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Pirelli BIC1

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PRESENTAZIONE DEL GIORNALE

Perchè questo giornale?Perchè proprio eggi?Che cosa s prefigge?Achi è diretto? Questo giornale non ha la pretesa di essere un periodico con tempi fissi e argomenti prefissati;la nostra ipotesi di lavoro è quella di stimolare il dibattito all'interno della fabbri ca tra tutti i lavoratori su temi che influenzano la vita di ogni giorno. Il problema dei giovani,della disoccupazioneldell'emarginazione,delle donne,della droga,dell'economia sommeraa,della sanità,per non par lare del terrorismo,degli scandali ecc.,sono solo una parte delle tematiche che il movimento operaio,per essere egemone,dovrebbe saper affrontare indicai:W° una via d'uscita positiva. Noi pensiamo che il problema non sia di negare la realtà solo perchè è complessa,di cancellare i problemi generali che determinano la situazione di crisi economica e politica solo perchè "non sono problemi dei lavoratori". Occorie invece"assumere" questi problemi,ma nella chiarezza e nella comprensione degli stessi,altrimenti i lavoratori sentono pasEare sulla loro testa i discorsi,le analisi,le decisioni e quindi cade anche la volontà di partecipazione. A noi pare che nella nostra fabbrica questa situazione sia diventata il rituale di ogni assemblea,in particolare se generale:parla il sindacalista in gen re col solito discorso sulla crisi,sul quadro politic sul terrorismo ecc.;poi alcuni (..i soliti) interventi generailmente"contro",nel senso spesso della contrapposizione ideologica del tipo "ma dove andiamo a finire","la crisi (se esiste) è un problema dei padre ni","dobbiamo fare come si faceva nel 66","ci stanno svendendo"ecc?; raramente interventi che cerchino di entrare nel merito dei problemi,di illustare ai lavoratori i vari aspetti,di fornire insomma elementi di valutazione concreti perchè i lavoratori in primo luogo possanpforrarsi un giudizio sui vari problemi; e giustamente i lavoratori generalmente rifiutano di schierarsi,esprimendo magari indifferenza e insofferenza. Ciò che ci proponiamo è contribuire,seppur parzialmentela scalfire questa situazione ler un recupero di dibattito e di partecipazione.

Maggio 1980

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PREZZO: minimo L.200 massimo quota libera di sottoscrizione per il giornale.

Il governo che si è appena costituito è un esemplare coerente:Formúla,Programma,Uomini,tutto si lega a meraviglia.

La Formula è caratterizzata da una Democrazia Cristiana,alla cui testa è tornato un gruppo dirigente di destra,un PSI con un altro nuovo gruppo dirigente che dice apertamente di voler rompere con la storia del movimento operFio italiano e che rinnega le scelte assunte solo due mesi fà,che accetta discriminanti a sinistra ecc. Diventa poi ridicolo la foglia di fico del PRI(che sarebb- più di sinistra) al posto del PSDI( partito antipopolare,cosa del resto vera).

Il Programma è degno della formula nel senso però che di programma non se ne è parlato molto ciò che da adito a fondati dubbi sulle scelte di questo governo;in politica economica e lotta all'inflazione l'obiettivo del governo sembra sia quello di convincere ancora più i sindacati che bisogna bloccare la scala mobile.

La Composizione del governo da la misura esatta di quanto sia avven(continua Pag. 5 cp Mi 1 011 ardo

pag.2-I giovani e il lavoro.

pag.3- A proposito di Alfa-Nissan

Pag.4- Il Pdup alle elezioni.

pag.5-"FIAT,AL}A,OLIVETTI...e la PIRELLI?"

pag.7- Il "blitz" ai Carter.

ARE NO ELABORATOUN PIANO PED LIBERARE IL RE6NO DA 64./ERRE, Oplo,
E AviDITC
LieSsùFCIA
BASTA UN FANATICO DI QUESTI PER ROVINARE UN SISTEMA CHE FUNZIONA A MERAVIGLIA,
TITOLO PROVVISORIO.... CON VIGNETTA per il n.0 del giornale del PDUP della Pirelli Bic. Cossiga succede.... a Cossiga

Non è facile ritornare a parlare del rapporto giovani-lavoro. Non è facile non corto perohè si aia risolto il problema della disoccupazione giovanile, anzi proprio da quì nascono le difficoltà. Abbiamo tutti visto il fallimento della legge 285,che ha collocato poco più di 14.000 giovani (quasi tutti nel pubblico impiego) su più di 700.000 iscritti alle liste,e con essa è miseramente fallita ogni ipotesi di mantenere in vita le già rachitiche Leghe dei Giovani Disoccupati,ultima"foglia di fico" con la quale il sindacato ha tentato di instaurare unr rapporto con i giovani. eppure su questi due fallimenti non si è andato oltre di qualche scontato rimpallo di colpe tra governo-sindacato padronatorcon la proposta abituale per il costume democristiano di prolungare i termini di scadenza della legge,senza in pratica discutere nel merito di che prospettive occorra oggi dare ai giovani parlando di lavoro.

giudicare in modo moralistico tale

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Cue, PACAI quAkoo c\)-TREgo Necti ALLUCIKZKY%, 5? ALE De.U-A

PRO6A 1

Avanzano così nella indifferenza generale tendenze alquanto pericolose che rappresentano aspetti degenerativi dell'atteggiamento diffuso nelle giovani generazioni del cosi detto "rifiuto del lavoro". L'errore di fondo degli "adulti", dei partiti,delle istituzioni è stato di atteggiamento dei giovani vedendoci solo per es.: la rivolta dei figli indifferenti ai sacrifici dei padri;il rifiuto di ogni valore che il lavoro poteva rarpresentare;la rivendicazione di un benessere per cui non si vuole però affaticarsi. Se certamente questi elementi erano presenti,non era però il caso di nascondersi che esisteva ed esiste una crisi di ordine economico-sociale-morale in cui i giovahi finiscono per subire i contraccolpi più violenti.

CIAIEDCR6 PIANGENDO A 1-VA MAMMA 'DOVE ABBIAMO SI3AGUATO2 ANCHE GU VON\11\)1 POSSONO PIANGERE

Non che poco si sia parlato di crisi ,ma poco si è avanzato in termini di analisi e di proposta politica. Di Fatto oggi il lavoro per sempre maggiori settori giovanili non rappresenta più una acquisizi,,ne sociale,ma un trF,guardo puramente salariale;non e un momento collettivo di aggregazione anche politica,ma spesso un"arrangiarsi" soggettivo;non si cerca più una continuità nel rapporto con il lavoro,ma si subisce o si ricerca una intercambiabilità,una "precarietà" nello uso del tempo e nella organizzazione della propria vita.

Su questi processi Ei lega anche la crisi della scuola,dove la conquista del dirittc alla scolarità di massa è rimasto spessosolo una partecipazione passiva alla fruizione di un bene (la cultura) che poco si è '_iasformata in rapporto alla evoluzione dei tempi e dei mutamenti in campi economico,sociale, culturale. Questo nodo irrisolto della scuola,della cultura,del rapporto tra lavoro intellettuale e manuale,pesa non poco nella collocazione dei giovani in un processo che veda le forze operaie e sindacali battersi per il cambiamento degli assetti,degli indirizzi di politica economica. O si ricostruisce

:Alcune cose sulla disputa Alfa

di cario parietti

Mi pare che l'articolo dl Valentino Parlato da- disputa Alfa. fosse un lodevole e necessario tentativo di buttare in politica una vicenda che sinistra e sindacato stanno affrontando in modo poco politico e quindi subordinato.

'Si corre infatti il rischio di scegliere tra Agnelli e Massacesi: e a questo livello l'unica scelta sarebbe dar ragione a chi dice .sono affari del padri:mi.. Poichè sono invece affari nostri bisogna imporre un altro terreno di discussione: non qualche automobile in più o in meno, nè uno scontro tra nuovo ordine economico internazionale e arcaico protezionismo (a parte il fatto che le barriere doganali stanno diventando lo strumento di politica economica più in voga), nè infine una discussione di principio tra pubblico e privato (tanto più Insensata klacchè abbiamo comunque un pubblico struttu-rato su 'criteri e finalità privatistici e un privato finanziato da banche di fatto pubbliche).

In ,particolare la Fiat (dopo aver guidato per anni il fronte della «libertà dell'impresa., dopo aver su questo picchiato duro negli ultimi contratti e nei mési seguenti) dice oggi .ma quale autonomia, qui ci vuole lo stato. (sottinteso: come in Giappone, in Francia, negli Stati Uniti).

La Flm reagisce rivendicando l'autonomia dell'Alla (in modo che un'industria pubblica continui a produrre beni di lusso neppure particolarmente competitivi sul mercato estero?). Il Pci reagisce, o anticipa, dicendo .bisogna che lo stato aiuti la Fiat. (perchè? con quali contropartite? su quale strategia di riconversione? con una politica pseudo europeistica di subordinazione al capitale tedesco che prevede l'Italia come gigantesca fabbrica di assemblaggio?). In ultimo (ma forse è il punto più drammatico di tutta la vicenda) i lavoratori del settore tendono a dividersi tra marca Fiat, contrari all'accordo con la Nissan. e marca Alfa, pro accordo.Tutto ciò schematizzato, io credo che buttare in politica questa vicenda voglia dire farne un'occasione di intervento nel settore con un piano integrato dl trasporti, nel quale trovi spazio anche un graduale deperimento dell'auto, provocato però non dalla più agguerrita concorrenza Internazionale, ma da un progetto di superamento dell'intero modello di sviluppo che sull'automobile si è fondato ed è andato In crisi.

A questa condizione avrebbe senso un in-tervento dello stato: di sostegno non tanto all'auto, quanto, per esempio, all'elettronica e più In generale al12. ricerca; rafCosì come si offrirebbe l'occasione per un Intervento sull'economia sommersa dell'indotto auto: per eliminare e ricomporre quella parte che è solo decentramento antioperaio (talvolta estremamente costoso), ma anche per far emergere e organizzare quella parte che è invece razionalizzazione e disponibilità all'Innovazione tecnologica.

Le scorciatoie (siano gli incontri triangolari di Benvenuto o qualche accordo che tampona la falla per due-tre anni) non hanno senso: tanto vale lasciar tare a1 padroni e non andare neppure a una trattativa nella quale le proposte stanno tutte dall'altra parte

continua, i giovani e il lavoro) Pag.3

una strategia sui processi di formazione capace di superare le attuali arretratezze,di soddisfare le ormai diffuse esigenze culturali,legandole però ad una ridefinizione sia della qualità degli etudi,ma anche della qualità del lavoro,oppure il rischio è che manchi una generazione adeguatamente preparata a sostenere le politiche di sviluppo diverso e di diverso uso delle risorse economiche che il movimento operaio cerca di darsi. questo non deve voler dire abdicare sul terreno degli interventi immediati riguardanti la disiccupazione giovanile,evitando se possibile di fare un po' di assistenzialismo o la politica degli investimenti a pioggia, ma mirando a fare in alcuni settori titenuti fondamentali (ad es. l'energia,la casa,la cultura ecc.)una seria programmazione delle risorse a livello regionale. proprio per l'urgenza e la drammaticità della situazione crediamo che la scelta del silenzio su queste questioni rischi di apparire ai giovani oltre che irresponsabile anche un invito a diventare esperti nell'arte dell'arrangiarsi,con la conseguente subalternità ai rapporti di fiercato capitalistico che da essa poi derivano.

DA 30 ANNI LA D.C. RISPONDE ALLE ASPETTATIVE DELLE MASSE POPOLARI!!! 6 SPERIAMO CHE SIANO 6t 9ICSSI /NE OIÀ Ll SANNO I K)05-fRI ANNOSI PROBUCMI

Alla prossima scadenza elettorale amministrativa Pdup ed Els si ripresentano di nuovo insieme sotto il simbolo Pdup; è la prosecuzione positiva di un rapporto unitario che all'interno della Nuova Sinistra cerca di superare una storia segnata, da scissioni e rotture.

In termini generali e schematici il progetto politico della lista Pdup è: far avanzare la tematica della battaglia per l'unità della sinistra anche in occasione della prossima scadenza nelle elezioni amministrative;lavorare alla costruzione di un terzo pol della sinistra,distinto e diverso dalla sinistra storica,ma nello stesso tempo partecipe di una battaglia unitaria.

La presenza della "lista Pdup" in modo generalizzato alle elezioni regionali rappresenta innanzitutto il terreno sul quale caratterizzare la nostra scelta di netta opposizione nei confronti del tripartito appena varato. La lista Pdup alle regionali deve ofirire un discorso ed un programma sul ruolo che alle regioni la sinistra può svolgere come forza di governo o di opposizione per favorire una svolta politica più generale nazionale.

Punti centrali ai questo programma sono: definizione aei ruoli e delle competenze dei poteri locali e regionali; individuazione di obiettivi prioritari(energia,agricoltura,servizi ecc.); alleanze per la formazione delle giunte regionali con la discriminante di una sinistra unita al governo dove possibile o all'opposizione aove fosse necessario;

Circoscritta a poche situazioni e con carattere di eccezzione risulta essewre la presenza della lista Pdup alle provinciali. L'eccezzione riguarda alcune province della Lombardia dove,per il carattere diffuso ed omogeneo della presenza del Pdup e Els,acquista un senso e una sua specifica coerenza la presenza alle provinciali.

Infine la lista Pdup è presente in tutti i grandi comini in forma diretta e come stimolo a soluzioni di più ampio respiro politico-elettorale con esperienze e proposte di presentazione unitaria di ampi settori della sinistra.

Il Pdup e il Els hanno assunto le elezioni come un momento significativo del proprio far politica,per cui hanno rifiutato una logica di puro presentazionismo,di presentarsi tanto per esserci,ed invece hanno cercato di vincolare in modo serio la eventuale lista Pdup ad una adeguata qu.ilificí— zione politico-programmatica ed a un prevedibile risultato positivo.

IL PDUP ALLE ELEZIONI Pag.4
ElleKappa

a proposito di piani di ristrutturazione, produttività, nuova organizzazione del lavoro, scorporo, ecc.

Se ripensiamo un momento alla storia della nostra fabbrica, abbiamo la sensa zione che alla Pirelli si siano già vissuti in questi ultimi anni alcuni gros— si problemi, che solo ora caratterizzano i rapporti sindacali in altre gros— se aziende (Fiat — Alfa — Olivetti, ecc.), suscitando tante polemiche, clamo— ri, contrasti. Da noi, senza tanto "clamore" abbiamo avuto per primi la cas— sa integrazione a zero ore nel '72, per primi siamo stati costretti a discu— tere sui piani di ristrutturazione che a più riprese l'azienda ci ha sottopo— sto, per primi abbiamo sperimentato nuove forme di organizzazione del lavoro. Qualcuno può ribattere che se non abbiamo fatto tanto clamore e notizia come altri (quegli "estremisti" dei metalmeccanici), è perchè siamo stati bravi, perchè "tutto sommato" non abbiamo fatto la fine di altre situazioni più tri— stemente famose (Innocenti, Unidal, Montedison).

A nostro avviso, grossi prezzi politici e umani sono stati pagati anche alla Bicocca (basti pensare dalaprima cassa integrazione o alla mobilità da Segna— nino tuttora in atto); noi crediamo comunque che l'aver evitato esiti più drammatici sia dovuto più che altro all'accettazione da parte del sindacato e dei partiti di sinistra di un ruolo di subordinazione rispetto alle propo— ste e alle scelte dell'azienda. Quali sono le scelte produttive odi ristrut— turazione che possiamo dimostrare siano state elaborate ed imposte dai lavo— ratori e dal sindacato all'azienda? Crediamo molto poche,e comunque marginali.

Uno degli effetti/causa di questa si tuazione è stato che sia le struttu— re sindacali di fabbrica che i lavo— ratori non sono stati coinvolti in u n'analisi sui problemi reali che cri si e ristrutturazione ponevano,maal più solo su discorsi superficiali per legittimare quanto già concordato ma— gari ad altri livelli, politici o sin dacali. Non si è sviluppata così una analisi che partendo dalle posizioni dei lavoratori e del sindacato fosse in grado di formulare proposte auto— nome da sostenere poi con l'azienda.

Come abbiamo detto invece, senza nep pure troppo chiasso, la Pirelli ha portato avanti i suoi processi di ri— strutturazione e la moderazione o di— sponibilità data dai vertici sindaca li e dalle forze politiche non hacer to contribuito a risolvere i proble— mi, se è vero che ancora oggi, dopo ormai dieci anni di ristrutturazione,

INSOMMA, PER SAuvaq. L' ITALIA SI DEVONO LICENZIARE UN)

SAcco p'ITA(,lACI.

PER F oR7A. NON PcssIAMo MICA Uc_a)ZIARE

9E1 -TeDescN O Del DANESI.

" FIAT, ALFA, OLIVETTI, MONTEDISON ... e LA PIRELLI ? " Pag.5

(c.,x,,,,,►~a Pag.6

la Pirelli afferma che la situazione è tuttora drammatica, che occorrono altri sacrifici, che bisogna recuperare ancora efficienza e produttività, che occor— re lavorare di più, che occorre scorporare, ecc. Ma a cosa sono servite allora le ristrutturazioni di questi dieci anni? Che uso ha fatto l'azienda della di— sponibilità del sindacato e dei lavoratori? Nessuno nega che la situazione di crisi generale abbia pesato negativamente sui programmi di risanamento, ma que sto non è sufficiente da solo a giustificare il ritrovarci dopo anni in una si tuazione quasi peggiore di prima.

Allora, o c'è incapacità di gestione da parte dell'azienda, oppure vi è un uso strumentale delle situazioni di crisi. In ogni caso il sindacato deve prendere in esame tutti gli aspetti, non solo quelli che l'azienda ci sottopone (che so no quelli della produttività, dell'utilizzo degli impianti, ecc.); occorre esa minare anche le scelte finanziarie del gruppo Pirelli, la politica di diversi— ficazione e di ricerca, le scelte di mercato, ecc.

Infatti alla Pirelli, come in generale nelle aziende italiane, è in atto una trasformazione del modo di produzione: il lavoro nei reparti è sempre più su— bordinato ad altre fasi a monte (ricerca, progettazione) e a valle (collocazio ne sul mercato, vendite, ecc.), per cui diminuisce l'importanza dell'operaio in tuta nel processo produttivo, mentre assumono più importanza altre figure di lavoratori.

In questo quadro ci interesserebbe quindi approfondire l'esperienza della nuo— va organizzazione del lavoro; le sue premesse e obiettivi, i risultati, le dif ficoltà ed i ritardi avuti, ecc., proprio perchè riteniamo corretto che su una prospettiva di così grosso respiro anche i partiti esprimano le loro idee e si confrontino col sindacato e i lavoratori.

Così come ci interesserebbe anche di più affrontare i problemi relativi alle scelte finanziarie dell'azienda, alla scelta dello scorporo, anche perchè ven— gono utilizzati strumenti legislativi che richiamano in termini precisi un ruo lo dei partiti politici e delle istituzioni (dal Parlamento alle regioni. Apro posito, che fine ha fatto l'interpellanza fatta dal PCI nel lontano settembre 1979 ?)•

Come Pdup abbiamo preparato un documento su questi temi che abbiamo distribui— to a livello di delegati di fabbrica, ma riteniamo che un confronto tra forze politiche, sindacali ed istituzionali sarebbe il modo migliore di approfondire le implicazioni delle scelte che l'azienda sta portando avanti.

Su questo terreno non solo abbiamo dato la nostra disponibilità, ma ci propo — niamo anche un ruolo di stimolo e sollecitazione.

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SACCIPICI L1
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UN CAllO DA FASE
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DOBBIAMO
DI NUOVO N01 7.

Europa: con gli Usa o per la pace

«Con gli Usa sempre e comunque, anche quando hanno torto»: questo sembra essere diventato il motto del governo italiano sul fallito raid americano in Iran, almeno stando alle dichiarazioni rese dal ministro degli esteri Colombo alla commissione del senato. In sintesi la posizione è questa: l'Italia «preferirebbe» che gli Usa non ricorressero alla forza per la liberazione degli ostaggi, ma gli Stati Uniti, se lo ritengono, hanno il pieno diritto di farlo. La solidarietà innanzitutto, insomma. La perplessità e lo sconcerto per non essere stati neppure avvisati dagli americani circa i loro reali intendimenti vengono sopiti con la considerazione sulla necessaria segretezza dell'operazione, e tanto basta per mettersi l'animo in pace. Anche l'obiettivo raggiro di cui Carter è responsabile nei confronti degli europei — visto che questi aveva tanto premuto per la adozione di sanzioni Cee contro l'Iran lasciando intendere che ciò avrebbe evitato azioni militari americane — viene messo nel dimenticatoio.

È una posizione imbelle, priva di autono: mia, pericolosa per la pace. L'Italia, ché con la prima dichiarazione della Farnesina, era parsa per un attimo, quasi miracolosamente, assumere la posizione più avanzata in Europa in direzione dell'autonomia, ha fatto marcia indietro. La vocazione atlantica della Dc — per non parlare dei repubblicani — ha fatto premio su tutto; gli stessi socialisti con la solidarietà «non solo di facciata» agli Usa, espressa dalla Boniver nel dibattito in commissione, hanno fatto sbollire la bellicosità del primo momento.

Così il governo — poco convinti ma consenzienti i socialisti — riconferma l'adesione alle sanzioni.

Affermare la «fedeltà atlantica• in un periodo di relativa calma è un conto; ribadir!a in un momento di acuta crisi è un altro. Più in specifico, se adottare la «linea dura» contro l'Iran era già sbagliato prima della prova di forza della Casa Bianca, oggi è ancora più grave e pericoloso. Perché, se con il fallito blitz americano il mondo ha corso il rischio della deflagrazione, della guerra aperta nel Golfo Arabo, questo rischio non è venuto meno e si è anzi accentuato. Contentarsi dello «scampato pericolo» sarebbe ben grave. Bisogna prender atto del fatto che diversi fattori spingono obiettivamente in direzione di un conflitto militare, di una vera e propria aggressione statunitense, palese e occulta, contro l'Iran. Vi' è in primo luogo la logica interna del meccanismo messo in moto da Carter. Quando una grande potenza, addossando tutte le colpe- all'avversario e rifiutando di riconoscere le proprie, avvia il meccanismo a spirale dell'escalation, è difficile che lo interrompa di sua propria volontà. In secondo luogo il tentativo di blitz dimostra se necessario che gli Usa giocano al massacro, che scopo principale di Carter non è la liberazione degli ostaggi, che l'obiettivo del presidente è quello dello scontro frontale con la rivoluzione iraniana, del colpo di stato. In terzo luogo la «dottrina Carter. e il suo interventismo si rivelano non semplice propaganda elettorale, ma ben ponderosa scelta di politica estera tanto da provocare le dimissioni del segretario di stato Vance: a maggior ragione è difficile che gli Stati Uniti facciano marcia indietro.

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(continua da pag. i)

Uto.DWeva essere un governo paritario,invece tutti i ministeri più importanti sono rimasti nelle mani della DC. Doveva essere un tinistere di competenti,infatti Manca non ha avuto le poste,ma il commercio con l'estero;Scotti che si è sempre occupato dil Lavo rosi è ritrovato all'Europa. Doveva essere un ministero di oneati,ed abbiamo invece un Bisaglia protagonista delle gestioni più scandalose e l'ingresso autorevole di Formica (colui che aveva proposto all'ENI un tipo diversi di tangenti).

Un governo di questo genere è ovviamente debole,e la prova più concreta è la mancanza di credibilità e rispettabilità,ma ciò non rende minori i guasti che può produrre. Oggi la DC non mira soltanto a ricacciare indietro il movimento operaio ed a "normalizzare la situazione italiana",ma il gioco è ben più alto;si mira a far saltare il livello di uni— tà raggiunto tra PCI e PSI nei comuni,nelle cooper&tive,nel sindacato,in poche parole si tende ad eliminare qualsiasi prospettiva di una politica unitaria delle sinistre,che rimane l'unica seria alternativa al regime democristiano. Occorre dunque non dare al nuovo centro—sinistra il tempo di fare i danni che potrebbe fare aspettando che si logori da solo. Intervenire subito significa scatenare una campa gna verbale' di denuncia sul "tradimento socialista"(anche se ciò non può significare la rinuncia ad una battaglia politica)? Tale atteggiamento ltterrebbe il contrario di ciò che ci si prppone,in poche parole alimenterebbe rotture e settarismi. E sarebbe in parte ingiusto anche perchè la responsabilità di queste scelte sciagurate non ricade solo sul PSI,ma anche su chi ha tardato tanto ad aprire la crisi,e quando è stata aperta non ha saputo proporre una condotta unitaria più intransigente da parte della sinistra. Non possiamo limitarci ad aspettare al varco le scelte più Rntipopolari che questo governo farà,w dibbiamo sviluppare una opposizione capace di imporre sua iniziativa, e di costrtire su di essa una vincolante unità della sinistra nel movimento. IN poche parole è dalla lotta dei lavoratori occupati,dalla lotta dei disoccupatildei giovani, delle donne,che va ricostruito il tessuto unitario della sinistra per una alternativa credibile sui problemi al regime democristiano.

Pertanto va detto con altrettanta chiarezza cbe va superata la strategia del "compromes— so storico" in altre direzioni,ponendoci con più rigore il tema della "terza via",i1 tema dei contenuti prOgrammatici,del tipo di lotta capace di disgregare il blocco di potere dell'avversario proponendo allo stesso tempo proposte di soluzione alla crisi.

Ciò che chiediamo al PCI non è soltanto una opposizione più dura,Ma una opposizione diversa sia nei contenuti che nelle prospettive.

L'obiettivo che ci poniamo noi,come compagni 6e1 P.D.U.P.,non può limitarsi a chiedere "unita della sinistra contro la DC",ma è la lotta contro il centro sinistra per l'unità tflla sinistra,contro l'alternanza per l'alternativa.

E' su questi temi che il Pdup darà battaglia in parlamentolnel paese a partire dalla prossima campagna elettorale.

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