VOCE OPERAI LOTTA UNITA
PER LIQUIDARE IL CENTRO-SINISTRA
La V Conferenza operaia del P.C.I. tenutasi a Milano a cui hanno partecipato migliaia di delegati operai di tutta Italia ha testimoniato la accresciuta forza e unità della classe operaia.
Le lotte d'autunno, oltre aver aperto una breccia nel fronte padronale, hanno fatto avanzare il potere operaio e sindacale nelle fabbriche, hanno indicato con grande energia la necessità di una nuova politica di sviluppo economico del Paese basata sulla realizzazione delle riforme: casa, salute, tributi, scuola, campagne, mezzogiorno. Riforme che possono essere attuate da un governo orientato a sinistra.
Tutti abbiamo assistito ai tentativi e alle manovre più o meno oscure condotte dalla DC con Rumor prima e poi con Moro e Fanfani per ricomporre il centro sinistra facendo pesare sul Paese l'ipoteca dello scioglimento anticipato del Parlamento. Queste manovre sono state sviluppate soprattutto per eludere o rimandare all'infinito i problemi legislativi e di struttura che da tempo sono venuti a maturazione.
In questa atmosfera di ricatti la DC ripropone nuovamente l'on. Rumor per dar vita ad un governo quadripartito che è in profonda contraddizione con le esigenze e le aspirazioni dei lavoratori, caratterizzato da acuti contrasti interni per cui tenderanno ad avvantaggiarsi le forze conservatrici e reazionarie a danno degli interessi generali dei lavoratori.
La lotta contro la soluzione negativa di una profonda crisi politica deve essere condotta nel Paese e in Parlamento affrontando la soluzione di problemi urgenti come quelli della difesa del potere di acquisto dei salari, della esenzione delle tasse sulla retribuzione dei lavoratori, della casa, della salute, dei trasporti, dell'occupazione, dell'agricoltura.
Di ciò devono prendere atto tutte le forze politiche.
Non si può quindi governare contro i lavoratori e senza te. ner conto della politica e delle proposte del P.C.I.
Il nostro Paese ha bisogno di un governo che fondi la sua politica su nuovi rapporti con i lavoratori, che si assuma l'impegno di convocare entro la primavera le elezioni regionali ed amministrative, che faccia funzionare il Parlamento per approvare le leggi in discussione, che compia atti politici e diplomatici precisi per una politica internazionale di pace, di distensione nel mondo, di sicurezza e collaborazione in Europa.
Ma è la classe operaia che deve soprattutto far sentire la sua voce possente e unita, che deve esercitare la vigilanza contro ogni tentativo subdolo o manovra oscura.
L'impegno dei comunisti è e deve essere in questo momento particolare totale e quotidiano.
Noi combattiamo per trasformare davvero la vita dell'uomo. Al centro della nostra lotta vi è l'uomo ed il lavoro umano, il progresso che esalta le virtù più alte e serie dell'uomo: la fraternità, la solidarietà, l'uguaglianza, la democrazia, la libertà, la giustizia.
L'APPORTO DEI COMUNISTI
All'UNITA SINDACALE
A nessuno sfugge il grado di maturazione sindacale (e politica) esistente in fabbrica, base fondamentale per la costruzione del sindacato unico dei lavoratori. La lotta contrattuale ha fatto riflettere sia per i successi conseguiti, sia per il modo in cui le forze sindacali di fabbrica l'hanno condotta. Ma il dato più importante è che i lavoratori premono e spingono decisamente per superare i ritardi e gli intralci ancora esistenti all'interno di certi organismi sindacali che limitano lo sviluppo del processo di unificazione.
Infatti i lavoratori, proprio per il grado di maturazione raggiunto e l'elevarsi della loro coscienza, vedono i problemi in modo responsabile e cercano di darvi la soluzione soddisfacente. Ne è testimonianza il documento approvato in assemblea il 6 febbraio 1970, che puntualizzava le riforme necessarie intese a non svuotare le conquiste ottenute nell'autunno e a migliorare le condizioni di vita dei lavoratori: la « declassificazione » dei salari, la casa, il servizio sanitario, ecc. la intensificazione dello sfruttamento in fabbrica.
E' sulla base di queste richieste che i lavoratori vanno organizzando la loro unità, chiedono e fanno in modo che il sindacato unico si sviluppi partendo dal basso, affrontando quei problemi che tutti i lavoratori vogliono risolvere.
Per favorire questi processi ed il consolidarsi di quelle forze che intendono costruire il sindacato unico espressione di classe, noi comunisti, come parte e maggiore componente del(continua a pay. 4)
Periodico
Aprile 1970
a cura della Sezione del P. C. I. del T. I. B. B.
RIFORMA SANITARIA - MEDICI - INAM
CHI PAGA SONO I LAVORATORI
Tra gli obiettivi immediati di riforma, che le organizzazioni sindacali dei lavoratori hanno riposto con forza in questi giorni, quello della riforma sanitaria, rappresenta uno dei più importanti ed indilazionabili.
La vertenza dei medici mutualisti nei confronti dell'INAM che priva i lavoratori della provincia di Milano dell'assistenza diretta da ben 4 mesi, che con la decisione assunta dall'assemblea dei medici mutualisti nella sera del 25 Marzo di respingere le proposte dell'INAM e di continuare l'agitazione ha aggravato la condizione di disagio e sacrifiicio sopportata dai lavoratori, ha nel contempo messo in evidenza la situazione di crisi generale in cui si trova l'attuale ordinamento sanitario.
Un sistema, basato sulla medicina curativa generica, sul ricorso eccessivo di farmaci che fan realizzare enormi profitti ai monopoli farmaceutici, (in 15 anni le spese farmaceutiche mutualistica è passata da 42,745 miliardi a 431 miliardi aumentando 10 volte) sulla totale mancanza di carattere preventivo, facilita il costituirsi di interessi corporativi svalutando la stessa professione medica.
Dinanzi ad una simile situazione, non servono espedienti finanziari, cosiddetti « tampone » come quello attuato due anni fa dal governo, che ha inutilmente regalato ben 476 MILIARDI alle mutue e che ora vorrebbe delapidare altri 800 MILIARDI di denaro pubblico, per tentare di puntellare ancora il falltio sistema mutualistico, e neppure con illusori provvedimenti di unificazione di tutta la assistenza mutualistica nell'INAM, che non farebbe che aggravare la centralizzazione burocratica degli attuali « carrozzoni ».
Occorre, invece, realizzare un SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE che assicuri a tutti i cittadini, nessuno escluso, in modo diretto e gratuito, ogni cura e assistenza sanitaria.
I comunisti che si battono contro ogni espediente od intervento parziale che lasci inalterata l'attuale struttura sanitaria (come primo passo per avviare una vera riforma) hanno presentato il 23 gennaio 1970 alla camera dei deputati un progetto di legge per la creazione delle UNITA' SANITARIE LOCALI, democraticamente gestite dai comuni, con il compito di assi-
curare in via diretta e gratuita, senza limiti di tempo, e tutti i cittadini, l'assistenza ospedaliera, l'assistenza specialistica ambulatoriale e la prevenzione contro le nocività e gli infortuni sui luoghi di lavoro.
Su questo obiettivo ogni giorno che passa, sempre più si fa strada nella classe operaia e nelle masse popolari in genera-
le, la coscienza della necessità e possibilità di una realizzazione. Le forze politiche della sinistra, dal nostro Partito al PSIUP al PSI alle ACLI, le tre centrali sindacali, hanno, in questi ultimi tempi, sottolineato più volte l'esigenza della creazione delle Unità Sanitarie Locali, come primo atto concreto per l'avvio del Servizio Sanitario Nazionale.
Occorre perciò, in questa situazione veramente esplosiva, sviluppare un ampio movimento di lotta che partendo dalla battaglia contro la nocività dell'ambiente di lavoro investa le strutture sanitarie del nostro paese.
Gioventù operaia: forzaesviluppodelnostropartito
Il positivo andamento della campagna per il tesseramento e proselitismo al partito nella nostra fabbrica è dovuto soprattutto all'adesione al PCI di un buon numero di giovani. Adesione che è diventata attiva partecipazione al lavoro di sezione,
I giovani hanno compreso che non basta condurre una buona lotta sindacale per risolvere i nostri problemi, ma è necessario un costante impegno politico all'interno della fabbrica. Ciò perchè il padrone non è tale solamente durante una lotta sindacale, ma lo è soprattutto dopo, quando cerca di sfruttare un relativo rilassamento dell'azione rivendicativa dei lavoratori; per riprendersi con una mano ciò che è stato costretto a dare con l'altra. Ecco perchè vogliamo rivolgerci a tutti i giovani lavoratori, aprendo con loro una seria discussione politica. Siete entrati in fabbrica senz'altro pieni di illusioni, vi siete scontrati invece con una dura realtà fatta di umiliazioni. Se desideri fare un lavoro sicuramente ti mettono a farne un altro, se chiedi un permesso di qualche ora, trovano mille scuse per non dartelo. Viene il dubbio che si abbia più probabilità di ottenere un permesso in una caserma che non al TIBB. Questa è la realtà che tutti conosciamo. Ne esistono altre, più sottili, quelle che annullano la personalità di un individuo, il deprezzamento del lavoro che si compie, i passaggi di categoria
sistematicamente rifiutati, senza saperne i motivi, ecc.
I padroni sono sempre padroni. Tant'è! A noi lavoratori spetta il compito di ribellarci a questo inumano stato di cose.
Abbiamo visto i giovani impegnati all'avanguardia nella recente lotta contrattuale.
Bisogna ora prendere maggior coscienza della nostra posizione di sfruttati e dare sbocco politico a questa intollerabile condizione.
Chiediamo perciò ai giovani di entrare nel PCI, di moltiplicare quotidianamente la loro forza aderendo a questo grande partito di lavoratori, chiediamo a loro di fare il PCI più forte, con le loro impazienze, con idee nuove, per costruire insieme una nuova e più giusta società.
Si sta costituiendo in fabbrico un gruppo di giovani operai con l'obiettivo di aprire un dibattito sui tempi essenziali della lotta operaia, della condizione giovanile, sui processi sindacali e politici in atto. E' una iniziativa che appoggiamo, pensiamo che essa sia un momento importante per la crescita, la maturazione delle forze giovanili. Bisogna fare di queste iniziative uno strumento di discussione, di lavoro, di propaganda, con l'obiettivo di preparare tutte quelle nuove leve operaie che si sono distinte nelle lotte a compiti più grandi, con la prospettiva di battaglie sempre più impegnative per un effettivo cambiamento della condizione operaia in fabbrica e nella società.
VOCE DI TUTTI
LA
Riforma fiscale TASSARE I PROFITTI E NON I SALARI
Uno dei problemi più gravi che si presenta è quello delle imposte dirette ed indirette. Si verifica una vera e propria rapina sulla busta paga che bisogna far cessare. Facciamo un po' di conti.
Per un lavoratore che percepisce 97.330 lire al mese per 13 mensilità, già detratto delle trattenute previdenziali, in un anno su 1.270.395 lire il fisco preleva tra ricchezza mobile e complementare 68.548 lire. Con gli aumenti contrattuali questo stesso lavoratore mensilmente percepisce un salario di 110.000; ma sono aumentate anche le fiscalizzazioni passando a 87.498 lire annue con una incidenza sull'aumento salariale del 12%. Il che vuol dire che in un anno circa un mese di lavoro non viene retribuito.
Questo per la ricchezza mobile e per la complementare.
Passiamo un attimo alle imposte indirette, cioè a quelle imposte che il lavoratore paga sui beni di largo consumo (acqua, luce, alimentari). In un anno il lavoratore in media per queste imposte indirette versa alle casse dello Stato oltre 308.000, cioè il 24% del salario, che aggiunto al prelievo fiscale della ricchezza mobile e complementare porta il lavoratore a dover subire in un anno o poco meno 400.000 lire di oneri fiscali.
Questo non basta. Consideriamo che su 110 lire incassate dallo stato 70 vengono dalle imposte indirette, cioè dalle imposte sui beni di largo consumo sopraddetti. a 30 da quelle imposte dirette sui redditi. Ora dei 1.400 miliardi ricavati dalla tassazione dei redditi ben 1100 sono prelevati dalle buste paga dei lavoratori.
La conclusione che raggiungiamo partendo da questo generale è una sola: le tasse vengono pagate in misura maggiore dai lavoratori che dai padroni. Così mentre il reddito operaio è conosciuto allo Stato, quello degli industriali è un punto interrogativo, tant'è che i capitali trovano la strada per l'estero. Inoltre quand'è il momento di suddividere queste entrate dello Stato, chi ha veramente pagato è l'escluso numero uno. Infatti l'utilizzazione di queste entrate non avviene mai a beneficio dei lavoratori.
Ad aggravare ulteriormente questa situazione si aggiunge una riforma che il governo ha predisposto, e che porta la firma del socialdemocratico Preti, « riforma » che colpisce ancora di più il reddito già magro dei lavoratori.
E' contro questo sistema tributario che dobbiamo sviluppare la nostra battaglia. Il partito ha
presentato al Parlamento una proposta di legge che prevede: elevazione della quota esente da imposta a L. 1.500.000 in media; fissazione dell'aliquota del 4% di imposta per i redditi fino a L. 2.000.000 al netto della quota esente, e dell'8% per i redditi superiori a L. 2.000.000 agganciamento della quota esente e delle detrazioni all'indice del costo della vita e diminuzione delle imposte indirette; elevazione della fiscalità per i redditi più alti.
Ma perchè questo problema così grave sia risolto nei tempi più rapidi possibili e a condizioni migliori per la classe operaia, è necessario dar vita ad un movimento generale nel paese per la riforma fiscale, discutendo attraverso assemblee nei posti di lavoro le proposte che dalle forze politiche e dalle cen-
trali sindacali vengono fuori fissando obiettivi e dando battaglia, costringendo il governo ad accettare le richieste.
In riferimento anche a quanto la FIOM, FIM UILM hanno deciso unitariamente nei -giorni scorsi, a Genova (12 ore di sciopero in aprile) è necessario aprire in fabbrica una discussione sulla riforma tributaria attraverso le assemblee, in modo che entro breve tempo a livello provinciale, così come si sta facendo a Torino, sia possibile iniziare con la stessa decisone e forza dell'autunno una battaglia che veda tutti i metallurgici alla testa del movimento, generalizzando ad altre categorie interessate. Per questo proproniamo che, ad esempio, il Comitato unitario, quale organismo che raccoglie le C.I. i delegati e le forze politiche presenti in fabbrica, discuta e prepari la lotta.
Uomini (che non sono uomini) per (non) (tacer del cane)
Jeronice dice di tre uomini (per tacer del cane) che andavano a pescar in barca.
Da noi gli uomini, che non sono uomini, son più numerosi. Son sulla stessa barca, lor padroni, e il loro cane (rognoso).
C'è anche la fabbrica. Dentro gli uomini finti comandano gli uomini veri.
Gli uomini apparenti hanno, ben protetto il loro cane (rognoso).
Sì, quello che accoltella.
Il cane (rognoso) che accoltella ha la nostalgia.
Si capisce: rende.
Fuori altri finti uomini magari d'accordo con quelli dentro lo proteggono.
Il cane (rognoso), coltello a parte, non ha rifiutato ciò che gli uomini veri contro i finti hanno ottenuto.
Ma poi venne un giorno che gli uomini, che non sono uomini, per non tacer del cane vennero travolti con la barca, da una ondata impetuosa. E tutti insieme andarono a pescare.
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E NON UN AFFARE PER SPECULATORI
Tra i problemi più gravi che si trovano ad affrontare i lavoratori c'è quello della casa che per il fitto, o per il costo, risulta uno dei fattori principali di incidenza sul salario operaio.
A Milano vi sono 80 mila vani sfitti per il loro alto costo, inaccessibile ai lavoratori, mentre occorrerebbero, per colmare il fabbisogno, 600 mila vani.
La tanto decantata programmazione economica mai iniziata prevedeva 20 milioni di vani da costruirsi in cinque anni in tutto il Paese.
Questa è la triste realtà che investe tutti i lavoratori costrin_ gendoli a togliere dal proprio salario una quota non inferiore al 30-50% per vivere con la propria famiglia in un alloggio decente.
I governi DC portano con sè la grave responsabilità di questo problema, infatti hanno respinto per ben tre volte l'approvazione di una legge urbanistica, anche quando questa è stata presentata da ministri dello stesso partito come per il caso dell'on. Sullo.
Miliardi su miliardi sono stati introitati con la rendita fondiaria delle grandi immobiliari per ottenere una politica che rispetta e potenzia soltanto la proprietà privata
A questo bisogna aggiungere l'abbruttimento delle grandi città del nostro paese, relegate a veri e propri ghetti, a dormitori. Tutto ciò è stato analizzato con il più largo consenso del potere esecutivo nazionale e locale. Dove le giunte democratichecristiane hanno diretto le sorti di questi grandi comuni come Milano, Torino, Genova, Roma le licenze cosiddette in precario, cioè completamente fuori legge,
sono state cedute alle grandi immobiliari.
Nei paesi come la Francia, Germania Danimarca e Finlandia, tanto per citarne alcuni, il 30-35% degli stanziamenti è riservato alla edilizia economica popolare ed il terreno è presso- chè privo di costo o con costi estremamente bassi. Infatti in prevalenza sono gli enti locali (Comuni di questi paesi) che posseggono la proprietà delle aree. Gli affitti non superano i costi del 10-15% del salario.
In Italia, in questi ultimi mesi, il problema della casa è diventato ancora più drammatico. Infatti sono aumentati i costi dei terreni (speculazione dei proprietari) — dei materiali di costruzione — ed il tasso di sconto è passato da/ 4 al 5,50%. Questo significa che il lavoratore per vivere in un alloggio ?più civile dovrà pagare un affitto ancora più elevato.
Ma a ciò bisogna aggiunger.» che la domanda di case probabilmente si ridurrà per il suo costo portando ad una paralisi questo grande e importante settore di attività lavorativa.
Dobbiamo modificare queste scelte conservatrici, speculative. Per risolvere il problema della casa occorrono forti stanziamenti per la edilizia economica popolare; occorre attaccare la iniqua proprietà delle aree, bloccare la speculazione sui materiali di costruzione e ridurre il costo del denaro quale causa fondamentale dell'aumento del costo della vita e, in primo luogo, della casa.
Occorre imporre al nuovo governo, qualunque esso sia, il rispetto sull'uso dei soldi che i lavoratori pagano. Molte leggi importanti come la 167 e la legge urbanistica debbono essere av-
VI RACCOMANDIAMO:
LE POLIZZE FAMILIARI DELL' I. N. A. PERCHE' GARANTISCONO:
più tranquillità al vostro LAVORO
più sicurezza alla vostra FAMIGLIA
più serenità alla vostra VECCHIAIA con una buona liquidazione in contanti con una pensione integrativa a quella di legge con coperture infortunistiche e di invalidità ISTITUTO
plicate se vogliamo portare a soluzione questo grave problema. Le masse lavoratrici vogliono sciogliere questo nodo e lo hanno dimostrato con il primo grande sciopero nazionale del 19 novembre scorso sotto la guida unitaria delle organizzazioni sindacali. Un grande schieramento unitario esiste attorno a questo vitale problema: la casa deve essere considerata un servizio sociale per tutta la coltività nazionale e non un affare d'oro per gli speculatori protetti ancora da leggi borboniche sostenute dai passati governi. I lavoratori, tutto il paese, sapranno imporre nuove e più giuste leggi e l'azione unitaria sarà più incisiva, più incalzante, legata ad altri problemi di carattere generale.
['APPORTO DEI COMUNISTI
(continuazione da pag. 1)
la classe operaia, daremo tutto il nostro contributo attraverso le proprie ed autonome iniziative.
Il nostro contributo, sia pure nel rispetto formale dell'autonomia delle organizzazioni sindacali, vuole essere un momento importante del processo di unità sindacale, nella misura in cui vi sarà un confronto aperto tra tutte le componenti del movimento operaio, sulla base di quanto il movimento operaio sta esprimendo.
Questo sarà possibile se la democrazia operaia si svilupperà nelle fabbriche, se il potere e la libertà, strappate nella lotta saranno rafforzate.
Con ciò non si intende coprire lo spazio del sindacato, ma solo attraverso questo moto unitario e dialettico e agire come avanguardia di classe, che interpreta, vive e guida la lotta operaia e popolare allo scontro con il grande capitale, con una visione ed una prospettiva nazionale ed internazionale.
D'altre parte le forze politiche presenti in fabbrica se intendono contribuire alla costruzione del sindacato unico di classe, strumento necessario ed insostituibile per la lotta unitaria dei lavoratori (ed i passi che si sono fatti a Genova a livello di organizzazioni nazionali sindacali dei metalmeccanici sono senza dubbio importanti), non possono non assumersi certe responsabilità, proprio perchè nell'interesse del movimento operaio è necessario favorire la formazione, il funzionamento di tutti quegli !organismi che sono importanti punti d'appoggio nella lotta contro il potere padronale, contro lo sfruttamento, per una società in cui democrazia, giustizia, libertà non siano vuote parole ma rappresentino le reali condizioni di vita dell'uomo.
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