Azione scissionista della CISL
Il 12 gennaio ha dimostrato come si possa essere veramente in lotta senza colpire gli utenti e come sia una grossa mistificazione la scugante che i sindacati enunciano per non far partecipare i tranvieri alle manifestazioni unitarie. La realtà è purtroppo che non non si vuole far marciare i tranvie-
ri uniti agli altri lavoratori. Anche il 12 gennaio si è fatto di tutto per non far manifestare i lavoratori dell'ATM in particolare il personale viaggiante e la riduzione stessa di mezz'ora dello sciopero ne è una conferma. Questa riduzione pur non avendo modificato nulla per i lavoratori delle altre fabbriche
Il volantino del CU B per il 12 gennaio
Compagni, lavoratori, questa grande giornata di lotta contro il governo Andreotti e i suoi provvedimenti antipopolari e liberticidi, e per un decisivo rilancio delle lotte contrattuali, vede dopo molti anni gli autoferrotranvieri milanesi manifestare in piazza al fianco degli altri lavoratori.
La cricca governativa di Andreotto dopo gli attacchi ai salari con il carovita, alle libertà costituzionali con il progetto sul fermo di polizia, si appresta ora a colpire il diritto di sciopero partendo dalla limitazione degli scioperi nei servizi
e facendo leva sulla « sensibilità » delle direzioni sindacali.
Tutti uniti, dobbiamo respingere questo disegno che tende a dividerci e a indebolirci. I lavoratori dei servizi, al pari di tutti gli altri non hanno altro strumento efficace per difendere i propri diritti che non sia Io sciopero e il modo migliore per evitare che la loro astensione dal lavoro danneggio gli altri lavoratori è lo sciopero unitario, la lotta comune.
Chiedere un miglioramento delle nostre condizioni di lavoro significa anche per noi, rivendicare un migliore servizio di trasporto 'pubblico per tutti i lavoratori. Se unitari sono gli obiettivi unitaria deve essere la lotta.
I lavoratori,dell'ATM considerano la loro partecipazione a questo
(in quanto alla manifestazione sono andati a piedi) ha però di fatto limitato in modo consistente la partecipazione dei tranvieri.
Il Comitato Unitario di Base ha però dimostrato che là dove vi è la volontà si può organizzare la manifestazione. Infatti la mobil;tazione del CUB, portata avanti da giorni sui temi dello sciopero identificabili nella lotta per il contratto contro il governo Andreotti, ha fatto sì che dal deposito Ticinese partisse un folto corteo che battendo ogni forma settaria esprimeva una larga unità sia sui contenuti che sulla volontà di lotta. Come sempre contro la reale unità si sono distinti i Cislini i cui vari attivisti non solo non hanno partecipato al corteo, ma si sono dati molto da fare per trattenere in rimessa i lavoratori.
Evidentemente la loro autonomia nei confronti del governo reazionario di Andreotti è tale per cui i capoccioni democristiani non gli consentono di unirsi a quanti tale governo vogliono battere.
Non è neppure un caso che al Reparto fabbricati un dirigente della CISL abbia non solo fatto il crumiro ma abbia anche firmato un'informativa fatta alla direzione sul fatto che un centinaio di lavoratori siano andati ad « invitare » i crumimiri a scioperare.
Nonostante l'azione scissionista degli attivisti della CISL la manifestazione di Ticinese ha assunto una importanza non indifferente in quanto ha dimostrato come sia possibile realizzare una reale unità di base quando questa, pur lasciando ad ognuno la propria autonomia, viene attuata su obiettivi precisi e non sui compromessi di vertice.
Rimane comunque grave la responsabilità di quanti hanno impedito (riducendo l'orario di sciopero, facendo assemblee nei depositi o invitando alla non partecipazione) ai tranvieri di non essere presenti in piazza con gli altri lavoratori.
corteo una prima vittoria della loro azione e della pressione sui vertici sindacali per una lotta 'che li veda uniti a tutta la classe operaia sugli obiettivi comunic
RESPINGERE L'ATTACCO DEL GOVERNO ANDREOTTI AL DIRITTO DI SCIOPERO E LA SUA
LINEA ANTIOPERAIA
DARE UNO SBOCCO POSITIVO ALLE LOTTE CONTRATTUALI
RINSALDARE LA UNITA' DI CLASSE 'DEL PROLETARIATO SOLTANTO UNITI E CON UNA
LOTTA DURA E UNITARIA POTREMO CONQUISTARE UN TRASPORTO PUBBLICO REALMENTE MIGLIORE PER TUTTI I LAVORATORI E MIGLIORI CONDIZIONI DI LAVORO.
CUB-ATM
RIFORMA SANITARIA
L'accusa che da tempo rivolgiamo ai rappresentanti sindacali e dei partiti di sinistra, è di essere dei riformisti, con ciò vogliamo dire che essi non s ipongono come obiettivo il rovesciamento della gestione del potere, ma quello di modificare con •qualche riforma (per altro molte rimaste sulla carta) alcuni aspetti sfacciatamente antidemocratici, senza di fatto togliere il potere alla minoranza autoritaria, e •repressiva (i padroni) che lo detiene.
Per alcuni però questo nostro giudizio è sbagliato e dobbiamo ricrederci; infatti per i rappresentanti sindacali che controllano la gestione della Cassa di Soccorso non si può parlare di riformisti, ma per correttezza, con questi signori, bisogna parlare di conservatori e non solo sul piano politico ma anche sul piano personale, in quanto la loro azione mira in particolare a conservare saldamente il « cadreghino ».
Lo dimostra il fatto che nono stante la Commissione Amministratrice sia scaduta da tempo, que
sta non viene rinnovata, calpestando sfacciatamente le più elementari norme che la democrazia impone. In questa f or m a conservatrice della gestione del potere vede uniti naturalmente i rappresentanti della direzione e quelli sindacali; ma la loro unità va oltre, arriva sino a concordare una azione che, nel caso fosse portata a termine la riforma sanitaria, vedrebbe rimanere •immutate le loro posizioni di potere (e i loro gettoni di presenza).
Infatti nel momento in cui il precedente governo, stava per dar vita alla riforma sanitaria (con tutti i limiti e le mistificazioni in essa contenuti) immediatamente gli amministratori della C.d.S. (temendo l'assorbimento di questo ente aziendale, nel servizio sanitario nazionale) hanno cominciato a studiare il sistema per evitarlo, operando ai limiti della legalità e con una precisa scelta di economia capitalistica. Così la maggior parte o tutti i beni immobili (comprendente il centro di via Farini e quelli climatici) dovrebbero essere intestati ad
una fondazione privata gestita da una Commissione Amministratrice di cui è facile capire da chi sarà composta.
Controllando in modo privatistico la gestione di parecchi miliardi.
Ma gli intenti dell'attuale Commissione Amministratrice (scaduta) non si fermano a quanto sopra citato; si cerca perciò intanto di trasferire dalla gestione ordinaria alla Gestione Integrativa (G.I.A.) tutto il possibile in quanto l'eventuale servizio nazionale assorbirebbe -solo la gestione ordinaria escludendo dalla riforma la G.I.A.
Come si può vedere il comportamento della Commissione Amministratrice (scaduta e perciò non legalizzata a compiere certe operazioni) è • il tipico comportamento del padrone che intesta a varie persone i suoi beni per non poter essere controllato in tutte le sue attività e sui suoi profitti.
Questa linea, inoltre, si inquadra benissimo nella linea del governo Andreotti-Malagodi che consente a enti pubblici e privati (RAI - Montedison ecc.) di controllare bilanci di miliardi prolungando- arbitrariamente d'operato di Consigli d'Amministrazione già scaduti, per meglio disporre di posizioni di potere e del pubblico denaro.
A questo punto ci sentiamo dire che tale operazione tende soltanto a preservare gli interessi dei lavoratori dell'ATM, che con i loro soldi si sono costruiti forme di assistenza che il servizio sanitario nazionale prevede solo a lunga scadenza.
A parte una verifica su come vengono gestiti questi privilegi che i tranvieri si sono pagati e pagano di tasca loro, e che affronteremo in prossimi articoli, vorremmo chiedere ai rappresentanti della C.d.S. e che militano nei partiti di sinistra come sia possibile scegliere la strada del corporativismo e quindi del fascismo, per conservare certi privilegi (se vi sono) anzichè lottare •con tutte le forze affinchè tali privilegi vengano estesi a tutti, e poi dichiararsi dei marxisti.
Non rovinarla, serve anche alla C.d.S. per assegnare i giorni di malattia
Sulla 336
Nonostante quanto pubblicato dalla UIL e sostenuto anche dai rappresentanti sindacali in seno al Comitato di Vigilanza del Fondo speciale Autoferrotranvieri, la nota circolare della Presidenza del Consiglio che sancisce la validità ai fini del raggiungimento dei 35 anni di anzianità di tutti i contributi pensionistici indipendentemente dall'Ente in cui sono stati versati, non si riferisce solo ai fondi gestiti direttamente dall'INPS.
Le domande presentate all'ATM sono rimaste sin ora senza risposta pcichè la Presidenza del Consiglio interpellata, non ha ancora risposto. Il silenzio in questo caso ha se non altro escluso una facile negazione del diritto, così come la stessa Direzione dell'INPS non ha negato il diritto dei tranvieri di av-
valersi della interpretazione della Presidenza del Consiglio.
Certo, a nostro svantaggio gioca la negativa interpretazione del Comitato di Vigilanza, l'assenteismo (escluso Milano) dei sindacati. Ma appare certo che entro breve tempo, con o senza legge, dovrà anche a noi essere riconosciuto il diritto già concesso all'ENEL e ad altri lavoratori.
Nostro compito è quello di non rimanere con le mani in mano ad attendere la grazia, ma di lottare far pressione perchè questo diritto, che è un diritto da far valere non solo per i combattenti, venga riconosciuto. Per questo la nostra richiesta deve giungere in modo singolo o collettivo ad ogni istanza, sindacale o politica, per esercitare quella pressione necessaria ad affrettare i tempi per il riconoscimento di tutti i periodi contributivi prestati anche in altre aziende.
Non vi è dubbio che in un partito autenticamente marxista-leninista un comportamento del genere, da parte di alcuni militanti, verrebbe affrontato con l'espulsione di tali militanti. Ma purtroppo non crediamo ormai più alla befana per cui una gestione autoritaria e verticistica da parte di così detti «compagno» non ci fa meraviglia. A conferma di questo autoritarismo e verticismo basta guardare alle trattative per li contratto, in cui anzichè spingere i tranvieri sul terreno della lotta unitamente agli altri lavoratori con uguali scadenze contrattuali vengono tranquillizzati, tenuti a riposo e isolati nelle lotte (vedi lo sciopero del 22-1-73) esprimendo ed alimentando il corporativismo più gretto così caro alla attuale compagine governativa di centrodestra.
Chiediamo anche un'altra cosa ai così detti rappresentanti dei lavoratori:
il fatto che la direzione aziendale vi giudichi dotati di «grande senso di responsabilità» non significa che, in parole povere, siete parte integrante di un sindacato filo-padronale?
Aumenta il malcontento dei lavoratori per
Il primo sciopero indetto dalla segreteria della Federazione Autoferrotranvieri solleva tutta una serie di dubbi sulla sua impostazione. C'è da chiedersi, e i lavoratori se lo chiedono, perchè e per chi è stato dichiarato lo sciopero.
Il comunicato dei sindacati (che riportiamo al termine dell'articolo) afferma che esso è dichiarato « sia in 'relazione al rinnovo del Contratto nazionale della categoria che all'impostazione di una nuova politica dei trasporti ». Certo è che per quanto riguarda le trattative non è un atto di rottura poichè lo stes• so comunicato, alla fine, informa che il 16 gennaio vi sarà un altro incontro.
Naturalmente questi incontri sono ancora « segreti » e nulla si lascia trapelare alla base sulla posizione assunta dalle aziende, così come le stesse richieste sono state for-
mulate nelle loro parti qualificanti in modo possibilistico e fumoso, tale da lasciare aperta la porta a qualsiasi soluzione d'accordo
Lo sciopero è dunque ambiguo, tendente da un lato a spingere in modo estremamente generico sul contratto e dall'altro a sollecitare una ancor più generica azione sulla riforma dei trasporti. Insomma, l'unica cosa di chiaro esistente nella decisione dei sindacati è che i lavoratori dell'ATM debbono fare uno sciopero di tre ore che danneggi poco i cittadini, niente l'ATM e molto i tranvieri.
Non possiamo che concordare con la necessità di estendere a tutti i lavoratori la lotta per il miglioramento del trasporto pubblico: su questo problema vanno sensibilizzati gli altri operai delle fabbriche, condotta una comuna lotta che punti su precisi obiettivi qualificanti.
Sarca Prolungato lo sciopero
Lo sciopero del 22 gennaio ha dimostrato quanto alta sia la volontà dei tranvieri di lottare per avere subito il contratto e come non siano più disposti ad accettare supinamente le decisioni verticistiche dei sindacati sia sulle modalità di sciopero e sui contenuti.
Evidentemente i dirigenti sindacali si credevano di trovare ancora una volta lavoratori scontenti che tuttal'alpiù si accontentavano di mugugnare e che questo loro malcontento lo esprimessero andandosene a casa ma così non è stato.
Iniziato lo sciopero é iniziata nei depositi una discussione sulle lotte e sui suoi contenuti.
Nei depositi come Ticinese ove i sindacati sono stati costretti a tenere una assemblea per paura che questa venisse fatta dal CUB la partecipazione dei lavoratori è stata massiccia e combattiva, unici veri relatori si sono dimostrati i vari compagni del CUB che hanno visto in concreto i lavoratori concor dare sulla linea da loro espressa.
In altri depositi ove non si è tenuta un'assemblea i lavoratori hanno obbligato i sindacalisti locali a discutere in capannelli alquanto vivaci.
Al termine dello sciopero poi si sono verificate le più apparenti espressioni del malcontento sopra citato e che da visto in alcuni depositi i lavoratori (come a Novara Messina ecc.) non troppo disposti a terminare lo sciopero e perciò effettuare il tentativo di prolungarlo.
Al deposito di Sarca poi il clima creato dall'atteggiamento inqualificabile dei sindacalisti locali ha creato le condizioni per cui il prolungamento dello sciopero si concretiz zasse, ma anche in ciò sindacati e « Corriere della Sera » cercano di
pescare nel torbido, nel tentativo di falsare i fatti.
Infatti in una assemblea imposta ai sindacalisti, locali dai lavoratori di Sarca, dietro l'incalzare delle critiche ai sindacati sulla mancanza di chiarezza e sulla verticistica direzione delle lotte i suindicati sindacalisti abbandonavano il deposito, per cui i lavoratori come protesta decidevano di effettuare una assemblea al termine dello sciopero da tenersi in campata davanti ai cancelli d'uscita delle vetture, e a questa assemblea sono stati chiamati alcuni compagni del CUB.
All'orario d'uscita delle vetture ecco riapparire i sindacalisti che in precedenza avevano abbandonato la assemblea i quali impotenti di fronte alla volontà dei lavoratori di non riprendere il servizio prima di aver tenuto l'assemblea decisa, sfogarono il loro livore cercando di impedire di parlare ai compagni del CUB manovra alla fine anch'essa fallita nonostante 1' impegno c h e questi individui vi avevano messo.
I lavoratori quindi, soddisfatti dei risultati ottenuti, riprendevano il lavoro, mentre i sindacati si impegnavano a tenere un'assemblea per il giorno 23 alle 10, assemblea che naturalmente (come in ogni occasione) viene tenuta perchè imposta e non certo per una volontà democratica dei sindacati.
Attualmente dovendo andare in macchina con il giornale non possiamo ni questo numero darne un resoconto.
Tutto ciò sta a dimostrare come sempre meno i sindacati riescano a controllare e condizionare la volontà dei lavoratori e come sempre più questi lavoratori vedano nel Comitato Unitario di Base un reale punto di riferimento.
Come si può creare questo vasto fronte di comune lotta affidandosi ad un volantino che esce, come giustificazione, per uno sciopero contrattuale della nostra categoria? Il volantino avrebbe dovuto essere caso mai il punto culminante di una azione condotta nei mesi scorsi in profondità, con assemblee nelle fabbriche, intervento nei consigli sindacali di zona e in tutte le altre realtà che vedono presente la classe operaia.
Tutto questo lavoro di sensibilizzazione non è stato fatto ed oggi si vuole salvare la faccia con la divulgazione di una posizione estemporanea ed ambigua. Guardiamo in faccia alla realtà: i bancari hanno già concluso la lotta come gli edili ed altre categorie; i metalmeccanici trovano difficoltà nel raggiungere il rinnovo del proprio contratto; l'opinione pubblica ed i lavoratori lottano contro l'incessante aumento del costo della vita; il governo Andreotti, appoggiato di fatto dai fascisti, non sollecita certo le riforme.
Chiedere in questo momento un collegamento di tutto il movimento sindacale sugli obiettivi di riforma del settore significa porsi sul terreno della demagogia per nascondere reali carenze e la volontà collaborazionista di raggiungere un accordo bidone.
Questi concetti sono chiari ai lavoratori dell'ATM i quali hanno mal digerito la presentazione di una piattaforma limitata che non ha volutamente tenuto conto delle loro esigenze. L'unico collegamento che noi in questo momento possiamo avere con gli altri lavoratori è lo sciopero e le manifestazioni comuni.
Ma anche su questo piano non si intende far nulla: il 22 sciopereranno i centocinquantamila ferrotranvieri, il 23 i centodiecimila elettrici, i metalmeccanici sciopereranno da soli non si sa quando, per la rottura delle loro trattative. Nello sciopero del 12 gennaio si sono mandati in piazza solo gli operai e volutamente non organizzata la partecipazione dei tranvieri: a Baggio si è tenuta una assemblea, a Messina, Molise, Sarca, Giambellino e negli altri depositi non si è fatto nulla per mobilitare i lavoratori. Solo a Ticinese, sulla scia della mobilitazione organizzata dal CUB, ci si è mossi per evidenti ragioni di prestigio.
Questo è il primo sciopero indetto anche per il contratto e noi non sia mo d'accordo sulla divisione dei lavoratori e pertanto parteciperemo rispettando anche le indicazioni sindacali. Ma con altrettanta franchezza è bene affermare che concordiamo con le critiche che il personale muove al presente sciopero.
Il personale rivendica non solo il diritto di essere tempestivamente informato sull'andamento delle trattative, di partecipare alla decisione
la poco incisività della lotta contrattuale
delle forme di lotta. In particolare esige chiarezza negli obiettivi; ogni sciopero, ogni lotta deve avere un preciso obiettivo preventivamente discusso e approvato dal personale.
Lo sciopero non può essere nè un'arma di comodo nè un generico strumento di pressione. Occorre lottare per un preciso scopo, sia questo la risposta della controparte alle nostre richieste da ottenere entro un termine fissato, sia la lotta per l'accoglimento di precise richieste qualificanti.
Noi vogliamo essere unitari, ma la nostra unità è quella che scaturisce dalla base dei lavoratori, non dai vertici sindacali. Pertanto se non verrà modificato il metodo di lotta, se non verrà data a questa un preciso e chiaro contenuto contrattuale corrispondente alle esigenze dei lavoratori, appoggeremo con ogni mezzo le eventuali proteste spontanee di massa tendenti a riportare nei giusti termini la lotta contrattuale della categoria.
A fianco di questa lotta contrattuale che deve essere condqtta rivendicando e divulgando i nostri diritti, dovrà essere intrapresa una azione in profondità, a più ampio respiro con la classe operaia, sulla funzione sociale del trasporto pubblico e sulla necessità di migliorare ed estendere del servizio.
ll volantino sindacale
Le Segreterie nazionali degli autoferrotranvieri aderenti alla CGIL, CISL e UIL hanno concordato il seguente comunicato:
I problemi sollevati dalle Organizzazioni Sindacali degli addetti ai pubblici servizi di trasporto (autoferrotranvieri, internavigatori, autolinee), sia in relazione al rinnovo del contratto nazionale di categoria che all'impostazione di una nuova politica dei trasporti che sia funzionale alle esigenze delle popolazioni, non hanno finora avuto, dopo oltre due mesi dalla presentazione delle richieste, adeguate risposte dalle controparti pubbliche e private circa i modi di affrontare l'attuale situazione di crisi dei trasporti pubblici per avviarla a soluzione.
Le Segreterie degli autoferrotranvieri CGIL, CISL e UIL ritenendo ormai indispensabile richiamare la attenzione del Paese sui predetti blemi, mentre invitano le proprie Organiz. Provinciali a portare avanti le iniziative già programmate per impegnare l'insieme del movimento sugli obiettivi di riforma, hanno deciso di proclamare un primo sciopero nazionale di tre ore da effettuarsi dalle ore nove alle ore dodici di lunedì ventidue gennaio c. a.
La Federazione delle Confederazioni CGIL, CISL e UIL tenendo conto della particolare situazione
del settore ha convocato per il 24 gennaio i Segretari Regionali delle tre Confederazioni ed i Segretari Provinciali delle Camere del Lavoro, delle Unioni Sindacali e delle Camere Sindacali insieme con le Segreterie nazionali delle tre Federazioni di categoria per predisporre un preventivo previsionale di lotta, tale da interessare tutto il movimento sindacale sia ai fini degli effetti della lotta dei lavoratori addetti e sia ai fini del suo collegamento con gli obiettivi di riforma del settore.
CONTRATTO AUTOFERROTRANVIERI
Ieri ha avuto luogo il previsto incontro della Federazione degli Autoferrotranvieri CGIL, CISL e UIL
con le Associazioni delle Aziende Fedetrasporti, Fenit, Intersind per il rinnovo del contratto, nazionale degli auto ferrotranvieri.
Nella predetta riunione sono sta ti ulteriormente approfonditi i vari punti delle richieste relative all 9rganizzazione del lavoro, organici, a• bolizione appalti e assuntorie, orario di lavoro, aumenti salariali, scatti di anzianità, trattamento di fine lavoro, congedi e ferie, decorrenza e durata.
Per quanto riguarda invece il problema relativo alle qualifiche e alle trasferte vi sarà un ulteriore incontro martedì 16 gennaio per completare l'esame complessivo delle richieste presentate.
La Segretria Milano 10 gennaio 1973
Volantino del CUB
sullo sciopero
Fra i lavoratori non vi è chiarezza sulle reali finalità dello sciopero, in quanto non si capisce come mai per la riforma dei trasporti scioperino solo i lavoratori del settore.
IL MALCONTENTO fra i lavoratori per la poca chiarezza sul contratto, sull'andamento delle trattative e sulla fumosità di alcune richieste, impone l'esigenza di discutere su questi temi.
Efettuare scioperi su obiettivi poco chiari e generici serve ai padroni in quanto crea sfiducia tra i lavoratori e ne fiacca la combattività.
CI E' STATO DETTO E RIPETUTO CHE IL GOVERNO ANDREOT-
TI E' IL PIU' REAZIONARIO E ANTIOPERAIO CHE FINORA ABBIAMO AVUTO.
Invitiamo perciò tutti i lavoratori a SCIOPERARE COMPATTI su un preciso obiettivo : DISCUTERE SUL CONTRATTO e sulle richieste che ancora oggi non sono precisate (revisione delle qualifiche, dei parametri ecc.) durante assemblee da tenersi nelle ore di sciopero.
QUESTO SERVIRA' A IMPORRE AI SINDACI MAGGIOR CHIAREZZA E TENERE ACCESA LA VOLONTA' DI LOTTA FRA I LAVORATORI, NELLA EVENTUALITA' DI UNA LOTTA LUNGA IN CUI SI CERCHI DI PROPINARE UN ACCORDO CHE NON VEDE ACCOLTE LE ESIGENZE DEI LAVORATORI.
Comitato Unitario di Base A.T.M. Milano 22-1-73
SARCA ore 12,30
Regolamento promozioni
Scelte di classe o collaborazionismo
Per la revisione del « regolamento avanzamenti e promozioni » l'accordo aziendale 10 luglio 1971 all'art. 12 stabiliva che: « ... le parti si impegnano ad incontrarsi entro il corrente anno (1971 n.d.r.) per l'esame delle risultanze emerse dalla loro attuazione ».
Gennaio 1973 — è passato oltre un anno e mezzo dall'accordo ed oltre un anno dal termine previsto per l'inizio delle trattative — la revisione del « regolamento » affrontata nel più assoluto riserbo sindacale, discussa (poco) più o (molto) meno a fondo dagli attivi sindacali, sfiorata occasionalmente durante
Prevenzione all'ATM
VARTA ACCUMULATORI
Su 250 operai, solo nel 1971 sono stati accertati 22 casi di saturnismo (intossicazione da piombo) e 4 casi di tubercolosi.
(da l'Unità del 24-11-1972)
E' ufficialmente riconosciuto che la manutenzione e la riparazione degli accumulatori è un lavoro nocivo. L'esalazione del piombo provoca il saturnismo cioè un deposito di piombo nel sangue che, al pari del silicio, non viene espulso e rimane nel corpo provocando gravi conseguenze.
Questo è il componente più nocivo, non l'unico dell'accumulatore, altre esalazioni come quella dell'acido solforico, della formazione dei gas di carica e scarica, danneggiano l'organismo degli operai addetti a tale lavorazione.
D'altra parte la nodività nel nostro paese non viene riconosciuta sino a quando superando determinati limiti, provoca danni spesso irreparabili all'organismp. E' chiaro che l'intossicazione da piombo si prende progressivamente, giorno per giorno in dosi minime mentre la constatazione del saturnismo avviene solo quando nel sangue si è depositata una quantità di piombo tale da provocare disturbi spesso gravi.
Lo stesso dicasi per le esalazioni di acido solforico e di altri gas. La prevenzione dovrebbe essere quella di evitare che i lavoratori siano esposti a determinati pericoli, quindi che i luoghi ove si effettuano dette lavorazioni siano isolati e forniti di apparecchiature necessarie per ridurre al minimo il pericolo di intossicazione.
Se noi esaminiamo sotto questo aspetto logico prima ancora che tecnico il Reparto Accumulatori di Zara, l'unico nell'ATM ove vengono eseguite riparazioni, notiamo subito come esso sia stato costruito per rispondere ad altre esigenze, forse efficienti da un punto di vista organizzativo, sicuramente non umane e protettive per i lavoratori.
Per eliminare il « pericolo » di dovere mettere un capo per i tre operai addetti, il Reparto accumulatori è stato costruito a ridosso del Reparto elettricisti, in mezzo agli al-
alcune assemblee svincolando comunque da un'analisi seria, è ben lungi dall'essere risolta.
Per di più le ipotesi di modifica proposte dai sindacati alla direzione e abilmente non sottoposte alla approvazione dei lavoratori non fanno nel loro complesso che confermare lo strumento della meritocrazia (valutazione con punteggio delle capacità dei singoli lavoratori), il concetto della divisione dei lavoratori in numerose categorie (anche là dove condizioni tecniche non lo giustificano).
Non ci illudevamo di vedere i sindacati assumere posizioni « rivolu-
tri lavoratori. Unica precauzione è stata quella di isolare i banchi di carica degli accumulatori e fornirli di aspiratori.
Ma per la riparazione, per le decine di batterie (spesso più di cinquanta) che stazionano giornalmente nel Reparto, non si è fatto nulla. ne a una decina di metri da altri
Gli operai lavorano nel capannolavoratori sicchè le esalazioni venefiche si diffondono su un'area vasta ed interessano non solo i tre addetti. Certo, non si verificherancasi di saturnismo fra quanto lavono (cioè non saranno riscontrabili) rano nei pressi di detto Reparto ma quel poco veleno che viene respirato certo non fa bene e può se non altro indebolire il fisico.
La mancanza di prevenzione per questo Reparto è giunta a limiti incredibili. E' risaputo che l'unico modo per eliminare tracce di acido solforico è quello di lavarle abbondantemente con acqua. Bene, in questo Reparto non esiste nè una presa d'acqua nè uno scarico.
Dopo circa tre anni dalla sua costruzione l'assenza di una adeguata pulizia ha permesso all'acido solforico di impegnare tutto quanto esiste nel Reparto compreso il banco di lavoro. Chi si avvicina al Reparto e accidentalmente tocca qualche cosa con la tuta, rischia di ritrovarsela ridotta in buchi dall'acido.
Gli operai del Reparto, ai quali l'ATM fornisce tute antiacido, hanno avanzato richiesta di ottenere anche biancheria antiacido (come viene data in altre aziende) poichè l'acido, presente ovunque, riesce in pochi giorni a passare attraverso la stoffa delle tute e a bruciare la biancheria. Questa richiesta che ha naturalmente sollevato lo scandalo di alcuni funzionari, non è che il primo risultato della assoluta mancanza di prevenzione che ispira i nostri dirigenti.
Tutto si progetta e costruisce per essere più funzionale ai fini produttivi ed economici; l'uomo, cioè il lavoratore, si deve adeguare a questa concezione del progresso tecnico e se si ammala o muore, vorrà dire che lascia il posto a uno delle migliaia di disoccupati disposti a rovinarsi la salute per non morire. Questa è la logica dell'ATM che è logica del padrone e come tale va combattuta.
zionarie » o quanto meno « classiste », non siamo tanto sprovveduti, ma neppure pensavamo si potesse proporre modifiche tanto arretrate.
Pur dando atto ai « nostri » di posizioni estremamente arretrate ci stupisce la miopia di chi pensa di mutare a favore dei lavoratori la situazione in tema di valutazione dei meriti e promozioni inventando una commissione paritetica per i ricorsi contro i punteggi assegnati dei capi ai lavoratori, commissione che in caso di mancato accordo godrebbe dell'arbitrato nientepopodimeno che... del direttore generale.
Miopia o collaborazionismo?
A meno di non dare credito al sindacato di una grande ingenuità o di una grande... fiducia nella direzione la risposta non può che essere una.
Eppure la revisione del « regolamento » poteva dare spazio per affrontare, a fondo e con una analisi politica precisa, la condizione operaia in fabbrica; per affrontare seriamente il problema della frammentazione della classe lavoratrice in una serie di categorie e sottocategorie in larga misura non dettate da neèessità tecniche bensì da ragioni ideologiche (divisione che tanto fa comodo ai padroni): tipico è il caso di lavoratori che pur svolgendo identiche mansioni sono inquadrati in qualifiche totalmente diverse e percepiscono paghe diverse.
Si sarebbe potuto affrontare l'aspetto della meritocrazia che obiettivamente rappresenta oggi uno strumento di pressione della direzione e dei suoi « rappresentanti » nei confronti dei lavoratori, uno strumento di divisione della classe operaia, un assurdo metodo di schedatura professionale dei dipendenti.
Si sarebbe potuto affrontare il problema delle qualifiche inferiori, che è stato solo sfiorato con la proposta di abolizione dello stenodattilografo, per verificare la condizione di lavoratori con paghe da fame come i pulitori e i manovali per i quali l'unica possibilità di salari più umani è rappresentata dal capestro dei concorsi.
Si sarebbe potuto realmente modificare qualcosa solo che si fosse affrontato il problema in modo classista, ma non lo si è voluto fare.
Ora le ipotesi di modifica, al di là di una o due richieste corrette inserite quasi per caso senza una tematica generale (es.: abolizione di dattilografo e stenodattilografo) minacciano di diventare l'avallo e di consolidare un sistema che è invece totalmente da rifiutare.
I burocrati sindacali hanno ancora una volta imboccato la strada della collaborazione con scelte da « sindacato giallo » e ancora una volta i lavoratori rischiano di pagare: per questo è importante che si allarghi a tutti i compagni di lavoro un dibattito su questi temi, per questo è importante prepararci a battersi contro soluzioni opportuniste contrarie agli interessi del• la classe operaia.
Ni lavoro e nessuna prospettiva
L'ATM sta approntando una innovazione tecnica per i centralini telefonici resa necessaria, afferma, per l'uso ormai generalizzato della teleselezione. Ogni linea urbana verrà fornita di un apposito contatore capace di registrare, durante le conversazioni gli scatti. L'apparecchiatura costerà poco meno di un milione per ciascuna linea con un totale che supererà i 40 milioni.
Noi non critichiamo l'iniziativa poichè sappiamo bene •cosa costano le telefonate interurbane e possiamo capire l'azione di controllo che questa innovazione tecnica comporl'ATM si appresta a compiere. Ma ta necessariamente un aumento delle responsabilità del personale addetto al centralino.
Infatti, l'ATM ha già distribuito dei moduli che il centralinístra deve riempire per ogni telefonata interurbana. In essi si deve specificare:
se la comunicazione è per servizio o privata
il numero telefonico richiesto
la ditta o ente corrispondente
il N. dell'apparecchio richiedente
le ore e minuti dell'inizio della conversazione
il numero degli scatti all'inizio della conversazione (1 etto sul contatore)
il numero alla fine della conversazione
il totale degli scatti della conversazione
Se si considera che un centralino di un luogo di lavoro (esclusi i depositi) effettua 100 o più telefonate interurbane al giorno, si comprende quale sia il maggior lavoro che si chiede all'operatore durante (cioè senza interrompere) il suo normale lavoro.
Compito del centralinista è quello di smistare le centinaia di telefonate che vengono fatte al luogo di lavoro e queste, sono tante da dovere impegnare non uno ma due centralinisti (vedi Zara, Teodosio, Direzione, Molise).
Ma vi è di più. Spesso il compito di chiamare ditte fuori Milano viene affidato al centralinista. Cosa succede se per errore di chi comunica il numero, della rete telefonica o dello stesso centralinista risponde un numero sbagliato? Chi paga gli immancabili scatti? Chi appura se l'errore è dovuto al centralinista o alla rete telefonica?
Sono interrogativi che non possono essere lasciati insoluti così come non può essere fatto passare inosservato questo aumento qualitativo e quantitativo del lavoro. Ai centralini giustamente vengono indagli altri servizi ai quali si assicuviati degli ammalati provvenienti
a il trattamento economico di telefonista (grado C) oppure, se superiore, quello della categoria di appartenenza.
L'innovazione che si intende apportare comporta per il centralinista un lavoro di controllo e amministrativo che esula dalle mansioni specifiche della sua qualifica. Come si intende inquadrarlo? Il fatto che egli è un ammalato proveniente dalla vettura non deve permettere all'ATM di sfruttarlo per una mansione superiore a quella per la quale riceve un salario bloccato.
La soluzione dunque non può che essere quella di assegnargli quanto meno la qualifica del grado « D » (applicato di 3» classe) e immetterlo nei ruoli degli operai o degli impiegati sbloccandogli la carriera.
Certo è che non si può assistere passivamente a queste innovazioni tecniche sperando che la Direzione, bontà sua, pensi a risolvere i problemi dei lavoratori. Se ci chiediamo come pensa la C.I.A. di impostare le rivendicazioni di questi lavoratori; se cerchiamo di vedere quale inchiesta, sia pure orientativa, ha svolto questo organismo dei lavoratori, dobbiamo constatare di trovarci davanti al vuoto più asso-
luto. Un vuoto di idee e d'azione che non può certo riempirsi con il collaborazionismo reso tanto più spregevole in quanto fatto nei corridoi con le classiche manate sulle spalle e strette di mano scambiate amichevolmente con i dirigenti.
Venerdì 12 gennaio, per la prima volta, hanno scioperato tutti i centralinisti dell'ATM bloccando tutti i centralini compreso quello della Direzione.
Cogliendo l'occasione delle tre ore e mezzo di sciopero, i centralinisti si sono riuniti tutti, ed anche questo fatto è avvenuto per la prima volta nell'ATM, per discutere dei loro problemi che si inquadra-, no nella lotta per il raccorciamento del ventaglio delle qualifiche e contro il blocco delle stesse.
Alla riunione era presente il loro rappr. sindacale il quale si è impegnato a portare avanti assieme ai centralinisti l'azione per raggiungere i comuni obiettivi. Ci auguriamo che questo centralinista rappresentante i lavoratori nel sindacato, non si lasci irretire da pròmesse e vii tendenti ad insabbiare le rivendicazioni, ma conduca l'azione assieme agli altri lavoratori che sono decisi a lottare sino in fondo.
Il primo giorno dell'anno 1973, tanto per iniziare bene un altro anno di trasporto pubblico, due vetture del deposito Baggio, sono state costrette a rientrare in Deposito per mancanza di personale. In tutti i chioschi non c'era personale di scorta, si vede, e i quattro lavoratori non hanno accettato la proposta di saltare il pasto e lavorare quattro o sei ore di più.
Le due vetture sono: una della linea 18 (tab. 4) che doveva rientrare alle 2,07 è rientrata alle ore 20,47; l'altra della linea 21 (tab. 1) anzichè rientrare alla 1,07 ha cessato il servizio alle ore 21. Queste due vetture erano notturne che effettuavano le ultime partenze dai capilinea e quindi il disservizio è stato totale e, quei poveri passeggeri che all'una o alle due dovevano prendere il tram sono dovuti andare a piedi, e naturalmente quelli che vanno a piedi sono proletari.
Certo, a coloro che dirigono l'ATM e il Comune poco importa se degli operai vanno a piedi, per loro come per i partiti revisionisti basta fare un po' di chiasso per il trasporto pubblico: strisce gialle per terra, esperimenti costosissimi come quelli delle macchinette per l'agente unico, dei tram lunghi, degli appalti, della pulizia delle vetture ecc. ecc. che non migliorano
il trasporto pubblico e danneggiano i tranvieri.
Le modifiche, gli esperimenti hanno solo lo scopo di buttare un po' di fumo negli occhi al cittadino e lo scopo di risparmiare sulla pelle del lavoratore. Diversamente non si spiegherebbe come l'ATM abbia diminuito oltre i limiti le scorte, come punti sugli straordinari (con il tacito, consenso dei sindacalisti) per mantenere l'attuale servizio.
Queste cose vanno dette chiaramente per comprendere le vere ragioni che impediscono la soluzione di vecchi problemi come la nocività, il settimo giorno ed ora il contratto nazionale come quelli delle scarse assunzioni, la proposta del pagamento dello stipendio tramite banca, dell'appalto della sabbia ecc.
Dobbiamo ribellarci a questo stato di cose che mentre impone a noi sempre maggiori oneri (siamo l'azienda municipale con i salari più bassi) senza risolvere nè arginare la crisi del trasporto pubblico.
E' chiaro che dobbiamo ribellarci a questo tipo di politica e lottare contro tutti coloro che la difendono, compresi i sindacalisti e i revisionisti, ricercando l'unità non solo per i tranvieri ma con tutti i lavoratori e in primo luogo con gli operai che sono interessati al trasporto pubblico.
La barca dei c . . . . . .
PRESIDENZA SOCIALISTA E POLITICA DC
Quello che sta succedendo alla A.T.M. nel campo della democrazia e della Gestione non certo in funzione classista è per certi aspetti contradditoria dato la presidenza socialista.
I fatti succedutesi in questi ultimi mesi stanno a dimostrare come la favola, che una presidenza di sinistra sia più rispondente agli interessi dei lavoratori, non incanti ormai più nessuno.
Da oltre un anno abbiamo il socialista Trioni alla presidenza e qua-. li sono i risultati di questa gestione?
Sul piano del servizio assistiamo alla graduale applicazione dell'agente unico senza che vengano presi quei provvedimenti viabilistici che gli stessi sindacati avevano richiesto come premessa per questo aumento dello sfruttamento del personale e che i compagni socialisti (Trioni in testa) ritenevano più che giusta; evidentemente una presidenza socialista non è servita a mantenere fede agli impegni ma, se mai, è servita a condizionare i sindacati che nulla dicono e nulla fanno per far mantenere tali impegni, per cui vediamo gli autisti della S, della L ed altre linee lavorare con vetture ad agente unico in condizioni che in alcuni casi sono peggiori che nel passato.
Due avvenimenti poi sulla repressione antioperaia vedono il presidente socialista nella piena impotenza ad intervenire ed in alcuni casi fare da copertura e perdere la faccia davanti a semplici lavoratori, come nel caso del pulitore di Ticinese per il quale il presidente s'era fatto garante del suo trasferimento di avvicinamento al deposito di-Baggio, impegno poi pretestuosamente eluso; vi è poi il mancato trasferimento di un pulitori di Gorgonzola già deciso e revocatao dal buon papà, ingegnere (?) caposervizio per rimento punitivo di un impiegato motivi repressivi; nonchè il trasfedi Zara in quanto sgradito politicamente.
In questo arco di tempo non è neppure mancato l'uso degli appalti in funzione antisciopero e che ha visto il solito buon presidente socialista non aprire bocca di fronte un'azione reazionaria e fascista come quella usata contro i pulitori.
E l'anno nuovo non ha modificato la funzione puramente strumentale di copertura di questo rappresentante socialista che non si differenzia sostanzialmente da un presidente DC, con la differenza che almeno un presidente democristiano non usa per fare la sua politica, la mascheratura della falce e mar• tello, simbolo del proletariato.
Ultimo cesello di questa strumentalizzazione democristiana riguar.
da la nomina del nuovo direttore amministrativo e che doveva sostituire il socialista pensionato avv. De Filippo.
Per quanto ci risulta tale nomina è avvenuta sostanzialmente fuori del Consiglio di Amministrazione e non solo trombando il delfino (candidato al PSI e anch'egli avvocato) del presidente Trioni, ma addirittura scartando un candidato anch'esso DC ma che si dice di indubbia capacità.
Noi non ci rammarichiamo per la assunzione di detta carica da parte di Tizio al posto di Caio, in quanto non dimentichiamo che quando un funzionario viene messo in certi posti, non può che essere un fedele esecutore degli ordini padronali, espressi anche politicamente, indipendentemente dalla tessera di partito che ha in tasca.
Riteniamo però utile entrare in merito alla faccendo per eviden ziare come al di là delle dichiarate intenzioni dei comunisti e dei socialisti, i veri artefici della politica che si esprime all'ATM sono i democristiani e non certo dei così detti sinistri.
ediamo perciò riacquistare quota proprio quei dirigenti che sembravano esautorati per manifeste incapacità direzionali di un certo livello.
Ad alcuni di questi erano stati dati incarichi, che nelle intenzioni di qualcuno dovevano solo servire da contentino ma che invece opportunamente usati, hanno dato a questi personaggi gli strumenti per condizionare quanti potevano favorire una riconquista di posizioni.
Sappiamo benissimo come, senza entrare nell'illecito, ad esempio essere alla direzione del servizio approvvigionamenti si possano favorire gli amici di quanto dovranno a tempo opportuno divenire amici di chi questa direzione detiene.
Tu fai un favore a me io faccio un favore a te questa logica è il pane quotidiano di quanti predicano la modifica della società operando all'interno delle sue strutture, così chè vediamo personaggi come il vice presidente del Circolo Ricreativo essere ormai semplici elementi di contorno (peraltro poco decorativi) e che al di là delle proprie incapacità, viene condizionato nelle sue azioni dall'aver accettato quelle briciole costantemente elargite da chi non faceva tale elargizione per riempire lo stomaco del rappresentante del PCI ma bensì per cucirgli la bocca: il silenzio infatti del PCI sulla nomina del direttore amministrativo conferma la validità di tale tattica.
Tutto questo dimostra come non si possa essere coerentemente dal-
la parte dei proletari mettendosi al servizio dei borghesi accettando da questi tutte le ' mortificazioni che impongono (unitamente ai lauti stipendi).
Essere in questa logica significa tradire gli ideali socialisti ed i lavoratori stessi a cui ci si richiama. Non vi possono neppure essere giustificazioni all'accettazione di questi compromessi salvo quelle dettate dall'opportunismo più bieco e può essere giustificata solo da quei socialisti che per loro interessi di parrocchia iscrivano al PSI dei controllori dichiaratamente fascisti.
Rimane come ultima constatazione, che ormai sta diventando normale la nomina a direttore amministrativo di quanti, usando intelligentemente il servizio approvvigionamenti, si sanno creare una larga base di lancio per tale nomina.
Base di lancio largamente unitaria come unitaria è stata la distribuzione dei pani e dei pesci. In que ste condizioni anche il concorso indetto all'ultimo momento per coprire con una parvenza di democraticità quello che altro non è che una imposizione verticistica del potere costituito, diventa una ennesima presa in giro in quanto se fosse una questione di reale democrazia si sarebbe lasciata tale carica in mano a chi prvovisoriamente la deteneva.
Sciopero antifascista solo a Molise
A Molise il giorno 18 gli organismi sindacali locali hanno indetto 15 minuti di sciopero per protestare contro il congresso delle carogne fasciste iniziato nello stesso giorno a Roma.
Ora, senza voler polemizzare sulla esiguità della durata dello sciopero, ci chiediamo come mai la lungimiranza sindacale arriva al punto da indire una fermata antifascista soltanto a Molise.
Forse perchè le Organizzazioni sindacali ritengono che all'ATM i lavoratori siano antifascisti solo nel suddetto luogo di lavoro e negli a1 tri no? O perchè, come crediamo noi, il sindacato porta avanti la linea tanto cara ad ,Andreotti e al suo Pupillo Scalia che meno ore di sciopero fanno i lavoratori dei servizi pubblici e tanto meglio è?
La risposta evidentemente la lasciamo al lavoratori.
Dodicimila lire... corte
Che il governo non volesse far nulla per contrastare l'aumento dei prezzi lo si era già capito da un pezzo. E si sa bene anche il perchè: non riuscendo a promuovere il rilancio produttivo soprattutto a causa della resistenza del proletariato a subire l'intensificazione dello sfruttamento, i padroni e il governo tentano di ricostituire e di ampliare i margini di profitto delle imprese lasciando via libera all'aumento dei prezzi al consumo.
A pagare questo estremo sostegno all'economia italiana sono naturalmente i lavoratori che si vedono rimangiare attraverso l'aumento del costo della vita ciò che hanno conquistato o che conquisteranno nei contratti.
Basta pensare alle misere 12.000 lire di umento chieste nella nostra piattaforma contrattuale. Se e quando ce le daranno, sipuò facilmente dimostrare che non basteranno nemmeno a compensare la diminuzione che il potere d'acquisto del nostro salario (scala mobile inclusa) ha subito dagli ultimi « aumenti » ad oggi.
Chiamarli « aumenti salariali » è quindi una vera e propria presa in giro per i lavoratori.
I dati ufficiali relativi all'indice del costo della vita che, per ottobre e novembre danno aumenti del1'1,3 e dello 0,9 per cento, non sono ancora noti per dicembre e gennaio ma fonti borghesi « autorevoli » prevedono per il solo gennaio (primo mese di applicazione dell'IVA) un aumento del 3 per cento con una punta del 5 per cento per gli alimentari alcuni dei quali aumenteranno addirittura dal 10 al 20 per cento.
Le stesse fonti (ad esempio Scalfari sull'«Espresso») prevedono poi una graduale diminuzione del ritmo di aumento fino a stabilizzarsi sullo 0,5 per cento mensile dopo aver raggiunto il 5 per cento nel trimestre gennaio-marzo.
A parte il fatto che previsioni di lunga scadenza in una situazione di instabilità politica come l'attuale rischiano di fare la fine di quelle di Bernacca, è certo che, se non si verificheranno fatti nuovi, l'aumento dei prezzi nel 1973 sarà di gran lunga superiore al 10 per cento almeno per quanto riguarda i generi di prima necessità. Si tratta come si vede, di tassi di inflazione che non trovano precedenti che in epoca fascista.
E' noto che l'IVA, più che un reale aggravio per le imprese, ha rappresentato un brillante pretesto per una nuova sfrenata spinta all'insù dei prezzi. Il fatto che sia stato più che altro un pretesto è dimostrato dal fatto che si prevede per l'anno
in corso una diminuzione rispetto all'anno scorso delle entrare dello Stato dovute alle imposte indirette (prima: IGE, imposte di consumo, etc.; oggi: IVA, che le sostituisce dal P gennaio 1973).
Sembrerà incredibile ma, dopo i primi 15 giorni di gennaio in cui ciascuno ha visto coi propri occhi i prezzi salire alle stelle, il ministero dell'industria, sulla base delle prime indicazioni fornite dalle prefetture, dichiara che « l'applicazione dell'IVA... non ha fatto registrare aumenti eccedenti i limiti previsti ». Una prova di più che questi eccezionali aumenti erano previsti e pianificati e che anzi il governo li vede di buon occhio! Oppure si vuol sostenere che non ci sono stati? In questo caso vi è una palese contraddizione con altre valutazioni di fonte governativa.
Ma la capacità del governo Andreotti di escogitare provvedimenti antipopolari hanno ormai raggiunto livelli impensabili. La stampa ha dato notizia di un piano governativo « segreto » da applicare nella seconda metà del •mese di gennaio se le notizie sui prezzi provenienti dai prefetti saranno catastrofiche. Si tratta del blocco dei prezzi, ma solo di quei prodotti che entrano nel calcolo dell'indice del costo della
vita, cioè di quelli compresi nel "paniere" per il calcolo della contingenza!
Poichè, come da tempo andiamo denunciando, il «paniere» non com-. prende che una piccola parte dei beni di prima necessità scelti per lo più in modo del tutto inadeguato alle esigenze medie delle famiglie d'oggi, il governo otterrebbe così il duplice risultato di spingere al rialzo i prezzi di tutti i beni non compresi nel paniere e di bloccare l'aumento dei punti di contingenza.
In sostanza, un super-regalo ai padroni, che da tempo vanno por' tando attacchi contro il meccanismo della scala mobile che essi vorrebbero trasformare in scala immobile.
Dubitiamo però che una mossa così maldestra passerebbe liscia alla cricca di Andreotti poichè, se non altro, costringerebbe anche i sindacati a prendere posizione contro l'inadeguatezza della scala mobile mentre oggi essi si oppongono ad una lotta per un suo miglioramento (molto sentita fra i lavoratori) trincerandosi dietro il discorso — giusto in sè ma parziale e irrealistico — che l'aumento dei prezzi deve essere controllato all'origine piuttosto che compensato con successivi adeguamenti salariali.
LA CAUSA DEL 7° GIORNO
E' evidente che ci troviamo di fronte al tentativo di un concordato che possa porre fine alla lunga vertenza del settimo giorno. Le stesse notizie sindacali in •proposito sono frammentarie, slegate le une dalle altre. L'UIL pubblica una recente sentenza sfavorevole emessa dal Tribunale di Milano dandone un sospetto rilievo (due pagine) e concludendo che ricorrerà in appello. La CISL dal canto suo pubblica una notizia in neretto su un concordato raggiunto all'ATM di Genova che riportiamo integralmente, la
CGIL tace.
Mentre in merito alla sentenza del tribunale di Milano il nostro giudizio non può andare oltre il riconoscimento c h e la giustizia è un'arma in mano ai padroni, per l'accordo di Genova possiamo rilevarne i limiti.
A nostro avviso non si può concordare il 30 per cento di maggiorazione del settimo giorno lavorato poichè un simile accordo va a ledere la conquista ottenuta con l'articolo 3 dell'Accordo Nazionale 3 dicembre 1958, che prevede il 40
A Genova, dopo alcune sentenze positive, si sono incontrati il 2 dicembre 1972 i rappresentanti della Direzione A.M.T. e i rappresentanti sindacali degli Autoferrotranvieri CGIL - CISL - UIL assistiti dai rispettivi legali, che hanno approfondito l'analisi in ordine alle numerose vertenze individuali relative al 7° giorno, ed hanno convenuto sulla reciproca convenienza di giungere nei tempi tecnici più brevi, ad un accordo aperto a tutti i lavoratori aventi diritto.
L'accordo raggiunto sul 7° giorno si articola sui seguenti punti:
I — Periodo considerato per il ricalcolo dell'indennità relativa ai congedi, festività infrasettimanali, festività nazionali e riposi periodici lavorati: 1 luglio 1957 al 31 dicembre 1972.
2 — Periodo relativo al 7° giorno: dal giugno 1963 al 31 dicembre 1971.
3 — La base del calcolo è data dalla 13' mensilità di ciascun anno di competenze.
4 — 2% per congedi; 13% per festività infrasettimanall nazionali e riposi lavorati; 30% per il 7" giorno.
5 — Le tre percentuali sono cumulabili;
6 — Nessun diritto per chi ha cessato dal servizio o non ha proposto reclamo.
7 — Pagamento entro il 31 giugno 1963 scaglionamento.
Nel mentre diamo questa positiva notizia che si colloca negli auspici da noi formulati in diverse occasioni, dobbiamo doverosamente informarvi che recentemente è stata depositata presso il tribunale di Milano una sentenza sul 7° giorno sfavorevole ad un gruppo di lavoratori.
La causa PUSCEDDU patrocinata dalla CISL, come già comunicato nel precedente numero di « Nuove Strade » sarà discussa dal Tribunale di Milano nel gennaio del 1973.
Esperimento
Tranviere spazzino
Il giorno 7 gennaio 1973 alle ore 14,05 la vettura n. 1623 tabella 5 della linea 18 è stata scopata dal manovratoreS. e dal bigliettario B.; detto personale, prima di uscire, è stato costretto a pulirsi la vettura si vergognavano ad uscire in servizio con un tram conciato in quel modo.
E' vero che chi appoggia questo esperimento ossia il Capo Deposito la Commissione Interna potrebbe anche richiamare questi due lavoratori che hanno svolto mansioni a loro nè spettanti nè richieste ma è pur vero che su quella vettura dovevano viaggiarci dei cittadini e i responsabili quando si è in linea sono il bigliettario e il manovratore e ogni uomo ha la sua dignità.
La vogliamo una volta per tutte smetterla di far ridere con questo esperimento con il quale si cerca
di pulire meglio con meno pulitori con turni solo diurni? E' chiaro che l'esperimento è una presa in giro in quanto danneggia i cittadini utenti, e porta all'esasperazione il personale di vettura e anche gli operai che devono lavorare nel sudiciume. Si vuole forse giungere a dimostrare che è impossibile abolire la notte o, meglio, e forse anche per questo ai Capi danno un'ora in più, che la pulizia delle vetture deve essere data in appalto?
Cosa ci sta a fare la C.I. che dov r e b b e controllare l'esperimento. Non pensa che qualche mattina le vetture potrebbero anche non uscire per protesta contro non solo la ATM ma anche verso coloro che permettono alla Direzione di far lavorare il personale fra la polvere lo sporco che aumenta la nocività?
per cento di maggiorazione per le prestazioni effettuate il giorno di riposo.
Gli stessi arretrati (giugno '63-dicembre '71) cioè otto anni sono evidentemente pochi se si tiene conto dell'inizio della vertenza e degli interessi maturati in questi anni. Ma la clausola più assurda è quella che esclude il diritto al rimborso di quanti sono stati pensionati e di coloro che non hanno fatto reclamo.
Il concordato è dunque sfavorevole ai lavoratori in quanto riduce di oltre il 50. per cento le spettanze reclamate. Ma, tornando a Milano, il problema non può essere posto sul piano giuridico o della contrattazione senza l'appoggio dell'agitazione e della lotta di massa.
I sindacati a quanto sembra non hanno intensione di dare battaglia sul settimo giorno, forse non l'hanno mai avuta; spetta a noi lavoratori muoversi ed organizzare la lotta.
Dobbiamo renderci conto che nulla nè oggi nè domani ci verrà « regalato » tutto ciò che sí ottiene è solo il frutto della nostra lotta, a volte solo espressa come volontà non combattuta. Le strade che ci stanno d'innanzi sono dunque due: trasformare il settimo giorno in rivendicazioni aziendale e quindi battersi per strappare il massimo; oppure attendere che legali o sindacalisti reclamino un diritto e in questo caso, mancando la pressione unitaria dei lavoratori, ci dovremo accontentare delle briciole che ci daranno quando e come farà comodo all'ATM, al Comune e a quella che chiamano la Giustizia.
Un tram che si chiama crumiraggio
Il giorno 8 all'ATUM, l'azienda trasporti di Pisa, sotto la pressione degli operai che ormai non possono sopportare un ulteriore peggioramento delle loro condizioni di lavoro, era stato indetto uno sciopero del reparto officine per l'assunzione di nuovo personale. Le macchine quindi non potevano uscire perchè i lavoratori in sciopero non le avevano approntate.
Ma alcuni capetti, fra cui alcuni noti esponenti e attivisti sindacali CGIL e 'CISL, nonostante fossero adibiti a mansioni diverse (controlli al movimento), sono entrati un'ora •prima e hanno approntato e fatto uscire le macchine. Naturalmente la giustificazione è sempre la stessa : « evitare danni agli utenti », « per l'interesse della collettività », ecc. Non occorrerebbe nessun commento: quando si organizza il crumiraggio risulta evidente a tutti i lavoratori da che parte si sta. Il discorso dei sindacati sui servizi e sugli utenti, nasconde infatti la chiara disponibilità alla regolamentazione degli scioperi.
Il primo esempio è l'autolimitazione dello sciopero dei servizi in occasione dello sciopero generale del 12 gennaio. Molti tranvieri a Pisa avrebbero voluto prolungare io sciopero di due ore.
Carità pelosa all'ATM
Cara « Voci », tutti siamo a conoscenza delle nostre condizioni di lavoro e, ogni volta che parlo con qualcuno, sento sempre le solite lagnanze, giuste a mio avviso. Ma il tranviere si limita a lamentarsi da « buon cittadino » risparmiando le energie per quando deve conquistare un sacchetto di caramelle oppure un giocattolino di poco valore, accompagnato da uno spettacolo di cartoni animati, il tutto gratis.
Il 6 gennaio, giorno dell'Epifania, sono andato al Teatro Nazionale dove il nostro Circolo Ricreativo aveva organizzato uno spettacolo per i bambini ai quali dava un dono. Il manifesto non diceva sino a che età i bambini dovevano essere considerati tali.
Solo alla distribuzione dei doni, costituiti da una calza piena di caramelle, si è saputo che questo dono veniva dato ai bambini fino a 8 anni. Gli altri, quelli di nove e dieci presenti nel teatro, sono rimasti delusi e i loro genitori si sono messi ad inveire contro gli organizzatori.
Chi gridava che non era giusto non considerare bambini quelli che hanno 9-10 anni; chi pretendeva la consegna del regalino anche per la consegna del regalino anche per la figlia rimasta a casa con l'influenza. Ma non c'è stato verso di accontentarli: i doni erano tanto pochi non bastavano nemmeno per i presenti della giusta età.
Ero presente a questa ennesima boiata del Circolo Ricreativo. Spostati i tendaggi, mi affacciai nella sala: era pieno in platea, in galleria, gente da per tutto. I figli erano accompagnati dai genitori in divisa no. Ognuno aveva trovato il tempo di parteciparvi.
E qui ho fatto una considerazione abbastanza logica : il tranviere trascurerà le sue condizioni di lavoro di salario ma si impegna per la conquista di un sacchetto di caramelle. C'è da aggiungere che molti hanno pagato salato quel sacchetto di caramelle « gratis » con la multa per la macchina lasciata in « sosta vietata» (è tutto sosta vietata lì intorno). Essendo giorno festivo ognuno andava tranquillo ma il vigile, ancora più tranquillo pennellava tutti.
Io non mi sento superiore a certi miei colleghi e se faccio questa considerazione è solo perchè non mi sono lasciato prendere dal miraggio delle caramelle e del film. Osservavo l'entusiasmo dei colleghi che avevano raggiunto lo scopo, di quelli che si lamentavano per non aver avuto il dono, dei dirigenti del Circolo che parlottavano, del vigile che scriveva le multe...
E' giusto che ognuno faccia quanto può per i propri figli, ma è un peccato sprecare •le energie in cose futili. Se proprio ci teniamo ai figli uniamoci in assemblee, discutiamo i nostri problemi e facciamo delle manifestazioni per far capire alla cittadinanza che il tranviere non è un signore; che siamo degli sfruttati, dei mal •pagati come gli altri lavoratori, mal visti non solo dalla Direzione ma dal pubblico.
La Direzione si batte per non farci avere i nostri diritti come il settimo giorno, l'applicazione integrale della 336, ecc. e noi, invece di ribellarci a certi soprusi, tolleriamo, portiamo pazienza e nel frattempo cadiamo sempre più in basso; siamo capaci di mettere in primo piano lo sport, gli spettacoli della TV e correre quando il Circolo ci invita a prendere (meglio, conquistare) un regalino da quattro soldi.
Se noi pensassimo che per un sacchetto di caramelle andiamo a fare quasi a pugni, ci renderemmo conto di quanto siamo ignoranti e morti di fame.
Lettera firmata
Caro compagno, pubblichiamo interamente la tua lettera che è giusta come constatazione della situazione esistente nella categoria. Occorre però chiedersi perchè i lavoratori dell'ATM giungono o permangono in atteggiamenti così egoistici e qualunquisti; se non si chiarisce il perchè, si può facilmente scivolare anche noi sul terreno qualunquistico di definire il "popolo italiano" un popolo di inetti, di egoisti e questo sarebbe completamente sbagliato.
Vi è da parte di chi possiede le le ve di comando (dirigente o sindacalista) la grave responsabilità di tenere il popolo ignorante e schia• vo; di combattere ogni forma di organizzazione e di lotta tendente a dare coscienza di classe ai lavo-
ratori; di distogliere la loro naturale reazione pile ingiustizie indirizzandola sui futili motivi dell'agonismo (meglio campanilismo sportivo o sulle canzoni legate al miraggio della vincita della lotteria).
Quando per mesi non si convocano le assemblee, quando non si danno ai lavoratori notizie sul contratto, oppure, alle prese di posizione plebiscitarie (vedi riposo ,in domenica nell'ottava settimana o unica qualifica P.V.) si risponde con il rinvio, l'insabbiamento delle richieste, è logico che si 'spinga il lavoratore ad agire in Senso egoistico, a perdere fiducia nella azione di massa che non solo è l'unica che risolve, ma è l'unica capace di dare ai lavoratori coscienza della loro forza, dell'esigenza di risolvere i loro Problemi comuni.
Noi non possiamo nè dobbianio limitarci all'opera di denuncia ma nostro compito è quello di operare in modo organizzato per ricostruire questa fiducia nell'azione di classe. Quindi la denuncia all'assenteismo e al qualunquismo presente nei lavoratori non basta; occorre ricercare le responsabilità dei dirigenti deruinciandole ;e predisporre di volta in volta azioni di classe per farle fallire.
Per quanto riguarda la festa della befana, l'avere predisposto nel 197' come negli anni passati (mi ricordo il 1970) un numero di doni insufficiente, diviene non una dimenticanza di questo o quel dirigente del Circolo, ma una azione politica preordinata destinata a creare caos, sfiducia, qualunquismo.
TRASFERIMENTI - RAPPORTI
Trasferimento politico? Si!
Ultimamente al Servizio Stipendi e Salari di Zara è stato trasferito un compagno. Trasferire i 'militanti di base è un metodo molto usato da tutti i padroni; anche alla ATM, come in qualsiasi ditta padronale, si trasferiscono nei reparti "confino" i compagni più combattivi.
Sappiamo chiaramente che il tralorchè il reparto si prepara a esprisferimento di compagni avviene almere nuovi contenuti di lotta. E così è stato anche 'questa volta: il terzo piano di Zara si preparava a scendere in lotta (sulle qualifiche delle donne nei rispetti degli uomini, sulla ,organizzazione verticistica del lavoro); la prima mossa della direzione, nella persona di Mariani. sone che ora fanno i ,democratici, ma sotto la pressione di altre perconsiste nel trasferimento del compagno.
A questo punto occorre chiarirci bene le idee per capire in che modo muoverci.
Noi possiamo notare che del compagno trasferito non'se ne vuole più parlare (ci sono problemi più gros si si dice); inoltre da parte sindacale e da parte del P."C"I., vero gestore rdi tutto, c'è un comportamento veramente scorretto: da un lato si tende a frazionare i vari problemi per trattarli successivamente nel tempo, dall'altro lato si tende a risolvere le contraddizioni mediante riunioni con la direzione senza peraltro informare gli operai e il resto degli impiegati su ciò che succede.
Ancora una volta possiamo constatare nella realtà di Zara cosa intende il sindacato per "unità": gestione burocratica delle lotte con conseguente isolamento del terzo piano dal resto degli operai di Zara.
Ebbene ci permettiamo di ricordargli che i trasferimenti sono un problema generale di tutta la classe, l'assunzione di uomini e donne alla stessa categoria è un problema di tutta l'ATM.
Quindi non si risolvere in riunioni stabilendo che per il terzo piano si farà un'eccezione e tira due anni si farà... (tra due anni); questo è corporativismo bello e buono!!
Nè si risolvono scindendo tra di loro le varie richieste, per poter accontentare qualcuno a scapito di altri; questo è opportunismo bello e buono!!
Bisogna denunciare a tutti le manovre padronali e il loro vero scopo.
Bisogna generalizzare i contenuti della lotta del terzo piano di Zara.
Bisogna avere chiaro che la controparte non è il terzo piano ma tutta la classe operaia dell'ATM.
Cedere in un punto significa aprire una breccia su cui il padronato
costruirà la sua repressione, perchè se il trasferimento del compagno riuscirà a passare senza un'adeguata risposta degli, operai, tutti noi potremmo in un vicino futuro essere scaraventati dove vogliono questi dirigenti.
Occorre chiarire che IL COMPAGNO DEVE RIENTRARE A ZARA — NESSUNO. MAI, DEVE ESSERE TRASFERITO PER RAGIONI POLITICHE.
LE DONNE SONO UGUALI AGLI UOMINI — DEVONO ESSERE ASSUNTE ALLA STESSA CATEGORIA.
Milano, 5 dicembre 1972 Al Capo Servizio Personale Avv. Gian Mario Marini SEDE
Io sottoscritto Ido Manfredi, Segretario 3' classe in forza all'Ufficio Relazioni Sociali, chiedo mi venga concesso il trasferimento allo sportello dell'Ufficio Assegni Familiari della Ripartizione Amministrazione di Zara.
(Ido Manfredi)
PER DIMOSTRARE (SE E' ANCORA NECESSARIO) LA FALSITA' DELLE VOCI FATTE CIRCOLARE SUL CONTO DEL NOSTRO COMPAGNO CHE AVREBBE ACCETTATO OPPORTUNISTICAMENTE IL TRASFERIMENTO ALL'UFFICIO RELAZIONI SOCIALI, RIPORTIAMO LA DOMANDA CHE LUI STESSO HA PRESENTATO PER RIENTRARE NEL SUO POSTO DI LAVORO.
Concorso n, 461 per un posto di capo operaio
Abbiamo letto sul numero di dicembre del giornale l'articolo sul concorso a capo operaio di seconda classe del Reparto Fabbricati e ho visto che in tale articolo non si accenna alla posizione assunta dal rappresentante del reparto stesso e membro della C.I. della CGIL di Ticinese.
Detto rappresentante, oltre a non aver accettato che il concorso non desse garanzia di imparzialità si è fattuto perchè questi venisse fatto con le dovute modifiche 'atte a garantirne un regolare svolgimento.
Vista inutile ogni sua protesta respinta anche dai rappresentanti della CISL e della UIL, egli si recava in C.I.A. a denunciare il fatto, ma il rappresentante della C.I. Aziendale Bulgaro (CISL) anziché andare dal capo del personale a fare le rimostranze per quanto stava accadendo rispondeva che se il suo rappresentante era rimasto significava che tutto era regolare per cui a questo punto non rimaneva che
andarsene anche per non continuare ad essere presi in giro, e noi che accompagnavamo il rappresentante del reparto lo invitavamo a fare una lettera di protesta onde finirla con questa farsa dei concorsi.
Ma come ormai da tempo è in uso ogni nostra protesta cade nel vuoto e perciò continueremo ad avere dei capi fatti tramite concorsi burla che ci assegneranno non uomini capaci ma semplici esecutori di ordini, disposti a reprimere anche i lavoratori pur di avere un bordino sul cappello.
Tutto quanto vi abbiamo scritto speriamo serva a far meditare quanti credono nei concorsi e quanti stanno discutendo sul regolamento promozioni.
Accludiamo anche copia della lettera inviata dal nostro rappresentante ai vari istituti e uffici aziendali.
Ringraziandovi per l'ospidalità. Un gruppo di operai del rep. fabbricati
Alla Spett. Direz. Gen. A.T.M.
Spett. Serv. del Personale A.T.M.
Alla Comm. Int. Aziendale A.T.M.
Al Cons. Sind. Aziend. C.G.I.L. LORO SEDI
Il sottoscritto Lisi 2 Francesco, designato dalla commissione interna aziendale quale rappresentante della CGIL nel concorso n. 461 per un posto di capo operaio, dichiara di avere abbandonato i lavori inerenti al concorso in segno di protesta, perchè la commissione giudicatrice, presieduta dall'ing. Guicciardini che è di parte aziendale, non ha ritenuto di consultarlo insieme agli altri rappresentanti dei lavoratori nella formulazione della prova scritta, dando la sensazione di avere predisposto in precedenza il tema di tale prova.
Il sottoscritto ha chiesto al segretario del concorso che il grave atteggiamento assunto dai rappresentanti direzionali contrario alla regolamentazione aziendale fosse fatto verbalizzare negli atti del concorso.
Distinti saluti.
Rapporto disciplinare
Cara " Voce",
tutti i pretesti sono validi quando si vuole colpire un lavoratore per le idee e le lotte che porta avanti. Si giunge al paradosso di segnalare per sanzione disciplinare un lavoratore che effettua ritardo in linea pur essendo la Direzione a conoscenza che il tempo di percorrenza è insufficiente.
La motivazione naturalmente è un'altra: « Non giustifica (giustificare che?) il motivo di un ritardo nonostante l'invito del superiore -.
In altre parole avrei dovuto formalizzarmi e trovare le solite scu-
DISCIPLINARI - CONCORSI
se: traffico, eccessivo carico passeggeri, binario viscido ecc. C'è da dire che i ritardi sulla linea interurbana sulla quale presto servizio sono quotidiani causa il traffico e l'arretratezza dell'impianto che non ha la sede propria in numerosi tratti.
Il rapporto giustificativo viene richiesto in relazione alle "lune" del diretto superiore e, in base al mancato rapporto l'ATM punisce il personale f o r s e per scaricarsi delle grosse responsabilità dei numerosi incidenti anche mortali che avvengono per sua incuria sulla linea.
Accludo alla presente la notifica del rapporto disciplinare inviatomi dall'Ufficio Disciplina. Segue firma
IL RAPPORTO DISCIPLINARE
« E' stato redatto a Suo carico rapporto disciplinare relativo al giorno 28 ottobre 1972 avente il seguente oggetto:
Benchè richiamato in precedenza e nonostante l'invito dei superiori. si rifiuta di redigere il prescritto rapporto informativo per un ritardo accumulato durante la corsa ».
Caro compagno, la tua lettera merita un commento anche perchè alcuni non si rendono conto dei numerosi volti che presenta la repressione nella A.T.M.
E' vero, da noi non si può licenziare i compagni più attivi, non si può porre in cassa d'integrazione i lavoratori dei depositi ribelli ma ciò non significa che non vi sia repressione verso gli elementi più attivi del CUB.
All'ATM sono due le armi che vengono usate: l'una è quella di proposte di carriera in cambio della rinuncia alla lotta; la seconda è la repressione espressa in trasferimenti (non ci siamo dimenticati del recente trasferimento del compagno Manfredi, nè di quello del compagno Pinto, nè ce lo dimenticheremo) o dei mancati trasferimenti, sospesi all'ultima ora per ragioni politiche.
Ma vi è di più. All'ATM la repressione è sottile, investe le responsabilità e la personalità dei funzionari i quali non solo cedono ma si fanno essi stessi strumento di decisioni repressive politiche. Quindi, essi decidono fra l'indifferenza, e a volte la approvazione dei sindacalisti locali o no la forma e la misura dell'atto repressivo.
Non si può certo impedire ad un lavoratore di vendere « Voci dell'ATM a> di distribuire i volantini del CUB, di esprimere il suo pensiero nelle assemblee nè di fare la sua opera di propaganda fra il personale. Però si può negargli un permesso, fargli un rapporto applicando in senso restrittivo le disposizioni aziendali ecc.
E' chiaro che anche il rapporto disciplinare che ti è stato fatto, la punizione che ti verrà data è uno di questi atti repressivi. Non vi è nessuna altra giustificazione. Come si può pretendere che per ogni ritardo venga redatto un rapporto giustificativo in omaggio a disposizioni emesse mezzo secolo fa e forse allora valide? Dovrebbero essere giornalmente redatti tanti rapporti quante sono almeno le corse mattinali e diurne poichè, per incentivare il guidatore a correre e per fregargli qualche minuto al giorno, la ATM mantiene su tutte le linee percorrenze molto strette, irraggiungibili con il normale traffico.
Ma non per questo noi dobbiamo accettare passivamente i soprusi. Se il rapportino di ritardo è ingiu-
stificato, occorre prendere posizione se non altro per togliere un'arma repressiva all'Ispettore; e bisogna prendere posizione chiara, precisa, responsabile sia a livello di CUB che personale.
Lasciare passare o non dare importanza a questi fatti, sia pur piccoli, significa permettere all'avversario di condurre un'azione di intimidazione che non spaventa i nostri attivisti (cioè i colpiti) ma può servire ad intimorire e allontanare gli altri lavoratori.
Pertanto, il tuo Ispettore (o chi per lui) che con le sue prese di posizione si colloca dalla parte dell'avversario, sappia che ad ogni atto repressivo risponderemo con la denuncia politica e, se necessario, con la lotta.
Pagamento oer assegno
Prestiti facili?
Nel quadro del tentativo aziendale di estendere a tutta l'azienda il pagamento delle retribuzioni a mezzo banca, già in atto presso i depositi interurbani, funzionari bancari hanno illustrato nei primi giorni del mese i vantaggi che gli istituti di credito sono disposti a concedere a tutti i dipendenti che apriranno un conto corrente facendovi accreditare lo stipendio.
I solerti funzionari si sono così affannati a spiegare che le banche, per favorire i dipendenti aziendali, sono disposti, oltre che a concede re l'usuale tasso d'interesse, ad accordare ai lavoratori un fido (cioè la possibilità di prelevare oltre la cifra deposita, a prestito personale) pari a due mensilità.
Il vantaggio è evidente: ognuno ha la possibilità di spendere più di quanto guadagni, salvo naturalmente dovere poi peggiorare la propria condizione di vita, le proprie schiavitù al lavoro, la necessità di guadagnare di più magari facendo degli straordinari, per coprire il nuovo buco e l'interesse passivo di tut to favore richiesto dalla banca: 1'8 per cento
Si potrà obiettare che un uso oculato di questa condizione di favore può facilitare e rendere meno pesanti le condizioni dei lavoratori.
In realtà gli unici in grado di sfruttare oculatamente il fido sar a n n o paradossalmente proprio quelli che non ne avranno bisogno.
Il bisogno, le esigenze familiari Poste di fronte alla realtà del continuo aumento del costo della vita, yappresenteranno proprio per i lavoratori con paghe più basse una
spinta all'utilizzo del prestito bancario.
L'amara esperienza del ricorso da part edi molti compagni di lavoro a prestito dietro cessione del quinto dello stipendio (vere e proprie tapine compiute legalizzate ai danni dei lavoratori) dimostreremo come la spirale dei « prestiti facili » e dei « soldi subito ed a portata di mano » abbia chiuso in una morsa e ridotto in condizioni disperate già troppi lavoratori.
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Il momento decisivo è arrivato
Come ha affermato il compagno Le Duc Tho al suo arrivo a Parigi per la ripresa delle trattative tra il Nord Vietnam e gli Stati Uniti: « il momento decisivo è arrivato. O si risolve rapidamente il problema vietnamita e si firma l'accordo che era stato raggiunto in ottobre, o si continua la guerra. L'amministrazione americana deve fare una scelta definitiva. La responsabilità di questa scelta ricade interamente su di essa ».
In queste parole sono riassunti i termini della situazoine in cui i negoziati di Parigi vengono ripresi, in un clima che è stato definito gelido. Da un lato persiste il ricatto americano di riprendere la strage, infatti i bombardamenti sulle città del Nord non sono cessati definitivamente ma solo « sospesi ». Ma dall'altro, con la ferma determinazione dimostrata da parte dei rappresentanti vietnamiti nel ribadire la validità dell'accordo che era già stato concordato l'8 dicembre scorso, e con la stessa affermazione del portavoce del Pentagono, « Sapremo prossimamente se i Nord Vietnamiti sono disposti a discutere seriamente... », si ha la definitiva conferma •del fatto che Nixon è stato realmente costretto a ritornare al tavolo delle trattative, come conseguenza della sconfitta subita in quella che ormai viene chiamata « la battaglia di Hanoi », dove insieme ai B52 Nixon ha perso anche l'ultima goccia della sua « reputazione » e della sua credibilità.
Non si può certamente dare il ben c h è minimo affidamento alle buone intenzioni del criminale Nixon. Ma d'altra parte oggi è possibile che si determinino le condizioni perchè l'imperialismo USA sia costretto a riconoscere di fatto la sua sconfitta.
Questa sconfitta significa che gli imperialisti USA se ne devono andare dal Vietnam •completamente, che le condizioni dell'accordo devono riflettere essenzialmente i rapporti di forza esistenti oggi nel Sud Vietnam, che deve essere riconosciuto il diritto del popolo vietnamita ed arrivare all'unificazione del proprio paese secondo le modalità che esso stesso deve poter decidere.
Il tentativo degli USA di far ritornare la situazione al punto di partenza, attraverso la richiesta del riconoscimento di un'autorità quasi esclusiva del governo fantoccio di Van Thieu, è semplicemente assurdo,
Le condizioni della vittoria del popolo vietnamita possono determinarsi però solo se quegli stessi fattori che hanno ricondotto Kissinger al tavolo delle trattative sapranno far sentire ancora più forte il loro peso.
Sui compagni vietnamiti non è Possibile ombra di dubbio: essi continueranno ad essere all'altezza del loro più volte dimostrato eroismo
proseguendo la lotta sia sul piano militare che su quello politico e diplomatico.
L'isolamento sul piano internazionale dell'imperialismo USA prosegue e si accentua. Sotto questo profilo il popolo vietnamita ha tutti i diritti di aspettarsi molto, a cominciare dalla Repubblica Popolare Cinese.
Un fattore centrale è rappresennegli USA, ed è qui che si riscontato dalla mobilitazione di massa trano i limiti più forti di passività. La minacciata ritorsione dei sindacati dei portuali americani contro le navi australiane, in conseguenza del blocco alle navi U.S.A. attuato dai portuali australiani, è un sintomo molto preoccupante. Un ruosino a compensare ampiamente quelo decisivo potrà tuttavia giocarlo, sti inconvenienti, la mobilitazione delle masse popolari in tutto il re-
sto del mondo.
Quello che è certo è che noi non possiamo avere nessuna incertezza o esitazione: dobbiamo mobilitarci fino in fondo e lavorare perchè si realizzi una mobilitazione senza precedenti.
Ogni operaio, ogni lavoratore, deve capire che gli sbocchi che si possono determinare in questi giorni influenzeranno profondamente non solo il futuro del Vietnam, ma certamente anche il nostro futuro, in termini di possibilità di vittorie reali contro lo sfruttamento e l'oppressione capitalistica.
L'esito della partita che ancora è sul tappeto condizionerà profondamente la storia dei prossimi anni. Per questo noi dobbiamo operare con tutte le nostre forze. La « battaglia di Hanoi » dovrà essere ricordata come la Dien Bien Phu dell'imperialismo americano.
Valpreda PROCESSO SUBITO
Questo mese è denso di notizie le più contrastanti tra di loro, se viste nell'ottica borghese, infatti il 29 dicembre è stata concessa la libertà provvisoria a Valpreda, ma il 12 gennaio proprio durante lo sciopero generale (che hai visto finalmente in piazza anche i tranvieri), Andreotti proponeva in Senato la discussione sul « Fermo di Polizia » e il 18 gennaio lo stato « democratico borghese » ha permesso il raduno fascista di Roma. Tutti questi fatti acquistano un senso solo se non ci si lascia ingannare da ciò che ci raccontano i giornali borghesi «Corriere della sera» in testa; la libertà provvisoria per Valpreda non si deve infatti alla riacquistata capacità di far « giustizia » dello stato borghese ma al contrario alla sua incapacità di sostenere quell'insieme di mostruose fandonie che polizia e magistratura si erano inventate nell'arco degli ultimi 3 anni per perseguitare tutti coloro che, lottando per una società migliore, lottano contro il capitalismo.
La decisione del Tribunale di Catanzaro di concedere a Valpreda, Gargannelli e Borghese la libertà provvisoria è venuta dopo un'ultima tornata di logoranti disquisizioni giuridiche, dopo incertezze, tentennamenti, ripensamenti delle varie toghe Catanzaresi. Buon ultimo ro, Marmo, ha tentato di imporre il procuratore generale di Catanzaai compagni anarchici il soggiorno obbligato.
Ma l'iniziativa (partita dai Radicali) di effettuare una mobilitazione nella piazza del tribunale di Catanzaro (che ha visto per tre giorni
la partecipazione attiva di moltissimi proletari della città, dei compagni rivoluzionari, dei compagni di base dei partiti di sinistra) ha ricordato ai giudici di Catanzaro chi effettivamente liberava Valpreda, chi lo strappava dopo più di 3 anni di sofferenze agli organi della « giustizia » borghese.
Ecco qual'è l'insegnamento da trarre da tutte queste vicende: solo la mobilitazione di massa, ha la capacità di sconvolgere i piani della borghesia.
Questo non è che il primo successo della grande lotta che ha impegnato dalle bombe di piazza Fontana in poi tutta la sinistra rivoluzionaria unificata dietro lo slogan: « La strage è •di Stato » ma la lotta deve continuare, bisogna che il processo sia fatto al più presto e che la mobilitazione di massa lo accompagni nelle sue varie fasi affuichè sia chiaro a tutti che lo stato borghese processando Valpreda processerà soprattutto se stesso ed i suoi servi fascisti e democristiani.
Non bisogna però accontentarsi di questi obiettivi poichè la borghesia in questo momento parlando della liberazione di Valpreda come di un « civile e coraggioso atto di giustizia » gioca contemporaneamente la carta del « Fermo di Polizia » che trova i revisionisti (così come 3 anni fa rispetto a Valpreda) senza una chiara posizione di lotta bisogna quindi che tutti i compagni più coscienti si mobilitino e cerchino di trascinare i compagni di base dei partiti di sinistra nella lotta contro il « Fermo di Polizia » e per il « processo subito ».
Puma pum chi è La polizia!
Compagni, dalla fine del luglio 1972 il Collettivo Teatrale « La Comune » e il Circolo « La Comune » sono rimasti privi di una sede. Sfrattati dal capannone di Via Colletta, inutilmente si è tentato di affittare un nuovo capannone. Il boicottaggio è stato sistematico e costante. In tutti i modi si è impedito ai compagni di riavere di nuovo a Milano uno spazio politico completamente autonomo e al servizio di tutto il movimento di lotta contro lo stato borghese e tutti i 'suoi strumenti, per il socialismo. Questa era stata, in questi ultimi anni, la funzione e la realtà della sede di Via Colletta.
Si vuole fare la terra bruciata intorno alla « Comune », impedirle l'attività negandole una sede. Perchè? Perchè « La Comune » non è stata e non è soltanto il luogo in cui si rappresentano gli spettacoli del compagno Dario Fo, o in cui si proiettano documentari sulle lotte rivoluzionarie dei popoli, ma è stato e deve essere prima di tutto un momento di autonomia totale, concreti, per tutto il movimento di lotta a Milano, centro della lotta (li classe in Italia.
Imponendo ai compagni de « La Comune » di avere di nuoto una sede, centro di iniziativa politica e culturale, si vuole di fatto privare tutto il movimento di un suo punto di riferimento, di un momento importante di confronto politico, di dibattito. Se poi si pensa al significato delle montature organizzate contro il Collettivo Teatrale per la attività di « soccorso rosso » all'interno delle carceri del regime (la più clamorosa è stata il tentativo maldestro del procuratore Sossi contro i compagni Rame e Fo) allora la comprensione del disegno repressivo in atto contro la « Comune » si completa.
L'esperienza della lotta di classe ci insegna che alla repressione, alle manovre provocatorie del potere borghese, si risponde solo con iniziative di contrattacco e di massa; solo appellandosi a tutto il movimento si può imporre l'esistenza di uno strumento di lotta che serve a tutto il movimento.
Per questo, non accettare la repressione nei nostri confronti significa soltanto trovare una soluzione concreta che ci permetta di riavere di nuovo a Milano un « capannone ». Ci impediscono di affittarne uno? Bene, proponiamo ai 26 mila soci del circolo « La Comùne » e a tutti i compagni di impegnarsi in una SOTTOSCRIZIONE che ci permetta di acquistarne uno, un « capannone » contro la repressione, un « capannone » contro la cultura del padrone.
Siamo convinti della necessità che l'iniziativa sia portata avanti da un reale fronte di organizzazioni e di settori di classe. Per questo faccia. mo a tutti i compagni la proposta della sottoscrizione, ma nello stesso tempo stiamo tenendo numerose riunioni (con gruppi, comitati di base, organismi progressisti etc.) in modo di arrivare al momento della sottoscrizione con un appoggio di massa all'iniziativa. Nel corso di queste riunioni vengono indicate le modalità per l'attuazione della sottoscrizione (con due possibilità: a fondo perduto, senza restituzione della cifra sottoscritta, oppure a-traverso l'acquisto di « cartelle di prestito » restituibili entro un periodo determinato).
Chiediamo a tutti i compagni, a tutti i progressisti conseguenti, di impedire che la manovra repressiva, che vorrebbe privare il movimento a Milano di un suo centro importante, passi.
Per un « capannone » al servizio della lotta di classe, per un centro di iniziativa politica e culturale al servizio del movimento di lotta, sottoscrivi, compagno.
COLLETTIVO EATRALE « LA COMUNE » CIRCOLO « LA COMUNE »
Milano, gennaio 1973
Nel dicembre '70, a un anno cE distanza dalle bombe di Piazza Fontana, il Collettivo Teatrale « La Comune » presentava « Morte accidentale di un anarchico ». Nell'anno successivo il testo veniva progressivamente arricchito di nuovi fatti, mentre andava completandosi la comprensione del disegno generale della « strade di stato », grazie alla controinformazione della sinistra rivoluzionaria e progressitesto diventava « Morte accidentasta finchè, nella primavera '72, le di un anarchico e di alcuni altri sovversivi ». La « strage di stato » e r a continuata nell' assassinio di Feltrinelli, nelle varie operazioni repressive che caratterizzano la fase attuale della lotta di classe in Italia come fase della chiusura graduale dei margini di libertà democratico-borghesi (fino al progetto di reintroduzione del « fermo di polizia »), per una repressione violenta, senza coperture demagogiche, del movimento di massa.
Con « PUM, PUM, CHI E'? LA POLIZIA! » si vuole intervenire con uno spettacolo che sintetizzi tutto il processo in corso, tre anni di storia dello « stato della strage » e del suo nemico di classe, la classe operaia e i suoi alleati, che hanno de-
terminato con la loro lotta, sia pure sostanzialmente spontanea, la rabbiosa reazione della borghesia italiana e del suo stato.
Da una parte la realtà positiva della lotta, del movimento rivoluzionario; dall'altra parte il disfacimento dell'« ordine » democratico, la cui natura intimamente reazionaria e sempre più fascista deve essere compresa sempre più chiaramente a livello di massa.
« PUM, PUM! CHI E'? LA POLI ZIA! » è uno spettacolo didattico su tre anni di vita italiana. La satira, il grottesco, che sono sempre stati l'arma più tagliente per mettere a nudo i crimini del potere borghese, ne costituiscono Io strumento espressivo, direttamente rivolto all'intelligenza degli sfruttati, contributo alla lotta.
Lo spettacolo, presentato a Roma il 7 dicembre '72, presso la sede del circolo « La Comune », andrà in scena a Milano il giorno 8 febbraio '73, presso il cinema Rossini, Via Mambretti 25, Quartoggiaro. Durante i giorni di rappresen tazione dello spettacolo sarà lan dato un appello a tutti i soci del circolo per l'acquisto di un capan• none, per riavere una sede stabile a Milano, al servizio di tutto il movimento, contro ogni manovra repressiva.
Contro una cultura