutto nel fatto che le norme prevedono una casistica molto dettagliata e di difficile applicazione; in secondo luogo perchè l'argomento è in continua ebollizione e difficilmente si riesce a fissarne la situazione, continuamente mutevole.

Ciò premesso, e con l'intenzione di dare a queste notizie un carattere assolutamente illustrativo e il più possibile schematico, noi ci proponiamo di suddividere l'argomento in due parti: la prima riguardante le norme per l'assistenza e la previdenza dei lavoratori e la seconda riguardante le norme protettive del lavoro.

Nel gruppo delle leggi per l'assistenza e la previdenza spiccano per importanza le quattro assicurazioni obbligatorie fondamentali: invalidità vecchiaia e superstiti, tubercolosi. disoccupazione e nuzialità-natalità. ,

a) L'assicurazione per l'invalidità vecchiaia e superstiti ha avuto inizio il 1° luglio 1920 con l'assorbimento da parte dell'I.N.P.S. della cessata Cassa di Previdenza, alla quale erano stati obbligatoriamente iscritti gli operai occupati in stabilimenti ausiliari durante la guerra 1915-1918.

Scopo di questa assicurazione è

al pagamento delle quote suddette, senza differenziazioni di sorta.

I superstiti hanno.pure diritto a determinate penSioni nei seguenti casi: 4.

quando muore l'assicurato che ha acquisito il diritto alla pensione per invalidità;

quando muore il lavoratore già pensionato per vecchiaia posteriormente al 1" gennaio 1945. Ai superstiti di pensionati prima di quest'ultima data vengono corrisposte delle indennità una volta tanto.

Sono considerati superstiti: la vedova, il vedovo inabile al lavoro, gli orfani di età non superiore ai 18 anni, se figli di assicurati o pensionati impiegati, e di età non superiore ai 16 anni compiuti, se figli di operai. In entrambi i casi i figli di età anche superiore a quelle indicate purchè inabili al lavoro.

Le pensioni ai superstiti vengono liquidate sulla base della stessa pensione liquidata all'assicurato, o che sarebbe a lui spettata, secondo le seguenti percentuali: coniuge solo . . . . 50 % per ciascun figlio un . 10 % in più sino al massimo della intera pensione orfani soli: uno o due orfani . 50 % tre orfani 60% quattro orfani . . 80 % cinque o più orfani . . 100 % b) L'assicurazione contro la tubercolosi è stata istituita il l° luglio 1928. Questa assicurazione prevede due distinte prestazioni : quelle di carattere sanitario e quelle di carattere economico. Le prime vengono apprestate, oltre che all'assicurato, ai suoi familiari, le seconde soltanto all'assicurato.

quello di garantire ai lavoratori determinate pensioni per invalidit' al! lavoro e per vecchiaia.

La pensione per invalidità si segue a qualunque età purché la capacità di guadagno del lavoratore sia ridotta in modo permanente a meno della metà, se impiegato e a meno di un terzo, se operaio. Occorre inoltre che siano decorsi cinque anni dal versamento del primo contributo assicurativo in marche e che risultino versati in questi cinque anni, per gli operai, almeno 52 contributi settimanali per un importo non inferiore a L. 250; per gli impiegati 12 contributi mensili per un importo non inferiore a L. 650.

Il diritto alla pensione per vecchiaia viene riconosciuto al compimento del 60° anno di età per gli uomini e del 55° anno di età per le donne. Per la pensione per vecchiaia occorre siano trascorsi quindici anni dal versamento del primo contributo in marche (sono sufficienti 10 anni per coloro la cui assicurazione sia stata iniziata anteriormente al 1" Maggio 1939 ad una età superiore ai 45 anni se uomini o 40 se donne) e che risultino versati contributi per almeno

L. 750 per gli operai e L. 1950 per gliimpi negsiaotnii Lepe sono attualmente liquidate nella seguente misura:

- pensioni per vecchiaia:

L. 10.800 annue per gli uomini;

L. 8.640 annue per le donne;

- pensioni per invalidità:

L. 8.640 annue per gli uomini;

L. 6.480 annue per le donne.

Le quote di cui sopra rappresentano in effetti dei <minimi » che le norme in vigore prevedono aumentabili in relazione al numero dei figli a carico e in funzione dei contributi versati; tuttavia attualmente l'I.N.P.S., dando alla norma applicazione parziale, si limita

Le prestazioni sanitarie comprendono il ricovero dell'ammara l to in luogo di cura ospedaliero-sa.; natoriale durante la fase attiva della malattia; il ricovero in istituto post-sanatoriale; e la cura ambulatoria o domiciliare.

Le prestazioni anzidette vengono concesse per tutto il decorso della malattia.

Hanno diritto alle prestazioni sa-' nitarie,' oltre all'assicurato, il coniuge nonché i figli, i fratelli e le sorelle dell'assicurato purchè di età non superiore ai 20 anni.

Le prestazioni di carattere economico si compendiano in una indennità giornaliera che viene corrisposta all'assicurato con decorrenza dal giorno dell'inizio delle cure sanitarie.

L'indennità stessa è commisurata all'entità dei contributi versati e viene maggiorata da determinate quote per ciascun figlio a carico.

Attualmente l'indennità maggiore per gli operai, alla quale hanno ormai diritto quasi tutti gli sa'curati, è di L. 58 giornaliere. Le quote di maggiorazione per i figli a carico sono:

L. 8,60 giornaliere per il 1° figlio;

L. 8,80 giornaliere per ciascuno di due e tre figli;

L. 9,— giornaliere per ciascuno di quattro e più figli.

La durata massima dell'indennità è di un anno.

Anche per questa assicurazione si debbono raggiungere determinati requisiti di assicurazione e di contribuzione per aver diritto alle prestazioni.

(Continua nel prossimo numero)

Pubblicazione interna della C.G.E. S.E.S.S. - Milano - Via Galilei, 7

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